venerdì 30 dicembre 2016

CERCANDO NUOVI ANNI E (R)INNOVATI ORIZZONTI, PER RAZZE IN ESTINZIONE



"[...] Non mi piace la finta allegria/ non sopporto neanche le cene in compagnia/ 
e coi giovani sono intransigente/ di certe mode [...] e trasgressioni/ non me ne frega niente.
[...] Non mi piace chi è troppo solidale/ e fa il professionista del sociale [...] 
Ma non vedo più nessuno che s'incazza/ fra tutti gli assuefatti della nuova razza 
[...] Ma forse sono io che faccio parte/ di una razza in estinzione./ 
Non mi piace la troppa informazione/ odio anche i giornali e la televisione/ 
la cultura per le masse è un'idiozia [...] 
E anche il mio paese mi piace sempre meno/ 
non credo più all'ingegno del popolo italiano/ 
dove ogni intellettuale fa opinione/ ma se lo guardi bene/ è il solito coglione. 
[...] Non mi piace il mercato globale/ che è il paradiso di ogni multinazionale/ 
e un domani state pur tranquilli/ 
ci saranno sempre più poveri e più ricchi / 
ma tutti più imbecilli./ 
E immagino un futuro/ senza alcun rimedio/ 
una specie di massa/ senza più un individuo/ 
e vedo il nostro Stato/ che è pavido e impotente/ 
è sempre più allo sfascio/ e non gliene frega niente/ 
e vedo anche una Chiesa/ che incalza più che mai [...]"
(La razza in estinzione, G.Gaber, cit.)

martedì 27 dicembre 2016

"UN VIAGGIO CHE NON PROMETTIAMO BREVE", VERSO LA POSSIBILITA' DI ABBATTERE IL PENSIERO A SENSO UNICO

Raccontare storie e cronistorie di una fra le opere maggiormente controverse e discusse dell'intera Italia può essere una missione possibile in un singolo libro?
In uno Stato come quello italiano è da lungo tempo instaurato ed instillato il dibattito relativo all'utilità o meno delle cosiddette "infrastrutture"; sono tantissime le domande che vengono - poco o meno - affrontate (od evitate?) in termini estremamente poco chiari: meglio poche grandi opere o molte piccole opere finalizzate a colmare arretratezze italiane in settori ritenuti (ancora oggi?) enormemente poco strategici? Quali sono e/o come devono essere riformati i criteri da impiegare per la realizzazione di grandi opere internamente ai singoli livelli istituzionali?
Possono esistere altre ragioni - in aggiunta a quelle definite "ufficiali" - che qualificano la priorità e l'ineluttabilità afferente la realizzazione di certe opere?
Rispondere in termini chiari a domande come queste è cosa impossibile da svolgere in un breve tempo ed in un altrettanto breve spazio - quale è quello caratteristico dei libri abitualmente letti.
Cercare di fornire elementi capaci di far riflettere - sforzando anche di sviluppare nel lettore l'opportunità di costruire elementi utili per pensare fuori dal coro - può però essere una missione lecita, nel tentativo di strutturare un discorso attorno a tematiche che sono troppo spesso strutturate all'insegna di un tanto opprimente quanto deprimente pensiero unico.
Le opportunità per farlo sono moltissime: racconti e cronache provenienti da settori (qualificabili eufemisticamente come) trascurati dall'informazione, resoconti di intrecci afferenti opportunismi di vario genere, elenchi e/o alberi "genealogici" afferenti influenze politico-partitiche nella definizione di meccanismi decisionali di vario genere, cronistoria di analogie infrastrutturali italiane e non solo, [...]. I tratti precedentemente definiti sono solo alcuni fra i pilastri su cui è impostata l'opera "Un viaggio che non promettiamo breve - Venticinque anni di lotte No Tav", scritto dallo scrittore agente sotto lo pseudonimo Wu Ming 1 e pubblicato da Stile Libero Einaudi.
Le finalità di questo libro risultano essere tanto chiare quanto forse necessarie sin dal retro di copertina:

"[...] In Italia mmolti comitati e gruppi di cittadini resistono a grandi opere dannose, inutili, imposte dall'alto. Tra questi, il movimento più grande, radicale e radicato è [...] quello No Tav in Val di Susa, all'estremo occidente del Paese [...]
Un movimento che da venticinque anni sperimenta forme nuove - e al tempo stesso antiche - di partecipazione, autogestione, condivisione. Perché proprio in Val di Susa? 
Per più di tre anni Wu Ming 1 ha cercato la risposta a questa domanda.
Si è immerso nella realtà del movimento No Tav, partecipando a momenti-chiave della lotta, intervistando decine di attivisti, incrociando storia orale e fonti d'archivio, contemplando la valle dall'alto dei suoi monti. [...] La voce del narratore ci fa passare dal romando di non-fiction alla chanson des gestes, dall'inchiesta serrata alla saga popolare di ispirazione latino-americana [...]"

