mercoledì 7 aprile 2010

FIUME LAMBRO, EMERGENZA CESSATA?

Fino ad un mese fa se ne parlava dovunque, fino al punto che giornali e televisioni sembravano non vedere più altro. Poi, forse per par condicio o per chissà quali altri motivi, l'emergenza sembra cessata.

Uno dei mali principali dell'informazione contemporanea sta proprio in questa sua disastrosa capacità di valutare gli allarmi e le emergenze a "corrente alternata".
Se c'è un'emergenza, quella rimane tale finchè gli schermi televisivi e le pagine dei giornali ne parlano. Non appena il silenzio arriva, tutto passa.
L'informazione italiana pare un pò come la filosofia di Democrito, all'insegna del più assoluto "tutto scorre". Un altro tutto pare essere passato, in questo sfortunato paese.
Giusto un mese fa, come scrivevo sopra, l'emergenza Lambro doveva essere di impronta e di emergenza nazionale.
2800 tonnellate di idrocarburi finiti nel Po, una massa velenosa che avrebbe potuto far morire animali ed acque fluviali. Con l'arrivo della campagna elettorale e delle elezioni regionali, molto gradualmente, quasi nessuno ne ha più parlato. Allo stato attuale delle cose la marea velenosa è stata arginata, gradualmente "smembrata". Persistono veleni che viaggiano lenti fra anse ed isolotti, di concentrazione e visibilità nettamente minori.
Si disperdono nelle acque ma viaggiano ancora, lente ma inesorabili.
Nonostante tutto, prima o poi arriveranno al mare. E' questo il succo di un reportage redatto il 30 marzo scorso, al quale hanno collaborato i redattori di Focus e gli esperti di alcune fra le massime associazioni ambientali italiane.
I punti cruciali della marea nera sono, all'oggi, i seguenti:
- il grosso della marea nera riversata nel Po è stata frenata ed arginata dal depuratore di Monza;
- l'acqua corrente ha di per sè provveduto a diminuire di moltissime volte l'avvelenamento delle acque;
- molti residui oleosi si sono fermati in "nicchie", anse ed isolotti. Tutto ciò potrebbe concretamente compromettere la stagione degli amori delle specie migratorie;
- migliaia di vongole nell'Adriatico continuano a morire per motivi molteplici. Che ne sarà di loro non appena i residui di veleno giungeranno al mare?
Allo stato attuale delle cose i residui inquinanti, stando alle utlime rilevazioni, si stanno accumulando presso le lanche dei fiumi. In gergo scientifico-ambientale le lanche non sono altro che diramazioni dove la corrente rallenta fino quasi a fermarsi, creando lingue di sabbia ed isolotti dove il fiume deposita ciò che trasporta.
Di pari passo, sulle lanche avviene ogni anno la riproduzione di molte delle specie migratorie che giungono nel nostro Paese. Nessuno ha detto nè scritto che la loro stagione degli amori sarà certamente rovinata da residui di combustibile ed idrocarburi.
Nel mentre, nel Delta del Po e nell'Adriatico continuano a morire le vongole. La causa non è ancora riconducibile alla presenza di idrocarburi, almeno stando al giudizio degli esperti: "La causa è l'abbassamento della salinità delle acque salmastre per le piogge dei giorni scorsi, ed è da escludere ogni correlazione con lo sversamento di idrocarburi."
E' questa l'opinione di Attilio Rinaldi, presidente del Centro Ricerche Marine di Cesenatico, a cui collabora anche il Corso di Laurea in Acquacoltura dell'Università degli studi di Bologna e la nave oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna.
Nessuno ha scritto nè detto sulle prime pagine dei giornali che Arpa Emilia-Romagna ha deciso di intensificare i controlli di monitoraggio e prevenzione ambientale sulle acque del Po per i prossimi 18-24 mesi.
Come sempre più incredibilmente si mostra, sono le campagne elettorali ed i volti di politici e politicanti ad intasare le acque del fiume Italia. Non tutte sono inquinanti, ma moltissime sono disturbanti.
A detta degli esperti,sentiremo ripercussioni a distanza di anni su tutto il bacino idrofluviale del Po e dell'Adriatico. Comunque sia, moltissimi se ne erano dimenticati.
Saranno, come sempre, gli animali a pagare il prezzo più alto di nostri errori.
Bello il coraggio dell'essere umano.

martedì 6 aprile 2010

ALBERT EISTEIN, FRA RELATIVITA' ED UMANA NECESSITA' DI RELATIVITA'

Ci fu un uomo che nella sua vita scelse di rompere con il passato, con una tradizione scientifica figlia di una tanto citata "fisica classica" che poco spazio lasciava all'inventiva.
Ci fu questo piccolo, grandissimo uomo, capace di regalare all'umanità intera una nuova versione del mondo esterno. Spese un'intera vita a riflettere sulla natura circostante, sorprendendosi di essa e ricercando in essa quell'armonia che molto aveva a che fare con il divino, almeno a suo dire.
Mescolò in essa teorie impressionanti, capaci di avere un unico denominatore comune: lo scorrere del tempo.
Secondo questa teoria, tutto è relativo. Tutto è relativo rispetto a come lo viviamo, a quanto il tempo scorra, a quanto la gravità ci renda "prigionieri" del suolo.
Secondo Albert Einstein la dimensione umana ed il suo comprendere il mondo sono e saranno sempre schiavi della relatività. In un analisi meticolosa e specifica durata decenni, l'immenso scienziato trovò parametri e paradigmi di valutazione della realtà allora impensabili.
Scoprì che la velocità di ogni corpo è capace di influenzare qualsiasi caratteristica fisica: forza, accellerazione, massa, ecc...
Facendo variare la velocità v con la quale ci muoviamo ogni giorno, incidiamo sul sistema mondo con parametri variabili e legati anche all'irraggiungibile velocità della luce.
Oltre tutto ciò Einstein scoprì anche un nostro, profondo, limite: il valore dell'espressione 1-(v/c)^2.
In tale contesto la velocità del corpo v non potrà MAI essere superiore alla velocità c della luce, diffusamente estesa verso valori per la nostra mente inimmaginabili.
La cosa ancora più grande che caratterizzò questa teoria fu la grande, immensa, preoccupazione che ebbe Albert Einstein nel divulgarla in modo corretto.
Scrisse appositamente esposizioni "divulgative" sulla materia, preoccupandosi di volta in volta di giustificare ovvie spiegazioni fisiche con fenomeni semplicissimi e comprensibili anche ai non-esperti in materia.
Per giustificare la variazione soggettiva delle velocità ci collocò su un treno in moto alla stazione, con un osservatore che fermo ci guarda partire. Studiò al centimillesimo ogni sua singola ipotesi, non lasciando niente nelle mani del caso.
Albert Einstein seppe razionalizzare ogni suo sforzo, investendo larga parte della sua vita nella sperimentazione concreta delle sue ipotesi. Taluni pensano, forse non a torto, che larga parte delle sue ipotesi siano etichettabili anche come intuizioni.
Ciò che conta è che un genio da quei giorni rivoluzionò profondamente il nostro modo di capire il mondo.
Scoprì anche che la relatività influenza la composizione dello spazio, lasciando campo libero alle teorie sconvolgenti che ancora oggi fanno paura per loro potenziali complessità e pericolosità.
Si pensi alle cosiddette "buche di potenziale" spazio-temporali, si pensi ai tanto temuti buchi neri ed a modelli matematici di indubbio fascino.
Arrivò ad ottenere tantissimi traguardi, anche sorprendenti.
Grazie a lui, l'umanità è riuscita a concepire il valore dell'energia potenziale a riposo di corpi anche minimali, come una mela o chissà quale altro.
Grazie a lui, capace di venire ritratto in celeberrime linguacce, l'umanità ha distrutto veramente tantissimi preconcetti fino ad allora di scontata verità.
La relatività deve essere intesa, per fortuna o purtroppo, anche in senso umano.
L'umanità intera dovrebbe accorgersi, similmente a quanto fece lui, che c'è una "variabile" oltre la quale non può spingersi.
La variabile può essere un pò tantissime cose: dalla sostenibilità ambientale alla tolleranza verso il mondo, dalla sola vita nella quale siamo immersi alla necessità quotidiana di fare qualcosa di importante.
Le ipotesi sono tante, ma di ognuna di queste l'umanità pare più o meno perfettamente inconsapevole.
A ciascuna umanità la sua, altrettanto relativa, variabile.
Dopotutto grazie ad Einstein sappiamo che la nostra relatività è ancora da riscoprire.

lunedì 5 aprile 2010

ANELLO MANCANTE UOMO-SCIMMIA: NUOVE PAGINE DI STORIA

Dai libri della storia ricordo l'Homo Habilis, ricordo i nostri antenati delle grotte e i nostri antenati non ancora abbastanza evoluti da poter essere chiamati uomini.
Ricordo un cervello che macinava centimetri cubici con il passare di migliaia di anni, ricordo di un'evoluzione lenta ma così costante da non lasciare spazio al più debole.
Ricordo dello scheletro della piccola Lucy, colei che avrebbe dovuto essere la prima di noi o l'ultima di chi esisteva prima di noi. Tutto ciò non è mai stato davvero chiaro, neppure agli scienziati più ferrati.
Ricordo di un'evoluzione inarrestabile, di un progresso umano che ci sta consegnando tuttora alla storia, attimo dopo attimo.
Da qualche giorno, forse, le pagine della nostra primissima storia sono state in parte riscritte.
E' stato scoperto uno scheletro quasi completo, forse testimonianza definitiva dell'anello mancante fra uomo e scimmia. Lo scheletro rinvenuto comprende quasi per intero bacino ed arti interi che potranno rivelare se l'antenato camminava già su due zampe, o se ancora doveva accontentarsi di rimanere quadrupede.
Il reperto scoperto ha "circa" due milioni di anni. Ha spento tantissime candeline a quanto pare dalle prime datazioni. E' stato rinvenuto in Sudafrica e potrebbe mostrare appieno quando l'essere umano iniziò a camminare su due piedi.
Le ossa sono state trovate nella grotta Malapa Sterkfontein nella regione del Sudafrica dal professor Lee Berger, dell' Università di Witwatersrand a Johannesburg. La scoperta è stata raccontata come meravigliosa, emozionante e piena di stupore.
Il passo storico potenzialmente compibile con questo scheletro è determinante ed imponente.
L'analisi delle ossa delle mani e della loro conformazione potrebbero fornirci importanti informazioni sulla capacità degli allora primati di sollevare e manovrare strumenti in pietra con gli arti superiori.
Lo scheletro sarà esposto probabilmente nella giornata di giovedì, per consegnare al mondo un altro capitolo imponente della storia umana. Al momento giace solo nella cronaca on-line del Daily Mail ed in qualche quotidiano che fino a data certa potrà immergersi in dibattiti e supposizioni.
Se potrà davvero essere riscritta per intero, ancora non si sa.
Nonostante tutto, è sufficiente attendere. L'essere umano, contrariamente alla sua storia recente, merita anche questo.

