domenica 27 marzo 2016

FRA DIFFICOLTÀ, SEGRETI, INGIUSTIZIE E TEMPI DA SOPPORTARE...O SUPPORTARE

"[...] Tre cose sono difficili: custodire un segreto, sopportare l'ingiustizia e fare buon uso del tempo. [...]"
(Proverbio, att.)


venerdì 25 marzo 2016

SU POVERTA' ENERGETICA, STATISTICHE E RISCHI AMBIENTALI

"[...] alcuni dei numeri che raccontano la povertà energetica nel mondo di oggi [...]

  • oltre 1.3 miliardi di persone, pari a circa il 19% della popolazione globale, non ha accesso a forniture affidabili ed efficienti di energia elettrica;
  • oltre l'80% della popolazione mondiale che non ha accesso a forme energetiche moderne vive in aree rurali;
  • nonostante gli investimenti previsti, al 2030 ancora 1 miliardo di persone non avrà accesso all'elettricità, a causa della crescita della popolazione mondiale;
  • l'area geografica più penalizzata è l'Africa Sub-Sahariana, in cui è localizzata la gran parte delle popolazioni senza accesso all'energia. 
La povertà energetica è allo stesso tempo un problema economico, sociale e ambientale. 
In assenza di moderne reti elettriche, l'uso massivo di fonti energetiche quali legna e carbone [...] produce inquinanti nocivi per la salute di bambini ed adulti, accresce il problema della deforestazione e rilascia in atmosfera sostanze che contribuiscono a peggiorare ulteriormente il problema del riscaldamento globale [...]
Senza contare che, senza accesso all'energia, mancano le precondizioni per uscire dalla povertà. 
Non c'è istruzione, non ci sono comunicazione, trasporto, produzione. Non c'è crescita economica, non c'è benessere. E i cambiamenti climatici che colpiranno le aree più povere del pianeta non faranno che rendere ancora più drammatiche le conseguenze della povertà energetica. [...]"
Fonte: "La sfida globale alla povertà energetica", "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", C. Carraro - A. Mazzai, Il Mulino

Fonte immagine: Povertà energetica, iccgov.org
http://www.iccgov.org/hot-topics/poverta-energetica/

mercoledì 23 marzo 2016

VIVENDO E PROTEGGENDO, IN TEMPO TREMENDO


"[...] it's the terror of knowing
what this world is about [...]"
(Under Pressure, Queen - David Bowie, cit.)

martedì 22 marzo 2016

PESCANDO ASTERISCHI...


"[...] C'è un quaderno che nascondo 
ma non ho mai scritto cosa sei 
per me [...]
se gli errori li cancello 
resta la peggior calligrafia 
che ho avuto in vita mia 
nuda lì sul foglio 
io sono un pescatore di asterischi 
sotto un'onda a forma di parentesi rotonda che mi porta via 
non si può partecipare 
subito a un concorso di poesia 
che idea, intitolarla 'apnea' 
vale un primo posto 
in questo gioco di pensieri sporchi sopra a un letto [...] 
un cielo che si appoggia sul mare 
e tu impari chi sei 
come un giocoliere spendi tutto il tempo a cercare 
il senso gravitazionale che non c'è [...]
siamo giocolieri non sprechiamo il tempo a cercare 
il senso gravitazionale che non c'è [...]"

domenica 20 marzo 2016

"SENZA FILTRO", APPROFONDENDO LE DINAMICHE IN MATERIA DI INFORMAZIONE

Quali (e quanti) sono i vincoli che gestiscono mo(vi)menti e dinamiche capaci di regolare 'flussi' e specifiche caratteristiche dell'informazione?
Le dinamiche percepite da persone ed uomini sono vincolate strettamente ai contenuti espressi dall'informazione, in quanto la stessa dovrebbe (quantomeno teoricamente) essere veicolo di verità od almeno di conoscenza rispetto alle decisioni chiave prese dal (reputato o fondato) potere.
I conflitti che l'informazione può (contribuire ad) accendere in un contesto estremamente complesso come quello attuale possono essere potenzialmente dirompenti: cosa potrebbe accadere qualora l'informazione non riuscisse ad effettuare al meglio possibile il suo dovere?
Mediante quali 'leve' sarebbe possibile esercitare un controllo il più capillare e consapevole possibile dei mezzi e canali di informazione esistenti? Quali 'dinamiche' potrebbero sopravvivere in eventuali rapporti malati e/o compromessi fra poteri, informazione e percezione degli stessi nei confronti dei vari destinatari esistenti? Per rispondere a domande simili dovrebbe essere importante fornire esempi specifici e dinamiche puntuali mediante i quali riferirsi alla costruzione di un quadro generale utile per comprendere alcune dinamiche specifiche altrimenti (inevitabilmente) sottovalutate.
Risulta possibile agire nel solco di questi contenuti per (cercare di) definire cosa sia e come si qualifichi l'informazione nel contesto attuale, potendo attingere all'opera "Senza filtro - Chi controlla l'informazione" scritta dal saggista Alessandro Gazoia e pubblicata dall'editrice Minimum Fax.
Il contenuto del libro appare estremamente chiaro sin dal fondo dello stesso:

