sabato 30 novembre 2013

SCHEGGE DI MEMORIA, RICORDANDO I NATIVI AMERICANI...

"Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. 
Il guerriero non é chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. 
Il guerriero per noi é chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. 
E' suo compito occuparsi  degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità."
(Toro Seduto, cit.)

"Che cos'è la vita? Lo sfavillare di una lucciola nella notte. 
Il respiro sbuffante di un bisonte nell'inverno.  
La breve ombra che scorre sopra l'erba e si perde dentro il sole."
(Piede di Corvo, cit.)

"Pace non é solo il contrario di guerra, non é solo lo spazio temporale tra due guerre... Pace é di più. E' la Legge della vita. E' quando noi agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere regna la giustizia."
(Irochesi, att.)

"La Terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla Terra."
(Duwamish, att.)

"Servire gli altri, essere di qualche utilità alla famiglia, alla comunità, alla nazione o al mondo é uno degli scopi principali per i quali gli esseri umani sono stati creati. 
Non ti riempire di affari personali dimenticando i tuoi compiti più importanti. 
La vera felicità é solo per chi dedica la propria vita al servizio degli altri."
(Insegnamenti "Albero Sacro" - Nativi Americani)




venerdì 29 novembre 2013

FRA EMERGENZA E DISSESTO: LA TRAGEDIA CONTINUA

Mentre l'alluvione in Sardegna consegna troppo in sordina alle cronache la diciassettesima vittima, l'emergenza sembra aver perso di importanza fra i meandri di un'informazione (pur)troppo preoccupata ad occuparsi di decadenze, decadanze, maggioranze parlamentari "più risicate ma più coese" e quasi 80enni impossibilitati a scollarsi da una poltrona mai occupata con dignità, disciplina ed onore (Cfr. Art.54 Costituzione).
La tragedia eppur rimane, in un'atmosfera che tornerà a rendersi grave con le prossime "ondate" di maltempo; l'Italia sembra infatti uno Stato di anno in anno sempre più in preda ad una sorta di ansia da previsione metereologica
Non deve piovere per scongiurare che accada il peggio, si ripete dovunque con sempre maggior insistenza. 
Quante e quali sono le realtà a rischio nell'Italia di oggi? 
Le questioni legate al dissesto idrogeologico ed alla tutela del territorio sono tremendamente importanti per l'intero Paese, prestando ascolto a più o meno tutte le voci coinvolte nel dar voce a quella che potrebbe diventare una perenne tragedia. La frase attribuita al capo della Protezione Civile Franco Gabrielli risuona infatti come l'ennesimo grido di urgenza per imprimere una svolta risolutiva a questa questione: 

"[...] Il capo della Protezione Civile ha poi ricordato che, anche se l’Italia diventasse un paese virtuoso a partire da oggi, per la messa in sicurezza del territorio «occorreranno anni ed anni», sia per un problema di meccanismi di spesa sia per i tempi tecnici di progettazione e realizzazione delle opere. [...]" (Fonte: corriere.it)

Entro quali limiti è possibile quantificare la durata di "anni ed anni" precedentemente riportata? 
La situazione è urgentemente tragica, sotto tutti i punti di vista possibili: sociale, economico, ambientale, industriale, produttivo, [...]. Quali sono state le cifre che, fino ad oggi, sono passate dall'essere mancati benefici a costi? 
Una ricerca diffusa ed attribuita al CNR è lapidariamente allarmata su questo argomento: fra il 1950 ed il 2012 ci sono state oltre 1000 frane e 672 inondazioni che hanno causato oltre 9mila vittime e 700mila sfollati.
Quali potrebbero essere stati invece i costi per la mancata prevenzione? 
Effettuare stime simili è una questione terribilmente complessa, in quanto troppe sono le possibili voci di costo inseribili e/o eliminabili da un "bilancio" di questo tipo: esistono comunque persone ed organismi che hanno effettuato stime più o meno attendibili? 
A questa domanda ha cercato di rispondere un passato report dell'Ance, abbreviazione che coincide con "Associazione Nazionale Costruttori Edili": il costo complessivo dei danni provocati in Italia da frane, terremoti ed alluvioni ha raggiunto, in un periodo compreso fra il 1944 ed il 2012, cifre prossime ad oltre 240 miliardi di Euro. In altre parole, pertanto, è un pò come se annualmente si fossero 'gettati al vento' circa 3 miliardi e mezzo di Euro. Tali cifre sono differentemente ripartite, di pari passo con le emergenze manifestatesi in questi anni: 
  • 75% del totale riconducibile a terremoti e fenomeni sismici;
  • 25% del totale riconducibile a fenomeni afferenti al dissesto idrogeologico.
Fonti del Ministero dell'Ambiente hanno riferito che, per cercare di mitigare il meglio possibile emergenze come queste, servirebbe stanziare una quantità di risorse pari a 1,2 miliardi di Euro l'anno per 20 anni
In altre parole, pertanto, servirebbero quantità di risorse totali oscillanti fra 20 e 40 miliardi di Euro circa per un piano di risanamento totale dell'intero territorio italiano. 
Analizzando invece la sola 'voce' del dissesto idrogeologico, è possibile porsi altre domande fondamentali: quante e quali sono le zone d'Italia potenzialmente a rischio di fenomeni di dissesto e danno?
Quali potrebbero essere i 'numeri' di quella che potrebbe diventare (sempre ammesso che non lo sia già) una silenziosa strage non adeguatamente e doverosamente affrontata per tempo? 
A queste e molt(issim)e altre possibili domande è possibile rispondere delineando un quadro non affatto ottimistico o degno di essere sottovalutato: l'82% dei Comuni italianipotrebbe infatti necessitare di opere afferenti alla realizzazione di un piano anti-dissesto idrogeologico
Tale stima è stata promossa e diffusa dall'Anbi, sigla che sta a significare Associazione Nazionale Bonifiche, Irrigazioni e miglioramenti fondiari. Delineando un quadro più completo, restando fedeli alle statistiche presentate, si potrebbero avere circa 28milioni di italiani interessati potenzialmente a subire fenomeni afferenti a forme di dissesto idrogeologico. 
Si avrebbero anche un totale di 1milione e 200mila edifici potenzialmente interessabili a crolli o danneggiamenti: larga parte di questi è assimilabile a luoghi adibiti a scuole ed ospedali.
A fronte di cifre economico-sociali di tale portata, quanti e quali sono stati fino ad oggi i "costi" impiegati a bilancio per far fronte e rimediare a queste silenziose (e silenziate) emergenze?
Stando alle cifre divulgate in un rapporto riassuntivo dell'Ance è possibile ritrovare cifre irrisorie rispetto alla reale emergenza: "[...] Dal 1991 al 2011 risultano finanziati interventi per circa 10 miliardi di euro, meno di 500 milioni all’anno, per l’80% gestiti dal ministero dell’Ambiente.[...]" 
E' purtroppo evidente come, di fronte a queste cifre, vi sia un rapporto di assoluta disparità rispetto alla quantità di risorse che dovrebbero essere realmente impiegabili per conseguire risultati maggiormente tendenti al miglioramento.
Su questo fronte ritornano tremendamente puntuali le emergenze predentemente citate: su questo fronte, purtroppo, l'ennesimo caso della tragedia sarda potrebbe trasformarsi presto in ulteriore statistica con cui dover "far di conto". Quali saranno invece, nell'immediato, le risorse economiche stanziate dal Governo nazionale delle (passate?) 'larghe intese' per far fronte a urgenza? 
Per rispondere a questa domanda è inevitabile far riferimento alla cosiddetta 'legge di stabilità', di recente passata al vaglio delle Aule Parlamentari.
Osservando tale contesto, è possibile richiamarsi ai contenuti riportati in un articolo tratto dagreenreport.it