domenica 4 aprile 2010

ALBERT EINSTEIN, RELIGIONE E FEDE: UN PENSIERO VICINO ALLA REALTA'

Nelle liturgie e nei formalismi pasquali, in mezzo a miliardi di consumistici bisogni, si perde di vista quello che "dovrebbe" essere il fine fondamentale di questa ricorrenza. Se un Dio esiste mi chiedo cosa possa pensare nel vederci così distanti da certi modelli e da certi paragoni che proprio la religione "dovrebbe" insegnarci. I condizionali sono d'obbligo, in tempi come questi. L'insieme di valori che rievocano la fuga dal dolore dell'umanità grazie al sacrificio di Gesù è un argomento su cui moltissimi fanno leva. Peccato che, dinnanzi a prediche sterminate e quasi minacciose, sentire parlare e vedere questa chiesa all'opera fa davvero rimanere di sasso. Se un divino c'è, in questa ricorrenza pasquale, mi piace pensarlo e rievocarlo dagli scritti dell'immenso Albert Einstein. Convinto dubitatore della trasparenza e del divino motore del mondo, amava cercare Dio nelle immagini e nei paesaggi che il mondo quotidianamente ci regala. Convinto sostenitore dell'armonia del mondo e di leggi che lo descrivono semplici e quasi "musicali", aveva un rapporto tutto suo con la religione. Nell'augurare Buona Pasqua a tutti gli interessati, riporto di seguito un suo frammento di consapevolezza ed eternità: "[...]Io non sono ateo e non penso di potermi definire panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino che è entrato in una immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, ma non sa come e non conosce le lingue in cui sono stati scritti. Sospetta però che vi sia un misterioso ordine nella disposizione dei volumi, ma non sa quale sia. Questa mi sembra la situazione dell'essere umano, anche il più intelligente, di fronte a Dio. La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell'incomprensibile universo, fonda la mia idea su Dio.[...]" (citato in Isaacson, Einstein: His Life and Universe) Ancora Buona Pasqua a tutti.

sabato 3 aprile 2010

UBRIACHI E SBALLATI: UNA MODA SENZA RAGIONI

Ogni tanto mi chiedo cosa si provi e perchè si ricerchi la sbronza cronica, quasi come fosse una fonte di conoscenza assoluta e miracolosa. Grazie all'alcol chi o cosa potrai mai diventare? A volte me lo domando, ma non trovo mai risposte. Potrei pensare che si beve per danneggiare il proprio corpo, potrei pensare che si beve per moda o per sentirsi anche grandi, chi lo sa. Potrei pensare tante cose, con un condizionale dentro senza possibilità di smentita. Il momento del primo drink è sempre più anticipato, arrivando a toccare di recente perfino gli under 15. Alle volte ci si sballa sotto i 14 anni, per chissà quali motivazioni. Bevendo si pensa forse di dare miglior voce ad un dolore, di colmare meglio un vuoto che non è nè mai sarà riempibile in alcun modo. Si beve per dimenticare, si beve per dimenticarsi di sè stessi. Sull'alcol si ride anche, per fortuna o purtroppo. Qualche volta compaiono dei "quiz" in televisione, dove a giovani e meno giovani tramortiti da alcol e chissà cos'altro vengono poste domande semplicissime che non trovano mai risposta. In tutta Europa abbiamo, secondo cifre ottimistiche, oltre 55 milioni di persone a rischio. Quelli già colpiti dalla malattia si rivelano essere oltre 23 milioni. Sono cifre spaventose. L'essere umano, in tutto questo, pare sottovalutare la natura precaria ed instabile dell'involucro corporeo che racchiude tutto quello che molti chiamano anima. Bere troppo significa rovinare in termini biologici l'equilibrio di un corpo umano, debilitandone definitivamente le funzioni vitali sul lungo termine. Testimonianze concrete di queste speculazioni? Basti scrivere che ogni anno oltre 195000 persone muoiono in tutt’Europa per una delle sessanta cause di morte legate all’uso di alcol. Nonostante tutto, soprattutto tra i giovanissimi, se ne usa e se ne abusa. Qualcuno potrebbe, in assoluta sincerità, spiegarmi i perchè di questi abusi. Dal mio punto di vista c'è un rischio che non vale la candela. Laddove un tempo si cercavano fiumi di parole per spiegare dolori e per parlare con il mondo oggi si cercano laghi di alcol per dimenticarsi della propria natura di animali sociali. Passata la sbornia tornano dolore, problemi e quanto altro fosse stato "dimenticato". Da ultimo il triste episodio avvenuto a Bologna qualche giorno fa. Una quindicenne è stata ricoverata all'ospedale Sant'Orsola per imminente coma etilico. Aveva un tasso di alcol nel sangue pari ad 1,8 grammi/litro, di troppo superiore al "tollerabile". I baristi del locale incriminato si sono giustificati dicendo di averle perfino chiesto i documenti. Era lei invece a non averli. Di pari passo, presi da chissà quale istinto di fiducia, le hanno concesso l'impossibile. Nove cicchetti ed oltre sono stati consumati. Piccoli "assaggi" di sostanze alcoliche, per lei appositamente caricate di vodka e mojito. La stessa ragazzina aveva più volte detto di essere maggiorenne. Poverini, i baristi si erano fidati. Con la loro fiducia, la giovane ha rischiato davvero grosso. Soffermandosi sui dettagli della storia, si possono capire meglio le radici di un malessere purtroppo diffuso. La ragazzina, a detta della mamma, giovedì sera era uscita la prima volta con le amiche. Il programma originario era "Alice nel paese delle meraviglie" più pizza post-film. E' spesso un mio modello di programma serale. Eccezion fatta che io ho ventidue anni. Più o meno "misteriosamente", la serata è poi cambiata. Finito il film, di corsa in questo locale in Piazza Maggiore e dritto a consumare alcolici senza che nessuno chiedesse a lei ed alle amiche documenti od altro. La probabile causa era l'eccitazione mal gestita della "prima volta". Subito dopo lo svenimento e la folle rincorsa all'ospedale. Si beve per sentirsi leggeri, si beve per chissà quali altri motivi che fanno, non a caso, rima con i malesseri di una generazione incapace di parlare ed ascoltarsi. Nel mentre, è arrivata la primavera. Nel cuore di certi giovani permane l'inverno più rigido. Serve solo capire i perchè.

giovedì 1 aprile 2010

FRINGUELLI E LINGUAGGIO, QUANDO LA RICERCA AIUTA A CAPIRE

Uno studio Usa ha affermato una cosa piuttosto insolita ma potenzialmente importantissima per l'intero genere umano. Spesso si sottovaluta che la corretta soluzione a problemi gravi può venire da fattori insoliti, situati proprio dietro l'angolo o sotto il nostro naso. Altrettanto spesso la natura concepisce la verità promulgata con onere ed onore dal grandissimo Albert Einstein, per la quale le leggi del mondo non sono mai complesse o di difficile comprensione. Il linguaggio che l'essere umano usa per comprendere il mondo è una comunicazione in continua comprensione, in perenne divenire. Il concetto chiave è utilizzare forme comunicative mai uguali per concepire la struttura dell'universo a noi celato. Lo studio diffuso qualche giorno fa dimostra proprio con assoluta lucidità la capacità che l'essere umano ha di sorprendersi per i risultati ottenuti dalla sua ricerca. Studiosi e ricercatori hanno scoperto che il genoma di un piccolo fringuello australiano potrebbe darci preziosissime informazioni su come l'essere umano apprenda le proprie ed abituali forme di linguaggio. Dallo stesso innocuo uccellino gli studiosi potrebbero arrivare a capire come l'apprendimento influisca sull'essere umano, arrivando a concepire le origini genetiche e molecolari dei disordini della parola. In breve, grazie allo studio del suo genoma potrebbero trovare luce e risposte domande oggi irrisolvibili su tragedie attualmente irrisolte: autismo, ictus, balbuzie e malattia di Parkinson fra le tante possibili. Secondo le più ottimistiche previsioni si potranno avere anche importantissimi risultati su ricerche relative alla sordita'. Tutto questo da un piccolo uccello di dolcissimo aspetto. Se solo l'uomo potesse capire davvero quanto di sconosciuto è disseminato e conoscibile nel mondo, qualcosa potrebbe cambiare davvero.

mercoledì 31 marzo 2010

"CAMBIO STAGIONE": DA UN TITOLO UN PENSIERO SUL MONDO

Ho trovato vicino al cuore una canzone che in passato mi fece molto riflettere, fin dalle prime volte che la ascoltai. Si intitola "Cambio Stagione" ed è cantata da Ron. E' di qualche tempo fa, ma riesce a farmi pensare ancora oggi. Metafora dell'uomo e del suo senso di assoluta inadeguatezza nei confronti del mondo e dei cambiamenti, anticipa attraverso le parole di un figlio i pensieri di un padre preoccupato e consolatore. E' un componimento piuttosto breve, ma almeno per me dai contenuti davvero prepotenti. Parte decantando le potenti possibilità di cambiamento che offre un generico "dicembre". Si riferisce forse al freddo che arriva, inaspettato, in certi periodi dell'esistenza di ognuno di noi. Grazie alla mancanza di calore sappiamo capire le nostre urgenze, le nostre possibilità e le nostre opportunità per rinnovarci. Il solo obiettivo è, comunque, la ricerca della nostra felicità. Il tempo è un altro elemento che condiziona il mondo e noi, stretti più che mai nella morsa di una soggettiva interpretazione. Il nostro modo di vederlo e di viverlo ce lo fa sembrare ostile o complice, a seconda del particolare stato d'animo che ci attraversa in determinati momenti. La soggettiva interpretazione del tempo non deve però far MAI venire meno la voglia di mettersi in gioco. Un bisogno di mettersi in gioco che fa rima con la necessità di cambiamento inconsapevole che ci attraversa vivido, in ogni età della vita. Se prima c'è la ribellione, poi arriva la necessità di fermarsi dinnanzi alle imprevedibili vicende della vita. Fregandosene del tempo complice od ostile, l'uomo deve fermarsi a meditare ed attendere. Nell'attesa di un'estate che forse mai si mostrerà lucida l'uomo deve pensare e ponderare il peso di ogni sua possibile scelta, da compiersi per il bene intero di sè e del mondo attorno. Le opzioni migliori, secondo un padre, non sono quasi mai le più comode; ci si può struggere per tempi infiniti nella ricerca di una scelta che quasi mai sarà perfetta per noi. Le sole armi delle quali possiamo disporre sono calma, lucidità, buon senso e volontà. Mezzi efficacissimi per trascurare le abitudini, per potersi mettere in gioco davvero. L'uomo, fatto per seguire virtù e difficile conoscenza, non può imbruttirsi guardando con desiderio vie accomodanti o concilianti. Niente di tutto ciò, secondo il padre-poeta, potrà soddisfare davvero un essere umano. Le vie semplificanti non ci appartengono, date le nostre naturali curiosità ed inclinazioni verso il non superficiale. Si dice spesso che la fortuna abbraccia le persone audaci: per il poeta non è mai una pura coincidenza. Nel punto di vista di una vita matura il vecchio ricorda sentimenti dominanti di insolenza ed indecisione, forse nei confronti di tutto o tutti. Da qui un invito a ponderare attentamente ogni emozione, a pesare minimalmente ogni singolo sentimento. L'essere umano, per sua virtù inconsapevole, si riscopre continuamente diverso. Differente e mai uguale, come le tantissime foglie che ogni anno si alternano su rami di alberi e vite. Arrivata la primavera, qualcuna sta rinascendo.

