giovedì 28 maggio 2015

FRA POPULISMO E DEMAGOGIA ANTIPOPULISTA, LEGGENDO "ITALIA POPULISTA"...

"[...] Se Mény e Surel si erano limitato a sostenere che 'il populismo, nel senso stretto del termine, può concepirsi solo come un disaccordo un'interpretazione differente, una concezione alternativa rispetto ai modi [...] di gestione della sovranità del popolo', in un [...] contributo personale Surel lo ha raccolto attorno a tre proposizioni: 

  • il popolo è il fondamento dell'ordine politico e l'oggetto legittimo delle regole economiche e sociali proprie a una determinata comunità;
  • le élite e le Istituzioni esistenti non riescono a incarnare in maniera soddisfacente le aspirazioni e gli interessi del popolo o le manipolano a proprio aspetto;
  • occorre quindi ristabilire il popolo nelle prerogative che gli spettano e resuscitare un'età dell'oro segnata dall'autentico primato del sovrano popolare. 

Flavio Chiapponi ne ha sottolineato tre dimensioni: 

  • l'eticizzazione del popolo;
  • la protesta antielitaria;
  • l'insofferenza verso le mediazioni istituzionali.

Loris Zanatta ha ricondotto la ricerca [...] a 'sei piste chiave', le quali portano a sostenere che il populismo:

  • evoca un'idea di comunità;
  • è apolitico/antipolitico, dato che i valori a cui fa riferimento attengono [...] alla sfera sociale;
  • incarna un'aspirazione di rigenerazione fondata sula volontà di ridare al popolo la centralità e la sovranità che gli sono state sottratte;
  • ambisce a trapiantare nel presente i valori di armonia ed equità sociale che attribuisce ad un passato idealizzato;
  • è convinto di rivolgersi alla maggioranza del popolo, o addirittura alla sua totalità;
  • tende a emergere in società che si trovano in fasi delicate o convulse di modernizzazione o trasformazione.

Pierre Rosanvallon si è limitato a individuare una matrice della 'dottrina' [...] populista in una triplice semplificazione:

  • una semplificazione politica e sociologica, consistente nel considerare il popolo come un soggetto evidente;
  • una semplificazione procedurale e istituzionale, espressa nella convinzione che il sistema rappresentativo sia strutturalmente corrotto dai politici e che l'unica vera forma di democrazia sia l'appello diretto al popolo tramite referendum;
  • una semplificazione nella concezione del legame sociale, che porta a ritenere che sia l'identità e non la qualità dei rapporti fra i suoi membri a dare coesione a una società.

Maryse Souchard ha individuato sei aspetti caratterizzanti:

  • la sopravvalutazione del valore del pensiero, della cultura e delle pratiche popolari;
  • un atteggiamento paternalistico nei confronti del popolo;
  • l'appello al popolo;
  • l'invito rivolto al popolo a combattere i poteri esistenti giacché usano le loro prerogative per espropriarlo della sovranità;
  • la designazione delle élite come illegittime, corrotte e decadenti;
  • l'appello alla saggezza e al buonsenso per designare un capo che sappia dare corpo alle esigenze popolari. [...] 

definiamo perciò il populismo come la mentalità che individua il popolo come una totalità organica artificiosamente divisa da forze ostili, gli attribuisce naturali qualità etiche, ne contrappone il realismo, la laboriosità e l'integrità all'ipocrisia, all'inefficienza e alla corruzione delle oligarchie politiche, economiche, sociali e culturali e ne rivendica il primato, come fonte di legittimazione del potere, al di sopra di ogni forma di rappresentanza e di mediazione. [...]
Mény e Surel hanno colto l'ampio spettro lungo il quale si svolge il controverso rapporto fra populismo e democrazia, considerando il primo come una dimensione eterodossa, ma nel contempo costitutiva, della seconda. [...] i populisti giocano al rialzo delle aspettative, giudicano distorcente della volontà popolare il sistema rappresentativo e criticano tutti i meccanismi procedurali che ne limitano l'espressione diretta. [...] [i populisti] interpretano la democrazia come espressione di una politica fatta di volontà e decisione, piuttosto che di accomodamenti e compromessi, ed elevano la regola di maggioranza alla 'dignità dell'oracolo che dichiara la volontà del popolo sovrano'. [...] [vi è] la pretesa di ottenere - o, se al Governo, di fornire - soluzioni istantanee a qualunque problema [...]. Tutto ciò, nella mentalità populista, si traduce in opacità dei processi decisionali, perdita di tempo, inefficienza. L'impazienza, la scarsa o nulla considerazione dei diritti delle minoranze - che [...] vengono in genere considerate troppo tutelate, a scapito della possibilità della maggioranza di veder realizzate le proprie aspettative - e la tendenza ad affidarsi a uomini forti che si ergono a portavoce esclusivi degli interessi della collettività possono [...] favorire latenti tentazioni autoritarie in contesti nei quali le istituzioni democratiche sono fragili. [...]
Più che respingere il principio di rappresentanza [...] i populisti puntano a modificarne la natura, accordandola con il massimo di rassomiglianza possibile fra governanti e governati, dal momento che la loro aspirazione è a veder incarnate, più che rappresentate, le loro istanze. [...]"

Fonte: "Italia populista - dal qualunquismo a Beppe Grillo", Marco Tarchi, Società editrice "Il Mulino"

Fonte immagine: digilander.libero.it/papinoroberto

lunedì 25 maggio 2015

PIATTAFORMA "PODEMOS": CONOSCERE IL CAMBIAMENTO PER (NON) IGNORARNE LE POTENZIALITA'