Esaminando l'opera - articolata su scala temporale definendo le fasi principali che da un punto di vista storico hanno descritto le cronache di politica ed informazione in Italia - l'autore trasmette al lettore il senso di esistenze che vanno lottando per avere una voce che punti a difendere il loro territorio. Terre che sono state ripetutamente minacciate ed affrontate, al fine di realizzare infrastrutture reputate necessarie su dati che gli stessi "resistenti" avevano e hanno qualificato come inconsistenti.
I frutti di questo modus operandi hanno contribuito a generare, nel tempo, una solida serie di incertezze e dubbi nel cuore e nelle mani dell'autore dell'opera.
Queste stesse riflessioni sono riassunte sin dalla copertina dell'opera in recensione:

"[...] Io sono appassionato di fotografia e nella mia mente ho immagini, immagini meravigliose di signore con capelli bianchi e grembiule che si fanno spiegare [...] come si sta sui social network. 
L'ho visto ai presidi, più volte. E in altre occasioni ho visto la signora mettere il ragazzo antagonista a fare le pulizie, perché bisogna lasciare pulito, fare la battaglia non vuol dire lasciare sporco in giro. C'è una rappresentazione del centro sociale o del ragazzo incappucciato completamente diversa dalla realtà. Qui in valle cos'è successo? 
Quando sono arrivati quelli dei centri sociali, certamente avevano le loro idee e volevano fare un certo tipo di cose, ma si sono avvicinati al movimento No Tav con umità, non hanno preteso di cavalcare. Si è detto: facciamo un pezzo di strada insieme. 
Ci siamo conosciuti e hanno portato un grande contributo, soprattutto sulla parte organizzativa, su come si fanno certe cose, le manifestazioni...Questo ha avuto una conseguenza importante. 
Quando la sera guardi il Tg, vedi rappresentati i centri sociali in un modo che non riconosci più, e cominci a dubitare di quel che esce da quella scatola. 
Questo vale per tante cose: fai la manifestazione No Tav, la sera guardi e dici: ma io c'ero a quella manifestazione lì? E' tutta diversa, io non l'ho vista, non c'ero.
Dopo un pò pensi: ma se la manifestazione No Tav me l'hanno raccontata così, siamo sicuri che anche su tutto il resto... [...]"

E' proprio su questi dualismi che scorrono i "fili" di lettura dell'opera intera, definendo un metodo specifico di descrizione con cui poter essere portati a dubitare di forme di pensiero unico tanto opprimenti quanto schiaccianti e desolanti.
Leggerne per saperne di più...esercitando il proprio senso e spirito critico, dunque.

  

sabato 24 dicembre 2016

CONSIDERAZIONI SU CAOS, NATALE E COMPORTAMENTI (DIS)UMANI...

"[...] Sono tre anni che faccio in modo di non essere in Italia per Natale. 
Lo faccio di proposito,con accanimento, disperato all'idea di non riuscirci; accettando magari di oberarmi di lavoro, di rinunciare a qualsiasi forma di vacanza, di interruzione, di sollievo.
Non ho la forza di spiegare esaurientemente [...] il perché. 
Ciò implicherebbe il dare la violenza della novità a vecchi sentimenti. 
Ossia una prova 'stilistica' superabile solo attraverso l'ispirazione poetica. 
Che non viene quando si vuole. 
Essa è un genere di realtà che appartiene al vecchio mondo, al mondo dei Natali religiosi: 
e risponde ancora alla sua vecchia definizione.
Mi rendo ben conto che anche quand'ero bambino io, 
le feste natalizie erano una cosa idiota:una sfida della Produzione a Dio. 
Tuttavia, allora, io ero ancora completamente immerso nel mondo 'contadino', 
in qualche misterioso paese tra le Alpi e il mare, o in qualche piccola città di provincia [...]. 
C'era un filo diretto con Gerusalemme. 
Il capitalismo non aveva ancora 'coperto' del tutto il mondo contadino, da cui derivava il suo moralismo, del resto, e su cui fondava del resto, ancora, il suo ricatto: Dio, Patria, Famiglia. 
Tale ricatto era possibile perché corrispondeva, negativamente, come cinismo a una realtà: 
la realtà del mondo religioso sopravvivente.
Ora il nuovo capitalismo, non ha affatto bisogno di quel ricatto - se non ai suoi margini, o in isole sopravviventi, o nell'abitudine (che si va estinguendo). 
Per il nuovo capitalismo, che si creda in Dio, nella Patria o nella Famiglia, è indifferente. 
Esso ha infatti creato il suo nuovo mito autonomo: il Benessere. 
E il suo tipo umano non è l'uomo religioso o il galantuomo, ma il consumatore felice d'esser tale.
Quando ero bambino, dunque, il rapporto tra Capitale e Religione (nei giorni di Natale) era atroce ma reale. Ora tale rapporto non ha più ragione di essere. 
É puramente assurdo. É forse questa assurdità che mi angoscia e mi fa fuggire. [...]
 La Chiesa (in Italia, quando io ero bambino, sotto il fascismo) era asservita al Capitale: ne era strumentalizzata, ed essa si era resa strumento del potere. 
Aveva regalato alle grandi industrie un bambinello tra un asinello e una vaccherella. 
Del resto, non marciava sotto le bandiere di Mussolini, di Hitler, di Franco, di Salazar? 
Ora, però, la Chiesa mi pare, in un certo senso, ancora più asservita di prima al Capitale. 
Infatti prima, la Chiesa, si salvava in quel tanto di autentico che c'era nel mondo preindustriale e contadino (e in quel tanto di artigianale che permaneva nelle vecchie industrie): 
ora invece, essa non ha contropartita. 
Non può nemmeno dire di strumentalizzare a sua volta il Capitale: infatti il Capitale strumentalizza la Chiesa solo per abitudine, per evitare guerre religiose, per comodità. 
In realtà, la Chiesa non gli serve più. Se essa non ci fosse, esso ne potrebbe fare a meno. 
Ora, in casi del genere, la strumentalizzazione deve essere reciproca, perché serva a tutti e due. A questo punto la Chiesa dovrebbe perciò distinguere le proprie festività (se ancora, arcaicamente ci tiene) da quelle del Consumo. Dovrebbe distinguere, per dirla tutta, l'ostia dai panettoni. 
Questo embrassons-nous tra Religione e Produzione è atroce. 
E infatti quello che ne consegue è intollerabile alla vista e a tutti gli altri sensi.
Certo, in realtà Natale è un'antica festa pagana (la nascita del sole) e come tale era originariamente allegra: può darsi che questa ancestrale allegria abbia ancora bisogno, stagionalmente, di esplodere in un uomo che sta per dissodare il Sahara con mostri meccanici.
Ma allora, questa festa pagana ritorni pagana: la sostituzione della natura industriale alla natura naturale, sia completa, anche nelle feste. E la Chiesa se ne distingua. 
Essa non può più essere contadina e ignorante: non può più fingere di non sapere che la festa natalizia è appunto una antica festa celebrata in pagis, pagana, e che l'amalgama è arcaico e medioevale. 
La tradizione dei presepi e degli alberi di Natale, deve essere abolita da una Chiesa che voglia sopravvivere nel mondo moderno. 
E questo non devono saperlo solo dei preti eccentrici, progressisti e colti.
Come festa pagana-neocapitalistica il Natale sarà comunque sempre atroce. 
É un ersatz -con gli week-end, e le altre feste affini - della guerra. 
Nasce in questi giorni una psicosi che è decisamente bellica. 
L'aggressività individuale si moltiplica. 
Aumenta vertiginosamente il numero dei morti. 
É una vera strage. [...]
Appunto, in queste occasioni festive: 
in cui la festa è l'interruzione di un'abitudine allo sfruttamento, all'alienazione, al codice, alla falsa idea di sé: tutte cose che nascono dal famoso lavoro, 
che è rimasto quello cui inneggiavano i cartelli nei campi di concentramento di Hitler.
Da tale interruzione, nasce una falsa libertà, in cui esplode un arcaico istinto di affermazione. 
E ci si afferma, aggressivamente, attraverso una feroce concorrenza, facendo nel modo più medio le cose più medie. Sì, è una nota terribile al Natale, che ho fatto. E non ho nulla da concedere a niente. Niente bonarietà. Niente addolcimenti. Le cose stanno così. É inutile nasconderlo, anche poco. [...]"
(P.P.Pasolini, Il Caos, cit.)


