Cosa significa essere liberi? Cosa significa, rileggendo la questione in chiave contemporanea, essere cittadini capaci di vivere liberamente il proprio futuro?
Cosa significa vivere in un contesto storico, sociale ed economico dove una parola come libertà è stata ormai confusa, svilita e svuotata? Essere liberi è una virtù od una condanna da pagare?
Libertà significa consapevolezza nel difendere i diritti di tutti od equivale al permettere agli automatismi delle cose di prendere il sopravvento? Le opinioni sono confuse e confondibili, in un contesto tremendamente complesso come quello che stiamo vivendo: la libertà sembra essere diventato unconcetto definibile con un campo di diritti sempre più ristretto, circoscritto. Perorare convintamente la tesi di un'Italia più libera potrebbe, forse, coincidere con il difendere il diritto di ogni singolo italiano medio ad essere più libero?
La libertà è veramente ciò che l'italiano medio desidera? E' preferibile liberare progetti oppure delegare intenti ed azioni a qualcun altro? Cosa potrebbe significare veramente vivere in un Paese che ospita trasversali e molteplici concetti di libertà? Libertà non è, infatti, dote afferibile esclusivamente alle competenze di stampo economico-finanziario.
Libertà dovrebbe essere, anche, discussione consapevole ed interessata sul futuro migliore da dare ad uno Stato come quello italiano: la delega dovrebbe essere un mestiere impossibile, specialmente in momenti di svolta epocale come quello in corso.
Pretendere più libertà significa avere un futuro migliore per ogni cittadino?
L'italiano medio quale forma di libertà preferisce? E' solito usufruire di forme di forzata o libera libertà?
A queste ed altrettanto infinite domande cerca di rispondere Corrado Augias, nel suo ultimo libro "Il disagio della libertà".
Siamo in un Paese dove i cittadini sono soliti reggere il peso della libertà con gli onori e gli oneri necessari?
Preferiamo una libertà eterna od una libertà "usa e getta", quasi soggetta a logiche di costante propaganda?
Quanti anni di mancata libertà abbiamo gettato al vento, storia e leader che ci hanno governato alla mano?
Quali e quanti sono stati gli anni più brutti della vita italiana dove i capi di ieri hanno fatto sì che finisse per mancare il respiro alle generazioni di domani?
La risposta più chiara a questa domanda risiede, di fatto, nei tempi che stiamo vivendo: la crisi economico-finanziaria, eventualmente anche architettata, sta crivellando con pericolosi colpi mortali gli spazi e le dimensioni delle nuove generazioni. All'indecenza dovrebbe rispondere risponde la rabbia, all'abuso risponderà l'indignazione per un futuro svuotato: è questo il prezzo da pagare per l'eccessiva libertà d'azione concessa a chi non ha mai avuto mani adatte a controllare il divenire di un sistema complesso come quello moderno?
Quali e quante sono le componenti della libertà? Quale doppia morale si nasconde dietro al desiderio didelega e seguente condanna che il cittadino attua nei confronti di tragicomici amministratori del bene pubblico?
Da dove ripartire per poter inquadrare nuove e migliori forme di libertà?
Quali sono le nuove fondamenta su cui (ri)costruire nuovi argini?
Riscrivere un sistema è un'azione da fare passare anche attraverso il rinnovamento di pilastri come la libertà?
Per rispondere a domande complesse come queste servono, volente o nolente, abilità ed ambiente per poter guardare lontano. Quali le armi per migliorare il proprio futuro?
Ricerca, sapere e conoscenza possono essere indizi di strade nuove da battere?
Quali e quante altre strade potrebbero contribuire a farci diventare "ulteriormente" liberi?
A così tante infinite domande, con il consueto stile, il giornalista e scrittore Corrado Augias cerca di dare risposte.
Se il passato di uno Stato può essere assimilato ad una carta di identità, quale futuro può attendere l'Italia e gli italiani?
Dove libertà chiede, dopotutto, Italia risponde.
p.s.: Libertà è, per fortuna, una stupenda parola che non ammette sinonimo alcuno alla sua grandezza.
Qualunque ripetizione è, pertanto, ritenuta necessaria.