"[...] Regola numero uno: zero finanziamenti di grossi imprenditori o gruppi economici. Una campagna 'francescana', autotassazione e crowdfunding, molta presenza su internet con intenti 'virali'. 
Il presentarsi come 'né di destra né di sinistra' appare [...] strategia comunicativa vincente, anche se il programma è di sinistra, chiaramente antiliberista e antifascista. Un documento di 36 pagine, articolato su 6 pilastri preceduti da due verbi: 'conquistare' e 'recuperare'. 
Conquistare la libertà, l'uguaglianza, la sovranità. Recuperare l'economia, la fratellanza, la terra. 
Ogni punto è affiancato dalla formula 'construir la democracia'. 
A livello economico si punta su un piano di investimenti e rafforzamento dello Stato pubblico: l'abbandono dell'austerity per il rilancio di politiche espansive e di redistribuzione, un 'New Deal' con l'obiettivo di creare posti di lavoro puntando sempre sull'innovazione nel campo industriale.
Allo stesso momento incentivi per le piccole e medie imprese e grande attenzione per i diritti degli 'ultimi': nel programma è prevista la riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore settimanali, l'abbassamento dell'età pensionabile a 60 anni [...], l'abrogazione delle riforme che hanno precarizzato il mercato del lavoro, l'eliminazione dei contratti a progetto [...] e l'introduzione del reddito di cittadinanza. Altro tassello fondamentale [...] la nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia iberica. Diritto alla casa, alla cultura, ad una mobilità sostenibile, all'istruzione, alla formazione, alla ricerca, alla sanità pubblica in tempi di privatizzazioni e tagli da parte del Governo conservatore [...]. Proposte in totale controtendenza con le vulgate moderniste. 
Ancora: togliere a chi possiede di più, attraverso una politica fiscale equa e finalizzata alla redistribuzione e al servizio di un nuovo modello di sviluppo. 
Poi la tassazione dei grandi capitali, la Tobin Tax sui movimenti transnazionali, una patrimoniale, la lotta all'evasione fiscale (introducendo la responsabilità penale per tutte le frodi fiscali superiori a 50mila Euro), l'eliminazione di paradisi fiscali nell'Unione Europea. 
Sono queste le ricette proposte per fare cassa e finanziare le riforme sociali. Grande valenza assumono il 'protagonismo dei cittadini' e le formule di partecipazione popolare. Una totale alterità rispetto ai Partiti del sistema spagnolo. Podemos è altro. 
Chiede l'estensione di pratiche di democrazia diretta: bilanci partecipativi, referendum e iniziative di leggi popolari sostenendo il diritto all'autodeterminazione per alcune Regioni [...]. L'indipendentismo ha senso, ragionano, solo se legato alle questioni sociali. [...]
Poi c' il vasto capitolo contro la casta e contro i costi della politica. Una nuova questione morale. 
Le assemblee cittadine [...] per monitorare e controllare il 'potere'. Quindi, democratizzazione delle Istituzioni e massima trasparenza: conti online [...] e riduzione degli stipendi, con gli eletti che possono guadagnare massimo tre volte il salario minimo. Per una politica autonoma dalle lobby.
Una nuova legge contro la corruzione e gli scandali dell'establishment: tetto salariale per i manager, indennità dei politici equiparata allo stipendio medio della popolazione, limitazione [...] delle cariche pubbliche (non superiore a due legislature), revocabilità degli eletti, abolizione dei doppi o tripli vitalizi. 
Sulle libertà individuali c'è un occhio di riguardo al sistema carcerario, che 'deve ritornare ad avere un ruolo di reinserimento sociale del detenuto' [...] 'Va rivisto il concetto di sicurezza in nome dei diritti costituzionali', quindi fine delle politiche antiterrorismo che violano la libertà di espressione, i diritti di associazione e protesta. [...] In una Spagna già avanzata sui diritti civili, il programma prevede le 'quote rosa' per incentivare la presenza femminile in politica [...] e si concentra sui diritti di lesbiche, gay, transessuali e intersessuali.
Netta separazione tra gli affari dello Stato e la Chiesa, in un Paese nel quale il cattolicesimo è ancora più oscurantista e schierato che in Italia. [...]
Pilastri della campagna alle europee sono il reddito di cittadinanza e il recupero della sovranità. 
Ma ciò senza adottare politiche di stampo nazionalista e xenofobo sull'immigrazione. [...]
Si parla di 'ius soli', di chiusura immediata dei centri di identificazione ed espulsione e di abrogazione dell'attuale legge; di [...] favorire una libera circolazione.
 [...] Rimettere al centro i cittadini, la 'gente', i loro bisogni, la nozione del 'basso' che lotta contro 'l'alto', contro la casta politica e finanziaria. 
Molta retorica e utopia, ma anche un chiaro obiettivo: togliere di mezzo l'ingombrante bagaglio ideologico della Sinistra e la cattiva fama che la parola in sé si  fatta in Spagna [...], riuscendo così a parlare a tutto il 'popolo', senza distinzioni di classe. 
Fatta esclusione [....] della famigerata 'casta', corrotta e ingorda. [...]"



Fonte citazione: Podemos - La Sinistra spagnola oltre la Sinistra, M.Pucciarelli - G.Russo Spena, Alegre Edizioni


sabato 23 maggio 2015

A PROPOSITO DI MUTEVOLI DECADENZE, FRA MUSICA E STORIA...

"[...] In piena decadenza/ le parole non hanno chance/ 
è proprio una faccenda inquietante/ il pensiero che degenera./ 
Facciamo un affare con Dio / ci lasci una seconda possibilità. [...]
Questa decadenza/ in mezzo a tanta oscurità/ le speranze non hanno chance [...] 
Qui serve un segno di rispetto per la gente/ in questa bassa marea./  
Serve un lampo nell'aria che si accenda/ oppure un'idea [...]"
(La decadenza, Ivano Fossati, cit.)


venerdì 22 maggio 2015

A PROPOSITO DI CIELO, FRA ANTICHITA' E PITTURA

"[...] I cieli dei nostri antenati incombevano bassi. Quando gli antichi astronomi [...] salivano faticosamente i gradini dei loro tozzi ziggurat per studiare le stelle, avevano motivo di dare per scontato che in tal modo avrebbero ottenuto una visione migliore [...] perché si erano avvicinati in misura apprezzabile alle stelle. [...]
Se avevano un'idea insufficiente della  profondità dello spazio, i nostri avi tuttavia conoscevano relativamente bene i moti bidimensionali delle stelle e dei pianeti sullo sfondo del cielo, e fu studiando questi moti che finirono per prendere in considerazione anche l'esistenza di una terza dimensione. Sin dal tempo degli antichi sumeri, e probabilmente da prima, c'erano stati studiosi del cielo notturno disposti a dedicare le ore serali alla solitaria fatica di aguzzare gli occhi [...] per osservare sopra pietre allineate e attraverso quadranti di legno o [...] attraverso un quadrante formato dalle dita, il cielo sopra di loro, tenendo pazientemente nota di tutto ciò che vedevano. [...]
Perché se ne davano pena? Può darsi che a spingerli fosse [...] l'incipiente desiderio [...] di esprimere la sensazione che l'uomo non era estraneo alla vita delle stelle. [...]
C'erano [...] evidenti incentivi pratici. La navigazione, per citarne uno.
I marinari potevano valutare la latitudine raggiunta dal loro vascello misurando l'altezza della stella polare, e potevano contare il tempo osservando la posizione delle stelle. 
Questi vantaggi erano già apprezzati a sufficienza quando i popoli navigatori li codificarono nella poesia e nella mitologia, molto prima dell'avvento della  parola scritta. 
Quando Omero afferma che l'Orsa non si bagna mai, ci tramanda la cognizione dei naviganti che l'Orsa Maggiore, la costellazione che contiene [...] quella che alcuni chiamano la 'Grande tuffatrice', a latitudine mediterranee è circumpolare, vale a dire non scompare mai al di sotto dell'orizzonte marino. Un altro movente pratico era la misurazione del tempo. 
Gli agricoltori di quelle epoche remote impararono a fare del cielo in movimento un orologio e un calendario, e consultavano almanacchi incisi nel legno o nella pietra per godere della guida degli astri nel decidere quando seminare e quando raccogliere le messi. [...]"

Fonte: L'avventura dell'Universo - Da Aristotele alla teoria dei quanti e oltre:una storia senza fine, T.Ferris, Castelvecchi Editore

"Notte stellata", V.Van Gogh - 1889

mercoledì 20 maggio 2015

PROVVEDIMENTO SU "ECOREATI": POSITIVO, NEGATIVO E/O SOPRATTUTTO DI PROSPETTIVA MIGLIORABILE?

