venerdì 29 marzo 2013

sabato 23 marzo 2013

FRA LIBRI E STORIA: PUO' LA LETTERATURA TESTIMONIARE EMOZIONI?


Quale è stato, fino ad oggi, il flusso delle emozioni umane contenuto e trasposto nei libri? 
Quante emozioni, opinioni, timori, speranze, dubbi ed esistenze sono state riportate dalle menti di scrittori in volumi ed opere letterarie?
Questo libero "fluire" di contenuti ha subito deviazioni, influenze ed evoluzioni nel corso della Storia: esistono nelle produzioni letterarie sentimenti e parole marcate "a fuoco" per lettori di ogni tempo? 
Sono molte le citazioni e le affermazioni che, da letteratura e letterati, sembrano riecheggiare nell'infinito per assegnare un legame di forte testimonianza delle letterature nei confronti di tutto ciò che è stato: potrebbero letteratura ed opere essere per l'uomo ciò che fossili ed ossa sono state per i dinosauri?
Si potrebbero leggere, in un giorno forse non troppo lontano, segnali di un importante passaggio di una certa forma di "essere umano che fu" nei moltissimi testi letterari partoriti dalla creatività e dalla mente umana: 

"I libri sono l'umanità stampata." (B. Tuchman)

"I libri. Sono stati i miei grandi amici, perché non c'è di meglio che viaggiare con qualcuno che ha fatto già la stessa strada, che ti racconta com'era per paragonare, per sentire un odore che non c'è più, o che c'è ancora." (T. Terzani)

"Nei libri che ricordiamo c'è tutta la sostanza di quelli che abbiamo dimenticato." (E. Canetti)

"Un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi." (F. Kafka)

"[I libri] Li interrogo e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita fugge via. Chiedono solo un unico premio: avere un libero accesso in casa mia, vivere con me quando tanto pochi sono i veri amici." (F. Petrarca)

"Quanti di noi sarebbero naufraghi senza speranza in una notte atlantica, senza le voci che si levano e ci chiamano dai libri." (G. Ceronetti) 

Possono pertanto i libri essere contemporaneamente testimonianza piena di un passato, riassunto di speranze nel presente ed attesa di meravigliosi sogni per il futuro? 
Se fosse possibile riassumere tutto il contenuto delle parole fatte "fluire" nei libri nel corso della Storia, quali e quante tappe sarebbe possibile intravedere per l'umanità intera? 
Alla fine delle opinioni, forse, i libri sanno e dovrebbero essere semplicemente questo: testimonianza reale del passaggio di pensieri, parole umane e tensioni morali. 
Dal contenuto delle opere letterarie è possibile percepire qualche tratto dell'evoluzione morale che ha caratterizzato nei secoli l'essere umano? E' altresì lecito scorgere in essi una qualche forma di involuzione? 
Se ad ogni differente epoca storica sono stati associati sentimenti ed emozioni altrettanto differenti, quale potrebbe essere il "bilancio" delineato fino ad oggi da queste creazioni umane? 
A domande come queste ha cercato di rispondere un interessante studio riportato in rete e promosso dall'Università di Bristol: 

"[...] A scoprirlo è stata una approfondita analisi statistica sull'uso delle parole che veicolano stati emozionali, condotta su un'ampissima base di dati relativa ai libri pubblicati nel XX secolo, e illustrata in un articolo [...]"  

Durante tale analisi, infatti, gli addetti a tale ricerca "hanno sfruttato [...] Google, che contiene la digitalizzazione di oltre cinque milioni di libri, prendendo in considerazione quelli pubblicati in Gran Bretagna e negli Stati Uniti fra il 1900 e il 2000. [...]"

In mezzo ad oceani di parole è stato spontaneo cercare di inquadrare sin dall'inizio "filoni" di apposite parole-chiave: rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza e sorpresa. 
Quali sono stati i cambiamenti indotti dai fatti storici e consegnati alla memoria eterna dalle produzioni letterarie? 
L'interessante esperimento ha riprodotto periodi storici equivalenti a "periodi" letterari:

"[...] il primo risultato è stato l'emergere [...] di periodi in cui è molto più frequente l'uso di espressioni che indicano felicità e di altri in cui invece prevale la tristezza, periodi che corrispondono a grandi eventi storici. [...]"

La cronicità storica e le tensioni morali da lei indotte hanno finito per essere riportate, pertanto, all'interno delle stesse produzioni letterarie. Quale ha finito per essere, a grandi tratti, la seconda conseguenza di questo studio? 

"[...]Il secondo dato [...] è la diminuzione generale, sempre più netta e progressiva, dell'uso di parole relative a stati d'animo [...]"

Lo stato d'animo registrato come in aumento è stato, forse non a caso, quello etichettabile come "paura". Cosa non è indotto da una qualche forma di paura, in questi tempi contemporanei nei quali l'essere umano finisce per diventare "impaurito cronico"? 
Le produzioni letterarie sembrano aver svolto, soprattutto in questo senso, le importantissime funzioni di "certificatori" e "qualificatori" emozionali. 
Cosa sarebbe possibile scoprire allargando il campo degli studi ad un Paese come l'Italia, qualora fosse possibile farlo? Quali sarebbero le parole chiave tipiche di questi anni di crisi socio-economica-ambientale-[...] e di (apparentemente?) costante degrado civile e morale?
Fra tutte le possibili altre domande e le altr(ettant)e potenziali risposte, sarà possibile porre rimedio con una sola ed unica azione: 

"Se vogliamo capire un libro, un quadro o un pensiero, dobbiamo portare consciamente o inconsciamente dentro di noi tutti gli altri libri, quadri e pensieri della terra." (P.Citati)




Per saperne di più: 

"Come cambiano le emozioni nei libri del XX Secolo", LeScienze.it 

domenica 17 marzo 2013

FRAMMENTI DI LEGISLATURA: CITANDO PIERO GRASSO.....






"Care senatrici, cari senatori,
mi scuserete, ma voglio rivolgere questo mio primo discorso soprattutto a quei cittadini che stanno seguendo i lavori di quest’Aula con speranza e apprensione per il futuro del nostro Paese.

Il Paese mai come oggi ha bisogno di risposte rapide ed efficaci all’altezza della crisi economica e sociale, ma anche politica, che sta vivendo. Mai come ora la storia italiana si intreccia con quella europea e i destini sono comuni, mai come oggi il compito della politica è quello di restituire ai cittadini la coscienza di questa sfida.

