domenica 30 ottobre 2016

TREMA LE TERRE...TREMANO LE ANIME

"[...] Trema, la terra trema [...] urlano le case e le chiese/ soffre, la terra soffre e si dimena/ scuotendo monti e vallate/ piangono santi e uomini sulle bare [...] Tutta una vita spesa per questa casa/ adesso cosa mi resta/ solo le mani per poter scavare/ in mezzo alle macerie/ terra ingrata perché tu m'hai tradito? [...] Volte affrescate ridotte in pezzi/ monumenti della memoria/ occhi che non hanno più lacrime/ coraggio ancora una volta/ bisogna ricominciare./ Terra, quale futuro tu ci prepari/ per quali strade ci porti?/ Giri, rigiri sempre, senza fermarti/ ma come fai a non stancarti/ tremi crolli affondi e poi rimonti [...] Come un animale ferito lotti/ urli e ti scuoti/ [...] cambi faccia al mondo in un momento/ porti rovine pene e tormento./ Ah potessi anch'io far tremare il mondo!/ inondar di fuoco gli ipocriti/ colare melma sui criminali/ la mia forza tutta darei/ per liberarci dai mali./ Terra, quanto sei bella e abbandonata/ sfruttata e umiliata./ Fame, hai tanta fame, hai tanta sete/ ed il deserto t'ingoia/ i tuoi figli scappano affamati [...] Terra non fare strazio degli innocenti/ travolgi chi ti ferisce/ chi ti strazia chi t'avvelena/ chi di te non ha pena [...]"
(Trema la Terra, L.Galeazzi, cit.)


sabato 29 ottobre 2016

COME FOGLIE, IN BALIA DELL'IMPELLENZA DI NON CEDERE...CITANDO TENNYSON

"[...] Venite amici,/ che non è tardi per scoprire un nuovo mondo./ 
Io vi propongo di andare più in là dell'orizzonte,/ 
e se anche non abbiamo l'energia che in giorni lontani/ 
mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi./ 
Unica, eguale tempra di eroici cuori,/ 
indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia/ 
di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere. [...]" 
(Ulysses, A.Tennyson, att.



"Il ritorno di Ulisse", G. DeChirico)

giovedì 27 ottobre 2016

RIGUARDO LA NECESSITA' DI DISSENTIRE PER (PROVARE A) RESTARE VIVI...

"[...] Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l'autorità, i luoghi comuni, i dogmi. 
Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. 
Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. 
Siate sempre in disaccordo perchè il dissenso è un'arma. 
Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza perchè anche il sapere è un'arma. 
Forse non cambierete il mondo, ma avrete contribuito a inclinare il piano nella vostra direzione e avrete reso la vostra vita degna di essere raccontata. 
Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai. [...]"
(B. Russell, att.)

Vignetta di Mauro Biani

lunedì 24 ottobre 2016

FRA ITALIA, ITALIANI E (MANCATE/MANCANTI) CONSAPEVOLEZZE...

"[...] L'intelligenza non avrà mai peso, mai 
nel giudizio di questa pubblica opinione. 
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione, 
un giudizio netto, interamente indignato: 
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato 
da secoli, la cui soave saggezza 
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza - 
alzare la mia sola puerile voce - 
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce 
gli altri, nella più strana indifferenza. 
Io muoio, ed anche questo mi nuoce. [...]"
(P.P.Pasolini, cit.)


domenica 23 ottobre 2016

"SCHIAVI DI UN DIO MINORE", NEL TENTATIVO DI COMPRENDERE QUALI DINAMICHE SIANO DISTRUTTIVE PER L'UMANITA'...