L'introduzione della legge in materia di ecoreati nella 'sfera' ambientale può iniziare a mettere qualche solida pietra per (cercare di) arginare e fronteggiare una grave piaga caratteristica della società italiana ma non solo? La domanda è spontanea, alla luce dell'approvazione avvenuta nella giornata di ieri. E' possibile (cercare di) discutere nel merito della presente proposta, lasciando fuori dal dibattito argomentazioni da conversazione politica per (cercare di) innalzare il livello della discussione su una serie di tematiche estremamente importanti per lo Stato italiano?
La necessità di protezione dell'ambiente rischia di essere un argomento declinato in maniera estremamente generica; tale consapevolezza deve riscriversi per ritrovare 'argine' nei fatti concreti, andando ad incidere in maniera strutturale su alcune lacune legislative e tecniche che hanno consentito ad oggi il realizzarsi di sprechi e tragedie.
Entrando nel merito di quanto validato ieri dalle dinamiche parlamentari, è possibile descrivere quanto segue a proposito del corpus legislativo sottoscritto ed approvato:


  • provvedimenti in materia di inquinamento ambientale: "[...] Il nuovo articolo 452-bis del codice penale punisce l'inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10mila a 100mila Euro a chiunque abusivamente cagioni una compromissione o un deterioramento 'significativi e misurabili' dello stato preesistente 'delle acque o dell'aria, o di porzioni [...] del suolo e del sottosuolo' o 'di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Sono inoltre previste delle aggravanti: reclusione da 2 anni e 6 mesi a 7 anni se dall'inquinamento ambientale derivi [...] una lesione personale; reclusione da 3 a 8 anni se ne derivi una lesione grave; reclusione da 4 a 9 anni se ne derivi una lesione gravissima reclusione da 5 a 12 anni in caso di morte della persona. [...]"
  • provvedimenti in materia di disastro ambientale: "[...] E' punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Riguarda un'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema; un'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti [...] onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l'offesa all'incolumità pubblica determinata con riferimento sia alla rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione ambientale o dei suoi effetti lesivi, sia al numero delle persone offese o esposte al pericolo. [...]"
  • provvedimenti in materia di traffico ed abbandono di materiali ad alta radioattività: "[...] L'Art. 452-sexies punisce con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10mila a 50mila Euro il reato [...]. Il delitto è commesso da chiunque abusivamente 'cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona materiale di alta radioattività ovvero [...] lo abbandona o se ne disfa illegittimamente'. [...]"
  • provvedimenti in materia di impedimento del controllo: "[...] Punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni [...]  negando o ostacolando l'accesso ai luoghi, ovvero mutando [...] il loro stato. Il delitto di inquinamento ambientale e quello di disastro ambientale commessi per colpa e non per dolo sono puniti con pene ridotte fino ad un massimo di due terzi . Una ulteriore diminuzione di un terzo [...] è prevista per il delitto colposo di pericolo per l'ambiente. [...]"
  • provvedimenti in materia di ravvedimento operoso: "[...] Diminuzione di pena dalla metà a due terzi per chi si impegna a evitare che l'attività illecita sia portata a conseguenze ulteriori o provvede alla messa in sicurezza, bonifica e [...] al ripristino dello stato dei luoghi [...] 'prima che sia dichiarata l'apertura del dibattimento di primo grado'. Se si collabora  concretamente con l'autorità di polizia o giudiziaria ricostruire i fatti illeciti e per rintracciare e gli autori ha una diminuzione della pena da un terzo alla metà. [...]"
  • provvedimenti in materia di confisca: "[...] In caso di condanna o patteggiamento [per reati certificati in materia ambientale] [...] il giudice deve [...] ordinare la confisca delle cose che sono il prodotto o il profitto del reato o che sono servite a commetterlo. Niente confisca quando i beni appartengano a terzi estranei al reato. Se la confisca dei beni non è possibile, il giudice ordina la confisca per equivalente. I beni e i proventi confiscati sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente [...]. Niente confisca quando l'imputato abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza dei luoghi e [...] alla loro bonifica e ripristino. In caso di condanna o patteggiamento per uno dei nuovi delitti ambientali, il giudice ordina al condannato il recupero e, ove possibile, il ripristino dello stato dei luoghi. [...]"
  • provvedimenti afferenti alla procura antimafia: "[...] Il procuratore [...] che procede per  delitti contro l'ambiente, dà notizia dell'indagine all'Agenzia delle Entrate e al procuratore nazionale antimafia. [...]"
  • provvedimenti riguardanti illeciti amministrativi: "[...] Si prevede un procedimento per l'estinzione delle contravvenzioni collegato all'adempimento da parte del responsabile [...] di una serie di prescrizioni e del pagamento di una somma di denaro. Riguarda violazioni che non hanno provocato nè danno nè pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette. [...]"

Alla luce dei precedenti citati punti, potrà essere possibile definire l'inaugurazione decisiva di una serie di provvedimenti con cui (cercare di) rendere strutturale e maggiormente importante la presenza della tematica ambientale nella quotidiana realtà italiana. 
E' veramente un passo sufficiente a rendere merito ad un argomento che ha visto per anni un'incertezza od una sostanziale non piena applicazione delle regole precedentemente vigenti? 
La risposta a questa domanda (e ad eventuali domande di miglioria simili alla precedente) dovrebbe trovarsi anche dietro la necessità di allargare il punto sulle discussioni in materia ambientale; si potrà quindi ampliare e rinnovare i punti di vista su un'ulteriore serie di argomenti capaci di produrre (quantomeno potenzialmente) miglioramenti su fronti non solo giuridici ma anche tecnici, operativi e di ratifica delle decisioni essenziali: questioni infrastrutturali, provvedimenti di delicata compensazione ambientale, definizione di intenzioni e metodologie di discussione da strutturare in sede decisionale, azioni tanto decise quanto decisive verso forme di promozione della contabilità ambientale quale pilastro essenziale dei processi decisionali da validare a qualsiasi livello istituzionale. La necessità di dare maggiore ordine e coesione alla tematica ambientale dovrà (e/o dovrebbe?) diventare un pilastro dell'agire strutturale, proprio nel tentativo di salvaguardare e dare merito ad un argomento di rilevanza essenziale per restituire importanza e voce ad un bene che è fra i più importanti e (fino ad oggi?) sottovalutati in Italia. 
Grazie a provvedimenti simili, sicuramente degni di discussione, ampliamento e migliorie, si spera potrà essere in futuro maggiormente possibile individuare e punire i colpevoli di certe tragedie passate troppo spesso in terzo piano nelle discussioni e nell'attribuzione di specifici meccanismi di colpa e di azione conseguente. 



Fonte del citato: "Ecoreati, cosa dice la nuova legge", La Repubblica
[http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/19/news/ecoreati_cosa_dice_la_nuova_legge-114772020/]

Per saperne di più: 
"Il Senato approva gli ecoreati. Pene fino a 15 anni di reclusione.", La Repubblica
[http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/19/news/ecoreati-114768600/?ref=HREC1-2]

"Ecoreati, fino a 100 mila Euro di multa e 6 anni di carcere, cosa prevede la legge", Il Corriere della Sera 
[http://www.corriere.it/politica/cards/chi-colpisce-ambiente-verra-punito-via-libera-legge-contro-ecoreati/inquinamento-ambientale.shtml]

Fonte immagine-infografica su ecomafie e reati ambientali: mondoallarovescia.com
[http://i0.wp.com/www.mondoallarovescia.com/wp-content/uploads/2014/06/ecomafia2014_infografica.jpg]

martedì 19 maggio 2015

FRA GIORNI DI PIOGGIA, PRIMAVERE ED (IN)EVITABILI MALINCONIE...