"[...] Un foltissimo gruppo di associazioni, organizzazioni di categoria, ordini professionali ed enti locali [...] sottolinea in un comunicato comune che «precipitazioni sempre più intense e frequenti per i cambiamenti climatici in atto, un territorio che ogni anno è reso più vulnerabile dal consumo di suolo e una politica di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico che continua a basarsi su pochi interventi di somma urgenza invece che su un’azione di prevenzione e manutenzione diffusa su tutto il territorio sono le cause del problema.
Purtroppo le regioni e i cittadini coinvolti sono destinati ad aumentare. Sono infatti più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio idrogeologico e 6.633 i Comuni che hanno all’interno del territorio aree ad elevato rischio di frana o alluvione».
Per questa inedita “coalizione”, «la difesa del suolo e le politiche di prevenzione del rischio sono ormai urgenti, come ricordato anche nelle recenti risoluzioni approvate alla Camera e al Senato.
Nuovi fondi per la prevenzione però non arrivano nemmeno quest’anno, o ne arrivano troppo pochi. La Legge di Stabilità varata dal Governo infatti sblocca 1,3 miliardi di europer interventi immediatamente cantierabili in attuazione degli Accordi di programma fatti con le Regioni per far fronte all’urgenza, ma per quanto riguarda nuovi fondi stanzia solo 180 milioni in tre anni, così divisi: 30 milioni per il 201450 per il 2015 e 100 per il 2016. Risorse assolutamente insufficienti e soprattutto che non vengono destinate a mettere in campo quell’azione necessaria e integrata di difesa del suolo e mitigazione del rischio idrogeologica quanto mai necessaria». [...]"

I cambiamenti climatici, a maggior ragione se legati per larga parte al 'contributo' umano, dovranno essere soprattutto per il futuro una dei più gravi allarmi con cui doversi misurare: l'Italia è infatti parte di un Pianeta che, fino a prova contraria, potrebbe soffrire sempre di più in futuro per questioni totalmente od indissolubilmente legate a questi mutamenti.
A prescindere da qualsivoglia semplificazione di sorta, purtroppo, è oggettivo scrivere una semplice constatazione: Italia ed italiani sono, rispettivamente, uno Stato ed un popolo impreparato ad affrontare indenni una questione come questa. 
Ogni precipitazione estrema non può trasformarsi in tragedia, ogni spostamento tellurico non può mietere vittime e devastazione incontrollabile. 
E' sempre più urgente fare qualcosa: adoperarsi per imporre un cambiamento radicale, in parole povere. 
Il problema è però solo una questione di natura economica?
Vi possono essere altresì problemi di altra natura per cercare di inquadrare e risolvere un problema come questo? Ritornano, su questo fronte, altre parole pronunciate da Franco Gabrielli in una recente audizione alla Camera dei Deputati: 

"[...] In Sardegna sono state disattese le ordinanze dei Sindaci emanate per mettere in sicurezza la popolazione. [...] se i Sindaci si sono visti rifiutare da parte della popolazione queste ordinanze di evacuazione, che sono atti imperativi, ciò conferma che il problema è culturale [...] È proprio per il rispetto dei morti [...] che noi dobbiamo evitare che i vivi non condividano la stessa sorte in futuro. [...]" (Fonte: corriere.it)

Tali problemi di non curanza e disinteresse sono sicuramente estendibili ad un contesto molto più allargato della sola Sardegna. E' un problema certamente collettivo e non localizzato. 
Poco importa sapere poi che in molti Comuni vi è assenza od incompletezza di piani regolatori, poco importa sapere che le documentazioni per l'emergenza sismica sono troppo antiquate per poter essere considerate attendibili ed utilizzabili per rinnovare i piani di emergenza già esistenti. 
E' possibile muovere solamente critiche al sistema od è anche lecito definire nuovi e positivi argini fondamentali da cui (ri)partire per migliorare il futuro? A questa domanda risponde il recente documento di "buone pratiche" diffuso dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: il titolo di tale report è infatti "Elementi per una strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici".
Tale dossier è presente, consultabile e scaricabile in una versione divulgativa dal sitominambiente.it.
Il passo più importante è affermare le logiche che hanno dato origine a questo documento in ottica governativa e di Amministrazione del territorio, evitando ad ogni costo il loro degradarsi al ruolo di mere iniziative spot
Tali consapevolezze devono essere punti di partenza per cercare di realizzare, nei fatti e senza slogan, un nuovo punto di arrivo ed un rinnovato modello economico con cui provare a costruire lavoro ed occupazione.
Nonostante la troppo poca visibilità, purtroppo, la tragedia e l'emergenza rimangono inalterate. 


Per saperne di più: 

"La difesa del suolo in Italia - uso del suolo e rinaturalizzazione, una politica per fermare il dissesto idrogeologico", Legambiente, (http://www.amblav.it/Download/Legambiente-dossier_difesa_del_suolo.pdf)

"Elementi per una strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici",Minambiente.it

"Primo rapporto ANCE-Cresme: Lo stato del territorio italiano 2012  - i costi della mancata prevenzione", Ance.it

"Il dissesto minaccia l'82% dell'Italia. Anbi, servono 7.4 miliardi di Euro",Conipiediperterra.com

"Sardegna, Gabrielli: disattese ordinanze Sindaci", Corriere.it

"Cambiamenti climatici e vulnerabilità del territorio - i numeri italiani", Greenreport.it

"Rischio idrogeologico, dalla Legge di (in)stabilità soltanto gli spiccioli", Greenreport.it

"Sardegna, oggi lutto nazionale. Legambiente: 'basta morti per dissesto idrogeologico'",Greenreport.it

lunedì 25 novembre 2013

"LE STRANEZZE DEL CLIMA": COSA STA DAVVERO CAMBIANDO?