Quanto può il lavoro (arrivare ad) incidere sull'esistenza di una persona?
Dietro ad una domanda simile si sono giocati, si giocano e si continuano a giocare squilibri ed equilibri di tante esistenze che sono state dilaniate da una crisi senza precedenti.
Vite tanto lacerate quanto invisibili, mai segnalate quanto si potrebbe e/o si dovrebbe fare.
Anni di crisi e di dolore hanno lacerato il tessuto sociale del Paese e del mondo, sfibrando oltre il sostenibile le corde di dignità caratteristiche di molti esseri umani.
Tanti vorrebbero avere voce ma non la hanno, nella speranza forse mai del tutto abbandonata di ritrovare un filo di rappresentanza di istanze ad oggi non recepite e qualificate come prioritarie.
Mediante quali passi si potrebbe (cercare di) prestare ascolto alle corde di tante persone ad oggi non valorizzate come si dovrebbe?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Schiavi di un Dio minore - sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi", scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini e pubblicato da Utet.
Quali persone possono essere definite - in un'etica contemporanea non molto lontana da certi sempre più tristi luoghi comuni - come "schiavi" di un Dio minore?
L'impronta data dall'opera risulta essere chiara sin dall'incipit della stessa opera:

"[...] Gli schiavi di un Dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. 
Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l'editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. 
Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. 
D'altra parte [...] l'abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vite dei lavoratori [...]
Ma non si tratta solo di delocalzzare o impiegare manodopera immigrata. 
La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità [...]: non c'è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettrinici, i microchip, [...], strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. [...]"

E' proprio attraverso queste pieghe che continuano a muoversi le piaghe della schiavitù moderna.
Schiavitù che rende l'uomo non solamente meno libero - ma anche meno consapevole della propria infelice condizione. Troppo spesso lo stordimento incede costante, disperdendosi fra i diecimila impegni che ogni singolo giorno scorrono fra le esistenze di questi 'schiavi'.
Stordimenti non voluti e troppo spesso inconsapevoli finiscono per abbattere certe percezioni, con il fine di rendere molto meno urgenti le necessità di miglioramento.
A questo proposito le storie dei moderni schiavi vengono ad intersecarsi profondamente, le une con le altre, in una sorta di generalizzazione che mai potrà diventare qualunquista:

"[...] E dove manca il padrone, c'è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al loro delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatnati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento. 
Nella trionfante narrazione dell'oggi, tutta sharing economy, start up e 'siate affamati, siate folli', non c'è spazio per questi schiavi moderni. [...]"

Tutto viene così reso sempre meno vivibile e sempre più flessibile, arreso, liquido.
Quali strade far (r)esistere per provare a costruire una società migliore capace di portare certe esperienze e certe battaglie alla luce del sole ed all'altezza della considerazione da parte di Stati alle volte percepiti come troppo distanti e stranianti per gli individui?
Leggerne per saperne di più, con una eco stagnante mai repressa e valorizzata dagli stessi autori dell'opera nell'introduzione al libro:

"[...] La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile e si risolve per molti nella libertà di morire di fame. [...]" (Sandro Pertini, Discorso di fine anno, 31 dicembre 1983)


venerdì 21 ottobre 2016

BAMBINI IMMERSI NEL MONDO, FRA FOLLI CRUDELTA'



"[...] Bambino 
armato e disarmato in una foto 
senza felicità [..] 
Crescerò combatterò questa paura 
che ora mi libera.
Ragazzini corrono sui muri neri di città [...]
Io non so quale bambino questa sera 
aprirà ferite e immagini 
aprirà le porte chiuse e una frontiera 
in questa terra di uomini. [...]"

giovedì 20 ottobre 2016

LEGGENDO DOMANDE, DA BRECHT ALL'ARTE

"[...] Chi costruì Tebe dalle Sette Porte? 
Dentro i libri ci sono i nomi dei re. 
I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?
Babilonia tante volte distrutta, 
chi altrettante la riedificò? In quali case
di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori?
Dove andarono i muratori, la sera che terminarono
la Grande Muraglia?
La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio 
aveva solo i palazzi per i suoi abitanti? 
Anche nella favolosa Atlantide
nella notte che il mare li inghiottì, affogarono
implorando aiuto dai loro schiavi. 
Il giovane Alessandro conquistò l'India. 
Lui solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta
fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. 
Chi vinse oltre a lui?
Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria? Ogni dieci anni un 
grande uomo. 
Chi ne pagò le spese? 
Tante vicende.
Tante domande. [...]"
Fonte: Domande di un lettore operaio, B.Brecht

