Lo disse anche Sandro Pertini, in un famosissimo appello ai giovani ancora oggi ascoltabile dalla rete.
L'obiettivo primario delle nuove generazioni doveva diventare quello di difendere i valori dai più anziani conquistati, di lottare con ogni spasmo per difendere le posizioni che la Resistenza aveva conquistato con sangue e morti.
L'obiettivo primario delle nuove generazioni doveva essere quello di avere consapevolezza del proprio ruolo nello Stato, di avere la certezza di poter mandare a casa tutti coloro che approfittavano della loro posizione pubblica per soddisfare loro sporchi interessi. Uno degli obiettivi primari, appunto.
Poi, tutto d'un tratto, succede che qualche politico sotto processo decide di sfruttare la propria posizione, "democraticamente" guadagnata, per far passare sotto silenzio certi suoi sporchi interessi.
Succede, tutto d'un tratto, che editori e giornali rischieranno multe, che il giornalismo diventerà una squallida parodia di sè stesso.
Capiterà di avere, giustappunto per dover riempire a forza pagine, articoli ed articoletti in fac-simile a Tg1 o Studio Aperto. Capiterà di avere multe su multe per la pubblicazione di notizie "compromettenti", mentre certi altri Berlusconi continueranno a fare i loro sporchi interessi. Nel mentre, probabilmente, Sandro Pertini potrebbe piangere.
Grazie al governo dell'obbedienza facile, l'Italia va rischiando mutismo e paralisi.
Solite paure cattocomuniste o persecutorie? Purtroppo no, ce lo confermano anche dall'estero.
"Avete un premier padrone che ha un controllo di mezzi di comunicazione che non ha eguali nel mondo" (Tana de Zululeta, Economist)
"Da voi è in atto un'offensiva molto forte contro la libertà d'informazione, per fortuna siete compatti."
(Eric Jozsef, Libèration)
Con questo ddl, se mai diverrà legge, la lotta alla criminalità subirebbe un colpo pazzesco ed enormemente debilitante. Si sentono, soprattutto dal basso, grida di indignazione paurose ma paurosamente motivate:
"Se i miei fossero vivi, morirebbero di crepacuore. Hanno sognato una Repubblica attenta a libertà, uguaglianza e fraternità" è il pensiero di Gino, pubblicato quest'oggi su l'Unità.
Grazie a questo attentato alla Democrazia, l'Italia rischia di diventare un Paese dominato da una classe politica protetta dall'impunità, con i media imbavagliati ed una magistratura impedita nel suo potere d'indagine. L'Italia si trasformerebbe nel Paese delle multiproprietà di Scajola, del pluripremiato e pluristimato direttore sportivo Moggi, del Premier integerrimo ed eticamente incorruttibile Berlusconi.
Una vergogna dietro l'altra, con la sola possibilità di disobbedire.
Aggiungete anche me all'elenco dei dispettosi.
Sarò sempre presente.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
domenica 30 maggio 2010
APPELLO PER DISOBBEDIRE? PERSONALMENTE, PRESENTE!
Lo disse anche Sandro Pertini, in un famosissimo appello ai giovani ancora oggi ascoltabile dalla rete.
L'obiettivo primario delle nuove generazioni doveva diventare quello di difendere i valori dai più anziani conquistati, di lottare con ogni spasmo per difendere le posizioni che la Resistenza aveva conquistato con sangue e morti.
L'obiettivo primario delle nuove generazioni doveva essere quello di avere consapevolezza del proprio ruolo nello Stato, di avere la certezza di poter mandare a casa tutti coloro che approfittavano della loro posizione pubblica per soddisfare loro sporchi interessi. Uno degli obiettivi primari, appunto.
Poi, tutto d'un tratto, succede che qualche politico sotto processo decide di sfruttare la propria posizione, "democraticamente" guadagnata, per far passare sotto silenzio certi suoi sporchi interessi.
Succede, tutto d'un tratto, che editori e giornali rischieranno multe, che il giornalismo diventerà una squallida parodia di sè stesso.
Capiterà di avere, giustappunto per dover riempire a forza pagine, articoli ed articoletti in fac-simile a Tg1 o Studio Aperto. Capiterà di avere multe su multe per la pubblicazione di notizie "compromettenti", mentre certi altri Berlusconi continueranno a fare i loro sporchi interessi. Nel mentre, probabilmente, Sandro Pertini potrebbe piangere.
Grazie al governo dell'obbedienza facile, l'Italia va rischiando mutismo e paralisi.
Solite paure cattocomuniste o persecutorie? Purtroppo no, ce lo confermano anche dall'estero.
"Avete un premier padrone che ha un controllo di mezzi di comunicazione che non ha eguali nel mondo" (Tana de Zululeta, Economist)
"Da voi è in atto un'offensiva molto forte contro la libertà d'informazione, per fortuna siete compatti."
(Eric Jozsef, Libèration)
Con questo ddl, se mai diverrà legge, la lotta alla criminalità subirebbe un colpo pazzesco ed enormemente debilitante. Si sentono, soprattutto dal basso, grida di indignazione paurose ma paurosamente motivate:
"Se i miei fossero vivi, morirebbero di crepacuore. Hanno sognato una Repubblica attenta a libertà, uguaglianza e fraternità" è il pensiero di Gino, pubblicato quest'oggi su l'Unità.