Quando ieri sono entrato per la prima volta da Senatore in quest’Aula mi ha colpito l’affresco sul soffitto, che vi invito a guardare. Riporta quattro parole che sono state sempre di grande ispirazione per la mia vita e che spero lo saranno ogni giorno per ciascuno di noi nei lavori che andremo ad affrontare: Giustizia, Diritto, Fortezza e Concordia.

Quella concordia, e quella pace sociale, di cui il Paese ha ora disperatamente bisogno.
Domani è l’Anniversario dell’Unità d’Italia, quel 17 marzo di 152 anni fa in cui è cominciata la nostra Storia come comunità nazionale dopo un lungo e difficile cammino di unificazione. Nei 152 anni della nostra Storia, soprattutto nei momenti più difficili, abbiamo saputo unirci, superare le differenze, affermare con fermezza i nostri valori comuni e trovare insieme un sentiero condiviso. Il primo pensiero va sicuramente alla fase costituente della nostra Repubblica, quando uomini e donne di diversa cultura hanno saputo darci quella che è ancora oggi considerata una delle Carte Costituzionali più belle e moderne del mondo.
Lasciatemi in questo momento ricordare Teresa Mattei, che dell’Assemblea Costituente fu la più giovane donna eletta, che per tutta la vita è stata attiva per affermare e difendere i diritti delle donne, troppo spesso calpestati anche nel nostro Paese, e che ci ha lasciato pochi giorni fa.

Siamo davanti a un passaggio storico straordinario: abbiamo il dovere di esserne consapevoli, il diritto e la responsabilità di indicare un cambiamento possibile perché in gioco è la qualità della democrazia che stiamo vivendo e che lasceremo in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti.

La crisi è a un punto tale che potremo risalire solo se riusciremo a trovare il modo di volare alto e proporre soluzioni condivise, innovative e, lasciatemi dire, sorprendenti che sappiano affrontare le priorità e allo stesso tempo avviare un cammino a lungo termine: dobbiamo davvero iniziare una nuova fase costituente che sappia stupire e stupirci.

Oggi è il 16 marzo e non posso che ringraziare il Presidente Colombo che stamattina ci ha commosso con il ricordo dell’anniversario del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani che provocò la morte dei 5 agenti di scorta Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Al loro sacrificio di servitori dello Stato va il nostro omaggio deferente e commosso. Oggi bisogna ridare dignità e risorse alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura.

Sono trascorsi 35 anni da quel tragico giorno che non fu solo il dramma di un uomo e di una famiglia, ma dell’intero Paese: in Aldo Moro il terrorismo brigatista individuò il nemico più consapevole di un progetto davvero riformatore, l’uomo e il dirigente politico che aveva compreso il bisogno e le speranze di rigenerazione che animavano dal profondo e tormentavano la società italiana. Come Moro scrisse in un suo saggio giovanile «Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino».

Oggi inoltre migliaia di giovani a Firenze hanno partecipato alla“Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, e mi è molto dispiaciuto non poter essere con loro come ogni anno. Hanno pronunciato e ascoltato gli oltre 900 nomi di vittime della criminalità organizzata. Nomi di cittadini, appartenenti alle forze dell’ordine, sindacalisti, politici, amministratori locali, giornalisti, sacerdoti, imprenditori, magistrati, persone innocenti uccise nel pieno della loro vita. Il loro impegno, il loro sacrificio, il loro esempio dovrà essere il nostro faro.
Ho dedicato la mia vita alla lotta alla mafia in qualità di magistrato. E devo dirvi che dopo essermi dimesso dalla magistratura pensavo di poter essere utile al Paese in forza della mia esperienza professionale nel mondo della giustizia, ma la vita riserva sempre delle sorprese. Oggi interpreto questo mio nuovo e imprevisto impegno con spirito di servizio per contribuire alla soluzione dei problemi di questo Paese. Ho sempre cercato Verità e Giustizia e continuerò a cercarle da questo scranno, auspicando che venga istituita una nuova Commissione d’Inchiesta su tutte le Stragi irrisolte del nostro Paese.
Se oggi, davanti a voi, dovessi scegliere un momento in cui raccogliere la storia della mia vita professionale precedente non vorrei limitarmi a menzionare gli amici e i colleghi caduti in difesa della democrazia e dello Stato di diritto che ho conosciuto. Non c’è infatti un solo nome e volto che può racchiuderli tutti e purtroppo, se dovessi citarli tutti, la lista sarebbe troppo lunga. Mi viene piuttosto in mente e nel cuore un momento che li abbraccia uno a uno ed è il ricordo della voce e delle parole di una giovane donna. Mi riferisco al dolore straziato di Rosaria Costa, la moglie dell’agente Vito Schifani morto insieme ai colleghi Rocco Dicillo e Antonino Montinaro nella strage di Capaci il 22 maggio 1992 in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.
Non ho dimenticato le sue parole il giorno dei funerali del marito, quel microfono strappato ai riti e alle convenzioni delle cerimonie:
«chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare…Ma loro non cambiano… [...] …loro non vogliono cambiare…Vi chiediamo [...] di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti»

Giustizia e cambiamento, questa è la sfida che abbiamo davanti. Ci attende un intenso lavoro comune per rispondere, con i fatti, alle attese dei cittadini che chiedono anzitutto più giustizia sociale e più etica, nella consapevolezza che il lavoro è uno dei principali problemi di questo Paese.

Penso alle risposte che al più presto, ed è già tardi, dovremo dare ai disoccupati, ai cassintegrati, agli esodati, alle imprese e a tutti quei giovani che vivono una vita a metà: hanno prospettive incerte, lavori, chi ce l’ha, poco retribuiti, quando riescono a uscire dalla casa dei genitori vivono in appartamenti che non possono comprare, cercando di costruire una famiglia che non sanno come sostenere.

Penso all’insostenibile situazione delle carceri nel nostro Paese, che hanno bisogno di interventi prioritari, a una giustizia che oggi va riformata in modo organico, agli immigrati che cercano qui una speranza di futuro, ai diritti in quanto tali, che non possono essere elargiti col ricatto del dovere e che non possono conoscere limiti, altrimenti diventano privilegi.

Penso alle Istituzioni sul territorio, ai Sindaci dei Comuni che stanno soffrendo e faticano a garantire i servizi essenziali ai loro cittadini. Sappiano che lo Stato è dalla loro parte, e che il nostro impegno sarà di fare il massimo sforzo per garantire loro l’ossigeno di cui hanno bisogno.

