martedì 30 novembre 2010

"I GIUSTI": CITANDO J.L.BORGES

"Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo."

lunedì 29 novembre 2010

CAMBIAMENTI CLIMATICI E SALUTE? CONNESSIONE MOLTO STRETTA...

Combattere i cambiamenti climatici significa lottare per migliorare anche le condizioni di vita della popolazione mondiale?
Seguendo formule probabilistico-pratiche, non è stabilita alcuna relazione tra leggi fisiche e miglioramento delle esistenze degli uomini?
Le domande, seguendo temi come questi, trovano davvero un'infinità possibile di risposte.
Correlare la scienza a questioni etico-politiche trova terreno poco fertile, stando al vuoto pneumatico da sempre creato attorno ad argomenti così particolari.
Ogni tanto, nonostante tutto, qualche sassolino pare essere lanciato in questa immensa distesa d'acqua così tremendamente calma.
Proprio oggi, infatti, si apre nella città messicana di Cancun la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima COP 16.
All'interno di tale rassegna sarà presentato un documento ufficiale redatto dall' Inter Academy Medal Panel (Iamp), associazione che a livello mondiale riunisce circa settanta accademie nazionali di area medico-scientifica.
A rappresentare l'Italia ci sarà l'Accademia dei Lincei.
Giungendo al documento ufficialmente presentato, si è evidenziato come potrebbero giungere immensi benefici alla salute umana dinnanzi a prepotenti ed immediate prese di posizione sulla lotta al cambiamento climatico.
L'obiettivo fondamentale del documento, al di là di convinzioni ovvie come la precedente, consiste nel far capire come in termini pratici le politiche per combattere i cambiamenti del clima non comporteranno costi aggiuntivi nè sgravi particolari, da punti di vista sia sociali che economici.
Come tradurre gli intenti in proposte concrete?
Come realizzare un miglioramento ambientale per produrre arricchimento sociale?
Il documento presentato riesce anche a parlare in termini reali, avanzando proposte minime che potrebbero produrre su larga scala immensi benefici.
Ad esempio, stando ad anticipazioni presentate sulla rivista Lancet, l'introduzione di 150milioni di forni da cucina a bassa emissione in India potrebbe voler dire prevenire le morti di circa 2 milioni di persone tra emissioni inquinanti pericolose ed incremento esponenziale dei gas serra.
Altri passi chiave potrebbero essere, in termini ancora più concreti ed individuali, la riduzione dell'uso di auto private in città in aggiunta alla promozione di forme di mobilità alternative.
Fare tutto ciò significherebbe, infatti, ridurre le emissioni di CO2 ed il numero di malati cronici per patologie da smog od inquinamento.
Ambiente e salute umana sono quindi infinitamente più collegati di quanto ci si possa aspettare.
La linea sottile che esiste in questioni come queste viene confermata, a parole, da uno dei leader dell'associazione Iamp:
"Molti considerano i cambiamenti climatici soprattutto come una minaccia all'ambiente e sono meno consapevoli dei problemi per la salute.
Inoltre, gli abitanti dei paesi più poveri, che sono meno responsabili delle emissioni di gas serra, sono i più vulnerabili e subiscono le maggiori minacce alla loro salute".
Ancora una volta, come se non bastasse, saranno i Paesi poveri a trarne le spese peggiori.

sabato 27 novembre 2010

"BOLOGNA": CITANDO FRANCESCO GUCCINI

"Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale,
Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco
Romagna e in odor di Toscana...

Bologna per me provinciale Parigi minore:

mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...

Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...

Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato."




giovedì 25 novembre 2010

"DONNA", CITANDO MIA MARTINI

Donne piccole come stelle
c'è qualcuno le vuole belle
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.
Donne piccole e violentate
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri
quelli godono come muli.
Donna come l'acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c'è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.
Donna fatti saltare addosso
in quella strada nessuno passa
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.
Donna che non sente dolore
quando il freddo le arriva al cuore
quello ormai non ha più tempo
e se n'è andato soffiando il vento.
Donna come l'acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c'è chi invece la prende a botte.
Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.





mercoledì 24 novembre 2010

TRA RELIGIOSITA' COSMICA E FEDE, PARTENDO DA ALBERT EINSTEIN

"[...]La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. E' il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell'arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare nè stupore nè sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti.
L'impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato, tra l'altro, la religione.
Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell'intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi.
Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l'oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l'esercitiamo su noi stessi.
Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee!
Mi basta sentire il mistero dell'eternità della vita, avere la coscienza e l'intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell'intelligenza che si manifesta nella natura.
Difficilmente troverete uno spirito profondo nell'indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità. Ma questa religiosità si distingue da quella dell'uomo semplice: per quest'uomo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali per quanto rispettose esse siano: è un sentimento elevato della stessa natura dei rapporti tra figlio e padre.[...]"

Fede e scienza si trovano e si ritrovano quindi, capaci di creare e costruire un rapporto che la religione stessa pone in diretta subordinazione.
Il lato misterioso della vita, la ricerca spasmodica di tutti quei tratti inspiegabili permeano di razionale anche quella religione che sembra spiegabile solamente tramite dogmi e verità rivelate.
Religione sa essere filosofia, laddove permane come condizione necessaria e sufficiente per credere il sapersi sorprendere e stupire continuamente.
La meraviglia viene spontanea, guardando alle infinite e differenti realtà del mondo.
Dalle parole di Einstein si scopre, inoltre, un'altra grandissima verità: uno spirito capace di andare a fondo nell'indagare il mondo con lente scientifica non potrà mai essere completamente svuotato di religiosità.
Ateismo e scienza si muovono, dunque, su binari solo apparentemente paralleli.
La realtà circostante, se percepita ed analizzata anche in una sua infinitesima parte, è così straordinaria da dover sorprendere per forza chi la ascolta con occhio critico.
La natura ha un'intelligenza superba, onnipotente ed onniscente capace di manifestarsi anche a chi vive nutrendosi di dogmi o giustificazioni assurde dinnanzi a tutto ciò che è poco spiegabile.
Al contempo, però, la straordinaria mente dello scienziato arriva a credere fermamente che religione e scienza possano coesistere solamente in intelligenze calibrate a sufficienza per sopportare un dualismo perenne, senza alcuna soluzione definitiva.
Sotto il peso di un'incertezza costante, allo scienziato è sufficiente la percezione del mistero della vita per spiegare l'insondabile. Accontentarsi di ammaestrare e conoscere quel pochissimo concesso all'essere umano è, forse, la sola via per non cadere in complicati e tortuosi labirinti finalizzati a far disperdere la consapevolezza che l'uomo ha della natura che lo circonda.
Religiosità cosmica, quale sola via per percepire la vera essenza della fede.
Procedendo a rigore di sperimentazione scientifica e relativistica, ovviamente.

