martedì 26 settembre 2017

(CERCARE DI) STARE BENE, DI ATTIMO IN ATTIMO

"[...] Ho bisogno almeno di un motivo che mi faccia stare bene
sono stufo dei drammi in tele, delle lamentele, delle star in depre
del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto [...]
Soffiano venti caldi, siamo rimasti in venti calmi [...]
Ora che mi fido di te come di chi fa autostop in manette [...]
Con le mani sporche fai le macchie nere
vola sulle scope come fan le streghe
devi fare ciò che ti fa stare bene [...] 
Ho bisogno almeno di un motivo che mi tiri su il morale
prima che la rabbia mi strozzi mentre premo sul collare
pare che il brutto male nasca spontaneo da un conflitto irrisolto
vadano a dirlo a chi ha raccolto l'uranio dal conflitto in Kosovo.
Chi se ne sbatte
di diete famose, di strisce nel cielo e di banche [...]
Sono tutti in gara e rallento fino a stare fuori dal tempo
superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene. [...]"
(Ti fa stare bene, Caparezza, cit.)


sabato 23 settembre 2017

NON INSEGNARE AI BAMBINI, FRA MUSICA E TRADUZIONE DI REALTA'...


"[...] Non insegnate ai bambini 
non insegnate la vostra morale 
è così stanca e malata 
potrebbe far male 
forse una grave imprudenza 
è lasciarli in balia di una falsa coscienza. [...]
se proprio volete 
raccontategli il sogno di 
un'antica speranza. [...]"

giovedì 21 settembre 2017

"LA MEDIOCRAZIA", CERCANDO PUNTI DI MIGLIORAMENTO PER GLI ESSERI UMANI

Quale potrebbe essere l'approccio involutivo a cui questa Terra potrebbe andare incontro nei prossimi anni? Se il mondo non procede per il verso corretto le colpe appartengono (esclusivamente) agli esseri umani, fautori da sempre della larg(hissim)a parte delle sorti dell'intero pianeta.
Qualora la politica e le Istituzioni non diano un contributo positivo e propositivo alla collettività mai si dovrebbe dimenticare che - nei fatti - le stesse sono figlie delle scelte umane e dei meccanismi di rappresentazione su varie "scale".
Condizioni simili sono forzatamente costrette a viverle realtà quali ambiente, società, realtà produttive solo per citarne alcune.
Dove potrebbero nascondersi le minime "componenti" che rendono negative tutte queste strutture?
Quali e quante saranno le persone (ir)responsabili che potrebbero finire per far degenerare l'intero pianeta Terra? Rispondere a queste domande rischia di essere impresa titanica, proprio per la stragrande varietà di questioni attribuibili a queste potenziali discussioni.
Spunti interessanti e potenzialmente dirompenti potrebbero provenire dalla lettura del libro "La mediocrazia", scritto da Alain Deneault e pubblicato da Neri Pozza - I Colibrì.
Lo scopo dell'opera viene definita sin dalla copertina dello stesso:

"[...] 'Non c'è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di paragonabile all'incendio del Reichstag, e l'incrociatore Aurora non ha ancora sparato un solo colpo di cannone. Eppure di fatto l'assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere.' 
Così questo libro annuncia l'oggetto delle sue pagine: la presa del potere dei mediocri e l'instaurazione globale del loro regime, la mediocrazia, in ogni ambito della vita umana. 
La trattazione che ne segue è una sorta di genealogia di questo evento che [...] tocca campi differenti - dalla politica [...] all'economia, al sistema dell'educazione, alla stessa vita sociale - offrendo differenti modulazioni di questa forma di potere. 
Tuttavia, per Deneault, l'avvento della mediocrazia è impensabile senza l'avvento dell'industrializzazione del lavoro - sia manuale che intellettuale - e, in particolare, della sua espressione ultima, [...] quella religione d'impresa che pretende, nella nostra epoca, di 'unificare tutto' sotto la sua egida. 
Oggi il termine 'mediocrazia' designa standard professionali, protocolli di ricerca, processi di verifica attraverso i quali la religione d'impresa organizza il suo culto, quell'ordine grazie al quale 'i mestieri cedono il posto a una serie di funzioni, le pratiche a precise tecniche, la competenza all'esecuzione pura e semplice.' 
E' il risultato di un lungo percorso che è cominciato quando il lavoro è diventato 'forza-lavoro' [...] Il risultato è che oggi, nela società delle funzioni 'tecniche' [...] per lavorare 'bisogna saper far funzionare un determinato software, riempire un modulo senza storcere il naso, fare propria con naturalezza l'espressione 'alti standard di qualità nella governance di società nel rispetto dei valori di eccellenza' e salutare oppotunamente le persone giuste. Non serve altro. 
Non va fatto nient'altro'. E per affacciarsi alla vita pubblica in ogni sua forma [...] non occorre altro che occupare 'il punto di mezzo, il centro, il momento medio elevato a programma' e abbracciare nozioni feticcio quali 'provvedimenti equilibrati', 'giusto centro' o 'compromesso'. 
Insomma, essere perfettamente, impeccabilmente mediocri. [...]"