martedì 30 marzo 2010

ELEZIONI REGIONALI 2010: HA VINTO LA POLITICA SORDA E LONTANA

Dalle urne ormai svuotate non emerge un quadro molto ottimistico. Ritenendo questa una fase storico-politica estremamente urgente e particolarmente sfuggente, credo che la complessità della realtà italiana ormai sfugga di mano anche a moltissimi dirigenti politici nazionali. Lo dimostra il fatto di una campagna elettorale esasperata, dettata da tempi assurdi e manifesti elettorali con visi e frasi ad effetto. Riassume, molto meglio di me, la desolazione del quadro generale Roberto Benigni: "Per dirla tutta, a volte in questo Paese non sono tanto le idee che mi fanno paura, quanto la faccia di chi le esprime." Un primo riassunto dell'Italia di oggi sta tutto qui, dentro un contesto nel quale chi ci mette la faccia ormai pare a moltissimi incurante anche della propria perdita di credibilità. Ho sentito politici e politicanti parlare di regioni come se fossero album di figurine. Perderne una per poterne guadagnare un'altra con quello scarto percentuale differente rispetto all'esito del 2005. Sarà anche cambiato il vento, ma il lusso in questo Paese è poterlo sentire questo soffio. L'astensionismo alle stelle, di pari passo ad un voto accompagnato a correnti antipolitiche derivate poi in proposta e cambiamento. Solo questi sono due elementi importantissimi sui quali riflettere. I non votanti sono saliti al 35%, segno di un Italia stanca che vuole avere verità ed attenzione ai suoi veri problemi. Mi è capitato, stando ai seggi, di percepire un bisogno super-partes di considerazione e pensiero riguardo a ciò che non va in questo Paese. Mi pare, guardando il tutto su scala statale, di vedere un risultato figlio di troppi scaricabarile, un fallimento in primo luogo nei confronti del Futuro di questa terra. La percezione è che la politica sia straniamento, esilio dal mondo comune per approdo in un mondo di beati e santificati. La percezione che molti hanno credo sia proprio nelle facce e nei comportamenti di moltissimi politici, ormai attaccati più alla percentuale che al dato di fatto: il benessere della povera gente. La politica è divenuta pure un terreno nel quale strategia e comunicazione sono inversamente proporzionali; dall'elettorato proviene a gran voce un profondo grido di disgusto, un qualunquismo che a macchia d'olio fa vittime a destra e sinistra. Il Movimento Cinque Stelle potrebbe segnare, se ascoltato a dovere, una necessaria svolta riflessiva. Riflessiva in senso, come sempre, super-partes. La sinistra, incapace evidentemente di fare presa come un tempo sulla società italiana, deve provare a capire cosa sia mancato nella magica ricetta del collante nei confronti del proprio elettorato. Le idee sono giuste, ma come sempre qualcosa pare latitante. E' una miscela difficile da concepire, fatta di laboratori di voto ed alternative che non decollano come dovrebbero. In un Paese come il nostro, figlio di un passato che pochi dovrebbero dimenticare, l'astensionismo non può essere il primo partito. Eppure, tanto è. Il 35% di non votanti è un risultato impressionante, testimoniante un tonfo vero e proprio. Potrebbe pure essere colpa delle facce di chi esprime certe idee, come afferma Roberto Benigni. Potrebbe pure essere colpa dell'informazione manipolata, delle battaglie mediatiche intraprese da un Berlusconi rivelatosi come sempre un mago della comunicazione. Se dall'altra parte c'è uno stratega perfetto, da questa parte continuano ad esserci solo pacchi di buoni propositi. Si parlava di "letterina" da inviare al governo, si parlava di segnale netto di controtendenza. La situazione non è migliorata affatto, anzi. Con la consegna ormai palese del futuro dell'Italia in mano alla Lega Nord le prospettive non sono per niente rosee. Governando regioni a più non posso, i verdani si candidano come soli detentori della statalità. Di pari passo, gli interessi ed i bisogni del Paese andranno ancora più a fondo. Calcoli e futuro tristemente da considerare a parte, il quadro dei valori e delle convinzioni del Paese deve far riflettere profondamente. Il sistema traballante sul quale poggiamo i nostri piedi è divenuto figlio dell'astensionismo e del voto di protesta/proposta. Se il centrosinistra, come è giusto che sia, deve rappresentare la sola vera possibilità di Futuro, non può prescindere dall'approfondire ragioni e scopi di un tale quadro desolante. Orribile in primo luogo per la politica stessa. A detta di moltissimi là fuori, qui molti stanno parlando troppo di argomenti inutili. Me compreso, forse.

lunedì 29 marzo 2010

CLARENCE SEEDORF E CORI RAZZISTI: L'OFFESA NON DEPRIME CHI LA RICEVE MA QUALIFICA CHI LA FA

n mezzo alle partite di calcio i fenomeni razzisti calzano a pennello. Dopo la giornata di campionato di ieri si è perpetrato l'ennesimo tripudio di demenza, deficienza ed ignoranza. Qualche tifoso non ha esitato a fare vedere con orgoglio ed oscena presunzione di che pasta è fatto. Prima lo schiaffo a Zebina, terzino della Juventus, poi i cori razzisti nei confronti del centrocampista offensivo del Milan Clarence Seedorf. Avendo infinita stima da sempre per quest'ultimo, ho provato a chiedermi con insistenza il perchè di tali oscenità. Non hanno probabilmente spiegazione, a livelli razionalmente comprensibili. Lo schifo non diminuisce ancora se si considera che, a minaccia di partita interrotta, i cori sono timidamente finiti. L'interrompere la partita è stata, putroppo, solo una minaccia. Se si fosse interrotta davvero si sarebbe dato un esempio sicuramente più serio e rigido. L'impietoso carattere di certi "tifosi" schifa, allontana dall'immagine di calcio pulito che tanto servirebbe al mondo di oggi. Se ci fosse più pulizia in uno sport a livello teorico bellissimo, potrebbero crescere sicuramente generazioni più attente, consapevoli e realizzate interiormente. Nonostante tutte le speranze, a Clarence Seedorf gli insulti sono arrivati. E' stato offeso, si presume, solo per il colore della pelle. La speranza, nulla, di vedere un mondo diverso è lontana secoli luce. E' distante ancora di più se si guarda davvero all'uomo Clarence Seedorf, oltrechè al supremo calciatore. Giocatore fenomenale, tatticamente preziosissimo e perfetto, ha da sempre avuto dentro il campo un comportamento esemplare. Può ricoprire ogni ruolo, spaziando dalla fascia al centrocampo interno con rendimenti paurosi. Dotato di un feeling con il gol impressionante, ha da sempre dimostrato di essere un fuoriclasse mondiale di assoluto valore. Protagonista di un record incredibile, è stato il solo ad avere vinto la Champions League con molte squadre differenti. Pelè, non di certo uno qualunque, lo ha inserito nel 2004 fra i 125 giocatori più forti di sempre. Professionista esemplare ha accettato con coerenza e nobiltà d'animo qualsiasi decisione dell'allenatore. Ha fatto panchina e tribuna, ha giocato moltissimo, dimostrando ogni volta uno stile ed un carattere unici. In carriera ha fatto moltissimi gol, risultando ogni anno sempre più utile alla squadra nella quale militava. Ha cercato, da straordinaria persona quale è, di essere come atleta un modello positivo per tutti coloro che guardano al mondo del calcio e non solo. E' fermamente convinto da sempre che gli atleti di massimo livello dovrebbero usare la loro figura per il bene della società. Preso da tale istinto di bene sociale si batte da sempre per cause stupende, convinto di perseguire un ideale di modello positivo. Per chi volesse capire ancora di più che straordinaria persona sia il Seedorf extra-calcistico, legga qualche frammento tratto da una recente intervista che ricopio di seguito: D:"Che cosa ha fatto di lei un campione?" R: "Dobbiamo metterci d'accordo su che vuol dire essere un campione." D:"Secondo lei?" R:"Secondo me, prima si è campioni nella vita e poi nello sport.[...]" [...] D:"Esemplari ci si nasce o ci si forza a esserlo?" R:"[...]Senza consapevolezza non c'è assunzione di responsabilità. Io mi chiedo che valori trasmette il mio sport ai miei figli che lo guardano in tv. Tutti dovrebbero farsi questa domanda. Non pretendo che siamo perfetti: un uomo può anche sbagliare, ma poi deve riconoscere i suoi errori e saper chiedere scusa. Nel calcio e non solo: l'umanità si sta muovendo verso un sempre maggiore bisogno di chiarezza, di trasparenza, di valori." [...] D:"E non si vede un bel panorama qui." R:"Io credo che l'Italia sia pronta per un grandissimo cambiamento, drastico, forte. Gli italiani vogliono un Paese più moderno, ma non sto parlando di tecnologia, parlo di pensiero. I giovani devono poter credere che la loro voce conta." D:"Virtù?" R:"Cerco di comunicare valori positivi, di influenzare chi mi guarda, mi segue, mi ascolta. E restituire ciò che la vita mi dà." L'intervista prosegue, ma da queste righe si capisce benissimo che tipo di persona sia Clarence Seedorf. Investito nel giugno del 2009 del ruolo di Ambasciatore della Nelson Mandela Foundation, ha saputo mantenere nel silenzio i traguardi raggiunti. Ha fondato infatti "Champion for Children", una realtà che spiega lui stesso con parole uniche: "La filosofia di vita è prevenire invece che curare. I bambini sono lo strumento di prevenzione dell'umanità. E se educhi un bambino educhi anche i suoi genitori e le comunità che gli stanno attorno. Nelson Mandela e Desmond Tutu mi hanno insegnato che sono i bambini la via per la pace. Educarli vuol dire dare loro dignità, capacità di scegliere. Champions for Children costruisce playground, campi da gioco e sportivi. Lo sport è uno straordinario mezzo per educare.[...]" Elabora modelli educativi nelle realtà più disperate del mondo, cercando di salvare tutti quei giovanissimi che rischierebbero la vita sulla strada e, di conseguenza, anche la morte. La cosa sorprendente è che della sua fondazione non ne parla neppure. La sua etica da lui definita "made in Seedorf" è prima fare e lavorare, poi parlare. Tutto questo e tanto altro è ciò che Clarence Seedorf ha saputo essere e costruire. Dietro i cori razzisti, schifo e compassione.