"[...] Chi ha, oggi, il potere sulla comunicazione? I canali tradizionali stanno perdendo sempre più peso a favore dei nuovi attori, i social media e il web, e lo strumento dominante non è più rinchiuso nelle pareti domestiche ma nelle nostre mani e nelle nostre tasche, lo smartphone. 
Nel ricambio tecnologico, gli strumenti di interpretazione e le nostre stesse coscienze stanno subendo una mutazione profonda. Il crollo delle usuali mediazioni fa sì che concetti fondamentali della democrazia, quali il diritto di parola e la libertà d'informazione, vengano ridiscussi accanto a nuove categorie, come l'imperante sharing economy e i dati azionari, e parole come 'inconscio' e 'mercato' si miscelino in combinazioni diverse. 
Tutti siamo coinvolti: la stessa salute democratica passerà dalla nostra consapevolezza di fruitori e produttori di informazione. [...]"

La necessità di inserirsi al meglio possibile nel dibattito esistente rischia di essere una strada alquanto ripida e scoscesa da percorrere, proprio perché moltissime sono le variabili che rischiano di non essere controllabili o definibili in un quadro estremamente fluido quale è quello contemporaneo.
Alcuni elementi chiave di incertezza ci vengono forniti dal quadro generalmente presente a livello globale, proprio perché tante sono le dinamiche di opportunità e di realtà attualmente incerte.
Dinamiche che è impossibile chiarire con certezza, in quanto può (purtroppo spesso) succedere che i controllati dell'informazione ne siano anche controllanti.
Il punto cruciale di questo circolo vizioso può (contribuire a) produrre un cortocircuito potenzialmente devastante, su una lunghissima serie di realtà: credibilità, etica, affidabilità dell'informazione, competenza od accrescimenti culturali mancati solo per citare alcuni fra gli esempi maggiormente definibili.
I settori su cui si definisce l'opera riguardano la definizione di un'importante serie di esempi specifici entro i quali poter rilevare specifiche e dinamiche capaci di spiegare e/o di compromettere le componenti informative esistenti nella società. Le realtà illustrate portano a convergenze e rapporti stretti l'informazione con una precisa serie di argomenti concreti:

  • Rapporti esistenti fra informazione e potere;
  • Relazioni tra frammentazioni del quadro informativo, filtri nella percezione della realtà esistente e convergenza verso argomenti strutturalmente predominanti in campi vicini a quello dell'informazione;
  • Attività legate a presa di parola, innovazione ed ideologia nel campo informativo in richiamo a coesistenza di più sfere d'influenza nel campo dell'informazione;
  • "Passioni" e componenti specifiche dell'informazione, in rapporto a settori ad essa solo apparentemente estranei. 
L'approfondimento di argomenti tanto vicini quanto importanti e legati al settore dell'informazione dovrà essere un compito radicalmente importante da gestire, in quanto è attraverso quel canale che 'scorrono' le opportunità principali di lettura ed analisi della realtà circostante. 
Il contenuto contenuto sia nel libro che nella realtà dei fatti esistenti può contribuire ad innescare, come già affermato, un circolo vizioso dal quale una società molto difficilmente può riprendersi: 

"[...] Se i media vigilano sul potere politico, chi vigila sul potere dei media?
Un saggio che ci racconta la realtà complessa che sta dietro quello che ogni giorno si affaccia sui nostri schermi e ci costruisce come esseri sociali. 
Una critica culturale ai pericoli della tecnocrazia, per affermare che non può esistere libertà senza conoscenza. [...]"

L'impossibilità di annullare le componenti di libertà e conoscenza di una società non può prescindere da un'informazione il più possibile corretta e svincolata da qualsivoglia dinamica di potere possibile. 
Leggerne per criticare, proporre od approfondire.



sabato 19 marzo 2016

SULLA CITTA' CHE HA PERSO...QUALCOSA E/O QUALCUNO



"[...] Hanno vinto le corsie preferenziali
hanno vinto le metropolitane
hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio
alle uscite autostradali.
Hanno vinto i parcheggi in doppia fila
quelli multi-piano vicino agli aeroporti
le tangenziali [...] e i centri commerciali
nel fine settimana.
Hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali
i loschi affari dei palazzinari
gli alveari umani e le case popolari [...]
hanno vinto i pendolari.
Ma ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci.
Hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte [...]
Hanno vinto [...] i locali modaioli
frequentati solamente da bellezze tutte uguali
le montagne d’immondizia gli orizzonti verticali
le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
Hanno vinto le filiali delle banche hanno perso i calzolai
e ha perso la città 
ha perso un sogno [...]"
("Ha perso la città", N.Fabi, cit.)

giovedì 17 marzo 2016

SU PAZZIE ED ALLEGORIE, CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...] Crazy Boy oggi fa la mummia 
gira attorno alla sua colonna 
nel palazzo del Museo [...]
Le pozzanghere e le nuvole 
vanno via col sole 
Crazy Boy resiste fuori, fermo non si muove 
aspetta immobile [...] 
Crazy Boy come prima cosa 
si presenta a una grande statua [...] 
Le pozzanghere e le nuvole sono di cartone 
i palazzi con la luna sopra sono un'illusione 
intanto è notte si anneriscono tutti i corridoi 
ma c'è una stella accesa solo per Crazy Boy. 
Crazy Boy nello spazio greco 
crede di essere in un presepio [...] 
Le pozzanghere e le nuvole corrono verso il mare 
Crazy Boy ha ancora molti, troppi vetri da lavare 
In mezzo al traffico, salta in piedi sul suo straccio per volare 
su quella stella accesa, stella di Crazy Boy [...]"

