mercoledì 29 luglio 2015

FRA ESSERE UMANO E PUBBLICITARIE (IN)CERTEZZE...


"[...] La pubblicità unisce sempre l'inutile al dilettevole. [...]" 
(E.Flaiano, att.)

"[...] La pubblicità ha il compito di pareggiare il nostro bisogno di merci con il bisogno delle merci di essere consumate. I suoi inviti sono esplicite richieste a rinunciare agli oggetti che [...] possediamo, e che magari [...] svolgono un buon servizio, perché altri nel frattempo ne sono sopraggiunti, altri che 'non si può non avere'. [...]"
(U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

martedì 28 luglio 2015

PERDERSI PER (CERCARE DI) RITROVARSI, FRA VOLTI E MASCHERE...


"[...] Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita 
incontrerai tante maschere e pochi volti. [...]" 
(L.Pirandello, Uno, nessuno e centomilaatt.)

domenica 26 luglio 2015

CERCANDO PIANETI SIMILI ALLA TERRA...IN UN UNIVERSO STERMINATO E COMPLICATO

Quanti pianeti potrebbero esserci nell'Universo intero simili alla Terra?
Siamo davvero dispersi ed isolati su una piccol(issim)a astronave o c'è qualche altro luogo che potrebbe essere teoricamente abitabile e vivibile da parte della specie umana e/o anche da altre specie ad oggi non ancora conosciute?
La grandezza estrema del nostro Universo potrebbe finire per qualificare l'umanità come una sorta di estrema appendice, qualificandola in una posizione dalla quale potrebbe essere possibile studiare l'Universo senza però potersi spostare per grandi 'tratte'.
Su alcune domande simili a queste e su alcuni temi vicini a quelli affrontati l'umanità può venire periodicamente 'chiamata' a ragionare, anche in virtù di quei desideri di scoperta e curiosità che ne hanno contraddistinto per molti tratti sia l'operare che l'incedere in molte epoche storiche.
Quali caratteristiche dovrebbe soddisfare un eventuale pianeta, simile magari a quelli scoperti od individuati nell'intero Universo fino ad ora, per essere consapevolmente definito come assimilabile al pianeta Terra? A questa domanda è possibile ricondursi, tenendo presenti ed esaminando specialmente le cronache recenti che hanno inquadrato la possibilità di scoperta di un altro pianeta simile a quello terrestre.
Nel rispondere a questa domanda è possibile ricondursi a quanto descritto dall'astrofisico e ricercatore Amedeo Balbi, internamente all'articolo "Bella scoperta" pubblicato sul sito de Il Post.
Secondo l'autore, infatti, l'aver identificato un pianeta simile alla Terra non dovrebbe trarre in inganno riguardo alla natura dello stesso fatto trovato. Citando l'articolo in questione, è infatti possibile affermare quanto riportato nel seguito:

"[...] cosa rende la Terra la Terra? [...] il fatto di trovarsi a una distanza dal Sole tale da non essere né troppo calda né troppo fredda [...] nella cosiddetta 'zona abitabile' [...] che [...] per gli astrofisici implica solo la possibilità che l’acqua possa trovarsi allo stato liquido alla pressione della nostra atmosfera [...]. Poi le sue dimensioni, la sua massa, un’atmosfera con una certa composizione e pressione, e tutta una serie di altri fattori secondari [...] un’orbita non troppo eccentrica, un asse di rotazione stabile, la presenza di un campo magnetico [...]"
(Fonte: Bella scoperta, A.Balbi, Il Post)