domenica 28 marzo 2010

IL RESPIRO DEL MONDO

Citando Francesco De Gregori: "Non siamo nati mica ieri Capataz, non siamo mica prigionieri dentro la stella di questa bella modernità. Se provi ad aprire la finestra Capataz, e coi tuoi occhi guardi fuori, quante persone che non contano e invece contano e si stanno contando già." Il fulcro del cambiamento potremmo e dovremmo essere noi. Indispettiti da ciò che non ci va, arrabbiati per ogni minima ingiustizia subita. Se il mondo è sporco provare a pulirlo può essere forte, oppure folle al tempo stesso. Dipende tutto da quanto ci si può sporcare le mani e da quanto chi sta in alto permette che la base della piramide possa operare, in piccolo ed in concreto, per il bene pubblico. Se si vince il mondo migliora, se si perde la bella modernità muore in quel futuro che all'oggi non sa più di avere. Il cambiamento è una sfida, così come è una sfida saper aprire la finestra per poter guardare verso l'alto nei tempi bui. Ciascun essere umano ha in sè occhi di cambiamento, può riuscire davvero in concreto a cambiare le cose sempre nel suo piccolo. Sia che si parli di speranze, sia che si parli di sogni, sia che si parli di progetti l'umanità ha il fermo scopo di dare ascolto al suo istinto positivo. Scopo che diventa quasi un dovere, pensando alla conta delle generazioni che verranno. Futuri individui che oggi non contano ma che domani dovranno contare, per nostra fortuna. Dovrà essere nostro dovere non attentare alle loro possibilità, evitando di commettere reati morali nei confronti dei futuri uomini che verranno. Lo sporco del mondo in questa età contemporanea è troppo per poter essere lavato via in men che non si dica. Servono virtù rare e pregevoli; servono legalità, attenzione, onestà ed integrità morale. Servirebbe lasciare in eredità modelli preziosi a tutti quelli che, un giorno non troppo lontano, dovranno prendersi cura dell'universo da noi custodito. La speranza è la sola rimasta a poter smuovere le coscienze, è la sola virtù riconosciuta che può instillare nell'anima qualcosa di potente e prepotente. Qualcosa di unico che può dare aria ed ossigeno preziosi ai polmoni del mondo. Sperando, come sempre, di non sognare troppo.

sabato 27 marzo 2010

FUGA DEI CERVELLI: ALTRA VITTIMA NEL DISASTRATO PANORAMA ITALIANO

Che il futuro ed il lungo termine fossero optional per il nostro Paese già si sapeva. Si sapeva anche che le promesse di politicanti e mestieranti non rendono merito alla straordinaria intelligenza capillarmente diffusa nel nostro paese. Si sapeva ancora che ci sarebbe tanto da fare, così come è certo che quel tanto che si dovrebbe fare mai si farà nè verrà fatto. Il futuro italiano è in continuo divenire, una dimensione che non arriva mai. Anzichè costruire generazioni consapevoli si porta l'obbligo di istruzione al di sotto dei 16 anni, gettando nelle fauci del lavoro giovanissimi inesperti e non navigati. Le Università cadono a pezzi, ricercatori muoiono a causa delle pessime condizioni di certi laboratori. L'Italia è questa, così come la vediamo molto tristemente attorno a noi. Le elezioni regionali diventano teatro di favole per un nanetto canta frottole, capace di accampare lotta politica con battaglie di campo che devono sfavorire una Sinistra minacciosa che vede solo lui. Facendo battaglie come queste gonfia il Paese di un rosso ostile, di un senso di sfiducia che rende lui stesso e la politica intera molto meno credibile di come debba essere vista. Dato che scrivere di quel solo è come sparare sull'ambulanza, guardarsi attorno per singoli fatti può far capire come questo stivale si stia, pian piano, riducendo. Da pochi giorni un altro italiano è fuori dal nostro mondo e dal nostro sistema. Dal 1 aprile un italiano sarà alla guida dell'Esa, organismo scientifico addetto all'Osservazione del Sistema Solare. Il fortunato e certamente più che meritato traguardo è capitato a Luca Colangeli, posto a capo della Direzione Scientifica. Il suo compito sarà coordinare tutte le attività di ricerca e di lavoro del centro. Il punto debole è che la sede lavorativa sarà a Noordwijk, località sita in Olanda. Il suo lavoro di coordinamento sarà intenso: saranno almeno sette le missioni che dovranno essere valutate e approvate prossimamente dall'Esa. Fra le più importanti una missione congiunta Esa-Nasa che prevederà la costruzione e la messa in opera di due satelliti destinati all'esplorazione di Giove e delle sue lune Europa e Ganimede. Un altro italiano parte in un Paese sventurato e morente. Per fuga di merito chiama Italia.

venerdì 26 marzo 2010

"RAIPERUNANOTTE": L'ALTRA FACCIA DELL'ITALIANA MEDAGLIA

La vita italiana di questi ultimi tempi è un marasma assolutamente malato cronico. La vita italiana di questi tempi è velleitaria, superficiale e di comunicatività inferiore all'ordinaria normalità. L'italiano medio cerca di capire forse cosa mai abbia potuto produrre un abbassamento di visioni e prospettive così netto. La conta dei reati fa curriculum positivo, la macchia più indelebile di tutte pare essere artisti ed onesti. Nonostante tutto, quando uno dorme deve essere svegliato. Se ha il sonno pesante, ci vuole una sveglia potentissima e prepotentissima per disarcionarlo dal torpore. Lo spettacolo "Raiperunanotte", a suo modo, ha cercato di recitare la parte della sveglia potentissima di cui l'Italia ha bisogno, oggi più che mai. Se ne sono mescolate di opinioni, se ne sono intrecciati di volti e facce esiliate dalla ribalta dell'informazione: Travaglio, Santoro, Floris, Barbara Serra, Morgan, Loris Mazzetti, Lerner. Di pari passo, assieme a loro, mescolati artisti ed "alternativi" al nuovo conformismo italiano: Morgan, Teresa De Sio, Elio e le Storie Tese, Roberto Benigni e Luttazzi. Su Luttazzi i maggiori, possibili, mal di stomaco. Potrebbe essere stato per alcuni troppo lungo, o troppo prolisso, od ancora troppo volgare. Tutto ciò che conta, nonostante l'altro tutto possibile e giusto, è che riesca a ruttare volgarmente in faccia la sua verità, figlia di un silenziamento provato sulla pelle per un editto bulgaro che nessuno di noi potrà mai concepire veramente. Laddove l'Italia sia perbenismo e buoni modi nell'apparenza serve anche qualcuno disposto a recitare la parte della verità e della crudezza dei contenuti. Le allusioni sessuali spinte ed esplicite possono dare fastidio, sicuramente. Di pari passo, però, si può pensare a quante altre cose implicite e non dette stanno dando fastidio all'Italia intera, in momenti bui come quelli che stiamo vivendo. Su un palco sapientemente diretto, si sono sentite voci di libertà e di orgoglio ferito per quel sacro mestiere del giornalismo mai troppo celebrato nel nostro malcapitato Paese. L'orgoglio del centrosinistra, in queste rassegne, può provare a mescolarsi ed a comprendere le più intime ragioni che spingono gli italiani verso le spiagge dell'antipolitica o dell'astensione. In questo paese fa eco e scandalo "farla fuori dal vaso", urlare libertà e diritto doveroso all'informazione. Da quello che è emerso ieri si è capito che non è solo il diritto all'informazione che langue nella media Italia. Mancano anche i sacri fuochi dell'arte e della cultura. Manca il fuoco sacro della poesia, del sogno che sa ridare credibilità e fiducia a politici dissennati che stanno ammazzando il nostro paese. La Sinistra per tutti dorme, capace di risvegliarsi solamente nelle scenette satiriche di Vauro. Ciò che è certo è che, pur di avere verità e notizie, l'Italia invade qualsiasi canale alternativo alla televisione. Si butta su internet, punta all'ascolto di radio od emittenti locali. L'Italia assetata di verità e di modelli differenti invade CurrentTv (Canale 130 di SKY, nds). L'Italia affamata si rispecchia nella commozione del contributo di Milena Gabanelli, nel sorriso sommesso ma rassegnato di Roberto Benigni. L'Italia sa essere tutto questo. Ciò che colpisce è che, nonostante tutto, siamo capaci di indignarci e reagire solo per una notte. La difficoltà è capire che le frange dell'antipolitica non portano a nulla, la difficoltà è capire che per dare allo stivale un contributo costruttivo serve una politica diversa e differente che deve essere costruita con fatica. L'Italia rappresentata per una sola notte al PalaDozza è il ritratto, uguale ma opposto, del nostro malcapitato Paese. Se l'Italia è a -10 in tutto, la voce e la ribellione devono innalzarsi ad un maestoso +10. Dinnanzi alla pluralità dello Stato che viviamo ci sono state voci di future disoccupate, contributi di future vittime certe di un sistema italiano ormail al palo. Paese impalato che vede crollare ormai addirittura i consumi di pane e pasta. Fra qualche tempo, chissà, potremmo comunque accontentarci delle brioches. Siamo in un Paese dove regnano servizi nei telegiornali per parlare dei muscoli di Fabrizio Corona, siamo in una Terra dove per ovviare alla crisi economica il ministro del Turismo propone un disegno di legge per costruire più campi da golf. In un paese come questo il nulla è metodico, o forse medoticamente architettato. Dinnanzi a quel nulla l'urlo di giornalisti, lavoratori, cantanti, comici ed artisti è ben accetto. Da qualsiasi punto di vista.

giovedì 25 marzo 2010

ISOLE CHE AFFONDANO? DA OGGI E' POSSIBILE!

