domenica 30 agosto 2015

A PROPOSITO DI MATEMATICA E DI COSTANTI MATEMATICHE...

"[...] Alcune cose non cambiano mai. [...] Molto tempo fa, a essere considerate degne di memoria erano le irregolarità dell'esperienza: l'evento inatteso, quello catastrofico, quello di cattivo augurio. 
Poi, via via, gli scienziati presero ad apprezzare le meraviglie della regolarità e della predicibilità del mondo. La nostra esperienza, nonostante la concatenazione di moti caotici e imprevedibili che caratterizza gli atomi e le molecole, ci parla di un mondo dotato di coerenza e continuità.
La ricerca dell'origine di tale coerenza si indirizzò in un primo tempo verso le 'leggi' di natura che governano il modo in cui le cose cambiano. 
Ma in seguito si è venuti progressivamente identificando una serie di numeri misteriosi che stanno alla radice dell'assetto coerente dell'esperienza. Tali numeri sono le costanti di natura, che conferiscono all'universo il suo carattere distintivo e lo differenziano da altri che potremmo immaginare. Esse rappresentano a un tempo la nostra massima conoscenza e la nostra estrema ignoranza dell'universo. 
Infatti, benché misuriamo con sempre maggiore precisione, e basiamo le nostre unità fondamentali di massa e di tempo sulla loro invarianza, nondimeno non sappiamo spiegarne i valori. 
Non siamo mai riusciti a spiegare il valore numerico di nessuna delle costanti di natura. 
Ne abbiamo scoperte di nuove, abbiamo messo in relazione quelle vecchie e abbiamo compreso il loro ruolo cruciale nel rendere il mondo qual è, ma la ragione dei loro valori rimane avvolta nel buio più fitto. [...]"
(Fonte: Prefazione, I numeri dell'Universo, John D. Barrow, Oscar Mondadori)

Fonte immagine: buoncompleannofederico.unina.it

sabato 29 agosto 2015

FRA SPAZIO, ORIGINI ED UMANE OPINIONI...

"[...] Ciò che veramente mi interessa è se Dio avrebbe potuto fare il mondo in una maniera differente, cioè se la necessità di semplicità logica lascia qualche libertà. [...]"
(A.Einstein, att.)

"[...] 'Da dove è venuta la materia?' 
'Che  differenza fa? Il segreto dell'Universo è l'apatia. 
La Terra, il Sole, le pietre, sono tutti indifferenti, e ciò costituisce una sorta di forza passiva. 
Forse indifferenza e gravità sono la stessa cosa.' [...]"
(I.B.Singer, att.)


giovedì 27 agosto 2015

SU CIELO E STELLE, FRA ARTE E LETTERATURA...

"[...] Per quanto difficile possa essere la vita, c'è sempre qualcosa che è possibile fare. 
Guardate le stelle invece dei vostri piedi. [...]"
(S.Hawking, att.)

"[...] La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come le stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in sé stessi la loro legge e il loro cammino. [...]"
(H.Hesse, Siddharta, att.)

"[...] E tu, Cielo, dall'alto dei mondi/ sereni, infinito, immortale,/ 
oh! d'un pianto di stelle lo inondi/ quest'atomo opaco del Male! [...]"
(G.Pascoli, X Agosto, cit.)


Notte stellata, V.Van Gogh

martedì 25 agosto 2015

A PROPOSITO DI DISCORSI, FRA MUSICA E CITAZIONI...


"[...] L'uomo ha grande discorso, del quale la più parte è vano e falso. 
Li animali l'hanno piccolo, ma è utile e vero, 
e meglio è la piccola certezza che la gran bugia. [...]"
(Leonardo Da Vinci, Codice F, att.)

"[...] La menzogna non è nel discorso, è nelle cose. [...]"
(Italo Calvino, Le città invisibili, att.)

lunedì 24 agosto 2015

(PRE)VISIONI SUL FUTURO, FRA AMBIZIONI DI UOMINI E SOGNI DI ANIMALI...

"[...] Scrutiamo tanto volentieri nel futuro, perché tanto volentieri volgeremmo a nostro favore, con taciti desideri, ciò che in esso oscilla, l'incerto. [...]"
(J.W.Goethe, Le affinità elettive, att.)


domenica 23 agosto 2015

"IL TRAMONTO DELL'EURO": QUALI LE PROSPETTIVE DA AVVALLARE E/O DA CONFUTARE PER ARRICCHIRE IL DIBATTITO PUBBLICO?