martedì 15 marzo 2016

CLIMA, FRA DOMANDE E PE(N)SANTI ESEMPI

"[...] Che il clima sia cambiato e stia cambiando è sotto gli occhi di tutti. 
Il termometro della temperatura media globale segna valori in crescita da oramai più di cent'anni e gli impatti del clima che cambia stano diventando concreta realtà.
Osserviamo con sempre maggior frequenza eventi estremi come gli uragani negli Stati Uniti e nelle Filippine, la siccità in Iraq, in California o in Brasile, le piogge intense e disastrose in Francia o in Italia. Non si tratta di eventi sorprendenti o mai accaduti, ma il cambiamento climatico li ha trasformati da eventi rari a situazioni da affrontare quasi con regolarità.
E i danni sono sotto gli occhi di tutti. L'uragano Sandy, in poche ore, distrusse nel 2012 il 9% del PIL dello Stato del New Jersey e il 4.5% del PIL dello Stato di New York.
Peggio di una crisi economica durata cinque anni. Oppure basta pensare agli enormi danni alle produzione agricole nel sud degli Stati Uniti, o in Russia, o nell'Africa Sub-Sahariana, generati da lunghi periodi di siccità. O alla perdita della superficie dei ghiacci dell'Artico, in soli dieci anni ridottasi del 75%. Alla fine della scorsa estate, rimaneva un quarto del ghiaccio che solo dieci anni prima copriva la calotta artica. Quali sono le origini del cambiamento climatico?
Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare?
Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente?
E cosa si potrebbe fare, in termini rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica?
E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare? In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", C.Carraro, A.Mazzai, Il Mulino Società Editrice

Fonte immagine: nogeoingegneria.com

sabato 12 marzo 2016

SU MILIONI DI VITE, FRA PENSIERI E GIORNI...


"[...] Non c'è più tempo per aspettare 
Non puoi usarlo ancora come scusa e rimandare 
Non puoi vedere solo il bene 
Non puoi temere solo il male [...] 
Non confondere il denaro con la ragione. [...]
Non nascondere a nessuno 
Il pensiero e la dignità.
La minoranza non è una debolezza 
La maggioranza non è una qualità 
Ma la voce più convincente 
E' spesso quella che ti spiega meno 
Perchè conforta, non ti contrasta, 
ti dice solo quello che vuoi sentire. [...]"

giovedì 10 marzo 2016

"DISUGUAGLIANZA": COSA POTER FARE PER (CERCARE DI) ANNULLARE LE DISPARITA' ESISTENTI?

Quanti squilibri hanno finito per essere aumentati internamente ad un mondo che ha visto una crisi economica capace di perdurare con una devastante continuità? 
Quanta parte dell'umanità ha livello globale ha risentito di questi anni difficoltosi, andando a raggiungere purtroppo livelli di precarietà strutturale e tali da rendere invalicabile qualsiasi soglia di esistenza dignitosa? 
Dietro a queste domande si nasconde, imperante e (pur)troppo incisivo, il concetto legato alla disuguaglianza. Quali sono i pilastri che hanno contribuito (e stanno contribuendo, anche ad oggi) a rendere una serie di disuguaglianze strutturali e protese all'incunearsi in un mondo tanto complesso come quello attuale? Effettuare una trattazione sulle disuguaglianze esistenti in un contesto sferzato da una crisi socio-economica come quella attuale rischia di essere una missione tremendamente complessa ed intricata da svolgere. Troppi sembrano quindi essere i punti di potenziale criticità, moltissime sono le questioni di interesse sensibile a cui dover rispondere in un contesto reso enormemente difficoltoso. 
Superate le fasi di definizione e descrizione dei fenomeni vincolati all'esistenza delle disuguaglianze, dovrebbe risultare opportuno esporsi anche sui metodi legati alla definizione di politiche e provvedimenti specifici legati alla mitigazione delle stesse. Cosa sarebbe possibile implementare in contesti statali o continentali per l'implementazione di politiche rivolte all'abbattimento delle disuguaglianze? Parte delle risposte a questa domanda è possibile trovarle dalla lettura del libro "Disuguaglianza - Che cosa si può fare?", scritto da Anthony Barnes Atkinson e pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Il primo passo per verificare la fattibilità di specifici metodi atti alla risoluzione del problema riguarda la necessità di analizzare con la maggior obiettività possibile quale sia lo status quo esistente in materia di società e squilibri economici. 
A questo proposito, pertanto, la stessa opera illustra quale sia il quadro entro cui potersi ricondurre per la descrizione di fenomeni legati all'instaurarsi delle disuguaglianze in un contesto globale e tremendamente complesso quale è quello attuale: 

"[...] La disuguaglianza è uno dei problemi più urgenti con cui ci confrontiamo oggi. Conosciamo la dimensione del problema [...] ma poco si è discusso di che cosa si possa fare al riguardo, a parte disperare. Secondo l'illustre economista Anthony Atkinson, possiamo fare molto di più di quanto immaginano gli scettici. [...]"