venerdì 23 dicembre 2016

ASPETTANDO UN NATALE...


"[...] C'è la luna sui tetti e c'è la notte per strada 
Le ragazze ritornano in tram 
[...] tra due giorni Natale [...]
E da dietro la porta sento uno che sale 
ma si ferma due piani più giù 
Un peccato davvero ma io già lo sapevo 
Che comunque non potevi esser tu 
E tu scrivimi, scrivimi 
Se ti viene la voglia 
E raccontami quello che fai 
Se cammini nel mattino e ti addormenti di sera 
E se dormi, che dormi e che sogni che fai. 
E tu scrivimi, scrivimi [...]
Se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso 
Quell'allegra tristezza che ci hai [...]"

mercoledì 21 dicembre 2016

CAMMINANDO, DI ATTIMO IN ATTIMO...

"[...] I'm walking away
From the troubles in my life
I'm walking away
Oh, to find a better day [...]"
(Walking away, C. David, att.)


lunedì 19 dicembre 2016

UTILIZZANDO MUSICA E CITAZIONI PER ALLEGGERIRE IL PESO DELLA STORIA...


"[...] La libertà è indivisibile e quando un solo uomo è reso schiavo, nessuno è libero. 
Quando tutti saranno liberi, allora immaginiamo - possiamo vedere quel giorno quando questa città come una sola e questo paese, come il grande continente europeo, sarà in un mondo in pace e pieno di speranza. Quando quel giorno finalmente arriverà, e arriverà, la gente di Berlino Ovest sarà orgogliosa del fatto di essere stata al fronte per quasi due decadi.
Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. 
E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire 'Ich bin ein Berliner'. [...]"  
(John Fitzgerald Kennedy, att.)

domenica 18 dicembre 2016

FRA UMANI, SCIENZA E NECESSARI "SUPPLEMENTI"

"[...] L'umanità può vivere senza la scienza o anche il pane. Ma senza la bellezza e la leggerezza non potrebbe vivere. [...]" (F.Dostoevskij, att.)

"Giallo, rosso, blu", 
V.V. Kandinskij

giovedì 15 dicembre 2016

ASCOLTANDO MUSICA, FRA AMORE E PASSATI...