Grazie a questo attentato alla Democrazia, l'Italia rischia di diventare un Paese dominato da una classe politica protetta dall'impunità, con i media imbavagliati ed una magistratura impedita nel suo potere d'indagine. L'Italia si trasformerebbe nel Paese delle multiproprietà di Scajola, del pluripremiato e pluristimato direttore sportivo Moggi, del Premier integerrimo ed eticamente incorruttibile Berlusconi.
Una vergogna dietro l'altra, con la sola possibilità di disobbedire.
Aggiungete anche me all'elenco dei dispettosi.
Sarò sempre presente.
venerdì 28 maggio 2010
FRA BERLUSCONI ED UMORISMO: GLI OPPOSTI SI RESPINGONO
martedì 25 maggio 2010
SFONDO FILOSOFICO DI SCIENZA: FRAMMENTI DA "L'EVOLUZIONE DELLA FISICA" DI EINSTEN ED INFELD
La scienza, nel suo progredire, si incontra spesso con problemi che hanno a che fare con tolleranza, etica, etica sostenibile, progresso, futuro, amore per il prossimo e troppo altro.
Dare un quadro specifico della scienza "correttamente" impostata entro quadri di maggiore umanità è possibile, a parole, leggendo qualche prezioso frammento tratto da un libro scritto a quattro mani da Albert Einstein e Leopold Infeld.
Si riporta qualche frammento del seguito:
"I risultati della ricerca scientifica impongono spesso mutamenti nell'interpretazione filosofica di problemi che oltrepassano di molto il ristretto dominio della scienza stessa. Qual'è l'obiettivo della scienza? Che cosa si richiede da una teoria, il cui intento è la descrizione della natura? [...] E' sui risultati scientifici che debbono basarsi le generalizzazioni filosofiche. Ma queste, appena enunciate e largamente accettate, esercitano bene spesso la loro influenza sull'ulteriore sviluppo del pensiero scientifico imponendo la scelta di un determinato indirizzo fra tutti quelli che si potrebbero seguire."
Sulla base di questo, dunque, la filosofia dovrebbe imbastire il proprio percorso sulla base degli errori, o delle giuste scelte, "commesse" dalla scienza.
Il progresso scientifico, in quanto atto pratico di un pensiero umano, deve essere fonte di prioritaria attenzione rispetto alla speculazione filosofica.
La trattazione prosegue metodica nel seguente modo: "Tale indirizzo prevale finchè la ribellione vittoriosa contro le idee accette non conduca a nuovi ed inattesi sviluppi, che a lor volta divengono sorgenti di nuovi aspetti filosofici. [...] Ci proveremo, dunque, a tratteggiare le prime idee filosofiche sugli obiettivi della scienza. [...] Tutta la storia della scienza, dalla filosofia greca in poi, fino alla fisica moderna, ci palesa il costante intento di ridurre l'apparente complessità di fenomeni naturali a poche e semplici relazioni fondamentali. Questo è il principio basilare di ogni filosofia naturale."
Ogni filosofia naturale cerca, quindi, di codificare la complessità del mondo secondo canoni di comprensione consoni all'essere umano.
L'uomo sa capire solo ciò che è, rispetto all'immensa difficoltà del tutto, semplice. Allo stesso modo è una creatura che sa illudersi molto facilmente. Ne era convinto prima di tutti Democrito, oltre ventitre secoli fa: "Per convenzione il dolce è dolce; per convenzione l'amaro è amaro; per convenzione il caldo è caldo; per convenzione il colore è colore. Ma in realtà ci sono gli atomi ed il vuoto. E cioè, le cose che cadono sotto i sensi sono supposte essere reali ed è abitudine di tenerle per tali; ma in verità non lo sono. Soltanto gli atomi ed il vuoto sono reali."
Dinnanzi a ciò, ad Einstein ed Infeld si affianca la reale pragmaticità di Democrito. Senza colpo ferire il filosofo atomista afferma che la dimensione conoscibile dall'uomo è niente meno che illusoria.
La reale essenza spaziale è fatta di oggetti così estremamente minimi che l'essere umano non potrà mai concepirli appieno.
Nella dimensione umana, dunque, scienza e filosofia si intrecciano strettamente. Non potrebbe d'altronde essere diversamente, dal momento che l'una senza l'altra non può sopravvivere.
La scienza comporta pensiero, ed il pensiero è senza molti giri di parole filosofia.
La filosofia comporta, alla fine dei pensieri, traduzioni necessarie in atti pratici.
In altre parole, un mondo come un altro per giungere alla scienza.
E' (NEO)NATA UNA CELLULA
Prima o poi il progresso scientifico sarebbe arrivato anche ad inaugurare una prima, seppur primitiva, forma di vita artificiale. Con l'arrivo di quella infinitesimale cellula l'uomo può dirsi in piccola parte creatore di qualcosa?
Ciò che è successo è, forse per la prima volta in tutta l'esistenza umana, una cosa che non può essere identificata nè come invenzione nè come scoperta.
Sarebbe troppo riduttivo "etichettarla", così come sarebbe limitante fornire da profani notizie tecniche di rilievo. Ciò che ogni uomo può o dovrebbe fare è, in casi come questi, interrogarsi sulla sua reale dimensione esistenziale.
