venerdì 27 giugno 2014

FRA CULTURA SCIENTIFICA E (RI)NASCITA DI UNO STATO...

"[...] All'Università non spetta il compito di formare solo le élites dirigenti, ma anche i quadri intermedi e quindi l'ossatura su cui si reggono la Pubblica Amministrazione, l'esercizio delle professioni, il mondo delle imprese e qualsiasi attività economica; quindi la qualità degli studi che si coltivano con la ricerca accademica e che si trasmettono attraverso l'attività didattica ha un impatto forte e diffuso sulla società.
E' qui il nesso fra ricerca scientifica e insegnamento universitario, che potrebbe e dovrebbe collaborare anche a un'attività di istruzione postsecondaria professionalizzante, praticamente inesistente in Italia.
Ma ci si può spingere oltre, immaginando per l'Università una 'terza missione', che aggiunga alla ricerca e alla formazione il compito di diffondere in misura più estesa le conoscenze prodotte. Vuol dire impegnarsi 

' [...] nella costruzione della cittadinanza scientifica, che significa maggiore consapevolezza dei cittadini intorno ai temi della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico e maggiore partecipazione alle scelte tecniche e scientifiche, ivi incluse quelle ambientali e quelle 'eticamente sensibili'. Ma significa anche maggiore democrazia economica. 
Se i saperi sono ormai la leva principale per la crescita economica, costruire la cittadinanza scientifica significa (anche) fare in modo che la conoscenza non diventi un fattore di nuova esclusione sociale, ma un fattore attivo di inclusione sociale. 
In pratica significa che, nell'aprirsi, l'Università si proponga come nuova agorà, una delle piazze della democrazia partecipativa (dove i cittadini si riuniscono per documentarsi, discutere e decidere) e della democrazia economica, dove non solo le grandi imprese attingono conoscenza per l'innovazione ma i cittadini tutti acquisiscono i saperi necessari per il loro benessere, per la loro integrazione sociale, persino per una imprenditorialità dal basso. [...]'

Uno sviluppo reale non si ottiene isolando l'Università dal tessuto sociale, puntando solo su poche situazioni di eccellenza, ma ha bisogno che queste divengano sistema e siano innestate su un tessuto infrastrutturale robusto e organizzato, aperto alla contaminazione con la società e capace di offrire un sostegno all'intero Paese. [...]"

Fonte: "Senza sapere - Il costo dell'ignoranza in Italia", G.Solimine - Editori Laterza.

Testo ulteriore richiamato: "Una 'terza missione' per l'Università", P.Greco, "Scienza & Società" - aprile 2010




martedì 24 giugno 2014

CHIEDERE SENZA DARE... #PAROLEINMUSICA


"[...] Quando tu dici amici che intendi/ agire felici in comunione di intenti/ 
esser presenti in tutti i momenti/ nei quali da solo proprio non te la senti/ 
farsi a metà per valer più del doppio/ Avere un fedele senza esserne l'oppio/ 
Mettersi a nudo mostrandosi stroppio/ Esser lo scudo o esser lo scoppio/ 
sei solo chiacchiere e diversivi/ avrai i tuoi motivi/ d'altronde da anni ci vivi/ 
a te modi civili non bastano/ mentre a me quelli penali disgustano [...]"

venerdì 20 giugno 2014

CONSEGUENZE DELL'IGNORANZA... #PRIGIONEFORZATA

"[...] Se sul piano individuale i prezzi dell'ignoranza sono alti, sul piano sociale sono semplicemente catastrofici.
Una società dove una robusta minoranza della popolazione non si informa, non controlla, non vota con discernimento è una società impossibilitata ad autogovernarsi.
Le elezioni diventano spettacoli, operazioni di marketing in cui prevalgono i candidati più ricchi, o professionalmente meglio consigliati, trasformando i cittadini in spettatori.
Le politiche pubbliche vengono decise per ragioni inconfessabili, a vantaggio di pochi, spesso obbedendo ai dettami di un'ideologia anziché a quelli di un dibattito razionale. 
La qualità della democrazia diminuisce, con gravi danni per  il benessere collettivo. [...]"

Fonte: "L'età dell'ignoranza. E' possibile una democrazia senza cultura?", F.Tonello, Milano-Torino, Bruno Mondadori - 2012

Citato in: "Senza sapere - Il costo dell'ignoranza in Italia", G.Solimine, Saggi tascabili - Editori Laterza

"Se pensi che l'educazione sia costosa, prova l'ignoranza." (D.Bok, att.)



giovedì 19 giugno 2014

"IL MONDO NELLA RETE": DIRITTI E VINCOLI DEL MULTIMEDIALE...

Durante questi ultimi anni, in Italia ma non solo, la cosiddetta "rete" ha assunto una connotazione ed una caratteristica d'azione sempre più allargata, consistente, prepotente ed imponente.
Se prima il suo raggio d'azione era ridotto ad una "semplice" navigazione, con il tempo e la ricerca le sue peculiarità sono diventate altre e più consistenti: dai social network alla partecipazione multimediale, dalla fuga di segreti modello WikiLeaks fino ad arrivare ad un rinnovato campo d'azione nei confronti dell'utente medio che può avere accesso ad internet.
La rete ha rivoluzionato comportamenti, caratteri, navigazioni e, non da ultimo, anche naviganti; tutto (o quasi) è stato come ribaltato, quasi si avesse a che fare con un mondo parallelo a quello abitualmente vissuto. Potrà la rete costituire, sempre di più in futuro, un punto di non ritorno per il perseguimento e per il raggiungimento di nuove frontiere? Quali argini e quali potenzialità ha un sistema così potenzialmente sterminato ed importante?
A queste e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Il mondo nella rete - Quali i diritti, quali i vincoli", scritto da Stefano Rodotà e pubblicato da Editori Laterza - LaRepubblica.
Gli spazi lambiti ed i traguardi raggiunti dalla rete necessitano di un'analisi approfondita, al fine di (cercare di) stabilire confini e potenzialità di uno strumento potenzialmente fondamentale da utilizzare per migliorare e far progredire il mondo.
Tale opera di progresso dovrà essere svolta, però, senza lasciare spazio alcuno al caso o ad ipotesi non adeguatamente vagliate.
L'importanza fondamentale di questo necessario ragionamento è un'istanza perfettamente nota allo stesso autore del presente testo:

"[...] La necessità di una 'cittadinanza digitale' che tuteli il nostro accesso alla rete e il nostro 'corpo elettronico'.
Le inedite e variegate forme di aggregazione e azione politica nate online, che hanno riempito le strade di tutto il mondo [...].
La pervasività delle reti sociali che ha attribuito una dimensione nuova al rapporto tra democrazia e diritti.
Il bisogno di una tutela un tempo impensabile, il diritto all'oblio e alla cancellazione dei dati personali. Sono solo alcune delle [...] realtà e dei problemi [...] che hanno avuto origine ogni giorno dal rapporto di due miliardi di persone con la rete. 
Come affrontarli in termini di diritti e democrazia? 
Il mondo del web può avere regole sebbene mobile, sconfinato e in continuo mutamento?
Deve trovare una sua 'costituzione'? [...]"

Alla luce di queste essenziali premesse, infatti, sembra nascondersi la gran parte delle aspettative che una certa parte dell'elettorato ha riposto nei confronti di quelle realtà che hanno (solo apparentemente?) impostato il proprio agire politico sull'esaltazione delle proprietà taumaturgiche della rete; è implicito dentro questo quadro il riferimento ai Movimenti che hanno individuato nel virtuale la strada per agevolare la transizione (realmente indolore e davvero utile?) da democrazia rappresentativa a democrazia diretta.
Sarebbe davvero un mondo migliore e meglio impostato un Paese nel quale i diritti politici fossero convogliati entro una "piazza virtuale"?
Grazie alla rete è sempre possibile decidere, incrementare la partecipazione attiva e ricavare spunti interessanti per migliorare lo status quo?
Dovrebbe essere essenziale affrontare queste riflessioni, prima di affidarsi completamente ad un mezzo che sembra così tremendamente prossimo a volersi sostituire a certe realtà. Il problema di partecipazione troverebbe davvero risoluzione definitiva impiegando lo strumento multimediale?
A questa e moltissime altre domande simili è complicato rispondere, in un quadro ancora privo di riferimenti e normative stabili:

"[...] E' il momento di pensare a un sistema di diritti per il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia mai conosciuto. [...]"

Spazio pubblico in enorme espansione e dalle enormi potenzialità, dunque. Opportunità che, per dignità e per onestà intellettuale, non possono essere negate. Il problema più grande dovrebbe riguardare, però, quali indirizzi fornire ad una potenza tanto grande.
Quanto al rapporto fra rete e partecipazione politica, invece, sembra essere essenziale individuarne confini e potenzialità in maniera il più precisa ed obiettiva possibile. Quanto alle opportunità ed ai limiti nascosti, infatti, è opportuno prestare ascolto ed attenzione a quanto scritto dal giornalista Fabio Chiusi nel libro "Critica della democrazia digitale - La politica 2.0 alla prova dei fatti":

"[...] Una nuova e realistica mappa dei limiti e delle opportunità di internet per la nostra democrazia in crisi. Davvero in futuro la democrazia sarà digitale o non sarà? Le opportunità non mancano, ma non è dandole per scontate che si realizzeranno. [...]"

Qualora la democrazia in crisi fosse curabile (in toto o parzialmente) dalla rete, come si potrebbe procedere per facilitare azioni e cambiamenti utili al miglioramento dello status quo?
Affidarsi alla democrazia in rete seguendo modalità non doverosamente ponderate potrebbe forse contribuire a collocare la democrazia stessa in una trappola dalla complicata risoluzione? A questo proposito, infatti, il costituzionalista Rodotà sembra avere le idee piuttosto chiare relativamente all'immensa mole di recenti cambiamenti a cui è stato necessario fare fronte:

"[...] il passaggio dal Web 1.0 al Web 2.0, quello delle reti sociali, ha attribuito una dimensione nuova al rapporto tra democrazia e diritti. 
Si sono arricchite le possibilità di azione organizzata, non solo e non tanto dal punto di vista quantitativo, quanto piuttosto per la qualità dei soggetti che sono ormai in grado di articolare in modo nuovo le relazioni sociali e, insieme, di dar vita a forme variegate di azione politica individuale e collettiva. 
Ciò sia riproducendo il modello delle manifestazioni pubbliche di massa, riservato in passato solo a grandi soggetti [...], sia innovando profondamente proprio la presenza delle persone sulla scena pubblica. 
Usando sempre più intensamente la tecnologia, la vita esce dallo schermo e invade, in modo nuovo, l'intero mondo, ridefinisce la sfera pubblica e quella privata, e progressivamente disegna una redistribuzione dei poteri. [...]"