Possono i cosiddetti luoghi comuni o stereotipi avere diffusione tanto capillare e radicalmente ineliminabile internamente al dibattito pubblico? Quali potrebbero gli argomenti maggiormente degni di nota per i quali il confronto è fossilizzato e/o completamente assente, specialmente se su tesi contrapposte su cui sembra imperare un silenzio tanto assoluto quanto imbarazzante?
A queste domande può richiamarsi in maniera quasi totalizzante il concetto richiamato dalla crisi economico-finanziaria da tanti anni avviata e, in alcuni Stati, ormai almeno apparentemente conclusa nella sua fase più grave e dirompente.
I danni che ha prodotto in questi anni il cortocircuito fra economia e società risultano ormai chiari a tutti, senza ambiguità e doppi sensi possibili: società completamente trasformate, squilibri accentuati ed alimentati da modi di agire politico alquanto discutibili, interessi statali annichiliti nei confronti della prospettiva di (ri)costruire un'Europa unita (ancora oggi missione rimasta per quanta parte campata per aria?), indici di debito pubblico che comportano interessi elevatissimi da pagare.
Queste sono solamente alcune delle conseguenze che la serie di squilibri esistenti fra società ed economia ha prodotto, nel tempo ed in maniera ormai tanto totalizzante quanto radicale per il futuro.
Per comprendere quanto è stato fatto in termini specifici e pragmatici, però, servirebbe avere conoscenze che oggettivamente non tutti possono avere.
Per capire i meccanismi economico-finanziari alle loro radici (potendo quindi meglio esplorare a maggior ragione i danni ed i benefici da loro prodotti) serve avere informazioni alquanto specifiche, dettagliate, non pienamente comprensibili senza un'educazione ed un'istruzione degne di tanto elevata complessità. Con quanta ragione si potrebbe sostenere che le conseguenze della crisi economica sono maturate anche a seguito di non piene comprensioni delle dinamiche che regola(va)no le discipline citate in precedenza?
A prescindere dalla polivalenza di risposte possibili, servirebbe davvero uscire dall'impeto esercitato da luoghi comuni e slogan continui. Per comprendere appieno quali danni possa fare nel tempo il ripercuotersi pressante dei luoghi comuni, si potrebbe ricorrere alla seguente citazione attribuita allo scrittore Victor Hugo:

"[...] Ogni pensatore che vorrà diventare oratore, ogni uomo di spirito e di cuore che vorrà diventare ed essere eloquente, muovere le masse, dominare le assemblee [...] non avrà da far altro che passare dalla ragione delle idee al dominio dei luoghi comuni. [...]"
(V. Hugo, Oceano, att.)

Il percorso di transizione verso ciò che è (o sembra essere) luogo comune può essere allargato alla questione economica, cercando di analizzare quali possano essere elementi di forza (o di ripetuta debolezza?) di tesi apparentemente lontane dall'essere percorribili o quantomeno realizzabili senza incorrere in ingenti danni anche nell'immediato. Restringendo il piano dei campi ove sia possibile incidere, è possibile analizzare quali possano essere i settori caratterizzanti il binomio Euro ed Europa. La moneta unica è parsa davvero in questi anni la sola via possibile (anche se non auspicabile?) per pervenire alla realizzazione di un continente unito nella sua globalità?
L'unione politica è un processo ancora oggi in (lentissimo?itinere oppure avranno davvero tremenda ragione le moltitudini che invocano un'impossibilità radicalizzata nel poter costruire un'altra Europa?
Chi ha sbandierato di voler impostare un continente differente ha finito con il piegarsi ai comandamenti delle istituzioni europee, seguendo i binari di accordi che sembravano avere poco o nulla di coerente con i proclami inizialmente sbandierati in tempo di campagna elettorale e/o in tempo di referendum. E' questo il caso della Grecia, riferibile alla transizione maturata nella stesura dei 'compromessi' raggiunti con la (vecchia?) Troika.
Potrebbe essere possibile inquadrare ulteriori elementi sullo sfondo, senza limitarsi ad individuare la sola Grecia come fattore sul quale concentrare le proprie attenzioni: situazione e prospettive valide per la sola Italia, rapporti esistenti fra Stati deboli e Stati forti, influenza della Germania nella definizione di una sorta di profilo guida entro cui ricondurre le sorti dell'intera Unione Europea, [...].
Sembrano essere molt(issim)e le aree su cui si possa tentare di discutere ed argomentare cercando strade che non siano semplicistiche, demagogiche o più banalmente stereotipate.
Il tratto d'unione fra crisi economico-finanziaria, Stati Europei e futuro dell'Unione Europea risulta essere molto complicato da delimitare ed esaurire tramite argomentazioni convincenti anche se non univoche; tutto questo proprio perché sono esistite e rimangono tutt'ora troppe occasioni in cui la divulgazione di argomenti tanto complicati ed imponenti rischia di trasformarsi in semplificazione strumentale e strumentalmente esasperante per chi prova/cerca di capirci qualcosa.
Quale futuro può essere consegnato ad un'Europa avente una moneta unica percepita sempre più come cappio al collo che come opportunità da cogliere per migliorare gli evidenti limiti di un'architettura istituzionale ormai radicalmente depauperata?
Quanta credibilità potrebbero avere le autorità governative continentali nei confronti di una base elettorale potenzialmente tanto sterminata quale è quella europea?
Le domande sono potenzialmente infinite, nei confronti del tratto d'unione precedentemente definito. Attraverso quali passi potrebbe essere necessario adoperarsi per esaminare o vagliare prospettive differenti da quelle riscontrate fino ad oggi?
A questa domanda, tanto occultata quanto importante, ha cercato di rispondere un libro scritto ormai tre anni or sono da Alberto Bagnai, Professore Associato di Politica Economica.
L'opera in questione si intitola "Il tramonto dell'Euro - Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere  in Europa", pubblicato da Imprimatur Editore.
Il fine specifico della dissertazione è richiamato chiaramente sin dalla copertina del testo:

"[...] Dopo anni di recessione i testi sulla crisi non mancano. 
La maggior parte però propone ricette per salvare l'Euro da se stesso, modificando le regole europee. Ne mancava uno che si ponesse il problema di salvare i cittadini dall'Euro.
Sfondando la barriera dei luoghi comuni, questo libro illustra il legame fra l'Euro e la disintegrazione economica e politica dell'Eurozona, descrive le modalità e le conseguenze pratiche di un eventuale percorso di uscita e [...] indica la direzione lungo la quale riprendere [...] un reale percorso di integrazione culturale, sociale ed economica europea. 
Un altro Euro non è possibile. La sua fine segnerà l'inizio di un'altra Europa, possibile e desiderabile. [...]"

Il confine di prospettiva risulterebbe quindi inequivocabile, stando alle parole dello stesso autore.
Al netto di possibili avvalli o confutazioni rispetto alle tesi in esso formulate, date sia da esperti che da semplici lettori interessati, dovrebbe emergere come imperante la necessità di uscire da quell'orrenda atmosfera di banali luoghi comuni precedentemente definiti.
La possibilità di evadere dai confini imposti da stereotipi dovrebbe essere sempre tanto chiara quanto lampante da percorrere, proprio perché dovrebbe risultare altrettanto necessario (cercare di) inseguire le giuste dosi di approfondimento e conoscenza di questioni importantissime per il futuro collettivo:

"[...] Caro lettore, magari ti chiederai cosa ci sia che non va [...].
E' [il racconto] che da tempo ti senti fare dai politici, dagli editorialisti, dai commentatori nei quali riponi la tua fiducia, che te lo ripetono da ogni possibile mezzo d'informazione. [...]
Eppure [il racconto medesimo] più che un resoconto oggettivo di fatti è un manifesto ideologico: il manifesto del luogocomunismo, l'ideologia del luogo comune, che ha ucciso le menti di milioni d'italiani conducendoli a una supina accettazione della catastrofe che stanno vivendo.
Ideologia insidiosa, proprio perché si appoggia su una serie di asserzioni che sono (o sembrano) di per sé evidenti: i luoghi comuni, appunto. 
Costruire una gigantesca menzogna, usando come mattoni piccole verità: questa tecnica le assicura un grande successo. [...]"

Quali argini rimangono da abbattere per dichiarare certi luoghi comuni debilitati?
Quali prospettive di critica possono esserci nei confronti delle prospettive e delle argomentazioni riassunte nell'opera in questione? Quali potenziali bontà d'argomentazione rimangono radicate internamente al testo presentato? Quali smentite hanno consegnato gli anni passati alle argomentazioni riportate nella presente opera?
La realtà globale di economia e finanza, divenuta ormai matassa apparentemente irrisolubile a livello mondiale, rende le situazioni di disgregazione monetaria davvero simili a quelle realizzatesi nel passato? Quali armi si potrebbero impiegare per (cercare di) confutare i luoghi comuni presenti nelle opinioni sia a torto che a favore della prospettiva monetaria imposta dall'Euro?
Le questioni da porre risultano di una quantità direttamente proporzionale alle dosi di difficoltà ed importanza che la questione economica ha raggiunto nei confronti del sistema mondiale.
Leggere per (cercare di) ampliare le prospettive, per approfondire, per debellare, per avvallare ipotesi o per poter meglio confutare tesi assurde. Con o senza tramonto dell'Euro(pa) di mezzo, ovviamente.


venerdì 21 agosto 2015

ANDAMENTI E RICHIESTE, FRA ESISTENZA E MONDO...