"[...] ma l'America e' lontana
dall'altra parte della Luna
che li guarda e anche se ride
a vederla mette quasi paura.
E la Luna in un silenzio
ora si avvicina
con un mucchio di stelle
cade per strada.
Luna che cammina,
Luna di citta'
poi passa un cane che sente qualcosa
li guarda abbaia e se ne va [...]"

domenica 11 dicembre 2016

"IL RISPARMIO ENERGETICO", RICERCANDO INFORMAZIONI IN TEMA DI ENERGIA

Uno fra i problemi più grandi e più sottovalutati dell'intero pianeta Terra riguarda la lotta per avere e/o per ottenere energia. Senza energia larga parte del mondo che oggi conosciamo non potrebbe "funzionare", proprio perché è la stessa ad innescare tutte quelle reazioni che sono essenziali al manifestarsi di una vita tecnologicamente progredita.
L'avanzamento della civiltà è legato molto strettamente all'approvvigionamento di energia; i modi per usufruire della stessa sono vari e molteplici, dannosi e non dannosi per gli ecosistemi, rispettosi e meno rispettosi della stessa "astronave" Terra su cui l'essere umano si trova a galleggiare immerso nell'intero Universo.
L'affrontare argomentazioni legate all'energia può essere una modalità in base alla quale cercare di comprendere - in chiave più allargata - moltissime delle problematiche che coinvolgono l'essere umano ed il pianeta Terra più in generale.
Senza trascurare nessuno, volendo e dovendo includere nel "conto" anche specie animali e vegetali.
L'opportunità di definire un discorso normativo e coerente nei confronti della tematica energetica deve presupporre la necessità di definire - con pragmatica consapevolezza - quali siano gli approcci da dover necessariamente impiegare per descrivere gli approcci sottoscritti ed avvallati dall'umanità e dai singoli Stati in materia di energia.
Sono esempio perfetto di questi approcci gli argomenti relativi alle direttive sottoscritte nelle sedi continentali e mondiali, riguardo alla tematica energetica ed alla necessità di abbattere indici di inquinamento per favorire eventualmente l'impiego di energie definite come rinnovabili.
Accanto a queste tematiche dovrebbe essere affiancata quella - forse più importnte - legata alla presa di consapevolezza relativamente alla necessità di abbattere i consumi di tipo sia elettrico che termico. Consumando meno sarebbe possibile favorire il diffondersi di comportamenti virtuosi, andando ad incidere maggiormente sulla qualità dell'energia a disposizione quotidianamente.
E' su questo argomento - tanto importante quanto sottovalutato - che si articola il libro "Il risparmio energetico - La più economica tra le fonti di energia", scritto da Arturo Lorenzoni e pubblicato da Il Mulino Editore per la collana "Farsi un'idea". Lo scopo del libro si muove attorno ad una ben precisa necessità di informare per rendere consapevoli di un problema ormai dirimente da risolvere:

"[...] Il nostro rapporto con l'energia è complesso e tocca dei tasti sensibili, legati a timori atavici di scarsità delle risorse vitali a disposizione, un vincolo che ha limitato e costretto tutte le civiltà nella storia ed è entrato nel nostro modo di pensare. [...]
L'energia abbondante e a basso costo del XX secolo ha abituato la nostra società a pensare che si possa consumare energia praticamente senza limiti, [...] confidando nell'innovazione tecnologica e nella disponibilità di nuove fonti, non ancora scoperte. 
Ma non è sempre stato così e non lo è oggi per una buona parte dell'umanità: oltre un miliardo e mezzo di persone non ha accesso all'energia elettrica e le automobili sono un privilegio di pochi. 
Il problema dunque che si pone oggi la minoranza dell'umanità che dispone delle risorse energetiche è legato alla sostenibilità dei consumi nel medio-lungo periodo [...]"

La necessità di articolare un libro avente queste premesse concorre - pertanto - al poter definire una serie di punti minimi tanto importanti quanto urgenti da affrontare e definire con concretezza per il futuro più e meno lontano:

  • Risparmio energetico correlato ad ambiente ed innovazione; 
  • Efficienza energetica e costi dell'energia; 
  • Provvedimenti necessari a realizzare risparmio energetico su scala globale; 
  • Fonti di consumo domestico ed industriale; 
  • Azioni concrete per poter generare risparmi specifici ed il più possibile puntuali;
  • Consumi ed opportunità decisionali della Pubblica Amministrazione; 
  • Possibilità di focalizzare i consumi esistenti negli edifici e nel settore delle costruzioni;
  • Prospettive virtuose afferenti le opportunità in materia di efficienza energetica. 
Risparmiare per innovare, risparmiare per migliorare la società e per disporre di nuove opportunità dinanzi ad un mondo che pare essere sempre più complesso. 
Leggerne per saperne di più, dunque. 



giovedì 8 dicembre 2016

GENI UNIVERSALI...SU UN TAXI


"[...] In 1966, filmmaker D.A. Pennebaker was filming Bob Dylan in a documentary called Eat The Document, the follow-up to Don’t Look Back, in which John Lennon appears for less than a minute in conversation with Bob Dylan in the back of a taxi on the morning of May 27, 1966 on the way from John Lennon’s house in Weybridge in to London for the hotel where Dylan was staying. [...]"

lunedì 5 dicembre 2016

SFIORANDO UN TERZO MILLENNIO, DI TEMPO IN UMANITA' DIFFERENTI...