"[...] Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra,/
 hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,/
ti chiudi a sognare nelle notti d'inverno/
 e ti copri di rosso e fiorisci d'estate. 
I tuoi esuli parlano lingue straniere,/ 
si addormentano soli sognando i tuoi cieli,/ 
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare/
 una terra di profughi e santi./
E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,/ 
il vento dell'ovest rideva gentile/
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti/
mi hai preso per mano portandomi via. [...]"

domenica 17 maggio 2015

MONDO, FRA PRESSIONE E MALATTIA...

"[...] Under pressure, that burns a building down/ splits a family in two/ puts people on streets./ 
It's the terror of knowing/ what this world is about/ 
watching some good friends/ screaming let me out./ 
Pray tomorrow, gets me higher/ Pressure on people, people on streets/ 
Chippin’around, kick my brains around the floor [...]"
(Fonte: Under pressure, Queen feat. David Bowie)


sabato 16 maggio 2015

"TECNOBAROCCO", PUO' LA TECNOLOGIA DIRSI VERAMENTE UTILE?

Quale sono stati, sono e saranno (da sempre e per sempre) i rapporti esistenti fra essere umano, tecnologia, pianeta Terra e suoi abitanti?
Fenomeni quali crescita del benessere ed aumento dell'inquinamento a livello globale sono solo due delle moltissime risposte che l'impiego della tecnologia ha saputo generare, nel corso dei secoli, da parte dell'essere umano. E' possibile frenare e/o mitigare gli utilizzi della tecnologia e del progresso quali pilastri dell'agire umano? Citando Piero Angela, la risposta a questa domanda appare molto eloquente. Per fortuna e/o purtroppo:

"[...] nessuno di noi è in grado di fermare lo sviluppo tecnologico: perché è qualcosa che cammina per conto suo, attraverso sterminate ramificazioni che si estendono ormai in tutto il mondo. [...]. Limitarsi a denunciare i rischi dello sviluppo tecnologico non è quindi sufficiente, perché, comunque, la tecnologia continuerà ad avanzare (e la gente a usarla). [...] Quello che si può fare è prender atto di questa situazione e [...] governarla. [...]"

Cercando di analizzare la relazione fra essere umano e tecnologia, è quindi possibile affermare che la seconda si è progressivamente 'ribellata' al primo? Nel contesto moderno, qualsiasi siano i punti di vista, la tecnologia ha assunto molteplici vesti ed aspetti che hanno reso per alcuni versi l'essere umano assuefatto e pressoché impossibilitato al "fare senza" certe tecnologie progressivamente entrate nel vivere quotidiano. Nonostante questo, però, appare comunque normale chiedersi cosa potrebbe esserne dell'umanità qualora certe forme di tecnologia non fossero a piena disposizione.
Nell'indagine del rapporto fra umanità e tecnologia, risulta quindi essenziale cercare di pesare una lunga serie di aspetti ed azioni. Ciascuno di questi fattori dovrà essere attentamente valutato e ragionato, proprio per evitare di incorrere in rischi capaci di svalutare o sottovalutare potenziali negatività e positività. Da quali fonti è possibile trarre spunti il più possibile costruttivi per formarsi una opinione propria  e propriamente piena di spirito critico?
E' possibile rispondere a questa domanda attingendo al saggio "Tecnobarocco", pubblicato da Passaggi Einaudi e scritto da Mario Tozzi. Il perché di questo titolo 'composito' appare chiaro sin dalla copertina della stessa opera:

"[...] La tecnologia del terzo millennio non aiuta gli uomini a migliorare la loro esistenza né a ridurre  gli impatti sul pianeta. Non è semplice, né utile e nemmeno educativa. 
Essa, totalmente slegata dalla radice scientifica, è [...] fine a se  stessa, 'barocca', dannosa e insostenibile da un punto di vista ambientale. 
Viene spesso usata per rimediare ai danni perpetrati da una tecnologia precedente, incrementa i profitti basati sui bisogni indotti, accelera l'obsolescenza di molti oggetti e macchine, è costosa, fa perdere tempo. [...]"

Precedentemente all'avvento del terzo millennio, cosa si potrebbe dire dello sviluppo tecnologico che ha caratterizzato anche il primo ed il secondo millennio del passaggio umano su questo pianeta?
Qualora fosse possibile tracciare un bilancio dell'avvento tecnologico, sarebbe un conto economico in positivo od in negativo rispetto agli effetti assegnati al pianeta Terra che ha ospitato nel tempo tutto questo incremento di fenomeni incontrollabili?
E' sempre vero che il progresso tecnologico possa generare progressione culturale e presa di consapevolezza riguardo alla precaria sorte dell'essere umano?
Non sembrano esserci risposte pienamente affermative alle presenti domande:

"[...] Sono in molti a credere che progresso tecnologico sia sinonimo di progresso culturale. 
Visto che la tecnologia avanza così speditamente ed è tanto comoda, ci sentiamo al riparo da eventuali fatiche che l'elaborazione culturale dovrebbe [...] comportare. 
La conoscenza è un processo lungo che spesso costa fatica [...], ma la tecnologia ci illude di poterlo saltare a piè pari, senza rinunciare ad ampliare il sapere. 
E' possibile, invece, che la tecnologia abbia cambiato radicalmente il concetto di cultura? 
E, oltre a registrarlo, possiamo stabilire se questo è meglio o peggio rispetto al passato?
C'è una legge generale della tecnologia che è stata sempre rispettata: ogni nuova tecnologia distrugge un pezzo di cultura pre-esistente. Qualche volta con la scusa di conservarla, quasi sempre col pretesto di migliorarla. [...] La nuova tecnologia nasce quasi sempre per rimediare ai danni delle tecnologie precedenti. [...]"

Risulta  essere sempre così vera e/o quantomeno estremizzata l'ultima affermazione citata?
Vi sono state  forme di progresso e sviluppo tecnologico che hanno contribuito al benessere di umanità e  pianeta Terra senza aggravare le condizioni prodotte dai danni di tecnologie precedenti?
Potrebbero in linea teorica essere scoperte ancora oggi forme di tecnologia adeguate e 'non barocche', proprio in quanto finalizzate al regalare forme di benessere tanto esclusive quanto svuotate di eventuali effetti collaterali da dover pesare e valutare?
E' su domande come queste che si giocano moltissimi concetti, tutt'ora e forse per sempre senza piene e consapevoli risposte: etica, progresso, ricerca, autodeterminazione umana, libero arbitrio, sopravvivenza delle specie, [...].
La necessità di stilare una sorta di 'bilancio' non dovrebbe prescindere dall'opportunità di definire entro quali 'confini' costruire una proposta storico-sociale per certificare una valutazione positiva o negativa  legata allo sfruttamento delle infinite opportunità tecnologiche maturate dall'essere umano nel corso dei secoli:

"[...] Una tecnologia ridondante e fine a se stessa, che si auto-alimenta e che esaurisce le risorse naturali sostanzialmente impoverendo gli stessi uomini. Una tecnologia barocca, appunto. 
Il problema è lo squilibrio ormai insopportabile fra gli investimenti in tecnologia ed i vantaggi reali, concreti. Uno squilibrio [...] poco visibile ai più, perché la tecnologia sembra sempre indiscutibilmente utile: viviamo bombardati dalla notizia di scoperte scientifiche che si susseguono quotidianamente e che sembrano destinarci a un futuro illuminato dal progresso più grande mai vissuto [...]. Ci vuole poco a rendersi conto che così non sarà, anzi che l'impatto turbotecnologico rischia di mandare definitivamente in rovina quel poco di equilibrato che ancora esiste. [...]"