I concetti presenti nell'ultima frase possono essere quelli destinati a creare maggiori perplessità in alcuni ed aspettative in altri; dietro alle opportunità della rete, infatti, possono nascondersi una (più o meno lunga) serie di inevitabili trappole. A questo proposito, pertanto, potrebbe essere necessario ed urgente dibattere attorno ad alcuni concetti di fondo:

  1. diritti politici caratteristici della piazza virtuale;
  2. cittadinanza digitale, valutando e considerando la possibilità di aggiungere qualche riga in più alla voce diritti fondamentali;
  3. neutralità e anonimato, favorendo (il più) contemporaneamente (possibile) tutela della persona e salvaguardia dell'opportunità multimediale;
  4. trasformazione da habeas corpus  a habeas data, seguendo parallelamente il discorso dei cosiddetti 'diritti in rete' tutelando al tempo stesso la dignità inviolabile della persona 'fisicamente intesa';
  5. "dittatura dell'algoritmo e prerogative della persona", richiamandosi a quanta democrazia possa esistere nella scrittura di algoritmi capaci di imprimere direttive anche radicali al futuro dell'individuo;
  6. diritto all'oblio: quali tutele e sicurezze dovrebbe avere chi vuole cancellare tracce della propria individualità dall'oceano di informazioni che la rete può far circolare indisturbate? Quali risposte dare alla persona che vuole non essere tracciata, silenziando di fatto la sua presenza in una realtà complessa come quella multimediale?
  7. differenti forme di redistribuzione dei poteri: la rete amplifica e diversifica, nel dibattito quotidiano ma non solo, la strutturazione del potere e dei meccanismi di gestione che contribuiscono più di altri ad influenzare le masse ed i collettivi. Ragionare in maniera approfondita su queste opportunità deve essere essenzialmente importante per (ri)abilitare il valore e la credibilità delle Istituzioni nei confronti delle basi elettorali (ma non solo);
  8. qualità ed opportunità della democrazia elettronica: come procedere e far crescere gli itinerari e la tracciabilità dei diritti in rete? Dovrebbe essere essenziale procedere attraverso una qualificata (e qualificante) discussione collettiva, finalizzata al restituire dignità alle persone e democraticità delle Istituzioni pubbliche (ma non solo). Su questi argini, pertanto, nulla può e deve essere lasciato al caso;
  9. per quali ragioni è necessario un "Internet Bill of Rights", senza dover per forza imprimere limiti e censure ad un'entità già liquida e per questo faticosamente delimitabile entro argini precisi. Servirà ridare nuovo valore alla parola privacy, capace di sintetizzare il più possibile le libertà che ci appartengono (per diritto inalienabile e per diritto acquisito) in quanto cittadini di un mondo "in espansione".


Le infinite potenzialità di questo mezzo nascondono, inevitabilmente, una serie di infiniti problemi che è sbagliatissimo sottovalutare e nascondere.
Sotto questa ottica, infatti, deve essere vista come necessaria l'eventualità di discutere approfonditamente attorno al "sistema di diritti" per il più grande spazio pubblico conosciuto fino ad oggi dall'umanità intera.
Senza illusioni, senza vendere fumo o promettere l'impossibile.
Basta poco per trasformare un'opportunità straordinaria prima in danno e, senza magari neppure accorgersene, anche in beffa per la collettività prima e per la dignità dei singoli poi.
Le distanze fra l'uno e l'altro campo non sono poi così lontane ed invalicabili.



lunedì 16 giugno 2014

QUALI I DIRITTI E QUALI I VINCOLI DELLA "RETE"?

"Internet, [...] la rete che avvolge l'intero pianeta, non ha sovrano. 
Nel 1996, J.P.Barlow apriva così la sua dichiarazione d'indipendenza del Cyberspazio:

'[...] Governi del mondo industriale, stanchi giganti di carne e d'acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della mente.
In nome del futuro, invito voi, che venite dal passato, a lasciarci in pace. Non siete benvenuti fra noi.
Non avete sovranità sui luoghi dove ci incontriamo. [...]'

Questa affermazione [...] riflette il sentire di un mondo, di una [...] platea in continua crescita fino agli attuali oltre due miliardi di persone, che si identifica con una invincibile natura di Internet, libertaria fino all'anarchia, coerente con il progetto di dar vita a una rete di comunicazione che nessuno potesse bloccare o controllare. Ma è pure un'affermazione che ha dovuto subire le dure repliche da una storia in continua accelerazione, da una cronaca che consuma. 
Interrogativi come 'l'universalità di Internet deve trovare una sua tradizione istituzionale, una sua costituzione che spinga il suo [...] assetto al di là di quella che viene definita come la sua [...] governance?' e 'Può avere regole il mondo del web - mobile, sconfinato, in continuo mutamento?' accompagnano da sempre le discussioni sul futuro di Internet, e sono ormai proiettati oltre le ripulse iniziali, che avevano considerato come un attentato alla sua natura libertaria ogni ipotesi di arrivare [...] a regole, percepite come un inaccettabile vincolo. 
Altre volte nella storia, il diritto e le regole hanno dovuto abbandonare il [...] riferimento alla terra e fare i conti con realtà mobili, il mare in primo luogo. 
Nomos della Terra e libertà dei mari sono il filo conduttore della ricerca di Carl Schmitt.
Nasceva così un diritto modellato sulla natura delle cose, liberato dalla soggezione a vecchi schemi, [...].
Proprio Schmitt ci ricorda il ruolo dell'Inghilterra e dei suoi pirati, che 'aprirono la strada alla nuova libertà dei mari, che era una libertà essenzialmente non statale.' Non è [...] un caso che la grande metafora dello stare in rete sia quella del 'navigare' e che proprio al 'diritto del mare' si siano rifatti in molti quando hanno dovuto affrontare le sfide istituzionali di Internet, tornando con la memoria alla costruzione, all'estrazione dall'esperienza di principi e regole che avrebbero consentito di avere un mare libero e sicuro. [...] la progressiva crescita di Internet [...] ha reso sempre più aggressiva la pretesa degli Stati di far valere le loro antiche prerogative, considerando la rete come l'oggetto del desiderio delle sovranità esistenti. [...]
gli Stati nazionali cercano di far valere il potere, tutt'altro che residuale, di cui ancora dispongono, ma non possono stabilire una sovranità sul cyberspazio. 
Questa distinzione tra una sovranità improponibile e un potere invadente  mette in discussione una delle conseguenze che si ritenevano implicite nella negazione della sovranità - quella che potrebbe essere sintetizzata nell'affermazione dell'impossibilità, inutilità, illegittimità di qualsiasi regolazione di Internet. Una impostazione [...] che non conduce soltanto a una assoluta autoreferenzialità della rete, anzi alla conclusione che la rete non ha bisogno di stabilire relazioni perché essa comprende già tutte le relazioni possibili. 
Porta con sé anche una impostazione [...] mitologica.
Sembra [...] evocare la lancia di Achille e quella di Parsifal, armi capaci di offendere e guarire [...].
Ma è proprio questa mitologia a essere smentita da una realtà nella quale non solo Internet è variamente oggetto di regolazione, ma [...] conosce violazioni continue di quello statuto di libertà che si riteneva poter  essere affidato alla propria, esclusiva virtù salvifica. [...]"