Alterando uno qualunque di questi fattori, seppur citati in condizioni estremamente semplificate, ciò che è definibile come pianeta Terra smetterebbe di esserlo quasi sicuramente.
Non sembrano bastare dunque le semplici dimensioni a rendere la Terra quel che è, sia in termini fisici che sostanziali; vi è nel sistema solare un pianeta che solo dimensionalmente le somiglia molto, seppur essendo sostanzialmente inospitale in termini reali ed impossibilitato ad ospitare la vita nella versione conosciuta e familiare per l'essere umano. Tale pianeta è Venere, le cui condizioni reali sono da sempre rilevate come assai inospitali con temperature che possono superare i 400°C.
La ricerca di pianeti simili alla Terra sembra quindi essere una questione da affiancare, contemporaneamente, alla ricerca di pianeti idonei ad ospitare la vita quale è quella abitualmente intesa per la specie umana. Tale discorso risulta essere chiarificato in maniera completa dallo stesso Amedeo Balbi nell'articolo già citato in precedenza:

"[...] la ricerca di un pianeta con caratteristiche simili al nostro è un processo che dovrà avvenire per gradi [...]. Nel caso del pianeta annunciato da Kepler, conosciamo il raggio (simile a quello terrestre) e sappiamo che si trova alla 'giusta' distanza dalla stella [...]. Manca tutto il resto [...]"
(Fonte: Bella scoperta, A.Balbi, Il Post)

Servirà quindi conoscere una lunga serie di parametri e condizioni specifiche per inquadrare un pianeta capace di avere condizioni di abitabilità e vita in tutto e per tutto identiche a quelle esplicative della nostra piccola e sperduta astronave Terra.
La perfetta conoscenza dell'atmosfera dovrà essere una condizione essenziale per determinare le probabilità di esistenza di vita o no, similmente a quanto esplicato dall'articolo "Perché Kepler-452b non è (ancora) il gemello della Terra", pubblicato da Anna Lisa Bonfranceschi sul sito di Wired.
Nel rispondere a questa questione, infatti, risulta prioritario cercare di fare luce piena o almeno maggiore rispetto allo status quo attuale su una serie di parametri quali quelli riportati nel seguito:


  • Densità caratteristica;
  • Forza di gravità esistente;
  • Natura e caratteristiche dell'atmosfera;
  • Valori abituali di pressione planetaria;
  • Eventuali fattori che potrebbero comprometterne l'eventuale abitabilità.
Si aprirebbero poi eventuali dispute legate alla presenza o meno di acqua, condizione essenziale e prioritaria per l'innesco di possibilità tanto estremamente future quanto largamente futuribili per l'innesco di condizioni favorevoli alla vita umana. 
Dagli elementi emersi sino ad ora è possibile definire, dunque, una lunghissima serie di fattori che possono rendere solo potenziale la presenza effettiva di pianeti simili alla Terra in cui possano essere presenti forme di vita. Quali sono i passi che la scienza è solita compiere per (cercare/sperare di) individuare pianeti simili al nostro nella sterminata grandezza di un Universo ancora largamente sconosciuto? A questa domanda può rispondere il più sinteticamente possibile l'articolo "C'è vita? Ci andremo mai? 13 domande e risposte su Kepler 452b, l'altra Terra scoperta dalla Nasa" pubblicato sul sito internet del quotidiano La Stampa
Se ne riporta, a tal proposito, un frammento nel seguito:

"[...] Come si fa a capire che si è scoperto davvero un pianeta extrasolare?  

Con tecniche fotometriche e spettroscopiche assai sofisticate. Questi apparati vengono puntati verso una stella, tra le molte della regioni galattiche che si intende esplorare; quando uno di questi corpi passa davanti alla stella [...] è già la prova importante che il pianeta esiste. Poi, ulteriori e dettagliate analisi da parte degli scienziati a Terra, ne danno conferma o meno. [...]"
(Fonte: C'è vita? Ci andremo mai?, A. Lo Campo, La Stampa)

L'altro passo importante per la ricerca di pianeti simili alla nostra piccola astronave Terra riguarderà, appunto, la possibilità di svolgere analisi approfondite riguardo ad una questione che un domani ancora remoto potrebbe rivelarsi di sostanziale importanza per l'intero pianeta Terra. 