Attraverso quali forme di tecnologia potrebbe quindi essere sviluppabile ed articolabile il futuro dell'essere umano nel corso dei prossimi secoli? Sarà possibile davvero continuare a definire come irrealizzabile ed inevitabile l'avvento di tecnologie utili per il progresso ed il benessere di esseri umani ed animali? L'opinione dell'autore risulta essere, a questo proposito, alquanto chiara:

"[...] Credo che il livello tecnologico utile sia stato ormai raggiunto e superato e che non sia più incrementabile, se non a prezzo di disastri ambientali e ingenti spese, tali da far pensare che non sia meglio astenersi da ulteriori miglioramenti. Purtroppo la tecnologia va avanti globalmente e non è possibile selezionare quali invenzioni migliorare e quali no: avanza tutta insieme oppure non avanza affatto e il condizionamento pubblicitario, la globalizzazione e gli interessi economico-politici non consentono alcun margine di intervento dal basso: decide solo il mercato. [...]"

Senza valutare, poi, di quanto certe forme di tecnologia siano tanto barocche quanto parziali e/o anche mal distribuite sull'intero pianeta Terra:

"[...] Quando parliamo di tecnologia barocca parliamo [...] solo del mondo che se la può permettere, cioè quello nostro, occidentale, ricco e avanzato. In tutto il resto del mondo, al contrario, si vive spesso come prima della rivoluzione industriale. [...]"

A prescindere da punti di vista personali ed individuali, leggere ed approfondire tale tema quantomeno per disposizione di spirito critico potrebbe essere importante.
Oltreché produttivo, in chiave tanto futuribile quanto prospettica di indagini dettagliate.


mercoledì 13 maggio 2015

SU (AB)USO TECNOLOGICO, FRA ESSENZIALE ED INUTILE

"[...] Oggi la parola bellezza è desueta e la si sostituisce con il termine spettacolo che non è proprio la stessa cosa. La globalizzazione non è certo un fenomeno moderno [...], ma oggi è così supportato dalla tecnologia da non rendere più possibile alcuna resistenza. 
[...] qualcosa andrebbe comunque fatta per un minimo sentimento di decenza, come bandire per sempre l'usa e getta, figlio di una società in preda a un delirio di onnipotenza e che credeva le risorse illimitate. La tecnologia basilare per fare questo c'è: al solito cerca di riparare i danni provocati da altra tecnologia. Ma c'è.
Il sospetto è [...] che non ci si sia resi conto del limite delle risorse. 
Eppure ogni anno il giorno in cui gli uomini finiscono le risorse sostenibili del pianeta (overshoot day) arriva in anticipo, e comunque entro il mese di agosto: significa che da settembre a dicembre viviamo al di sopra delle nostre possibilità. 
Se [...] non vogliamo ridurre la questione solo all'aspetto meramente tecnologico, allora la soluzione è scardinare la globalizzazione. O, almeno, i suoi aspetti più dannosi e contraddittori. [...]
Cosa significa dare importanza ai circuiti enogastronomici regionali, al chilometro zero, se non opporsi alla globalizzazione del cibo? Fragole a Natale, angurie a Capodanno in tutto il mondo: ne possiamo fare a meno? E non varrebbe lo stesso per gli altri prodotti? [...]
Il commercio locale evita il ricorso all'usa e getta e alimenta circoli virtuosi: si producono meno rifiuti e si rispetta di più l'ambiente se il latte proviene dal pascolo regionale e si acquista portandosi da casa la bottiglia di vetro. Ma solo chi è nato prima degli anni Sessanta lo ha potuto imparare, dopo si è fatto di tutto per farlo apparire come un atteggiamento retrogrado, poco moderno, quando [...] era l'unico sostenibile. Il dubbio è [...] se tutto ciò sia, in pratica, possibile: la globalizzazione è effetto e causa della tecnologia barocca, non puoi prendere solo l'eventuale 'buono'. Tutto o niente. 
Possiamo discutere a lungo se il mondo degli uomini fosse migliore prima dell'agricoltura o della rivoluzione industriale. Due cose sono però certe: era un mondo più difficile e complicato ed era indiscutibilmente più bello. Per molti, non per tutti, la tecnologia è sempre un successo. 
Per tutti la grande bellezza di territori e paesaggi scompare sotto l'impatto della globalizzazione tecnologica barocca. E scompare per sempre. [...]
La tecnologia barocca è sostanzialmente inefficiente e non migliora quello per cui viene inventata. [...] La tecnologia barocca non si ripara, si cambia e così favorisce l'obsolescenza programmata di oggetti, materiali e strumenti. [...]
la tecnologia barocca non fa risparmiare denaro, anzi, attraverso meccanismi carsici, ne fa spendere sempre di più e arricchisce, di fatto, sempre i soliti. [...]
la tecnologia barocca distrugge la sfera personale e la vende sul libero mercato. 
[...] la tecnologia barocca, quando va bene, ripara danni provocati da altra tecnologia. [...]"


Fonte testo: "Tecnobarocco - Tecnologie inutili e altri disastri", M.Tozzi, Einaudi Editore

Fonte immagine: trendynews.it
(http://www.trendynews.it/wp-content/uploads/2013/10/tecnologia-1.jpg)

domenica 10 maggio 2015

FRA VITA E MUSICA, IMMAGINANDO UNIVERSI...


"[...] It was the wicked and wild wind
Blew down the doors to let me in
Shattered windows and the sound of drums
People couldn't believe what I'd become

Revolutionaries wait
For my head on a silver plate
Just a puppet on a lonely string
Oh who would ever want to be king? [...]"

sabato 9 maggio 2015

RICORDANDO PEPPINO IMPASTATO, FRA MEMORIA ED ESIGENZA DI FUTURO...

"Ti martoriarono, ti sfracellarono.
La tua voce, che per tanto tempo ha parlato,
tace per sempre, ma nel nostro cuore è rimasta,
e parla, continua a parlare,
fin quando i siciliani non capiranno.
Tante volte ti hanno ucciso, non una volta.
Peppino, ciò che tu hai fatto ci ha fatto capire
che da solo hai sconfitto una piccola mafia,
che da solo hai fatto tanto.
Tutto quello che noi non avremmo potuto.
E adesso ti salutiamo per non vederti mai più.
Allora addio, Peppino
e sappi che la tua lotta continua dentro di noi."

