domenica 31 ottobre 2010

PROTOCOLLO DI NAGOYA: SEGNALI IMPORTANTI PER LA BIODIVERSITA'

Attualmente, anche grazie all'eccessiva rincorsa al troppo intrapresa dall'uomo, l'estinzione di specie animali sul pianeta Terra va avanzando secondo medie oscillanti tra 100 e 10mila volte la media storica fino ad ora riscontrata.
Ogni anno sono 52 le specie prossime all'estinzione, per via della distruzione e delle modifiche apposte al loro habitat naturale. La pandemia di morte inflitta alle specie animali costituisce, di fatto, un attentato alla biodiversità ed alla varianza delle specie; secondo studi divulgati da esperti sarebbero, infatti, oltre 26mila le specie minacciate nel mondo.
Per discutere di questo dramma, come sempre troppo poco divulgato, si sono riuniti a Nagoya i Ministri all'Ambiente di 190 paesi del Mondo; il fine degli incontri, iniziati dal 18 ottobre scorso, era elaborare negoziati volti a tutelare la biodiversità ed i fragili equilibri che reggono gli ecosistemi terrestri.
Una bozza d'accordo è giunta, fortunatamente, prima della chiusura dei lavori. Stando ai compromessi raggiunti, si è deciso di ridurre il tasso di estinzione delle specie al 50% entro il 2020.
Dato statistico corroborato da specifiche colpe, attiribuibili all'animale uomo.
E' questa l'opinione di Nicholas Dulvy, coautore della ricerca portata in oggetto alla conferenza e Vice Presidente dell'associazione "International Union for Conservation of Nature":
"Non si possono sopprimere gli ambienti naturali senza conseguenze per la biodiversità."
Incrociando quindi gli obiettivi, il concordato elaborato prevede l'aumento di territorio protetto da un indice del 12,5% ad uno prossimo al 17%. In contemporanea è previsto un aumento di oceano protetto da un misero 1% ad un più futuribile 10%. Il risultato più significativo, capace di andare oltre qualsiasi cifra o statistica,  è stato l'aver interrotto un momento di silenzio lungo oltre 20 anni relativamente alla possibilità di ottenere benefici derivanti dalla condivisione di medicine ed altri prodotti realizzati da piante ed animali.
Come clausola all'accordo stipulato vi è, infatti, la necessità di dividere i profitti derivanti da medicine e materiale genetico tra Paesi industrializzati e Paesi in Via di Sviluppo.
Il concordato stabilito va in controtendenza con l'accordo precedente, stabilito nel 2002.
Caratteristiche più specifiche ed obiettivi dichiarati sin da principio, in opposizione al generico tutelare la biodiversità  postposto al Trattato di otto anni fa.
Un traguardo concreto, tecnico ed importante per far fronte ad un dramma naturale ed ambientale come questo.
"E' un successo, e' un grande traguardo globale", è l'opinione di Russ Mettermeier, Presidente di Conservation International.
Grida di importanza ribadite, a piene mani, anche dal Wwf:
"Un forte messaggio che la protezione della salute del pianeta ha un suo posto nella politica internazionale e che i Paesi devono unire le forze per salvare la Terra."
Nonostante gli sforzi promessi, basterà tutto questo a tutelare la salute del Pianeta Terra ed, indirettamente, anche il nostro futuro?
Ai posteri l'ardua sentenza.

venerdì 29 ottobre 2010

SI STA COME SOLDATI MENTALMENTE DISARMATI, NEL PAESE DEI "BUNGA BUNGA"

Leggendo un frammento tratto dall'antologia di Noam Chomsky, si evincono tratti importanti riguardo allo stato di cose nel quale siamo, nostro malgrado, costretti a fluttuare:
"[...] Il postulato democratico è che i media sono indipendenti ed hanno il compito di scoprire e di riferire la verità, non già di presentare il mondo come i potenti desiderano che venga percepito. [...]"
Postulato democratico che vede, oggi più che mai, una realtà che in Italia è orrendamente distorta.
La risoluzione di drammatici problemi, come quello che sta permeando la spazzatura in Campania, è affidata a messaggi televisivi e non a metodiche elaborazioni relative alla risoluzione del problema.
Il postulato è, tradizionalmente e per geometrica definizione, un qualcosa che nè deve nè può essere spiegato; senza la sua veridicità, convenzionalmente valida, tutta l'architrave del sistema perde ogni possibile senso.
Un esempio pratico? Riferendosi alla geometria, da tutti comunemente appresa sin dalla scuola dell'obbligo, si apprendono rigorose congetture geometriche: si tratta, tra gli altri, dei famosi Postulati di Euclide.
Non vanno dimostrati, anche perchè in nessun modo è possibile farlo.
Dal loro studio è possibile, però, costruire tutte le altre formule e dimostrazioni geometriche.
Un postulato è, da qualsiasi punto di vista la si guardi, trave portante di una consapevolezza umana. Allo stesso modo, per analogia, un postulato democratico deve saper essere architrave di democrazia.
In ugual misura un postulato democratico deve essere garantito sempre, senza eccezione alcuna.
Nei tempi contemporanei, è dato tristissimo, la realtà italiana vede crollare consapevolezze come questa, quasi come fossero castelli di sabbia asciutta sotto un torrido sole d'agosto.
Sulla possibilità di rappresentare il mondo come percezione voluta dai potenti, troppo è possibile scrivere: abbondano i casi di altra realtà, resa prepotentemente vera dalle televisioni e da quei mass-media, fulcro del postulato democratico secondo Chomsky.
In Italia, da tristissime statistiche, oltre l'80% della gente conosce l'andamento del mondo attraverso il mezzo televisivo. Internet è risorsa non accessibile per tutti, nè resa di migliore accessibilità da parte di potenti.
Vale quindi la pena di scrivere, con ridotto margine d'errore, che controllare la televisione equivale ad avere nelle mani il futuro di quel postulato democratico fondamentale ed indimostrabile, secondo Chomsky.
Siamo pieni di realtà parallele, aventi (forse?,nds) il solo scopo di mostrarci una strada apparentemente migliore, ma secoli luce distante dalla nostra.
Così emerge, senza troppa difficoltà, l'Italia che sa essere necrofila, l'Italia che fotografa ed organizza veri e propri pellegrinaggi verso il luogo del delitto di turno.
C'è l'Italia dei falsificati sentimenti e dei mistificati obiettivi di vita, prospettata dall'affabulatrice Mediaset e di troppi altri programmi, indegni di essere citati. C'è l'Italia delle mezze calzette e l'Italia delle starlette, secondo i cui canoni è dignitoso e produttivo vivere una vita nel sogno della propria chiappa da esibire in televisione.
Così facendo, così strutturando un sistema socio-mentale, si procurano moltissimi micro-traumi al postulato democratico di Chomsky.
La guerra contro la banalità trova, moltissimi di noi, a cervello scoperto.
Così combattendo, da mentalmente disarmati, ci si può ritrovare a credere nella demenza del Grande Fratello di turno, ad avere esclusiva fiducia nell'oroscopo mattutino e non nelle proprie potenzialità di raddrizzare una giornata nata male.
Rimanendo mentamente disarmati si perde capacità ed obiettività di giudizio, lasciando agire indisturbato uno psiconano autodefinitosi di buon cuore.
Dietro ad ogni scandalo, silenzio e picconate al postulato democratico capace di garantirci gli ultimi residui di libertà.
Il deterioramento del modus vivendi di questi ultimi anni costituisce un perfetto esempio di ingegneria sociale, in barba a tante teorie complottiste e falsificatrici.
Cambiando le condizioni al contorno del sistema Italia, l'equazione che meglio approssima l'indipendenza dell'italiano mediamente approssimato fornirà soluzioni diverse ed a proprio piacimento controllabili.
Per un mondo all'altezza di sogni e valori da ritrovare e riscoprire, la sola strada percorribile rimane la fuga dai tentativi di lobotomizzazione di massa, tra l'altro imposti.
Sullo sfondo, un bel "Bunga Bunga" incapace di fare scandalo non guasta mai.

giovedì 28 ottobre 2010

TRA SCIENZA E RELIGIONE: QUANDO NON TUTTO E' MODERNAMENTE INTESO...