"Il vagone di terza classe", H.Daumier

venerdì 14 ottobre 2016

"UNA VITA NELLA SCIENZA", FRA PREMIO NOBEL ED ESIGENZA DI RESTARE (O RESISTERE) UMANI

Quali prospettive vive e sente una persona che sceglie di spendere la propria esistenza per la causa scientifica? Attraverso quali passi può muoversi per rinnovare ed investire quotidianamente un proprio impegno di vita e di mestiere?
Il fare scienza deve essere un'attività da strutturare e costruire nel tempo, inseguendo risultati che possono anche non terminare in un coronamento davanti al mondo per l'impegno e la costanza dimostrati. Qualche volta, però, può anche accadere che un Nobel riesca a materializzarsi.
Cosa e come si "muovono" le scelte di chi vive (e sente) sulle proprie spalle il peso di un premio tanto importante ed imponente? A quante persone sarebbe forse possibile dare consigli ed istruzioni per provare a far percorrere ad altri le stesse orme?
A queste e moltissime altre domande riguardo al come fare e divulgare scienza può rispondere l'opera "Una vita nella scienza - Guida per vincere il Premio Nobel", scritto da Peter Doherty.
Le ragioni di un libro simile sono trasversali e trasversalmente votate ad una polivalenza di intenti e motivazioni da ripercorrere. A questo proposito sarà possibile scrivere quanto riportato dalla copertina del testo in oggetto:

"[...] In questo affascinante viaggio nel mondo della scienza, Peter Doherty, primo veterinario a cui l'Accademia di Svezia abbia conferito il Premio Nobel per la medicina, ci racconta con una prosa divertente e sagace le straordinarie storie dei Premi Nobel passati, offrendoci al contempo le sue considerazioni su alcuni dei cruciali dibattiti scientifici del nostro tempo, tra cui la sicurezza degli alimenti geneticamente modificati e le tensioni tra scienza e filosofia e scienza e religione. 
E conclude con alcuni preziosi consigli ai giovani scienziati su come vincere il Premio Nobel; per ottenere il riconoscimento più ambito non basta studiare, occorre essere curiosi, persistenti, generosi, culturalmente consapevoli e ricercare continuamente prospettive differenti.
Perché, come sosteneva anche Feynman, essere troppo precisi non è sempre una buona idea. [...]"

La possibilità di fare scienza finisce per scontrarsi, inevitabilmente, con la necessità di dover continuare ad essere umani. Questa contrapposizione sintetizza al meglio possibile limiti ed opportunità della ricerca e della sua positiva azione nella società collettiva.
A questo proposito, infatti, il fine del rapporto fra uomo e scienza risulta essere estremamente chiaro:

"[...] La scienza è ricerca della verità. Ma la verità non è certa, come quella che si sarebbero attesi gli antichi filosofi, perché la natura è imprevedibile. Ed è qui che si nasconde la meraviglia della scienza. [...]"

Meraviglie della scienza che si mescolano quindi dentro a quelle degli esseri umani, proprio per provare a descrivere nuove formule con cui (provare ad) interpretare il futuro.
Gli obiettivi del presente testo sono classificati dallo stesso autore della presente opera attraverso le seguenti specifiche corde:

"[...] L'obiettivo di questo libro è offrire ai lettori un'idea generale del mondo della scienza. [...] Racconterò di esistenze che mettono al centro la formulazione di domande e la ricerca di risposte capaci di resistere a verifiche e scrutini. E' possibile avvicinarsi alla verità, anche se è una verità molto piccola? Gli scienziati [...] non sono gli unici al mondo a porsi domande e ad andare in cerca della verità e della conoscenza; molte altre persone straordinarie si pongono l'obiettivo di illuminare le verità ultime e promuovere ciò che ci unisce in quanto esseri umani. 
Poche di loro riescono a vincere il Nobel, ma questo premio, e tutto ciò che rappresenta, è un moo utile per concentrarci su questo tipo di risultati. 
Le diverse culture scientifiche sono molto diverse tra loro, ma tutte hanno lo stesso fine: la scoperta e l'innovazione. Alla base della scienza c'è sempre l'indagine della realtà. [...]"