Penso al mondo della Scuola, nelle cui aule ogni giorno si affaccia il futuro del nostro Paese, e agli insegnanti che fra mille difficoltà si impegnano a formare cittadini attivi e responsabili

Penso alla nostra posizione sullo scenario europeo: siamo tra i Paesi fondatori dell’Unione e il nostro compito è portare nelle Istituzioni comunitarie le esigenze e i bisogni dei cittadini. L’Europa non è solo moneta ed economia, deve essere anche l’incontro tra popoli e culture.

Penso a questa politica, alla quale mi sono appena avvicinato, che ha bisogno di essere cambiata e ripensata dal profondo, nei suoi costi, nelle sue regole, nei suoi riti, nelle sue consuetudini, nella sua immagine, rispondendo ai segnali che i cittadini ci hanno mandato e ci mandano in ogni occasione. Sogno che quest’Aula diventi una casa di vetro, e questa scelta possa contagiare tutte le altre Istituzioni.

Di quanto radicale e urgente sia il tempo del cambiamento lo dimostra la scelta del nuovo Pontefice, Papa Francesco, i cui primi atti hanno evidenziato un’attenzione prioritaria verso i bisogni reali delle persone.

Voglio in conclusione rivolgere a nome dell’Assemblea dei senatori e mio personale un deferente saluto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, supremo garante della Costituzione e dell’unità italiana che con saggezza e salda cultura istituzionale esercita il suo mandato di Capo dello Stato.

Desidero anche ringraziare il mio predecessore, il senatore Renato Schifani, per l’impegno profuso al servizio di questa assemblea.
Un omaggio speciale indirizzo ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori a vita e a Emilio Colombo che ha presieduto con inesauribile energia la fase iniziale di questa XVII legislatura, lui che ha visto nascere la Repubblica partecipando ai lavori dell’Assemblea Costituente.
Chiudo ricordando cosa mi disse il Capo dell’ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo Antonino Caponnetto, poco prima di entrare nell’aula del maxi processo «Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta e segui sempre e soltanto la voce della tua coscienza».
Sono certo che in questo momento e in quest’Aula l’avrebbe ripetuto a ciascuno di noi."

sabato 16 marzo 2013

FRAMMENTI DI LEGISLATURA: CITANDO LAURA BOLDRINI...


"Care deputate e cari deputati, 

permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa assemblea.

Vorrei innanzitutto rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della Costituzione Repubblicana.
Vorrei inoltre inviare un saluto cordiale al Presidente dalla Corte Costituzionale e al Presidente del Consiglio.
Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’aula. 


Sono sicura che in un momento così difficile per il nostro paese, insieme, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.

Vorrei rivolgere inoltre un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al presidente Gianfranco Fini che ha svolto con responsabilità la sua funzione costituzionale.
Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. 


E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.

Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. 

Dovremmo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. 
Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. 
In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. 

La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.

Quest’aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. 


Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.

Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. 


Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.

Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato.
Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.
Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.
Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.
In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo.
Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. 


Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.

E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.
Questo è un Parlamento largamente rinnovato. 

Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. 
Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. 
Rendiamo il Parlamento e il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.
Sarò la Presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese.

L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea, dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate, con lungimiranza, da Altiero Spinelli.

Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace.
Anche i protagonisti della vita spirituale religiosa ci spronano ad osare di più: per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”. 

A Papa Francesco il saluto carico di speranze di tutti noi.
Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite in cui ho lavorato per 24 anni e permettetemi – visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno – un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. 

Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.

Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese, un richiamo che questa aula è chiamata a raccogliere con pienezza e con convinzione.
La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione.
Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio. 

Cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto i nostri figli. 
Grazie."

giovedì 14 marzo 2013

A PROPOSITO DI GENIO RIBELLE...(RI)GUARDANDO "WILL HUNTING"


"[...] Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti: Michelangelo. 
Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? 
Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella Cappella Sistina
Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto...mai visto. 
Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici
Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh? Ancora una volta sulla breccia cari amici?
Ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto.
Se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto. 
Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile
Non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un Angelo sulla Terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell'inferno. 
Non sai cosa si prova ad essere il suo Angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. 
Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d'ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine "orario delle visite" non si applica a te. Non sai cos'è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami qualcosa più di te stesso: dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. 
Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto dalla paura. Ma sei un genio Will, chi lo nega questo. 
Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo
Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita [...]Sei orfano giusto? 
Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? 
Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa, non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro [...].
A meno che tu non voglia parlare di te
Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. 
Ci sto. Ma tu non vuoi farlo, vero campione?
Sei terrorizzato da quello che diresti.
A te la mossa, Capo.[...] "

lunedì 11 marzo 2013

"IL LATO OSCURO DELLE STELLE": POSSIBILI ALTRE VERITA' NEL M5S?