Fonte: Prologo, "Il mondo nella rete - Quali i diritti, quali i vincoli", S.Rodotà, Editori Laterza - LaRepubblica

sabato 14 giugno 2014

"POST-SINISTRA": COSA RIMANE DELLA POLITICA IN UN MONDO SCONVOLTO?

Quali riferimenti è possibile fornire, in tempi di crisi, per (provare a) restituire dignità e credibilità alla politica intesa come tutela di un (vero o presunto) bene comune? In un momento nel quale tutto sembra precipitare e durante una fase storica nella quale risultano innescate molt(issim)e bombe ad orologeria, fra società ed economia, può essere lecito interrogarsi a fondo sul ruolo reale a cui ricondurre questa politica, in picco verticale di dignità e credibilità da troppo tempo.
Per ragionare attorno a queste e molte altre domande dovrebbe essere essenziale concentrarsi in maniera prioritaria sulle categorie che contribuiscono a formare la politica, parimenti alla necessità di individuarne nuove e rinnovate aree di competenza ed intervento.
Quali potrebbero essere, in altre parole, programmi politico-amministrativi caratteristici della parola "Sinistra"? Quali invece punti programmatici caratteristici della parola "Destra"?
In un momento storico di crisi imperante da ormai molti anni, quali sono gli "argini" che è possibile (ri)costruire per esplicitare nuovamente le differenze che intercorrono fra componenti (solo teoricamente?) alternative l'una all'altra?
Cosa potrebbe essere definibile come "di Destra" e cosa è come "di Sinistra"?
E' lecito affermare che ogni valore ed ogni differenza è venuta meno con l'incedere di un tempo nel quale si sono ribaltate convenzioni ormai lacerate?
Le risposte a domande come queste sono solo apparentemente semplici, in quanto rimangono comunque molti elementi di discussione e necessario confronto per poter maturare un'opinione consapevole e consapevolmente informata.
Spunti di riflessione importanti sono contenuti, a questo proposito, nel libro "Post-Sinistra: Cosa resta della politica in un mondo globalizzato" scritto da Marco Revelli e pubblicato da iLibra - Editori Laterza & La Repubblica.
Il fine del presente testo riguarda, nell'ambito del "fronte" precedentemente descritto, la possibilità di indagare le caratteristiche ed i tratti distintivi delle "componenti" politiche in un tempo nel quale, giustificabilmente, disordine e caos sembrano regnare incontrastati.
L'indagine razionale, puntuale e metodica da compiere riguarda la necessità di dibattere attorno a molteplici punti di vista possibili, relativamente al fare politica ed alle sue primarie essenze:

"[...] Dove sono finite le appartenenze politiche? Non pochi sostengono che l'attenuarsi del contrasto tra opposte identità collettive è il segno di un passaggio della politica dall'infatuazione ideologica a una conquistata dimensione pragmatica. Ma le ragioni della contrapposizione Destra-Sinistra sono ancora tutte lì, sul tappeto 'globale', potenziate e ingigantite dall'unificazione dello spazio planetario.
Quel che più sorprende è che l'appannamento della Sinistra si manifesti proprio nel momento in cui esplode lo scandalo della diseguaglianza. 
E' difficile sottrarsi alla sensazione che questo indifferenziato convergere di programmi e proposte della politica, questa rinuncia a dividersi sulle questioni di fondo derivi da una non dichiarata né dichiarabile impotenza, da un'obiettiva assenza di risposte alle questioni vitali del nostro vivere in comune. [...]"

Se rimangono ancora cause ed effetti per poter credere in una contrapposizione fra Destra e Sinistra, è conseguenza diretta chiedersi quali passi sia necessario compiere per rivedere concretamente all'opera le caratteristiche fondamentali di differenziazione fra le due "categorie" medesime; punto questo che, inevitabilmente e giustificabilmente, pare essersi leggermente "appannato" alla luce delle troppe mancate azioni articolate in questi anni di tragica crisi economico-sociale.
Alle categorie tradizionali si sono sostituite gradualmente, nei fatti e nelle cronache, parole richiamanti concetti ben più radicalizzanti ed estremizzati per poter svolgere un dibattito sereno ed obiettivamente informato attorno a questa tematica: i dualismi riguardano conflitti e crisi fra sicuro ed insicuro, dibattiti accesi fra politico ed impolitico, prolungate discussioni attorno alla necessità di recepire ed individuare i tratti fondanti di un antipartitismo che è stato per troppi anni comodamente e placidamente ignorato da imbarazzate (ed imbarazzanti) classi dirigenti.
Per restituire sia a dibattito che ad opinioni una credibilità ed una logica è più che mai urgente concentrarsi attorno ad ulteriori concetti quali, ad esempio, quali siano gli attuali spazi e le tante sfere di possibile influenza per la politica urgentemente da riabilitare:

"[...] più in generale, dobbiamo interrogarci sul rapporto che lega l'estenuazione dell'antitesi 'Destra/Sinistra' alle sorti e alle crisi del 'politico' in quanto tale: se questa perdita di consistenza delle consolidate identità contrapposte, questo allentarsi della loro 'presa' sul reale, non rinvii, in realtà, come il sintomo rinvia alla malattia, a una parallela e più radicale perdita di contatto tra 'politica' e 'mondo', a una sua inedita 'inoperosità' che rivela a sua volta lo stato avanzato di decostruzione dei fondamenti stessi su cui essa si era fondata fino ad ora. [...]"