Prima o poi le conseguenze del delirio climatico nel quale versiamo ormai da troppo tempo non tarderanno sicuramente a manifestarsi su larghissima scala. Siamo perfettamente inconsapevoli di essere costretti a vivere su un barilotto di dinamite pronto ad esplodere, da un momento all'altro. Ciò che non sappiamo di non sapere è che la miccia la abbiamo già accesa noi, ormai da tantissimo tempo. La abbiamo accesa noi con una mancata lungimiranza verso il futuro, la abbiamo accesa noi quando abbiamo ucciso purtroppo tante altre, concrete e vere, possibilità di mondi migliori. Ciò che sconvolge è che, su scala mondiale, pare si stia continuando nella medesima direzione. Da New Delhi arriva un messaggio preoccupante: è scomparsa per inabissamento l'isola di New Moore a sud di Calcutta, nella Baia del Bengala. Pian piano, un'isolotta sperduta nell'oro blu è sparita. La triste conferma giunge dagli oceanografi. Era grande all'incirca come la parente italiana di Montecristo; pian piano è stata coperta dalle acque. Prima emergeva per due metri, ora è beatamente sott'acqua. Le colpe di questo affondamento sono attribuibili a moltissime cause che però fanno rima con un solo, troppo grande e pericoloso, concetto: il riscaldamento climatico. Il fatto è ormai certo: a causare il fenomeno, assicurano gli esperti, sarebbe stato il cambiamento climatico responsabile dell'aumento della temperatura e dell'erosione che minaccia la sopravvivenza di altre piccole isole. Le prossime ad essere colpite potrebbero essere gli atolli delle Maldive, con buona pace dei villeggianti e dei tanti turisti. Poi toccherà a chissà quali altre terre, pian piano sempre più estese e sopra il livello del mare. Alla faccia della tutela verso le generazioni future e verso la nostra piccola astronave Terra.

mercoledì 24 marzo 2010

COMUNI PULITI ED ENERGIA RINNOVABILE

Mentre l'Italia si appresta a ritornare al nucleare, le singole fibre del Paese guardano avanti verso il traguardo dell'energia rinnovabile. Basterebbe coprire lo 0,8% del territorio con pannelli fotovoltaici per coprire l'intero fabbisogno energetico ma pochi lo sanno. Basterebbe sollevare il paese seguendo ottiche di sostenibilità e tolleranza ecologiche. Il condizionale è obbligatorio, stanti le tristi condizioni nelle quali versano le politiche energetiche nazionali. Dal rapporto emesso dalla mappa delle fonti rinovabili nel territorio italiano che emerge dal rapporto di Legambiente realizzato con il GSE e Sorgenia traspare una schiera di Enti Locali che guardano al futuro con lungimiranza e tenacia. Se nel 2008 erano 3190 i Comuni dove era installato almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili, nel 2009 erano saliti a 5580. Dopo un anno, a 2010 ormai iniziato, si contano in tutta Italia 6993 Comuni con un fortissimo sguardo sull'energia rinnovabile. Fra le tante fonti energetiche alternative se ne annoverano tantissime. Le fonti pulite oggi sono presenti nell'86% dei comuni: 6.801 sono i comuni del solare (83,9% del totale), 297 quelli dell'eolico, 799 quelli del mini idroeletttrico e 181 quelli della geotermia, 788 quelli delle biomasse. Nonostante le apparenze, gli infinitesimi del nostro malandato stivale sanno guardare prepotentemente verso il futuro. Magra consolazione.

martedì 23 marzo 2010

UNA PAGINA BELLISSIMA

Dopo tanta attesa e troppo peregrinare è giunta la tanto attesa riforma sanitaria del sistema americano. Questa pagina importantissima è stata scritta con il sudore di compromessi non facili, con la paura di un salto nel vuoto che avrebbe potuto produrre altro malcontento nelle fauci del mondo. Alla fine l'approvazione è arrivata, con 219 voti favorevoli e 212 contrari. Il Presidente Barack Obama ha annunciato euforico l'enorme peso del traguardo raggiunto: "Questa notte abbiamo risposto alla chiamata della storia. Abbiamo posto una pietra miliare verso la creazione del sogno americano. Siamo capaci di grandi cose." Indubbiamente un punto che al contempo sa essere sia di arrivo che di partenza, rispetto a moltissimi temi trasversalmente oscuri in tempi come questi. Lo stesso Obama ha saputo essere pragmatico e concreto dinnanzi all'enormità del successo: "La riforma non sarà capace di correggere tutti i difetti del nostro sistema sanitario, ma va nella direzione giusta." Da oggi oltre 32milioni di americani potranno avere accesso ad un'assicurazione. Fino a ieri erano tutti impossibilitati ad avere qualsiasi assistenza medica. Da oggi le compagnie private non potranno più permettersi di rifiutare una polizza ai richiedenti che abbiano problemi di salute pregressi. Non si potranno neppure più rifiutare i rimborsi ai malati cronici. Tale riforma colpisce chi ha di più per dare a chi ha di meno o non ha niente. Si tratta di una svolta potente e prepotente, capace di sfondare quel muro di affaristica possessiva e lobbistica costituito dalla società americana. Di pari passo sentire che qui in Italia qualcuno usa la ricerca sanitaria e le cure sul tumore per fini elettorali fa profondamente ed autenticamente incazzare. Sapere che dall'America è partito un vento di cambiamento fa ben sperare. Da oggi, oltre a "Yes we can", si potrà scrivere "Yes we did". Il mondo può creare certezze, l'essere umano è imponente ed importante. Dinnanzi a fatti imponenti come questi è minimo ed al contempo essenziale il ringraziamento verso un Uomo che ha saputo, con i fatti, andare contro una struttura piramidale che per peso economico è rivolta al contrario. Thank you, Barack.

INDIANI E MONDO ATTORNO: FRAMMENTI DI ETERNO RITORNO

Ciascuno di noi, con la sua individualità, si circonda di sentieri di vita che sa rendere sempre più vivi e nitidi grazie alle sue costanti e meravigliose esperienze. Essendo qui per vivere, dobbiamo in primo luogo viverci e consapevolizzarci. Essere protagonisti e costruttori di un mondo importante è un concetto complesso che fa rima con responsabilità, anima e prepotente desiderio di rinnovamento e cambiamento. L'essere umano è, nelle sue più remote fibre, un essere dedito all'interrogazione, alla domanda. Se non inibito è accompagnato in ogni frammento di vita dal sacro fuoco della curiosità, con la quale può costruire ogni volta un nuovo mondo. Costruire un universo intessuto forgiato su valori essenziali, primi fra tutti rispetto e profonda sensibilità. L'essere umano può sbagliarsi, sballarsi ed affogarsi con mille migliaia di strade possibili ed immaginabili. La cosa più importante e che più sottovaluta è, però, quella di poter costruire un mondo sempre nuovo con le sue stesse mani. Può costruire mondi nuovi a parole, può scagliare in cielo nuovi sogni al ritmo di promesse connesse a virtù e coerenza. In mezzo a tutto questo l'essere umano ha il diritto ed il dovere di crescere e crescersi, capendo di volta in volta tutto ciò che può comporre con l'uso straordinario dei suoi gesti e delle sue parole. A consapevolezze come queste gli Indiani d'America c'erano già arrivati, come sempre troppo prima di noi. In qualche frammento di eternità a noi pervenuto sono cristallizzate verità assolute, sopraffine e piene di potenti significati. Sono fermamente convinto che schegge d'infinito come queste dovrebbero essere poste nelle strade, lette spesso alle nuovissime generazioni per far capire ciò che di grande e di positivamente folle può fare la mente umana durante una sola vita. Ne scrivo qualcuna di seguito: "Sii attento mentre parli. Con le tue parole, tu crei il mondo attorno a te." (Detto Navajo) "Prendi il respiro della nuova alba e fanne parte di te. Ti darà la forza." (Hopi) "Che cosa è la vita? E' il brillare di una lucciola nella notte. E' il respiro di un bisonte in inverno. E' la piccola ombra che scivola sull'erba e si perde nel tramonto." (Crowfoot-Piedi Neri) Dinnanzi a prepotenti verità come queste qualsiasi vita si tinge di eternità.

domenica 21 marzo 2010

UNA STORIA COME POCHE: BERLUSCONI, UN CONIGLIO ED UN CILINDRO...

Vederlo entrare in campo e sentirlo parlare ormai pare una comica, un qualcosa di straniante ed alienante. Non si sa se lo faccia apposta, non si sa se qualcuno riesca ancora a credere al suo fumo. Non si sa nulla sul suo conto, ormai è una creatura leggendaria. E' leggendario al punto tale che ogni sua frase è esiliata dai più normali canoni di coerenza, legittimità, impegno. E' concreto come un buco nell'acqua, è pragmatico come un castello di sabbia asciutta. Deve raccontare con fronzoli e pinzillacchere barzellette sempre nuove ad ogni elezione, trasformando l'Italia in una fiera di banalità e superficialità. Inibendo la gente nel rincorrere qualche perchè sul suo conto si sente autorizzato a non fornire mai spiegazioni, giustificazioni od opinioni. Perde di vista la dignità, sa allestire carrozzoni fatti di assurde promesse politiche e di programmi elettorali incentrati solo sulla sua figura. E' diventato, d'improvviso, fatto tutto d'amore. Fatto d'amore mentre un pò più a sinistra c'è solo odio. Attacca tutto e tutti, vede dovunque rosso o quantomeno rossastro. Indagato di qua, inquisito di là ed intercettato dovunque. Ciò che più conta è salvarsi da ogni processo, uscire profondamente pulito con miliardi di possibili prescrizioni. La sinistra non fa niente, è oggettivo. Se il suo metro di giudizio è quello di inseguire leggi per assicurarsi la libertà, è doverosissimo che il centrosinistra rimanga fermo. Si concentra su promesse sempre più pindariche, pronunciando ogni attimo delle fanfaronate pazzesche. L'ultima per triste importanza è quella di voler sconfiggere il cancro nei prossimi tre anni. A mio modestissimo punto di vista, si tratta di un'offesa inappellabile al sistema italiano. Si tratta di un'offesa ignorante ad una ricerca che viene finanziata, a FATTI, con un miserrimo 0,5% del PIL. Si tratta di un atteggiamento populista, demagogico e profondamente indegno al tempo stesso. E' un'offesa a tutti quei ricercatori che, da secoli ormai, si adoperano per cercare faticosamente un rimedio ad uno dei mali di questo secolo. Di punto in bianco, dopo una campagna elettorale per delle regionali, arriva lui a cavalcare come un dissennato un tema troppo scottante per poter essere populisticamente utilizzato. Nel marasma di cifre e sondaggi, ciò che conta è solo LUI. Contano le sue promesse, conta il miraggio a forma di nano che fa rima al nome di Silvio Berlusconi. Contano i suoi occhi oscuri, contano le sue promesse mancate e contano i suoi indici di dittatura morbida, malleabile. L'uniformazione delle menti si plasma attraverso mancate intercettazioni, attraverso accuse a tutto grado nei confronti di una sinistra che non collabora perchè non lo agevola nei suoi loschi ed inenarrabili piani. Gira e rolla il mondo per vendere il suo fumo, facendo promesse da sciamano e vantando consensi da primatista assoluto. Primatista assoluto di panzane, primatista assoluto di egocentrismo. Qualora dovesse riuscire a risolvere il dramma del cancro, farebbe gli interessi di milioni di persone che ogni anno muoiono nel mondo. Ad oggi, questa uscita risuona solamente come immane ed immonda mancanza di tatto e rispetto. Nel marasma elettorale di questi ultimi giorni è andato dovunque, in ogni luogo ed in ogni lago. Da questa campagna elettorale è riuscito anche a tirare fuori cilindri da conigli. Pazzesco, sconvolgente. Fino a dove potrà spingersi l'egoarca?