Trovandosi nel ruolo di creatura dotata di ragione e curiosità, qualsiasi palazzo costruito assieme all'utilizzo del suo pensiero scientifico deve avere grande rilevanza di discussione.
Nel nostro caso, una cellula piccolissima rappresenta per importanza mille mila palazzi.
Molti, però, si sono già mobilitati per "controllare" l'evolversi di questo traguardo. Il Presidente USA Barack Obama ha, giustamente, disposto un'indagine etica relativamente alla questione.
Laddove infatti il progresso scientifico reale giunga a scontrarsi con valori o limiti del pensiero umano, è opportuno fermarsi e riflettere sull'importanza delle potenzialità umane.
Una condizione eticamente corretta nella quale muoversi potrebbe dare luogo ad una condizione scientificamente compromessa e corrotta, o viceversa. Quanto più si pensa al progresso, tanto più ci si scontra con giudizi e pregiudizi complicatissimi da abbattere od amalgamare.
E' nata una cellula per mano nostra, è stata inaugurata una nuova vita.
Fino a che punto questo risultato può scontrarsi con la natura umana?
Il rapporto uomo-scienza è confermato in maniera magistrale da un concetto espresso da Albert Einstein:
"Ho imparato una cosa nella mia lunga vita, e cioè che rispetto alla realtà tutta la nostra scienza è primitiva ed infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."
Il nostro modo di indagare è piccolo, minimo, impercettibile. Tutto ciò che conta, per fortuna o purtroppo, è che quello stesso modo di conoscere e scoprire per noi sia un mondo ricolmo di potenzialità.
Potenzialità che allo stesso modo potrebbero venire risvegliate da una cellula nata per mano umana, potenzialità che grazie a mani sbagliate potrebbero diventare sventure per l'umanità intera.
Tutto è, anche qui, profonda questione di etica. Ciò che è eticamente sostenibile è anche ciò che è più tollerabile per l'uomo stesso.
Il Vaticano, divenuto ormai preda di una crisi di valori senza precedenti, ha certificato che tale scoperta è segno dell'intelligenza concessa all'uomo per mano divina.
La sola cosa che importa è, forse, difendere ancora una volta quell'impronta di superiorità che il divino deve avere nella vita umana. Ciò che conta è che, se un divino esiste, non ha bisogno certo delle parole di protettori clericali per manifestare la propria superiorità.
Il traguardo conseguito da Craig Venter potrà assumere mille mila possibili direzioni: la palla è tutta nelle mani dell'etica sostenibile umana.
giovedì 20 maggio 2010
FRA SIGNIFICATI, TECNOLOGIA ED ANIMA: QUANDO L'UOMO PUO' DISPERARSI
E' forse, da un pò di tempo, smessa la ricerca dei significati da parte dell'essere umano.
Muovendosi contrariamente alle sue inclinazioni istintive l'uomo non è più riuscito ad abbracciare quella sua, naturale, vocazione alla curiosità.
E' diventato sordo nell'ascoltare gli stimoli esterni, è diventato incapace di sforzarsi appieno nel cercare di comprendere l'inconcepibile. Ha svilito, nei fatti, la necessaria ricerca di "virtute e conoscenza" dell'Ulisse dantesco.
Nei suoi secoli quaggiù ha perso molto, forse troppo tempo dietro a cose futili ed inutili. Ha fatto diventare la scienza un passatempo, la tecnologia e la verità soprammobili in una stanza dove già naturalmente regna il caos. Ha costruito un sistema fatto di economia, un mondo costruito su una finanza che come castello di sabbia gli è franato addosso.
Si è ridotto ad inseguire un caos ancora più incasinato, per sua stessa colpa.
Fin da quando ero piccolo sono sempre stato abituato a cercare un significato od un perchè, per ogni singola cosa. Alle volte ho messo a dura prova la mia razionalità, la mia speranza di comprendere ciò che, qualche volta, va per quieto vivere ignorato.
Fra i banchi di scuola la cosa più facile è stata, da sempre, quella di imparare le cose a memoria perchè la fretta con cui dovevi assimilare i concetti ti impediva di poterli capire a fondo.
Allo stesso modo, in questi anni, credo che l'uomo abbia avuto troppa fretta.
Ha avuto troppa fretta e troppa presunzione nel poter controllare il mondo, nel poter trivellare a destra e manca alla ricerca del barile di petrolio in più per poter organizzare un GP di Formula Uno.
Ha avuto troppa fretta nel non ascoltare i segnali che la Terra ha, da troppo tempo a questa parte, inviato. Ci fa caso solamente quando arriva un evento inaspettato a ricordargli che qualcuno più forte di lui c'è, SEMPRE.
Servono terremoti, morti per mancate precauzioni strutturali negli edifici.
Servono, appunto, pensieri frettolosi per elaborare un'idea di difesa del mondo.
Fino a poco tempo fa bastavano selce e pietra focaia, oggi non bastano più neppure aerei invisibili ai radar e satelliti tecnologicamente alla super-avanguardia.
Lo stato accumulato dal progresso ha reso l'uomo meno curioso e sempre più presuntuoso.