Sono e saranno sempre proprio questi passi a promuovere un'opera di attenta comprensione del mondo, nel tentativo di comprendere quali siano le dinamiche anche umane atte a regolare fenomeni particolari come quelli descritti nella presente opera.
Senza dimenticare gli impulsi e le influenze specifiche determinate dal resto del mondo e dalla (percepita come opprimente) società esterna:

"[...] La vita, al suo meglio, è un'avventura, un viaggio pieno di scoperte, e cosa può esserci di più gratificante di scoprire, descrivere e spiegare alcuni principi di base dell'esistenza che nessun altro essere umano aveva mai compreso? E' questa la materia di cui è fatta la vera scienza. 
Le società che incoraggiano e sostengono tale passione saranno le prospere economie della conoscenza del futuro. Non tutti possono, o desiderano, diventare scienziati; ma possiamo permetterci di ignorare il funzionamento della scienza e i risultati che può raggiungere? [...]"

Leggerne per capirne di più e per (provare a) concepire quali siano le opportunità ed i mezzi della ricerca stessa in rapporto alle sempre limitate dimensioni umane.

giovedì 13 ottobre 2016

SU AUTUNNO, QUOTIDIANE SENSAZIONI E DEFINIT(IV)E EMOZIONI...

"[...] Un'oca che guazza nel fango, 
un cane che abbaia a comando, 
la pioggia che cade e non cade 
le nebbie striscianti che svelano e velano strade.
Profilo degli alberi secchi, 
spezzarsi scrosciante di stecchi, 
sul monte, ogni tanto, gli spari 
e cadono urlando di morte gli animali ignari.
L'autunno ti fa sonnolento, 
la luce del giorno è un momento 
che irrompe e veloce è svanita: 
metafora lucida di quello che è la nostra vita. 
L'autunno che sfuma i contorni 
consuma in un giorno più giorni, 
ti sembra sia un gioco indolente, 
ma rapido brucia giornate che appaiono lente.
Odori di fumo e foschia, 
fanghiglia di periferia, 
distese di foglia marcita 
che cade in silenzio lasciando per sempre la vita. 
Rinchiudersi in casa a aspettare 
qualcuno o qualcosa da fare, 
qualcosa che mai si farà, 
qualcuno che sai non esiste e che non suonerà. [...]
Rinchiudersi in casa a guardare 
un libro, una foto, un giornale 
e ignorando quel rodere sordo 
che cambia 'io faccio' e lo fa diventare 'io ricordo'. [...]
Le storie credute importanti 
si sbriciolano in pochi istanti: 
figure e impressioni passate 
si fanno lontane e lontana così è la tua estate.
E vesti la notte incombente 
lasciando vagare la mente 
al niente temuto e aspettato 
sapendo che questo è il tuo autunno [...]
adesso è arrivato. [...]"
(Autunno, F.Guccini, cit.)


lunedì 10 ottobre 2016

NEL BEL MEZZO DI (S)FORTUNE, VITE E COLORI...(DA RITROVARE?)