"Di cambiamento climatico si sente parlare quasi tutti i giorni, ma il dibattito spesso genera confusione, invece di chiarire che cosa realmente si sa sull'evoluzione del clima. 
In questo libro i maggiori esperti internazionali riassumono i risultati di decenni di studi con onestà, rigore ed un linguaggio comprensibile a tutti. 
E' veramente in atto un riscaldamento globale? E davvero siamo noi a provocarlo?
La risposta in entrambi i casi è sì, e qui troverete i dati che lo dimostrano. 
Ma quali saranno le conseguenze pratiche del cambiamento del clima? E che cosa possiamo fare per arginarlo? 
A queste domande gli scienziati per ora possono dare soltanto risposte parziali, ma è importante conoscerle per scegliere in modo informato le strategie per il nostro futuro"

Sono queste le premesse che vogliono destinare l'opera "Le stranezze del clima - che cosa sta cambiando, e perchè" ad un pubblico interessato a comprendere una questione non del tutto compresa anche dagli stessi 'addetti ai lavori'. Il fine primo da perseguire riguarda quindi l'intento divulgativo, allargando il più possibile la 'platea' degli interessati a comprendere fenomeni complessi ma radicalmente importanti per il futuro del pianeta Terra prima e dell'umanità intera poi. 
La necessità di scrivere un'opera che si voglia prefissare questo obiettivo deve avere, come primo fondamento, quello di riuscire ad esprimere concetti pesanti in maniera semplificata. 
Senza questo 'ingrediente' non può esservi alcuna forma di divulgazione scientifica, infatti; tale fondamento è a maggior ragione veritiero se si considera che le informazioni devono essere 'erogate' al fine di provare a costruire 'strategie per il nostro futuro'. 
Nessuno può essere esente od indifferente, quindi, in una battaglia di consapevolezza ed urgenza come questa. 
La semplificazione estrema per 'aprire' la sensibilità collettiva incontra l'obiettivo divulgativo in una citazione attribuita al genio universalmente riconosciuto di Albert Einstein: 
"Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna."
Le differenze di cultura ed informazione dovranno essere ridotte al minimo anche per comprendere l'importanza e la prepotenza della necessità di risolvere la 'questione' climatica, pertanto. 
Chi si pone l'obiettivo di spiegare dati e possibili scenari dovrà quindi essere competente, obiettivo e chiaro nell'esposizione dei futuri (in)attendibili. Cosa è possibile scrivere a proposito degli autori di tale opera? 
Le esposizioni sono riconducibili a testi e dati appartenenti sia alla fondazione indipendente e senza scopo di lucro "Climate central", impegnata nella comunicazione della scienza, che al IPCC
Cosa si intende invece per IPCC
Si riportano informazioni nel seguito, tratte dall'epilogo del testo in questione: 

"[...]Negli anni Ottanta tra gli scienziati si andava diffondendo la consapevolezza che i gas serra generati dall'attività umana stessero facendo salire la temperatura  terrestre, influenzando il clima in vari modi, e che ciò potesse provocare problemi di ogni sorta. 
Così stando le cose, il Programma per l'ambiente delle Nazioni Unite e l'Organizzazione metereologica mondiale capirono che era importante seguire con continuità gli sviluppi della questione. 
Così nel 1988 hanno unito le forze creando l'IPCC [...] cioè 'Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico' con l'obiettivo di 'fornire al mondo una chiara visione scientifica  dello stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico e sulle sue possibili ripercussioni ambientale e socio-economiche.[...]
puntavano a raccogliere e riassumere le migliori informazioni disponibili su come avviene il cambiamento climatico, come influenza la società di oggi e del futuro, e quali siano le possibilità per limitare l'impatto delle attività umane sul clima. [...] L'IPCC non fa osservazioni, nè svolge ricerche per proprio conto.
Il suo compito è riunire, valutare e riassumere il lavoro degli scienziati di tutto il mondo che studiano questi temi e pubblicano articoli [...]"

Da tale organismo derivano i più celebri rapporti di valutazione periodici, internamente ai quali sono esposti i dati raccolti con possibili scenari ed interpretazioni sul futuro climatico-ambientale-socio-economico-[...] correlato a diretti miglioramenti o peggioramenti. 
Come vengono redatti tali rapporti di valutazione che hanno poi dato il 'via' alla stesura della presente opera divulgativa? L'iter seguito è anch'esso presentato dagli autori in questione: 

"[...] I rapporti di valutazione sono scritti da gruppi numerosi, che devono seguire una tabella di marcia stabilita con anni di anticipo. Gli autori non sono pagati dall'IPCC [...], bensì dalle istituzioni per cui lavorano. 
Dopo una prima stesura, ogni capitolo nel rapporto è sottoposto a due livelli di verifica, per garantirne l'accuratezza, la completezza e l'imparzialità. 
Nella prima fase, ogni capitolo è rivisto [...] da centinaia di scienziati. 
Nella fase successiva, i funzionari governativi e altri esperti ricontrollano il tutto. 
I curatori hanno poi la responsabilità di assicurare che tutti i commenti dei revisori siano presi in considerazione. 
Questo complicato procsso di scrittura e revisione punta a garantire l'accuratezza, la completezza e il rigore del testo, ma richiede anche anni di tempo; perciò, quando si arriva[...] alla pubblicazione, è possibile che qualche importante risultato molto recente non sia stato incluso. [...]"

Da tali rapporti di valutazione è quindi nata la presente opera divulgativa; l'intento sembra essere quello di estendere la 'base degli informati' nei confronti di un argomento tanto importante quanto tremendamente sottovalutato nelle politiche e nelle tecniche dei decisori a molti livelli. 
Presentare dati obiettivi non può significare, però, arrogarsi il diritto di tenere fra le mani previsioni certe e/o soluzioni chiare con cui trovare risposte ai tant(issim)i problemi. 
Le necessità di informare ed instillare una certa dose di 'allarme' negli esseri umani sono attività funzionali ad evitare il verificarsi di fenomeni potenzialmente ben peggiori di quelli odierni: 

"[...]Ma se il cambiamento climatico è davvero destinato ad avere effetti devastanti, ignorarlo sarebbe molto pericoloso; e se invece gli effetti saranno minimi, rischiamo di sprecare molte risorse inutilmente. 
Il problema è che, se aspettiamo che gli scienziati appurino ogni dettaglio con assoluta certezza, sarà troppo tardi per rimediare ai danni, qualunque essi siano. 
E' quindi essenziale che il pubblico e le autorità comprendano ciò che sappiamo sul cambiamento climatico: che cosa riteniamo fortemente probabile, in base ai dati disponibili, e su che cosa siamo ancora incerti. 
Tale comprensione è necessaria per prendere le decisioni a ragion veduta. [...]"