Ce lo ricorda, crudamente, il superbo Albert Einstein in una lettera indirizzata ad Otto Juliusburger nell'11 ottobre 1946:
"Credo che l'orribile deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi dalla meccanizzazione e disumanizzazione della nostra vita, un disastroso sottoprodotto della mentalità scientifica e tecnica. Nostra culpa!...L'uomo si raffredda più velocemente del pianeta su cui vive."
Divenuto freddo, ha freddato anche (quasi) tutte le sue potenzialità positive.
Ce lo ricorda anche Charlie Chaplin, in un sublime frammento tratto da "Il grande dittatore":
"[...]La vita può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l'animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici; l'intelligenza duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.[...]"
Allo stato attuale delle cose, molta vita è violenta e molte cose sono già andate perdute.
Ciascun essere umano potrebbe, se solo volesse, avere dentro di sè un universo intero colmo di stelle e galassie meravigliose e meravigliosamente splendenti.
Se solo volesse potrebbe piegarsi solo alla sua volontà ed ai suoi sogni.
Fra significati e speranze, forse niente è ancora perduto.
Tanto alla fine la sola cosa che potrebbe salvarci è una sola.
martedì 18 maggio 2010
INTERNAZIONALE E CAMPIONATO: A BOCCE FERME, QUALCHE RIFLESSIONE...
La serie A è, non troppo silenziosamente, terminata.
Il campionato è finito, con la quinta vittoria di fila della solita squadra che assieme ad altre due/tre si gioca ogni anno gli onori della cronaca.
Gli oneri, purtroppo, rimangono ad altri. Rimangono alle squadre retrocesse, a quelle che hanno lottato fino all'ultimo per farcela ed a quelle che mai potranno vedere neppure la parte sinistra della classifica.
Salutano la gloria della ribalta Livorno, Siena ed Atalanta. Saranno prossime ad una futura serie B che, purtroppo, quasi nulla farà entrare nelle tasche delle "povere" società.
E' stato il campionato dei giocatori strapagati, dei "tituli" monopolizzati e delle proteste accese della domenica e del lunedì sera. E' stato l'ennesimo campionato di conferma di una metafora Italia-calcio mai più azzeccata di oggi.
E' stato il campionato dei giovani mancati, delle vecchie bandiere definitivamente sparite e del razzismo che mai sparisce dal campo. E' stato il campionato di Balotelli, della mancata convocazione di Cassano, degli ultimi lampi di classe di Totti. E' stato il campionato di Ranieri, è stato il campionato della grande coerenza e lealtà del Leonardo milanista.
E' stato un campionato che, come tanti altri, non ha smentito in alcun modo i pronostici. Sono lontanissimi i tempi nei quali un Verona sconosciuto poteva puntare allo scudetto.
E' stato il campionato di Antonio Di Natale e dei suoi 29 gol, è stato il campionato delle battaglie fuori dal campo del grandissimo Clarence Seedorf. E' stato un campionato che ha avuto qualche nota positiva ma moltissimi coni d'ombra.
Ci sono state moltissime partite, diluite in 38 giornate, divise fra stipendi pagati in ritardo e tribolazioni societarie. Qualcuna di loro, soprattutto alla fine, è stata biscottata.
Qualcuna di loro, purtroppo, è stata teatro di fenomeni indegni per poter essere menzionati.
Quasi tutte, però, sono state riflesso della condizione di questo Paese.
Il Presidente del Milan Berlusconi contestato dai tifosi coincide con un crollo dei consensi del governo e del Pdl. Ragionare secondo logica potrebbe indurre a pensare che tutta Italia sia milanista.
Meglio non pensarci. E' stato il campionato dove il Bologna ha vissuto le ennesime ombre moggiane, è stato il campionato dove le tribune calcistiche infiammano molto di più di quelle politiche.
I tifosi si muovono per contestare squadre agli allenamenti ma non muovono nulla per contestare chi dovrebbe amministrare il bene pubblico ed invece si fa, puntualmente, gli affari suoi.
Il calcio muove e mobilita, il malessere italiano molto meno.
Tutti questi sono fenomeni che, a partire dallo sport, non sono sottovalutabili.
Su tutto e tutti, è stato il campionato di Mourinho.
Allenatore, attore e comunicatore senza precedenti, ha saputo con un ego sterminato spezzare l'Italia.
Amato ed odiato, ha saputo vincere e convincere. Da qualsiasi punto lo si guardi è una persona particolare. Odiando, a giusta ragione, il sistema italiano ha saputo in questi due anni scavare e disegnare un nuovo panorama calcistico nel quale far sfogare decine di giornalisti sportivi assetati di colpe e scoop.
Ha fatto gesti di manette, ha preso squalifiche, ha fatto irritare un paese intero.
Nonostante tutto una larga parte dell'Italia non solo calcistica si è innamorata di lui. E' voluto venire qui, ha voluto osare e probabilmente, se tutto andrà per il meglio, vincerà ancora qualcosa.
Cresciuto calcisticamente nel Porto, se ne andò da re dispensando una delle sue prime perle-provocazioni: "Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bella poltrona blu, la Coppa dei Campioni, Dio e dopo di lui io."
Dotato di un ego sterminato e di un'intelligenza e capacità comunicative incredibili ha rappresentato, comunque, un valore aggiunto per tutto il Paese.
Nonostante tutto, giustamente, quasi certamente se ne andrà.
E' stato un campionato controverso, particolare ed indeterminato.