Sono spesso questi stessi scettici a frenare l'implementarsi del cambiamento, proprio perché poco votati alla realizzazione di politiche dedite a frenare il dipanarsi di squilibri e differenze su scala globale ed estesa. A questo proposito i passi da poter compiere sembrano essere imponenti:

"[...] Il punto non è semplicemente che i ricchi stanno diventando più ricchi, ma che non riusciamo a contrastare la povertà e che la rapida trasformazione dell'economia sta lasciando indietro la maggioranza delle persone. Se si vuole ridurre la disuguaglianza, non bastano le proposte di nuove tasse sui più abbienti per finanziare i programmi già esistenti. Occorrono idee originali. [...]"

E' proprio questa necessità di implementare e perseguire la realizzazione di idee originali che rende inevitabile la necessità di inseguire al meglio possibile schemi nuovi con i quali poter guardare al mondo circostante. Su questo fronte si muovono, pertanto, le trame e le argomentazioni perorate dall'economista in questione: 

"[...] Atkinson raccomanda politiche innovative in cinque campi: la tecnologia, l'occupazione, i sistemi di sicurezza sociale, la condivisione del capitale e la tassazione. 
E difende la validità di tali politiche a fronte degli usuali argomenti contrari e delle scuse addotte per l'inazione, ossia che un simile intervento farà contrarre l'economia, che la globalizzazione rende impossibile agire e che i costi per metterle in atto sono troppo alti. 
Più che un semplice programma per il cambiamento, questo libro è una voce di speranza e di consapevole ottimismo sulle possibilità dell'azione politica. [...]"

Speranza e fiducia nelle possibilità dell'azione politica dovrebbero quindi essere caratteristiche essenziali con le quali guardare all'articolarsi potenziale del futuro, in virtù del fatto che dovrebbe proprio essere la politica a governare (o quantomeno adoperarsi per migliorare) quel che viene genericamente identificato come res publica
Se le conseguenze dell'eventuale azione sono incerte, quelle dell'inazione potrebbero essere molto più devastanti in termini ragionevolmente più certi e radicati nelle consapevolezze collettive. 
Parte da questo assunto, infatti, la prefazione all'edizione italiana scritta da Chiara Saraceno. 
Traendo spunto da una citazione del sociologo svedese Goran Therborn viene descritto un quadro di massima assai poco propenso a multilinguismi o biunivocità interpretative:

"[...] 'La disuguaglianza è una violazione della dignità umana; è la negazione della possibilità che ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Prende molte forme e ha molte conseguenze: morte prematura, salute cattiva, umiliazione, subordinazione, discriminazione, esclusione dalla conoscenza e/o da dove si svolge prevalentemente la vita sociale, povertà, impotenza, mancanza di fiducia in se stessi e di opportunità e possibilità della vita. 
Non è quindi solo questione delle dimensioni del proprio portafoglio. E' un ordinamento socio-culturale che riduce le capacità, il rispetto e il senso di sé, così come le risorse per partecipare pienamente alla vita sociale.' [...]"

Su questi fronti si declinano pertanto i quadri di proposte riscontrati, anche se tarati maggiormente sul Regno Unito; tutto questo viene svolto in quanto risulta essenziale inquadrare nella giusta maniera la definizione e la descrizione delle proposte globalmente effettuate in rapporto al quadro complessivo esistente. E' la stessa Chiara Saraceno a palesare questa necessità, attingendo sempre alla medesima prefazione allegata all'opera: 

"[...] Pur occupandosi di disuguaglianza negli esiti e non solo nelle opportunità, Atkinson non è un ingenuo utopista che vagheggia una società di uguali. Piuttosto ritiene che, smontando analiticamente i meccanismi che producono disuguaglianze eccessive o non giustificate da particolari meriti, sia possibile anche mettere a punto istituti, contro-meccanismi che riequilibrino almeno in parte i rapporti di potere. 
Per questo le due parti del libro - quella analitica e quella propositiva in cui vengono illustrate dettagliatamente quindici proposte di policy - vanno lette insieme. 
Se si condivide l'analisi ma non le proposte, o non tutte, si è sfidati a elaborarne di migliori, o più fattibili, o più adeguate a uno specifico contesto nazionale (molte delle proposte di Atkinson sono articolate in relazione al contesto istituzionale britannico). [...]"

Le sezioni in cui si articola e si definisce la presente opera sono esplicitamente definite, seguendo un quadro esplicitamente sintetico, mediante l'elenco di seguito richiamato: 
  • Diagnosi e presentazione del quadro macro-economico esistente: disuguaglianze esistenti e cumulatesi, evoluzioni storiche e (dis)valori attribuibili a politiche sbagliate; 
  • Proposte per l'azione concreta, dipanate su una specifica serie di temi ed argomentazioni: cambiamento ed innovazione tecnologica, evoluzione di politiche occupazionali e retribuzioni, condivisione di capitali e meccanismi di tassazione progressiva, estensione collettiva di forme di sicurezza sociale - adoperarsi per minimizzare l'estensione delle disuguaglianze esistenti;
  • Come adoperarsi in termini reali, valutando sostenibilità e fattibilità delle misure da intraprendere nel quadro generale: destreggiarsi nella miglior maniera possibile, tenendo presente quali siano gli ostacoli con i quali sia inevitabile destreggiarsi.
La necessità di definire e strutturare una visione alternativa parte dal presupposto che sia ormai irrimandabile il punto secondo il quale strutturare nuovi percorsi e nuove versioni della società circostante. La questione principale dalla quale iniziare a muoversi per strutturare un ragionamento serio parte dall'assunto secondo cui serve porsi domande finalizzate al potersi dare risposte adeguate sia al contesto che all'importanza delle tematiche attuali. 
Cosa potersi attendere dalla lettura e dalla disamina sia del quadro di proposte che del contesto specifico? A tale questione risponde lo stesso autore, attingendo alla propria esperienza accademica: 