Ad urne elettorali ormai ampliamente aperte, con un esito che ha visto forse il M5S come l'unica forza politica capace di fregiarsi del titolo (benchè minoritaria in Parlamento) di "vincitore", l'Italia e gli italiani interi si trovano con una nuova creatura fra le "mani". 
Si tratta di un essere nuovo, (solo apparentemente?) non assimilabile alle precedenti categorie politico-partitiche che hanno contraddistinto le due "prime" Repubbliche; il M5S uscente dalle urne appare infatti come un MoVimento che è stato capace di conseguire mirabili risultati grazie ad un contemporaneo "fluire" di varie e differenti componenti:
  • (eufemisticamente) scarsa credibilità del sistema politico pre-esistente;
  • delusione e stanchezza (eufemistiche anche queste) nei confronti di classi dirigenti che hanno ridotto il Paese più bello del mondo ad un cumulo di macerie senza quartiere;
  • ingigantimento del senso di "caccia all'untore", secondo la quale l'italiano medio è sempre vittima e mai carnefice per le pessime ed attuali situazioni;
  • esasperazione del concetto di "delega elettorale", secondo la quale è sempre meglio avere un leader capace di risolvere ogni problema (o di diffondere fumo?) all'insegna di un "ghe pensi mi" di berlusconiana memoria; 
  • contemporanea riscoperta del principio secondo il quale "uno vale [o dovrebbe valere?] uno", capace di regalare all'italiano nuove e ragionevoli speranze di riscatto dal basso;
  • credibilità costruita negli anni e nella carriera da parte di chi, come Beppe Grillo, è riuscito in tempi non sospetti a fare battaglie condivisibili (e tremendamente ignorate) od a svelare scheletri e polveri da occultati armadi (cfr. Parmalat).
E' così maturato un percorso che, in pochi anni, ha trascinato un MoVimento dall'avere poche liste civiche certificate in sparuti comuni italiani al raccogliere un 25%-26% di consenso medio nell'ultima tornata elettorale. Sono così arrivati numeri molto oltre a quel "centinaio" di parlamentari che lo stesso comico-megafono Grillo aveva promesso di poter raggiungere; al di là di meri discorsi di percentuali, da qualunque punto la si guardi, il "boom" di questo MoVimento è stato veramente cosa così inaspettata ed imprevedibile?
Sono rintracciabili anche altre componenti che potrebbero aver contribuito al raggiungimento di queste alte percentuali? Nonostante la luce che sembra aver ultimamente invaso le questioni relative al M5S, rimangono comunque zone d'ombra a cui sarebbe meglio continuare a prestare attenzione? 
Quali lati oscuri ha al suo interno il M5S, secondo cui è sempre vero (ma non verificabile?) il principio secondo cui "uno vale uno"? 
In un momento nel quale tutto sembra perfetto, è sempre necessario continuare a farsi qualche domanda; potrebbero esserci dietro l'angolo altr(ettant)e condizioni per innescare nei confronti del M5S e del suo (eterogeneo) elettorato una tempesta altrettanto perfetta? 
In momenti di trionfo come quello passato, gli aspetti negativi vanno a [o vengono fatti?] decadere. 
Rimangono, comunque, alcune domande che sarebbe sempre meglio porre a chi ha costruito una "rete" di cittadini che vuole prendersi l'esclusiva e totale purezza su fattori che le classi politiche precedenti hanno per molti(ssimi) versi disatteso senza quartiere: trasparenza, democrazia interna, programmi elettorali ed amministrativi, finanziamenti, circolazione di intenti ed informazioni, [...].
Il M5S ha sempre affermato, sin dall'inizio, la sua "natura di rottura" nei confronti di tutto ciò che esisteva in politica (ma non solo!): abolizione della democrazia rappresentativa, svalutazione della politica come professione, affermazione della democrazia partecipativa coltivata all'interno di un mondo chiamato "rete", annullamento intero dei partiti politici contemporaneamente intesi, [...]. 
Così come è stato per alcuni versi ridicolo fare cenno al M5S come semplice "antipolitica", è altrettanto banale sentire nell'oggi di un M5S che voglia evitare a prori di chiamarsi "Partito": vi sono tendenze ed elementi preoccupanti che sembrano sempre più indirizzare il "timone" del MoVimento verso quella linea che si sarebbe voluto [dovuto?] eliminare con ogni sforzo. 
Rimane, in fondo ad ogni possibile discorso, sempre l'ormai celeberrimo concetto di "rete": grazie ad internet ed al multimediale sarebbe possibile, per chiunque, fare qualsiasi tipo di cosa. 
La Rete ha tentacoli infiniti, può arrivare dovunque, sa smontare in pochissimo tempo credibilità costruite in maniera finta, riesce a valorizzare sempre chi si è "fatto il mazzo", sa essere giusta con tutti, è la stessa per tutti, [...]. E' inevitabile affermare che, a prescindere da qualunque punto di vista, la "Rete" sia stata da sempre un punto di forza inarrivabile per lo stesso M5S: dal blog beppegrillo.it ai Meetup, dai comunicati politici ai contributi audio-video fatti circolare in forme virali, [...]. 
Può il M5S aver costruito "in solitaria" questa meravigliosamente democratica "rete"? 
Cosa potrebbe accadere qualora la stessa "rete" dimostrasse di avere maglie piuttosto strette con cui potersi confrontare nel tentativo di ricostruire una nuova forma di democrazia?
Sarebbe possibile definire come "rete" qualcosa che in realtà può anche intrappolare l'elettore medio, altrettanto mediamente alla ricerca di svolte e risoposte dopo decenni di politiche (eufemisticamente) discutibili? Attorno a queste e moltissime altre domande cerca di fare luce il libro "Il lato oscuro delle stelle", scritto dal giornalista Federico Mello. 
Lo scopo di tale opera è riportato, sinteticamente, sin dal retro del libro stesso: 

"Il M5S è pronto a prendersi una grossa fetta del Parlamento italiano: [...]. 
Ma come è stato possibile questo successo incredibile e velocissimo? 
Grillo e Casaleggio richiamano la forza della Rete: Internet per loro è una sorta di divinità alla quale affidarsi per risolvere ogni problema e sostituire la classe politica con un network di 'cittadini connessi'. Ma davvero la Rete ha queste capacità taumaturgiche?
Federico Mello spiega come in realtà questa si presti ad abusi e manomissioni, e come Grillo e Casaleggio abbiano usato a piene mani tecniche manipolatorie per creare un Movimento che [...]risulta [...]chiuso e rigidamente verticale [...].
Questo libro non è solo il racconto di un protagonista della vita pubblica italiana, ma anche un 'case study' su progetti politici che proliferano tra le maglie di internet, le cui emulazioni [...] saranno certamente numerose. Se il XXI secolo è il secolo della Rete, è importante cominciare ad attrezzarsi per poterlo affrontare al meglio.