Lo stesso Albert Einstein, nonostante una vita spesa all'inseguimento della scienza più ribelle ed esplosiva possibile, non rinnegò mai la possibile esistenza di una qualche entità divina.
Troppo mistero e troppe cose stupende si celavano dietro l'essenza del mondo, facendo perseguire lui con convinzione l'idea di essere un "ateo profondamente religioso".
Nel nuovo mondo scoperto e celebrato dallo scienziato con formule capaci di spaccare le convinzioni classiche precedenti, rimase convinto dell'assoluta affidabilità di un qualche ente divino:
"Com'è difficile riuscire a dare un'occhiata alle carte di Dio. Ma non credo per un solo istante che Lui giochi a dadi..."
è il celeberrimo frammento contenuto nella lettera del 21 marzo 1942, indirizzata a Cornelius Lanczos, dopochè lo stesso provò a confutare la famosissima teoria della relatività.
Un Dio che non gioca a dadi con l'universo, non dovrebbe farlo anche con l'uomo; tutto ciò in quanto l'uomo stesso è sottoinsieme del più generale universo.
Nonostante tutto, alle volte l'uomo recepisce in ordine casuale e contraddittorio molti dei messaggi che il divino invia e che l'uomo, tendenzialmente, potrebbe cogliere come testimonianza fondante per rinvigorire il concetto di fede.
Nel rapporto tra fede ed uomo, si inserisce prepotentemente quell'alfabeto di decodificazione del mondo che l'essere umano ha imparato a chiamare scienza.
A tal proposito, esiste un'interessante riflessione pubblicata sull'ultimo numero di Micromega, intitolato "Almanacco della Scienza."Il testo tratta di una brevissima dissertazione, dal titolo "Miseria della Fede".
Tale trattazione è sviluppata da Peter Atkins, chimico inglese e già professore al Lincoln College di Oxford.
Sulla base di un'oggettiva analisi, l'autore coglie occasione per ribadire la stranezza riguardo al campo nel quale scienza e fede possano muoversi: aree circoscritte, delimitate soprattutto da secolari pregiudizi o distruttive convinzioni.
Secondo moltissimi, sottolinea Atkins, "[...] il campo d'azione della scienza è limitato ad una sorta di mondo fisico mentre la religione si occupa di quello spirituale. [...]"
Di fatto, appunto, una contraddizione nei confronti della realtà effettiva del mondo.
Nel mondo contemporaneo, afflitto da un caos e da una mediocrità senza precedenti, è giusto che fede e scienza indaghino su problemi uguali ma con fiducia e strumenti diversi?
Secondo l'autore, due sono fondalmentalmente le cose che differenziano la scienza dalla religione:
  • nell'analisi dei fatti e del mondo la scienza fa leva su esperimenti pubblicamente accessibili, mentre la religione si affida ad introspezioni personali;
  • l'attitudine mentale della scienza, secondo la quale la struttura fondamentale della realtà può essere scoperta e resa comprensibile. D'altro canto la religioneparte dal "pessimistico assunto che l'origine sia inconoscibile, [...]" mentre il cervello umano è troppo debole per giungere ad una piena compresione delle realtà del mondo.
Dietro al positivismo scientifico si celano negativismi religiosi, capaci di condannare l'uomo ad essere perennemente dipendente della fede. Gli scienziati sono scavatori di complessità, esseri umani ed umanamente formati, capaci di settorizzare le complessità del mondo per giungere ad un ideale più immediato e concreto, permeato di semplicità. Altro paradosso essenziale è che, laddove la scienza proceda per leggi ricavate da errori sperimentali, la religione si muove per dogmi ed antinomie assunte come forzatamente valide.
Allo stesso modo, il metodo scientifico rispecchia quell'atteggiamento non casuale con cui il divino teorizzato da Einstein plasmava i cardini dell'Universo intero.
Da qui, appunto, un metodo scientifico che è applicazione di un senso comune; un metodo capace di spingersi oltre il mondo per effettuare su di esso osservazioni controllate, assicurandosi che i risultati possano essere replicati od addirittura confutati. La scienza indaga il mondo con un metodo che può essere suscettibile di errore, a differenza di una religione pensata per lasciare ad altre branche umane possibilità di sbagliare.
Altre dissertazioni intraprese da Atkins, relativamente alle molteplici interpretazioni addotte riguardo ad una realtà sconosciuta come quella della cosmogenesi.
Mentre la religione procede attraverso cause incausate, la scienza ha trovato conferme riguardo alla nascita dell'Universo (non senza margini di errore e zone di rischio, nds).
Scientificamente sappiamo la storia del cosmo fino a 10^(-41) secondi dopo l'istante zero: ciò equivale a scrivere che ci manca quel tanto per capire cosa accadde all'istante zero.
Oltre qualsiasi convinzione, Atkins sottolinea come nella vita umana sia importante credere in qualcosa.
Al di là di qualsiasi convinzione od ideologia religiosa o scientifica.
Cogliendo il frutto del tutto, appunto, "[...] il metodo scientifico è un frutto rigoglioso dell'intelletto umano, capace di dare a tutti l'opportunità di provare la gioia di una vera comprensione."
Intelletto umano prima di tutto, capace  quindi di coniugare adeguatamente percorsi di scienza e percorsi di fede.

martedì 26 ottobre 2010

CONSIGLI DI SCRITTURA E LETTURA: QUANDO E' UTILE SCRIVERE PER RISCRIVERE IL MONDO...

Come canta il grande Niccolò Fabi in uno dei suoi capolavori
" [...]se la vita è un'asta sempre aperta, anche i pensieri saranno in offerta [...]"
E' bello e non azzardato credere che, all'oggi, ci siano ancora pensieri acquistabili con offerte libere.
Se c'è un pensiero senza prezzo, va perseguito con convinzione ed analizzato, in ogni sua minima componente.
Nell'asta sempre aperta della vita, chiunque ha fermo bisogno di grandi valori da portarsi dentro.
Non essendoci nè uffici di credito nè uffici di cambio, è essenziale ricrearsi un'atmosfera interiore che sappia, adeguatamente, soddisfare le richieste che il sistema universo ci pone davanti.
La missione più difficile è, appunto, quella di acquisire un credito interiore che, purtroppo, pochi sanno pesare o far valutare adeguatamente nel fitto caos innescato da quei "Tempi moderni" che il grandissimo Charlie Chaplin seppe prendere in giro così tremendamente bene.
Nell'asta sempre aperta, è lecito chiedersi quali siano i modi per mettere in offerta un pensiero, un modo di vedere l'universo.
Mettere in offerta qualcosa di legittimo significa creare, nello specifico, flussi liberi di conoscenza, opinione e sentimento.
In poche parole, sul lungo andare, si può ridisegnare un mondo diverso partendo da qualche punto fermo, acquistato in chissà quale strano negozio. Se ne convince, appunto, anche lo stesso Niccolò Fabi:
" [...] Per ogni cosa c'è un posto ma quello della meraviglia è solo un po' più nascosto [...]"
Una virtù che pare mancare oggi è, purtroppo, la capacità di meraviglia.
Mancando quel principio base che innesca la spinta della modernità intellettuale, si preferisce navigare in mari non nascosti.
Il posto della meraviglia è rintracciabile dovunque, guardando tutto ciò che ci circonda.
Più che "guardare a" , ci si dovrebbe abituare a "guardare in" tutto ciò che ci circonda.
Ci sono sempre, in tutte le cose, n-esimi punti di vista e di interpretazione che nel mondo si perdono e che, dal mondo, dipartono nuovamente. Nelle lunghe passeggiate, capita di incontrare quei pensieri in offerta che riescono a farci stare bene.
Sta a noi raccogliere il monito per rimetterli in circolo, mettendoci in discussione e rimettendo in discussione una forma mentis troppo adattata e poco adatta ai tempi che corrono, sempre più veloce di noi.
Leggere, dunque, mettendo assieme ricordi e dimensioni parallele con le quali cercare di convertire in positivo una teoria di cambiamento. Lettura che dovrebbe, poi, poter rimettere in circolo qualcosa di pensato tramite scritture ponderate.
Ne furono convinti tantissimi, sull'effetto terapeutico della scrittura nei confronti del mondo intero, oltrechè nei confronti dell'anima stessa che andava scrivendo.
Come coniugare possibilità di scrittura con potenzialità di cambiare sè stessi ed il mondo esterno?
Citando Marguerite Duras, dal libro "Scrivere":
"La scrittura è l'ignoto. [...] E' ciò che non si sa di sè, della propria testa, del proprio corpo. Non è nemmeno una riflessione, scrivere è una sorta di facoltà che si ha accanto alla propria persona, parallelamente a questa, di un'altra persona, che appare e che avanza, invisibile, dotata di pensiero, di collera e che, talvolta, per causa propria, rischia di perdere la vita. [...]"
Annegando le possibilità di scrittura si compie, dunque, una sorta di pensierocidio relativamente alle possibilità di poter cambiare la vita di sè stessi ed, indirettamente, anche del mondo.
Credere di cambiare qualcosa scrivendo e leggendo, forse, per qualcuno potrebbe fare stretta rima con l'essere immaturi ed infantili.
Della stretta commistione tra scrittura ed immaturità ne è convinta, in qualche modo, anche Edna O'Brien:
"Uno scrittore non deve perdere mai la dimensione infantile."
Ciò che più conta è, comunque vada, conservare quello spirito di bambino con cui sognare un mondo nuovo. Il ciclo di immissione-liberazione di concetti ad offerta libera nel mondo è semplicissimo e va connesso, molto intimamente, al binomio lettura-scrittura. Immettendo contenuti in sè tramite la lettura, sta alla macchina straordinaria uomo rielaborare concetti che, poi, vanno liberati e reimmessi nel mondo sottoforma di pensieri in offerta.
In caso di mancata scrittura, il processo di cambiamento del mondo non si compirà mai.
Citando Clèment Rosset, infatti, "il pensiero esiste soltanto a partire dal momento in cui si formula, vale a dire si costituisce grazie alla realtà delle parole."
Parole, reali e concrete, trasformate da pensieri assimilati dalla lettura: cercando consapevomente di cambiare il mondo.
Ed un pò anche sè stessi, che non guasta mai.

lunedì 25 ottobre 2010

"FOTOGRAFATO" UN MIRACOLO: QUANDO UNO SPERMATOZOO RAGGIUNGE UN OVULO...