domenica 21 novembre 2010

ANTIMATERIA: DAL CERN PROSPETTIVE IMPORTANTI



La cosiddetta antimateria è, da sempre, una delle questioni più misteriose ed affascinanti su cui convergono gli studi di varie discipline come fisica, astronomia, chimica, ingegneria od ancora matematica.
Ad oggi, la cosiddetta materia oscura è qualcosa che non vediamo, nè riusciamo affatto a spiegare. Di pari passo alla scienza, appunto, la ricerca sta provando a fare luce su un mistero così grande.
Nonostante tutto, però, la limitatezza dell'uomo in un campo come questo è più che mai evidente. Grazie all'appoggio straordinario della scienza, infatti, l'uomo riesce a conoscere senza completamente spiegare un 10% del totale che esiste nell'Universo intero.
In altri termini, rimane un 90% di realtà che l'uomo non può in alcun modo nè vedere e neppure spiegare, stando agli attuali limiti palesati dalla scienza. Sulla base delle più avanzate conoscenze, infatti, materia ed antimateria sono assolutamente identiche. La sola differenza che intercorre tra di loro è puramente di matrice non strutturale: grazie alle loro opposte cariche, infatti, quando si scontrano si annichilano, dando origine a quella che l'essere umano definisce come energia. Nonostante tutto, un mondo fatto di materia mette in mostra un concetto di antimateria pressochè assente.
Assente quantomeno alla percezione limitatissima dell'essere umano.
Per questo e per moltissime altre motivazioni, lo studio delle interazioni tra materia ed antimateria è primaria fonte di spiegazione relativamente alla natura stessa di questo 90% che ci rimane oscuro.
E' questa la ragione che ha spinto il Cern di Ginevra ad adoperarsi per l'esperimento Alpha. Mirando al completamento degli studi nei confronti di ciò che è sconosciuto, i ricercatori sono riusciti ad isolare completamente atomi di anti-idrogeno.
Studiando dettagliatamente atomi di anti-idrogeno, si potrebbe arrivare a trarre precise e dettagliate informazioni su quella che è universalmente definita anti-materia. Nel dettaglio, grazie a complicatissime tecniche di cattura ed isolamento di componenti materiche, i ricercatori sono arrivati ad isolare 38 atomi di anti-idrogeno per un tempo abbastanza lungo per poterli analizzare fisicamente.
Il risultato è figlio, però, di un progetto che va avanti dal lontano 1995. In quell'anno, infatti, furono prodotti i primi nove atomi di anti-idrogeno, mantenuti in vita però per un tempo insufficiente a studiarli. Nel 2002, dopo numerosi altri tentativi, l'esperimento Athena dimostrò che si poteva produrre anti-idrogeno su larga scala e per un tempo sufficiente a poterlo studiare fisicamente.
E' dello scorso 17 novembre, infine, la tanto attesa notizia riportata in un articolo su Nature.
Ottimistiche sono le previsioni e le aspettative dei responsabili del progetto di ricerca:
"Per motivi che nessuno ancora comprende, la natura ha eliminato l’antimateria. È stato perciò molto gratificante per noi guardare nella macchina e scoprire che conteneva atomi stabili e neutri di antimateria. [...] Questo risultato ci spinge a lavorare ancora più intensamente per capire quali segreti nasconde l’antimateria." è l'opinione di Jeffrey Hangst dell'Università di Arhus (Danimarca).
Sullo sfondo, prospettive aperte da altri due studi promossi dal Cern relative ad un altro progetto di ricerca chiamato Asacusa:
"Con due metodi alternativi di produzione e, quindi, di studio dell’anti-idrogeno, l’antimateria non riuscirà a nasconderci le sue proprietà ancora per molto. [...] C’è ancora un po’ di lavoro di perfezionamento da fare, ma siamo molto contenti dell’alta qualità di questa tecnica."
E' questa l'opinione di Yasunori Yamazaki, appartentente al centro di ricerca Riken e membro di Asacusa.
Prospettive importanti, dunque, per chiarire meglio questo grande mistero che avvolge l'Universo.

sabato 20 novembre 2010

"DATE MODO AI BAMBINI DI USARE LA PENNA": FRAMMENTI D'ETERNITA' DA UN DISCORSO DI IQBAL MASIH

"Sono uno di quei milioni di bambini che stanno soffrendo in Pakistan a causa del lavoro schiavizzato e del lavoro minorile. Ma io sono fortunato. grazie agli sforzi del fronte di liberazione dei lavoratori (BLLF) sono libero e sono di fronte a voi oggi. Dopo essere stato liberato, mi sono unito alla scuola BLLF.


Adesso sto studiando in quella scuola.
Per noi bambini schiavi, Eshan Ullah Khan e il BLLF hanno fatto il solito lavoro che Abramo Lincoln fece per gli schiavi in America. Oggi voi siete liberi e anche io sono libero.
Sfortunatamente i padroni del business dove lavoravo ci dissero che è l’America che chiedeva loro di schiavizzare i bambini.
Agli americani piacciono i tappeti , le coperte , gli asciugamani a poco prezzo che noi facciamo.
Quindi loro vogliono che il lavoro schiavizzato vada avanti.
Io mi appello a voi chefermiate le persone dall’usare i bambini come manodopera perché i bambini hanno bisogno di una penna piuttosto che strumenti di lavoro.
I bambini lavorano con questi strumenti.
Se facciamo qualcosa di sbagliato veniamo picchiati con questi.... , e se veniamo feriti non veniamo portati dal dottore.
I bambini non hanno bisogno di questi strumenti , ma hanno bisogno di questo strumento, la penna, come i bambini americani hanno.
Sfortunatamente molti bambini non usano penne al momento; spero che voi aiutiate il BLLF, proprio come loro hanno aiutato noi.
Con la vostra cooperazione il BLLF può aiutare tanti bambini e dare loro lo strumento, la penna.
Sono stato abusato, come altri bambini che sono abusati,compresi quelli che sono insultati, sono appesi a testa in giù, e sono maltrattati,ricordo ancora quei giorni.
Ho visto coperte del Pakistan nei negozi americani e ciò mi rattrista, sapendo che sono state fatte dai bambini schiavizzati.
Mi sono sentito molto dispiaciuto.
Ho chiesto al Presidente Clinton di mettere sanzioni a quei Paesi che usanomanodopera dei bambini.
Di non dare aiuto a quei Paesi che ancora usano manodopera dei bambini.

DATE MODO AI BAMBINI DI  USARE LA PENNA.
Con questo ringrazio il contributo dellaReebok in questa direzione.

Mi hanno chiamato per questo premio e gli sono molto grato, grazie.