La sola cosa certa è un Bologna, salvo, al diciassettesimo posto.
Meglio che niente.
lunedì 17 maggio 2010
FRA DISTRUZIONE, DEVOLUZIONE, NOIA E CURIOSITA': PENSIERI SENZA TEMPO
Sulla cura e mantenimento di un piccolo pianeta c'è una citazione, non molto incoraggiante, di Karl Schroeder che, però, sta avendo alla luce dei fatti storici notevolissima aderenza alla realtà:
"Erano condannati. Lo siamo tutti: la civiltà tecnologica rappresenta un disperato tentativo di una specie di costruire una bolla per tenere a bada ambienti ostili. Le specie coscienti inoltre non cooperano mai tra loro a lungo termine, perchè gli ambienti di cui hanno bisogno per vivere sono incompatibili.
Distruzione o devoluzione sono le uniche alternative."
Alternative che l'essere umano smista continuamente per resistere nel marasma di ogni giorno. Essenze che ogni giorno abbiamo dentro e che, per Ellen Parr, sono assolutamente e diametralmente opposte:
"La cura per la noia è la curiosità. Non c'è cura per la curiosità."
domenica 16 maggio 2010
C'ERA GIA' ACQUA SUL PIANETA DISPERSO.....
Iniziò tutto con una grande esplosione di materia che molti hanno poi, forse, chiamato divinità. Iniziò tutto con la formazione di particelle e molecole elementari, partendo da quei pochissimi atomi disposti a volare qua e là, senza particolare ragione.
Iniziò da lì la formazione delle stelle, la composizione di un universo infinito ma ancora in espansione.
Iniziò, così, anche l'avventura lunga milioni di anni che portò alla formazione dello spazio come lo conosciamo, precariamente, oggi.
Arrivarono poi, su un pianeta Terra qualunque, vita e luce. Arrivò tutto da chissà dove, chissà quando, chissà come. Le sole spiegazioni ha provato fino ad ora a darsele l'essere umano, senza neppure riuscire ad avere ben chiaro il quadro complessivo della situazione.
Gli sono sempre mancate le condizioni al contorno da attribuire al proprio percorso su questo pianeta, in questo sistema solare, in questo Universo sterminato. Uomo che, assieme agli altri inquilini dell'astronave, ha ricevuto in dono un patrimonio enorme, un pianeta intero sul quale vivere e dimorare gratuitamente.
Su questo pianeta la vita è (da sempre?) stata possibile grazie ad una molecola fondamentale, incolore ed inodore, che molti chiamano acqua.
Formata da due atomi di idrogeno e da uno di ossigeno, è così importante da non poter essere in alcun modo trascurata. Noi stessi ne siamo fatti, senza accorgercene, per oltre il 60% del nostro peso totale.
Senza acqua non c'è vita, ma senza vita c'è mai stata acqua?
Una domanda importante, dietro alla quale si celano tutte le interpretazioni possibili del nostro passato.
Secondo moltissimi senza vita c'era già acqua, quantomeno sul nostro piccolissimo pianeta.
E' quanto afferma uno studio condotto dalla ricercatrice britannica Maria Schonbachler.
Secondo quanto sostenuto l'acqua sarebbe presente sulla Terra sin dalla nascita del pianeta.
A detta della ricercatrice, e non solo, una tale scoperta sarebbe capace di riscrivere enormemente l'intera storia del nostro pianeta.
Il suo gruppo di ricerca ha scoperto che elementi volatili, che probabilmente comprendevano acqua, erano presenti nel violento processo di nascita della Terra fra 30 e 100 milioni di anni dopo la formazione del Sistema Solare.
Se così fosse potrebbe passare tanta altra acqua sotto i ponti della nostra, precaria ed instabile, visione del mondo...
venerdì 14 maggio 2010
FRA COMBUSTIBILI FOSSILI E TECNOLOGIA: PIU' TECNOLOGICI SAREMO, PIU' VULNERABILI DIVENTEREMO
Gli avvenimenti degli ultimi mesi possono, e devono, fare riflettere l'umanità intera.
Pur riuscendo a comunicare con immediatezza da una parte all'altra del mondo e pur riuscendo a volare e far volare milioni di persone ogni anno, basta pochissimo a metterci con le spalle al muro.
Ogni volta che l'essere umano torna a pensarsi completamente onnipotente, arriva qualcosa di inaspettato a destarlo dai torpori.
E' sufficiente un piccolissimo vulcano islandese a metterci in ginocchio con trasporti, economie e prospettive di progresso. Tutto ciò forse accade anche perchè l'uomo ha smarrito il suo necessario sviluppo da vivere in funzione della natura, di tutto ciò che lo circonda.
Allo stesso modo, trivellando trivellando alla ricerca di fonti energetiche a veloce esaurimento, può accadere che per un "errore umano" si scateni la più grave crisi ambientale mai registrata.
In questi momenti continuano a fuoriuscire ingentissime quantità di combustibile fossile in quel Golfo del Messico. Quantità impressionanti di petrolio continuano a fuggire dalla stiva del pianeta, minando specie animali assieme ad habitat marittimi.
Ogni tanto arriva, per fortuna anche, qualche battito inconsulto del pianeta a segnalarci cosa dovremmo fare per far quadrare meglio la nostra dimensione con quella dell'astronave Terra che ci ospita senza chiedere nulla. Da quanto la storia insegna basta pochissimo per farla arrabbiare.