"[...] Tra castelli di carta e promesse 
han dettato le regole senza di te. 
Ti han svegliato che ancora dormivi 
hanno scelto la strada più giusta per te.
E se questo non fosse abbastanza 
ti hanno chiesto di più.
C'è da pagare il conto e chi paga sei tu. [...] 
Ti hanno chiesto di fare carriera 
barattando il tuo tempo al servizio di chi 
ti vorrebbe dalla sua parte per usarti di più 
e poi quando finisce per buttarti giù. 
Tra castelli di carta e promesse 
non è tempo di chiedere quello che è tuo 
e se invece volessi parlare 
ti rispondono che 
ci dispiace ma non c'è più posto per te. [...]" 

(Come va la vita, Nomadi)

giovedì 20 agosto 2015

A PROPOSITO DI DECADENZA E CRISI (NON ECONOMICA)...


"[...] In piena decadenza 
Le parole non hanno chance 
È proprio una faccenda inquietante 
Il pensiero che degenera [...]
In mezzo a tanta oscurità 
Le speranze non hanno chance [...] 
Qui serve un segno di rispetto per la gente 
In questa bassa marea 
Serve un lampo nell'aria che si accenda 
Oppure un'idea [...]"
(La decadenza, I.Fossati, cit.)

mercoledì 19 agosto 2015

FRA DUBBIO E DUBBIOSI, CITANDO E IMMAGINANDO...

"[...] Il dubbio cresce con la conoscenza. [...]" 
(J.W.Von Goethe, att.)

"[...] Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, 
non già di raccogliere certezze. [...]"
(Norberto Bobbio, cit.)

Immagine tratta da "La bambina filosofica", V. Vinci

venerdì 14 agosto 2015

LEGGENDO "GOAL ECONOMY", VERSO LE NUOVE FRONTIERE DEL (FARE) CALCIO...

Cosa ne rimane del calcio sportivamente inteso in un'epoca di tanto globale quanto ormai non circoscrivibile finanziarizzazione? Può la crisi economica ancora in corso di smaltimento aver contaminato i metodi di fare e vivere lo sport?
Il calcio risponde solo ad etica ed ottica di gioco, coinvolgendo meccanismi caratteristici del fare squadra quali possono essere schemi di marcature o di azioni finalizzate alla rete?
Possono invece esistere altre variabili non ponderate e/o non visibili, capaci di influenzare (seppur nella legalità) i meccanismi di vittoria e di costruzione di team vincenti?
A queste e molt(issim)e altre possibili domande cerca di rispondere il libro "Goal economy - come la finanza globale ha trasformato il calcio", scritto da Marco Bellinazzo ed edito da Baldini&Castoldi.
Le ragioni di un'opera simile sono richiamate esplicitamente sin dalla copertina:

"[...] Molti sono i gossip su Cristiano Ronaldo [...] ma pochi sanno quale potente fondo d'investimento è nato grazie al suo primo procuratore o dell'ambigua lotta della Fifa contro queste super agenzie dalle remunerazioni stratosferiche. 
Un Risiko di sponsorizzazioni e televisioni che invadono i mercati emergenti dove il calcio conquista popolarità a ritmi vertiginosi. La neonata Lega del Nordamerica, quella australiana, indiana e quelle mediorientali hanno risorse e pubblico tali da poter arrivare fra pochi anni a far concorrenza alle [...] leghe europee, soprattutto a chi come la nostra Serie A non ha saputo innovarsi. 
La stessa geopolitica di Russia e Cina, con le manovre dei loro oligarchi, s'interseca sempre più spesso con i meccanismi mediatici del calcio. [...]"