La scienza, nel progredire del tempo, riesce a trovare sempre più argomentazioni valide con cui convincerci della sua forza.
Applicandosi ed analizzando la realtà riesce, infatti, a spiegare una consistente fetta delle dinamiche di vita umane. Fino all'altro ieri, tanto per fare l'ultimo esempio, era mistero sul come i due gameti maschile e femminile potessero arrivare ad interagire tra loro, una volta fatti incontrare.
Per centinaia di anni, infatti, è stato di grande fascino immaginare il come ed il quando spermatozoo ed ovulo potessero unirsi, dando secondo qualche strana equazione origine ad una vita nuova.
Dilemma risolto, parzialmente, con lo straordinario risultato conseguito dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma.
L'equipe è infatti riuscita, attraverso un lavoro duro ed instancabile, a descrivere la struttura tridimensionale dell'intero recettore sull'uovo che lega lo spermatozoo.
Tutto questo proprio negli istanti iniziali della fecondazione.
Spiegazione di un miracolo assolutamente inspiegabile? Al momento, di tale scoperta interessano le possibili conseguenze in chiave futura.
Grazie a questo monitoraggio, infatti, potrebbero essere spiegate cause oggi sconosciute di infertilità, oltrechè sviluppate nuove tecniche di contraccezione.
I risultati, pubblicati sulla rivista Cell, promettono il raggiungimento di numerosi traguardi.
Non a caso, forse, il gruppo di ricerca è stato guidato dall'italiano Luca Jovine.
Si potrebbe sparare ancora sul pietoso stato della ricerca italiana, ma questa è (purtroppo, nds) vista come un'altra e meno alta storia.
Il gruppo di ricercatori è riuscito a determinare, per la prima volta, la struttura tridimensionale dell'intera molecola recettore (in gergo ZP3, nds) capace di legare lo spermatozoo all'ovulo femminile.
L'opinione del capotruppa italiano è ottimistica, riguardo le possibilità aperte dallo studio intrapreso:

"[...] Questi dati offrono un'immagine unica del lato femminile della fecondazione. Tuttavia, questa è solo metà della storia. Il nostro prossimo obiettivo sarà quello di affrontare la parte complementare, cioè le molecole che permettono allo spermatozoo di legarsi all'uovo. [...]"

Chi crede ancora che la ricerca non serva ad ottenere qualcosa di infinitamente grande, abbia il coraggio di scagliare la prima pietra.

venerdì 22 ottobre 2010

MULTINAZIONALE NATURA: PRODUTTRICE INCONSAPEVOLE DI RICCHEZZA

Se potessimo stimare un valore economico per le risorse naturali, quanto potremmo valutarle?


A prima (e giusta, nds) risposta, si potrebbe dire che hanno un valore inestimabile.


La natura non ha prezzo, praticamente sotto tutti i punti di vista. Eppure, qualche volta, la scienza umana è capace di sfuggire alle regole.


Secondo "The Economics of Ecosystems and Biodiversity'" (Teeb), un rapporto presentato alla conferenza Onu sulla biodiversità a Nagoya, la natura porta benefici consistenti all'umanità, soprattutto in termini egoistici ed economici.


Se da un lato la storia umana ha da sempre descritto trame egoistiche inarrivabili, dall'altro la Madre Terra va regalandoci, da sempre, potenzialità meravigliose. Prezzando le risorse naturali del Pianeta, si scoprono cifre straordinarie.


Ad esempio, leggendo al valore apportato all'umanità dalle barriere coralline, si svela una cifra compresa tra i 30 ed i 172 miliardi di dollari; tale prezzo sarebbe stabilito guardando agli effetti apportati dalla distruzione delle barriere stesse per mano umana.


Infatti, annientandole, si infierisce su tutte quelle comunità che vivono vicino a quell'ecosistema.


Ancora più preziosi, secondo lo studio, sono gli insetti. Al di là di qualunque multinazionale agricola, il loro costante impollinare in tutti i campi del mondo equivale ad un contributo economico prossimo ai 214 miliardi di dollari.


Ricevendo contributi così, gratuitamente, meravigliosi, l'essere umano continua ininterrottamente a devastare tutto ciò che capita nel suo percorso.


Facendo parlare lo studio, citando l'attentato in corso alle biodiversità del mondo, si vedono cifre bruciate prossime a raggiungere intervalli compresi tra 2 e 4,5 trilioni di dollari all'anno.


Il banchiere indiano Pavan Sukhdev, posto a capo dello studio, è lapidario sule possibilità interpretative di cifre così strane ed impressionanti al tempo stesso:


"'L'invisibilita' economica della natura e' un problema. Deve cambiare, cosi' da poter fare passi avanti per salvare ecosistemi a rischio che sono fonti essenziali di cibo, acqua e denaro. [...]"





Niente di più vero, appunto. Finchè resteranno nascosti questi prezzi, nulla di importante e rivoluzionario potrà essere preso in considerazione dai governi del mondo.


Multinazionale Natura: potenza economica devastante ma, tristemente, sconosciuta.

giovedì 21 ottobre 2010

RICORDANDO DIZZY GILLESPIE, NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA

Nell'anniversario di un musicista d'altra quota, è bello ricordare il contaminatore ed autore di musica bepop ed afro-cubana.
Assieme alle sue guance capaci di gonfiarsi ed arrossirsi all'inverosimile mentre suonava, il jazzista riuscì a scrivere pagine importanti di jazz moderno.
Nel delirio di un secolo non privo di contraddizioni, provò a candidarsi alla Casa Bianca, proponendo di cambiarle nome in Casa del Blues.
Propose anche di candidare Malcolm X a capo della sezione legalità. Ultimo di dodici figli, seppe riciclarsi come musicista a tempo pieno fin dalla sua più giovane età.
In tarda vita, concependo forse la contaminazione come sola via di sopravvivenza per certi generi di musica al passare del tempo, provò la fusione tra il genere da lui "scoperto" e perfezionato con i filoni più collaudati della musica afro-cubana.
Cittadino onorario di Bassano del Grappa, fondò in quella località la "Scuola popolare di musica" , ancora oggi a lui intitolata.
Fu, a detta degli esperti del genere, uno straordinario collante musicale; fu capace di unire toni e musiche con cuore e sensibilità, imponendo tecnicismo e regole specifiche all'arte musicale:
" [...]Bird è stato lo spirito del movimento bebop, ma Dizzy ne era la testa e le mani, era lui che teneva insieme tutto. [...] "
si legge dalla biografia di Miles Davis.
Ad oggi, di lui rimangono pezzi meravigliosi ed una stella incapace di spegnersi, collocata nella Walk of Fame di Hollywood.

mercoledì 20 ottobre 2010

RISPARMIO DI PETROLIO? ALL'ITALIA CONVIENE, IN OGNI SENSO...

La quantità di energia liberata dalla combustione del petrolio è impressionante: facendone bruciare una tonnellata, potrebbero essere sprigionati oltre 42 miliardi di Joule. Una cifra impressionante, che rende dal un lato tributo alle potenzialità degli idrocarburi, ma dall'altro croce relativamente all'inquinamento che queste fonti energetiche producono e che sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutto il mondo.
Allenandosi a rinunciare all'oro nero, l'essere umano potrebbe pian piano trarre indubbi benefici.
Quantomeno nella sola Italia, i vantaggi potrebbero essere enormi.
E' quanto emerge, in sintesi, dal rapporto presentato nel corso della seconda conferenza nazionale sull'efficienza energetica.
Incontro promosso da Enea e Fire (Federazione italiana per l'uso razionale dell'energia), capace di mettere in mostra cifre di risparmio rilevanti, oltrechè benefici innegabili.
Rapporto promulgato dall'Associazione Amici della Terra, con risultati significativi: ipotizzando un risparmio di petrolio quantificato in 86 milioni di tonnellate di petrolio equivalente, nel periodo 2010-2020 potrebbero arrivare notevoli risparmi economici.
Il risparmio porterebbe a benefici in bollette quantificabili in oltre 25 miliardi di Euro, con un incremento del valore aggiunto pari a 116 miliardi.
Tutto ciò, sorprendentemente, inquadrando un miglioramento in cifre prossime allo 0,7% del PIL della sola Italia.
Il rapporto emesso va nella direzione di integrare e combinare tra loro politiche di risparmio per l'efficienza energetica con il ricorso, incentivato, alle fonti rinnovabili.
Secondo Rosa Filippini, presidente di Amici della Terra, "L'efficienza energetica offre una prospettiva a lungo termine per l'occupazione e garanzie per l'ambiente. [...]"
Garanzie occupazionali quantificabili, stando ad un rapporto di Confindustria, in circa 400mila imprese e 3milioni e mezzo di potenziali addetti. Andrea Malocchi, responsabile del centro studi dell'Associazione, ai benefici economici si accostano anche ineguagliabili benefici ambientali, per i cittadini e per lo Stato.
Le previsioni sulle cifre parlano, infatti, da sole:
"[...] meno 19,7 miliardi di costi ambientali nei prossimi 10 anni (di cui 8,9 per il bilancio pubblico legati tagli alla sanità e alla CO2); per le detrazioni fiscali del 55% la stima totale del periodo 2007-2010 è di 2,5miliardi; in relazione ai certificati bianchi si stima un taglio di 52 milioni di tonnellate di CO2 tra il 2008 e il 2012, con un risparmio compreso tra 780 e 1.300 milioni di euro. [...]"
Che aspettiamo, dunque, a diventare migliori amici dell'astronave Terra?

martedì 19 ottobre 2010

FORZA D'ATTRITO E TERREMOTI? FORSE QUALCHE RELAZIONE ESISTE...