Abbiamo uno slogan a scuola quando i bambini vengono liberati, diciamo tuttiinsieme : - NOI SIAMO LIBERI
Vi chiedo di unirvi a me oggi nel pronunciare questo slogan.....Io dico :NOI SIAMO e voi direte LIBERI."

venerdì 19 novembre 2010

"IL BOLOGNA E' UNA FEDE"...TRADITA

Per tutti i tifosi, la situazione che va vivendo il Bologna da qualche anno a questa parte è incredibilmente surreale.
Permane il sospetto, pressochè continuo, di ritrovarsi all'interno di un qualche reality show dove questa povera squadra riesca a finire sempre in nomination.
Prima la discesa in serie B per logiche superiori al campo di gioco, senza bisogno di proferire altra parola; poi il ritorno in serie A, con il continuo spettro di una Romilia che avrebbe dovuto rivoluzionare la misera prospettiva di squadra relegata ai fatidici 40 punti.
Dal ritorno in serie A cambiarono, anche, i proprietari: a Cazzola seguì la famiglia Menarini, volenterosa più di ogni altra cosa al mondo di lasciare il Bologna ai bolognesi, citando convinzione diffusa nella Dotta. Dietro la Presidenza conquistata esisteva la solidità (veritiera?, nds) di un'impresa edile tra le prime in Italia, la Cogei appunto.
Nonostante tutte le ambizioni possibili, dettate da una società decorata da ben sette scudetti, si sentiva fin da subito nell'aria che qualcosa di troppo non bastava per garantire alla società un futuro all'altezza della tradizione o, quantomeno, sereno. Mercato fatto di svincolati, di prestiti e di giocatori (apparentamente) svenduti perchè ritenuti alla canna del gas.
Il solo obiettivo pareva essere quello di spendere (poco), e farlo spesso (male).
Vennero così fuori squadre dall'età media altissima, con veterani costretti a divenire mestieranti di una carriera ormai al lumicino.
Se non fosse stato per il ritrovato Campionissimo Marco Di Vaio, che ne sarebbe stato del Bologna in questi anni di serie A? La risposta è scontata, con una quasi certa retrocessione al primo giro di boa.
La tifoseria ha vissuto, ogni estate, storie sempre nuove. Cambi di proprietà, culminati addirittura con un Luciano Moggi, prima pugnalatore estremo, poi fidato consigliere di un Renzo Menarini sempre più inadeguato economicamente a reggere il peso di una permanenza ai vertici.
Sorse spontaneo,quindi, il ricorso a forze esterne capaci di tenere a galla questa gloriosa realtà del calcio italiano.
Arrivarono anche personaggi burleschi, pienamente degni di incarnare quell'atteggiamento che a Bologna tutti conoscono come "puffarolaggine". Si sono visti, nell'ordine, l'avvocato americano ed il ricco petroliere albanese. Si sono visti arrivare, e dopo pochissimo sparire. Veloci comparsate, capaci però di far sognare una tifoseria troppo poco abituata a recenti momenti di adeguata gloria.
Arrivò un tale Joe Tacopina, a capo di una presunta cordata americana chiamata "Tag partners". Coadiuvato dal vecchio proprietario Cazzola, giunse qui elargendo promesse a piene mani:
"La decisione di comprare è una grande opportunità. Per me è un sogno e questa scelta è innanzitutto dettata dalla passione. Adesso lavoriamo per migliorare i risultati sportivi, quindi ci impegneremo per aumentare i ricavi. [...] Per ora lavoriamo per rendere felici i tifosi e il Bologna ancora più forte." (cit. 17-06-2008)
Contrariamente alle promesse faraoniche, il progetto si dissolse senza alcun concreto riscontro economico. Solo intenti diffusi ai quattro venti di una città schiaffeggiata.
Arrivò, dopo il primo danno, anche l'altra beffa dell'estate successiva.
Ci fu un petroliere albanese, tale Rezart Taci, che mosse i suoi primi passi di acquisto nel giugno del 2009.
Anche al suo passaggio vennero spese parole roboanti, promesse su promesse capaci di far sognare nuovamente una tifoseria, però già scottata. Venne qui, parlando e facendosi (schifosamente, nds) fotografare in giro per la città con finto amore rossoblu.
Dovette poi ripiegare in patria, dove a lui bussò prepotentemente la giustizia. Dopo tante promesse di gloria, la squadra dovette affrontare l'ennesimo campionato con una situazione societaria allucinante, ferita a morte dalle varie Tag Partners e Taci Oil.
Tra le tante cose, il tifoso medio del Bologna chiede solamente onestà ed amore per la squadra.
Il rapporto che esiste tra Bologna F.C. e Bologna città è un qualcosa di viscerale, difficilmente spiegabile.
Una relazione a tratti schizofrenica, anche. Basta poco per far diventare un allenatore-traghettatore un nuovo Papa, così come basta pochissimo per chiederne la testa non appena viene a mancare qualche punto.
L'esperienza suggerisce che per guidare al meglio il Bologna F.C. si debba conoscere a sufficienza il rapporto a corrente alternata che intercorre tra tifoseria e squadra.
Nonostante tutti questi ladri d'immagine, tutta Bologna ignorava che si sarebbe dovuta consumare l'ultima, faraonica, sceneggiata. Un giorno come tanti, arrivò dalla stupenda Sardegna un uomo disposto a far sognare nuovamente i tifosi, delusi dall'ennesimo campionato da bassa parte destra della classifica.
Giunse tale Sergio Porcedda, accompagnato da falchi e vecchi mestieranti del calcio che conta(va), quali sono il direttore sportivo Carmine Longo ed il contabile/responsabile amministrativo Silvino Marras.
Giunse un proprietario di bagni, spiagge e discoteche disposto a fare miracoli per questo Bologna.
Ed anche da lui, immancabilmente, giunsero promesse esaltanti:
"Forza Bologna! [...] Gli obiettivi? [...] vogliamo ottenere una salvezza tranquilla. Cosa devono aspettarsi i tifosi? Un piano triennale per impostare una bella squadra con giovani e fare un campionato tranquillo offrendo un bel gioco."
(cit 6-7-2010)
Questa volta, alle promesse, seguirono fatti di calciomercato reali e, per una società abituata al vecchio stagionato, profondamente rivoluzionari. Arrivarono giovani promettenti, fenomeni ambiti da mezzo mondo come la mezz'ala uruguaiana Ramirez, giocatori inseguiti da altri club come il nazionale uruguaiano Perez.
Nelle teste dei tifosi sorse la speranza che, in concreto, qualcosa fosse davvero cambiato.
Nonostante tutto, scadenze su scadenze iniziarono ad accumularsi sulla scrivania della nuova e discussa presidenza.
Stampa sportiva e giornalisti divisi, in una lotta all'ultimo articolo per contendersi una verità che nessuno aveva davvero in pugno.
Affitto non pagato dei campi d'allenamento, quota Irpef non versata in tempo, avviso di sfratto e fidejussioni su fidejussioni accumulate per dare una qualche garanzia economica ad un progetto che, poi, di soldi non ne aveva vista neppure l'ombra.
Nel mentre, tifosi sognanti e, con il facile senno di poi, tremendamente illusi.
Di questi giorni, appunto, l'ennesima presa in giro. Stipendi non pagati da mesi, Presidente che scappa via contromano in rotonda per fugare voci e giornalisti voraci di notizie ed aggiornamenti. Da qui in poi, i vecchi proprietari Menarini a spendere parole in tutto e per tutto tinte di oscuro:
"Nella nostra gestione abbiamo sempre rispettato le scadenze. Ora dobbiamo fare di tutto, assieme a Porcedda, per salvare la vita del club e l'unica direzione possibile è quella di un altro acquirente. [...] "
Serve, dunque, qualcun altro per aiutare questa sciagurata squadra e per ridare ossigeno a questa tifoseria pugnalata e tradita. Sarebbe forse servita più consapevolezza, più attenzione dopo due attentati come quelli subiti nelle estati precedenti.
Invece, niente di tutto questo: contratti e pagamenti non onorati, fidejussioni a copertura delle trattative firmate dai vecchi proprietari. Per i mesi che verranno, punti di penalizzazione a non finire con rischio di società fallita e perdita di tutto il parco giocatori maturato in questi anni.
Nell'ipotesi più "ottimistica", 3/4 punti di penalizzazione in classifica che, per una società strutturata per farne 40, sono come un succoso anticipo di retrocessione annunciata.
Penare e pensare al futuro, in giorni sportivamente orrendi come questi.
Il minimo è sperare, salvo non cadere dentro il celeberrimo detto.
Il tifoso bolognese per eccellenza Barile salutò tutti con una citazione stupenda, pronunciata ormai molti decenni fa:
"Il Bologna è una fede".
Fede, oggi più che ieri ed oggi più che mai, ferita spaventosamente.
Qualsiasi sia, sarà o potrebbe essere il futuro, il Bologna ed i tifosi bolognesi non si meritano queste follie e questi, continui, risvegli da pietosi incubi.