"[...] mi è stato insegnato a chiedere 'Chi guadagna e chi perde?' da un cambiamento o da una misura economica. E' una domanda che oggi spesso manca nelle discussioni sui media e nel dibattito politico. Molti modelli economici presuppongono agenti rappresentativi identici che mettono in atto raffinati processi decisionali, in cui i problemi di distribuzione sono eliminati e non si lascia spazio a una considerazione della giustizia dell'esito risultante. [...]"

Nell'esercitarsi relativamente alla definizione di vincitori e sconfitti in tema di riforme economiche e miglioramenti sociali, pertanto, dovrà essere prioritario cercare di qualificare con piglio critico quali misure possano al contempo appartenere ad una 'diversa visione' ed essere adattabili ad un contesto statale specificamente differente da quello esplicitato dall'autore. 
La sfida sembra essere tanto grande quanto grave è stata la crisi socio-economica sopportata in questi ultimi anni. A lettori, critici, detrattori e sostenitori le ulteriori sentenze. 


lunedì 7 marzo 2016

SU DISUGUAGLIANZA E SU (RISCHI DI) PERDITA DI VITA

"[...] 'La disuguaglianza è una violazione della dignità umana; è la negazione della possibilità che ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Prende molte forme e ha molte conseguenze: morte prematura, salute cattiva, umiliazione, subordinazione, discriminazione, esclusione dalla conoscenza e/o da dove si svolge prevalentemente la vita sociale, povertà, impotenza, mancanza di fiducia in se stessi e di opportunità e possibilità della vita. 
Non è quindi solo questione delle dimensioni del proprio portafoglio. 
E' un ordinamento socio-culturale che riduce le capacità, il rispetto e il senso di sé, così come le risorse per partecipare pienamente alla vita sociale.' [...]"
Fonte: G.Therborn, cit. in "Prefazione all'edizione italiana", C.Saraceno - Disuguaglianza, Che cosa si può fare?, A.B.Atkinson, Raffaello Cortina Editore

Fonte immagine: "La disuaglianza. Un nemico da conoscere, capire e sconfiggere", luissefinanceclub.it

venerdì 4 marzo 2016

SU DISSESTO IDROGEOLOGICO, CIFRE E MESSA IN SICUREZZA DEL PAESE: FOCUS SU DATI ISPRA

La messa in pratica di politiche per la sicurezza e tutela del territorio dovrebbe costituire, alle soglie dell'anno 2016, una radicata consapevolezza capace di mantenere un Paese come l'Italia lontano il più possibile da fenomeni di pericolosità quali dissesto idrogeologico o smottamenti ciclici.
Servirebbe una 'fotografia' il più possibile fedele della situazione, proprio perché dovrebbe essere obbligatorio definire con urgenza quali provvedimenti concreti poter attuare.
Misure da rendere il più possibile capillari, mettendo l'intera popolazione a conoscenza (il più possibile approfondita) dei pericoli relativi al territorio che la circonda.
Quanta parte dell'Italia potrebbe teoricamente essere rovinata da fenomeni legati alla mancata tutela del territorio? A tale domanda dovrebbe essere necessario rispondere con urgenza, in quanto il presentarsi di variabili differenti legate a cambiamento climatico od esasperazione dei fenomeni meteo potrebbe certificare il realizzarsi di conseguenze strutturalmente negative per parte della popolazione italiana.
A questioni simili (cerca di) risponde(re) il report redatto da Ispra, in occasione dell'appuntamento rivolto al monitoraggio ed intitolato "Frane e Alluvioni: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma WEB di #italiasicura". Andando oltre slogan e proposizioni da social network, il lavoro effettuato da tecnici ed esperti ha consentito di stendere un rapporto avente lo scopo esplicitamente definito nel seguito:

"[...] l’ISPRA presenta il 'Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio'. Il Rapporto, con dati elaborati nel 2015, offre una conoscenza [...] sulla pericolosità da frana, idraulica e di erosione costiera dell’intero territorio nazionale. Il Rapporto contiene [...] indicatori di rischio per frane e alluvioni, relativi a popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali, elementi fondamentali per la programmazione degli interventi strutturali e non strutturali di mitigazione del rischio e delle politiche di coesione nel Paese. [...]"
Fonte: Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura, isprambiente.gov.it