Studiandolo nel tipico esempio del piano inclinato e della generica massa m, l'attrito è un fenomeno che nella fisica elementare non si riesce a capire con immediatezza.
E' una forza dipendente strettamente dalla natura del terreno nel quale ci muoviamo, avente un valore capace in un certo tempo di far fermare oggetti di dimensioni qualunque.
La forza d'attrito è una grandezza traducibile in moltissime applicazioni ingegneristiche. Lavorando sulle prestazioni di veicoli, la progettazione meccanica moderna si perde tra questioni quali aderenza alla strada, attrito volvente od attrito radente.
Fenomeno dalle mille, probabili, interpretazioni, da qualche tempo a questa parte ne ha qualcuna in più.
L'informazione proviene dall'Università Ebraica di Gerusalemme, seguendo una serie di osservazioni svolte sotto la supervisione di Oded Ben David. Il principio, chiave interpretativa della teoria, prevede l'interpretazione del funzionamento dell'attrito  su scala microscopica.
Svolta una definizione dei fenomeni che lo caratterizzano in piccolo, si potrebbe poi estendere il concetto su scala macroscopica; punto di vista che riuscirebbe a porre efficacemente in relazione gli spostamenti delle faglie terrestri al potenziale verificarsi dei terremoti.
Meglio di qualsiasi interpretazione agli elementi finiti, appunto.
Lo studio mostra, diversamente da quanto pensato fino ad oggi, che le forze agenti su due superfici sottoposte a sfregamento non sono affatto uniformi. Hanno, invece, un andamento irregolare ed indirettamente veicolato alla possibilità di emettere vibrazioni pericolose per la superficie terrestre. Stefano Zapperi, del Cnr-Ieni di Milano, commenta il probabile risvolto di novità dello studio pubblicato dalla rivista Science:

"[...] L'attrito, ovvero la resistenza opposta da un corpo che viene fatto scivolare su un piano, è la forza che ci permette di camminare ma è anche quella che può determinare l'usura di parti meccaniche in contatto. [...] Su scala microscopica, questo fenomeno è ancora poco conosciuto. [...]"

Su scala meccanica esistono molte teorie, capaci però di analizzare la forza d'attrito solamente attraverso formule matematiche di derivazione, eventualmente connesse a teorie sulla lubrificazione.
Il test svolto dai ricercatori converge, semplicemente, sull'aver fatto scivolare due blocchi di plastica l'uno sull'altro. Nello svolgimento di tale, quasi genialmente elementare, test, è emersa una variazione delle forze lungo il margine di contatto.
La traduzione reale di tale elaborazione fisica è estremamente semplice, stando alle parole di Zapperi:

“[...]I ricercatori hanno così osservato che quando un blocco si mette in moto, i contatti non si rompono tutti insieme, ma un po’ alla volta, formando un fronte di distacco, [...] ma il risultato più sorprendente è stato scoprire che le forze sulla superficie di contatto variano lungo la superficie stessa: finora si tendeva a pensare che queste forze fossero più o meno uniformi.[...]"

Tale congettura potrebbe essere utilissima per scoprire le dinamiche dei terremoti, anche in una possibile chiave di previsione degli stessi.
Come anticipa il ricercatore, infatti, si può infatti ipotizzare che la conoscenza delle forze lungo una faglia possa aiutare a prevedere dove si scatenerà un terremoto.
Il libro del mondo scritto in chiave matematica e tanto celebrato da Galilei va trovando, pian piano, utili chiavi interpretative.

RIF.: http://www.galileonet.it/articles/4caec29572b7ab554e00001b

domenica 17 ottobre 2010

EOLICO A VELE SPIEGATE


Stando alle ultime previsioni, l'energia del vento potrebbe soddisfare al 2020 il 12% della domanda di energia elettrica mondiale; crescita costante dunque, capace di raggiungere una percentuale prossima al 22% per il 2030.
Si tratterebbe, a conti fatti, di avere circa un quinto della domanda energetica mondiale coperta dall'energia eolica.
E' questo il sunto di un rapporto pubblicato qualche giorno fa da Greenpeace International e dal Global Wind Energy Council.
Nel dossier, dal titolo "Global Wind Energy Outlook 2010", viene confermato che l'energia eolica avrà un ruolo chiave nelle future dinamiche energetiche mondiali.
Non solo all'insegna di una disponibilità energetica pressochè infinita e sicura, ma anche per motivi che verranno fatti fruttare con dovizia di pianificazione ed utili investimenti. Contribuendo a soddisfare infatti il bisogno vitale di riduzione delle emissioni, si potrebbe arrivare a risparmiare al 2020 circa 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 l'anno; tutto ciò, comunque, in condizioni forse troppo ideali.
Entro il 2030 potrebbero diventare addirittura 34 miliardi di tonnellate di CO2 risparmiate.
"L'energia eolica contribuirà in maniera determinante alla produzione di energia pulita, [...] ma c'é bisogno di un impegno concreto da parte dei Governi."
E' questa l'opinione di Steve Sawyer, segretario generale del GWEC.
Tale pensiero pone in prima linea, indirettamente, i vincoli forzati di logiche e compromessi politici da abbattere o spianare.
Benefici ambientali indubbi, ovviamente, ma non esclusivi.
Stando al report, infatti, dall'esponenziale crescita nell'uso dell'energia eolica potrebbero derivare cospicui contributi al mercato del lavoro.
Citando l'opinione di Greenpeace, si evincono infatti cifre importantissime:

"[...]L'energia eolica è oramai divenuta un fattore determinante per la crescita economica grazie alla creazione di 600.000 nuovi posti di lavoro. Entro il 2030 si calcola che saranno 3 milioni le persone direttamente o indirettamente coinvolte professionalmente nell'eolico. Nel corso del 2010, i 600 mila lavoratori dell'industria eolica hanno costruito una nuova turbina eolica ogni trenta minuti, un terzo delle quali in Cina.
Entro il 2030, il mercato sarà tre volte più grande di quello odierno arrivando a 202 miliardi di euro di investimento. Una nuova turbina ogni sette minuti è il nostro obiettivo. [...]"

E' questa l'opinione di Domenico Belli, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.
Tale rapporto è stato lanciato, forse non a caso, all'indomani dell'evento "China Wind Power 2010".
Non a caso, forse, la Cina rappresenta infatti al contempo un paese emergente nell'economia e nelle logiche di mercato mondiale, oltrechè primo mercato eolico mondiale.
Da qualsiasi punto la si guardi, se le cifre e le prospettive future sono quelle accennate, il nucleare mai innovativo e sicuro arrossisce.
Non certo per timidezza.

venerdì 15 ottobre 2010

"CAVALIER MIRACOLO", AUTORE ALEXANDER STILLE: RETROSPETTIVA DI UN'INVOLUZIONE ITALIANA


Terminata la lettura del libro di Alexander Stille, "Citizen Berlusconi", troppo (o troppo poco?,nds) si capisce a proposito di questa anomalia italiana, ormai troppo duratura e nefasta.

Attraverso un'attenta analisi divisa tra vita, imprese e politica lo scrittore traccia un quadro storico e motivazionale riguardo questa discesa in campo.
 I frammenti di recensione esposti sul retro della copertina dimostrano fin da subito quale debba essere lo spirito di complessva interpretazione del libro, svincolata da qualsiasi sorta di patto narrativo possibile.

"Non è un libro contro Berlusconi. L'autore non lo odia nè lo sopravvaluta, nè lo disprezza, tanto meno si lascia ipnotizzare. Alexander Stille comprende che nessun altro personaggio incarna come il Cavaliere le grandi rivoluzioni della post-modernità, la potenza della comunicazine, l'impeto dei consumi."  è l'opinione di Filippo Ceccarelli, de "La Repubblica".

Suppletiva a corredo è l'opinione di Michele Salvati, de "Il Corriere della Sera":
"Berlusconi appare come lo descrive Stille: un fenomeno di populismo mediatico-plutocratico con ripercussioni serie sui caratteri della buona democrazia."

Così. dalla lettura anche sommaria del libro, si evince una storia per molto poco politica e per troppo altro affetta da un perenne sospetto di fuga dalla giustizia.
L'autore non nega l'eventuale buona fede di Berlusconi, ma riconosce consapevolmente che tutto ciò che il Cavaliere svolge è stato, è e sempre sarà affetto da inevitabili sospetti.

Qualsiasi legge dai suoi Governi approvata ha dimostrato, da sempre, una qualche possibile interpretazione a lui sempre riferibile.

Emerge, non troppo sospettosamente, una vita politica intrapresa per fuggire da processi e tribunali scottanti.

La minacciosa figura di Berlusconi viene vista in maniera molteplice; ci si chiede se il Cavaliere sia causa od effetto del malessere italiano.

Attraverso le pagine scorrono figure pesanti, cosiddetti "inciuci" , processi di difficile lettura e ricerche di innocenza seguendo l'ultimo cavillo possibile.

Agli occhi dell'autore Berlusconi appare come una nuova realtà, esportabile dovunque.

E' figlio della cultura della comunicazione esasperata, figlio dell'informazione televisiva manipolata e del potere ambiguo che può raccontare bugie senza dover rendere conto ad alcuno.