Per saperne di più: 

"Bella scoperta", A.Balbi, Il Post
(http://www.ilpost.it/amedeobalbi/2015/07/23/pianeta-terra-kepler/)

"Perché Kepler-452b non è (ancora) il gemello della Terra", A.L.Bonfranceschi, Wired.it
(http://www.wired.it/scienza/spazio/2015/07/24/perche-kepler-452b-non-gemello-terra/)

"C'è vita? Ci andremo mai? 13 domande e risposte su Kepler 452b, l'altra Terra scoperta dalla Nasa", A.Lo Campo, La Stampa
(http://www.lastampa.it/2015/07/24/scienza/c-vita-ci-andremo-mai-domande-e-risposte-sullaltra-terra-scoperta-dal-satellite-della-nasa-eK2BRceHCdbbtXnS9Kv2eL/pagina.html)



venerdì 24 luglio 2015

FRA TEMPO ED EMOZIONI, IN MUSICA...


"[...] L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. 
Così il tempo presente. [...]"
(L. Da Vinci, Codice Trivulziano, att.)


mercoledì 22 luglio 2015

FRA SCRITTURA E PARTENZE, PER CITAZIONI...

"[...] L'arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s'accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla. [...]" (I.Calvino, Il cavaliere inesistente, cit.)



domenica 19 luglio 2015

"NOTIZIE CHE NON LO ERANO", COME EVITARE LA CATTIVA INFORMAZIONE?

Quanto peso può rivestire l'informazione in un contesto complesso ed intriso di problemi socio-economici di rilevante impronta quale è, ad esempio, quello italiano?
Quali potrebbero essere i doveri di chi cerca di attuare correttamente il mestiere di informare, raccontando e diffondendo notizie le cui dosi di inaffidabilità dovrebbero essere il più possibile contenute e ridotte? Quali passi sbagliati può (far) compiere chi, contravvenendo al proprio ruolo, finisce per disinformare e quindi depauperare una società delle proprie opportunità di conoscenza e consapevolezza di ciò che accade?
Anche a queste domande cerca di rispondere il libro "Notizie che non lo erano - Perché certe storie sono troppo belle per essere vere", scritto da Luca Sofri ed edito da Rizzoli.
Le finalità dell'opera risultano essere estremamente chiare sin dalle prime righe:

"[...] Se il nostro Paese fosse proprio come ce lo raccontano i giornali, l'Italia sarebbe un posto molto più strano di quanto già non si creda. Infatti, stando a quello che negli ultimi anni hanno affermato le più rinomate fonti di informazione, gli italiani dovrebbero essere un popolo composto da una marea di analfabeti (sei milioni), da un esercito di persone sotto ipnosi a fini terapeutici (otto milioni) e da una sorprendente percentuale di donne ossessionate dall'idea di portarsi a letto un arbitro. Non serve avere un gran fiuto per rendersi conto che si tratta di invenzioni. [...]
Eppure queste storie, insieme a tante altre altrettanto inventate, sono state spacciate per vere da testate che dovrebbero avere la nostra fiducia. Con l'arrivo di internet, i giornalisti di tutto il mondo si sono dovuti abituare al confronto con lettori che possono mettere in dubbio, contestare o [...] smentire le loro affermazioni. Il mito del web come fucina di leggende metropolitane va ribaltato: oggi la rete testa la veridicità delle notizie, mentre i falsi giornalistici sono quasi sempre il risultato di errori o leggerezze compiuti dai media tradizionali, che hanno ormai rinunciato al ruolo di filtro e alla propria funzione di controllo. [...]"

Il compito più grande ed importante di giornalismo ed informazione dovrebbe quindi essere quello di costruire e definire un percorso attento con il quale (cercare di) educare la società, adoperandosi per migliorare consapevolezze e percezioni dei cittadini nei confronti della stessa res publica.
Quando questo compito non viene svolto in maniera esaustiva ed esauriente, quali sono le fasce della società a farne per prime le spese? La risposta a questa domanda può coincidere con la forte diffusione di una società profondamente inconsapevole di molt(issim)i drammi che la riguardano, finendo implicitamente per dimenticarli o sminuirli:

"[...] Le notizie false corrono più veloci di quelle vere. 
Mentre carta stampata e web si screditano a vicenda, la pratica del giornalismo diventa sempre più complessa e indefinita. Di chi possiamo ancora fidarci? [...]"