Affrontare al meglio un fenomeno come quello della "rete" significa informarsi, superando anche le barriere imposte dal principio secondo cui "tutto è bene perchè tutto sta andando bene". 
Risulta infatti necessario muovere passi come questi soprattutto nel momento in cui tutto sembra procedere per il meglio: chi può (r)esistere dietro alle urla ed ai comizi del comico divenuto politico e cammuffato da megafono? Cosa può rendere la Rete un fenomeno inadatto alla perfezione ed alla collettiva visibilità?
Per rispondere a domande come queste è necessario affrontare con consapevolezza parole simi a quelle riportate nel seguito: web-marketing, rating, web-engagement, "tweet-bombing", astroturfing, [...]. 
Esistono quindi tecniche o metodi che possono rendere la rete più sbilanciata ed iniqua di come realmente venga esaltata dalla quotidiana propaganda del M5S? Quali "sospetti" gravitano attorno ai dipendenti della Casaleggio Associati, curatrice del blog e dei meetup di riferimento del M5S? 
Parte del successo del M5S può essere attribuita a (de)meriti provenienti da ipotesi e congetture elaborate da GianRoberto Casaleggio e dal suo figlio Davide? 
La risposta all'ultima domanda sembra essere, alla luce dei moltissimi elementi esposti nel libro, assolutamente scontata: sì, buona parte del consenso affidato al M5S è attribuibile a teorie elaborate dal duo sopra riportato.
Informazioni importanti sono riferite e contenute in opere che, quando ancora era possibile, avrebbero potuto essere adeguatamente considerate per rendere un pò "meno imprevedibile" il "boom" maturato: per informazioni si rimanda ad un'opera edita da Casaleggio Junior. 
Il titolo di tale libro, pubblicato ormai qualche anno fa, è emblematico di quanto è poi avvenuto dopo pochi anni su scala nazionale: "Tu sei Rete - La rivoluzione del business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali." Concetti presenti in tale opera sembrano anticipare quanto poi verificatisi su scala nazionale, specialmente per quanto concerne il ruolo assegnato ad una rete che è riuscita a diventare plasmatrice di consensi. Per qualunque confronto ulteriore, si rimanda alla pagina presente nel sito della stessa Casaleggio Associati (cfr. http://www.casaleggio.it/2008/12/tu_sei_rete.php) od al libro scritto dal giornalista Mello. 
Può accadere quindi che la "rete" possa condurre ad una forma di vera e propria auto-organizzazione, assimilabile per esempio alla struttura ed alle fenomenologie che avvengono all'interno di un formicaio? 
L'autore del libro è, a questo proposito, chiarissimo su uno dei possibili coni d'ombra del M5S: 

"[...] Le formiche non devono sapere di essere tali, non devono conoscere le regole del formicaio: la natura farebbe venir fuori comportamenti non il linea con "l'interesse generale" della Rete e con l'obiettivo deciso a monte. [...] Se traduciamo tutto ciò in un movimento politico, c'è da rimanerne basiti: è inevitabile che in una struttura di questo tipo non sia dato spazio ad alcun tipo di dissenso.[...]"

Cosa può accadere all'auto-organizzazione di un formicaio quando sopraggiungono "formiche pensanti" che si interrogano sui perchè di un continuo e sempre identico andirivieni? 
Da queste domande si dipartono, più o meno indirettamente, altrettante domande relative alla struttura ed al futuro che il M5S vorrebbe [potrebbe/dovrebbe] regalare all'Italia dopo lo straordinario consenso ricevuto da queste elezioni politiche: 
  • Forte di un programma politico (reputato) unico e perfetto, è possibile chiedersi chi e come ne abbia contribuito alla stesura? Attraverso quali modalità partecipative è stato possibile formulare le (troppo generiche?) proposte in esso contenute?
  • Cosa ne è stato/ cosa ne sarà della piattaforma "wiki" tanto promossa e promessa dal comico-megafono Grillo, utile a concretizzare il principio secondo cui "uno vale uno", permettendo ad ogni iscritto di dare un contributo e/o sottoporre a votazione ogni singolo punto del programma?
  • Chi si nasconde dietro al famigerato nickname "staffgrillo"? Quali sono le deleghe ed i compiti assegnati ai singoli dipendenti della Casaleggio Associati? I post presenti al sito beppegrillo.it sono opera del solo comico-megafono od attribuibili anche ad altre persone dipendenti dall'azienda sopra riportata? 
  • E' ancora valido il principio secondo cui "uno vale uno" nei casi in cui il vertice di un MoVimento strutturato "piramidalmente" possa espellere od allontanare un membro qualunque della base? 
  • Se il principio secondo cui "uno vale uno" è valido, è altrettanto confermabile il credo secondo cui è opportuno "bandirne uno per zittirne cento"? 
  • A chi è intestato il marchio del M5S? Chi ne detiene i diritti? 
  • Per quali motivi è possibile essere espulsi da un MoVimento attraverso post scriptum od attraverso lettere provenienti da uno studio di avvocati? 
  • Quali passi eseguire per potenziare le forme di democrazia partecipativa, in un contesto nel quale a zero euro è stata sviluppata una piattaforma capace di far scegliere parlamentari a (stimate) 30mila persone circa? 
  • Può un "non eletto" [e non-eleggibile!] impartire ordini politici tramite "tweet" o post a parlamentari "eletti" ed ormai "intrappolati" all'interno dello stesso sistema democratico da abbattere?
  • Quali esperienze e curriculum si nascondono dietro ai dipendenti della Casaleggio Associati? Possono avere gli stessi un ruolo importante all'interno del M5S? 
A queste poche domande se ne potrebbero far seguire moltissime altre, in numero direttamente proporzionale al peso acquisito dal MoVimento su scala nazionale. 
Può un MoVimento con queste zone d'ombra pretendere l'esclusiva sui fattori riportati in precedenza? 
Pretendere risposte da (Staff)Grillo sembra praticamente impossibile, in quanto comunicante solo con l'estero o con la sua stessa identità multimediale: tutto ciò che è stampa e giornalismo in Italia sembra essere degno solamente di essere abbatutto, sfottuto o denigrato. 
Con l'arrivo su scala nazionale di un M5S trascinato da giustificabilissima indignazione ed altrettanto sacrosanta volontà di cambiamento, sembra essere sempre più urgente il tempo di ottenere chiarimenti a certe spinose questioni che profumano sempre più di contraddizioni. 
Sarebbe forse possibile trovarsi di fronte ad una tempesta perfetta, prima o poi? 
Le domande potrebbero essere infinite, con risposte direttamente proporzionali alla straordinaria responsabilità che un elettorato stanco ed indignato ha consegnato loro. 
E' altrettanto possibile chiedersi, citando Mello, quanto segue: 

"[...] Numerosi pasdaran in difesa di Grillo chiedono spesso: 'Dove sarebbero i Favia, i Tavolazzi, le Salsi, senza Beppe Grillo?'. La domanda a mio avviso va ribaltata. 
Dove sarebbero Grillo e Casaleggio se persone comuni, cittadini stufi della solita politica, non si fossero spesi in prima persona, non avessero dedicato tempi e risorse a banchetti, incontri, dibattiti, attività sul territorio? Cosa ne sarebbe stato di Grillo senza i grillini? [...]" 

Le responsabilità stanno diventando pesanti, forse neppure ipotizzate da quanti hanno (giustificabilmente) lottato per un progetto che appare alle volte confuso e troppo eterogeneo per incamerare percentuali sempre più dilaganti di consenso. Sarebbe possibile porre altrettante infinite riflessioni, altrettante domande e discussioni: serve principalmente riflettere, su moltissime altre questioni.

domenica 10 marzo 2013

"IL CALCIO DEI RICCHI"...IN ANNI DI CRISI


Quali sono le nuove "leggi" del calcio? Esistono regole che, anche se non precisate, riescono a descrivere sinteticamente il funzionamento di partite, l'esito di schedine e l'assegnazione di trofei? 