giovedì 18 novembre 2010

"WHEN YOU SAY NOTHING AT ALL": AMARE, CITANDO RONAN KEATING

"It’s amazing how you can speak right to my heart
Without saying a word, you can light up the dark
Try as I may I could never explain
What I hear when you don’t say a thing
The smile on your face lets me know that you need me
There’s a truth in your eyes saying you’ll never leave me
The touch of your hand says you’ll catch me wherever I fall
You say it best..when you say nothing at all
All day long I can hear people talking out loud
But when you hold me near, you drown out the crowd (the crowd)
Try as they may they can never define
What’s been said between your heart and mine
Chorus x 2
(you say it best when you say nothing at allYou say it best when you say nothing at all..)
The smile on your face
The truth in your eyes
The touch of your hand
Let’s me know that you need me..
Chorus
(you say it best when you say nothing at all
You say it best when you say nothing at all..)
The smile on your face
The truth in your eyes
The touch of your hand
Let’s me know that you need me..
(you say it best when you say nothing at all
You say it best when you say nothing at all..) "



TRADUZIONE:




"E’sorprendente come tu riesca a parlare dritto al mio cuore
Senza dire una parola puoi illuminare il buio
Provo come posso, non riesco mai a spiegare
Cosa sento quando non dici niente sorriso sul tuo viso mi dice che hai bisogno di me
C’è una verità nei tuoi occhi che dice non mi lascerai mai
Il tocco della tua mano dice mi prenderai ovunque io cada
Lo dici meglio, quando non dici assolutamente niente.
Tutto il giorno sento gente parlare forte
Ma quando mi abbracci copri il rumore della folla
Per quanto ci provino non potranno mai dire
Cos’è stato detto fra il tuo cuore e il mio.
Il sorriso sul tuo viso mi dice che hai bisogno di me
C’è una verità nei tuoi occhi che dice non mi lascerai mai
Il tocco della tua mano dice mi prenderai ovunque io cada
Lo dici meglio, quando non dici niente.
Il sorriso sul tuo viso mi dice che hai bisogno di me
C’è una verità nei tuoi occhi che dice non mi lascerai mai
Il tocco della tua mano dice mi prenderai ovunque io cada
Lo dici meglio, quando non dici niente
Lo dici meglio quando non dici niente
Lo dici meglio quando non dici niente
Il sorriso sul tuo viso
La verità nei tuoi occhi
Il tocco della tua mano
Mi dice che hai bisogno di me."





"E’sorprendente come tu riesca a parlare dritto al mio cuore

martedì 16 novembre 2010

BUCHI NERI: GRAZIE AD SN1979 C, IL MISTERO PUO' SFITTIRSI

La terminologia tecnica black holes non rende piena idea della fenomenologia tremendamente misteriosa che avvolge, da sempre, lo studio dei buchi neri.
Visti come essenze celesti pressochè sconosciute, si sa solo che nel loro muoversi tutto viene da loro inghiottito, luce compresa. Lo studio delle dinamiche e dei processi di interazione con il resto dei corpi celesti presenti è affidato a formule matematiche, corroborate giusto qualche decina d'anni fa dall'apporto fornito dalla relatività di Einstein.
Come tutti i corpi celesti, anche i buchi neri sono costretti ad essere etichettati per esistenze che sembrano eternità, dinnanzi ai già abbondanti cento anni di vita adatta all'essere umano.
Sono stati studiati, in tutto e per tutto, affiancando anche ipotesi di indubbio interesse filosofico e fantascientifico.
Avvallando tesi anche avanguardiste, c'è chi vede dentro questi buchi neri possibilità di teletrasporto, da un luogo all'altro dell'universo. In gergo fisico i buchi neri rappresentano, invece, un'estrema contrazione spazio-temporale sulla base delle premesse introdotte dalla relatività di Albert Einstein. Possono nascere per motivi ancora oggi sconosciuti, possono esaurirsi senza colpo ferire nè segnalazione alcuna.
Al di là di tutto, lo studio di queste componenti celesti è da sempre oggetto di grande interesse per tutta la comunistà astronomica e scientifica mondiale. Tutto ciò che possiamo sapere e temere dei buchi neri ci deriva da misere formule matematiche, componenti minime di quel libro della natura descritto superbamente da Galileo Galilei.
In termini più poveri, un buco nero è simile ad un normale imbuto. Esteso in superficie, ridotto ad un canaletto più piccolo nel margine inferiore. Formule matematiche ci dicono che, collocandoci su la parte superiore di quell'imbuto, chiamata "orizzonte degli eventi", potremmo vedere l'universo intero nascere e morire in pochissimi centi-millesimi di secondo.
Di fronte a dilemmi come questi, emerge spontanea la consapevolezza di quanto l'essere umano niente sappia, su tutto ciò che lo circonda.
Nonostante tutto il mistero qualcosa, a volte, riesce ad accadere sotto la voce del progresso scientifico.
E' proprio di questo campo la notizia, potenzialmente sensazionale, promossa ieri dalla NASA.
A "soli" 50 milioni di anni luce dalla Terra è stato scoperto un buco nero appena nato, avente all'incirca 30 anni.
La scoperta è stata possibile grazie al telescopio Chandra, capace di monitorare costantemente l'universo a raggi X, e dal telescopio dell'agenzia spaziale Europea chiamato XMM-Newton e da uno tedesco chiamato ROSAT.
Trent'anni di vita sono, per un buco nero, una quantità irrisoria di età. Comparandola all'umana concezione, sarebbe come osservare un essere umano a circa un solo secondo dalla sua nascita.
L'oggetto è collocato nella costellazione della Berenice, collocato nella galassia M100. E' stato identificato con il nome SN1979 C.
La rivoluzionaria scoperta è testimoniata efficacemente dalle parole di Daniel Patnaude, Responsabile del Centro Harvard-Smithsonian per la ricerca astrofisica di Cambridge:
"Se quanto abbiamo determinato è corretto, il buco nero che abbiamo scoperto è il più vicino esempio della nascita di un simile oggetto che l'uomo ha mai potuto osservare."
Grazie a tale scoperta si aprono, infatti, possibilità enormi nello studio di questi corpi sconosciuti. Si potrebbero, infatti, trovare nuovi modi per quantificare forze ed energie che intercorrono nella formazione e nella sopravvivenza di un buco nero.
Realtà come queste sono, infatti, talmente intense e discontinue da non essere riproducibili in alcun tipo di laboratorio umanamente concepibile. Studiarne uno appena nato potrebbe condurre, infatti, a scoperte o verifiche potenzialmente rivoluzionarie.