sabato 20 marzo 2010

20 MARZO 2010: C'ERO ANCHE IO

Ci sono stato pure io a Milano, ci sono stato pure io per dare una voce importante. Ci sono stato pure io per vedere nei visi di giovani e giovanissimi lampi di speranze e sogni che tutti dicono di non avvertire più. Ero lì per sognare, ero lì per credere e rilanciare nella più fervida consapevolezza un nuovo mondo. Sono stato lì per memoria, solidarietà e giustizia. Ho avuto un mondo enorme da imparare, avrò ancora universi interi da esplorare. C'ero per ridere, per commuovermi, c'ero per piangere. Ci sarò ogni giorno di più per onorare appieno la memoria di quanti hanno avuto la damnatio memoriae di andarsene nel più assurdo ed assoluto silenzio. Ci sarò per tutti gli anniversari bruciati, ci sarò per tutte le speranze livide che sento battere nel cuore di un Paese svuotato delle sue certezze. C'ero per celebrare un valore, c'ero per continuare a credere fermamente nel sogno di una terra migliore per le future generazioni. C'ero e vedevo piedi sani muoversi assieme ai miei, capaci di udire il cuore stesso della Terra vibrante sotto ai nostri piedi. C'ero a battere le mani, c'ero timidamente ad intonare slogan od incitare moderatamente. C'ero per vivere, per vivermi e per vivere un sogno fino al mio angolo più piccolo. C'ero nella mia normalità, c'ero nella mie più limitate e piene capacità. C'ero nelle virtù reali e nelle possibilità di gesti collettivi, imponenti e nobili per mobilitare coscienze sorde e sopite. Ho provato a fare del mio meglio per rendere onore ad un ideale, per prestare onere ed onore ad una consapevolezza della quale la società DEVE nutrirsi, nel modo migliore possibile. In mezzo ad imponenti rievocazioni ci sono stato anche io.

venerdì 19 marzo 2010

ACQUA, UN BENE MAI TROPPO PREZIOSO

La Terra ha fame e sete, pianeta morente sotto ai nostri passi non troppo accorti. Non troppo lentamente la stiamo distruggendo, non solo sulla base di pareri od impressioni. Un tragico resoconto arriva dal dossier 'Acqua 2010' di Solidarietà e cooperazione Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale), presentato oggi a Roma anche in occasione dell'approssimarsi della giornata mondiale dell'Acqua prevista per il 22 marzo prossimo. Secondo tale studio il 12% della popolazione mondiale possiede ed usufruisce di circa l'85% delle risorse esistenti. Sono circa 4 miliardi le persone a rischio per insufficienza d'acqua ed oltre 5 milioni quelle che ogni anno muoiono per scarsità d'acqua e mancanza di servizi idrici e sanitari di base. L'acqua è oro blu allo stato puro, appunto. I dati sono tristemente impietosi; sulla base di tale rapporto 1,6 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile ed oltre 2,6 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base. Per malattie connesse alla mancanza di acqua potabile e di impianti idrico-sanitari adeguati ogni giorno muoiono 4900 bambini. Sarà pure una media, sarà pure un calcolo orribilmente statistico. Nonostante tutto, fa davvero molta paura. Le regioni del mondo che ne hanno meno saranno sempre più tendenti all'intraprendere una vera e propria guerra per accaparrarsi l'oro blu. Secondo tale dossier, infatti, l'acqua è anche "un problema di democrazia"; soprattutto nelle regioni che già soffrono per mancanza di infrastrutture è "diventata il nuovo petrolio" e fermo motivo per combattere "nuove guerre". Nella nostra così evoluta Europa il 16% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile; tale silenziosa realtà mai troppo denunciata ha fatto perdere in trent'anni oltre 100 miliardi di Euro. In Italia non stiamo di certo meglio: le condutture perdono circa il 27% dell'acqua prelevata, mentre un terzo degli italiani ha un accesso saltuario e non regolare all'acqua potabile. Si potrebbero fare tanti e tanti altri discorsi attorno ad un bene così prezioso ed essenziale. Nonostante tutto, sarebbero gocce in un mare infinito ed infinitamente sporco.

giovedì 18 marzo 2010

POLMONE VERDE MORENTE: ECCO COME STIAMO UCCIDENDO LA TERRA

Le stragi silenziose delle quali mai si parla sono, purtroppo, moltissime. Prima l'acqua che manca alla stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta Terra, poi le specie animali che diventano giorno dopo giorno sempre più pericolosamente in estinzione. L'essere umano per cose come queste non si allarma quasi mai, salvo che in settimane di ricordo od eventi particolari. Specie animali vengono sequestrate dai loro habitat naturali e torturate per scopi "scientifici", rendendo di fatto l'uomo ladro ed uccisore della mai troppo valide leggi di sopravvivenza e natura. Ciò che conta è urbanizzare senza criterio, possedere sonanti danari ed avere sempre maggior potere su tutto il globo terracqueo. Dinnanzi ai silenzi che l'informazione mondiale ha nei confronti di tematiche come queste sconfortarsi e deprimersi è veramente il minimo. Non si parla più degli impegni presi piuttosto di recente ad un vertice sul clima di rilevanza mondiale, nè si scrive più di alcun malessere che attanaglia questo pianeta. L'allarmismo è cessato, l'elettroencefalogramma delle emergenze pare mai più piatto di adesso. Possiamo ripararci dietro il nostro stesso dito, per non voler vedere l'orrore che pervade la Terra. Oggi più che mai. Andando avanti di questo passo un giorno verrà a mancarci pure l'ossigeno per respirare. Uccidendo il verde ammazziamo lentamente anche noi stessi, senza rendercene pienamente conto. Abbiamo gettato, quasi irreversibilmente, il pianeta in un salto nel vuoto senza precedenti. Abbiamo di fatto costretto l'umanità e le specie animali e vegetali a brancolare perennemente nel buio. Perderci fra le nullità quotidiane un giorno non lontano potrebbe non avere neppure più senso, se non penseremo a salvaguardare il nostro pianeta prima dell'inevitabile tracollo. Nel mondo l'essere umano sa spargere, oggi più che mai, un grido di morte che solo lui pare non poter udire. La Terra sbotta, respira a fatica e diventa sempre più calva, livida, scabrosa. Le allarmi sono infinite, così come infinite sono state tutte le possibilità che abbiamo gettato al vento per rimediare ai nostri troppi sbagli. Nei confronti dell'allarme deforestazione l'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nds) è severissma. Il comportamento dell'essere umano nei confronti delle aree verdi è penoso, profondamente deficitario. Secondo un rapporto risalente a fine 2009, negli ultimi venti anni 250 milioni di ettari di foreste tropicali sono andati distrutti. Sarebbe un pò come se, nel giro di un ventennio, un'area pari ad otto penisole italiche fosse stata disboscata. Si tratta di un dato veramente impressionante. Il contesto entro cui si consuma la deforestazione, però, ci indica che è il Sud del mondo a patirla particolarmente. La scomparsa di alberi, infatti, interessa quasi 13 milioni di ettari l'anno e per l'85% è concentrata nei Paesi tropicali. Ancora una volta è chi a meno o nulla a pagare di più o tutto il conto. L'allarme è imponente, la misura con la quale affrontarla pare non bastare mai. Le foreste pluviali che stanno non troppo lentamente scomparendo sono il vero grande polmone del pianeta. Sono capaci di immagazzinare fino a 200 tonnellate a ettaro di CO2/l'anno, restituendoci quell'ossigeno che ci serve per vivere anche qui, nelle zone industrializzate e mal pensanti. Andando avanti così finiremo con il rovinarci con le nostre stesse mani. Piangersi addosso serve a poco o nulla; non serve neppure indire benedetti vertici sul clima per parlare di emergenze che nei fatti non sono mai abbastanza all'ordine del giorno. Nonostante tutto, basterebbe poco. Salvando un misero ettaro di foresta, infatti, l'uomo potrebbe tagliare l'emissione di 900 tonnellate di anidride carbonica all'anno. Se a ciò aggiungiamo che la deforestazione è profondamente legata non solo all'industrializzazione ma anche all'economia criminale il bilancio si mostra ancora più nero. Fonte: http://www.verdi.it/terra-animali-a-natura/27721-deforestazione-e-traffico-illegale-di-legname-e-allarme-planetario.html

mercoledì 17 marzo 2010

CULTURA, CASUALITA' E FINANZIAMENTI NECESSARI: QUANDO IL FUTURO NON E' CONSIDERATO

La cultura è il solo vizio necessario all'essere umano per differenziarsi dall'essere un becero e casuale accidente nell'Universo. Fare cultura, in uno Stato normale, non dovrebbe essere un lusso ma una ferma necessità. I pilastri essenziali su cui costruire e fare cultura si delineano su binari precisi, forti e ben definiti. Ciò che è certo è che un paese degno di una Cultura maiuscola ha bisogno di fondi altrettanto ingenti sui quali costruire progetti a medio-lungo termine. Ciò che è altrettanto più sicuro è che, ovviamente, in Italia le cose vanno completamente al contrario rispetto a come potrebbero andare. Le compagnie teatrali e gli uomini di cultura nella nostra terra sono costretti a navigare a vista. Al Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo, sono state riservate per l'ennesimo anno le ennesime briciole. Altrove si investe in cultura, qui ci fermiamo ad un misero 0,30% del Pil nazionale. Grazie a politiche come queste il Futuro di un paese affoga: ricercatori che ridimensionano i propri progetti, associazioni ed enti culturali che rivedono programmi ed organici. Si è quasi arrivati alla canna del gas, soprattutto dal punto di vista dei finanziamenti. Le previsioni per quest'anno parlano di soli 410 milioni di Euro per muovere le proposte culturali dell'intero stivale italico. L'impegno preso in prima istanza dal Ministro Sandro Bondi è stato quello di incrementare ulteriormente il fondo cultura con altri 50 milioni di Euro da strappare alla Presidenza del Consiglio. Visti i tempi, pare una missione assolutamente impossibile. In tal caso si arriverebbe al magro assegno di 460 milioni di Euro. Pensare che spostare da un luogo all'altro un evento internazionale è costato "solo" 500 milioni di Euro, fa un certo effetto. Ciò che sembra certo è che, a conti fatti, in questo Stato la cultura sembra inutile. Si guarda ai trionfi di banalità televisiva ed a nient'altro. Si guarda ai reality, ai bottini di dementi e pezzenti che infestano i teleschermi con risse ed offese all'ordine del giorno. Sotto quest'ottica si potrebbero fare moltissimi progetti di cultura anche a costo zero. Condizionale d'obbligo, dato che forse fa comodo limitare e limare il fondo di consapevolezza di ogni essere umano. Se per un qualche errore si fossero mantenuti i livelli di Fus del 198, a quest'ora i finanziamenti virtuali potrebbero ammontare ad oltre 1,2 miliardi di Euro. Una cifra imponente e dirompente rispetto alla minimalità riservata nel 2010. D'altronde, le verità sulla cultura sono brevi ed essenziali al tempo stesso: "Ciò che è la cultura per un blocco di marmo, è l'educazione per un'anima umana." (Joseph Addison)