La descrizione e la definizione di certi metodi per fare informazione sono argomenti strutturabili cercando di rispondere il più consapevolmente possibile a certe tematiche di fondo:

  • Studio delle modalità di produzione ed 'arrivo' delle notizie;
  • Insediamento e strutturazione delle stesse internamente alle redazioni giornalistiche;
  • Definizione dei titoli giornalistici, individuando difetti derivanti da ricerca del 'sensazionalismo' da copertina;
  • Errate percezioni di notizie errate o sbagliate;
  • Modalità di 'guarigione';
  • Definizioni per cercare e favorire la diffusione di notizie vere, verificabili od almeno 'depurate' da elementi di esagerazione e sensazionalismo.
Quali possibilità ci sono per definire forme ed argini di una corretta informazione? 
Ai lettori eventuali risposte ad altr(ettant)e complessive domande nel merito di simili argomentazioni.


martedì 14 luglio 2015

FRA SOLE E NECESSITA' DI VITA, IN MUSICA FRA VARIE EPOCHE...


"[...] i miei cattivi pensieri che mi aspettano braccano,/ 
parlano e parlano dove sono i raggi che scaldavano un guaglione/
 dove sono gli altri della mia ballotta/
 mo' che sono nel ciclone/
 in dopa trovo la mia cura/
 in dopa mischio le radici e la cultura,/
 l'energia pura la musica mi detta le parole/
 caccio queste rime e so che prima o poi ritorna il Sole [...]"

"[...] Vedo che salgo a rubare il sole/
 per non aver più notti,/
 perché non cada in reti di tramonti,/
 l'ho chiuso nei miei occhi,/
 e chi avrà freddo/
lungo il mio sguardo si dovrà scaldare [...]"
(F. De Andrè, cit.)

sabato 11 luglio 2015

"LA FELICITA' AL POTERE", LEGGENDO DI JOSE' 'PEPE' MUJICA...

Quale segno può lasciare un solo uomo davanti al mondo intero, in un momento storico nel quale varie forme di crisi sia sociale che economica stanno trasformando o hanno già quasi completamente rivoluzionato i profili di Stati ed intere popolazioni?
La storia di José "Pepe" Mujica può entro quali cardini e gesti inserirsi dentro ad una cornice simile a quella rievocata dalla precedente domanda?
Quale percorso dentro alle Istituzioni ha caratterizzato la vita di questo Presidente, venuto al potere in uno Stato come l'Uruguay dopo una prima parte di vita trascorsa fra battaglie e stenti?
Quali discorsi e quali gesta ne hanno caratterizzato l'operato, in un contesto tanto complicato quanto assai difficile da sradicare e disinnescare completamente? A queste domande risponde il libro "La felicità al potere - José 'Pepe' Mujica", scritto da Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi ed edito da Eir Editore. Le ragioni per informarsi e (cercare di) capire qualche elemento in più sulla vita di quest'uomo sono contenute in alcuni suoi discorsi ed interviste, citate e racchiuse nella citata opera.
Gli argomenti di un'esistenza intera sono qui espressamente definiti:

"[...] Vivere per quattordici anni nelle condizioni più disumane che un uomo possa sopportare, ostaggio di una dittatura feroce fino a dimenticare il proprio volto.
Essere prima guerrigliero e poi deputato, senatore, ministro e, infine, Presidente della Repubblica dell'Uruguay. Rinunciare al 90% dello stipendio per vivere felice dedicando il tempo della vita alla terra e al rapporto con gli altri. 
Questo e molto altro è José 'Pepe' Mujica, il Presidente più famoso del mondo. A quasi ottant'anni è l'esempio più scomodo che esista per l'intera classe politica planetaria, perché [...] è l'esempio vivente di come si può pensare al bene comune senza avere brame di potere e di ricchezza vivendo [...] come qualsiasi cittadino della propria nazione. 
Questo libro ospita un'intervista esclusiva [...] nonché i discorsi più importanti e famosi del Presidente, fra cui spicca il discorso sulla felicità [...] proferito dal Presidente al G20 in Brasile nel giugno 2012. Inoltre è corredato da una biografia romanzata di Mujica [...], da alcune pagine che Mujica ha scritto di suo pugno per questa prima edizione italiana [...].
Fra i temi che emergono dai discorsi di Mujica, oltre i riferimenti costanti alla sua storia - gli anni della sua battaglia come guerrigliero Tupamaro contro la dittatura in Uruguay, l'isolamento in carcere, poi il ritorno alla vita e la carriera politica fino alla Presidenza - vi sono le ragioni della sua inusuale scelta di restare a vivere da Presidente nella sua casetta di campagna, donare il 90% del proprio stipendio ai più poveri, tentare l'esperimento sociale di liberalizzare la marijuana o aprire per la prima volta un Paese sudamericano ai matrimoni gay, la lotta contro la mafia, il tema dell'auto-gestione delle imprese, il raporto tra il Mercosur e i Paesi del Brics, l'Europa, il mondo globalizzato, la decrescita, la cura dell'ambiente, e molto altro. [...]"

I temi cardine di proposta e discussione per la presente opera sono declinati coerentemente seguendo binari che fino ad oggi non sono stati adeguatamente percorsi per (cercare di) salvare una certa parte di mondo dalla crisi socio-economica che tutti abbiamo ormai sotto gli occhi e/o dentro anima e memoria. Alcuni esempi di titoli, paragrafi e contenuti della presente opera sono nel seguito brevemente richiamati:
  • L'uomo può salvare il mondo;
  • Diffondete per strada il piacere della conoscenza!;
  • Il sogno di una confederazione dei popoli;
  • Lottare davvero per l'ambiente;
  • C'era una volta la Sinistra;
  • Economia e amore per la vita;
  • La bellezza della passione;
  • Un patto con l'avvenire;
  • Un esercito contro la povertà;
  • America Latina a confronto con l'Europa;
  • L'Italia a Montevideo;
  • America e Cina: la mano o il cappio;
  • Un appello urgente all'azione. 
Leggere per informarsi, avvallare, ipotizzare, congetturare od eventualmente confutare su quanto si sia sentito/appreso relativamente alla storia di questo uomo rapportato sia al nostro tempo che a questa tremenda e confusa epoca storica.


giovedì 9 luglio 2015

A PROPOSITO DI SCRUTATORI E DI (POTENZIALI) ESSERI UMANI...


"[...] Lo scrutatore non votante/ è sempre stato un uomo fragile./ 
Poteva essere farfalla/ ed è rimasto una crisalide./ 
Telefonate al cartomante / che non contatta neanche l'aldiquà/ 
siccome è calvo usa il turbante/ e quando è freddo anche la coppola. / 
Lo scrutatore non votante/ con un sapone che non scivola/ 
si fa la doccia 10 volte/ e ha le formiche sulla tavola./ 
Prepara un viaggio ma non parte/ pulisce casa ma non ospita./ 
Conosce i nomi delle piante/ che taglia con la sega elettrica. [...]"

lunedì 6 luglio 2015

FRA CONSAPEVOLE IGNORARE...E NECESSITA' DI RESPIRARE?