lunedì 15 novembre 2010

"RAINBOW IN THE DARK": RICORDANDO RONNIE JAMES DIO

Un inno alla vita, alla lotta nella vita per evitare una morte che la miseria del mondo può infliggerti.

Uomini liberi come fulmini, incapaci di essere rime per poter dipingere di poesia l'Universo attorno; uomo che sa di avere troppe sfumature dentro, colori migliori di qualunque arcobaleno.

Allo stesso modo, però, è nitida consapevolezza l'impotenza davanti allo schiacciante trascorrere di attimi. Momenti che rendono impotenti le volontà ed impoverite le pulsioni, secondi che regolano l'uomo alla condizione di stella danzante su un buio senza confini.
E' proprio in quel buio che l'arcobaleno interiore prende forma, regalando talenti e passioni con cui dare forma ad idee per migliorare il mondo. La mancanza perenne di luce rende l'uomo troppo poco consapevole di un imminente mattino, di una vicina svolta per migliorare tutto quello che non gira come dovrebbe.
Essere ad un bivio esistenziale comporta, per ogni essere umano, la ricerca spasmodica di un suo limite.
Essere uomo comporta avere confini, possedere condizioni di esistenza che limitano la potenza e la prepotenza del nostro arcobaleno.
Davanti a tutto, il passare del tempo che rende ogni uomo solamente un'immagine catturata dal suo continuo fluire.
Danzare tra le tenebre è la sola soluzione possibile, per potersi costruire come grandi arcobaleni senza paura.



Sullo sfondo, il ricordo di un cantante grandissimo e di valore inestimabile.




"Quando c’è un fulmine,lo sai, mi sento giù perché è libero e capisco di essere io colui che è perso e mai ritrovato.
Piango per la magia,la sento ballare nella luce,ma era freddo,ho perso la presadelle ombre della notte.
Non ci sono tracce dell’arrivo del mattino,sei stato lasciato da solo,come un arcobaleno nel buio,un arcobaleno nel buio.
I tuoi demoni,ti lasciano mai andare?
Quando hai cercato,loro nascondono nel profondoche è qualcuno che conosci?
Sei solo una fotografia,sei solo un’immagine catturata nel tempo.
Siamo una bugia,tu ed io siamo parole senza una rima.
Non ci sono tracce dell’arrivo del mattino,sei stato lasciato da solo,come un arcobaleno nel buio,solo un arcobaleno nel buio.
Quando vedo un fulmine,lo sai, mi sento giù perché è libero e capisco di essere io colui che è perso e mai ritrovato.
Sento la magia, la sento aleggiare nell’aria, ma è paura e sappi, la sentirai chiamarti, stai in guardia.
Non ci sono tracce dell’arrivo del mattino,sei stato lasciato da solo,come un arcobaleno nel buio,un arcobaleno,un arcobaleno nel buio.Tu sei un arcobaleno nel buio,solo un arcobaleno nel buio.Nessun segno del mattino,tu sei un arcobaleno nel buio."





domenica 14 novembre 2010

NICHI VENDOLA: SCHEGGE DA UN UOMO RIVOLUZIONARIO...

Riporto, nel seguito, alcuni frammenti tratti dal libro "Vendola- Il volto nuovo della Sinistra", autori Cristina Cosentino e Giuliano Ricciardelli. Nell'ultima parte del volume si trova un'intervista, molto personale, condotta con l'uomo che più di ogni altro ha di recente risvegliato onori, paradossi e contraddizioni del Centro-Sinistra italiano.
Intervista svolta, intimamente, all'insegna di un'anima composita, capace di inserirsi potentemente e prepotentemente all'interno del devastato panorama politico italiano.
"[...] D.: Com'era il piccolo Nichi?
R.: Sono sempre stato un bambino di straordinaria delicatezza. Non ho mai partecipato ai giochi violenti dei miei coetanei, neanche al gioco del pallone, perchè aveva una dinamica combattentistica. Un bambino curioso, gioviale, per indole completamente estraneo a qualunque forma violenta di comunicazione. La violenza mi ha sempre dato un turbamento. [...] Solo in un'epoca ho frequentato la strada con felicità: quando c'erano degli scavi; io ed altri bambini raccoglievamo le pietre luccicanti, ricordo che portavo a casa quei sacchetti pieni di pietre.
D.: Preferivi immergerti nello studio?
R.: Sono stato un bambino che ha cominciato a leggere intorno agli undici, dodici anni. A casa mia ho imparato ad esprimermi correttamente, perchè mio padre considerava l'apprendimento della lingua italiana nella sua correttezz e complessità come veicolo fondamentale della emancipazione sociale. [...] Non sono mai stato un secchione. Ero bravo, ma mai preparatissimo sull'ordine del giorno: ero bravo perchè per conto mio mi preparavo. [...] L'idea di rispondere ad un dovere era una specie di sacrificio. Quel dovere esterno alla mia coscienza lo ripudiavo di ora in ora, trovavo delle occasioni, mettevo il libro sulla scrivania e poi vedevo un altro libro e lo aprivo. Alla fine, poi, mescolando le carte lo aprivo. [...]
La mia formazione adolescenziale avviene sui testi di Gandhi e Martin Luther King, dopo viene Gramsci, le prime letture sono legate anche alla mia simpatia per il movimento cristiano per il socialismo e quindi legate anche a Don Lorenzo Milani, alla scoperta di Aldo Capitini. C'è la suggestione evocata dalla lettura dell'I have a dream di Luther King e c'è una riflessione sempre meno reticente sul Mahatma Gandhi, fino a pensare che sia stato il più grande statista del Novecento.
[...]
La verità è che il potere, quando vive di maiuscole, di autoreferenzialità e di blindature, inevitabilmente puzza di morte ed usa la morte. Quindi, da questo punto di vita, non ha colore ma solo odore, ed è molto cattivo. Un odore pessimo. [...]
D.: Dove ti porta il tuo cammino?
R.: Chi lo sa. Spero solo di poter sempre trovare un punto di equilibrio tra vita privata e vita pubblica che non mi faccia sentire infelice. La felicità per me è fatta di cose a cui non vorrei rinunciare nei momenti in cui ti senti infelice, stretto a tenaglia, quando nella vita pubblica vieni privato degli strumenti per produrre cambiamento, o quando nella vita privata sei impedito ad esercitare cose semplici e preziose. Spero di avere il diritto ad un certo punto di interrompere la mia vita pubblica. Perchè non posso fare a meno di immaginare di avere a disposizione un certo numero di salti esistenziali, di mosse del cavallo, per cui spero ancora di inventarmi nuovi mestieri e nuove vite. Avendo accumulato molte adolescenze, mi propongo di accumulare molte vecchiaie."