La radice per analizzare le presenti e soprattutto future prestazioni, pertanto, potrebbe essere afferente alla necessità di valutare con piglio il più possibile critico quali possano essere le dinamiche che si articolano fuori dal campo di gioco. Risulta essere questo il punto più scottante su cui adoperarsi per (provare a) valutare i possibili punti di futura destinazione per le frontiere calcistiche:

"[...] Seguire il filo delle multinazionali che foraggiano squadre nei più diversi Paesi ci dà l'immagine vivida di cosa sia la 'globalizzazione'. 
Questo libro è un viaggio nel cuore del calcio globalizzato di oggi. Continente per continente, lega per lega, spiega cosa c'è dietro le cifre, gli uomini e gli intrecci di un business multimiliardario che ha superato tutti gli altri sport per ricavi e giro d'affari.
Perché se è vero che i fatturati non fanno goal, scrivono però la storia del calcio e ci rivelano dove andrà. [...]"

Le dinamiche nascoste o che stanno sul 'pelo libero' del visibile aiutano a comprendere quali possano essere le frontiere non ancora percorse da tutto quel modo di 'fare calcio' che si muove fuori dal rettangolo di gioco. Fino a che livello si è spinto e potrà un domani arrivare il modo di fare business afferente all'arte del pallone? I confini di certi meccanismi e di certe trattative mai saranno chiari(ti e/o chiaribili) fino in fondo a chi crede che il percorso per giungere alla vittoria sia solo quello conseguibile invocando campo e risultati favorevoli:

"[...] Se volete disquisire di linee di fuorigioco, calciomercato e arbitraggi fate pure. 
Ma poi leggete questo libro e capirete chi tiene le redini del calcio mondiale. [...]"

Le frontiere ed i confini di questi prepotenti fenomeni risultano essere definibili seguendo il filo conduttore descritto dai capitoli entro cui è racchiusa l'opera in oggetto di recensione:

  • Descrizione e definizione dei bastioni caratteristici della Vecchia Europa: Fair play, Champions League e regolamenti economico-finanziari a cui i club dovranno ottemperare per assicurarsi continuità e competitività nelle coppe;
  • Analisi e contestualizzazioni dei campionati Europei più importanti, fra prospettive di ripresa e decadimento da croniche politiche di affossamento: Serie A, Premier League, Bundesliga, Liga Spagnola e Ligue 1;
  • Definizione dei percorsi di accrescimento dei campionati attualmente in maggiore crescita, analizzando in dettaglio aspetti più e (molto) meno visibili anche agli interessati più attenti: investimenti economico-finanziari, quotazioni in borsa e meccanismi di acquisto di club tramite fondi d'investimento. 
Leggere per accrescere le proprie conoscenze, per informarsi e (forse) per esercitare forme di tifo maggiormente consapevoli e meno dettate dai vari impulsi del momento. 




domenica 9 agosto 2015

SUL VALORE DEL TEMPO...E DEI MOMENTI DI VITA ANDATI


"[...] Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico; 
le passioni che proviamo lo dilatano, 
quelle che ispiriamo lo restringono, e l'abitudine lo riempie. [...]"

(Marcel Proust, cit.)

mercoledì 5 agosto 2015

RIFLESSIONI E CONTENUTI DEL "CLEAN POWER PLAN": QUANTO PROMESSO? QUANTO ANCORA DA FARE?

Il desiderio di un mondo libero dai drammi costituiti dal cambiamento climatico, dal surriscaldamento globale e dalle problematiche socio-economiche connesse ai problemi sopra riportati dovrebbe essere, fino a prova contraria, di primario interesse collettivo.
Buona parte degli Stati del mondo intero dovrebbero collettivamente depositare le armi di una stantia diplomazia per privilegiare, coerentemente con l'urgenza delle situazioni, l'attuazione concreta di programmi votati alla realizzazione di punti tanto precisi quanto ormai collettivamente necessari.
Sono state tante le occasioni di discussione ed incontro, moltissime le opportunità che non sembrano essere state raccolte sino in fondo. Al netto di tutto, pertanto, sembra che qualcosa di molto grande debba ancora essere compiuto fino in fondo.
Cosa potrebbe accadere qualora le ulteriori (o residue?) speranze venissero ulteriormente tradite? Sarebbe davvero possibile paventare concrete possibilità di scongiurare il verificarsi ed il perpetuarsi del cambiamento climatico attualmente in tanto palese quanto concreta manifestazione?
Al netto di domande e punti di vista, sembra più che mai urgente adoperarsi per predisporre in campo soluzioni reali e concrete. Può essere fatto rientrare in questo campo il piano attuato dal Presidente USA Barack Obama ed identificato brevemente sotto il nome di "Clean Power Plan"?
E' possibile definire per punti il presente provvedimento riferendosi a quanto riportato nell'articolo "Clima, il piano di Obama in 5 punti" pubblicato sul sito wired.it. Sintetizzando il tutto, si potrà scrivere quanto richiamato nel seguito:

  1. Taglio delle emissioni, prevedendo la possibilità di tagliare le emissioni di carbonio delle centrali elettriche del 32% rispetto ai livelli registrati nell'anno 2005;
  2. Quantificazione il più esatta possibile dei costi del piano energetico, concentrandosi ai livelli concentrati e riportati per il periodo compreso fra 2020 e 2030;
  3. Predisporre una crescita sostanziale delle energie rinnovabili, identificando in circa quindici anni il periodo in cui le fonti di energia rinnovabili dovranno coprire il 30% circa dell'energia prodotta su scala nazionale;
  4. Associare forme di minore assenteismo con possibilità di ottenere miglioramenti anche sostanziali nella salute, vagliando la concreta possibilità di poter prevenire almeno 3600 morti premature per cause riconducibili all'inquinamento;
  5. Piena libertà per gli Stati membri di attuare e perseguire gli obiettivi prefissati dal testo vagliato dal Presidente Obama, considerando come data limite per l'adeguamento normativo l'anno fissato del 2022.
Le parole del Presidente Obama, pronunciate alla presentazione del piano in questione, sono sembrate alquanto emblematiche e significative nel merito della presente questione specifica: 

"[...] Niente minaccia di più il nostro futuro e quello delle generazioni future del cambiamento climatico. [...] Siamo la prima generazione a sentire l'impatto del cambiamento climatico e l'ultima generazione che può fare qualcosa. Dobbiamo affrontare il problema nel modo giusto altrimenti rischiamo il punto di non ritorno. Esiste la possibilità di arrivare troppo tardi. [...]"
(Fonte: Clean Power Plan: come Obama promette di ridurre del 32% le emissioni entro il 2030, greenme.it, D.Trunfio)

Vale quindi la pena muoversi per cercare di evitare che il 'troppo tardi' giunga puntualmente a verificarsi. Sempre ammesso che non si sia già superato il limite auspicabile od esistente, ovviamente. I costi complessivi del piano di Barack Obama saranno, stando alle ultime stime, prossimi a sfiorare gli 8.4 miliardi di dollari circa. 
Parimenti a queste spese, inoltre, i potenziali risparmi per i consumatori dovrebbero attestarsi nel decennio 2020-2030 su un ammontare prossimo a circa 155 miliardi di dollari. 
Dovrà essere l'Agenzia Federale per la Protezione dell'Ambiente (Epa) a definire criteri attuativi più stringenti e predisporre piani concreti per le singole realtà componenti il quadro federale, similmente a quanto definito anche dall'articolo "Clean Power Plan di Obama: 5 cose da sapere" riportato su Panorama.it

"[...] Il programma [...] prevede che l'Epa [...] lavori per la riduzione delle emissioni di diossido di carbonio delle centrali elettriche degli Stati Uniti. [...] stabilisce per ciascun stato federale un obiettivo di riduzione delle emissioni delle proprie centrali elettriche. Gli Stati possono decidere come arrivare all'obiettivo: possono per esempio passare dal carbone al gas naturale, incrementare le energie rinnovabili, fissare programmi per incentivare il risparmio energetico e la razionalizzazione della case private. Gli Stati devono presentare il piano entro il 2018 e cominciare a tagliare le emissioni entro il 2022. Se uno Stato non presenta il proprio piano dovrà applicare quello preparato dall'Epa. [...]"


(Fonte: Clean Power Plan, Panorama.it, L.Gavazzi)

La possibilità di strutturare un cambiamento reale ed importante potrà passare, pertanto, dalla primaria possibilità di quantificare e qualificare quanto i costi siano potenzialmente inferiori rispetto a risparmi e teorici benefici. Senza contare successivamente quanto si dovrà ancora cercare di fare, perseguendo strade che ad oggi le direttive di questo piano non sembrano aver percorso. 
Quantomeno nelle forme divulgate da stampa e mezzi di informazione nazionali: responsabilità sociale di impresa abbinata a tematiche ambientali ed energetiche, quantificazioni esplicite di consumi da ridurre anche nei settori privato ed industriale, potenziali risparmi e migliorie da contabilizzare per misure afferenti sia per riqualificazione che per risparmio energetico. 
Solo per citare alcuni potenziali riferimenti e punti di differente vista fra i moltissimi possibili. 
La potenzialità di definire un Clean Power Plan adeguato dovrà scorrere necessariamente, un domani non troppo lontano, anche da queste opportunità e possibilità. 
Tale piano potrebbe essere strutturato anche su scala europea, andando ad incentivare e rendere vincolanti meccanismi di 'burden sharing' per gli Stati facenti parte dell'ormai palesemente dissestato 'Vecchio Continente'. Non sembrano esservi più molti istanti da poter perdere, per (cercare di) scongiurare un tanto perentorio quanto lancinante adattamento ad un futuro ambientalmente e climaticamente assai precario.