"[...] It's the terror of knowing 
What this world is about 
Watching some good friends 
Screaming 'Let me out' 
Pray tomorrow - gets me higher higher high 
Pressure on people people on streets 
Turned away from it all like a blind man 
Sat on a fence but it don't work 
Keep coming up with love but it's so slashed and torn [...]"


domenica 5 luglio 2015

FRA EUROPA E RICERCA DI COLPE(VOLI), CITANDO PEPE MUJICA

"[...] Il movimento sindacale, le idee socialiste, anarchiche e comuniste, ancor più tutte le idee di progresso, hanno le loro radici in Europa. E' nel vostro continente che sono nati i primi grandi movimenti popolari, i principali propositi di cambiamento sociale.
L'Italia e il suo movimento operaio, la sua singolare esperienza di unione dei contadini, le sue cooperative, le rivolte garibaldine, la lucidità di molti intellettuali liberali e [...] l'eroismo della lotta antifascista e l'insurrezione partigiana, il peso e l'influenza dei suoi due grandi partiti di sinistra, diedero all'interno di questa cornice continentale un contributo di particolare rilievo. [...]
La Sinistra, il movimento popolare, gli intellettuali europei, hanno un enorme debito pendente nei confronti dei militanti di tutto il mondo. 
In quale altro luogo esiste tanta intelligenza accumulata, a livello d'economia, di ricerca sociologica, di politica e di movimenti sociali, come in Europa? Quali altri Paesi possono essere laboratori migliori per avanzare nella generazione di altre forme di produzione, di altre forme di convivenza che superino lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo?
Quali altri Paesi possono essere migliori di quelli in cui lo sviluppo economico e sociale ha raggiunto livelli tanto alti come nella maggior parte dei Paesi d'Europa.
I nostri Paesi latino-americani hanno davanti a sé decenni di lotte per raggiungere livelli di vita e di convivenza che possano essere anche solo comparati a quelli oggi abituali nel Nord Europa, forme di produzione che somiglino a quelle che ho potuto vedere nel Paese Basco o che predominano nella valle del Po. Noi stiamo provando a fare la nostra parte, cerchiamo il nostro cammino, a volte centriamo il bersaglio, altre volte commettiamo errori, ma abbiamo bisogno delle vostre idee, del vostro impegno, del vostro desiderio di cambiare le condizioni materiali e ideali di vita di questa umanità. Non potete rifuggire questo impegno, dovete assumere la sfida, pensare, lottare, provare e anche sbagliarvi, ma con lo sguardo rivolto a migliorare la vita dei vostri popoli, a superare questo sistema e questo modello di società, che deve essere cambiato prima che ci conduca tutti alla catastrofe. [...]"
Fonte: Un debito pendente, La felicità al potere - José "Pepe" Mujica, C.Guarnieri - M.Sgroi, Eir editori

Fonte immagine: ticinolive.ch

sabato 4 luglio 2015

FRA (CATTIVA?) INFORMAZIONE E POLITICA...QUALI I POSSIBILI SPUNTI?

Cosa potrebbe esserne di uno Stato accompagnato da una politica e da una informazione degne di essere chiamate davvero tali? Laddove un'informazione fosse realmente (e/o più o meno completamente) distorta quali potrebbero essere le percezioni che un cittadino potrebbe nutrire nei confronti del proprio Stato e/o della stessa res publica più in generale?
Lo scopo e la finalità di un'informazione meritevole di essere chiamata tale sono riportati nella seguente citazione attribuita a Joseph Pulitzer:

"[...] Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri. [...]"