Consapevolmente, nutrendo grandi stima ed ammirazione per un uomo capace di abbinare emozionali valori ad avanguardiste competenze tecnico-programmatiche.

mercoledì 10 novembre 2010

ROBERTO BAGGIO: QUANDO CONTA ESSERE CAMPIONI ANCHE FUORI DAL CAMPO DI GIOCO

Roberto Baggio è stato, nel calcio italiano, un condensato enorme di straordinarie doti tecniche e fisiche. Identificato come giocatore perfetto, seppe abbinare una tecnica devastante ad un terribile senso del gol.
Fu così fenomenale da arrivare a vincere anche un Pallone d'Oro, nell'ormai lontano 1993.
Giocatore dal ruolo incerto, navigava tra attacco e centrocampo con una facilità ed una immediatezza senza pari.
Sapeva innescare le punte con assist pazzeschi, sapendo anche segnare gol preziosi per gli obiettivi delle squadre a cui prestò servizio.
Classe 1967, seppe vivere il calcio italiano in ogni sua sfaccettatura. Lottò per vincere scudetti, per raggiungere traguardi europei o per conseguire salvezze preziose come acqua.
Chiedere ai ricordi che in città da lui vissute sono maturati, come Bologna o Brescia. Gli ultimi anni di un Brescia glorioso risalgono, non a caso, agli anni che lo videro lì straordinario protagonista.
Giocò proprio a Brescia, in fase "declinante" della carriera, dal 2000 al 2004 (anno del ritiro dall'attività agonistica, nds) timbrando 95 volte il cartellino e decorando il tutto con 45 marcature. Seppe trascinare la squadra fino alle porte dell'Europa, con un talento tradito solamente da un fisico non più all'altezza della classe diamantina. Chiedere alla città di Bologna, a proposito di quell'anno di straordinarie magie che regalò al Dall'Ara. Nella Bologna del campionato 1997/1998 tutti hanno memoria di quei pesantissimi 22 gol in 30 presenze, oltrechè di quel Renato Ulivieri che non lo volle mai davvero in campo.
Nell'Italia calcistica pochi altri hanno avuto e mai avranno la sua classe ed il suo tocco divino.
Giocò anche per la Fiorentina, per il Milan, per la Juventus e per l'Inter.
In qualunque posto andò, lasciò qualche stupendo ricordo.
Roberto Baggio fu, al tempo stesso, campione di calcio e di discrezione. Riuscì a capirsi ed a gestire il proprio corpo, fino all'ultimo anno di carriera.
La sua vita fuori dal campo non fu quasi mai, al netto del ricordo, sopra le righe o davanti ai mostri dei mass-media.
Discrezione e folle talento, per un campione dentro il campo mai dimenticato. E' bello scrivere di lui anche come di un uomo che ha saputo confermare gloriosamente il suo talento, anche al di fuori del calcio giocato.
E' stato infatti insignito del "Peace Summit Award 2010", riconoscimento annuale che da sempre viene consegnato da tutti i Premi Nobel per la Pace alla personalità che più si è distinta per l'impegno verso i bisognosi.
Premio consegnato ''per il suo impegno forte e costante alla pace nel mondo e le relative attività internazionale" ; a fare compagnia al fenomeno sono state, nel passato recente, personalità come Bono Vox, Roberto Benigni, Cat Stevens, Annie Lennox e Peter Gabriel.
Che ne sarà del Premio ricevuto? Il campione è lapidario nel commentare che uso ne vorrà fare:
"Dividerò il premio che mi verrà consegnato in Giappone con tutta la brava gente della mia terra ferita a morte" , ha detto riferendosi agli alluvionati del suo Veneto.
Partirà per il Giappone, dove sarà premiato nella città di Hiroshima.
Partirà con il cuore, comunque, in tormento.
Straordinario campione, dentro e fuori da quel campo che già lo vide furoreggiare non troppi anni fa.

domenica 7 novembre 2010

ENZO BIAGI: UNA MANCANZA SEMPRE PIU' PESANTE

"[...]Sono stato qui fino alla terza elementare. La maestra era mia nonna, poi sono andato a Bologna ma qui sono sempre tornato. Anzi, in realtà non me ne sono mai andato.
Questi monti fanno parte di me, ci sono gli itinerari della mia vita.
Ricordo la prima volta che sono andato con mio padre alla Segavecchia e mi tornano in mente certe grandi ortiche.
Portavo ancora le braghe corte e sono tornato a casa con le gambe che mi facevano male. Penso alle ragazze con i panieri pieni di fragole, lamponi e mirtilli che vendevano alla gente.
E all'arrivo dei pastori. Si sentiva l'abbaiare del cane.
Erano riti che accompagnavano le stagioni. Più avanti c'era la raccolta delle castagne.
Terminato il lavoro nei castagneti, i pianaccesi portavano in chiesa grossi cesti pieni di castagne per regalarli al prete.
Non cercate Pianaccio sulle carte geografiche; ha un campanile ed un cimitero, non c'è più l'ufficio postale, la scuola è chiusa e la canonica è stata venduta.
Arriva un prete per le feste e la domenica, dice messa e se ne va.
Abbiamo anche due torrenti ma il mulino non macina più. [...]"