Il riportare la discussione su "binari" pericolanti e scoscesi è una missione da affrontare solo dopo aver svolto un'attenta disamina di cause, sbagli ed errori che hanno trascinato un intero Paese con un piede e mezzo dentro un baratro di crisi culturale prima che economico-sociale.
La descrizione di un mondo globalizzato, nel quale spostamenti e flussi di idee sono esponenzialmente velocizzati ed incrementati, potrà presupporre ulteriormente la possibilità di (re)impiegare parole nuove per definire il concetto di Sinistra; l'incrocio di spunti, esperienze e competenze differenti potrà (e/o dovrà?) presupporre una consistente riflessione attorno alla possibilità di partorire una (rinnovata) sintesi che tenga conto della contemporanea complessità del reale.
Su questo fronte si diramano le interviste esposte in conclusione all'opera, nella quale si passano in rassegna diverse opinioni e differenti concetti sulla validità della parola in questione:

  • "[...] Sinistra è una parola maldestra. [...] è segnata dal marchio dell'insufficienza, condannata da un destino inscritto nella sua stessa etimologia latina: sinisteritas significa inettitudine, goffaggine. [...]" (M.Cacciari);
  • "[...] [a proposito di valori per descrivere una nuova visione di Sinistra] un'attenzione ai problemi globali, ma in un modo molto locale e personale, ben diverso dall'agenda degli Stati-nazione. Un esempio [...] è quello dell'ambiente, in cima alle preoccupazioni dei giovani di ogni Paese. E infine la reinvenzione dello stato sociale su una base transnazionale [...]. Solo così si possono dare risposte all'insicurezza economica, e quindi esistenziale, delle nuove generazioni. Nessuna Sinistra può dirsi tale senza farsi carico di questi punti. [...]" (U.Beck)
  • "[...] la Sinistra senza la consapevolezza del conflitto diventa il manuale delle giovani marmotte. Lo snobismo di chi si sente migliore degli altri perché 'open minded', politicamente corretto. Una pulizia della coscienza con detergenti economici. [...] Non basta il virtuosismo individuale, non devi cambiare la pattumiera in casa, devi cambiare un mondo ridotto a pattumiera, non ti salvi il culo da solo, te lo salvi solo insieme agli altri. [...]" (Wu Ming)
  • "[...] Per essere riconoscibile come parte, la Sinistra dovrebbe dire una cosa semplicissima: siamo gli eredi della lunga storia del movimento operaio. Lunga storia, ho detto. [...] La parte del popolo attorno a un concetto che non è sparito con la fine del movimento operaio: il lavoro. Una Sinistra del futuro non può che essere la Sinistra de lavoro come è oggi, complicato, frantumato in figure anche contraddittorie, il dipendente, l'autonomo, il precario, il lavoro di conoscenza, quello immateriale...La Sinistra dovrebbe unificare questo multiverso in un'opzione politica. [...]" (M.Tronti)
  • "[...]Sinistra è una grande naturale sensibilità, una tendenza dell'animo umano. Sinistra è una disposizione mentale ed etica che viene prima della scelta politica, è la base, la condizione necessaria della politica. E' un atteggiamento di fondamentale bontà verso l'uomo e il mondo, un intimo personale senso di bontà. [...]" (S.Staino)
  • "[...] [qualche parola della Sinistra, riferendosi ad un sondaggio promosso da Repubblica.it] lavoro, equità, uguaglianza, redistribuzione, laicità, resistenza, democrazia, bene comune, legalità, moralità, libertà, pace, sogno, coraggio, cambiamento, dignità [...]" (I.Diamanti)

La necessità di ripartire (anche) da questo testo e da queste discussioni sembra essere veramente il minimo augurabile ed auspicabile.
Qualora la politica non facesse significativi passi in avanti, escludendo iniziative spot che possono far perdere terreno e credibilità sul medio-lungo termine, sarebbe inevitabile assistere ad ulteriori scollamenti fra società ed Istituzioni.
Con tutte le conseguenze che fenomeni simili potrebbero produrre, ovviamente.


lunedì 9 giugno 2014

COSA RESTA DI DESTRA/SINISTRA IN UN MONDO GLOBALIZZATO?