"[...]La prima legge del Calcio dice che 'vince solo chi spende molto'. 
La seconda legge specifica che 'non basta spendere molto per essere sicuri di vincere, dal momento che è uno solo a vincere'. 
La terza legge aggiunge che 'chi non ha l'obbligo di vincere può guadagnare molto; ma [...] deve non dover vincere.' 
Vincere e guadagnare non è ancora riuscito a nessuno. 
Per quanto tempo si potrà andare avanti così? 
E a quali cambiamenti porterà la ricerca di cambiamenti? [...]" 

Il calcio è un mondo complicato, per moltissimi lati anche malato e profondamente immorale, a maggior ragione se paragonato con i tanto amati/odiati/temuti "tempi che corrono": stipendi elevatissimi, contratti firmati confusi con ricatti per l'insperato "ritocco all'ingaggio", coni d'ombra e zone nascoste, giustizia ed onestà alle volte ridotte ai minimi termini, intrecci non troppo malcelati con il consenso politico, [...]. 
Se il calcio è definibile come "sport nazionale", come ha vissuto e come sta vivendo la crisi economico-finanziaria che ormai da anni sta imperando (non solo) in Italia? 

"[...]questi cinque anni sono stati soprattutto il perioodo in cui il problema economico ha mostrato la faccia reale del calcio: vincono solo i molto ricchi. 
La bravura sta quasi soltanto nell'avere soldi. E' questo che seleziona davvero la grandezza sul campo.[...]"

Grandezza sul campo che, nel tempo, ha finito per fare rima stretta con aumento dei diritti televisivi, concessioni stimate e poi tradite relativamente al fair play finanziario, ingresso nel calcio europeo di capitali e finanziatori provenienti da altri continenti, ribalta di nuovi palcoscenici in cui cercare talenti/prospettive, [...].
Potrebbero "geometrie" come queste contribuire a descrivere un nuovo orizzonte con cui "fare" calcio?
Entro quali argini possono collocarsi l'Italia ed il tifoso medio italiano?
Riflessioni a queste e moltissime altre domande sono presentate nel libro "Il calcio dei ricchi", scritto dal giornalista e commentatore televisivo Mario Sconcerti. 
Dentro tale opera vengono delineati i nuovi confini attraverso cui è possibile descrivere un'idea di calcio più moderna e funzionale ai "tempi che corrono": competenza e talento dello spettatore medio, diritti televisivi ed informazione, impatto di internet e della multimedialità, cali e crolli della partecipazione negli stadi, giornalismo, [...]. 
Il calcio moderno si configura, pertanto, come una componente del "sistema-Italia" sottoposta ad inevitabili deformazioni e cambiamenti: quali e quanti ruoli rivestono i soldi, di fatto confondibili con una nuovo perdurare della cosiddetta "dittatura delle disuguaglianze"? 
Quando potranno tornare, se mai sapranno farlo, scudetti simili a quello del Verona '85 o della Samp '91? Sarà possibile vincere per "meriti" non economici? Quanto potranno pesare competenze, professionalità e ricerca di giovani promettenti su palcoscenici sconosciuti? Quanto possono influenzare (o falsare?) gli equilibri delle competizioni le decisioni di procuratori, arbitri, [...]?
Ragionare attorno al calcio ed ai suoi squilibri presuppone la necessità di discutere attorno al ruolo rivestito dai suoi "attori": calciatori, arbitri, fuoriclasse di ieri e domani, campioni di oggi, allenatori ed allen-attori, bambini e ragazzi, scuole calcio e genitori, procuratori, [...]. 
Se tutto questo riesce ad identificarsi come "calcio", fino a quando le competenze non riusciranno a prevalere sulle disponibilità economiche? 
A queste (e moltissime altre) domande potranno seguire risposte e riflessioni, di qualunque tipo. 
Ragionare attorno al calcio ed ai suoi significati equivale a ragionare su "giochi" equivale al discutere su componenti ben più pesanti? Rimane, a risposta, un paragone importante:

"Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo.
È rito nel fondo, anche se è evasione.
Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. 
Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro."

giovedì 7 marzo 2013

"EPPURE SOFFIA": FRA VIDEO E PAROLE, RICORDANDO PIERANGELO BERTOLI...



" [...] Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale/ ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale/ ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario/ e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario/ e presto la chiave nascosta di nuovi segreti/ così copriranno di fango persino i pianeti/ vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli/ i crimini contro la vita li chiamano errori. [...]"

venerdì 1 marzo 2013

FRA ELEZIONI E FUTURO: QUALI ATTORI? QUALI RESPONSABILITA'? QUALI SCENARI?


A fronte degli esiti elettorali, l'incertezza si trova ancora una volta ad essere sovrana sull'Italia intera. 
Si (ri)scopre un'incertezza sovrana per una vastissima serie di cause, tutte discutibili ma oggettive: comunicazione forse inadeguata da parte di chi avrebbe potuto (dovuto/voluto) vincere, proposte imbonitrici che hanno addormentato (per l'ennesima volta) buona parte dell'elettorato da parte di chi ha lasciato il Paese in macerie, "tsunami" demolitore da parte di chi ha più volte dichiarato di essere in guerra con l'intero sistema socio-economico italiano, [...]. 
Ad ogni fallimento, si è detto, sono attribuibili precise cause: può l'informazione aver rivestito un ruolo determinante in questo sfondo? Media e giornali sono riuscite a dare larg(hissim)o spazio a voci e proposte di chi aveva, certamente non molto tempo fa, contribuito a devastare uno dei Paesi reputati più belli al mondo: abolizione dell'Imu, restituzione della precedente Imu versata, alleanze prima respinte e poi adorate, dirette e collegamenti in posti impensabili, importanza forse eccessiva attribuita a qualunque comizio elettorale, abolizione di Equitalia, revisione dell'Irap, abbassamento della pressione fiscale, acquisto di Balotelli [!!], [...]. 
Può l'informazione aver contribuito a restituire forme di consenso e credibilità a chi avrebbe dovuto vederle polverizzate e mai più restituite poco meno di due anni fa? 
Possono le colpe degli italiani arrivare a sovrastare largamente i (de)meriti di buona parte dell'informazione? 
Il consenso nuovamente attribuito a certi volti e certe proposte è il segno più evidente dell'incapacità di smentire una frase che, più di ogni altra cosa, dovrebbe essere inadatta a descrivere la natura del popolo italiano: 

"L'Italia è una comunità nazionale che prova, di fronte al suo recente passato, un sentimento di estraneità."