L'anomalia Berlusconi è partorita da un qualcosa che potrebbe farne nascere altri in altri luoghi?
Ne è convinto, in primo luogo, lo stesso Furio Colombo:

"Stille ci ha avvertito: quel che sta avvenendo in Italia si può ripetere altrove."

Dinnanzi a possibilità così concrete, la figura del Premier appare sempre più suscettibile di doppie, se non triple, interpretazioni.

Vengono svolte dettagliate analisi giornalistiche, specialmente alla luce di vari fenomeni che in Italia, dopo il suo avvento, hanno trovato espansione a macchia d'olio: corruzione dilagante, leggi capestro per favorire lui e suoi compagni di merende, opposizione percepita come inesistente e complice e tanto altro.

Addomesticando stampa e mass-media, il Premier è forse reputato diverso da quel che realmente è?
A questa domanda, scontata, l'autore lascia risposte inequivocabili ma frammentarie; se composte, il mosaico Berlusconi appare come un qualcosa di tremendamente complesso e dannoso per l'Italia tutta.

Considerando i rischi di "esportazione" palesati in precedenza, è istintivo affermare che il fenomeno Berlusconi possa essere pericoloso per il mondo intero.

Il male principale, fra i tanti possibili, è quel populismo mediatico-plutocratico cui accenna Salvati in recensione sopra mostrata.

Con Berlusconi, infatti, c'è stata una svalutazione completa di valori quali etica o rispetto delle istituzioni; d'altro canto, invece, grazie a lui c'è stata una mostruosa inflazione di cose che prima erano ritenute lesive della morale pubblica.

Populismo mediatico figlio di corruzione di principi, di destra contaminata e di sinistra colpita (a morte?,nds) nel cercare una chiave simile a quella berlusconiana per capire le nuove dinamiche del Paese.

Fra le troppe spiegazioni possibili, a molti pare che Berlusconi sia frutto di un seme che era già stato piantato, in tempi molto lontani.

Affondando le radici in una terra di per sè propensa a dittature morbide, la figura del Cavaliere si inserisce a pennello in un mare di realtà distorte e manipolate.

E' interessante, a completamento, leggere qualche frammento dalla conclusione del testo.

Lo riporto nel seguito:
"[...]
Italia ingovernabile.
I problemi dell'Italia naturalmente non si riducono a Berlusconi. Molti esponenti del centrosinistra e del centrodestra mettono in guardia contro i pericoli di una demonizzazione del Premier. Ma il terzo mandato di Berlusconi, una ininterrotta sequenza di scandali e controversie, ha già chiarito- come se i primi due mandati non avessero offerto prove sufficienti- che l'Italia, sotto Berlusconi, è ingovernabile.
In primo luogo a causa degli enormi conflitti di interesse che Berlusconi incarna: [...] Sulla strada di qualsiasi governo, sono macigni che non si possono aggirare.
Ogni legge che Berlusconi propone e prova a bloccare- [...]- emana immediatamente un odore sospetto, perchè si è costretti a chiedersi subito chi ne benefici  e quale potrebbe essere l'impatto su Berlusconi. QUesto sarebbe vero anche se Berlusconi fosse l'altruista illuminato che sembra convinto di essere.
E' un problema strutturale, non personale.
La democrazia moderna è semplicemente antitetica rispetto al governo monarchico del leader assoluto."


Da qualsiasi punto la si guardi, la soluzione è semplicemente una.
Più matematico di così...

mercoledì 13 ottobre 2010

QUANDO ALL'ESSERE UMANO NON E' PIU' SUFFICIENTE UNA SOLA TERRA...

Il rapporto biennale Living Planet Report parla, purtroppo, troppo chiaro.

Continuando a consumare ad andamento esponenziale risorse, nel 2030 potremmo avere bisogno di due pianeti Terra per soddisfarci.

I contenuti del dossier divulgato dal Wwf sono impietosi: di fronte ad una diminuzione del 30% dello stato di salute delle specie globali, con picchi fino al 60%, c'è stata anche una domanda di risorse naturali che già al 2010 richiede una Terra e mezzo per essere soddisfatta appieno.

E', purtroppo, questo il tristissimo quadro delineato dal report.
Tali disuguaglianze avranno loro ricaduta su quei Paesi che già oggi sono afflitti da mali immani, poveri e vulnerabili.

Sulla base di una gerarchia di salvaguardia ambientale, il Wwf ha delineato una classifica di Paesi con "l'impronta ecologica più pesante."

In testa ci sono Emirati Arabi Uniti, Qatar, Danimarca, Belgio e Stati Uniti.

L'Italia si mostra comunque degna del suo nome: viaggia, infatti, al 29° posto dietro Germania, Svizzera e Francia.
Il Living Planet Report è stato redatto dal Wwf in stretta collaborazione con la Zoological Society di Londra ed il Global Footprint Network , capace di mettere in stretta relazione tra loro impronta ecologica ed impronta idrica; tali parametri sono infatti presi a misura dell'indice di vita del pianeta Terra.

In aggiunta a questi è stato considerato anche l'indice del Pianeta Vivente, capace di misurare lo stato di salute dell'astronave Terra monitorando attentamente quasi 8000 popolazioni e circa 2500 specie di vertebrati.

A ciascun italiano servono, in media, circa 5 ettari per soddisfare appieno i suoi fabbisogni di vita.
Se fosse solo per gli Stati che dominano la classifica, potrebbero servirci addirittura sei pianeti Terra per soddisfarci appieno.
Gli squilibri ed i paradossi, dinnanzi a cifre come queste, sono più che evidenti.
Secondo il report, siamo ben lontani dall'assicurare un futuro sereno a questo pianeta e, quindi, anche alle nuove generazioni; infatti, dalla disamina del dossier, ben presto si scopre la triste verità:

"[...] Per salvaguardare le generazioni future e vivere entro i limiti della capacità del Pianeta basterebbe che ogni abitante si 'accontentasse' di 1,8 ettari globali.[...]"

In tale contesto spaziale saranno incluse, ovviamente, superfici delle infrastrutture e spazi vari per rifiuti.

Qualora non fosse ancora abbastanza evidente, l'astronave Terra è in equilibrio sempre più precario: larghissima parte della colpa è nostra.

martedì 12 ottobre 2010

ANIMALI E VIVISEZIONE: L'ENNESIMO RAPPORTO TERRORIZZANTE


Animali usati come cavie, utilizzati per compiere esperimenti di ogni tipo.

Nonostante la palese indignazione per l'ultima direttiva approvata in Parlamento Europeo, arriva un altro rapporto della Commissione Europea a confermare ogni possibile tristezza.

Secondo statistiche ufficiali, ne sono impiegati circa 12 MILIONI come fonte di sperimentazione.

Di fronte a notizie come queste, qualsiasi definizione di uomo come essere dotato di ragione ha inevitabilmente la peggio.

Sarebbe come avere un'enorme metropoli chiusa in gabbie per essere sottoposta ad ogni genere possibile di tortura.

In dettaglio di specie, si conta un elenco di martiri impressionanti: 21mila cani, 330mila conigli ed oltre 9mila scimmie.

Molte di loro sono state catturate in giovanissima età allo stato selvatico, distruggendo la fauna alle isole Mauritius (56% circa).

Sono stati distrutti interi nuclei familiari alla modica cifra di 2600 sterline; orrore allo stato puro, appunto.

In più, sulla base della Direttiva Europea 86/609, sono stati censiti esclusivamente gli animali vertebrati adulti; sulla base di ciò, purtroppo, invertebrati ed altre creature sono considerate inutili ai fini della statistica.

Nell'ordine, tra i Paesi Europei i peggiori sono Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e l'immancabile Italia.

Secondo Mikela Kuan, responsabile del settore vivisezione presso la LAV, il report è terribile testimonianza:


"[...] L’Unione Europea continua a ritardare l’incentivazione al ricorso a metodi che non facciano uso di animali. Sarà fondamentale che nell’iter di recepimento nazionale della Direttiva, Governo e Parlamento inseriscano disposizioni per favorire lo sviluppo concreto di tali metodi e limitino, nei fatti, il ricorso agli animali, nell’ottica di un futuro basato su una ricerca etica e scientificamente rigorosa libera dal vincolo obsoleto del modello animale. [...]"