Cosa potrebbe succedere qualora l'informazione non riuscisse ad essere sufficiente o quantomeno necessaria per espletare le proprie funzioni minime per rendere uno Stato degno di essere vissuto e visto come tale? Il rischio più grande, qualora l'informazione non fosse all'altezza, sarebbe in ogni caso quello di vedere precipitare i livelli di decenza, moralità e percezione della res publica.
Solo per fare alcuni esempi, fra i primi concetti da definire.
Alla luce delle molteplici relazioni esistenti fra politica ed informazione, di cui gli esempi citati rischiano di essere un miserrimo ago in un pagliaio dalle dimensioni immense, cosa si potrebbe affermare a proposito della situazione italiana?
Essendo davanti ad un Paese quasi completamente devastato in ogni sua fibra, secondo dimensioni e correlazioni non solamente economiche e sociali, l'italiano medio potrebbe (a pieno titolo) trovarsi davanti anche alla possibilità di dover definire la percentuale di colpe concorrenti esistenti fra politica ed informazione. Quanti sono stati i giornalisti che hanno sono riusciti a fare al meglio il loro dovere in questo Paese? Non può esservi forse risposta assoluta a questa domanda, in quanto molti sono stati i tempi e molte le storie differenti che hanno contraddistinto varie fasi politico-social-economiche della nostra storia passata e recente. Nonostante tutto e tutti i punti di vista diversi, comunque, potrà e dovrà essere opportuno cercare di individuare quali sorgenti informative siano state migliori o quantomeno meno incomplete.
Prima di fare l'elenco degli esempi da fare, fino a prova contraria, potrà essere opportuno cercare di definire quali possano essere i controesempi esistenti in materia di (presunta e/o finta) informazione.
Quali saranno gli esempi da non seguire? Quali potrebbero essere gli spunti da osservare per denunciare un'informazione vergognosamente complice ed asservita nei confronti di un potere magari indecente e capace di annichilire percezioni e spirito critico di un intero popolo?
Alcuni spunti di risposta a domande simili possono essere  trovati nell'opera "Slurp - Lecchini, cortigiani e penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati", scritta da Marco Travaglio ed edito da ChiareLettere. Lo scopo del presente libro, esplicante una raccolta delle peggiori 'citazioni' asservite alle varie forme di potere che si sono susseguite in tempi recenti in questa Italia, risulta essere chiaro sin dall'inizio:

"[...] Ecco perché l'Italia non è una democrazia compiuta [...]. Marco Travaglio racconta [...] giornalisti e opinionisti di chiara fama (e fame) hanno beatificato la peggior classe dirigente d'Europa. Basta dar loro la parola. Cronache da Istituto Luce, commenti da Minculpop, ritratti da vite dei santi...un esercito di adulatori in servizio permanente effettivo. 
Ecco un'antologia, a tratti irresistibilmente comica, di tutto quello che ha cloroformizzato l'opinione pubblica per assicurare consensi e voti a un sistema di potere politico-economico incapace, mediocre e molto spesso corrotto. [...] Altro che giornalisti e cani da guardia del potere. 
Il virus del leccacu.ismo è inarrestabile e con la Seconda Repubblica si è trasformato in una vera epidemia. Dalla tv alle radio ai giornali: un esercito di adulatori in ogni campo, dal calcio allo spettacolo. Questo libro propone un catalogo ragionato della zerbinocrazia italiota.
Un dizionario dei migliori adulatori e cortigiani dei politici e degli imprenditori italioti che, a leggere i giornali e a vedere le tv, avrebbero dovuto regalarci benessere, prosperità e felicità.

E invece ci hanno rovinati. Con la complicità della cosiddetta informazione. [...]"

Senza pretesa di essere chiari, esaustivi o completamente imparziali si dovrebbe sperare, comunque, nella definizione di forme importanti di consapevolezza e spirito critico all'altezza della gravità della situazione italiana. Condizionale ancora una volta d'obbligo, visti sia i precedenti che lo status quo.
Spirito critico inteso, ovviamente, in maniera assolutamente polidirezionale: sia nei confronti dell'autore che nei confronti dei citati. Senza dimenticare, ovviamente, le dosi di competenza specifica degli (e)lettori.



giovedì 2 luglio 2015

FRA MUSICA ED ASTERISCHI, RIEVOCAZIONI LIVE....


"[...] nella vita c'è sempre un però 
un cielo che si appoggia sul mare 
e tu impari chi sei 
come un giocoliere spendi tutto il tempo a cercare 
il senso gravitazionale che non c'è 
e c'è un grillo che nascondo 
ogni tanto esce e dice che 
chissà [...]"

mercoledì 1 luglio 2015

A PROPOSITO DI FALLIMENTI AFFASCINANTI...


"[...] She knows there's no success like failure,/ 
and the failure's no success at all. [...]"
(Love minus zero, Bob Dylan, cit.)