La necessità di argomentare in maniera obiettiva e semplice presuppone, pertanto, la necessità di articolare un testo che sappia approfondire le 'macro-tematiche' riassunte nel seguito: 
  1. "Che cosa dice la scienza": quali linguaggi è possibile semplificare senza svilire in importanza un argomento come questo? Quali sono i metodi usualmente utilizzati per la costruzione di modelli adatti a prevedere il futuro che potrebbe arrivare? Quali sono le analisi che, se svolte nel presente, possono informarci sull'evoluzione che i fenomeni naturali hanno avuto dal passato? Quali relazioni legano fra loro concetti quali 'riscaldamento globale' e 'cambiamento climatico'? Il cambiamento climatico e l'innalzamento delle temperature sono fenomeni iniziati davvero con l'avvento della prima Rivoluzione industriale? Quanto influiscono le emissioni di CO2 nei bilanci globali e nella lotta per salvaguardare il futuro del mondo intero? Serve davvero rinunciare, minimizzare od azzerare l'utilizzo indiscriminato dei combustibili fossili? Quanta 'impronta di colpevolezza' ha la deforestazione nella concretizzazione e nel peggioramento di allarmanti fenomeni come quelli oggetto della trattazione?
  2. "Che cosa sta realmente succedendo": quali sono i fenomeni naturali già in atto che possono cercare di informare adeguatamente sulla gravità dei peggioramenti che si potrebbero riscontrare in futuro? A cosa serve conoscere l'innalzamento del mare, così come informare a proposito dello scioglimento dei ghiacci? Quanta urgenza deve presentarsi nel fronteggiare l'aumento delle temperature? A cosa potrebbe condurre un aumento di 2°C? E di 3°C? Qualora invece fosse superiore o vicino a 4°C, cosa potrebbe accadere sul medio-lungo termine? Quante informazioni possono darci le variazioni repentine di temperatura, oscillanti annualmente fra minime e massime record? Quali scenari è lecito attendersi, a fronte di ghiacci in 'caduta libera' od orsi polari in ripidissima estinzione? Cosa potrebbe significare il fenomeno secondo cui la stagione di crescita delle piante è in allungamento costante da qualche anno a questa parte? Come stanno cambiando gli ecosistemi mondiali in funzione della variazione impartita dal riscaldamento globale? Cosa potrebbe significare, nei fatti, adattarsi al cambiamento climatico? Cosa sta già significando? Gli eventi metereologici estremi sono davvero destinati a verificarsi con maggiore frequenza, similmente a quanto sembra accadere da un pò di tempo a questa parte? 
  3. "Che cosa potrebbe riservarci il futuro": quali scenari sono reputati più e meno attendibili osservando i modelli computerizzati attualmente impiegati nei centri di ricerca? Di quanto saranno aumentate le temperature in un orizzonte che è stimabile fino al 2100? Quale sarà il possibile livello dei mari a questa data? Che fine potrebbero fare gli effetti indotti dalle emissioni di gas-serra? Gli uragani atlantici saranno davvero più rari ma più intensi nel loro manifestarsi? Qualora il livello del mare dovesse continuare ad alzarsi, le onde anomale potrebbero diventare davvero più distruttive? 
A conseguenze climatiche potrebbero seguire, però, anche tragiche implicazioni dal punto di vista socio-economico: chi provvederebbe ai (potenziali) milioni di sfollati che fenomeni di mutamento climatico potrebbero contribuire a generare sul medio-lungo termine? Chi penserà agli stessi pericoli per la salute umana innescabili da fenomeni di cambiamento climatico? 
Cosa potrebbe accadere qualora l'acqua dolce iniziasse a scarseggiare in tutto il pianeta Terra? 
L'aumento dei periodi di siccità potrebbe causare, infine, ulteriori fenomeni di peggioramento ed aggravamento internamente a popolazioni già terribilmente fustigate anche nel presente. 
Il destabilizzarsi della produzione alimentare potrebbe, infine, causare un ulteriore acuirsi delle differenze fra ricchezza e 'nuove' forme di povertà. 
La quarta parte riguarda, infine, l'argomento forse più importante ed urgente per la natura umana: Che cosa possiamo fare?
Quanto è pericoloso un aumento della temperatura anche di 'soli' 2°C? L'utilizzo di carburanti alternativi può davvero contribuire a minimizzare la devastazione innescabile (o già innescata)? 
Quali sono pregi e difetti realmente correlabili all'utilizzo esclusivo delle energie cosiddette 'rinnovabili'? 
La limitazione delle emissioni causerà innalzamenti od abbassamenti nei costi dell'energia? 
Saranno forse tecnologie future e ricerca a poter garantire migliori forme di sopravvivenza per piante, animali ed uomini in tutto il pianeta Terra? 
La battaglia fondamentale da vincere deve condurre, in questo caso, ad una presa di consapevolezza generale riguardo agli effetti che il cambiamento climatico potrebbe innescare nelle nostre stesse vite. 
Nessuno può essere esente, tutti hanno il dovere di informarsi ed il diritto di essere informati con la miglior 'dose' di obiettività possibile. 
Dato che non sembrano esistere algoritmi efficaci per codificare un'idea vincente di futuro, nessuna decisione dovrebbe essere presa senza adeguati livelli di esteso confronto, partecipazione e condivisione di idee. 
Tutto questo 'lavoro', volto al certificare le stranezze che dal clima sono scaricabili sull'umanità, deve essere affrontato con la 'lente' di ingrandimento costituita dalla tanto deprezzata e svalutata scienza
Tali consapevolezze sono strette figlie di una massima attribuita, ancora una volta, al grandissimo Albert Einstein:

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."

Quando la Terra aspetta c'è infatti (molto) poco da attendere e scherzare. 
Urgono soluzioni chiare, decise e precise. 



Per saperne di più: 
"Le stranezze del clima - che cosa sta cambiando, e perchè", Climate CentralZanichelli - Chiavi di lettura

Sito ufficiale IPCChttp://www.ipcc.ch/

Sito ufficiale Climate Central: http://www.climatecentral.org/

sabato 23 novembre 2013

EMERGENZE CLIMA ED AMBIENTE: COSA POTREBBE RISERVARCI IL FUTURO?

Mentre le notizie di disastri ambientali sembrano succedersi senza sosta, in Italia come all'estero, non sembra che nei luoghi "adibiti" vengano prese decisioni capaci di poter imprimere una svolta radicale verso un (probabile) miglioramento. 
Basti riportare quanto riportato in un recente articolo de La Repubblica per poter ottenere ulteriori delucidazioni nel merito della questione: 

"Alla Conferenza Onu sul clima di Varsavia è rottura totale: gli ambientalisti hanno abbandonato per protesta i lavori dipingendo uno scenario disastroso. Mentre il mondo sperimenta in diretta il sapore del cambiamento climatico e gli eventi estremi mordono [...]sul ponte di comando della nave a cui è stata affidata la difesa del clima si guarda un altro film. [...] la conferenza Onu di Varsavia è troppo occupata ad ammirare le prospettive di crescita del carbone e dello shale gas per preoccuparsi dei disastri ambientali. [...] E' la prima volta che accade nella storia del negoziato che si è aperto [...] a Rio de Janeiro con la firma della Convenzione per la difesa del clima: un processo che ha portato alla ratifica del protocollo di Kyoto ma che ora si infrange sul muro della gestione polacca della conferenza. "I primi due giorni della settimana decisiva [...] sono stati dedicati alla World Coal Association, cioè all'ode del carbone cosiddetto pulito, ignorando il semplice fatto che è proprio il carbone a farci pagare il prezzo maggiore in termini di vittime sia da smog sia da cambiamento climatico", accusa [...] il Wwf.[...]
il Giappone ha annunciato una riduzione degli impegni volontari [...] che a livello globale lasciano sostanzialmente inalterato lo scenario chiamato business as usual con le conseguenze precisate a chiare lettere dall'Ipcc, il gruppo di scienziati Onu che ha vinto il Nobel per la pace.
In assenza di tagli rapidi e radicali delle emissioni di gas serra ci attende una crescita di temperatura devastante: attorno ai 4 gradi entro la fine del secolo.
Ma per misurare il pericolo non c'è da attendere tanto: l'aumento dell'energia intrappolata in atmosfera è carburante prezioso per gli uragani che, alla varie latitudini e sotto vari nomi, stanno diventando una presenza sempre più allarmante.[...]"
(Fonte: Repubblica.it)

