lunedì 30 gennaio 2017

"IL PREGIUDIZIO UNIVERSALE", OLTRE LO SCHEMA COMUNE...E COMUNEMENTE (AB)USATO

Quale potrebbe essere l'impatto del pregiudizio, qualora si potesse effettuare un "conteggio" degli stereotipi e dei luoghi comuni che dominano questo mondo?
Rispondere a questa domanda può essere cosa molto complessa, in quanto tantissime sono le domande alle quali rispondere con consapevolezza in un mondo tanto complesso.
Nonostante complessità e difficoltà, cercare una strada per tentare un approccio non è cosa affatto sbagliata. Su questo fronte si muove il libro "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", edito da Editori Laterza e scritto a molte mani.
Il fine di questo testo è contenuto, oltreché nel titolo, anche nell'introduzione all'opera stessa.
Su questo fronte emerge come spontanea la necessità di dover catalogare il pregiudizio come una sostanziale croce, in un mondo tanto complesso quale è quello contemporaneo:

"[...] Pregiudizi, luoghi comuni, credenze 'sono tutte quelle cose che ognuno di noi crede di sapere sula base non di una vera informazione, ma di una percezione più o meno passivamente condivisa. 
Come recita un facile aforisma, d'altronde, il pregiudizio peggiore è quello di chi crede di non avere pregiudizi.' [...]"

Su questo crinale, pertanto, esperti ed addetti ai lavori vengono a definire con esempio e conoscenza concetti pragmaticamente distanti da un imperante e tragi(comi)co luogo comune.
I contenuti sono specificamente richiamati nel seguito, afferendo nello specifico a varie e differenti tematiche: austerità, bambini, biblioteche, cervello umano, cinema, città, clandestinità, competitività, Costituzione, cultura, crescita e debito, democrazia, donne, famiglia, giovani, ideologia, legge, jazz, lettura, matematica, mercato, musica classica, numeri, politica, salute, scuola italiana, tecnica, tecnologia, televisione, uguaglianza, essere umano, web.
Leggerne per saperne di più, dunque.


sabato 28 gennaio 2017

RICERCANDO DOMANDE, FORZA PER (R)ESISTERE...COME UMANI

"[...] Se ci fosse un uomo 
forte di una tendenza senza nome 
se non quella di umana elevazione 
forte come una vita che é in attesa 
di una rinascita improvvisa. 
Se ci fosse un uomo 
generoso e forte 
forte nel gestire ciò che ha intorno 
senza intaccare il suo equilibrio interno 
forte nell'odiare l'arroganza 
di chi esibisce una falsa coscienza 
forte nel custodire con impegno 
la parte più viva del suo sogno
se ci fosse un uomo [...]"
(Se ci fosse un uomo, G.Gaber, cit.)


giovedì 26 gennaio 2017

E SE CI DIRANNO QUALCOSA...COSA RISPONDERE?

"[...] E se ci diranno/ che per rifare il mondo/ c'è un mucchio di gente/ da mandare a fondo/ noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare/ per poi sentire dire che era un errore/ noi risponderemo [...] No [...] E se ci diranno/ che nel mondo la gente/ o la pensa in un modo/ o non vale niente/ noi che non abbiam finito ancora di contare/ quelli che il fanatismo ha fatto eliminare/ noi risponderemo [...] No [...]"


martedì 24 gennaio 2017

FRA SEMPRE E (PER) SEMPRE, CITANDO DE GREGORI...

"[...] Pioggia e sole 
cambiano 
la faccia alle persone [...]
Sempre e per sempre tu 
ricordati 
dovunque sei, 
se mi cercherai 
sempre e per sempre 
dalla stessa parte mi troverai.
Ho visto gente andare, 
perdersi e tornare [...]
E con le stesse scarpe camminare 
per diverse strade 
o con diverse scarpe 
su una strada sola. 
Tu non credere 
se qualcuno ti dirà 
che non sono più lo stesso ormai 
Pioggia e sole abbaiano e mordono 
ma [...] lasciano il tempo che trovano. 
Sempre e per sempre 
dalla stessa parte mi troverai [...]"
(Sempre e per sempre, F. De Gregori, cit.)