"[...] Il Novecento si é chiuso con una fuga disordinata dalle appartenenze politiche che ne avevano strutturato, nel bene e nel male, l'esperienza storica. 
E' quanto accaduto alla coppia 'Destra/Sinistra', valuta corrente essenziale dello scambio politico nelle democrazie occidentali, base di un sia pur precario 'ordine del discorso' dotato di una propria sintassi condivisa. 
La perdita di operatività e di consenso delle tradizionali culture politiche strutturate sull'antitesi 'Destra/Sinistra' può essere letta come il sintomo [...] di un'incombente crisi sistemica in ambito politico. 
Ciò che più sorprende è che le distanze politiche tra Destra e Sinistra si vanno riducendo nell'immaginario collettivo, fin quasi a perdere di senso, proprio nel momento in cui le distanze sociali tra i primi e gli ultimi sul piano planetario vanno crescendo o comunque rivelandosi in una dimensione fino a ieri ritenuta intollerabile. Che questo appannamento si manifesti proprio nel momento in cui [...] lo scandalo della diseguaglianza esplode in tutta la sua evidenza, la dice lunga sul male oscuro che sembra minare oggi [...] la razionalità politica e [...] la sfera stessa del 'politico', così come la nostra modernità l'ha concepito. 
Certo, i professionisti della rassicurazione vanno [...] ripetendo che va bene così. 
Che questo attenuarsi del contrasto tra opposte identità collettive è normale. Di più: che è il segno della compiuta normalizzazione, di un auspicato e auspicabile passaggio della politica [...] dallo stato adolescenziale a quello della maturità, dall'infatuazione ideologica a una conquistata dimensione pragmatica, in cui la ricerca comune delle soluzioni possibili prevale sull'enfatizzazione dei problemi insolubili. Tuttavia, pur con la pervasiva forza mediatica del luogo comune, non riescono a dissipare del tutto la sensazione di un 'disordine nuovo'. 
L'impressione è che questa politica [...] liberata dai propri consolidati 'riferimenti ideologici', più che pragmatica, sia caotica. 
E che lungi dall'essersi arricchita di una maggiore concretezza, sia al contrario minata da una accentuata vuotezza, da una crescente inconsistenza di forme e figure. 
In fondo, le ragioni della [...] contrapposizione tra Destra e Sinistra sono ancora tutte lì, sul tappeto 'globale' [...] potenziate e ingigantite dall'unificazione dello spazio planetario. Quello che manca [...] sembrano essere [...] le soluzioni e i soggetti politici disposti a farsene carico. [...] è difficile sottrarsi alla sensazione che questo indifferenziato convergere di programmi e proposte su un repertorio ristretto di atteggiamenti condivisi [...] non derivi [...] dall'approdo a uno stile di risposta razionale alle sfide del tempo, ma da una non dichiarata né dichiarabile impotenza, da un'obiettiva assenza di risposte possibili [...] alle questioni vitali del nostro vivere in comune. 
Il che equivarrebbe [...] al fallimento della politica in quello che costituisce [...] il suo compito qualificante. 
Per questo dobbiamo interrogarci sul carattere e sul destino della crisi d'identità delle tradizionali famiglie politiche: se si tratti [...] di un appannamento contingente, di un fenomeno di assestamento e riallineamento destinato a essere più o meno rapidamente superato, o se [...] non si sia di fronte a una caduta strutturale, alla 'cronaca' di una mrote più volte annunciata. [...] dobbiamo interrogarci sul rapporto che lega l'estenuazione dell'antitesi 'Destra/Sinistra' alle sorti e alla crisi del 'politico' in quanto tale: se questa perdita di consistenza delle [...] identità contrapposte, questa allentarsi della loro 'presa' sul reale, non rinvii [...] ad una parallela e più radicale perdita di contatto tra 'politica' e 'mondo',, a una sua inedita 'inoperosità' che rivela [...] lo stato avanzato di decostruzione dei fondamenti stessi su cui essa si era fondata fino ad ora. [...]"

(Fonte: Prologo - "Post-Sinistra - Cosa resta della politica in un mondo globalizzato", M.Revelli, Editori Laterza - La Repubblica)


domenica 8 giugno 2014

"LE CATENE DELLA SINISTRA": CAPIRE (E CONFUTARE) I COLPEVOLI DI UN POTERE IMMOBILE

E' possibile per le forze di (Centro)Sinistra italiane compiere una seria opera di analisi e (auto)critica al fine di comprendere i motivi che hanno più volte condotto a risultati elettorali e programmatici non all'altezza di aspettative ed ambizioni iniziali?
Il progetto di costruire uno schieramento capace di inseguire la (troppo) citata "vocazione maggioritaria" è un risultato che ha condotto, nel tempo, ad un 41% maturato nelle ultime elezioni per la composizione del Parlamento Europeo.
Dietro ad un successo (apparentemente?) clamoroso, ci sono però una serie di (inevitabili) domande che troppi politic(ant)i si rifiutano di porre (e porsi): questo risultato è attribuibile più ad un Partito divenuto solido o maggiormente ricollegabile al carisma di un singolo leader che ha attratto voti e consensi come una "carismatica calamita"? Il consenso straordinario riscontrato può definirsi come punto di partenza, punto di arrivo o di "massima" destinato ad affievolirsi tanto velocemente così come si è generato?
Dietro al successo conseguito ci sono davvero un piano di riforme istituzionali e provvedimenti economici all'altezza delle aspettative riposte?
Queste e molt(issim)e altre domande hanno da sempre caratterizzato riflessioni, sensazioni e pensieri di un elettorato come quello ricollegabile al bacino di (Centro)Sinistra. Esistono però vincoli "superiori" che non sono stati lambiti dal dibattito e dalla caccia all'untore per le molte delusioni maturate?
Quali potrebbero essere i "nemici invisibili" che la Sinistra ha fino ad oggi coltivato e fatto crescere (indisturbati e/o indisturbabili?) internamente ai suoi corpi dirigenti e/o pensanti? Sono stati anche questi nemici in(di)visibili a far raggiungere apparenti successi ed inaspettati fallimenti?
Su queste e moltissime altre possibili domande cerca di fare luce il libro "Le catene della Sinistra", scritto dal giornalista Claudio Cerasa e pubblicato da Rizzoli Editore. Gli obiettivi di approfondimento che questa opera si propone di raggiungere sono chiari sin dalle prime anticipazioni:

"[...] Quali sono le grandi catene che tengono la Sinistra immobilizzata e quasi paralizzata? 
Quali sono i poteri e le lobby da cui si deve emancipare per conquistare il Paese? 
Perché la Sinistra deve continuare a regalare autostrade a Beppe Grillo e a offrire praterie a Silvio Berlusconi?
Come può la Sinistra trasformare le esperienze di grande coalizione, in Italia e nel resto d'Europa, in uno strumento utile a riscrivere le proprie coordinate e a trovare un collante diverso dalla semplice parola 'anti'?
Questo libro nasce per descrivere la vera sfida dell'era di Matteo Renzi. 
Nasce per raccontare quali sono i poteri (e le lobby) da cui la Sinistra deve affrancarsi.
Nasce per spiegare quali sono le caste degli intoccabili che l'hanno trasformata in un salotto simile al Consiglio di sicurezza dell'Onu: laddove cioè è sufficiente che uno degli invitati dica un 'no' per bloccare tutto e lasciare impantanata l'Italia.
'La Sinistra non sarà mai adatta a guidare il Paese fino a che non prenderà le cesoie e spezzerà le catene che la rendono prigioniera e che l'hanno trasformata in una forza a difesa della conservazione.' 
Ma per farlo deve affrontare i suoi fantasmi, riconoscerli, combatterli, e rompere quei vincoli che non le permettono di essere maggioranza del Paese.
L'inchiesta di Cerasa denuncia in modo limpido e  mai fazioso, con nomi, cognomi, interviste, storie e retroscena inediti, tutte le malefatte, tutti i legami incestuosi e tutti i malintesi politici che hanno portato la Sinistra ad annientarsi da sola. 
Semplicemente, ad ammanettarsi. [...]"