Queste le parole pronunciate dal grandissimo e mai adeguatamente rimpianto Enzo Biagi, a proposito della sua terra natia Pianaccio. Figure come la sua sono state potenti e prepotenti per questa Italia, per quello stesso stivale che questo grande giornalista eroe amava.
Più di ogni altra cosa al mondo. Da lì è partito e lì è tornato, dopo una vita spesa per l'amore di un mestiere senza pari.
Su queste basi, a distanza di tre anni, non si finisce ancora di celebrare adeguatamente tutto ciò che questo grande eroe è stato.
Enzo Biagi seppe creare giornalismo denunciando e raccontando le piccole storie di ogni giorno, tutti quei fatti che sommati assieme rendono un quadro fedele e consapevole dell'andamento e del futuro di un Paese.
Seppe cercare, nel suo intimo essere giornalista, gli eroi nella gente normale.
Riuscì a dare, in ogni istante della sua vita, massima attenzione all'umanità ed alle vicende umane come dimostrazioni di un tornasole inarrivabile. Per qualunque cronaca possibile.
Seppe essere accogliente, riuscendo a delineare armonicamente i confini sotto i quali riunire il concetto di Paese normale.
Normalità da non lasciare in disparte, normalità da riabilitare per ritrovare la Stella Polare sotto cui far benedire un'Italia sempre più dispersa. Necessario ritrovare una bussola civile con la quale guardare al mondo, necessario ripercorrere strade comuni di diritti, giustizia, informazione, merito e modelli positivi.
Coltivare memoria, riscoprire educazione e moralità per dare un seguito e non un epilogo al nostro futuro di Stato e di italiani.
Nel suo pieno, Enzo Biagi fu anche questo.
A distanza di tre anni dalla scomparsa, un piccolo tributo per ricordarne le straordinarie figure e dignità.
Grazie ancora, Enzo.


sabato 6 novembre 2010

"LE STAGIONI NEL SOLE": CANTO DI VITA DA ROBERTO VECCHIONI

"Addio per sempre, amico mio, ne abbiam passate di stagioni al sole, da far invidia a chi so io, ne abbiam cantate di illusioni fino a sembrare due coglioni.
Addio, che bello aver vent'anni, essere al centro della primavera, volare a vela in mezzo ai sogni, partire senza mai ritorno e avere una ragazza al giorno.
Le stagioni nel sole finiscono, lo sai proprio quando ti accorgi di amarle più che mai.
Addio papà, ti voglio bene, è tanto che te lo volevo dire: non siamo stati granché insieme; ma ho visto il mondo coi tuoi occhi e l'ho chiamato col tuo nome;
addio papà, vado in un sogno, ma il vero sogno è stato aver vissuto bruciando tutte le stazioni, e alla stazione del saluto avere ancora più canzoni.
Le stagioni nel sole finiscono, lo sai proprio quando ti accorgi di amarle più che mai.
Addio bambina, addio bambina, non sapevamo neanche far l'amore, tirando notte a far mattina: noi cercavamo stelle in mare e tu continuale a cercare;
addio ragazza, amore mio, ricorda sempre di sorridere, io prendo un treno che mi paga Dio: scusa se non ti aspetterò si prende il treno che si può:
le stagioni nel sole finiscono, lo sai, proprio quanto ti accorgi di amarle più che mai, ma tu vivile sempre, e vivile per me, le stagioni nel sole continuano con te.
Addio mio piccolo futuro, piccolo raggio in questa notte scura, dal giorno che ti ho preso in braccio: non devi avere mai paura io sarò sempre nel tuo viaggio.
Le stagioni nel sole finiscono lo sai proprio quando ti accorgi di amarle più che mai, ma tu vivile sempre, e vivile per me: le stagioni nel sole continuano con te. "


 dall'album Contastorie (2005)

venerdì 5 novembre 2010

COSA E' IL POPULISMO? CITANDO GIOVANNI FLORIS...

"[...] Facciamo però un passo indietro e domandiamoci: che cosa è il populismo?
In politica è la tendenza di un soggetto a rivolgersi direttamente ad un non meglio identificato "popolo", da lui considerato portatore di valori positivi in contrasto a una non meglio identificata "elitè" [...] portatrice di valori negativi.
Dal punto di vista del populista il popolo è ovviamente quello che è d'accordo con le sue idee, che le acclama, che non le discute.
Fuori dal popolo, e mosso da intenti perniciosi, è chi alle idee del leader non si accoda, o che comunque in qualche modo le contrasta o falsifica, o delle quali semplicemente dubita.
Il "popolo" , insomma, è in genere quello che dice si alle idee del leader populista. Il populista semplifica i problemi in maniera rozza, elimina la complessità, il più delle volte divide la realtà in due squadre, alza i toni del confronto e si rivolge direttamente a chi vuole guidare, considerando ogni realtà intermedia tra lui e il popolo un ostacolo, quando non un'arma diretta contro di lui dall'elitè conservatrice.
Il populista chiede di rispondere si o no alle sue domande, non accetta di preparare le domande insieme ad altri. Figuriamoci se alle domande ama rispondere. [...]"

A ragionamenti fatti, ricorda qualcuno o qualcosa?

mercoledì 3 novembre 2010

DISSESTO IDROGEOLOGICO: DATI ALLA MANO, OLTRE QUALSIASI TRAGEDIA...