In fin dai conti, appunto, solo tristissime statistiche.

domenica 10 ottobre 2010

STATI UNITI ED ENERGIA: LE ENERGIE RINNOVABILI METTONO LA FRECCIA SUL NUCLEARE

Stando agli ultimi numeri, la produzione di energia rinnovabile americana ha ormai raggiunto il nucleare, ormai pressochè fossilizzato.
Dai dati dell' Energy Information Administration, ente americano dipendente dal Dipartimento dell'Energia (Doe), emerge che nei primi sei mesi del 2010 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata praticamente pari a quella prodotta ricorrendo alle risorse nucleari.
Il Monthly Energy Rewiew è un report semestrale capace di fotografare a cadenze regolari gli andamenti riguardanti le produzioni di energia complessiva, suddivise per raggruppamenti tipologici.
Al quanto emerge dai dati, infatti, manca davvero poco al sorpasso, sia in termini qualitativi che quantitativi.
Parlando in Btu (British Termal Unit, nds) ci si riferisce in equivalenza a circa 252 calorie od ancora 1055,06 Joule.
Guardando ai dati espressi si scopre che le energie rinnovabili hanno prodotto in questi primi mesi del 2010 oltre 4106 miliardi di Btu, laddove il nucleare è rimasto fermo a circa 4129 miliardi.
Si tratta di una crescita significativa, distribuita non equamente tra contributi produttivi e focalizzati specialmente in settori quali biomassa (2065 miliardi di Btu) ed idroelettrico (1337miliardi circa).
Seguono a ruota eolico (448 miliardi), geotermico (186 miliardi) e fotovoltaico (54 miliardi). Biomassa in consumo galoppante, soprattutto grazie all'apporto di risorse quali legna o biocombustibili.
Nucleare praticamente fermo, seguito a ruota dagli apporti derivanti dai combustibili fossili.
Risorse fossili che dettano ancora legge, per quanto riguarda la maggior parte dei consumi.
Nonostante tutto, fa ben sperare l'andamento in netta crescita del rinnovabile a discapito di un nucleare nè innovativo nè sicuro.
Per maggiori informazioni, il report completo è consultabile all'indirizzo seguente:
Bussare Italia, ovviamente per presa di consapevolezza maggiore.

sabato 9 ottobre 2010

FUMO E FUMATORI: QUANTO COSTA DAVVERO UN PACCHETTO DI SIGARETTE?

Limitatamente alla sola Italia, la questione fumo assume contorni tutt'oggi di notevoli urgenza ed emergenza.
Contrariamente alla gravità, se ne parla pochissimo.
Le aziende produttrici provvedono a lavarsi la coscienza con scritte lapidarie su ogni pacchetto, da "Il fumo uccide" a "Il fumo nuoce gravemente alla salute".
Così facendo si giustificano, ovviamente, gli introiti portati ai bilanci degli Stati interessati a legalizzare quella che in realtà è una droga, a tutti gli effetti.
Attingendo a notizie provenienti dal web, si possono capire a piena consapevolezza i perchè di questa non segnalata droga: ogni anno, infatti, il solo erario statale italiano guadagna cifre pari ad un totale di 9,5 milioni di Euro.
Negli ultimi 10 anni, a regime, le entrate sono aumentate circa del 113%.
Si può leggere anche che, complessivamente, il fumo contribuisce a produrre introiti per un 3% sulle entrate fiscali complessive sul bilancio di uno Stato come quello italiano.
Ipotizzando un costo di 100 per ogni pacchetto di sigarette, si avranno percentuali di costo così retribuite:
  • 58,5% versato nelle casse dell'erario a titolo di accisa;
  • 17% versato sempre alle casse dello Stato sottoforma di IVA;
  • 10% versato come guadagno del rivenditore;
  • 14,5% versato come guadagno del produttore primario.

Fumare e far fumare, dunque, conviene alle casse dello Stato.

D'altro canto, purtroppo, farsi asfaltare i polmoni da sottili e graduali stati di catrame è un rischio che molti continuano, tutt'oggi, a sottovalutare senza troppa coscienza.

Per non scrivere poi dei rischi indotti dal fumo passivo, soprattutto nei confronti di coloro che rimangono a stretto contatto con i fumatori "attivi" , nella vita di tutti i giorni.

A conti fatti, a quanti ammontano i fumatori in terra italica?

Stando ad un rapporto diffuso dalla Lega Tumori ed aggiornato al 2008, semplicemente troppi.

Leggendo il dossier, infatti, se ne contano circa 11,2 milioni divisi più o meno equamente fra uomini (6,5milioni) e donne(4,7milioni).

In totale, da questo report DOXA-ISS, si ha circa un 22% dell'Italia coinvolta in problemi di fumo attivo.

Il resto del dossier è reperibile alla pagine seguente:

http://www.legatumori.it/images/uploads/doxa-il_fumo_al_volante.pdf

L'età media di inizio era, al 2008, di circa 17 anni.

In una buona percentuale dei casi, però, si riscontra un inizio addirittura tra i 15 e 17 anni.

Di un'emergenza come questa, però, non se ne parla.

Qualcuno si è interessato di determinare, con tecnica e rigore, il reale costo di un generico pacchetto di sigarette.

Tenendo conto della dose di morte in ciascuno di essi contenuto, si scoprono cifre inquietanti: è risaputo, da chissà quali calcoli scientifico-matematici, che ciascuna sigaretta tolga, secondo qualche media, 10 minuti di vita al generico fumatore.

La stima e' stata fatta da ricercatori spagnoli dell'Universita' Politecnico Cartagena (UPCT) diretti da Angel Lopez Nicolas ed e' stato reso noto sulla "Revista Espanola de Salud Publica".

Includendo, purtroppo, costi vincolati a morte prematura legata al fumo si ha un aumento, esponenziale, delle cifre abitualmente spese.

Ciascun pacchetto ha un costo che si aggira, normalmente, attorno a tre/quattro Euro.

Aggiungendo i costi vari ed eventuali sopra citati, si arriva ad una spesa per pacchetto di 107 Euro per gli uomini e 75 Euro per le donne.

Sono anche questi numeri, silenziosi, legati alla banca di morte facente rima con la parola tabacco.

[Fonte: http://www.dillinger.it/perche-allo-stato-piacciono-le-sigarette-37750.html

http://www.legatumori.it/images/uploads/doxa-il_fumo_al_volante.pdf ]

giovedì 7 ottobre 2010

STOP ALLA MORTALITA' INFANTILE: SAVE THE CHILDREN MOBILITA IL MONDO

Bastano poche, ma fin troppo agghiaccianti, statistiche.
Nel nostro pieno squilibrio di risorse, politiche e potenzialità l'80% delle ricchezze sono in mano ad un misero 20% dell'umanità intera.
Alla faccia di qualsiasi pandemia, nessuno cerca rimedio per 8 milioni di bambini che ogni anno muoiono rigorosamente sotto i 5 anni.
Si producono vaccini per pericolosissime influenze mentre si ignorano completamente quelle malattie banali e quei problemi di malnutrizione che, non considerati per tempo, producono orrende statistiche.
In mezzo a questi bilanci, per fortuna, esistono realtà capaci di promuovere consapevolezze e sensibilità utili.
In mezzo a questi morti diventati miseramente numeri, "Save The Children" costruisce un'operazione di importante mobilitazione e presa di coscienza.
Dare voce ad iniziative come queste è il minimo possibile.
Il report UNICEF, datato 22 settembre 2010, conferma sconvolgenti numeri.
Ogni giorno muoiono 220mila bambini, di cui un 70% nel primo anno di vita.
Esistono stati africani, arretratissimi ed eufemisticamente sottosviluppati, in cui un bambino su cinque non arriva alla fatidica soglia di 5 anni di vita.
La Nigeria ha la maglia nera per quanto riguarda la mortalità infantile: nel solo 2009, infatti, oltre 794mila bambini sotto i cinque anni sono deceduti.
Cause banali per effetti letali: potrebbe essere questo il "motto pubblicitario" per questa terribile campagna di morte.
Le ragioni di queste morti sono, infatti, per noi completamente prive di problemi.
Stando alle statistiche espresse dal report UNICEF, infatti, un terzo di queste sono collegabili esclusivamente alla denutrizione.
Altri dati sulla fame nel mondo sono targati FAO, aggiornati al 2008; secondo tale report il 41% delle morti sono neonatali, ossia raggiunte nei primi 30 giorni di vita.
Tra queste, un 21% avviene per patologie legate alle complicanze da parto, un 12% per malattie infettive , un altro 3% per patologie congenite e il restante 5% per generiche altre cause.
Il 14% appartengono alla categoria delle polmoniti e un'altro 14% alla categoria delle "malattia diarroiche" (ovvero tutta una serie di malattie da agenti patogeni - batteri, virus etc- del tratto gastro-intestinale che determinano diarrea e disidratazione).
L'8% è dovuto alla Malaria, il 3% ad incidenti (ferite, morsi di animali etc), il 2% all'AIDS e l'1% al morbillo.
Infine un 16% dovuto ad altre cause (comprese le guerre). Di numeri come questi se ne parla e scrive, purtroppo, solo in occasioni mondialmente convenienti.
In tale contesto si inserisce la campagna "Every One", promossa come scritto sopra da Save The Children.
L'obiettivo minimo è quello di salvare, entro il 2015, circa 2,5 milioni di vite.
L'indifferenza è il più grave peccato mortale, cantava Jovanotti in una sua canzone qualche anno fa. Di fronte all'emergenza, è possibile contribuire donando 2 euro con un sms al 45503; in alternativa si potranno donare 5 euro alle casse di Ovs Industry.
Tutto ciò sarà possibile fino al 7 novembre prossimo venturo.
In favore di questa campagna, Save The Children promuoverà programmi di salute e nutrizione in oltre 36 paesi in difficoltà.
Creare, con pochissimo, qualcosa di grande. Sognare è forse ancora possibile.