martedì 16 marzo 2010

BALENE: RIMEDI ED EROI AD UNA STRAGE SILENZIOSA E PREPOTENTE

Se ne stanno spiaggiando troppe, in questi ultimi tempi. Animali bellissimi, solo apparentemente goffi e pesanti. Nell'acqua si trasformano, diventando creature virtuose di un universo marittimo, vivo e presente. Ogni tanto riemergono dall'acqua con spruzzi d'acqua salutari e segnalatori di vita. Questi animali stupendi sono le balene; esseri sottovalutati ma stupendi. Possono essere enormi, arrivando addirittura a sfiorare i 27 metri. Possono pesare anche 80/90 tonnellate, possono fare anche paura. Nonostante tutto, sono animali buoni ed innocui. Si spiaggiano, perdendo spesso la strada. In questo ultimo periodo ne sono morte moltissime, non solo per opera dello spietato essere umano. L'animale uomo è stato nella storia davvero crudele ed orribile con queste maestose padrone del mare, così come con tanti altri abitanti di questo piccolo pianeta. La Commissione baleniera Internazionale ha stimato che dal 1986 ad oggi ne siano state uccise oltre 30mila. Sono cifre spaventose, incredibili e pazzesche. Cifre che, purtroppo, danno ennesima conferma sull'anima non troppo limpida di certi pessimi individui. Ne vengono uccise, secondo un'orribile ed ingiusta media, oltre tre al giorno. Per accorgersene è sufficiente fare un calcolo come il seguente: 30000 / (365*24) = 3,43 Balene/Giorno Siamo dinnanzi all'ennesima strage silenziosa, in questo impietoso marasma di eventi. Si potrebbe provare a stare in silenzio, si potrebbe provare a non gridare il dolore che questi animali non riescono ad esprimere con parole che noi possiamo capire. Si potrebbero fare tante cose. Ciò che colpisce è che molte delle balene vengono rapite dal loro habitat naturale per poter essere studiate da una presunta "ricerca scientifica". Tale quantità ammonterebbe a circa 15mila esemplari, secondo alcune ricerche. Migliaia di animali rubati all'ecosistema per poter essere studiati ed analizzati, secondo chissà quale balzana logica. Se logica o normalità ci fossero, basterebbe semplicemente spiegarlo. Nonostante tutto, c'è qualcuno che ribadisce a gran voce che si possono studiare le balene senza sequestrarle od ucciderle. Dall'Australia giunge infatti un fervido e prepotente grido di novità prepotente ed importante. Un gruppo di ricercatori australiani, francesi e neozelandesi, dopo una spedizione nell'Antartide, dice che e' inutile uccidere le balene per fare presunta "ricerca scientifica". Il solo Giappone ne uccide ogni anno circa mille per presunti scopi di scienza. Questa e molte altre sono stragi inutili. I ricercatori, per dimostrare la validità delle loro idee, hanno trascorso 6 settimane nei mari antartici. Settimane di studio, di analisi e di ricerca su questi splendidi animali lasciati nel loro habitat naturale. In questa campagna di ricerca gli studiosi hanno utilizzato tecniche non letali per studiare i grandi cetacei. Questa prima esperienza fa parte di una prima spedizione in un programma di 5 anni, proposto dal governo laburista australiano. Sono rimasti a contatto con le balene, facendo su di loro ricerche in habitat naturali senza quindi nè rovinare e nè prevaricare l'ecosistema che si bilancia su valori essenziali quali rispetto ed amore per la natura. Come sempre in questo mondo mal indirizzato, le gesta di certi prepotenti eroi restano per troppo tempo inascoltate. Meriterebbero ben altro spazio e ben altre ricompense per le loro gesta. In primo luogo, se solo potessi, vorrei regalare a tutti loro un mondo migliore. In secondo luogo, dal mio reale microscopico, li ringrazio profondamente, tutti quanti. Grazie a tutti loro, infatti, il mondo conserva ancora oggi qualche traccia di armonico e prepotente Rock. Grazie.

lunedì 15 marzo 2010

GIOCO DI RUOLO: ITALIA 2010

Ospite alla festa per i novant'anni di Don Verzè, Silvio Berlusconi non ha lesinato neppure questa volta battute e riprese sull'attuale situazione italiana. Siamo immersi in un'atmosfera piena e stracolma di veleni, dove il suo partito dell'amore lotta strenuamente contro un partito dell'odio e della finzione. Da un pò di tempo, grazie al suo aiuto, l'Italia è diventata uno stupendo gioco di ruolo. Ciascun italiano gioca la sua parte, stando attento a non vedere azzerati i suoi life-points. Per fare esperienza lotta contro mostri di ogni genere, dalla crisi economica alla corruzione dilagante. Le armi a sua disposizione sono pochissime, ma tremendamente efficaci a detta del supremo programmatore: l'ottimismo e la scheda elettorale per trasmettere quell'amore di cui il paese ha tanto bisogno. Su questi binari si articola una trama che mai più semplice di così sarebbe dovuta essere. Stretti fra tutti questi ostacoli gli italiani dibattono e combattono, quasi quotidianamente. Vedono ridotto il loro portafoglio ai minimi storici, eppure continuano a combattere. Lottano, lottano e lottano ancora con l'ottimismo e la scheda elettorale fra le mani. I loro figli sono senza futuro mentre nei più alti luoghi il supremo programmatore medita su come arrivare sano e salvo alla fine di ogni prescrizione. Mentre tutta l'Italia stringe i denti, il supremo si arricchisce di anno in anno. Se nel 2008 aveva dichiarato circa 14milioni di Euro, al 2009 è passato ad oltre 23milioni. Ha conseguito un aumento di reddito di quasi 10milioni di Euro, in barba a tutti quegli italiani che ogni tanto si preoccupa di consolare e rassicurare. Il reddito di tutti cala, mentre il suo cresce esponenzialmente e vistosamente. Fa anche questo parte del gioco di ruolo Italia 2010. Sarà forse un semplice difetto di programmazione? Si attendono spiegazioni. Nel gioco di ruolo Italia nessuno potrà mai considerarsi salvo od esente da difficoltà. Costruirsi un futuro è impossibile, in quanto ha una trama che ha troppi intrecci per poter permettere ad ogni italiano di guardare oltre il proprio naso. Ciò che conta è guadagnare per pochi e stringere i denti per troppi altri, sempre più in difficoltà e allo stremo. A ciò aggiungiamo anche la necessità che il supremo programmatore ha di vivere in eterno, superando addirittura il traguardo dei 150 anni. Sembrerebbe fantasia od incubo che scriver si voglia; nonostante tutto, in questo Paese è tristemente realtà.

domenica 14 marzo 2010

LA DIMENSIONE DELL'ITALIA

Pensare a come noi italiani ci vediamo e pensare a come gli altri abitanti del pianeta Terra ci vedono è cosa, oggi come oggi, davvero troppo complicata, surreale e forse anche paradossale. Giusto l'11 marzo scorso il giornale "The Economist" riportava quanto segue: "Cosa fai se ti ritrovi nei guai per non aver rispettato le regole? Se ti chiami Silvio Berlusconi cambi le regole. Il decreto salvaliste è l'ennesimo esempio del disprezzo del premier italiano per la legge." All'estero molti ci vedono forse come fautori del successo di un uomo che vuole sovvertire l'ordine pubblico. La pensano allo stesso modo Silvia ed Emanuele, rispettivamente addetta a relazioni di Cooperazione Internazionale ed insegnante. Presenti ieri alla giornata di protesta positiva e propositiva indetta dal Centrosinistra hanno rappresentato perfettamente l'incarnazione di questa secolare anomalia italiana: "Quando andiamo all'estero ci sentiamo in imbarazzo. Tutti definiscono il premier un burlone." Ci sta governando un burlone; siamo vittime degli scherzi continui e delle battutacce di un satiro che va ovunque e dovunque a vendere il suo fumo. Parla e straparla, alterando la nitida realtà che ciascuno di noi potrebbe vedere dinnanzi ai suoi occhi. Nella nostra Italia chi è più vecchio cerca di combattere la disaffezione della collettività, mentre chi è più giovane è disilluso e tragicamente spesso inibito. I sopravvissuti allo stordimento sono prepotentemente demotivati. Ne è convinta anche Marika, studentessa di ingegneria 21enne: "A volte fatico ad essere ottimista. Il potere mediatico del premier offusca la lucidità delle persone." Chiara è invece una studentessa 23enne in biotecnologie mediche: "Basta alle falsità e agli imbrogli di potere. Basta ad un governo che ci sta togliendo il futuro." Ci stiamo ridefinendo come Paese senza futuro, composto da fibre malandate e malsane. Nonostante tutto, il pragmatismo dell'età nelle fibre di uno Stato costruito su democrazia e lavoro non tarda a manifestarsi: "Il vero pericolo è nella disaffezione della gente verso la politica. Dobbiamo sostenere l'opposizione." Una politica pericolante e non credibile non può più essere la dimensione di cui ha bisogno l'Italia. Fra poco le scuole pubbliche avranno bisogno di sponsor per potersi reggere in piedi, fra poco diventerà legale e legittimo non farsi processare. E' diventato normale auto-assolversi dinnanzi a schermi televisivi ed interviste telefoniche. E' diventato normale non avere più moralità, è diventato normale spendere e spandere parole importanti senza spargere sostanza. Chi è esperto nelle relazioni e nello studio delle dimensioni umane non perde occasione per far palesare il disagio e l'anormalità che regnano sovrane. Nello specifico mi riferisco a Giulio, sociologo 45enne: "E' l'ora di svegliarci, non c'è ancora abbastanza indignazione. Per fortuna le istituzioni sono salde." Se viene fatta tacere l'indignazione che già esiste, il seme essenziale per il cambiamento e la consapevolezza nelle masse non fiorirà mai. Si vedono spesso anziani con occhi sgranati e mani livide affidare il cambiamento a chi ha meno primavere di loro sulle spalle, lanciando giustamente e limpidamente grida di aiuto con fieri "Ora tocca a voi." Tocca a noi, dunque. Tocca a noi dare fibra e forza al cambiamento, toccherà a noi non far smarrire definitivamente la bussola a questa Italia bistrattata. Toccherà forse a noi, pian piano, ridare forma e consistenza al nostro futuro. Lo cantano anche i Nomadi in una canzone stupenda, intitolata appunto "La Dimensione": "[...]Certi giorni c’è qualcosa nell’aria di più Che mi accende un po’ il sorriso e so Ch’è una dimensione di quel che vedo e sento La vita che mi arriva nella vene come un canto E ho la dimensione di quel che vedo e sento. [...]" La vita DEVE tornare nelle vene italiane come un canto, neppure troppo silenziose.