Più ingrandiamo la nostra forbice tecnologica e più diventiamo dipendenti da fattori che, con pochissimo, possono annullarci.
Basti pensare a tutta l'informatica, l'elettronica, la meccanica computerizzata e le tecnologie alla super-avanguardia che in questi secoli hanno via via preso piede.
L'appello per migliorare il migliorabile deve essere fatto ai vertici della politica mondiale, a tutti coloro che a capo dei governi possono rendere più positiva e tollerabile la questione energetico-ambientale.
Allo stesso modo la pensava, qualche tempo fa, un certo Alcide De Gasperi:
"Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista pensa alle prossime generazioni."
Sarebbe l'ora di vedere davvero una nuova politica "mondialista", capace di percepire il nostro massimo senso di relatività e la nostra troppo grande presunzione nel poter controllare qualsiasi fenomeno che accada nel mondo.
Si fa moltissima fatica ad accettarlo: io in primis, da scienziato in erba, sento che è la sola via possibile.
E' la sola strada percorribile in nome di chi verrà dopo di noi, in nome di quanti nasceranno nei paesi sottosviluppati e saranno costretti a stare peggio per colpa di tutto il nostro "troppo".
Lo sosteneva anche lo stesso Blaise Pascal, filosofo dotato guarda caso anche di fortissime influenze scientifiche. Nel suo muoversi su questa Terra, l'essere umano non dovrà dimenticare mai la sua natura di canna al vento.
Sarebbe bello fosse percepito ovunque.
Condizionale d'obbligo, purtroppo.
RICERCA: PROGRESSI DAL FRONTE ITALIA
Mentre l'istruzione e la cultura nello Stivale annaspano, le migliori componenti del nostro Paese continuano a battere importantissimi segnali di presenza.
E' potenzialmente rivoluzionaria l'ultima scoperta fatta da un consorzio di ricerca sardo: secondo loro la causa della sclerosi multipla è attribuibile ad una mutazione chiave nel DNA umano.
Una variazione del gene CBLB sarebbe causa di un aumento di rischio per l'insorgenza della malattia. Dopo moltissime ricerche mal finanziate da chi ha il potere si è giunti ad un traguardo che, forse, riuscirà a divenire nuovo punto di stupenda partenza.
I ringraziamenti doverosi vanno a coloro i quali hanno lottato per ottenere tutto ciò: l’Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, le Università di Cagliari e di Sassari, il Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna (CRS4), oltre alle aziende ospedaliere di Cagliari, Sassari e Ozieri.
Un risultato fondamentale, tutto di profilo italiano. L'opinione di Francesco Cucca, direttore dell'Inn-Cnr, è di notevole apertura verso la scoperta realizzata: "Questo gene produce una proteina dotata di molteplici funzioni che regola l’attivazione del recettore dei linfociti, cellule chiave nel regolare le risposte immuni. [...]I nostri risultati sono coerenti con studi genetici su modelli animali: nel topo, l’assenza di questo gene, indotta sperimentalmente, causa infatti l’encelofalomielite autoimmune, malattia simile alla sclerosi multipla."
Lo studio può vantare, a detta di Serena Sanna dell'Inn-Cnr, un altro importantissimo primato: "Abbiamo analizzato oltre sei milioni di marcatori genetici, il triplo rispetto a quelli finora studiati da altri gruppi di ricerca. [...] Sperimentalmente abbiamo identificato solo un milione di marcatori che però, grazie a metodi statistici innovativi e all’utilizzo di un potente centro di calcolo, sono stati integrati con quelli derivati dalle sequenze genomiche di 52 individui europei del progetto internazionale ‘1000 genomi’, permettendoci di predirne altri cinque milioni."
Superando il tecnicismo, si può urlare al mondo che almeno in qualcosa il nostro Paese sa ancora essere forte.
GRAZIE a tutti voi.
domenica 9 maggio 2010
MALATTIA E CULTURA: SAPER CONIUGARE I REALI BISOGNI
La cultura, disse qualcuno qualche tempo fa, è la sola cosa che può rendere ragione all'esistenza dell'uomo.
Senza necessità culturali mancano le certezze con le quali l'umanità ha costruito, fino ad oggi, tutto ciò che la circonda.
Ogni invenzione ed ogni scoperta fatta nei nostri attimi di passaggio è stata figlia di un progresso culturale sempre proteso verso la "nuova" ed incausata novità. Fare cultura equivale a dare, quindi, ragione d'esistere a qualche cosa.
Ragione di vita che, per natura umana, spesso viene a mancare nei momenti di malattia o di sconforto. Coniugare malessere e cultura non è un'impresa semplice, eppure provarci costerebbe davvero poco.
E' ciò che hanno pensato forse in alcuni Istituti Fisioterapici Ospedalieri (Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e quello Dermatologico San Gallicano), dove in corsia sono stati avviati esperimenti di incontro fra malati ed arte, pittura, musica e cinema.
Sentirsi meno soli, dare forse quella ragione in più per ritrovare il sorriso o per guardare avanti.
I motivi di una tale, azzeccatissima, scelta possono essere molteplici. Di pari passo i volontari dell'associazione torinese "Circolo dei Lettori" hanno selezionato letture da proporre ai pazienti delle Molinette e di Gradenigo.