 "[...] E sento che hai ragione/
se mi vieni a dire/ 
che anche i più normali/ 
in mezzo ad una folla/ 
diventano bestiali/ 
e questa specie di calma/ 
del nostro mondo civile/ 
è solo un'apparenza/ 
solo un velo sottile./ 
E tu mi vieni a dire/ 
quasi gridando/ 
che non c'è più salvezza/ 
sta sprofondando il mondo/ 
ma io ti voglio dire/ 
che non è mai finita/ 
che tutto quel che accade/ 
fa parte della vita. [...]"

domenica 4 dicembre 2016

FRA NASCITA DELL'UNIVERSO E CONSAPEVOLEZZE UMANE...DELLO STESSO

"[...] la nascita dell'Universo è una questione sulla quale si è discusso fin dai tempi più remoti. Secondo un certo numero di cosmologi [...] l'Universo è stato creato in un determinato istante, non molto lontano, del passato.
Uno degli argomenti a sostegno di questa tesi era la convinzione che, per spiegare l'esistenza dell'Universo, fosse necessario ammettere una causa prima. 

Un ulteriore argomento viene poi sviluppato da Sant'Agostino ne 'La città di Dio'. 
Il filosofo sottolinea che il cammino della civiltà va progredendo, e che noi ricordiamo i nomi di chi ha compiuto una determinata impresa o ha messo a punto una particolare tecnica. 
Pertanto l'uomo, e forse anche l'intero Universo, non può essere esistito da troppo tempo; in caso contrario [...] i nostri progressi ci avrebbero già condotti ben oltre il punto che abbiamo raggiunto ora. [...] In un'epoca in cui la maggior parte delle persone credevano in un Universo sostanzialmente statico e immutabile, la questione se avesse avuto o meno un inizio apparteneva di fatto al campo della metafisica o a quello della teologia. [...] 
O l'Universo era esistito da sempre, oppure, in un determinato momento, eera stato messo in moto in modo tale da dare l'idea che fosse esistito da sempre. [...]
Nel 1929 [...] Hubble fece un'osservazione che avrebbe avuto un'importanza fondamentale: da qualunque parte si guardi nel cielo, le stelle distanti si allontanano rapidamente da noi.
Detto in altri termini, l'Universo si sta espandendo. 
Ciò significa che i corpi celesti erano più vicini fra di loro; e di fatto pare che, in un tempo molto remoto - fra i dieci e i venti miliardi di anni fa - si trovassero tutti nello stesso punto. [...]"
Fonte: "La teoria del tutto - Origine e destino dell'Universo", S.Hawking, Bur Scienza

Fonte immagine: "Sidereus  Nuncius", G.Galilei

venerdì 2 dicembre 2016

SULL'ESSENZA DELL'ACROBAZIA, NAVIGANDO (A VISTA?)...


"[...] e noi che siamo in mezzo a queste ali impavide
non siamo niente o siamo tutto.
Lasciarci trasportare è stato facile
ma adesso ritornare giù non sembrerebbe giusto. 
Dovremmo resistere [...]
e starcene ancora su.
Se fosse possibile
toccando le nuvole [...]"

mercoledì 30 novembre 2016

SOMMANDO PICCOLE COSE...

"[...] Una somma di passi, che arrivano a cento
di scelte sbagliate, che ho capito col tempo
ogni volta ho buttato ogni centimetro in più
come ogni minuto che abbiamo sprecato
e non ritornerà.
La salvezza in ogni grano di un rosario
ogni lettera del mio vocabolario
scavalchiamo quei cancelli uno ad uno
nelle cellule di un uomo è il suo destino
abbiamo due soluzioni
un bell’asteroide e si riparte da zero
una somma di piccole cose
una somma di passi, che arrivano a cento
di scelte sbagliate, che ho capito col tempo
ogni volta ho buttato ogni centimetro in più
come ogni minuto che abbiamo sprecato
e non ritornerà. [...]"


sabato 26 novembre 2016

DEDICANDO PENSIERI, PENSIERO E MUSICA...


"[...] Ai suonatori un po' sballati 
ai balordi come me 
a chi non sono mai piaciuto 
a chi non ho incontrato 
chissà mai perché 
ai dimenticati [...] 
e anche per me. 
A chi si guarda nello specchio 
e da tempo non si vede più 
a chi non ha uno specchio 
e comunque non per questo 
non ce la fa più 
a chi ha lavorato 
a chi è stato troppo solo 
e va sempre più giù. [...]"

giovedì 24 novembre 2016

"ELOGIO DELLA SCIENZA", RICOSTRUENDO LE RADICI DI UN MONDO DIFFERENTE...