"[...] Eccomi al lavoro 
qui davanti alla tela di un quadro incompiuto 
con un punteruolo intento a distruggerlo 
anche se l'ho venduto.
C'è chi tiene degli inutili trofei 
dritti sopra un ripiano 
e se li lucida personalmente.
C'è chi invece sente di non avere preso parte a nulla di che [...]
Voglio spremere il tubetto fino in fondo 
la fortuna che abbiamo
Ridipingere con un colore più intenso, meno opaco 
e finalmente indelebile
Tu che mi propagavi le onde 
E mi chiedevi 'ma ti piace il surf?' 
cosa sei diventata
Un oceano fatto per i piedi di un grande acrobata 
Una fontana svuotata [...]
Resto ferma sopra il ponte levatoio che si è appena abbassato 
e non so ancora se tornare indietro da sola, un'altra volta 
Oppure attraversarlo con sé.
E correre in discesa fa paura quando manca l'aderenza 
Puoi prendermi le braccia e immaginare siano freni d'emergenza
C'è chi tiene degli inutili trofei 
dritti sopra un ripiano 
E se li lucida personalmente 
C'è chi invece sente di non aver dato agli altri nulla di sè 
E questo è 
Voglio spremere il tubetto fino in fondo. 
La fortuna che abbiamo 
Ridipingere con un colore più intenso, meno opaco 
E finalmente indelebile. [...]"


giovedì 6 ottobre 2016

PER RESISTENZA IN VITA, DIVISIONI INDIVISIBILI ED UNIVERSI IN PERENNI SOFFERENZE

"[...] La rabbia. Cos'è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità.
Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come 'normale', privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. 
L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.
È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.
Ci sono stati degli avvenimenti che hanno segnato la fine del dopoguerra [...]
Lo statista antifascista e ricostruttore è 'scomparso': l'Italia si adegua nel lutto della scomparsa, e si prepara [...] a ritrovare la normalità dei tempi di pace, di vera, immemore pace.
Qualcuno, il poeta, [...] si rifiuta a questo adattamento.
Egli osserva con distacco - il distacco dello scontento, della rabbia - gli estremi atti del dopoguerra: il ritorno degli ultimi prigionieri, ricordate, in squallidi treni, il ritorno delle ceneri dei morti [...]
È così che ricomincia nella pace, il meccanismo dei rapporti internazionali. I gabinetti si susseguono ai gabinetti, gli aereoporti sono un continuo andare e venire di ministri, di ambasciatori, di plenipotenziari, che scendono dalla scaletta dell'aereo, sorridono, dicono parole vuote, stupide, vane, bugiarde. [...]
E la rabbia del poeta, verso questa normalizzazione che è consacrazione della potenza e conformismo, non può che crescere ancora.
Cos'è che rende scontento il poeta?
Un'infinità di problemi che esistono e nessuno è capace di risolvere: e senza la cui risoluzione la pace, la pace vera, la pace del poeta, è irrealizzabile.
Per esempio: il colonialismo. Questa anacronistica violenza di una nazione su un'altra nazione, col suo strascico di martiri, di morti.
O: la fame, per milioni e milioni di sottoproletari.
O: il razzismo. Il razzismo come cancro morale dell'uomo moderno, e che, appunto come il cancro, ha infinite forme. E' l'odio che nasce dal conformismo, dal culto della istruzione, dalla prepotenza della maggioranza. E' l'odio per tutto ciò che e' diverso, per tutto ciò che non rientra nella norma, e che quindi turba l'ordine borghese. Guai a chi è diverso! questo il grido, la formula, lo slogan del mondo moderno. Quindi odio contro i negri, i gialli, gli uomini di colore: odio contro gli ebrei, odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti. [...]
Il mondo sembra, per qualche settimana, quello di qualche anno avanti. [...]
La crisi si risolve, ancora una volta, nel mondo: i nuovi morti sono pianti e onorati, e ricomincia, sempre più integrale e profonda, l'illusione della pace e della normalità. [...]
La cultura occupa terreni nuovi: una nuova ventata di energia creatrice nelle lettere, nel cinema, nella pittura. Un enorme servizio ai grandi detentori del capitale.Il poeta servile si annulla, vanificando i problemi e riducendo tutto a forma.
Il mondo potente del capitale ha, come spavalda bandiera, un quadro astratto.
Così, mentre da una parte la cultura ad alto livello si fa più raffinata e per pochi, questi 'pochi' divengono, fittiziamente, tanti: diventano 'massa'. 
E' il trionfo del 'digest' e del 'rotocalco' e [...] della televisione. 
Il mondo travisato da questi mezzi di diffusione, di cultura, di propaganda, si fa sempre più irreale: la produzione in serie, anche delle idee, lo rende mostruoso.
Il mondo del rotocalco, del lancio su base mondiale anche dei prodotti umani, è un mondo che uccide. [...]
Perché: finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e in servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.
E ancora oggi, negli anni sessanta le cose non sono mutate: la situazione degli uomini e della loro società è la stessa che ha prodotto le grandi tragedie di ieri.
Vedete questi? Uomini severi, in doppiopetto, eleganti, che salgono e scendono dagli aeroplani, che corrono in potenti automobili, che siedono a scrivanie grandissime come troni, che si riuniscono in emicicli solenni, in sedi splendide e severe: questi uomini dai volti di cani o di santi, di jene o di aquile, questi sono i padroni.
E vedete questi? Uomini umili, vestiti di stracci o di abiti fatti in serie, miseri, che vanno e vengono per strade rigurgitanti e squallide, che passono ore e ore a un lavoro senza speranza, che si riuniscono umilmente in stadi o in osterie, in casupole miserabili o in tragici grattacieli: questi uomini dai volti uguali a quelli dei morti, senza connotati e senza luce se non quella della vita, questi sono i servi.
È da questa divisione che nasce la tragedia e la morte. [...]
Sembra non esservi soluzione da questa impasse, in cui si agita il mondo della pace e del benessere. Forse solo una svolta imprevista, inimmaginabile... una soluzione che nessun profeta può intuire... una di quelle sorprese che ha la vita quando vuole continuare... forse... Forse il sorriso degli astronauti: quello forse, è il sorriso della vera speranza, della vera pace. Interrotte, o chiuse, o sanguinanti le vie della terra, ecco che si apre, timidamente, la via del cosmo. [...]"
Fonte: P.P.Pasolini, Vie Nuove, 20 settembre 1962