Fonte immagine: ambientequotidiano.it

Per saperne di più:

"Clima, il piano di Obama in 5 punti", Wired.it
(http://www.wired.it/attualita/ambiente/2015/08/04/obama-clima-5-punti/)

"Clean Power Plan: come Obama promette di ridurre del 32% le emissioni entro il 2020", Greenme.it (http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/17314-clean-power-plan-obama-2030)

"Clean Power Plan di Obama: 5 cose da sapere, Panorama.it
(http://www.panorama.it/scienza/green/clean-power-plan-obama-5-cose-da-sapere/#gallery-0=slide-6)

domenica 2 agosto 2015

RICORDANDO IL 2 AGOSTO, DOPO 35 ANNI...

"I treni partivano
i treni arrivavano
“al mare” dicevano i treni
“alla montagna” dicevano i treni.
I treni ridevano
cantavano
erano felici i treni.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Il cielo era con nuvole azzurre
all’improvviso
il cielo è diventato nero
il cielo è diventato fuoco
il treno non è più partito
il treno non è più arrivato
il treno si è fermato (è in ginocchio per terra).
(Mai più! Mai più! Mai più!)

A un tratto il cielo
il cielo è diventato di fuoco
i bambini piangevano
le mamme gridavano
stesi per terra in silenzio
uomini donne bambine
mentre il sangue cadeva dal cielo.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Le nubi non erano più bianche
erano rosse di sangue
erano nere di fumo.
Poi il tempo è passato
i morti sono ancora con noi
con noi in partenza col treno
al mare in montagna.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascolto
ascolto
ascolto
Quello che vola lassù:
ci porta in vacanza
al mare o in montagna
fra le nuvole bianche
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascoltate guardate
guardate la grande nave
passare
le onde
le onde calde del mare
nuotare
andiamo al mare.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascoltate
ascoltate
guardate
il treno
che arriva a Bologna
noi nella stazione aspettare
allegri per correre al mare.
(Mai più! Mai più! Mai più!)"

(R.Roversi, cit.)


sabato 1 agosto 2015

"TREDICI MILIARDI DI ANNI", LEGGENDO LA STORIA DELL'UNIVERSO E DELLA SPECIE UMANA...

Quali immagini potrebbe vedere un generico spettatore qualora fosse invitato a vedere un film riguardante la formazione del nostro Universo? Su quali scene sarebbe più opportuno soffermarsi, seguendo un percorso iniziato con la formazione dei primi atomi e fino ad oggi arrivato con il perseguimento di nuovi obiettivi tecnologici e di progresso da parte dell'umanità intera?
La storia del pianeta Terra e delle specie in essa racchiuse finiscono per essere, guardando con più attenzione alla grandezza dell'intero Universo, una parte infinitesima di tutto ciò che un film intero sull'Universo potrebbe (o dovrebbe?) riuscire a racchiudere.
Quanto tempo servirebbe per rendere giusti onore e merito ad una trama tanto complessa, intricata, difficile da sintetizzare ed esprimere in termini il più possibile semplificati?
A domande simili e tanto complesse può cercare di rispondere al meglio possibile una scienza che sappia essere semplificata, divulgata e resa enormemente meno complessa rispetto al peso rivestito dalla stessa nella realtà. Servirebbe, in altre parole, qualcuno di particolarmente adatto per rendere raccontabile ed efficace una narrazione altrimenti incomprensibile ai più.
Questo identikit, internamente al panorama italiano, può ricondurre ad una fra le persone forse più esperte ed efficaci in materia di divulgazione scientifica: Piero Angela, senza ambiguità e fraintendimenti. Specializzato da sempre nel rendere comprensibile ciò che è infinitamente complesso e/o complicabile, quest'uomo ha votato da sempre una buona parte della sua esistenza verso la necessità di far comprendere la scienza specialmente a chi non ha cultura e nozioni basilari per poterlo fare.
L'ultima opera redatta e curata da questo autore riguarda, non a caso, il tema legato all'origine ed allo sviluppo sia dell'Universo che della specie umana. Il presente testo, dal titolo "Tredici miliardi di anni - Il romanzo dell'Universo e della vita", riporta una sintesi il più possibile fedele e semplificata su quanto l'umanità sia riuscita (ad oggi) a conoscere sia del passato che del proprio percorso svolto sulla piccola astronave Terra dalla quale è possibile (sperare di) esplorare sempre più l'Universo.
Lo scopo della presente opera risulta essere chiaro sin dalla prefazione:

"[...] Peccato che nessun cronista e nessun cameraman abbia potuto assistere in diretta all'evoluzione dell'Universo e della vita sulla Terra. Sarebbe stato il più grande reportage della storia. Ma oggi qualcosa del genere si può fare: [...] tutte le conoscenze e le immagini che gli scienziati hanno accumulato [...] possono essere rimontate insieme per diventare un grandioso film, un racconto straordinario del nostro passato. E' proprio quello che cercherà di fare questo libro: osservare le concatenazioni degli eventi che hanno portato la nube di gas iniziale a trasformarsi in stelle, pianeti e poi in esseri viventi, e infine in esseri viventi intelligenti. [...]"

La necessità di strutturare un percorso simile rischia di essere una missione complicatissima, anche se svolta in maniera semplificata: tante sono ancora le zone d'ombra, i punti non completamente conosciuti nei quali la disciplina scientifica sta cercando di indagare.
Nonostante questi punti deboli, vale la pena rinunciare ad un tentativo e ad una narrazione così motivanti? L'opinione dell'autore risulta essere alquanto chiara, in proposito:

"[...] molte cose rimangono ancora oscure, difficili da spiegare, ma il tracciato d'insieme di questi 13 miliardi di anni riemerge oggi in modo abbastanza chiaro dal passato. 
Sarà un po' come seguire il racconto di un cronista che, dialogando con un interlocutore curioso, ripercorrerà questa fantastica storia, soffermandosi soprattutto sui passaggi cruciali, sui momenti di svolta che hanno modellato [...] l'Universo e che hanno scandito il percorso della vita sulla Terra. 
Un'occasione per fare luce, attraverso il dialogo, su alcuni [...] meccanismi che sono alla base dell'evoluzione, sia della materia nello spazio sia della vita sul nostro pianeta. [...]"

Quali possono essere le modalità narrative per articolare lo svolgimento di un viaggio così lungo ed intricato? Le modalità scelte risultano essere, nel merito, molto chiare:

"[...] il racconto si varrà di 20 immaginarie telecamere piazzate lungo il percorso, un po' come quelle telecamere di videosorveglianza che offrono agli investigatori immagini rivelatrici. [...]"

Vale davvero la pena ricostruire una trama tanto complessa, soffermandosi successivamente su una piccola ma forse grande parentesi sperduta nell'intero Universo che cerca di osservare al meglio possibile sia l'Universo intero che la propria (ancora) breve storia.
Molti dei capitoli scelti, ognuno dei quali viene fatto coincidere con una 'telecamera' in grado di osservare e monitorare le situazioni raccontate, riguardano nel dettaglio alcuni punti chiave per l'intera storia dell'Universo: stelle, buchi neri, evoluzione e crescita dell'Universo, nascita della Terra, origine e sviluppo della vita, DNA ed evoluzione delle prime forme cellulari, nascita e sviluppo di forme pluricellulari, comparsa dei primi animali complessi.
Dal contesto universale sarà possibile poi analizzare, seguendo i binari di un passato più recente in termini di annualità, alcune delle più importanti questioni legate ad evoluzione e sviluppo delle specie terrestri: da dinosauri a mammiferi, per arrivare fino alla comparsa ed alla diffusione della specie umana su scala globale. Le questioni su cui interrogarsi sono, capitolo dopo capitolo, enormemente importanti per comprendere quanto possa essere complicata la questione anche a seguito di tentativi anche notevoli di semplificazione a fini divulgativi: relazioni fra materia ed energia oscura, universi paralleli ed a più dimensioni, ipotesi di diffusione della vita nel 'brodo primordiale', ricostruzione e diffusione di esseri pluricellulari e di animali complessi, incremento delle dimensioni cerebrali per la specie umana, nascita e sviluppo delle disuguaglianze su scala non solo evolutiva, questioni etico-scientifiche non ancora risolte (e/o forse non risolvibili nel medio/lungo termine?).
Vale la pena seguire questo lung(hissim)o viaggio, per non perdersi altr(ettant)e fondamentali tappe per il futuro collettivo che dovranno/dovrebbero (o potranno/potrebbero?) ancora verificarsi.