Quali pilastri può annoverare la scienza come suoi fondamentali costituenti?
Quali e quanti sono gli "argomenti" per i quali le discipline scientifiche possono far crescere e migliorare la struttura del mondo? Mediante quali passaggi è possibile strutturare ed articolare un discorso che preveda la possibilità di individuare in tutta la cultura scientifica una delle chiavi per (provare a) rendere maggiormente comprensibile l'intero Universo ed il pianeta Terra?
Le opportunità di analisi, confronto, discussione ed approfondimento non mancano di fronte alla grande complessità che hanno assunto le componenti scientifiche in un mondo tanto complesso quale è quello attuale. Quante "radici" esistono nella scienza? Quali sono le componenti minime che dovrebbe essere opportuno assimilare per rendere maggiormente consapevole e penetrante la scienza nella gestione ordinaria del mondo?
Per rispondere a queste domande dovrebbe essere opportuno definire e tenere a mente alcuni punti fermi afferenti le possibilità che la scienza ha di restituire - all'anima umana - una differente visione del mondo. Citando Seneca, infatti, è possibile scoprire quali possano essere i cambiamenti nel punto di vista inerente la valutazione del mondo intero percepiti da un soggetto "adibito" alla valutazione del punto di vista scientifico:

"[...] L'anima [...] non può disprezzare i porticati, i soffitti a cassettoni splendenti d'avorio, i boschetti ben tosati e i corsi d'acqua fatti arrivare nelle case, prima di aver fatto il giro di tutto il mondo e di aver detto a se stessa, guardando sprezzante dall'alto la superficie terrestre ristretta e in gran parte coperta dal mare, desolata anche nelle regioni emerse o perché bruciata dal Sole, o perché resa rigida dal ghiaccio: 'E' tutto qui quel punto che i popoli si dividono col ferro e col fuoco? Oh, come sono ridicoli i confini dei mortali.' [...]"

E' con queste parole che si imprime - una volta di più - la differenza esistente nella visione del mondo per un occhio abituato alle valutazioni scientifiche. La comprensione di quanto sia precario e distorto il punto di vista di quanti sono prepotenti, presuntuosi e così tanto ambiziosi da pensare di governare un infinitesimo di punto sperduto nell'Universo.
E' con queste parole che inizia il libro "Elogio della scienza", scritto da Sander Baies e pubblicato da Dedalo Editore. La presente opera analizza con pragmatismo e realtà la necessaria visione che chi è scienza deve avere del mondo in un contesto importante ed enormemente in evoluzione quale è quello attuale. Lo sottolinea lo stesso autore nell'introduzione all'opera stessa:

"[...] Qualunque sia la risposta a questi interrogativi, ritengo che si debba fare qualcosa, e che ve ne sia la possibilità. La questione è quanto siamo disposti a investire in termini spirituali e materiali. In altre parole: quanto vale per noi il futuro? [...]"

Si conferma quindi tanto importante quanto urgente la necessità di impiegare la scienza per plasmare il futuro, assegnando alle scoperte ed agli studi stessi un peso che oggi pare essere globalmente assente nelle percezioni collettive.
Il peso della scienza andrà sicuramente migliorato e definito mediante l'applicazione globale di tutte le discipline scientifiche, intese a 360° con ogni possibile compenetrazione.
A questo proposito si ricollegano le tematiche affrontate, perseguendo la visione di un serpente che si morde la coda nel tentativo di rincorrersi: curiosità e capacità di vincere i pregiudizi, tuoni e buchi neri, evoluzione umana ed HIV, doppia elica fra scienza e tecnologia, scienza empirica e macchina della conoscenza, impresa scientifica e suo valore dentro al "peso" del mondo, forze fondamentali e loro ruolo nella "progettazione" dell'Universo intero, impiego delle tecnologie e punti di svolta, evoluzione cosmica ed interconnessioni specifiche.
Queste sono solo alcuni dei "fili" che legano il ragionamento, nel tentativo di definire quali possano essere i moderni strumenti per la ricerca della verità.
Verità che diventa una chiave di volta con la quale (provare a) migliorare il mondo circostante.
Su questo fronte, pertanto, si definiscono ulteriori concetti aperti con cui concorrere a costruire un futuro migliore per le collettività: metodo scientifico, impronta necessaria della scienza e del pensiero scientifico nel mondo, costruzione di un pensiero sociale nell'articolazione di una società differente.
Il portare la scienza nel cuore della cultura e del mondo è un'attività che deve essere compiuta pensando ad un orizzonte di lung(hissim)o termine, nella speranza di poter fare fronte con percezioni differenti ad alcuni fra i drammi tanto urgenti quanto sottovalutati nel dibattito specifico contemporaneo. Su questo fronte, inevitabilmente, la scienza e le sue prospettive tanto precarie quanto fondanti andranno coltivate per (provare a) rendere differente questa piccola astronave Terra.


mercoledì 23 novembre 2016

SULL'ARTE DI NON (POTER) SAPERE...

"[...] una cosa positiva è che sono in grado di convivere con il dubbio, con l'incertezza e con il fatto di non sapere. Credo sia molto più interessante vivere senza sapere che avere, magari, risposte sbagliate. Io ho risposte per approssimazione, possibili credenze e vari gradi di certezza su diverse cose, ma non sono assolutamente certo di nulla e ci sono molte cose di cui non so assolutamente niente, come se abbia significato chiederci perché siamo qui [...]
Non ho paura di non sapere qualcosa, di sentirmi perduto in un misterioso Universo privo di scopo, ed è così che stanno realmente le cose, per quanto posso capire. Non mi fa paura. [...]"
(R.Feynman, cit. in Elogio della Scienza di Sander Bias)

Opera di M.C.Escher

domenica 20 novembre 2016

FRA GIUDICANTI E GIUDIZI UNIVERSALI...



"[...] Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore [...]"
(S.Bersani, cit.)

venerdì 18 novembre 2016

BARATTANDO LIBERTA' PER FORTUNA...PER QUALI CONVENIENZE?