Più recenti ma ugualmente allarmanti sono le parole tratte da un articolo reperibile sul sitoLescienze.it, sempre a proposito della Conferenza che avrebbe dovuto proporsi l'obiettivo definitivo di affrontare una volta per tutte quella che potrebbe diventare la tragedia più grande con cui l'umanità dovrà essere costretta a fare i conti nei decenni a venire; è possibile leggere, nei fatti, quanto segue: 

"[...]Qualche vaga dichiarazione d'intenti per proseguire sulla strada della mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, ma senza nessun impegno legalmente vincolante. Si è conclusa con la più classica melina [...] la 19° Conferenza delle Parti o COP19, della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNCCC). Nelle ultime ore dei lavori le organizzazioni non governative hanno lasciato l'assemblea, sancendo così l'inadeguatezza di questa conferenza sul clima nell'affrontare quanto emerge con sempre maggiore evidenza dagli studi scientifici. [...] Vanno dunque deluse le aspettative di coloro[...] che speravano nel varo di una roadmap per la seconda fase del protocollo di Kyoto, che secondo il programma stabilito dovrebbe iniziare dal 2020.
L'unico risultato è stata la definizione di un accordo quadro su cui discutere, entro il 2015, quando il summit si terrà a Parigi, un accordo globale legalmente vincolante[...]. Ma il testo non pone certo obiettivi ambiziosi[...] 
la partita sul futuro del Protocollo di Kyoto si gioca tra i due big dell'economia mondiale e delle emissioni di inquinanti [...]Cina e Stati Uniti.
Questi ultimi si sentono in posizione di svantaggio nei negoziati, dal momento che la Cina figura dal 1997 tra i paesi in via di sviluppo, quelli esclusi sugli accordi di riduzione delle emissioni.
Ora è invece al primo posto nella classifica del maggiori emettitori di gas serra. [...]
la Cina [...] ha ammesso di detenere questo primato, ma ha anche dichiarato di non voler intervenire in modo drastico sulle emissioni, con il rischio di rallentare la sua tumultuosa crescita economica, prima che la sua popolazione abbia raggiunto il livello di benessere delle nazioni industrializzate.[...]"
(Fonte: lescienze.it)

Ancora una volta di troppo, dunque, l'evidenza di dati scientifici e reali sempre più allarmanti sembra essere stata subordinata alla necessità di mantenere inalterati (ed inalberati) equilibrismi economici di crescita e leadership in un pianeta Terra che sembra essere sempre più provato. 
I critici saranno liberi di sostenere, nuovamente e ripetutamente, concetti secondo i quali allarmarsi per previsioni fittizie e fallaci è completamente inutile; quanto conta vedere e far vedere che fenomeni metereologici sempre più estremi sono, ripetutamente, sotto gli occhi e le vite spazzate via di troppe persone? 
Chi non ha l'attitudine alla scienza non può prendere decisioni vincolanti, secondo alcuni: quanto contano, su questo piano, i modelli e le previsioni climatiche per il futuro elaborate da appositi programmi computerizzati? 
Si riporti quanto segue, tratto dall'opera "Le stranezze del clima - Che cosa sta cambiando e perchè": 

"[...]Con modelli al computer si può simulare ciò che accade nel mondo reale. [...] I modelli climatici utilizzano le equazioni di base relative alla materia e all'energia per simulare il comportamento dell'atmosfera terrestre, degli oceani, dei ghiacci sulla terraferma o sul mare e della vegetazione. 
Con modelli informatici di questo tipo i climatologi cercano di capire come funziona  il clima, come si è comportato in passato e come gli esseri umani lo stanno influenzando. 
Inoltre usano quei modelli per esplorare i modi in cui il clima potrebbe evolvere nei prossimi decenni. 
Naturalmente non c'è una maniera diretta per verificare queste previsioni (a meno di aspettare decenni, però a quel punto non ne avremo più bisogno). 
Ma è comunque possibile capire se i modelli funzionano, visto che non li si usa soltanto per prevedere i cambiamenti futuri. I modelli si possono testare [...] verificando con quanta  accuratezza simulino il clima attuale, cioè quanto gli andamenti medi della temperatura, delle precipitazioni o della pressione atmosferica previsti dai computer si avvicinino a quelli che misuriamo nel mondo reale. 
Gli scienziati possono testare i modelli anche simulando i cambiamenti climatici del passato[...]
Tenendo conto di vari fattori [...] si trova che i modelli riproducono con buona precisione l'aumento di temperatura osservato nel secolo scorso, sia a livello globale sia nelle variazioni locali. [...] 
Riproducono anche i cambiamenti che abbiamo effettivamente osservato nel ghiaccio marino, nella temperatura degli oceani, nel ciclo dell'acqua [...]
Tutto questo ci fa ritenere che i modelli siano una rappresentazione accurata del clima reale, e che tengano conto di tutti i fattori più importanti.[...]"