Le conseguenze esplicite di tale report hanno quindi riguardato, nei fatti, le conseguenze legate a fenomeni quali frane od alluvioni. Conseguenze sempre meno potenziali, in quanto scelte sbagliate e (prosecuzione dei) cambiamenti climatici potrebbero un domani far aumentare i rischi già presenti.
La definizione di specifici fenomeni legati a queste realtà contribuisce a delineare un quadro di tanto possibili quanto preoccupanti episodi legati al concetto di dissesto idrogeologico.
Sarà possibile trovarne una declinazione realistica nel seguito, citando quanto definito da coloro che hanno redatto la versione divulgativa del Rapporto in oggetto:

"[...] Il dissesto idrogeologico costituisce un tema di [...] rilevanza a livello nazionale a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. L’Italia, per la sua conformazione geologica, geomorfologica e idrografica, è naturalmente predisposta ai fenomeni di dissesto. L’intensa urbanizzazione, avvenuta dal dopoguerra ad oggi senza tener conto delle aree a rischio idrogeologico ed idraulico, unita ai fenomeni come eventi pluviometrici estremi,  piene improvvise anche in area urbana, o colate rapide di fango dovuti alle evoluzioni in atto del clima hanno  portato un [...] aumento degli elementi esposti e vulnerabili e quindi del rischio.  La conoscenza dei fenomeni di dissesto, in termini di distribuzione territoriale e di pericolosità, è un passo fondamentale per programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio. [...]" Fonte: Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura, isprambiente.gov.it

Il report predisposto dagli addetti ai lavori è quindi un risultato combinato, definito per punti sintetici come focalizzato sulle tematiche riportate:

  • Episodi franosi;
  • Rappresentazione dei fenomeni legati a pericolosità da frana dei piani di assetto idrogeologico;
  • Episodi legati ad alluvioni;
  • Rappresentazione dei fenomeni legati a criticità idrauliche;
  • Fenomeni legati ad erosione costiera;
  • Sviluppo e definizione dei potenziali indicatori di rischio.
Lo sviluppo dei fattori legati a potenziali indicatori di rischio concorre a definire una serie di argomenti grazie ai quali poter circoscrivere una serie di tematiche tanto complesse ed importanti per il futuro collettivo. Gli stessi indicatori di rischio sono esplicitamente definiti nel seguito:
  • Popolazioni a rischio di frane;
  • Industrie e servizi sottoposti a rischio di frane;
  • Beni culturali sottoposti a rischio di frane;
  • Popolazioni a rischio di alluvioni;
  • Industrie e servizi sottoposti a rischio di alluvioni;
  • Beni culturali sottoposti a rischio di alluvioni.
A fronte di queste declinazioni, pertanto, quali potranno essere le coordinate emerse dal quadro globalmente tratteggiato da tecnici ed autorità competenti? Le cifre funzionali al rispondere a tale domanda sono esplicitamente riportate nel seguito, citando dal report specifico in questione: 

"[...] Supera i 7 milioni il numero degli abitanti residenti in aree a rischio frane e alluvioni (12% del totale), dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4), mappate nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e quasi 6 milioni vivono in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media P2 con un tempo di ritorno fra 100 e 200 anni [...].

Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna, sono le regioni con i valori più alti di popolazione a elevato rischio frana, mentre i numeri più rilevanti di popolazione a rischio alluvione, nello scenario di pericolosità idraulica media P2, si riscontrano in Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria. A livello comunale, è a rischio l’88,3% dei comuni italiani. [...] 
In totale, sono 7.145 (esattamente l’88,3%), i comuni a rischio frane e/o alluvioni: di questi, 1.640 hanno nel loro territorio solo aree ad elevata propensione a fenomeni franosi, 1.607 solo quelle a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 coesistono entrambi i fenomeni.
Sette le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico: Valle D'Aosta, Liguria, Emilia -
Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste, si aggiungono Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. Sono, invece, 51 le province con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni. I livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km2.
In Italia, quasi 80.000 unità locali di imprese (circa l'1,7%) si trovano in aree a pericolosità da frana
elevata e molto elevata per un totale di oltre 200.000 addetti a rischio. Le regioni con il numero più alto di unità locali a rischio sono Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte.
Esposte, invece, al pericolo inondazione nello scenario medio, 576.535 unità, per un totale di oltre 2 milioni di addetti. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, sono le regioni con il numero più elevato di imprese vulnerabili al fenomeno idraulico.
I Beni Culturali architettonici, monumentali e archeologici potenzialmente soggetti a fenomeni franosi sono 34.651 (18,1% del patrimonio totale), dei quali oltre 10.000 rientrano in aree a pericolosità elevata e molto elevata. Nello scenario di pericolosità media delle alluvioni ricadono circa 29.000 monumenti, mentre oltre 40.000 sono i beni culturali a rischio nello scenario relativo a eventi estremi P1(meno probabili, ma più intensi). Le Regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio, sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. 
Tra i Comuni, spiccano le città d'arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento.
Il forte incremento del territorio urbanizzato a partire dal secondo dopoguerra assume nel contesto del dissesto idrogeologico una particolare rilevanza in quanto ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio. Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 km2 di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media. [...]"
Fonte: Comunicato stampa, isprambiente.gov.ithttp://www.isprambiente.gov.it/files/eventi/eventi-2016/frane-alluvioni/comunicato_stampa2mar.pdf

Il quadro di criticità dimostrate andrà quindi ad articolarsi nel rispetto di una tutela territoriale da osservare, valutando nel dettaglio quali siano i numeri e le caratteristiche di un fenomeno sempre presente nelle cronache e (teoricamente) anche nelle misure di prevenzione da intraprendere a livello di singole dimensioni territoriali. 