Sono bastate promesse riempite di ridicolo per rigenerare un consenso che, in una coalizione "imbottita" di liste civetta all'insegna dello 0,x e schieramenti dagli intenti opposti (cfr. Lega Nord-Grande Sud), è rimasto di poco inferiore al risultato (fra il magro ed il pessimo) ottenuto dalla coalizione di centrosinistra Pd-Sel-Cd-Psi-Svp? Sono bastati comizi, fidanzate nuove, dirette televisive ad ogni ora del giorno ed urla fatte dal solito uomo che è riuscito nella (negativamente) straordinaria impresa di impedire la liquefazione del proprio Partito? 
Sono anche tornate utili le "timidezze" di qualche italiano che, incoraggiato forse dal segreto dell'urna, ha votato quel pifferaio magico di cui si è (successivamente/precedentemente) vergognato? Sono forse esistite altre componenti che è preferibile non riferire?
Le domande sono tante, a fronte di una rimonta così eclatante e, per alcune componenti razionali, non pienamente giustificabile.
Estranei al proprio passato per potersi sentire, forse, anche meno colpevoli nei confronti del futuro collettivo. Cosa poter scrivere, invece, a proposito della divenuta lontana "Italia giusta" brandita in campagna elettorale? Si era detto/scritto, forse non a caso, che la coalizione di centrosinistra era la sola "legittimata" a vincere le passate elezioni politiche. 
Questa convinzione, a posteriori bocciata dall'azione mista di consenso ed indegna legge elettorale (non modificata per tempo), era sembrata a molti "autorizzata" da un percorso lungo ed intessuto di tappe importanti: primarie (non obbligatorie) per leader di coalizione e per parlamentari, perimetro stabile di coalizione precedentemente delineato, (ambiguo/polivalente) patto di successiva collaborazione parlamentare con forze reputate contemporaneamente "europeiste e non populiste", dose di credibilità non minata ma accresciuta dalla responsabilità dimostrata nel continuo sostegno al Governo Monti, presenza di sfidanti che (anche per loro stessa ammissione) erano inadatti od impreparati a responsabilità di Governo, accresciuta componente femminile interna al "vento di cambiamento" che avrebbe dovuto contribuire a ricostruire le componenti base di uno Stato quasi completamente devastato, [...]. 
Nonostante queste e molte altre premesse possibili, non è bastato. 
Si sono aggiunti "alcuni" errori di percorso che hanno contribuito, senza dubbi alcuni, a dilapidare il consenso (attribuito) allo stesso schieramento: crollo della componente "più sinistra" della coalizione, sconfitte nelle Regioni "chiave" per l'attribuzione del numero di Seggi funzionali all'avere una maggioranza stabile al Senato, "orrori" comunicativi di vario tipo, proposte non delineate in concreto e ritenute (a torto) troppo "reali" rispetto alle oniriche altrui, [...].
Grazie a questa commistione, pertanto, l'esito delle elezioni è stato fin troppo chiaro: maggioranza inesistente, in virtù della maggioranza inesistente al Senato. 
Esiste anche un'altra componente che è stata largamente e colpevolmente sottovalutata negli anni scorsi: è stato veramente così imprevedibile e soprendente lo "tsunami" generato dall'affermazione del M5S? 
E' così largamente inaspettato il consenso pari al 25%-26% che ha condotto il MoVimento ad essere il primo partito del Paese? Esistono ragioni a lungo inascoltate che hanno condotto molti italiani ad optare per questo voto? E' veramente tutto merito esclusivamente delle gesta compiute dal comico divenuto politico e dal visionario capellone regista di un inquietante futuro chiamato "Gaia"?  
Il consenso attribuito al M5S è riconducibile a questioni meramente afferenti al successo di strategie elettorali web o nasconde cause ben più radicate ma largamente inascoltate quando ancora "era possibile intervenire"? L'assoluto successo conseguito da un M5S nelle mani di due persone che avevano dichiarato di essere in guerra con il mondo è radicato e proteso, inevitabilmente, verso un futuro che potrebbe essere ancora più deflagrante. 
Per qualunque informazione in merito si rimanda alla lettura del libro "Siamo in guerra", scritto proprio dal comico e dal visionario di cui sopra.
All'interno di questo libro sono presenti elementi che richiamano l'attenzione ad una guerra fra due mondi, tra diverse concezioni della realtà. Questo conflitto, apparentemente lento ed impercettibile, è in realtà rapido e feroce. Questo stesso conflitto, incarnato dal M5S, dovrebbe condurre ad un inevitabile cambiamento nascosto dai mezzi di informazione, temuto dalla classe politica e contrastato da chi detiene il potere nelle sue mani. 
Tutto crollerà sotto al peso di queste istanze di cambiamento: sistema partitico in primis, ovviamente.
Il veicolo di questo cambiamento è incarnato dalla parola "Rete".
Quale importanza dare, dentro al consenso ottenuto ed ai discorsi sopra riportati, alla cosiddetta "rete"? Come è definibile questa "rete"? In cosa consiste esattamente?
E' solo riassumibile attraverso la semplice parola "internet"? 
Quale futuro potrebbe dare al mondo un domani? Può la politica aver mortalmente sottovalutato l'affermarsi dei concetti riassunti dalla parola "rete"?
La Rete consisterebbe, riassumendo i contenuti presenti nel libro, in un'occasione unica per affrontare i problemi e le emergenze sempre più tremende della società. 
Il percorso di affermazione della Rete sarà un'altra guerra, interminabile e prepotente; cosa accadrà al termine di questo conflitto, durante il quale il definito "vecchio mondo" venderà cara la pelle per non scomparire definitivamente? 
Grazie a questa "Rete", pertanto, sembra possibile superare qualunque tipo di barriera fra cittadino ed Istituzioni. All'interno della "Rete" torna a valere veramente il principio svilito e tradito del cosiddetto "Ognuno vale uno": la prima traditrice di tale istanza è stata, a memoria d'uomo, proprio quell'urna elettorale che ha prodotto per troppo tempo "politici-dipendenti" incapaci ed inadeguati. 
Attraverso processi vari sarebbe possibile, pertanto, arrivare ad uno Stato capace di essere governato solo ed esclusivamente da cittadini armati di competenze e conoscenze: via strutture intermedie, via Stato, via Ministeri, via Enti Locali, via tutto quanto faccia parte di quel "vecchio mondo" precedentemente citato. 
Tutto questo grazie alla equa, perfetta, imperturbabile e stupenda "Rete": cosa accadrebbe se la "rete" fosse in realtà un pò meno bella di quanto possa sembrare a prima lettura o ad ennesimo comizio? 
Cosa potrebbe accadere se lo sbandierato principio secondo cui "ognuno vale uno" fosse destinato ad incrinarsi sotto ai colpi di una realtà differente?
Se questo principio fa da fondamento al valore del M5S, potrebbe essere ragionevole inquadrare zone d'ombra anche dentro questa (apparente) macchina perfetta?
Per informazioni relative si rimanda, di controcanto, alla lettura del libro "Il lato oscuro delle stelle" scritto dal giornalista Federico Mello.
Al di là di qualsiasi ragionamento ed opinione possibile resta, comunque, un 26% medio di consenso cumulato. Consenso prodotto da una politica che non ha saputo ascoltare, da classi dirigenti che non hanno saputo comunicare i loro (eventuali) buoni sforzi e provvedimenti. 
Consenso prodotto da un'insoddisfazione crescente, da una caccia all'untore senza precedente alcuno, da una crisi economica-sociale-[...] senza "precedenti recenti". 
Consenso ragionevole, quindi. Consenso anche meritato, alla luce soprattutto dei demeriti altrui. 
Consenso figlio di un programma non "sbilanciato" su alcune tematiche delicate, consenso derivante da quella "guerra" contemporaneamente non capita ed osteggiata fino in fondo dai vecchi apparati. 
Consenso derivante da ragioni, appunto, perfettamente condivisibili ed appoggiabili. 
Quello stesso consenso ha fruttato, ad oggi, un cospicuo numero di Deputati e Senatori neo-eletti. 
Il numero di Senatori potrebbe essere funzionale, stando all'indegna e vergognosa legge elettorale vigente, a consentire una "maggioranza" a tempo per promuovere alcune riforme chiave e funzionali all'impedire il ritorno nel baratro economico-finanziario. 
Senza una maggioranza funzionale inziale, infatti, chi ha "vinto" formalmente le elezioni sembra impossibilitato al mettere in piedi un Governo.
Sembrano rimanere solo "governissimi", realizzabili mettendo in piedi alleanze con altr(ettant)i loschi figuri. 
Potrebbe la responsabilità dettata dal principio secondo cui "ognuno vale uno" mettersi al servizio di un Governo a tempo capace di promuovere misure rapide ma funzionali per cercare di scongiurare instabilità e nuovo baratro? A quali idee e provvedimenti reali sarebbe opportuno assegnare, di volta in volta, fiducia ed approvazione? Lo chiarisce, nel mezzo della tempesta e degli errori commessi, il Segretario (dimissionario?) e Candidato Premier Bersani in un'intervista odierna a "La Repubblica": 