martedì 5 ottobre 2010

ROBERT EDWARDS E NOBEL: QUANDO LA CHIESA PERDE AL GIOCO DELL'ERETICO

Non si capisce come mai un Nobel possa essere dichiarato inaccettabile; la vittoria del biologo Robert Edwards è meritatissima, salvo forse essere arrivata troppo in ritardo.
Dai tempi della prima fecondazione "in vitro" sono passati ormai 32 anni. Nonostante ciò, meglio tardi che mai.
In corrispondenza di episodi come questi, purtroppo, la Chiesa deve sempre dire qualcosa capace di dimostrare siderali distanze con le reali esigenze umane a terzo millennio ormai inoltrato.
Robert Edwards è stato capace di regalare bambini a milioni di coppie che, purtroppo, erano condannate a non godere di quel miracolo che inseguiamo nell'esistenza.
Ad oggi, questa geniale scoperta viene utilizzata in tutto il mondo per combattere l'infertilità, male che colpisce indicativamente tra il 15% ed il 20% delle coppie.
Dinnanzi ad un tasso di incidenza in netto aumento, inutile scrivere di quanto una tecnica come questa sappia essere ancora più utile e straordinaria.
In tutto il mondo la Fivet (Fertilizzazione in vitro con Embryo Transfer, nds) ha regalato al mondo 4milioni di nuove vite; solo nel 2008 ben 10212 bambini sono nati grazie alle tecniche di fecondazione e procreazione assistita.
Risultati straordinari, applauditi da tutto il mondo e coronati, giustamente, dalla vittoria di un premio tanto presigioso.
La Chiesa, nonostante i tempi, continua a negarsi a questi traguardi:
"[...] la fecondazione in vitro suscita gravi interrogativi morali quanto al rispetto della vita umana nascente e alla dignità della procreazione umana. [...]"
E' questa l'opinione in merito di Monsignor Colombo, rispettivamente docente della Cattolica di Milano, membro della Pontificia Accademia della Vita e del comitato nazionale di bioetica; nonostante un curriculum così corposo stupiscono dichiarazioni come queste.
Sottolineando il concetto di rispetto della vita umana, si nota una discrepanza tra vita nascente e vita morente.
Se su questioni come queste si rifiutano le modernità imposte dalla scienza, in troppi altri casi persone non vengono fatte morire, contrariamente a quelle che chiamiamo leggi di natura.
Per casi d'esempio, basti vedere alla tragedia subita da Eluana Englaro e da quei tanti che, come lei, si ritrovano in vita grazie all'ausilio di macchine.
In linea d'aria, la questione sembrerebbe attinente al riconoscere e circoscrivere meglio il rapporto che oggi deve intercorrere tra scienza e fede.
L'intuizione di Edwards ha regalato al mondo traguardi impensabili; la sola motivazione che lo spinse a muoversi così febbrilmente verso questa prepotente scoperta fu, a detta sua, un amore incondizionato verso l'umanità intera:
"La cosa più importante nella vita è avere un figlio: nulla è più speciale di un bambino." Ripete queste parole, in un'intervista, dietro occhiali spessi e cravatta storta. In Italia, dinnanzi a questioni come queste, il dibattito si riaccende.
Si riaccendono le discussioni attorno alla Legge 40, si rivitalizzano le voci di censori e di presunti "arbitri della morale".
In realtà la soluzione è molto più complessa da cercare; la questione più scottante passa attraverso il quanto la scienza possa influenzare il dibattito contemporaneo e le vite dell'umanità.
Il codice scientifico dietro alle vicende umane è stato, da sempre, occasione di infinite riflessioni.
Degna di riflessione è anche, da sempre, la questione per la quale fede e scienza non possano mai intrecciarsi.
Sono forse condannate ad essere due rette parallele ma funzionali alla stessa umanità?
Molti scienziati si sono pronunciati in merito, senza mai fornire adeguate risposte.
La religione, umanamente intesa, niente più è che un'idea.
Il concetto di divino, per condanna della materiale e limitata mente umana, non può che essere un parto di idee.
Idee che fanno paura, suggestione, soggezione.
Idee che confortano, idee alle quali portare sempre massimo rispetto.
Però, sempre e comunque, idee.
I fatti di cui la scienza è stata capace sono, invece, sotto gli occhi di tutti.
Una citazione efficace proviene dal supremo Albert Einstein, riguardante la necessità di fare scienza e di come indirizzarsi riguardo ai passi in avanti compiuti:
"Il miglioramento delle condizioni in tutto il mondo non dipende in maniera essenziale dalla conoscenza scientifica, ma dalla realizzazione delle tradizioni e degli ideali umani." La sola condizione al contorno con la quale operare per il genere umano deve essere questa, in ogni senso possibile.
Chi "amministra" questioni di fede ha il supremo dovere di modificare le proprie idee, in funzione del bacino contemporaneo.
C'è un enigma perenne che ci pone a contatto diretto con il caos del mondo.
Arrivano uomini come Robert Edwards, ogni tanto, a salvarci dalla nebbia.
Gettano ancore importanti, capaci di regalarci solide certezze.
E' loro il merito se pregevoli scoperte riescono a trasformarsi in lingua e caratteri con cui meglio descrivere quell'immenso libro della natura che Galileo tanto amava e temeva, al tempo stesso.
La Chiesa, fedele testimone di un'idea divina assolutamente condivisibile e pensabile, ha il dovere di adeguarsi gradualmente alle novità umane della contemporaneità.
Idea divina in tutto e per tutto simile a quella in cui credeva intimamente Einstein:
" La mia religione consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore ed infinito, il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre menti fragili e deboli.
Ecco la mia idea di Dio, la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità suprema che si rivela nell'universo incomprensibile." Niente di più incomprensibile e miracoloso si nasconde, infatti, dietro ad una vita che nasce.
Per motivi come questo sono fermamente convinto che in Robert Edwards ci sia qualcosa di profondamente divino.
Scritto da mente scientificamente formata, si intenda.

lunedì 4 ottobre 2010

BIODIVERSITA' MARINA: UN ALTRO ESEMPIO PER GUARDARE A CIO' CHE VA OLTRE L'UOMO

E' stato un durissimo lavoro, ma alla fine ci sono riusciti.
I ricercatori del Coml (Census of marine life, nds) sono riusciti nell'impresa di mappare completamente il patrimonio marittimo mondiale; ci sono voluti 10 anni di lavoro, all'ombra da qualsiasi ribalta mediatica.
Erano in 360, provenienti da 80 nazioni differenti.
Hanno studiato 25 differenti aree nel mondo, rilevando un totale di 230mila specie diverse.
Le hanno suddivise capillarmente, individuando quelle con più vita e quelle con i maggiori rischi per l'ecosistema.
Giappone ed Australia sono le due regioni con più vita, grazie a circa 33mila specie; seguono a ruota la Cina (22mila) ed il Mediterraneo intero con oltre 17mila.
Quarto posto assoluto per il nostro stupendo mare, dunque.
Al quinto posto si colloca, purtroppo, il Golfo del Messico.
Forte di oltre 15mila differenti specie monitorate, è reso paurosamente più debole dalla tremenda marea nera che ne ha sconvolto, forse per sempre, equilibri animali ed ambientali.
Nonostante dieci anni di sudore, rimane ancora un buonissimo 70% di mare da monitorare ed analizzare.
Sono emerse anche moltissime curiosità, da questo report tutto particolare: un pesce-vipera cosmopolita, in quanto presente in oltre il 25% delle aree monitorate.
Lo scettro della specie più numerosa va ai crostacei, presenti per un buon 19%.
Seguono a ruota molluschi (17%), pesci (12%) ed infine alghe e protozoi (10% circa).
La nota dolente ci riguarda, però, da molto vicino.
Tra tutte le aree studiate il Mar Mediterraneo risulta quella maggiormente a rischio.
E' più che concreta la possibilità per le nostre acque di avere un pericolossimo abbattimento delle sue biodiversità, a causa di colpe che ono equamente divise tra eccessiva presenza dell'uomo e cambiamenti climatici innescati, ormai senza più controllo alcuno.
Da dati storici sono emerse, infine, specie calate in numero per un buon 90% del loro totale.
Così continuando, è evidente che l'equilibrio delle nostre acque potrà essere, ancora più di ora, compromesso.
Inutile scrivere di quanto questo nostro stupendo patrimonio che abbiamo imparato a chiamare Terra sia importante ed imprescindibile, per il nostro stesso futuro.

domenica 3 ottobre 2010

"ANTICA CITTA' ITALIANA HA IL SUO VENTO DI RITORNO"

Mentre tutt'Italia si scanna mediaticamente fra appartamentini affidati a misteriose società off-shore, all'estero accade che un giornale di importanza mondiale titola in onore di un paesino italiano di circa 2700 abitanti.
Anzichè vedere tubi catodici e pagine intasate da politicanti e psiconani, farebbe molto più onore alle cronache sapere di certe notizie.
Il "New York Times" di mercoledì scorso ha portato ai vertici delle notizie la straordinaria storia di Tocco da Casauria, piccolissima frazione in provincia di Pescara.
Il merito della ribalta è affidato al progetto, stupendo, che ha saputo regalare al paesino una totale indipendenza dal punto di vista energetico.
Dal 2007 al 2010, infatti, sono state costruite in mezzo alle montagne quattro immense pale eoliche; sorgenti preziosissime, capaci di donare al paese molta più energia di quanta effettivamente ne serva.
Potendo oggi usufruire di 170mila Euro annui dovuti ad incentivi statali, il piccolo paese è riuscito a fare l'adeguamento sismico nella scuola ed a pagare tutti i netturbini necessari a liberare completamente la città dai rifiuti.
Soldi applicati anche alla politica turistica: con i proventi derivanti dalle pale eoliche è stato acquistato e completamente ristrutturato anche l'intero Palazzo Ducale.
A conti fatti, un piccolo paese di quasi 3mila abitanti riesce ad essere completamente indipendente dal punto di vista energetico, allontanando in contemporanea pericolose emissioni di CO2 e rischi economici di collasso sempre più realistici per moltissimi enti locali in questo sfortunato stivale.
Tocco da Casauria alla ribalta delle cronache mondiali per un valido motivo, in un'invalida Italia.
Aria fresca.