Ridefinire le questioni precedentemente poste sotto una più impostata luce votata a mostrare i rilievi di quanti sono mediocri può essere  - forse - la chiave per cercare di interpretare differentemente quanto ci circonda per provare a cambiarlo in maniera strutturale.
Per individuare chi sia mediocre e cosa sia la mediocrità occorre partire - in incipit ma non solo - da un'analisi strutturale dei tratti maggiormente caratteristici di questo 'male' tanto oscurante quanto poco riconosciuto dalla collettività:

"[...] Mediocrità è un sostantivo che indica una posizione intermedia tra superiore e inferiore, ovvero suggerisce uno stare nel mezzo, una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all'incolore, e la mediocrazia è di conseguenza tale stato medio innalzato al rango di autorità...In tale regime, definirsi libero sarà solo un modo di manifestarne l'efficacia. [...]"

Le qualità di quanti possono definirsi davvero liberi da certi stereotipi collettivi dove potrebbero essere ricercate? Quanto si dovrà migliorare ancora per uscire dalle condizioni di mediocrità precedentemente delineate e definite?
Il desolante e asfittico quadro si configura come strutturato all'insegna di possibili peggioramenti, qualora le forze specificamente tratteggiate precedentemente non dovessero affinare le proprie competenze e specificità.
Ribellione alle mediocrità o gestione perentoria delle mediocrazie verso vomitevoli ribassi?
Quali potrebbero essere gli ulteriori punti di crollo caratteristici di un sistema così tanto votato a forme tanto statiche quanto poco statistiche di peggioramento strutturale?
Seppur in forme anche poco condivisibili quali potrebbero essere le ragioni di una diagnosi tanto infausta quanto poco tendente al compromesso ed all'ipocrita?

"[...] Curiosità, coraggio, talento? No, per essere cooptati, nelle imprese come nelle organizzazioni e nei posti decisionali, vince il conformismo [...]"

Gli aspetti vincolati e vincolanti del conformismo potrebbero e potranno sempre più in futuro sembrare alquanto complessi da squilibrare e scardinare.
E' altrettanto vero che la non-azione potrebbe comportare un notevole peggioramento delle cose, in risposta ad uno stato di cose tanto precario quanto palesemente inadatto e deficitario.
L'equilibrio delle quotidiane vicende consegnate alla collettività costituirà sempre tributo agli errori compiuti da un'infinita marea di singole individualità.
Leggerne per confutarne, leggerne per risponderne o per documentarsi riguardo a forme di mediocrità estese a molti settori e - pertanto - non più circoscrivibili con efficacia e convinzione:

  • Commercio; 
  • Finanza; 
  • Cultura;
  • Civiltà; 
  • Società;
  • Politica.
Tutto sembra essere al tempo stesso avvolto e coinvolto in un collettivo disinteresse.
Quali ricette per confutare e/o per ribaltare questa devastante diagnosi? 