Se tutto questo è vero, per quali motivi non è possibile attendersi fedeltà, attendibilità e veridicità nella descrizione di fenomeni futuri? Le risposte a questa domanda sono infinite ed anche infinitamente discutibili, data l'immensa volatilità dei risultati possibili da realizzare. 
L'incertezza inevitabile non dovrebbe però tradursi in un'inarrestabile attesa; la Terra continuerebbe infatti a (far) soffrire, qualora l'umanità continuasse a rimanere inerte dal prendere decisioni rilevanti o preferisse mantenere posizioni simil-pilatesche protese al far prevalere logiche economiche e di rincorsa alla tanto vituperata crescita
La necessità di affrontare la questione climatica è legata direttamente ed indissolubilmente alle necessità di trovare riparo e rimedio per una serie pressochè infinita di potenziali tragedie sociali ad oggi forse neppure ipotizzabili. 
Basti pensare ai costi legati a mancati benefici non perseguiti per tempo: cosa potrebbe esserne degli sfollati a seguito di catastrofi naturali devastanti e senza precedenti? Cosa potrebbe rimanerne di economie falcidiate dagli stessi fenomeni naturali, come è accaduto con il tifone Haiyan nelle isole Filippine?
Chi pagherebbe il costo di spostamenti e migrazioni di massa, qualora intere popolazioni dovessero un domani trasferirsi per sfuggire a morte certa?
A queste e moltissime domande dovrebbe cercare di rispondere una disciplina specifica che, più di tant(issim)e altre, non è ad oggi adeguatamente considerata: la contabilità ambientale.
E' ormai evidente, infatti, la necessità di costruire un modello socio-economico improntanto alla necessità di dare un valore anche a ciò che, ad oggi, un prezzo non lo ha. 
Quanto potrebbe costare in termini reali la scomparsa di un lago o la riduzione del letto di un fiume?
Quanto potrebbe costare in termini reali l'innalzamento delle temperature in termini di colture perdute?
Quanto dovrebbe costare in termini reali la realizzazione di un'infrastruttura (discutibilmente necessaria) destinata ad alterare in maniera permanente vivibilità, sostenibilità ed ecosistema dell'ambiente circostante? Quanto potrebbero costare le vite spezzate e rovinate da tragedie climatico-metereologiche?
In un momento nel quale l'economia sembra determinare vita e morte di qualsivoglia vicenda umana, sarebbe forse necessario ed urgente cercare di trovare risposte il più esaustive possibili a domande come queste. 
Quanto tempo rimane prima dell'inevitabile? Cosa è possibile intendere davvero perinevitabile?
Nel rispondere a queste domande è urgente tener conto della massima attribuita al fisico Richard Feynman:
"Il primo principio è non ingannare te stesso; ma tu sei la persona più facile da ingannare."
Così facendo, pertanto, scienziati ed esperti dovrebbero tralasciare il sensazionalismo di moda per prendere in esame tutte le possibili spiegazioni dei fenomeni osservati. Includendo ma allargando il campo rispetto a quelle più ovvie e convenzionali.
Cosa potrebbe accadere, dunque, qualora le emissioni non fossero controllate e/o limitate? 
Cosa potrebbe forse accadere qualora i consumi non fossero arginati e/o limitati per tempo? 
In altre parole, pertanto, ognuna di queste possibili domande dovrebbe avere il massimo comun denominatore riportato nel seguito: "Che cosa potrebbe riservarci il futuro?"
Partendo da alcuni dati di fatto, a tal proposito, il libro "Le stranezze del clima" sembra fornire alcune potenziali problematiche di rilievo e considerazione: 
  • Quanto sarà aumentata la temperatura nel 2100?;
  • Quale sarà il livello del mare nel 2100?;
  • L'effetto dei gas-serra non cesserà per magia nel 2100;
  • Gli uragani atlantici saranno più rari, ma più intensi;
  • Se il livello del mare continuerà a salire, le onde anomale diventeranno più distruttive;
  • Il cambiamento climatico creerà milioni di sfollati;
  • Il cambiamento climatico è pericoloso per la salute;
  • Il cambiamento climatico può provocare estinzioni;
  • L'acqua dolce inizierà a scarseggiare;
  • Probabilmente ci saranno più periodi di siccità;
  • La produzione alimentare sarà destabilizzata.
Si pensi, ora, a quanto ciascuna di queste domande-affermazioni-ipotesi-[...] può-potrà-potrebbe-[...] influenzare in negativo lo sviluppo e il futuro dell'intero pianeta Terra. 
Si pensi, ora, a quanto ognuno di questi punti possa essere visto come legato edindissolubilmente vincolato al successivo; non è soprattutto per queste ragioni che nelle competenti sedi sarebbe opportuno ed urgente gettare uno sguardo oltre l'ostacolo dell'ennesimo protocollo da inaugurare? 
Sembra infatti che il pianeta Terra non possa infatti attendere altro tempo invano: presto potrebbe forse non essere più possibile anche solo immaginarlo, un futuro?
Chi ha tempo non aspetti peggior clima, appunto. 

Fonte: bellunopiu.it

Per saperne di più: 

"Onu, è rottura alla conferenza sul clima: gli ambientalisti abbandonano per protesta.",Repubblica.it

"Conferenza di Varsavia, ancora al palo le iniziative sul clima.", Lescienze.it

"Dove si muore per frane ed alluvioni in Italia", Ilpost.it

"Uno spettro si aggira per l'Europa (e non solo): l'inquinamento", bellunopiu.it

"Le stranezze del clima - Che cosa sta cambiando, e perchè", Chiavi di lettura - Zanichelli 
Climate Central

venerdì 22 novembre 2013

domenica 17 novembre 2013

DDL AMBIENTE: QUALI I PASSI COMPIUTI?

"La nostra sfida più grande in questo nuovo secolo è di adottare un'idea che sembra astratta: sviluppo sostenibile."

Da queste parole, attribuite all'ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, potrebbe emergere quell'importanza fondamentale da assegnare a concetti quali: ambiente, natura, ecosistema, [...].
La costruzione di uno sviluppo che sappia essere sostenibile è una missione che sembra essere, oggi ancor più di ieri, assolutamente inderogabile e non più rinviabile. 
Quanti sono i problemi (potenziali e reali) che l'emergenza di un ambiente e di un clima degenerati potrebbe consegnare al pianeta Terra? Basti pensare al "circolo non virtuoso" che l'abuso sfrenato delle risorse naturali potrebbe innescare: tragedie sociali (sfollamenti,evacuazioni permanenti, [...]) o costi economici realmente impossibili da quantificare con esattezza, solo per riportare alcuni "spunti" possibili. 
La sfida di coniugare il termine "sviluppo" con la parola "sostenibile" è una missione che, specialmente alla luce dei troppi possibili cortocircuiti, dovrebbe essere inserita ai primi posti delle agende economico-sociali dei Paesi oggi maggiormente a rischio. 
Il problema più grande, strettamente collegato ai concetti precedenti, è sempre il medesimo che si è soliti incontrare nella messa in pratica di concezioni teoriche, magari al confine fra società, economia e scienza: come cercare di declinare e tradurre in pratica intenti positivi? 
Come cercare di ridefinire nella pratica nuovi "binari" di sviluppo capaci di imprimere benefici tangibili e verificabili (contemporaneamente) a sistemi economico-sociali, ad occupazione, ad equità sociale, a riduzione di consumi ed emissioni, a migliorie energetiche, [...]? 
Riprendendo la citazione attribuita a Kofi Annan, pertanto, sembra essere lecito (r)innovare nel seguente modo la "sfida più grande": 

"La nostra sfida più grande in questo nuovo secolo è di tradurre in atti reali un'idea che sembra astratta: sviluppo sostenibile."