sabato 13 marzo 2010

PAESE PLASMATO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Sapere dopo ieri che il Presidente del Consiglio è stato indagato per qualche cosa d'altro contribuisce a rendere ancora più manifesta e triste la precaria condizione di questo Paese. Guarda caso, è emerso ancora una volta tutto da quel sistema di controllo e sicurezza che lui vuole eliminare. Sono state vagliate intercettazioni fatte dai militari della Guardia di Finanza del nucleo di Polizia Tributaria di Bari, nelle quali lo psiconano assoldava Agcom e Tg1 per la messa in opera delle sue volontà di silenziamento ed occultamento di verità. Nello specifico cercò di imporsi sul direttore del Tg1 Augusto Minzolini, imponendo lui pressioni ed opinioni veicolate su temi per il Paese tristemente noti. Cercò anche di flirtare con il Presidente dell'Agcom Giancarlo Innocenzi. Sia premesso che l'Agcom dovrebbe essere l'ente di garanzia delle telecomunicazioni, per l'appunto. Condizionale d'obbligo, dato l'uso ad-personam di questa ennesima istituzione. Innocenzi è, guarda caso, proprio un altro ex-deputato del Pdl. Voleva imporre lui la messa sotto scacco di "Annozero" e "Parla con me", imponendo rigidi vincoli a Michele Santoro e Serena Dandini. Sarà indagato molto probabilmente per concussione, oltrechè per i tanti altri processi a suo carico che finiranno fra prescrizioni e leggi ad-personam appositamente architettate. Le pensate non finiranno mai, neppure dinnanzi agli ennesimi attacchi alla Sinistra ed ai Giudici comunisti. Critica e vuole controllare, tutto e tutti. Siamo in una situazione paradossale, ampliamente resocontata e definita da Giorgio Bocca nel suo ultimo libro "Annus horribilis". Siamo in una fase di morbido autoritarismo, nella quale l'italiano medio non si preoccupa più di andare in profondità a spinose questioni. Si pensi a qualsivoglia esempio possibile, come ad esempio la campagna elettorale strutturata non su programmi di mandato ma su attacchi ed osannamenti alla sua persona. E' impensabile per un elettore di centrodestra non pensare a lui dentro la cabina elettorale. Lui deve essere, morbidamente ma non troppo, il pensiero fisso di ogni votante. Si dominerà la situazione solo quando tutta Italia sarà convinta al 101% che lui è il puro e che tutto il resto del sistema Italia è marcio. Ama nascondersi, palesare i suoi difetti e farsene beffe dinnanzi al mondo. Ha legalizzato il falso in bilancio, i condoni edilizi; ha scaraventato in faccia all'Italia figure patetiche dinnanzi al mondo, fregandosene della morale comune e dell'Amor di Patria. E' una figura sicuramente fenomenale, in moltissime delle sue sfaccettature. Voleva limare e limitare le pluralità, ci sta riuscendo. Voleva governare per non finire divorato dai debiti e dalla galera: c'è riuscito. Voleva portare certi tratti del suo carattere ad essere osannati ed apprezzati dall'Italia e c'è riuscito, strutturando ad hoc programmi televisivi e sistemi di paese capaci di indementire la collettività. Non fa scandalo neppure l'ennesimo, palese, tentativo di silenziare il Sistema. Siamo costretti a far muovere un Paese in funzione sua, quando dall'inizio del 2010 siamo ancora più in ginocchio di ogni più fervida previsione. Deve salvarsi dalla galera, deve essere eroe e martire della libertà al tempo stesso. E' assolutamente incapace di dare alle parole il loro vero significato, ridicolizzando concetti d'essenza quali Costituzione, uguaglianza, moralità, rispetto e democrazia fra le troppe. Critica l'Agcom per la mancata censura su Santoro e Dandini affermando fin troppo limpidamente: "Non riuscite a fermare Santoro e la Dandini [...] l'intera Agcom dovrebbe dimettersi [...]" Invoca la piazza del 20 marzo e reclama al contempo disgrazie e sventure proclamate solo contro la sua figura, accennando continuamente a "strategia della tensione" e "persecuzione giudiziaria". Afferma di essere il miglior Presidente della Storia d'Italia e poi riduce al lumicino le vampate di vita del Paese. Siamo distrutti e disfatti mentre siamo costretti a parlare SEMPRE e SOLO di lui. Si potesse parlare di lui guardandolo dietro le sbarre o sotto processo, forse sarebbe meglio.

venerdì 12 marzo 2010

SGUARDI D'ETERNITA' ED IMMORTALITA' DAI NATIVI AMERICANI

I nativi americani sono stati da moltissimi punti di vista un popolo speciale, forse quasi unico in tutta la panoramica che la Storia mondiale ricordi. Contemplavano un assieme di idee particolarissime ed uniche sul mondo, sull'irrazionale, su quel "Grande Spirito" che deve plasmare e regolare appieno tutte le dinamiche del mondo. In pace con i popoli e con l'universo intero vedevano nel resto delle specie vegetali ed animali creature da proteggere e con le quali interloquire profondamente. Consapevoli della precarietà del sistema nel quale si muovevano, erano perennemente alla ricerca di un centro di gravità e rispetto permanente sul quale imperniare la loro solidale ed universocentrica visione del mondo. Filosofi ed uomini consapevoli di poter con semplicità guardare oltre le apparenze, vennero trucidati e sterminati dai sopraggiunti colonizzatori americani. Connessi intimamente alla natura e all'universalità nella quale erano soliti immergersi, sapevano scrutare con occhio indagatore ma accomodante l'universo sconosciuto. Furono degni di considerazione e stupendo ricordo, fino ai tempi moderni. Fra i tanti tesori pervenuti a noi, ricordiamo canti e preghiere fatte alla Madre Terra ed al Grande Spirito che andavano, giorno dopo giorno, cercando ovunque. Una preghiera specialissima è di matrice sembra anonima, appartenuta ad un nativo americano, che riporto di seguito: "CON LE MANI PULITE O Grande Spirito, la cui voce odo nei venti e il cui alito dà vita al mondo, ascoltami! Fammi camminare nella bellezza, fa' che i miei occhi sempre contemplino il rosso ed il viola del tramonto. Che le mie mani rispettino le cose che hai creato e il mio udito si affinì per ascoltare la tua voce. Fammi comprendere gli insegnamenti che hai celato in ogni foglia e in ogni pietra. Cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello, ma per combattere il mio peggiore avversario: me stesso. Fa' che io sia sempre pronto a venire a te con mani pulite e sguardo diritto. Così quando la vita svanisce, come svanisce il tramonto, il mio spirito potrà venire a te senza vergogna."

mercoledì 10 marzo 2010

FRA ROBOTICA E GIORNALISMO, QUANDO LA TECNOLOGIA NON SI FA ATTENDERE

Sul fatto che la ricerca e la scienza non abbiano ancora completamente scoperto i loro limiti non c'è proprio niente da dire; sul fatto che si stiano compiendo passi enormi giorno per giorno non c'è altrettanto nulla da obiettare. Scienza e tecnologia al servizio dell'uomo, alle volte anche per raggiungere risultati che fanno sorridere. Negli Usa è nato il primo robot capace di fare il giornalista. E' stato progettato e costruito ad Evanston, nei pressi di Chicago. Architettato in un laboratorio di intelligenza artificiale della Northwestern University, Infolab, è capace di scrivere e redigere articoli completi sul baseball firmandosi "The Machine". Un passo importante è quindi stato compiuto per l'intelligenza artificiale e per la robotica più in generale. Non saranno più solo catene cinematiche controllate od in movimento, ma potranno addirittura diventare esseri meccanici pensanti o quantomeno tendenti al pensiero autonomo. Il programma capace di dargli vita e pensiero indipendente sugli articoli di baseball è stato chiamato "Stats Monkey". E' stato creato e poi messo in opera da due professori di intelligenza artificiale, un giornalista ed un ingegnere informatico. La tecnologia compie passi in avanti enormi. Alla luce di certi giornalisti che abbiamo in Italia, non solo in campo sportivo, proporrei di acquistare una bella fornitura di colleghi robotici e, forse, anche roboticamente imparziali ed analitici nell'esposizione dei fatti.

martedì 9 marzo 2010

FILOSOFIA MECCANICA E POLITICA, NON SONO POI COSI' LONTANE...

Nel caos moderno sulla politica, sui comportameni assurdi e pietosi che sono capaci di compiere certi dirigenti non segue più una dovuta indignazione di massa che sappia screditarli definitivamente dinnanzi ad un Paese intero. La radice di ciò risiede forse nel fatto che il sistema che l'uomo dovrebbe controllare è diventato troppo grande e troppo largo per poter essere controllato. Il riscontro che si ottiene è in breve quello di un elettorato che si vede dei leader politici eletti al Governo per una serie di disgrazie che non riescono a spiegare mai. Si è smarrita la concezione di un uomo capace di essere colonna di un Sistema con una scheda elettorale in mano, di gran lunga superiore a quel sistemino che certi leader politici vogliono spacciare per Governo del Fare. C'è un popolo che attacca e che è capace di confondere le offese con la libertà, l'amore con le continue provocazioni. C'è un Paese che di pari passo non si è accorto di essere non troppo lentamente precipitato in un fumetto. Siamo una burla e siamo troppo inibiti per potercene accorgere. La morale, alla fine dei conti, pare essere questa. Ne era convinto fermamente l'appena defunto Alberto Ronchey: "Raccontare ai giornalisti stranieri la politica culturale italiana non è semplice. Bisogna prima di tutto cercare di non ridere." Non aveva torto, specificatamente al fatto che politica e cultura qui sembrano marciare separate fin dalla nascita. C'è la politica e c'è il sistema uomo, da lasciare rigorosamente separati l'uno dall'altro. Tuttavia, per poter cambiare le cose, l'uno deve entrare dentro l'altro. Qualcuno deve poter riuscire a decodificare il criptato sistema, per poi romperlo e concedere il palco della Vita ai reali bisogni della società morente. Si parla di un Grande Fratello finito e non si menzionano mai tutti quegli orrendi reality show che si consumano fra realtà e disoccupazioni quotidiane. Ci si potrebbe pure piangere addosso. Alle volte pare che si debba usare troppa forza per poter migliorare il mondo. Ciascuno potrebbe riuscire a diventare meccanico del mondo, per migliorarlo e cambiarlo di conseguenza. La filosofia meccanica si basa su pochissime leggi fondamentali che devono rimanere assolutamente fisse: a) leggi determinabili con precisione analitica ed imprescindibile; b) numero ridotto di leggi per comprendere il significato dell'Universo; c) natura e mondo devono essere manifestazioni di materia governata da leggi appositamente predeterminate. In uno Stato di diritto come il nostro si è perso nel tempo il metodo sperimentale del fare politica, confondendo qualsiasi cosa con demagogia, populismo e propaganda politica. Arriviamo così in una terra allo stremo, dove il lungo termine riesce a presentarsi come miraggio irraggiungibile. Ci è impossibile elaborare progetti, ci è impossibile elaborare sogni e porci obiettivi di lungo raggio. Tutto ciò perchè ci siamo persi in una miriade di leggi assurde, oscene ed inadatte a governare un sistema come il nostro. Ci siamo macchiati di colpe troppo grandi, prima fra le quali quella di aver costruito un sistema idiota-centrista, a svantaggio di quello antropocentrista e più conveniente che ci permetteva di capire i reali bisogni del mondo. Non ascoltiamo più il pianeta Terra, i suoi bisogni e le sue esigenze. Non ci ascoltiamo neppure più, presi come siamo a brancolare nel buio e muoverci nella miriade di ostacoli che ci mettono davanti. Incapaci di pensare, siamo costretti a vivere brancolando. Questa è parte della società che non abbiamo più la forza di far emergere. Diamo voce alla nostra rabbia: è il solo modo per ricavare una legge a dimensione d'uomo che ci riporti a testa alta dinnanzi al nostro universo.