"[...]mi assumerò la responsabilità [...] di fare la proposta di un governo di cambiamento, che segnali in modo netto il cambio di fase con sette-otto punti programmatici. Il primo tema è l'Europa. Voglio che il prossimo Governo ponga una questione dirimente[...]: l'austerità da sola ci porta al disastro.
In sede europea, tutti devono mettersi in testa che il rientro dal debito e dal deficit è un tema che va spostato nel medio periodo: ora c'è un'altra urgenza assoluta, il lavoro.
Il secondo tema è quello sociale. Il disagio è troppo forte, i comuni devono poter aprire sportelli di sostegno, bisogna sbloccare subito i pagamenti della PA alle imprese e introdurre sistemi universalistici negli ammortizzatori sociali. Il terzo tema è la democrazia. Il nuovo governo, immediatamente, deve dimezzare il numero dei parlamentari, abbattere gli stipendi al livello di quelli dei sindaci, varare leggi che regolino la vita dei partiti e non solo per i finanziamenti, che inaspriscano drasticamente le norme anticorruzione e che regolino finalmente i conflitti di interessi. Ciascuno di questi punti si tradurrà in un specifico disegno di legge, che giorno dopo giorno farò pubblicare in rete già da giovedì mattina. Questo mi offrirà la gradevole opportunità di rilanciare anche qualche vecchia idea, come la creazione di un ministero per lo Sviluppo Sostenibile, visto che l'economia verde deve essere il cuore del nuovo governo che ho in testa.[...]"

La declinazione reale di un intento renderebbe ugualmente impossibile una qualunque forma di dialogo, anche se svolta con un "morto che parla" (cit.) e con il suo terribile seguito di eletti e parassiti?
Si ricordi, a questo proposito, un altro celeberrimo paragone promosso dal rispettabile comico divenuto politico: 

"Dobbiamo abituarci a pensare al politico come ad un nostro dipendente. 
Un dipendente che fallisce tutti i suoi obiettivi è licenziato dal datore di lavoro. 
Noi siamo il datore di lavoro."

Ognuno dei parlamentari eletti dagli elettori del M5S rappresenta, a tutti gli effetti delle citate dichiarazioni, un dipendente del popolo italiano. Cosa potrebbe accadere, qualora risultasse impossibile garantire governabilità e stabilità anche momentanee, all'Italia intera ed agli italiani tutti? 
Quali colpe potrebbero ricadere, pertanto, su dipendenti eletti che hanno sottoscritto impegni ed ordini di un secondo datore di lavoro non eletto democraticamente? 
Le responsabilità pesano, specialmente in un contesto storico-sociale-economico-politico-[...] come questo.
"Da grandi poteri derivano grandi responsabilità", si ripeteva per farsi forza un famoso arrampicamuri non troppo tempo fa. Cosa accade quando le stesse "grandi responsabilità" vengono tradite? 
Ai posteri ed elettori le ardue sentenze...con rispetto e senza "vaffa". 
In caso di fallimenti, è risaputo, le bastonate rischiano di essere collettive.


Per saperne di più:

"L'Intervista a Bersani su Repubblica: un muro di gomma", Giovanna Cosenza
(http://giovannacosenza.wordpress.com/2013/03/01/lintervista-a-bersani-su-repubblica-un-muro-di-gomma/)

"Il mio piano per governare", La Repubblica
(http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1T72EX)