sabato 21 gennaio 2017

SU CAMBIAMENTO CLIMATICO, OPINIONI...E LETTERATURE CONVENZIONI

"[...] 'Io credo che ognuno si ricordi avere udito da' suoi vecchi più volte [...] che le annate sono divenute più fredde che non erano, e gl'inverni più lunghi; e che, al tempo loro, già verso il dì di Pasqua si solevano lasciare i panni dell'inverno, e pigliare quelli della state; la qual mutazione oggi, secondo essi, appena nel mese di maggio, e talvolta di giugno, si può patire. 
E non ha molti anni, che fu cercata seriamente da alcuni fisici la causa di tale supposto raffreddamento delle stagioni, ed allegato da chi il disboscamento delle montagne, e da chi non so che altre cose, per ispiegare un fatto che non ha luogo: poiché anzi al contrario è cosa [...] notata da qualcuno per diversi passi d'autori antichi, che l'Italia ai tempi romani dovette essere più fredda che non è ora. [...] La quale immaginazione è così fondata, che quel medesimo appunto che affermano i nostri vecchi a noi [...] per non dir più, già un secolo e mezzo addietro, ai contemporanei del Magalotti, il quale nelle lettere familiari scriveva: 'egli è pur certo che l'ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia invece è voce e querela comune che i mezzi tempi non vi sono più; e in questo smarrimento di confini, non vi è dubbio che il freddo acquista terreno [...].' Questo scriveva il Magalotti in data del 1863. 
L'Italia sarebbe più fredda oramai che la Groenlandia, se da quell'anno a questo, fosse venuta continuamente raffreddandosi a quella proporzione che si raccontava allora. [...]
Leopardi ha una parte di ragione e una di torto. 
Ha ragione quando sostiene che i sensi e la memoria dell'uomo sono fallacie si soffermano su dettagli che non sono significativi alla scala dei tempi del clima. [...]
Ha torto invece quando vuole negare a priori i freddi osservati da Lorenzo Magalotti [...] che [...] era [...] Segretario dell'Accademia del Cimento di Firenze, culla del metodo scientifico galileiano, dove tra l'altro si costruirono i primi termometri al mondo, 'strumenti per conoscer l'alterazioni dell'aria derivanti dal caldo e dal freddo.' [...]"
Fonte: Pensieri, n°39 - Zibaldone, G.Leopardi, cit. in "Non ci sono più le mezze stagioni", L.Mercalli - "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", Editori Laterza


martedì 17 gennaio 2017

CONSIDERANDO JAZZ, VITA ED ETICA NELLA MUSICA

"[...] La complessità del jazz [...] è intrinseca nell'urgenza espressiva del racconto che lo giustifica. Un racconto duro e a volte violento quello degli anni Quaranta e Cinquanta, quando questo doveva esprimere lo stato d'animo dei neri sopraffatti dai bianchi e l'evoluzione di una civiltà industriale che cresceva a ritmi vertiginosi. [...] 
Se il jazz è difficile dunque è perché ha raccontato la storia di un secolo altrettanto difficile e complesso testimoniandone l'evoluzione, le lotte e le passioni. 
Lotte e passioni che erano degli afroamericani del Sud dell'America e del blues, la loro lingua. [...]
Ha una storia lunga questa musica. Una storia affascinante che solo se vissuta e ricostruita pazientemente rende l'idea di ciò che è stata e di ciò che oggi porta in dote verso il futuro per la sua vocazione antonomastica alla metamorfosi. 
Era la musica del popolo ai primi del Novecento e oggi ritrova quella matrice popolare di cento anni fa [...]. Ecco perché il jazz è facile nonostante possa sembrare difficile. 
Perché basta conoscerlo per apprezzarne le sue diversità scoprendo che ce ne è uno per ogni gusto e che questo supera le mode e diventa una passione emozionante che ci fa ridere e piangere, battere il piede a tempo, schioccare le dita o barcollare al ritmo dello swing. 
Cosa c'è di più naturale e di più semplice che il lasciare andare al ritmo del corpo?
E' difficile fare bene qualsiasi cosa ma è altrettanto facile renderci la vita semplice se si è in grado di uscire dai binari della paura del nuovo e del luogo comune. [...]"
Fonte: Il jazz è difficile, P. Fresu tratto da "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", Editori Laterza