Basta poco per fare piccole, grandi cose: in particolare alleviare il dolore di chi purtroppo già soffre.
sabato 8 maggio 2010
ESSERE UMANO, TERRA ED INDIFFERENZA: TUTTO CIO' CHE PUO' SCONVOLGERCI DAVVERO
Nei deliri di onnipotenza l'essere umano ha, nei secoli, distrutto tutto ciò che di più positivo e splendido aveva messo a disposizione l'astronave Terra.
A causa di piccoli "smottamenti" nella volontà del pianeta siamo, per fortuna o purtroppo, costretti a rivedere ogni nostro piano e qualunque nostro, possibile, destino.
Perdutamente celati dietro a problemi di dubbia validità lasciamo che la politica si spartisca onere il più delle volte senza nè onore nè merito alcuno, lasciamo che continui ed aberranti errori di percorso vengano compiuti nei confronti di un pianeta che ci ospita, fino ad ora senza chiedere nulla di particolarmente grave in cambio. Nel suo passaggio, ancora infinitesimale, quaggiù l'essere umano si è davvero mai chiesto quale sia il prezzo da pagare per aver sottomesso la forza immensa che governa l'Universo intero?
Convinto di essere onnipotente ed onnipresente, molto probabilmente no.
Allargando il suo punto di vista potrebbe forse trovarsi a condividere l'opinione di Joan Vinge:
"L'indifferenza è la massima forza dell'Universo. Rende insignificante tutto ciò che tocca."
Guardando alla realtà da un differente sistema di riferimento si può acquisire un altro punto di vista, per l'appunto relativo rispetto a tutto ciò che potevamo fino a poco tempo prima pensare.
Sottomettiamo popolazioni e facciamo guerre per uccidere e possedere petrolio quando basta solo un vulcano islandese eruttante a fermare tutte le nostre linee aeroportuali per molti giorni.
Riusciamo "miracolosamente" ad incrementare sempre più il debito dei Paesi Poveri, quando facciamo fatica a controllare il sistema capitalistico, in questi anni degenerato, che impietoso si abbatte sempre sulle spalle dei più indigenti.
Permettiamo che si allarghino le forbici delle disparità sociali, delle differenze culturali e delle sottomissioni morali, non riuscendo a capire appieno tutto ciò che, nel nostro infinitamente piccolo, vorrebbe dire avere consapevolezza di essere uomini.
Crederci esseri unici in un mondo unico ed unicamente popolato non serve a nulla, fintanto che non ci solletica nella testa la "sbalorditiva" idea espressa tempo fa da Andrew Chaikin:
"Prima o poi, quasi a tutti passa per la mente la fantasia irresistibile, sbalorditiva: e se tutto quello che conosciamo, l'intero nostro universo, fosse soltanto un granello di polvere sulla spalla di qualcun altro?"
Siamo, non troppo incredibilmente, figli di una mancanza di relatività impressionante.
Basta una bolla di metano di troppo in superficie per causare la più grande tragedia ambientale di ogni tempo, figlia forse di un pozzo di trivellazione dimensionato male o sottovalutato nella sua pericolosità.
Essere umani equivale ad essere predatori del nostro stesso futuro e del destino del mondo intero?
Meglio rifletterci, pensarci e penarci sopra.
giovedì 6 maggio 2010
MADRE TERRA, USO E ABUSO: QUALCHE URLO DAGLI INDIANI D'AMERICA
"Onorare e rispettare significa pensare che il territorio, l'acqua, le piante e gli animali che vivono qui hanno il nostro stesso diritto di viverci. Non siamo gli esseri supremi e onniscienti, il culmine dell'evoluzione; siamo invece membri del sacro cerchio della vita, insieme con gli alberi e le rocce, i coyote e le aquile, i pesci e i rospi, ciascuno dei quali ha uno scopo."
(Wolf Song, Abenaki)
"Oh, si, ho frequentato le scuole dell'uomo bianco. Ho imparato a leggere dai sussidiari, dai giornali e dalla Bibbia. Ma ad un certo punto ho capito che questi non erano sufficienti. La gente civilizzata dipende troppo dalle pagine scritte dall'uomo.
Io mi affido al libro del Grande Spirito, che rappresenta l'interezza della creazione. Potete leggere una grossa parte di quel libro se studiate la natura.
Sapete, se prendete tutti i vostri libri, li esponete al sole, e lasciate che neve, pioggia e insetti facciano il loro lavoro, dopo un pò non rimarrà più niente.
Ma il Grande Spirito ha concesso a voi e a me l'opportunità di studiare all'Università della natura le foreste, i fiumi, le montagne e gli animali a cui noi apparteniamo."
(Walking Buffalo [1871-1967], inciso su una roccia)
martedì 4 maggio 2010
...A PROPOSITO DI COMBUSTIBILI FOSSILI...
"L'energia dei combustibili fossili è davvero l'unica che può soddisfare i bisogni della nostra vita moderna e della nostra civiltà?" (Giacomo Ciamician, 1912)
"Se la nostra civiltà nera e nervosa, basata sul carbone, sarà seguita da una civiltà più tranquilla, basata sull'utilizzo dell'energia solare, non ne verrà certo un danno al progresso ed alla felicità umana."
