Mediante quali 'corde' un giornalista sportivo può raccontare, negli anni e nei decenni, l'evolversi di una città non solo da un punto di vista sportivo? Quali esperienze è necessario vivere, sopportare e subire per potersi veramente definire come 'parte portante' di una città?
Le risposte possono essere estremamente complesse, specialmente se la città è di importanza notevole quale è Bologna. Per ogni giorno dovrebbe esserci un episodio, per ogni settimana una serie di storie da raccontare...limitate non solo allo sport, altrimenti è molto difficile diventare un'Istituzione di una città complessa quale è quella del capoluogo emiliano-romagnolo.
Su questi concetti di fondo si muove "Un giornalista da marciapiede", ultimo libro del giornalista bolognese Gianfranco Civolani edito da Minerva. L'obiettivo del testo è chiaro sin dal titolo ed - anche - dalle frasi richiamate in copertina:
"[...] Una città ricca di luoghi e storie incredibili, di personaggi e aneddoti.
Gianfranco Civolani in questa sua ventesima opera letteraria si veste da Cicerone, ci prende sottobraccio e ci porta a spasso nel tempo con originalità e classe: da Via Aglebert a Via della Zecca, passando per Via Petrarca e Via San Felice; angoli di Bologna che si incontrano con uomini e donne che hanno scritto pagine e pagine della storia cittadina.
I Mondiali del 1958 visti da Zanarini e il PalaDozza, la Zelinda e Arduino in Via Nosadella, Via Zamboni e l'Università, le ragazze della Libertas e i virgulti rossoblù, la Virtus e la Fortitudo, i politici e gli artisti passati sotto le Due Torri, Franco Janich in Via Bambaglioli e la sezione socialista in Via dei Coltellini...
Ma il Civ riserva anche diverse pagine e grandi ricordi a molte città del mondo che per il suo lavoro da giornalista ha frequentato. Un album dei ricordi o una guida?
Forse entrambi, o forse, più semplicemente, quello del Civ è un atto d'amore verso la sua Bologna contro il Resto del Mondo. [...]"
Descrivere una città, consapevole dei suoi difetti e delle sue possibilità - molte delle quali espresse non appieno ed al meglio nel corso dell'incedere della Storia.
Sono tante le vie ed i ricordi che si dipanano nel corso della 'trama' e dei racconti storici: Viale Aldini, Via Altabella, Via Augusto Righi, Piazza Azzarita, Via Azzogardino, Viale Carnacini, Porta Castiglione, Via Centrotrecento, Via Dante, Via Emilio Lepido, Via Fondazza, Piazza Galvani, Via Garibaldi, Via Indipendenza, Via Lame, Piazza della Mercanzia, Via Oberdan, Via Montegrappa, Via Nosadella, Viale Panzacchi, Viale Pietramellara, Vicolo Ranocchi, Via Rizzoli, Via San Felice, Via San Mamolo, Via Stalingrado, Viale Togliatti, Via Ugo Bassi, Via Zamboni, Via della Zecca e tante altre località di una città tanto ambiziosa quanto a dimensione d'uomo.
In ogni via, incrocio, piazza o viale citato un ricordo personale o collettivo - scritto a 'quattro mani' sia dal giornalista che dall'uomo Civolani - con molti dei suoi pregi, limiti e contraddizioni.
Leggerne per saperne di più, per esplorare una città tanto (il)limitata fra le pagine di un libro:
"[...] Improvvisamente mi è venuta un'idea.
Se la città di Bologna conta centro o trecento strade, perché non potrei e dovrei raccontare cosa accadde di importante e rilevante in un centinaio di esse e perché non ricordare e raccontare cosa ci facevo lì io giovane e meno giovane? Ma allora ecco che l'idea ha preso corpo, e i personaggi elencati e citati sono una marea ed ecco che per sovrappiù ho aggiunto poi strade nel e del mondo, la Quinta Strada a Manhattan e la Gorki a Mosca e ancora Barcellona, Parigi, Mendoza e quant'altro. [...]"