Per saperne di più: 
"Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico: oltre 7 milioni gli abitanti a rischio nell'88% dei Comuni", rivistageomedia.ithttp://rivistageomedia.it/201603029293/scienze-della-terra-evidenza/rapporto-ispra-sul-dissesto-idrogeologico-oltre-7-milioni-gli-abitanti-a-rischio-nell-88-dei-comuni.html

"Frane e Alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura", isprambiente.gov.ithttp://www.isprambiente.gov.it/it/events/frane-e-alluvioni-in-italia-le-mappe-dellispra-e-la-nuova-piattaforma-web-di-italiasicura

"Rapporto ISPRA dissesto idrogeologico: 7 milioni di italiani a rischio", greenstyle.ithttp://www.greenstyle.it/rapporto-ispra-dissesto-idrogeologico-7-milioni-italiani-rischio-187124.html

"Frane e Alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura", regioni.ithttp://www.regioni.it/news/2016/03/02/ispra-frane-e-alluvioni-in-italia-le-mappe-dellispra-e-la-nuova-piattaforma-web-di-italiasicura-02-03-2016-446985/

"Dissesto idrogeologico, il report dell'Ispra: 'Anche ottantamila imprese esposte a frane e smottamenti.'", radio24.ilsole24ore.comhttp://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/dissesto-idrogeologico-report-ispra-110821-gSLATQNsYB?refresh_ce=1


giovedì 3 marzo 2016

FRA VITA E COLORI, CERCANDO IL RITMO GIUSTO


"[...] un ragazzo cammina cammina, 
arriva ad un muro
chiude gli occhi un momento 
e davanti si vede il futuro già
[...] il futuro e' un'astronave 
che non ha tempo né pietà
va su Marte va dove vuole 
niente mai, lo sai, la fermerà
se ci viene incontro non fa rumore [...]
siamo tutti in ballo, 
siamo sul più bello
in un acquarello che scolorirà, 
che scolorirà [...]" 

martedì 1 marzo 2016

" UNA RIVOLUZIONE CI SALVERA' ", FRA SPECIE UMANA DA RIABILITARE E PIANETA TERRA DA CURARE

Quali potrebbero essere le 'ricette' da seguire per tutelare il pianeta Terra e, con esso, tutto lo straordinario patrimonio racchiuso al suo interno? Il peso delle attività umane sembra essere sempre più schiacciante e dirompente, in rapporto diretto ad una serie di complicanze che si stanno abbattendo con preoccupante frequenza: questioni economico-finanziarie, problematiche ambientali, difficoltà trasversali, [...].
Le problematiche che l'astronave Terra deve (e dovrà) affrontare si muovono attraverso una lunga serie di ostacoli, difficoltose vie di compromesso diplomatico (spesso insufficienti), rischi di peggioramento o tracollo. Il sistema rischia di essere totalmente indebolito, a fronte di un aggravarsi di alcune delle questioni precedentemente citate: cambiamento climatico, eccessive forme di finanziarizzazione rapportate all'andamento di società ed economie reali, progressivo esasperarsi delle tensioni sociali. Sono moltissimi i 'sintomi' che sembrano segnalare la necessità di (ri)strutturare le percezioni collettive rivolte al mondo progettato dall'essere umano: qualora questa opera di 'bonifica' non venisse fatta entro quanto tempo potrebbe sopraggiungere un tracollo definitivo?
A prescindere da qualsiasi interpretazione possibile, sembra lecito constatare quanto svariate tematiche siano enormemente collegate le une alle altre: società, clima, politica, ambiente, sviluppo e programmazione, politiche per il lavoro, provvedimenti per (limitare la dis)uguaglianza, [...].
La necessità di far fronte ad uno di questi argomenti potrà generare, inevitabilmente, l'apporto di conseguenze ulteriori nei confronti di altri 'settori' solo apparentemente lontani l'uno dall'altro.
Nell'articolare quindi una serie di ragionamenti relativi ad una caratteristica complicata quale è quella del clima e dei cambiamenti climatici, pertanto, risulta essenziale far riferimento diretto ad una larghissima serie di potenziali accezioni, conseguenze e considerazioni: alterazioni della società, questioni geo-politiche alle quali potersi riferire, equilibri diplomatici da non poter alterare eccessivamente a livello mondiale, esigenze di sostenibilità per gli equilibri ambientali, riguardi concreti nei confronti del solo pianeta a disposizione, [...].
A fronte di questi 'riferimenti' e del loro progressivo incedersi dovrebbe risultare quindi prioritario analizzare con occhio il più possibile critico e consapevole le possibili evoluzioni (od involuzioni) dei fenomeni futuri. Il dipanarsi di vicende simili dovrà articolarsi in un'opera il più possibile completa e trasversale, consapevolmente votata al discutere a tutto tondo di problemi aventi vasto approccio.
Una recente opera che si richiama a questo punto essenziale è "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", scritto da Naomi Klein e pubblicato da Bur Editore.
La non sostenibilità del sistema economico contemporaneo è qui vincolata all'alterarsi di una lunga serie di punti concreti, aventi uno sguardo a trecentosessanta gradi verso la necessità di implementare quell'approccio integrato citato in precedenza. Certezze reali nei confronti di denunciare queste compenetrazioni sempre maggiori provengono dalla stessa opera:

"[...] Il capitalismo non è più sostenibile. A meno di cambiamenti radicali nel modo in cui la popolazione mondiale vive, produce e gestisce le proprie attività economiche - con i consumi e le emissioni che negli ultimi decenni sono aumentati vertiginosamente - non c'è modo di evitare il peggio. Cosa fare allora? [...]"