La questione più grande sembra essere, in parole povere, il "come" poter passare dalle parole ai fatti: è su questo piano che è necessario ed urgente combattere la battaglia più grande per avere riscontri positivi sulla realtà. 
In uno Stato come quello italiano, fino a prove contrarie, resta tant(issim)o da fare in materia ambientale; sembrano essere troppi i problemi non risolti o non arginati per tempo, troppi i "bubboni" che rischiano di deflagrare in un futuro più (o meno?) lontano: basti pensare alla tragedia mai troppo ripetuta delle eco-mafie, al problema della cementificazione selvaggia, alle troppe "emergenze rifiuti" che oggi sembrano essere divenute cicliche, alla linea di confine sempre più labile che esiste fra lavoro e morte in alcune zone d'Italia.
Sarebbero troppi gli esempi da poter fare, troppi i punti di vista da affrontare per non sminuire di importanza tragedie ormai divenute conclamate ed acclarate. 
La necessità di tradurre in atti reali un'idea astratta potrebbe presupporre, specialmente in un Paese come l'Italia, la necessità di procedere seguendo la tecnica dei "piccoli passi": analizzare gli strumenti legislativi e tecnici che già ci sono, evidenziandone carenze e mancanze. 
Condizionale d'obbligo, ovviamente: tale lavoro sembra essere infatti solo necessario per innescare una qualche forma di miglioramento, non certo sufficiente ed esaustivo per imprimere un cambiamento reale ed immediato. 
Sembra muoversi in questa direzione la cosiddetta "Agenda Verde" promossa di recente dal Ministero per l'Ambiente, allegato alla Legge di Stabilità attualmente in discussione nelle Aule parlamentari. 
Riprendendo dal sito minambiente.it, è possibile desumere quanto segue:

"[...]Il provvedimento, composto da circa una trentina di articoli, si occupa di protezione della natura, valutazione di impatto ambientale, acquisti ed appalti verdi, gestione dei rifiuti, difesa del suolo, servizio idrico, acqua pubblica e comprende persino nuovi strumenti per calcolare l’importanza dell’ambiente.
Un pacchetto di norme [...] capaci di attivare politiche ambientali virtuose, semplificando il quadro normativo [...] e creando al tempo stesso le condizioni per investimenti e crescita economica nel campo della green economy.
Il tutto con una ferrea attenzione a riduzione dei costi, semplificazione e trasparenza amministrativa. [...]"

Tale Ddl ambientale è frutto di una collaborazione avvenuta e riferita fra i Ministeri dell'Ambiente, del Lavoro, dell'Economia e delle Attività produttive. In cosa consiste il quadro delle normative promosse e sottoposte al vaglio ed all'approvazione delle Aule parlamentari?
Traendo spunto dalla pagina istituzionale del Ministero, è possibile delineare nel seguito un quadro delle proposte: 

  • Art. 2Nomina Direttori Parchi nazionali;
  • Art. 6Unificazione e semplificazione Via e Aia - Questo punto sembra essere importante, in quanto la Valutazione di Impatto Ambientale e la Autorizzazione Integrata Ambientale sono due pilastri tecnico-burocratici fondamentali per l'analisi e per gli studi di fattibilità di infrastrutture, grandi opere e progetti territoriali. Il sito riporta, a proposito di questo articolo, quanto segue: 
"[...] La necessità di provvedere ad adottare misure di semplificazione degli adempimenti posti a carico delle imprese, di accelerazione dei tempi necessari per l’emanazione dei procedimenti burocratici, comporta la scelta di unificare le due Commissioni e di ridurre conseguentemente il numero dei componenti. [...]"

  • Art. 10: "Appalti verdinella Pubblica Amministrazione - tale disposizione contribuisce ad innescare meccanismi virtuosi ed incentivi per gli operatori economici che dispongono di certificazioni di qualità ambientale quali Emas ed Ecolabel;
  • Art.11: Applicazione di criteri ambientali minimi negli appalti pubblici per le forniture e negli affidamenti di servizi, anche alimentari - riprendendo dal sito è possibile scrivere quanto segue: 
"[...] Tra le questioni ambientali più rilevanti che l’Italia deve affrontare, vi sono quelle legate al consumo di energia da fonti non rinnovabili [...] e quelle legate alla produzione di rifiuti.
Per entrambe le problematiche, rendere obbligatorio il riferimento ai criteri ambientali per gli acquisti pubblici (Green Public Procurement) può contribuire in maniera rilevante alla loro soluzione, con ricadute positive anche sotto il profilo economico.[...] Si tratta sostanzialmente di introdurre  - accanto allo strumento degli accordi volontari [...] anche strumenti obbligatori [...]"

  • Art.12: Incentivi per la Green economy del riciclo e riutilizzo - riprendendo dal sito è possibile scrivere quanto riportato nel seguito: 
"[...] Una delle novità [...] è rappresentata dall’ introduzione, per la prima volta nella legislazione italiana, di incentivi e meccanismi di sostegno al “mercato dei materiali e dei prodotti riciclati”.
Si introducono [...] un insieme di principi e di incentivi ai consumatori, alle aziende e agli enti locali per sostenere l'acquisto di prodotti realizzati con materia derivata dalle raccolte differenziate post consumo in modo da promuovere il recupero, riciclo e il riutilizzo oltre al recupero energetico, per il quale esistono già numerose forme di incentivo [...]"

  • Art.15Misure per incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio - riprendendo dal sito è possibile scrivere quanto riportato nel seguito: 
"[...] Si stabilisce la previsione di raggiungere di un tasso di raccolta differenziata pari al 65% al [...] 2020.
Tale previsione è perfettamente coerente con le disposizioni europee che non individuano obiettivi di raccolta differenziata ma fissano [...] obiettivi di recupero.
Questo provvedimento si rende necessario per adeguare il dato normativo al dato reale e per evitare che i Comuni incorrano nelle sanzioni correlate al mancato raggiungimento di tali obiettivi negli attuali termini di legge.
Tale modifica si rende necessaria anche alla luce dei recenti dati sulla raccolta differenziata dai quali si evince che gli obiettivi previsti dalla normativa vigente non sono stati perseguiti a livello omogeneo sul territorio nazionale. Attualmente la percentuale media nazionale di raccolta differenziata si attesta sul [...] 39,9% [...]
Con il provvedimento si incentivano i Comuni che raggiungono gli obiettivi prefissi e che verranno premiati con il pagamento di solo il 20% del tributo regionale rispetto ai rifiuti che si conferiscono in discarica.
Per i Comuni che non raggiungono gli obiettivi vengono stabilite delle misure addizionali al tributo.
Tutto il gettito [...] vanno in un fondo che le regioni devono utilizzare per incentivare il mercato del riciclo e quindi della green economy. [...]"

  • Art.20Pianificazione impianti di incenerimento - riprendendo dal sito è possibile scrivere quanto riportato nel seguito della trattazione. Tale articolo dovrebbe anche proporsi la possibilità di guardare con maggiori indagini e realismo alle questioni economico-ambiental-sanitarie-[...] afferenti alla complessa tematica dell'incenerimento:
"[...] Una novità importante riguarda anche il recupero energetico dei rifiuti, con l’attribuzione al Ministero dell’ambiente del compito di individuare la “rete nazionale ed integrata ed adeguata di impianti  di incenerimento dei rifiuti”, in modo da disporre in pochi mesi di un quadro chiaro [...] degli impianti esistenti, di quelli in fase di realizzazione e del fabbisogno residuo.
Un quadro di pianificazione utile per superare le forti disomogeneità territoriali presenti a livello nazionale, completando la rete di impianti senza rischiare fenomeni di eccesso di offerta, come quelli che si registrano attualmente nel nord Europa. [...]"