martedì 19 settembre 2017

FRA POTERI E MEDIOCRI, CERCANDO UN PUNTO DI (NON) RITORNO

"[...] Mettete da parte i testi difficili, basteranno i libri contabili. Non siate né fieri né faceti, e nemmeno a vostro agio: rischierete di apparire arroganti. Mitigate la passione, il fervore, perché potrebbe spaventare. Soprattutto, non fatevi venire nessuna 'buona idea': il tritadocumenti ne è già pieno. E poi, quello sguardo penetrante, che intimidisce, smorzatelo, diluitelo, e rilassate le labbra contratte; bisogna essere flessibili e anche mostrarsi tali, e poi parlare di sé riducendo il pronome io a poca cosa - dovete essere pronti per trovare un impiego. I tempi sono cambiati. [...]
Eppure di fatto l'assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere. La principale competenza di un mediocre? Riconoscere un altro mediocre. 
Insieme organizzeranno scambi di favori per rendere potente un clan destinato a crescere, perché i mediocri fanno presto ad attirare i loro simili. 
L'importante non è tanto evitare la stupidità, quanto agghindarla con i simboli e i simulacri del potere. 'Se la stupidità non somigliasse così tanto al progresso, al talento, alla speranza o al miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido', osservava Robert Musil. 
Si tratta di essere soddisfatti di nascondere le proprie carenze attraverso un comportamento normale, di vantarsi di essere pragmatici e non stancarsi mai di progredire in tal senso, perché la mediocrazia non sopporta né i cialtroni né gli incompetenti. 
Bisogna saper far funzionare un determinato software, riempire un modulo senza storcere il naso, fare propria con naturalezza l'espressione 'alti standard di qualità nella governance di società nel rispetto dei valori di eccellenza' e salutare opportunamente le persone giuste. 
Non serve altro, non va fatto nient'altro. Mediocrità è un sostantivo che [...] suggerisce uno 'stare nel mezzo', una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all'incolore [...]. In tale regime, definirsi libero sarà solo un modo di manifestarne l'efficacia. [...]"
Fonte: Introduzione, La Mediocrazia, A. Deneault, Neri Pozza - I colibrì



giovedì 14 settembre 2017

FRA SEMINA E CIELI SPENTI, INSEGUENDO(SI) ASSIEME A SPERANZE

"[...] Ci sono giorni in cui mi sveglio spento 
e tutto sommato provo a starci dentro 
nella mia stanza aspetto il mio momento. 
Sono qui, aspetterò [...] 
Quando la vita sembra un treno lento 
penso agli amici fuori e muoio dentro. 
La mia generazione senza vento 
Sono qui, aspetterò [...] 
finchè arriverà il mio momento 
stammi accanto [...]
Quando sei condannato al pentimento 
stanco di sentir dire 'non ho tempo'
come in un sole in cui sentire freddo [...]"
(Sole spento, Timoria, cit.)

Il Seminatore, V. Van Gogh

lunedì 11 settembre 2017

"IMPRESSIONI DI SETTEMBRE", FRA MUSICA ED EQUILIBRIO...ARTISTICO


"[...] Dorme ancora la campagna [...]
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odore della terra odor di grano,
sale adagio verso me.
E la vita nel mio petto batte piano,
Respira la nebbia, penso a te. [...]
Sembra quasi un mare l'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda. [...]
Respiro la nebbia, penso a te. [...] 
Cosa sono adesso non lo so
Sono [...] un uomo in cerca di se stesso. [...]
Sono solo, solo il suono del mio passo. [...]
Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già:
Il giorno come sempre sarà. [...]"

venerdì 8 settembre 2017

FRA VALIGIA, SPETTACOLI ED ARRIVI...



"[...] Eccomi qua
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa
la mia faccia nei vostri occhi.
E quanta gente ci sta
e se stasera si alza una lira
per questa voce che dovrebbe arrivare
Fino all'ultima fila
oltre al buio che c'è.
E al silenzio che lentamente si fa
E alla luce che taglia il mio viso. [...]"

martedì 5 settembre 2017

DI MURO IN MURO, GIORNO PER GIORNO...VERITA' DOPO VERITA'


"[...] Per niente facili uomini così poco allineati li puoi
chiamare ai numeri di ieri se nella notte non li avranno cambiati.
Per niente facili uomini sempre allineati li puoi
pensare nelle strade di ieri se non saranno rientrati. [...]
Sarà la musica che gira intorno quella che non ha futuro.
Sarà la musica che gira intorno saremo noi che abbiamo
nella testa un maledetto muro. [...]
Sarà che l'anima della gente non ha imparato a dire ancora un solo sì.
Sarà la musica che gira intorno quella che non ha futuro,
sarà la musica che gira intorno saremo noi che abbiamo
nella testa un maledetto muro. [...]"

domenica 3 settembre 2017

"VENTI LEZIONI", PROVANDO A SALVARE DEMOCRAZIA E POLITICA

Il riscrivere le regole di una società dovrebbe essere una missione da compiere andando ad incidere fra le radici che la hanno strutturata e forgiata, articolando cambiamenti anche profondi che possano (contribuire a) far generare una rivoluzione culturale.
L'imperativo d'esecuzione dovrebbe consistere nell'articolare - partendo da una serie di principi - solide convinzioni per (cercare di) ridefinire convenzioni a cui "appoggiare" buona parte degli equilibri futuri per un mondo complesso quale è quello contemporaneo.
L'opportunità di impostare o rinnovare punti di stabilità in una società dovrebbe passare attraverso la specificità di qualificare alcune regole nelle quali sia possibile identificarsi, in maniera tale da poter contribuire al miglioramento delle consapevolezze collettive.
Su questo piano - tremendamente inclinato, visti i tempi - si inserisce l'opera "Venti lezioni - Per salvare la democrazia dalle malattie della politica", scritto da Timothy Snyder e pubblicato da Rizzoli Editore. L'equilibrio racchiuso nelle pagine concorre a qualificarsi in maniera tale da poter (auspicare di) fornire un contributo di sostanza al cambiamento nei confronti di cittadini e singoli esseri umani.
Dovrebbero infatti essere solo le moltitudini a poter cambiare - in profondità - le cose per strutturare un miglioramento nei confronti della collettività:

"[...] Tutti i cittadini abituati da secoli alla democrazia possono facilmente cedere alla tentazione di considerarsi per sempre al riparo dai totalitarismi che hanno insanguinato il Novecento. 
Per Timothy Snyder [...] questo è un 'riflesso sbagliato'. Oggi non siamo 'più saggi degli Europei che nel XX secolo videro la democrazia cedere a fascismo, nazismo o comunismo. 
Uno dei nostri vantaggi è di poter imparare dalla loro esperienza.' 
Per questo, Snyder trae venti lezioni dalla storia del Novecento, venti esortazioni per evitare di ripetere oggi [...] gli errori di un'epoca tragica. 
C'è una parola che ritorna in questo libro, una parola che ha echi classici e illuministi e mantiene intatto il senso di minaccia che l'accompagna: tirannia. 
La storia insegna che la tirannia più insidiosa non è quella che s'impone con la violenza, per mezzo di un repentino colpo di Stato, ma quella che acquista potere attraverso una serie di cedimenti progressivi da parte dei cittadini. 
Per questo, se c'è una cosa che ci insegna, è proprio l'importanza di resistere: 
'Qualcuno dovrà farlo. Conformarsi è facile. 
Fare o dire qualcosa di diverso può sembrare strano, ma senza quella sensazione di disagio non c'è libertà.' [...]"

Su questo fronte e su queste sensazioni di potenziale disagio vengono quindi a trovarsi e ridefinirsi potenziali pilastri attorno a cui (ri)costruire un senso di comunità, consapevolezza e progresso al fine di non ripetere eterni ritorni e - parimenti - anche altrettanto potenziali errori eterni.
Da questo punto in poi sono specifici i concetti chiave che vengono a muoversi in difesa di queste 'lezioni', al fine di ricostruire nuove opportunità e rinnovati obiettivi per un'umanità maggiormente sensibilizzata nei confronti degli equilibri democratici:

  1. Non obbedite in anticipo;
  2. Difendete tutte le Istituzioni;
  3. Ostacolate i regimi monopartitici;
  4. Prendetevi la responsabilità dell'aspetto del mondo;
  5. Tenete viva l'etica professionale; 
  6. Fate attenzione ai gruppi paramilitari;
  7. Siate prudenti se, per lavoro, portate armi;
  8. Resistete; 
  9. Siate rispettosi della lingua;
  10. Credete nella verità; 
  11. Investigate; 
  12. Guardate le persone negli occhi e parlate con loro;
  13. Fate politica col vostro corpo;
  14. Difendete la vostra vita privata; 
  15. Fate regolarmente beneficenza;
  16. Imparate da persone di altre nazioni;
  17. Rizzate le orecchie; 
  18. State calmi quando accade l'impensabile;
  19. Siate buoni patrioti;
  20. Imparate a essere più coraggiosi che potete. 
Dietro ognuno di questi capitoli si nascondono regole e paradigmi da riabilitare per (cercare di) configurare rinnovati anticorpi per l'essere umano e per le sue storie d'esperienza sull'astronave Terra. Leggerne per capirne, confutarne e/o per ricercare ulteriori punti di vista rispetto a quelli delineati dallo stesso autore. 

"[...] La storia non si ripete, ma insegna. [...]"
(Prologo, Venti lezioni, cit.)


sabato 2 settembre 2017

SGUARDI SU BOLOGNA, FRA PASSATO E FUTURO

"[...] Certo, la città attraversata da mille sguardi e tradotta in mille messaggi visuali non è più una città in posa, una città-testo che qualcuno scrive e altri leggono. 
Bologna, nelle fotografie da tasca, è semplicemente il luogo materiale su cui si stende una rete immateriale di rapporti umani - e questo è sempre stato vero, però oggi, in quella rete, entrano anche le immagini, nuove parole, nuovi gesti della comunità.
Facciamone buon uso. [...]"
(Bologna fotografata - Tre secoli di sguardi, cit.)

Bologna racchiusa nelle sue mura, Wikipedia