Davanti a questa domanda sembrano essere moltissime le possibili risposte, in riferimento alla necessità di azione o di inazione. Dietro alle possibili scelte da compiere sembrano nascondersi (non troppo velatamente) problematiche che hanno negli anni contribuito a generare la situazione di bassa dentro cui siamo allo stato attuale incuneati: come poter strutturare un modello economico alternativo capace di salvaguardare gli equilibri e la sostenibilità del pianeta Terra?
Le risposte affidate all'opera in questione sono le stesse che l'autrice ha sperimentato in anni ed anni di lavoro ed intervento territoriale:

"[...] La risposta di Naomi Klein è dirompente: se vogliamo salvarci, l'unica possibilità è mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia, la crescita del PIL come priorità assoluta. E se da anni siamo fermi in un irresponsabile stallo 'perché le azioni che garantirebbero ottime chance di catastrofe rappresentano una minaccia per quell'élite che tiene le redini della nostra economia e del nostro sistema politico', oggi una trasformazione profonda del nostro stile di vita non è più rinviabile - sia nelle grandi politiche industriali sia nelle scelte che coinvolgono tutti noi. 
Perché, che lo vogliamo o no, 'la crescita a ogni costo sta uccidendo il pianeta. La rivoluzione non è più una questione ideologica. E' una questione di sopravvivenza.' [...]"

La questione di sopravvivenza riporta nel concreto tutto quell'insieme di urgenze che ad oggi sono state svilite, sottovalutate o ricondotte alla non azione. L'impossibilità di rendere immediate le procedure di risoluzione di problematiche e conflitti imponenti può solo contribuire a far peggiorare od aggravare la serie di squilibri già esistenti su scala globale.
Vi è, da fondo, la percezione che tutto sia vincolato e sottoposto a cambiamenti importanti e potenzialmente capaci di alterare l'insieme di 'status quo' esistenti:

"[...] Presentando il cambiamento come uno scontro fra il capitalismo e il pianeta, non sto dicendo nulla di nuovo. La battaglia è già iniziata, ma per ora il capitalismo sta vincendo a mani basse.
Vince ogni volta che la necessità della crescita economica viene accampata come scusa per rimandare [...] le iniziative a favore del clima o per infrangere gli impegni già presi sul fronte delle emissioni. Vince quando ai greci viene detto che la loro unica via d'uscita dalla crisi economica consiste nell'aprire i loro splenditi mari a trivellazioni ad alto rischio per l'estrazione di gas e petrolio. Vince quando i canadesi si sentono dire che la loro unica speranza di non fare la fine della Grecia è permettere che le foreste boreali vengano spianate per poter estrarre il bitume semi-solido dalle sabbie dell'Alberta. Vince quando un parco di Istanbul viene abbattuto per far posto all'ennesimo centro commerciale. Vince quando a Pechino i genitori si sentono dire che il fatto di mandare i loro figli a scuola ansimanti sotto le maschere antinquinamento [...] è un prezzo accettabile da pagare per il progresso economico. Vince ogni volta che ci rassegniamo a dover scegliere soltanto fra cose negative: austerità o trivellazioni, avvelenamento o povertà.  La sfida [...] non si riduce a spendere tanto denaro e cambiare molte politiche: prima che tali cambiamenti divengano anche solo possibili, dobbiamo imparare a pensare in un modo diverso, radicalmente diverso. Oggi il trionfo della logica di mercato [...] sta paralizzando quasi tutti i tentativi seri di rispondere al cambiamento climatico. 
L'accanita competizione fra le nazioni ha bloccato per decenni i negoziati climatici all'ONU: i Paesi ricchi puntano i piedi e dichiarano che non taglieranno le emissioni, perché rischierebbero di perdere la loro posizione privilegiata nella gerarchia globale; i Paesi poveri [...] affermano che non intendono rinunciare al loro diritto di inquinare tanto quanto hanno fatto i Paesi ricchi nella loro strada verso il successo, anche se ciò significa aggravare un disastro che colpisce soprattutto i poveri. Perché una simile situazione possa cambiare, occorre una visione del mondo in cui la natura, le altre nazioni e i nostri vicini non siano considerati come avversari bensì come partner in un grande progetto comune di re-invenzione. [...]"

Fonte: "Una tempistica davvero pessima" - "In un modo o nell'altro, tutto cambia", "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur



Il testo in questione cerca quindi di analizzare in maniera strutturale questi problemi e questi approcci, partendo dal presupposto di definire una crisi che appare ormai tanto oggettiva quanto essenziale da circoscrivere o delimitare.
Quanta parte di vittoria o di sconfitta è ancora nelle mani dell'umanità intera?
A lettori ed interessati le complesse risposte.