Annientandosi ed ammanettandosi sia ad una serie di "nemici occulti" che ne hanno decretato le sorti che, però, ad una gestione leaderistica del potere che ha inevitabilmente avvicinato il confine già labile fra politica e marketing.
Colpe e colpevoli di questo cambiamento (sia esso transitorio o permanente) sono forse da attribuirsi ad una lunghissima serie di cause e problemi per troppo tempo sottovalutati e fossilizzatisi nella consapevolezza collettiva (ed al tempo stesso alle volte collettivamente mancante) del popolo italiano: informazione complice e colpevole, eccessiva abitudine al delegare all'eletto di turno doveri e responsabilità, ammanettamento collettivo ad una altrettanto collettiva distrazione nazionale, classi dirigenti (non solo politiche) alle volte indegne e vergognose, [...].
Consegnare ad un Paese "gattopardesco" come l'Italia un cambiamento simile è il minimo che potesse accadere, dopo un (troppo lungo) periodo nel quale si sono confuse priorità programmatiche ed obiettivi per far progredire (più socialmente che economicamente) un Paese oggi precipitato in un lastrico dall'impressionante (pre)potenza. A chi è necessario affidarsi per provare a riabilitare qualche speranza per innescare un cambiamento?
Consegnare speranze ed azioni ad un unico leader è davvero la sola strada rimasta per riaccendere una qualche forma di utile cambiamento culturale?
La necessità di spezzare queste "catene" passa anche (o soprattutto, a seconda dei punti di vista) dalla necessità di controllare, correggere ed eventualmente migliorare i molti errori di progetto fatti e precedentemente citati in maniera sommaria.
Tale riflessione deve essere innescata dal fatto che la politica non può in alcun modo essere derubricata a mera questione di "tifo", in un momento socio-economico terribile che richiede soluzioni complesse a problemi troppo articolati e tremendamente radicalizzatisi nel tessuto italiano.
Chi non è con il leader è un "gufo", chi non si allinea all'ottimismo imperante è uno sfascista da guardare torvo per farlo sentire in "scomoda" minoranza. Non dovrebbe essere questa la politica, fino a prova contraria ovviamente.
Condizionale altrettanto d'obbligo, in virtù di certe tristissime abitudini ed attitudini italiane.
Restando invece ancorati al fondo tematico dell'opera, quali possono essere etichettabili come "nemici occulti" di una Sinistra che ha dovuto contaminarsi per salvarsi da un (ulteriore) abbassamento dei consensi? L'autore propone a questo punto uno sviluppo tematico interessante ed organizzato in puntuali inchieste, siano esse condivisibili o meno:

"[...] Cosa può fare Renzi per evitare che la sua esperienza a Palazzo Chigi faccia cambiare verso alla rottamazione trasformandola in un'autorottamazione? Da dove è meglio partire? Dove puntare il mirino?
Dove mettere le mani? E quali strappi servono? 
Quali sono le rottamazioni che mancano all'appello?
Quali sono le schiavitù da cui si deve liberare il Presidente del Consiglio?
Qualche anno fa, nel 2001, [...]  l'Economist dedicò a Berlusconi una copertina che divenne famosa. 
Titolo: Why Berlusconi is unfit to lead Italy. 
Il senso di questo libro è simile a quella copertina. 
Ma con una postilla: la sinistra non sarà mai adatta a guidare il Paese fino a che non prenderà le cesoie per spezzare le catene che la rendono prigioniera. Cinque catene. Cinque storie. Cinque inchieste. 
E' la sfida della sinistra. E' la sfida di Renzi. 
E in un certo modo è anche la sfida dell'Italia. Rompere le catene.
Governare. Conquistare il Paese. 
Non avere paura di Checco Zalone. Diventare grandi. 
E imparare a fare una cosa che alla Sinistra non è mai riuscita: cominciare a correre e finalmente governare a lungo il Paese.[...]"

L'aver delineato un quadro di colpe e colpevoli ben preciso è una missione tanto ricercata quanto anche criticabile, per una lunghissima serie di punti di vista. Quelli che sono sospetti e/o sospettati per qualcuno, possono non aver lo stesso peso per qualcun altro; l'obiettivo maggiormente complicato dovrà risiedere, nei fatti, nel fare e promuovere politiche di uguaglianza e giustizia sociale in un momento nel quale le differenze fra Destra e Sinistra sembrano (o realmente sono?) appiattite e minimizzate all'estremo.
Anche questa, infatti, contribuisce a costituire una tremenda "catena" con cui la Sinistra deve forzatamente far di conto.
Catena che, purtroppo, potrebbe trasformarsi sul medio-lungo termine anche in cappio al collo.
A proposito di azionisti occulti di un potere immobile (e/o immobilizzato?).
Ai lettori le ardue sentenze.


giovedì 5 giugno 2014

FRA MUSICA E LIBERTA', ALLA RICERCA DI UNA DIREZIONE...


"[...]Per niente facili/ uomini così poco allineati/ 
li puoi chiamare ai numeri di ieri/ se nella notte non li avranno cambiati./ 
Per niente facili/ uomini sempre poco affezionati/ 
li puoi tenere fra i pensieri di ieri/ se non ci avranno scordati./ 
Sarà la musica che gira intorno/ quella che non ha futuro/ 
Sarà la musica che gira intorno/ saremo noi che abbiamo nella testa/ 
un maledetto muro."

martedì 3 giugno 2014

"LE GAMBE DELLA SINISTRA", PER UNA SFIDA DA (RI)GIOCARE.