lunedì 3 ottobre 2016

FRA POLITICA, FUOCHI CHE ACCENDONO (E SPENGONO), VITA...E GIORNI CHE SCORRONO



"[...] La politica non è più
la ginnastica delle mie idee
è forse strano a dirsi
ma il mio governo unico
sei tu [...] della fisica che non so
conosco solo il mio disordine
e la tua gravità
che il fuoco è anche scientifico [...]
il mio orgoglio
l'alleanza
la mia soddisfazione
sei tu [...]"

sabato 1 ottobre 2016

FRA REGOLE, LIMITI E CONOSCENZA DEGLI STESSI...CERCANDO UMANI PUNTI DI (PRECARIO) EQUILIBRIO

"[...] Esistono delle regole fondamentali che non vanno dimenticate e che insegnano che, aldilà della bravura e della bellezza nel disegno, è molto importante la coerenza e soprattutto l'onestà, perché se una cosa è sentita, e profondamente, qualunque sia il segno, qualunque sia il messaggio, questa arriva e colpisce sempre l'obiettivo che ci si è posti di raggiungere. [...]"
(A.Pazienza, att.)

"[...] Ho conseguito la perfetta conoscenza di quelli che sono i miei limiti e ho deciso di combattere dentro di essi. Sono limiti che vengono dall'incapacità, ma che determinano allo stesso tempo lo spazio delle mie capacità. Mi arrendo ai confini dei miei limiti, ma combatto strenuamente dentro di essi, onestamente, per quanto mi è dato di fare, cercando di conseguire lo scopo che mi sono prefisso: fare delle storie cariche di sentimento, il più possibile evocative, che raggiungano il cuore del lettore nel modo più diretto possibile. [...]"
(A.Pazienza, att.)

Fonte: "Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro", La Biblioteca di Repubblica - L'Espresso 
Ottobre 2016

Autoritratto in rosa, A.Pazienza, 1975