sabato 2 ottobre 2010

DELIRI DI UN OMUNCOLO CHE UCCISE LA DIGNITA' DELLE ISTITUZIONI

Ha amato definirsi in mille modi: operaio, statista, imprenditore, ferroviere e qual'altro epiteto suscettibile ad attrarre voti in cabina elettorale.
Da oggi, può a buon diritto chiamarsi anche presidente bestemmiatore.
Che fosse, invece, anche un presidente complottista già si sapeva.
Non fa più scandalo vedere comportamenti così, fatti da questo losco individuo.
Avendo demolito qualsiasi parvenza di rigore etico e comportamentale, avere un Silvio Berlusconi così non sorprende più.
Non fa più effetto vedere l'inconsistenza della sua doppia (o tripla) faccia, non fa più effetto vedere l'ineluttabile malleabilità della sua finta moralità.
Non scandalizza più, oltre il retorico necessario, sentire certe affermazioni provenire dalla sua figura.
Divenuto nel tempo caricatura ed esaltazione dell'italiano medio, ha rivoluzionato qualsiasi buon costume e qualsiasi parvenza utile per circoscrivere il concetto di ciò che è "istituzionale".
Fedele al suo trasformismo caratteriale, vende fumo e barzellette facendo mutare l'ossessione Rosy Bindi prima in "Orchidea" e poi in quello che tutti possono sentire dal video circolante in rete.
Silvio Berlusconi è anche questo, oltrechè un immenso spacciatore di fumo per lo stivale miracoloso.
Non a caso, forse, la sua ex-moglie Veronica Lario andava dicendo qualche mese fa che quest'uomo aveva profondo bisogno di cure.
Deve essere aiutato, questo è indubbio; qualcuno va richiedendo per lui il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio, nds).
E' un uomo capace di identificare Putin come "dono di Dio", è un uomo che ha come amico intimo il dittatore libico Gheddafi.
Non stupisce più, neppure, questa continua ossessione per delegittimare e demolire la magistratura.
Fedelmente alla sua tessera piduista, il Premier va denunciando così fortemente un apparente complotto per ridurre lo stato di attenzione nei suoi confronti.
Mette in collusione i tre poteri che, quantomeno a livello teorico, hanno la sola clausola di rimanere separati.
La paventata introduzione di una Commissione Parlamentare per "giudicare i giudici" (non è purtroppo un gioco di parole, nds) è l'ennesimo passo in avanti per ridurre il potere d'azione del potere giudiziario nei confronti di un corruttore.
Altrettanto non a caso va, purtroppo, demolendo il giudice De Pasquale, pm che fu capace di inchiodare Mills.
Diminuendo il potere di reazione delle sfere capaci di controllo sulla sua figura, può aumentare la sua capacità di azione per rimanere il più a lungo possibile fuori dalla galera.
Tutto ciò alla luce del sole e, per fortuna, spiato da doverose telecamere.
Tutto ciò accade, fedelmente ai dettami impartiti dal venerabile Licio Gelli al cosiddetto "Piano di Rinascita Democratica" messo in opera dalla loggia massonica P2.
Ulteriori prove a testimonianza?
Basta rispolverare il capolavoro di Alexander Stille, "Citizen Berlusconi"; alla voce per assumere controllo sulla stampa troviamo obiettivi già ampliamente raggiunti:
  • acquisire alcuni settimanali di battaglia; ("Il Giornale" e "Libero", nds)
  • coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un'agenzia centralizzata; (stampa televisiva infinitamente più influenzante, come Mediaset?, nds)
  • coordinare molte tv via cavo con l'agenzia per la stampa locale;
  • dissolvere la Rai-tv in nome della libertà d'antenna ex articolo 21 Costituzione.

Andando avanti nella lettura, si notano i poli cardinali della rivoluzione democratica assegnati al presunto piano: "[...] Il piano di Gelli anticipava anche altri elementi che in seguito sarebbero diventati centrali della piattaforma politica berlusconiana: creare una repubblica presidenziale che desse molti più poteri all'esecutivo e porre la giustizia italiana sotto controllo politico per limitare l'autonomia della magistratura. [...]"

Non ci si stupisce quindi che, forte di democratica ed indiscutibile elezione, si senta autorizzato a fare "democraticamente" gli affari suoi.

Quest'uomo è, in aggiunta, distruttore di etica, responsabilità e rigore istituzionale.

Premia escort per prestazioni fuoriorario mettendole in liste elettorali, premia fedeli stuoini collocandoli a vertici di informazione manipolata.

Per Cicchitto, portavoce e Capogruppo del PdL, è inaccettabile la "pubblicizzazione di frasi dette in contesto privato."

Sono giustificazioni allucinanti, fatte in un contesto umano da un rappresentante politico.

Roba da pazzi, appunto.

La realtà, però, è che in un contesto come quello italiano, molti si interrogano sul fatto di avere un Berlusconi come causa od un Berlusconi come effetto di questa tragica realtà.

La speranza rimane nell'immaginare che l'evidente tramonto politico riscontrato in quest'uomo continui.

E' tempo che se ne vada.

Per il bene suo e dell'Italia che vuole fortemente un futuro.

Vada a bestemmiare al bar od al centro anziani, questo vecchietto 74enne.

venerdì 1 ottobre 2010

AAUNG SAN SUU KYI, STRADA PER LA LIBERTA'?

La tortuosa strada per divenire eroi conosce deviazioni tortuose e terribilmente rovinose per la vita di un individuo, recluso all'adempimento del ruolo di "simbolo"; tutto fa rima con una vita rovinata per chi, anche senza sceglierlo, diventa degno di ricordo.
Al mondo, nonostante tutto, servono individui speciali.
Esseri umani capaci di siglare nuove dimensioni esistenziali, capaci di diventare modelli e regalare consapevolezze all'umanità intera.
Sull'utlilità necessaria degli eroi aleggia un'atmosfera quasi forzata, richiamata alla perfezione da una citazione del grande Bertolt Brecht:
"Sventurata la terra che ha bisogno di eroi."
Bisogno, necessità ed al contempo sventura.
E' questo il succo essenziale, il riassunto di vite spese all'insegna di un domani migliore.
E' di oggi la notizia che un altro simbolo moderno ritroverà presto, forse, la sua libertà.
Si tratta della leader democratica birmana Aaung San Suu Kyi, nonchè Premio Nobel per la Pace.
Al momento, la sola certezza promulgata dalle autorità birmane prevede la possibilità di partecipare alle prossime elezioni legislative, indette dalla giunta militare per il prossimo 7 novembre.
Potrà votare, dunque, ma con vincoli pesantissimi.
Contando la sua statura morale ed intellettuale ed anche rapportando il tutto alle condizioni del suo Paese, non potrà nè essere candidata nè concorrere per il suo Partito, la Lega nazionale per la democrazia (Ldn).
Elezioni la cui credibilità ed affidabilità vengono notevolmente messe in dubbio, stando soprattutto alle affermazioni fatte giorni fa dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.
Stando alle sue parole, la chiave di vincolo per restituire piena stabilità alle elezioni birmane avrebbe dovuto coincidere con la liberazione prioritaria di tutti i prigionieri politici, Aaung San Suu Kyi compresa:
"Questo è essenziale perchè le elezioni possano essere considerate credibili e per contribuire alla stabilità della Birmania." Libertà di voto concessa, nonostante il permanere degli arresti domiciliari: tutto ciò per impedire, anche ovviamente, contatti ravvicinati con i suoi sostenitori.
Elezioni che sanno ancora una volta di farsa, visto soprattutto che la Lega Nazionale per la democrazia non potrà presentarsi in alcun modo.
Nonostante tutto, se il buongiorno si vede dal mattino, a quanto pare alla libertà di voto seguirà la liberazione della donna simbolo.
Data fatidica dovrebbe essere il 13 novembre, ad una settimana dal voto; dovrebbe avvenire il tutto "conformemente alla legge."
Le pressioni internazionali hanno forse contribuito in maniera piuttosto significativa, specialmente perchè le autorità al potere si sono rese conto della necessità di dover dare un conreto e tangibile segno di trasparenza.
Jared Ginser, legale di Aaung San Suu Kyi, mostra ancora scetticismo sulla questione:
"Non abbiamo ancora conferme su questo annuncio e ci crederò solo quando lo vedrò. Il regime ha più volte annunciato la liberazione di San Suu Kyi in questi ultimi sette anni, anche indicando delle date precise, annunci che poi si sono sempre rivelati falsi. Quindi, aspettiamo a vedere cosa succede."
Il legale non è, a fatti, neppure convinto che la sua liberazione eventuale possa essere sinonimo di miglioramento degli equilibri politici birmani:
"[...] Anche fosse liberata, poco cambierebbe in quel Paese, che è totalmente controllato dai militari e dove non esiste alcuno spazio democratico.[...]"
Nonostante molti e giusti dubbi, sperare dovrebbe comunque essere il comune denominatore per questioni come queste.
O almeno credo.