"[...] Non credo di aver aumentato la mia dose di fortuna, ma sono sempre stato libero e questo basta. [...]" (C.Maltese, att.)


sabato 12 novembre 2016

SU QUANTO VALGA E NON VALGA, IN TEMPI CONTRASTANTI


"[...] Il sogno di un uomo che tende la mano,
la speranza reale di una sveglia collettiva. [...]
L'amore che illuminava le nostre notti d'inverno,
la convinzione che tutto fra noi fosse ancora possibile.
Oggi non vale più
Oggi non basta più [...]"

venerdì 11 novembre 2016

"LA CUCCIA DEL FILOSOFO", FRA PEANUTS E REALTA'

Quali filosofie possono (r)esistere dietro ai Peanuts? Quali pensieri muovono Charlie Brown, Lucy, Snoopy, Linus & Co.? Cosa trasmettono ai lettori, vignetta dopo vignetta, le storie e le sensazioni di quelli che Umberto Eco chiamò personcine?
Ad ognuna di queste domande risponde l'opera "La cuccia del filosofo - Snoopy & Co.", scritto da Saverio Simonelli e pubblicato da Ancora. Mediante la lettura di queste pagine è possibile comprendere quali possano essere davvero le situazioni e le specifiche esistenti per (provare ad) identificarsi con quello che è stato, è e sempre sarà uno dei più grandi capolavori scritti e disegnati:

"[...] A più di quindici anni dalla sua scomparsa e dopo decine e decine di riletture, siamo ormai perfettamente in grado di dire che i fumetti di Schulz sono comparabili all'opera omnia di un grande classico alla quale nulla concretamente si può aggiungere, ma dalla quale a ogni lettura emerge qualcosa che dice tanto di noi. Ecco che [...] quel mondo, proprio perché lo consideriamo come un tutt'uno definitivamente archiviato, paradossalmente diventa un pò più nostro se ne prendiamo in prestito qualche scheggia, un assaggino, una porzione utile per la nostra dispensa di sogni. [...]"

Le parole chiave con cui è articolata la trama si dispongono seguendo un filo conduttore tanto concreto quanto specifico e particolare, di pari passo all'analisi di pregi e difetti di ogni singolo personaggio tratteggiato con magistrale bravura da Schulz: fede ed ironia, fede nell'ironia, natura come grazia, potenzialità dell'immaginazione, creatività da scoperchiare, "peso" della tenerezza, amicizia e sue prove, dialogo, felicità come relazione e tentativo, utopie, potere della parola, metafisica, metafore di vita applicata, opportunità della fantasia.
Leggerne per apprendere quali 'ponti' esistano fra le vite dei personaggi tratteggiati da Schulz, leggerne per comprendere quanto sia possibile ritrovare dei Peanuts...in noi.
Ciascuna delle storie riportate - o descritte - può o potrebbe contribuire a definire un percorso specifico con il quale identificarsi, migliorarsi e strutturarsi per poter comprendere al meglio possibile individuali limiti ed opportunità.



martedì 8 novembre 2016

FRA TERRA, IMMENSITA' ED UMANITA' (IR)RILEVANTI...CITANDO SENECA

"[...] L'anima [...] non può disprezzare i porticati, i soffitti a cassettoni splendenti d'avorio, i boschetti ben tosati e i corsi d'acqua fatti arrivare nelle case, prima di aver fatto il giro di tutto il mondo e di aver detto a se stessa, guardando sprezzante dall'alto la superficie terrestre ristretta e in gran parte coperta dal mare, desolata anche nelle regioni emerse o perché resa rigida dal ghiaccio: 'E' tutto qui quel punto che tanti popoli si dividono col ferro e col fuoco? Oh, come sono ridicoli i confini dei mortali. [...]" (Seneca, cit. da "Elogio della scienza", S.Bais - Dedalo Editore)


domenica 6 novembre 2016

SU MUSICA E GIORNALISMO, RICORDANDO PIERANGELO BERTOLI ED ENZO BIAGI


"[...] Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. 
La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà. [...]"
(Enzo Biagi, att.)

venerdì 4 novembre 2016

RAGIONANDO SUL VALORE DELLA CULTURA E DELLA CONSAPEVOLEZZA UMANA...