  • Art.24Difesa del suolo e dissesto idrogeologico - riprendendo dal sito in questione è possibile scrivere quanto riportato nel seguito della trattazione: 
"[...] Si introduce il finanziamento degli interventi di demolizione di immobili abusivi realizzati in aree ad elevato rischio idrogeologico attraverso un meccanismo che rende più agevole la rimozione e la demolizione di opere ed immobili realizzati abusivamente nelle aree del Paese classificate a rischio idrologico elevato. [...]"

  • Art.25Fondo di garanzia per il servizio idrico nazionale - riportando dal sito in questione sarà possibile scrivere quanto riportato nel seguito della trattazione: 
"[...] Al fine di rilanciare i [...] programmi di investimento per il mantenimento e lo sviluppo delle infrastrutture idriche, finalizzati a garantire un’adeguata tutela della risorsa idrica e dell’ambiente secondo le prescrizioni europee e contenendo gli oneri gravanti sulle tariffe[...] dal 2014 è istituito un Fondo di garanzia di interventi finalizzati al potenziamento delle infrastrutture idriche in tutto il territorio nazionale.
Obiettivi prioritari del Fondo sono rilanciare la politica di sviluppo delle infrastrutture nel settore; completare le reti di fognatura e depurazione; evitare sanzioni europee per inadempimento dell’Italia; ridurre l’onere finanziario della realizzazione di investimenti nel settore idrico, con vantaggi per l’utenza; avviare la realizzazione di infrastrutture finalizzate al recepimento dei principi della strategia Blue Print. [...]"

  • Art.26Tariffa sociale del servizio idrico integrato - riportando dal sito in questione sarà possibile scrivere quanto riportato nel seguito della trattazione. Sarebbe stato forse opportuno inserire all'interno di tale concentrato di articoli provvedimenti volti ad incamerare risorse per il miglioramento e l'ottimizzazione degli impianti idrici esistenti, volti per esempio a minimizzare le perdite esistenti nella rete: 
"[...] La disposizione mira a rendere effettivo l’obiettivo di rafforzare la natura “pubblica” della risorsa acqua, come richiesto anche dal Referendum del giugno 2011 e dalla stessa relazione del Gruppo di Lavoro  in materia economico e sociale ed europea [...] e come [...]affermato nella normativa nazionale.
Con questa norma l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas [...] assicura agli utenti domestici a basso reddito del servizio idrico integrato, l'accesso a condizioni agevolate alla quantità di acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. La sostenibilità dell’intervento e la copertura dei relativi costi viene garantita dalla previsione di un’apposita componente tariffaria in capo alle utenze non agevolate del servizio idrico integrato. [...]"

  • Art.27Morosità nel servizio idrico integrato - riprendendo dal sito in questione è possibile scrivere quanto riportato nel seguito: 
"[...] Il provvedimento mira a regolamentare le modalità di gestione del fenomeno della morosità per limitarne l’insorgenza, assicurarne l’efficace contrasto in modo che i costi non ricadano sugli utenti non morosi e per garantire un livello minimo di fornitura di acqua anche alle utenze non in regola con i pagamenti. [...]"

La questione di maggior (potenziale) rilevanza sembra essere però contenuta nell'Articolo 31, inerente alla realizzazione dei principi della cosiddetta contabilità ambientale
Citando dal sito greenreport.it, sarà possibile scrivere quanto segue: 

"[...]Si tratta di un articolo ancora «in fase di studio», come riferisce il ministero dell’Ambiente, ma potrebbe risultare una mossa determinante per colmare una lacuna decisiva che si protrae da anni nel nostro Paese. L’Italia [...] manca di una seria contabilità ambientale: un’assenza che mina alla base la sostenibilità (e l’intelligenza) di ogni politica industriale degna di questo nome.
Senza risorse, infatti, non c’è industria. Ogni manifattura, a sua volta, produce scarti che vanno gestiti. Il throughput dei flussi di materia e di energia è ciò che mantiene in vita i nostri processi economici, ed è una follia politica non saperne decifrare qualità, quantità, movimenti.
Un’infermità per la programmazione che potrebbe adesso ridursi. [...]"

La priorità di un argomento quale è quello della contabilità ambientale è urgente e di fondamentale importanza: quanti costi e quali benefici è possibile enumerare di volta in volta per la realizzazione di opere od infrastrutture? 
Questo sembra essere forse uno dei punti su cui vale la pena fare "ricerca" ed investire di più in futuro, pena la possibilità di derubricare questo proposito a semplicissima "buona intenzione". 
Al quadro tracciato sono state apposte critiche dalle Associazioni competenti nell'ambito dell'ambientalismo, sintetizzate nel seguito: 

"[...]Sul disegno di legge ambientale, collegato alla legge di stabilità, ci sono passi avanti importanti ma anche modifiche gravi, quali quelle che interessano lo smaltimento in discarica con il pagamento della relativa multa e la nomina dei presidenti dei parchi nazionali. [...]" (Fonte: insic.it)

"[...] Il ddl in materia ambientale, collegato alla legge di stabilità, non convince pienamente Legambiente. [...] presentata un’attenta analisi delle modifiche normative [...]: per Legambiente, "il testo in esame contiene certamente diversi provvedimenti condivisibili come la moratoria per i nuovi inceneritori, nuove norme per gli acquisti verdi da parte delle pubbliche amministrazioni e per contrastare gli incidenti in mare, finanziamenti per abbattere gli edifici abusivi costruiti in aree ad elevato rischio idrogeologico sui quali l’associazione ambientalista si augura che il consiglio dei ministri continui a fare importanti passi avanti.[...]" 
(Fonte: zeroemission.eu)

A prescindere dall osservazioni, su cui le autorità competenti avranno l'estremo dovere di fare chiarezza, è possibile affermare che con tale ddl si è (forse) riusciti a porre fondamenta potenzialmente importanti per la costruzione e la discussione attorno ad una tematica di radicale importanza per il futuro dell'Italia intera.
Si è forse compiuto qualche passo in avanti verso quel concetto di sviluppo sostenibile
Si è davvero un pò più vicini dal concretizzare quell'idea astratta?
A sostenitori, esperti, tecnici...e critici le ardue sentenze. 




Per saperne di più:

"Cdm - approvato il decreto ambiente.", La Repubblica

"Cdm approva il collegato ambientale", Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

"L'agenda verde approvata in Consiglio dei Ministri", governo.it

"Approvato il DDL Ambiente", Greenreport.it

"Orlando, approvato ddl Ambiente - L'Agenda verde del Governo", Ansa.it

"Appalti verdi e semplificazioni per VIA ed AIA nel collegato ambiente",professionearchitetto.it

"Legge di Stabilità: Legambiente scrive a Ministro Orlando", zeroemission.eu,

"Critiche al Ddl ambiente: Legambiente si rivolge al Ministro Orlando", insic.it

"Spiagge, stadi e consumo suolo: le critiche al DDL Stabilità", zeroemission.eu