(Giacomo Ciamician, 1912)
"Agisci sempre come se le tue azioni facessero la differenza. La fanno." (Wiliam James)
Forse non sapevamo che...
a) Oggi al mondo si consumano ogni secondo 1000 barili (=159000 litri circa) di petrolio e 79000 metri cubi di gas;
b) In Italia non abbiamo riserve significative di combustibili fossili, ma il 90% del nostro fabbisogno energetico deriva proprio da queste fonti. Importiamo il 94% del petrolio e l'89% del gas che consumiamo;
c) Oggi il consumo di energia elettrica in Italia è ventiduemila volte più alto che nel 1938.
lunedì 3 maggio 2010
EINSTEIN, VITA ED INTERVISTA IMMAGINARIA: SE SOLO POTESSIMO AVERLO QUI...
Ho sempre creduto che Albert Einstein sia stato il più geniale e strepitoso essere umano che la storia dell'umanità abbia saputo consegnarci fino ad oggi.
Condensato perfetto di sintesi scientifica e pragmatica visione della vita, ha saputo essere tutto ciò che di più incredibile può essere un uomo.
Se potessi intervistarlo per un attimo, vorrei chiedere lui troppe cose. Mi basta, però, ricordarlo da un piccolo libro di sue memorie e citazioni che conservo gelosamente fra i testi di immediata consultazione.
Domanda: "Come amavi vivere?"
Risposta: "Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere."
Domanda: "Cosa immagini quando pensi all'amore?"
Risposta: "L'amore porta molta felicità, molto di più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore."
Domanda: "Hai un consiglio da dare all'umanità intera per poter progredire all'insegna delle sue enormi potenzialità e possibilità?"
Risposta: "Senza personalità creatrici capaci di pensare e di giudicare autonomamente, il progresso della società è impensabile, proprio come lo sviluppo della personalità individuale senza l'humus nutriente della comunità."
Domanda: "Hai sempre creduto che la curiosità muovesse il mondo intero e l'evoluzione umana. Ogni uomo la possiede, ma pochi sanno davvero definirla. Tu cosa puoi dirci in proposito?"
Risposta: "La curiosità è una piantina delicata che, a parte gli stimoli, ha bisogno soprattutto di libertà."
Domanda: "Il valore più grande che si è perso è quello, purtroppo, della moralità. Cosa puoi dirci a proposito di ciò che per te vuol dire moralità?"
Risposta: "L'aspirazione fondamentale degli uomini consiste nel cercare di agire con coerenza morale. Ne dipendono il nostro equilibrio interiore e persino la nostra stessa esistenza. Solo la moralità delle nostre azioni può conferire alla vita bellezza e dignità."
Domanda: "Cosa diresti a chi vive una vita cercando il successo senza limiti di moralità e divieti?"
Risposta: "Cercare di diventare non un uomo di successo, ma un uomo di valore."
Domanda: "Credi che sia giusto farsi troppe domande sulla propria vita, anche avendo poche risposte da parte?"
Risposta: "Qual è il significato della vita umana, e, più in generale, della vita di ogni creatura? Essere religiosi significa avere la risposta a questo interrogativo. Voi chiedete: è giusto porsi questa domanda?
Ed io rispondo: chi non attribuisce un significato alla propria vita e a quella delle altre creature è non solo infelice, ma anche poco dotato per la vita."
Domanda: "Hai collegato vita e religione, dimostrando di concepire una relazione fra le due. Sei religioso pur essendo scienziato? In quale senso?"
Risposta: "Sono un non credente profondamente religioso...In un certo senso è un nuovo genere di religione."
Domanda: "Non credente profondamente religioso? Spiegati meglio..."
Risposta: "Non cerco di immaginare un Dio: mi basta guardare con stupore ed ammirazione la struttura del mondo, per quanto essa si lascia cogliere dai nostri sensi inadeguati."
Magari potesse essere ancora qui fra noi...Ci sarebbe davvero di aiuto.
domenica 2 maggio 2010
FRAMMENTO DA "MANUALE DEL GUERRIERO DELLA LUCE" DI PAULO COELHO
"Un guerriero della luce fa sempre qualcosa fuori dal comune. Può ballare per strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare di amore al primo incontro, difendere un'idea che può sembrare ridicola.
I guerrieri della luce si permettono simili cose.
Egli non ha paura di piangere per antiche pene, o di gioire per nuove scoperte. Quando sente che è giunto il momento, lascia tutto e parte per l'avventura tanto sognata. Quando capisce di essere al limite della resistenza, abbandona il combattimento, senza colpevolizzarsi per aver fatto un paio di follie inaspettate. Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui. [...]
Tutte le strade del mondo conducono al cuore del guerriero: egli s'immerge senza esitazioni nel fiume di passioni che scorre sempre attraverso la vita. Il guerriero sa che è libero di scegliere ciò che desidera: le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, talvolta, con una certa dose di follia.
Accetta le proprie passioni, e le vive intensamente. Sa che non è necessario rinunciare all'entusiasmo delle conquiste: esse fanno parte della vita, e ne gioisce con tutti coloro che ne partecipano.
Ma non perde mai di vista le cose durature, e i solidi legami creati attraverso il tempo.
Un guerriero sa distinguere ciò che è transitorio da quello che è definitivo."
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