(Celestina La Femina, 1993 - Scuola media, Cinisi)


Fonte componimento: Poesie su Peppinopeppinoimpastato.com
 (http://www.peppinoimpastato.com/poesiesupeppino3.htm)

Fonte immagine: media.comicsblog.it
(http://media.comicsblog.it/P/Pep/PeppinoImpastato.JPG)

giovedì 7 maggio 2015

"LA REALTA' NON E' COME CI APPARE", ATTORNO AI DUBBI DEL FARE SCIENZA

Quali sono i 'confini' della realtà circostante che l'occhio ed i sensi umani riescono a fermare?
Quanto la scienza è riuscita ad indagare nei confronti di quel che ancora è (quantomeno parzialmente) sconosciuto e/o non si riesce a spiegare?
Quali dimensioni dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande rimangono tutt'ora incognite, velate di una dimensione che ancora non è stata risolta e/o tradotta in formule matematico-fisico-scientifiche? Attraverso quali 'codici' è possibile descrivere con consapevolezza quale sia davvero la struttura elementare delle cose? Quali paradigmi possono circoscrivere la realtà in termini scientifici ed aritmetici specifici? Quante ricerche devono ancora essere portate avanti per la traduzione del mondo esterno? A domande imponenti e pe(n)santi simili a queste la "lente" scientifica può e deve trovare le risposte necessarie per la piena comprensione del mondo esterno.
Per ogni domanda quante risposte potrebbero esistere?
Ad ognuna di queste domande cerca di fornire altre domande ed altr(ettant)e storie il libro "La realtà non è come ci appare - La struttura elementare delle cose", scritto da Carlo Rovelli e pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Il perché di una pubblicazione simile risulta chiaro sin dal retro di copertina specifica:

"[...] Tempo, spazio e materia appaiono generati da un pullulare di eventi quantistici elementari.
Comprendere questa tessitura profonda della realtà è l'obiettivo della ricerca in gravità quantistica, la sfida della scienza contemporanea dove tutto il nostro sapere sulla natura viene rimesso in questione. Carlo Rovelli, uno dei principali protagonisti di questa avventura, conduce il lettore al cuore dell'indagine in modo semplice e avvincente. 
Racconta come sia cambiata la nostra immagine del mondo dall'Antichità alle scoperte più recenti: l'evaporazione dei buchi neri, l'Universo prima del big bang, la struttura granulare dello spazio, il ruolo dell'informazione e l'assenza del tempo in fisica fondamentale. 
L'autore disegna un vasto affresco della visione fisica del mondo, chiarisce il contenuto di teorie come la relatività generale e la meccanica quantistica, ci porta al bordo del sapere attuale e offre una versione originale e articolata delle principali questioni aperte. [...] comunica il fascino di questa ricerca, la passione che la anima e la bellezza della nuova prospettiva sul mondo che la scienza svela ai nostri occhi. [...]"

Si tratta quindi di una storia capace di attraversare tempo, spazio, materia e storia.
Si tratta di esaminare un percorso fatto di errori, di strategie disattese da tentativi che hanno smentito regole reputate ferree dopo secoli, di opere e personaggi che con merito hanno faticato una vita per regalare preziosi "piccoli passi" all'umanità intera.
La bellezza di definire questo percorso sotto la luce sempre preziosa e mai marginale della scienza e del pensiero scientifico. Chiedere ad uno scienziato cosa sia ed a cosa serva la scienza rischia di produrre una marea incontrollabile di potenziali risposte:

"[...] Noi siamo tutti in fondo a una caverna, legati alla catena della nostra ignoranza, dei nostri pregiudizi, e i nostri deboli sensi ci mostrano ombre. 
Cercare di vedere più lontano spesso ci confonde: non siamo abituati. 
Ma ci proviamo. La scienza è questo. Il pensiero scientifico esplora e ridisegna il mondo, ce ne offre immagini via via migliori: ci insegna a pensarlo in modo più efficace. 
La scienza è un'esplorazione continua di forme di pensiero. 
La sua forza è la capacità visionaria di far crollare idee preconcette, svelare territori nuovi del reale e costruire nuove e più efficaci immagini del mondo. [...]
Il mondo è sterminato e iridescente; vogliamo andarlo a vedere. 
Siamo immersi nel suo mistero e nella sua bellezza, e oltre la collina ci sono territori ancora inesplorati. L'incertezza in cui siamo immersi, la nostra precarietà, sospesa sull'abisso dell'immensità di ciò che non sappiamo, non rende la vita insensata: la rende preziosa. [...]"

Cercare di esplorare l'Universo circostante utilizzando gli occhi di chi sa di poter/dover rimettere continuamente in discussione gli esiti di risultati reputati (magari per moltissimo tempo) importanti.
Il fulcro della scienza consiste, non a caso, nella necessità di poter rimettere sotto la lente dello spirito critico umano infiniti elementi per nulla assoggettabili ad assenza di consapevolezza:

"[...] La scienza nasce da questo atto di umiltà: non fidarsi ciecamente delle proprie intuizioni.
Non fidarsi di quello che icono tutti. Non fidarsi della conoscenza accumulata dei nostri padri e dei nostri nonni. Non impariamo nulla, se pensiamo di sapere già l'essenziale, se pensiamo che l'essenziale sia già scritto in un libro o custodito dagli anziani della tribù. [...]
Qualche volta si rimprovera alla scienza di pretendere di spiegare tutto, di saper rispondere a tutte le domande. [...] La realtà è il contrario [...]: fare scienza significa significa scontrarsi quotidianamente con i propri limiti, con le innumerevoli cose che non si sanno e non si riesce a fare. Altro che pretesa di spiegare tutto! [...] Uno scienziato è qualcuno che vive sul bordo del sapere, a stretto contatto con i propri innumerevoli limiti e con i limiti della conoscenza. 
Se non siamo sicuri di nulla, come possiamo fare affidamento su quello che ci racconta la scienza?
La risposta è semplice: non è che la scienza sia affidabile perché ci dà risposte certe.
E' affidabile perché ci fornisce le risposte migliori che abbiamo al momento presente. 
Le migliori risposte trovate finora. La scienza rispecchia il meglio che sappiamo sui problemi che affronta. E' proprio la sua apertura all'apprendere, al rimettere in discussione il sapere, a garantirci che le risposte che offre sono le migliori disponibili: se si trovano risposte migliori, queste  nuove risposte diventano la scienza. [...] Le risposte della scienza [...] non sono affidabili perché sono definitive. Sono affidabili perché sono le migliori disponibili al momento. 
E sono le migliori che abbiamo proprio perché non le consideriamo definitive, per cui siamo sempre aperti a migliorarle. E' la  consapevolezza della nostra ignoranza che dà alla scienza la sua straordinaria affidabilità. Ed è di affidabilità che noi abbiamo bisogno, non di certezze. 
Perché di vere certezze non ne abbiamo e non ne avremo mai, a meno di accettare di credere a occhi chiusi a una cosa qualunque. Le risposte più affidabili sono le risposte scientifiche perché la scienza è la ricerca delle risposte più affidabili, non delle risposte certe. [...]
La natura del pensiero scientifico è critica, ribelle, insofferente di ogni concezione a priori, a ogni riverenza, a ogni verità intoccabile. La ricerca della conoscenza non si nutre di certezza: si nutre di una radicale mancanza di certezze. [...]"