Fonte immagine: Jazz, T.Vieux

sabato 14 gennaio 2017

PE(N)SANDO ORIZZONTI ED IDEE, IN VITA

"[...] I vasti orizzonti generano le idee complesse, 
i piccoli orizzonti le idee ristrette. [...]"
(V.Hugo, att.)


lunedì 9 gennaio 2017

SU CRESCITA ED OPPORTUNITA' IN MATERIA DI VITA...

"[...] 'Perché sono salito quassù? Chi indovina?' [...]
'No. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo [...] guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. 
Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! 
È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.'
Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. 
Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. 
Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto.
Thoreau dice 'molti uomini hanno vita di quieta disperazione', non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno! [...] 
Osate cambiare, cercate nuove strade. [...]"
(L'attimo fuggente, cit.)




sabato 7 gennaio 2017

"CUORI ED ERRORI NELLA SCUOLA ITALIANA", ALLA RICERCA DEL VALORE DELL'ESEMPIO

Cronache passate ed attuali, plasmate inseguendo anche un'idea di futuro che durante gli anni vede sempre le stesse 'contrapposizioni' modificarsi - di rapporto in rapporto: insegnanti e alunni, insegnanti e genitori, genitori e alunni. Queste poche righe solo per citare alcuni dei rapporti e delle realtà che si plasmano (per plasmare anime) da sempre nell'Istituzione rappresentata dalla scuola italiana.
Scuola che è miniera di futuro, in quanto è da essa e dalle sue capacità di forgiare personalità e competenze che dipende la possibilità di poter avere a disposizione un domani migliore per un Paese.
Paese che - come l'Italia - pare avere un disperato bisogno di talento e disciplina da instillare nelle generazioni che dovranno avere (in quale domani?) oneri ed onori nel prendere sulle proprie spalle le sorti della nazione intera.
Quali competenze dovranno possedere le generazioni future per (contribuire a) costruire un Paese migliore? Attraverso quali passaggi servirà strutturare e muoversi per costruire le carriere dei futuri insegnanti, in un momento socio-storico nel quale svariate riforme sembrano averne minato basi e consapevolezze? Mediante quali 'leve' poter (provare ad) incanalare delusioni ed aspettative non realizzate di insegnanti che hanno visto dilapidare i propri tentativi di rendere migliori le vite dei propri studenti? Attraverso quali strumenti aiutare giovani vite a non perdersi nel fiume delle proprie esistenze, nonostante l'incontro con docenti che sembrano essere (purtroppo spesso) tutto fuorché ferrati nella trasmissione di conoscenze essenziali per diventare esseri umani migliori?
Servirebbe regalare consapevolezze o quantomeno strumenti utili per (cercare disperatamente di) individuarle nel fiume di vicende che quotidianamente si attanagliano e stagliano.
Condizionale d'obbligo, viste certe attitudini ed altrettanti contro-esempi che si potrebbero definire.
A queste e moltissime altre domande cerca di fornire qualche strumento utile l'opera "Il rosso e il blu - Cuori ed errori nella scuola italiana", scritto qualche anno fa da Marco Lodoli e pubblicato da Einaudi Editore.
L'intento del testo, redatto seguendo una serie di cronache dal 'fronte-scuola', cerca di muovere e promuovere riflessioni di metodo e di merito attingendo ad esempi singoli, ad una quotidianità di eventi nella quale immergersi e mescolarsi.
Le intenzioni dello stesso autore si ritrovano nella copertina dell'opera in questione:

"[...] Marco Lodoli [...] ogni giorno, in presa diretta si incontra e scontra con la scuola, con gli studenti e con il difficile e appassionante mestiere di insegnante. In 'Il rosso e il blu' abbandona la finzione narrativa e, attraverso brevi ma folgoranti osservazioni, affronta i molti 'cuori ed errori' che sono disseminati nella scuola italiana, e di cui è testimone quotidiano, esprimendo così il suo punto di vista sui tanti temi che entrano  nel dibattito pubblico sull'educazione scolastica e i giovani di oggi: dal momento topico dell'esame di maturità alla piaga emergente del bullismo; dalla straniante e defatigante esperienza delle gite di classe al problema della droga. 
Dall'angoscia degli studenti per il loro futuro, alla sintonia magica che talvolta si crea con il loro Professore. Si delinea così un percorso mai scontato, dove la chiarezza espressiva è contemperata dalla profondità di giudizio. 
Gli errori sono solo un aspetto della questione. Non avrebbero senso e importanza, se dietro di essi non ci fosse la passione, insomma i cuori. [...]"

Leggere per saperne di più, valutando quante fra le 'tracce' proposte siano a tutt'oggi coerenti, fondate ed attuali. O quantomeno attualizzabili.
Leggere per confutarne eventualmente anche la sostanza, partendo dalle fondamenta di stampo sia tematico che narrativo.



venerdì 6 gennaio 2017

RICERCANDO DI ABBATTERE PREGIUDIZI, DOGMI E/O LUOGHI COMUNI

"[...] Pregiudizi, luoghi comuni, credenze: 'sono tutte quelle cose che ognuno di noi crede di sapere sulla base non di una vera informazione, ma di una percezione più o meno passivamente condivisa. Come recita un facile aforisma, d'altronde, il pregiudizio peggiore è quello di chi crede di non avere pregiudizi. [...]"
Fonte: "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", Editori Laterza 

Fonte immagine: Bond of union, M.C. Escher

mercoledì 4 gennaio 2017

CONSIDERANDO FRAMMENTI DI SCUOLA, FRA PASSATO E FUTURO

"[...] La notizia che nelle scuole di Berlino le vecchie lavagne stanno per essere sostituite da lavagne elettroniche ci suscita sentimenti opposti, inconciliabili. Da un lato nostalgia e rimpianto per tutto il tempo passato [...] dietro a quelle lastre nere, per le belle battaglie a cancellinate nei cambi d'ora, tanti anni fa, per il suono stridente che i gessetti liberavano all'improvviso, per le lunghe e complesse spiegazioni che si svolgevano su quel campo di grafite, numeri che si accalcavano fin negli angoli, colonne di declinazioni che si piegavano verso terra, e poi scritte d'amore e di rivoluzione tracciate in fretta e furia, insulti orribili ai Prof cancellati un attimo prima che entrassero, per far ridere i compagni. E da insegnante il piacere di trascrivere un bel verso, bianco su nero, di catalizzare su quella tabula, prima rasa e poi densa di parole, l'attenzione di una classe intera. 
Rimpianto e nostalgia: ma anche tanta invidia per chi già si muove nel futuro, mentre qui da noi troppo spesso anche reperire un moncone di gessetto è un'impresa! [...]"
Fonte: "Il rosso e il blu - Cuori ed errori nella scuola italiana", M.Lodoli, Einaudi Editore

Fonte immagine: Liberi Sogni

martedì 3 gennaio 2017

FRA AMICI, VITA E PROSPETTIVE

"[...] Ma smettila fissato
è chiaro che guarisci
ma che ti metti in mente
vedrai che starai bene 
Vedrai [...]
andremo in giro insieme
e troveremo il bosco pieno di animali 
e poi andremo con la barca 
dove il mare è alto in mezzo ai pescecani. 
 [...] Vedrai vedrai
ci ubriacheremo insieme
e canteremo in coro le nostre canzoni
e poi ci butteranno fuori
e sveglieremo tutti pieni d'allegria. [...]   
Vedrai [...]
ti porterò a ballare
e ti farò sentire in forma come allora 
vedrai le nostre mogli a casa 
andremo in giro soli in cerca d'avventura. 
E come da ragazzi
tu sarai il migliore e mi farai soffrire
mi ruberai la donna
e mi dirai ridendo che ami solo lei
Vedrai Vedrai
ci ubriacheremo insieme
e canteremo in coro le nostre canzoni 
e poi ci butteranno fuori 
e sveglieremo tutti pieni d'allegria. [...]"
(L'amico, G.Gaber, cit.)