Dati alla mano, il dissesto idrogeologico è per l'Italia un rischio sempre più grave e concreto.
Dinnanzi alle insistenti precipitazioni di questo inizio autunno, parte del territorio si va sfaldando come gelatina. Si contano così madri decedute abbracciando figli piccoli sotto fiumi di fango dal tetto entranti, si contano anziani separati da figli in pochissimi secondi.
Sfollati a migliaia, tentativi di arginare il fenomeno mescolando l'intervento di volontari della Protezione Civile e soldati.
In Italia manca, allo stato attuale, una mappatura attualizzata delle emergenze e delle zone potenziali di rischio.
Ad oggi, la possibilità di evitare certe catastrofi coincide con questioni di fortuna.
Stando a report del 2007 emessi dall'Apat (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici, nds), sulla totalità degli 8191 Comuni italiani ben 5596 sono ritenuti a potenziale rischio.
In percentuali più impressive si tratta del 69% circa del totale territorio italiano.
Frane avvenute per circa il 6,6% del territorio nazionale, consegnando di fatto gli avvenimenti di questi giorni a miseri fatti di cronaca non eccezionali.
Sorge spontaneo valutare se, di fronte a potenziali cambiamenti climatici innescati dalla corsa al troppo intrapresa dall'uomo, la situazione non sia in qualche modo destinata a peggiorare o, quantomeno, cronicizzarsi.
Al di là degli aspetti tecnici, può l'uomo fare qualche cosa per limitare queste tragedie?
A bocce ferme, pochi stanno realmente facendo ciò che sarebbe necessario provare ad intraprendere.
Dal 2008 ad oggi, tanto per scriverne una, sono stati dimezzati i fondi destinati ad arginare e prevenire il rischio di dissesto idrogeologico.
Attualmente si aggirano a poche centinaia di milioni di Euro, cifre assolutamente inadeguate per lo studio e la ridefinizione del fenomeno e dei criteri di rischio.
Aggiungendo al calderone anche lo squilibrio introdotto e perorato dell'abusivismo edilizio, quello che si ottiene è un cocktail paurosamente esplosivo. Oltre qualsiasi realtà, non si guarda al futuro più lontano.
L'Italia, eppure, dovrebbe essere un Paese ottimamente predisposto ad affrontare certi rischi:
"L'Italia per il modo in cui è fatta è un paese fragile dal punto di vista della stabilità del suolo e dell'equilibrio idrogeologico, è un dato oggettivo, ma proprio per questo le politiche di tutela del territorio e di messa in sicurezza dovrebbero essere priorità per ogni governo."
E' questa l'opinione del parlamentare Pd Roberto Della Seta.
Dimezzando i fondi, si rischia di sminuire concretamente l'emergenza.
Problema che non è un mero fatto secondario, ma una realtà sempre più attuale: al di là di qualsiasi tecnicismo possibile.
Per non scrivere poi dell'altro oceano di problemi legato all'insicurezza degli edifici, guardando ad esempio al solo filone dell'edilizia scolastica: è inutile sparare sull'ambulanza, appunto.
Si dovrebbe, contrariamente alle abitudini italiane, investire in prevenzione.
Fattore sconosciuto alla maggior parte degli italiani, costretti a fare i conti con una precarietà onnipotente.
La "messa in sicurezza" dell'Italia potrebbe costare, stando a dossier di qualche mese fa, all'incirca 4,1 miliardi di Euro.
In fatti concreti, questi soldi servirebbero per realizzare un'immensa "sommatoria" di piccoli micro-interventi: sistemare torrenti o canali, fare manutenzione ad argini, ecc...
Manutenzioni distribuite su tutto il Paese, indistintamente dagli interessi ma privilegiando tassi di rischio ed emergenze.
Scrivere di tantissimi micro-interventi equivale, in termini lavorativi ed economici, a parlare di incentivi all'occupazione ed alla creazione di posti di lavoro.
Conviene quindi alle autorità permeare il Paese di interventi microscopici e poco propagandistici? Sicuramente no, in quanto tergiversare equivalenti fondi su grandi appalti converrebbe a grandi aziende realizzatrici ed a tasse pagate dai contribuenti all'erario statale.
Non curare il rischio di dissesto idrogeologico costa, attualmente, circa 1,2 miliardi di Euro l'anno ai contribuenti italiani.
E' una vera e propria tassa, capace di togliere circa 22 Euro l'anno ad ognuno di noi.
Secondo gli ultimi studi, per ripianare il rischio di dissesto si potrebbero spendere le stesse cifre messe in conto per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, creatura dall'inutilità pressochè assoluta.
In fondo, chissà, qualche morto in più conviene all'economia disastrata di questo Paese.

martedì 2 novembre 2010

LADDOVE UN OMUNCOLO INFANGA L'INTELLETTO D'AMORE...

Invitato a presenziare al Salone delle Moto, si sarà forse sentito autorizzato a sviscerare tutti i torpiloqui e tutte le oscenità che dovrà fingere di non saper neppure pensare quando parlerà alla Conferenza Nazionale della Famiglia.
Il declinante psiconano mostra una faccia consunta, trita, completamente rifatta; giorno dopo giorno, sta arrivando ad avere il volto che si merita.
Non la smette, nonostante tutto, di continuare a spandere segni di un'ideale di amore osceno e deviante.
Gli ultimi colpi di coda del berlusconismo si portano dietro, come se non bastasse, una serie di mazzate all'architrave dei valori fondamentali della personalità di ogni essere umano consapevole.
Con oggi, sono giunti altri segnali di questo deflagrante sintomo di devastazione mentale.
Attacchi alla Costituzione continui, prolungati sfregi alla dignità delle pubbliche autorità: sono questi solo alcuni degli ingredienti di quel "tanfo da basso Impero" citato da Le Monde che non sa rendere affatto "onore alla Penisola."
Arranca sulla vita privata, con una condotta ai limiti della demenza.
Incapace di rinunciare a questi metodi di distrazione, non riesce ad auto-limitare il proprio desiderio di spargere oscenità.
Qualsiasi cosa provenga dalla sua bocca, ormai perde capacità di creare scandalo ed indignazione.
I motivi di questo sonno etico e valoriale dove affondano le loro solide radici? Risposta infinita e maleodorante, purtroppo.
Nonostante tutto, in barba a qualsiasi pudore o vergogna, è completamente incapace di porsi un limite.
Arriva così a dire, con assoluti gaudio e pubblico ludibrio, che l'amare donne è sempre e comunque meglio di essere omosessuali. Al di là del concetto, stupisce come un "uomo" di tale istituzionalità sappia far sprofondare ogni volta il peso di valori, sentimenti ed emozioni.
Nella sua straordinaria capacità di essere anche uomo-Caritas, chiede ad un responsabile dell'organizzazione di trovare un lavoro per una certa Ruby. Sullo sfondo emergono giri di prostituzione e stupefacenti, all'insegna di altri festini organizzati in uno dei suoi puttanai.
Più che mai preoccupato dal tracollo della sua pubblica sete di consensi, torna a brandire la spada della legge-bavaglio e della riforma della giustizia affiliata.
Consiglia di non leggere i giornali, raccomandando indirettamente di assimilare alti dosaggi di informazione dalle varie fetecchie televisive da lui controllabili od a lui assimilabili.
L'assoluta devianza del suo malcostume va trascinando l'Italia, purtroppo, dentro un baratro senza precedenti.
Tristissime le risate dietro il suo tronfio sorriso, pessime le sue mani che rimestano di continuo nei peggiori lati dell'umana sensibilità.
Eppure, in momenti come questi, è necessario fornire altri esempi di cui fu capace, in un tempo lontano, questa Italia.
Superando la figura di un 74enne incarognito dal tempo e dal declino, ci si ricorda di tanti altri uomini che seppero scrivere, a caratteri cubitali e maiuscoli, valori importanti e mai compassati.
Ricordando lo Stilnovo della prima letteratura italiana;ricordando quell'arte che fu capace di sublimare nello scrivere e nel sentire caratteri inarrivabili di rispetto e di amore verso la figura femminile, ritenuta tramite tra l'uomo ed il divino.
Di fronte al Dante consapevole di inseguire una Beatrice senza temere tempo, la figura di questo vecchietto sempre in doppio petto sbiadisce.
"Donne ch'avete intelletto d'amore", questo nano da giardino non vi merita, nè si merita la vostra rabbia e la vostra indignazione.
Se sua moglie chiese, in un giorno non lontano, aiuto per un marito malato, qualcosa che non andava già c'era.
Qualcosa che non va c'è ancora oggi, non solo il lui ma anche nell'Italia intera che con lui andrà spegnendosi.
Sullo sfondo, il turpiloquio scenico con valore apotropaico del tardo berlusconismo.
Fin quando abuserai della nostra pubblica dignità, nanetto?
L'Italia, e soprattutto gli italiani, si meritano altro.