E' proprio in questa tanto immensa quanto "radicale mancanza di certezze" che affondano le radici di una realtà tanto sostanziale quanto potenzialmente differente da come appare.
Quante esistenze potrebbero servire per cercare di spiegarla? Senza magari riuscirci, si intenda bene.



mercoledì 6 maggio 2015

BUCHI NERI: FRA SCIENZA, FISICA TEORICA, MERAVIGLIA E SCOPERTA...

"[...] I buchi neri sono oggetti che popolano numerosi il nostro Universo.
Sono regioni in cui lo spazio è così fortemente curvato da sprofondare su se stesso e in cui il tempo rallenta fino ad arrestarsi. Si formano [...] quando una stella ha bruciato tutto l'idrogeno di cui è costituita e crolla sotto il proprio peso. 
Spesso la stella collassata faceva parte di una coppia di stelle vicine, e allora il buco nero e la compagnia superstite ruotano l'uno intorno all'altra e il buco nero succhia in continuazione materia dall'altra stella [...]. Gli astronomi hanno trovato molti buchi neri di taglia [...] simile alle stelle come il nostro Sole. Ma anche buchi neri giganteschi. Uno di questi sta al centro di quasi tutte le galassie, compresa la nostra. [...] Ha una massa un milione di volte quella del nostro Sole. 
Ci sono stelle che gli orbitano intorno, come i pianeti orbitano intorno al nostro Sole. 
Ogni tanto una stella si avvicina troppo a questo mostruoso gigante, viene disgregata dalla forza gravitazionale e viene deglutita dal ciclopico buco nero come un pesciolino inghiottito da un pescecane. Immaginate un mostro grande un milione di Soli che inghiottisca in un attimo il nostro Sole e i suoi pianetini... [...]
Quello che entra nel buco nero non esce più. Neppure la luce ne esce. 
La superficie di un buco nero è come un presente che si sia rinchiuso in una sfera: al di là della sfera è un futuro, e dal futuro non si torna indietro. 
Capire che cosa sia un buco nero non è difficile. Basta ricordare che esiste una velocità massima, la velocità della luce, che nessun oggetto può superare. [...]
Quanto più un pianeta, o una stella, è massiccio e compresso, tanto più alta è la velocità di fuga. 
Una stella può essere così massiccia  e così compressa che la velocità di fuga diventerà maggiore della velocità della luce. Neppure la luce ha abbastanza velocità per sfuggire all'attrazione gravitazionale. Un raggio di luce che parta verso l'alto finisce per ricadere all'indietro, dopo aver raggiunto un'altezza massima. E poiché la velocità della luce è una velocità massima e niente può superare la luce, ne segue che qualunque oggetto ricade all'indietro, e nulla può sfuggire: nulla può uscire da questa altezza massima. Questo è un buco nero: visto da fuori, è come una sfera nella quale si possa solo entrare, ma dalla quale non si può uscire. 
Un razzo potrebbe mantenersi a una breve distanza fissa da questa sfera massima, chiamata orizzonte del buco nero. Ma per farlo dovrebbe mantenere i motori molto su di giri, così da resistere alla forza di attrazione gravitazionale del buco. 
La forte gravità in cui si verrebbe a trovare farebbe sì che, per qualcuno che fosse all'interno del razzo, il tempo rallenterebbe moltissimo. Dopo un'ora vicino all'orizzonte, il razzo potrebbe allontanarsi e quel qualcuno potrebbe scoprire che, fuori, sono nel frattempo passati secoli. 
Più vicino si tiene il razzo all'orizzonte, più per lui il tempo rallenta; più il tempo esterno corre rapido per lui. (Viaggiare nel passato è difficile, ma viaggiare nel futuro, in linea di principio, è facile: basta avvicinarsi con un'astronave a un buco nero, restare nelle sue vicinanze per un po' e poi allontanarsi di nuovo. Fuori possono essere passati millenni.)
Sull'orizzonte stesso il tempo si ferma: se ci avviciniamo a esso e ce ne allontaniamo dopo pochi (nostri) minuti, nel resto dell'Universo possono essere passati milioni di anni.
La cosa davvero sorprendente è che le proprietà di questi strani oggetti osservati comunemente sono state previste dalla teoria di Einstein, prima di essere effettivamente osservate. 
Oggi gli astronomi studiano questi oggetti nel cielo, ma solo fino a pochi anni fa i buchi neri erano una strana conseguenza della teoria, cui non molti davano credito. [...]"

Fonte: Il calore dei buchi neri, La realtà non è come ci appare - La struttura elementare delle cose, C.Rovelli, Raffaello Cortina Editore

Fonte immagine: corriere.it

martedì 5 maggio 2015

COSI' PARLARONO DEI NUMERI, FRA MATEMATICA E STORIA...

"[...] Puoi portarmi un uomo che non sappia contare con le dita? [...]"
(Libro dei morti egiziano, cit.)

"[...] Tutto è numero. [...]"
(Pitagora, att.)

"[...] Senza numeri, non si può né pensare, né conoscere. [...]"
(Filolao, Frammenti, cit.)

"[...] I numeri non servono solo ai mercanti per comprare e vendere, ma anche all'anima per arricchirsi. [...]"
(Platone, Repubblica, cit.)

"[...] Tu hai disposto tutto con lunghezze, numeri e pesi. [...]"
(Libro della Sapienza, cit)

"[...] Dio ama i numeri dispari. [...]"
(Virgilio, Bucoliche, cit.)

"[...] Per qualunque numero si possono trovare molti motivi di lode e di ammirazione. [...]"
(Plutarco, L'E di Delfi, cit.)

"[...] Togli i numeri alle cose, e tutte periranno. [...]"
(Agostino, Il libero arbitrio, cit.)

"[...] Dovunque c'è numero, c'è bellezza. [...]"
(Proclo, Commento a Euclide, cit.)

"[...] La musica è una disciplina che parla di numeri. [...]"
(Cassiodoro, Istituzioni, cit.)

"[...] I numeri sono tanto rari quanto gli uomini perfetti. [...]"
(René Descartes, Lettera a Marin Mersenne, cit.)

"[...] La musica è un esercizio inconscio di aritmetica da parte della mente che non sa di contare. [...]"
(Gottfried Leibniz, Lettera a Christian Goldbach, cit.)

"[...] I numeri sono le vocali della matematica. [...]"
(Novalis, Pensieri fuggitivi, cit.)

"[...] Dio ha creato i numeri interi. Il resto è opera dell'uomo. [...]"
(Leopold Kronecker, Lezione ai naturalisti di Berlino, cit.)

"[...] E' possibile che l'insinuazione dell'eterno sia la vera causa di quel piacere speciale che ci procurano le enumerazioni. [...]"
(Jorge Luis Borges, Storia dell'eternità, cit.)

"[...] Che cos'è il numero, che l'uomo può capire? E che cos'è l'uomo, che può capire il numero? [...]"
(Warren McCulloch, In memoria di Alfred Korzybski, cit.)

"[...] Non tutto ciò che conta si può contare. E non tutto ciò che si può contare conta. [...]"
(William Cameron, Sociologia informale, cit.)

"[...] Il mio numero preferito è 'un sacco'. [...]"
(Woody Allen, Manhattan, cit.)

"[...] Tutti i numeri sono notevoli, ma pochi sono stati notati. [...]"
(Francois Le Lionnais, I numeri notevoli, cit.)