Su quali gambe potrebbero essere portate avanti battaglie, idee e significati appartenenti alla cosiddetta Sinistra?
Può esistere una "chiave di lettura" di una tematica tanto difficile come questa?
Può questa chiave definire una modalità di svolta capace di uscire da una crisi senza sosta e vie di fuga?
Le domande che fanno da seguito a queste prime poste sono, potenzialmente, infinite; in questo momento buio le visioni di destra e sinistra sembrano infatti (o sono state?) annullate, contrariamente all'insieme di problemi e disuguaglianze sociali che pare aver radicalizzato lo scontro fra classi sociali.
Da questi concetti di fondo si muove il libro "Le gambe della Sinistra", scritto dalla docente Elisabetta Amalfitano e pubblicato da "L'Asino d'oro Edizioni".
E' necessario indagare attraverso una società debilitata ed una politica screditata e ridicol(izzat)a per provare a trovare una risposta a queste domande, fondamentali per riabilitare un futuro degno di tale nota:

"[...] Cosa significa essere di Sinistra?
Se lo chiedeva Bobbio nel 1994 e la domanda è ancora attuale. A chi afferma che dopo il crollo del Muro di Berlino e degli Stati-nazione sono svanite le distinzioni fra Destra e Sinistra, questo libro replica che la linea di demarcazione è invece netta e necessaria per la vita stessa della democrazia.
Uguaglianza e libertà sono le gambe su cui rimettere in piedi l'identità di una Sinistra che ha smarrito il proprio senso: non più due ideali inconciliabili, ma essenziali l'uno all'altro per superare gli errori di un comunismo che ha dimenticato la libertà e di un liberismo che dimentica, oggi più che mai, l'uguaglianza. [...]"

Il fondo della questione riguarda proprio cercare di (ri)delimitare e (ri)motivare i confini di una parte politica che più di ogni altra dovrebbe (teoricamente) avere fra le proprie corde la necessità di abbattere o rendere meno invalidanti le disparità sociali e gli squilibri esistenti in una società.
La discussione nei confronti di una tematica tanto complessa, intricata e pericolante dovrebbe essere affrontata valutando le opinioni di voci autorevoli e motivate nel cercare una soluzione a quella "linea di demarcazione" netta e necessaria precedentemente definita.
Quali esponenti sono stati pertanto ascoltati ed intervistati per provare a rispondere consapevolmente ad un'argomentazione tanto difficile da declinare in fatti espressi e concreti?

"[...] Partendo dal dibattito tra Fabrizio Barca e Luciano Canfora [...] la ricerca proposta dall'autrice prosegue con una serie di interviste che coinvolgono, oltre allo stesso Canfora, sei autori contemporanei: Amalia Signorelli, Lorenza Carlassarre, Nadia Urbinati, Michele Ciliberto, Ernesto Longobardi e Massimo Fagioli. [...]"

Possono essere sintetizzabili una serie di parole chiave capaci di rievocare e ricondursi al campo semantico del concetto di Sinistra?
L'autrice propone, a questo proposito, un ventaglio piuttosto ampio di soluzioni e concetti:

"[...] Uguaglianza, libertà, umanesimo, laicità, cambiamento, conflitto, cultura, diversità sono le parole chiave che ricorrono nelle conversazioni.
[...] esse si configurano come gli ideali di cui occorre riappropriarsi e, al tempo stesso, che bisogna ripensare per definire il programma per la Sinistra del XXI secolo. Come se ciascuna di queste parole avesse bisogno di essere ripresa, fatta riaffiorare dalla polvere della memoria e, una volta lustrata e riportata alla luce del giorno, venga dotata di linfa vitale nuova, per far sì che si adatti alle nostre condizioni storiche e sociali e assuma significati nuovi e più profondi. [...]"

La sfida più grande, pertanto, sembra essere quella di restituire pregio e (pre)potenza a parole che si richiamano a concetti oggi non percepiti come all'ordine del giorno e delle agende politiche dominanti.
Inutile scrivere che, la Sinistra intesa e (ri)plasmata in chiave contemporanea, dovrà avere gambe e piedi forti e molto allenati a camminare su terreni ripidi e scoscesi. Nulla di più difficile ed importante attende attori, mestieranti ed interpreti di questa sfida.
Come sottolineato dall'autrice, come richiamato dai singoli dialoghi svolti con gli interpreti di un pensiero (forzatamente e socialmente) differente:

"[...] A una nuova antropologia corrisponderà una nuova cultura e una nuova politica.
Da millenni la cultura occidentale ha definito l'essere umano come tale perché dotato di linguaggio e di pensiero verbale e, su queste basi, ha spaccato in due gli individui assegnando alla ragione virtù e verità e a tutto ciò che razionale non è [...] vizio e falsità.
E' giunto il momento di superare questa ideologia e recuperare un individuo non scisso tra mente e corpo, tra coscienza e non coscienza.
Finalmente ci piace immaginare l'essere umano nuovo, che cammina dritto sulle sue due gambe: uguaglianza e libertà. Solo così la Sinistra potrà iniziare il proprio cammino e, con passo sicuro e fermo, seminare finalmente i propri avversari. [...]"

Cammino in salita, cammino (stra)colmo di problemi e tensioni morali.


lunedì 2 giugno 2014

ALLA RICERCA DEL VENTO DEL CAMBIAMENTO, RICHIAMANDO GLI "SCORPIONS"...


"[...] il vento del cambiamento/ soffia diritto in faccia al tempo/ 
come un tempesta che/ suonerà la campana della libertà/ 
per la pace della mente [...]" 
(Wind of Change, traduzione)

"Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. 
Che si cambi in esempio."
(Albert Camus, Taccuini, 1935/59)