"[...] Qui, dietro i muri, gli dèi giocano: giocano con i numeri, con i quali è fatto l'Universo. [...]"
(Le Corbusier a Sainte-Marie de la Tourette, att.)

Fonte: Così parlarono dei numeri, Il museo dei numeri, P.Odifreddi, Rizzoli Editore

Fonte immagine: wikipedia

sabato 2 maggio 2015

A PROPOSITO DI GIGANTI IN MUSICA...


"[...] You get a shiver in the dark/ 
It's been raining in the park but meantime/ 
South of the river you stop and you hold everything/ 
A band is blowing Dixie double four time/ 
You feel all right when you hear that music ring/ 
You step inside but you don't see too many faces/ 
Coming in out of the rain to hear the jazz go down / 
Too much competition too many other places [...]"

FRA ANNI E MUSICA, CERCANDO UN PASSAGGIO


"[...] I nostri anni sono pillole per il raffreddore/ 
sono i segni sulla pelle di chi ha perso l’onore/ 
un susseguirsi di facce nate col bianco e nero / 
che rimangono le stesse anche in multicolore 
sono/ le fotografie di chi ha visto la guerra/ 
la forza di un Paese che si alza da terra/ 
una musica muta composta da un’orchestra / 
una stanza chiusa a chiave senza neanche una finestra/ 
sono tanti i bambini che cercano la mano/ 
una mente predisposta per andare lontano/ 
la voglia di cambiare che non trova la pace/ 
un mare in una diga,un uomo messo in croce/ 
sono i giorni dove il popolo non alza la voce [...]"

venerdì 1 maggio 2015

"MISSIONE INCOMPIUTA", FRA (TENTATIVI DI) POLITICA E (RISCHIO DI) CRITICA...

Quanti sono stati i momenti della politica italiana che non si sono conclusi come avrebbero dovuto o potuto? Quali e quanti sono stati i volti dei personaggi che hanno contribuito, nel bene o nel male delle cronache, a definire queste fasi storiche (appunto) non terminate?
Entro quali 'cardini' si sarebbero potuti realizzare o consolidare cambiamenti finalizzati al rendere magari meno pesanti gli attuali problemi che allo stato attuale falcidiano società, economia e credibilità istituzionale? Cosa si potrebbe invece scrivere a proposito di altr(ettant)e mosse rivelatesi a priori sbagliate od inadeguate per la complessità della società italiana contemporanea?
E' possibile rispondere a queste domande esponendo critiche o dati (s)favorevoli documentandosi, agendo 'sul pezzo' ed addentrandosi nei dettagli, sforzando di intraprendere un'interlocuzione costruttive per contribuire a migliorare la visione del presente e delle sue stesse dinamiche fondanti.
E' parimenti lecito contestare i protagonisti dell'Italia che fu, accusandoli eventualmente (e non troppo remotamente?) di non aver saputo guidare e/o definire nella giusta maniera le trasformazioni che hanno devastato e radicalizzato la società italiana.
Un esempio di queste visioni diametralmente opposte l'una all'altra può essere sintetizzato nell'opera "Missione incompiuta", libro-intervista a Romano Prodi scritto dal giornalista Marco Damilano ed edito da Laterza.
Parimenti a questa visione, infatti, risulta essenziale adoperarsi per contestualizzare il colloquio con una persona che, a prescindere dalle visioni politiche riguardo al proprio operato, ha cercato di interpretare e farsi portavoce di una ben precisa fase di politica e società italiane.
Il contesto stabilito dai 'confini' del libro risulta essere, su questi confini, fin troppo chiaro:

"[...] 'Ci sono momenti in cui l'Italia ha bisogno di un'auto-illusione ed è disposta a non guardare dentro a se stessa pur di continuare a illudersi. Attraversiamo spesso questi momenti nella nostra storia nazionale [...]' Romano Prodi racconta le stagioni vissute da protagonista. 
Il ritratto di un Paese ricco di potenzialità, ma sempre tentato di fuggire dalle sue responsabilità, anche nelle classi dirigenti. E' stata la 'strada scomoda' il cuore dell'Ulivo, il tentativo più ambizioso di dare forza al riformismo italiano, un'azione di Governo, una visione complessiva, un popolo.
Il seme della democrazia dei cittadini, perché per Prodi la crisi potrà essere superata solo con il pieno coinvolgimento della società. Una missione incompiuta, anzi, in attesa di compimento. [...]"

Il dualismo fra missione incompiuta ed obiettivo di Governo (& cambiamento?) ancora in attesa di compimento è una vicenda che deve ancora strutturarsi per risolversi, una situazione che può sperare davvero di coagularsi ancora in qualcosa di nuovo e rinnovato?
La visione legata a questo punto risulta essere alquanto complessa ed intricata da dirimere:

"[...] l'Ulivo, e poi il Partito democratico, non sono riusciti a diventare quella forza di sinistra rispettosa del pluralismo, delle diversità e al tempo stesso capace di governare. 
Si sono lacerati nella guerra civile tra i capi e infine dissolti, in occasione della mancata elezione di Prodi al Quirinale nell'aprile 2013. Il ventennio del centrosinistra si apre e si chiude nel nome del Professore. Dopo quel suicidio politico comincia un'altra storia.
E oggi il Partito Democratico è al Governo del Paese, con un'altra leadership, quella di Matteo Renzi, e forse con un altro progetto: il Partito della Nazione. [...]
E' questa, da decenni, la grande questione democratica dell'Italia e ora di molte società europee, che non può essere superata soltanto dalle leadership fortemente personalizzate, ma dalla partecipazione e dal pieno coinvolgimento di tutti nei processi della decisione. [...]"

Quali idee poter maturare da un percorso-intervista fatto con uno dei leader tanto caratteristici quanto contestati della passata fase politica? Quanti sono i passi sbagliati che certi volti hanno fatto compiere al Paese e che, a posteriori, sono stati tanto sbagliati ed inadeguati per le moltitudini (dis?)informate?
Il senso di una missione incompiuta si è esaurito o è ancora potenzialmente esercitabile senza dover per forza sfociare nella realizzazione del cosiddetto Partito della Nazione?
Quali rischi potrebbero esserci qualora si cercasse di realizzare una sorta di schieramento unico capace di farsi portavoce delle istanze collettive?

"[...] E' una contraddizione in termini. Nelle democrazie mature non vi può essere un Partito della Nazione. Non lo era nemmeno la Dc quando, soprattutto in conseguenza della Guerra Fredda, poteva governare da sola. La Dc di De Gasperi rimase strettamente alleata ai partiti laici nonostante, nei confronti di questi, vi fossero sostanziali elementi di dissenso. 
E anche nei confronti del Pci di De Gasperi adottava la strategia di un 'anticomunismo democratico', con il quale il Partito Comunista veniva spinto a un dialogo [...] rivolto alla condivisione dei principi fondamentali della Costituzione. Anche se non era possibile un'alternanza di Governo, vi era un'aperta e riconosciuta dialettica politica. [...] il Partito della Nazione non esiste nei sistemi democratici. [...]"

Quali domani e discussioni, dunque, poter direzionare nei confronti dei responsabili (passati, presenti e futuri) di queste strutturali prese di posizione e di altr(ettant)i sostanziali cambiamenti?