"[...] Cari ragazzi di quinta, abbiamo camminato insieme per cinque anni. 
Per cinque anni abbiamo cercato, insieme, di godere la vita; e per goderla abbiamo cercato di conoscerla, di scoprirne alcuni segreti. 
Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe, infilandole fino in fondo perché volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per sanare le piaghe e rendere il mondo migliore. Abbiamo cercato di vivere insieme nel modo più felice possibile. 
È vero che non sempre è stato così, ma ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà. 
E in fondo in fondo siamo stati felici. Abbiamo vissuto insieme cinque anni sereni [...] e per cinque anni ci siamo sentiti 'sangue dello stesso sangue'.
Ora dobbiamo salutarci. Io devo salutarvi. 
Spero che abbiate capito quel che ho cercato sempre di farvi comprendere: non rinunciate mai per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, ad essere voi stessi. 
Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere. 
Vi auguro che nessuno mai possa plagiarvi o 'addomesticare' come vorrebbe.
Ora le nostre strade si dividono. Io riprendo il mio consueto viottolo pieno di gioie e di tante mortificazioni, di parole e di fatti, un viottolo che sembra identico e non lo è mai. 
Voi proseguite e la vostra strada è ampia, immensa, luminosa.
È vero che mi dispiace non essere con voi, brontolando, bestemmiando, imprecando; ma solo perché vorrei essere al vostro fianco per darvi una mano al momento necessario. 
D’altra parte voi non ne avete bisogno. 
Siete capaci di camminare da soli a testa alta, perché nessuno di voi è incapace di farlo. 
Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete, nessuno potrà mai distruggervi, se voi non lo volete. 
Perciò avanti serenamente, allegramente, con quel macinino del vostro cervello sempre in funzione; con l’affetto verso tutte le cose e gli animali e le genti che è gia in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onestà, onestà, e ancora onesta, perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla; e intelligenza, e ancora intelligenza e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere, il che significa riuscire ad amare [...].
Se vi posso dare un comando, eccolo: questo io voglio. Realizzate tutto ciò, ed io sarò sempre in voi, con voi. E ricordatevi: io rimango qui, al solito posto. Ma se qualcuno, qualcosa vorrà distruggere la vostra libertà, la vostra generosità, la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a lottare con voi, pronto a riprendere il cammino insieme, perché voi siete parte di me, e io di voi. [...]"
(Lettera ad alunni di V, A.Manzi)


mercoledì 2 novembre 2016

FRA NUVOLE E SENSO DI CONFUSIONE


"[...] Siamo fatti come nuvole 
che nel cielo si confondono 
fino a quando arriva il vento dell'est 
inevitabilmente si dividono [...]"

domenica 30 ottobre 2016

TREMA LE TERRE...TREMANO LE ANIME

"[...] Trema, la terra trema [...] urlano le case e le chiese/ soffre, la terra soffre e si dimena/ scuotendo monti e vallate/ piangono santi e uomini sulle bare [...] Tutta una vita spesa per questa casa/ adesso cosa mi resta/ solo le mani per poter scavare/ in mezzo alle macerie/ terra ingrata perché tu m'hai tradito? [...] Volte affrescate ridotte in pezzi/ monumenti della memoria/ occhi che non hanno più lacrime/ coraggio ancora una volta/ bisogna ricominciare./ Terra, quale futuro tu ci prepari/ per quali strade ci porti?/ Giri, rigiri sempre, senza fermarti/ ma come fai a non stancarti/ tremi crolli affondi e poi rimonti [...] Come un animale ferito lotti/ urli e ti scuoti/ [...] cambi faccia al mondo in un momento/ porti rovine pene e tormento./ Ah potessi anch'io far tremare il mondo!/ inondar di fuoco gli ipocriti/ colare melma sui criminali/ la mia forza tutta darei/ per liberarci dai mali./ Terra, quanto sei bella e abbandonata/ sfruttata e umiliata./ Fame, hai tanta fame, hai tanta sete/ ed il deserto t'ingoia/ i tuoi figli scappano affamati [...] Terra non fare strazio degli innocenti/ travolgi chi ti ferisce/ chi ti strazia chi t'avvelena/ chi di te non ha pena [...]"
(Trema la Terra, L.Galeazzi, cit.)


sabato 29 ottobre 2016

COME FOGLIE, IN BALIA DELL'IMPELLENZA DI NON CEDERE...CITANDO TENNYSON

"[...] Venite amici,/ che non è tardi per scoprire un nuovo mondo./ 
Io vi propongo di andare più in là dell'orizzonte,/ 
e se anche non abbiamo l'energia che in giorni lontani/ 
mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi./ 
Unica, eguale tempra di eroici cuori,/ 
indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia/ 
di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere. [...]" 
(Ulysses, A.Tennyson, att.



"Il ritorno di Ulisse", G. DeChirico)

giovedì 27 ottobre 2016

RIGUARDO LA NECESSITA' DI DISSENTIRE PER (PROVARE A) RESTARE VIVI...

"[...] Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l'autorità, i luoghi comuni, i dogmi. 
Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. 
Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. 
Siate sempre in disaccordo perchè il dissenso è un'arma. 
Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza perchè anche il sapere è un'arma. 
Forse non cambierete il mondo, ma avrete contribuito a inclinare il piano nella vostra direzione e avrete reso la vostra vita degna di essere raccontata. 
Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai. [...]"
(B. Russell, att.)

Vignetta di Mauro Biani

lunedì 24 ottobre 2016

FRA ITALIA, ITALIANI E (MANCATE/MANCANTI) CONSAPEVOLEZZE...

"[...] L'intelligenza non avrà mai peso, mai 
nel giudizio di questa pubblica opinione. 
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione, 
un giudizio netto, interamente indignato: 
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato 
da secoli, la cui soave saggezza 
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza - 
alzare la mia sola puerile voce - 
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce 
gli altri, nella più strana indifferenza. 
Io muoio, ed anche questo mi nuoce. [...]"
(P.P.Pasolini, cit.)


domenica 23 ottobre 2016

"SCHIAVI DI UN DIO MINORE", NEL TENTATIVO DI COMPRENDERE QUALI DINAMICHE SIANO DISTRUTTIVE PER L'UMANITA'...

Quanto può il lavoro (arrivare ad) incidere sull'esistenza di una persona?
Dietro ad una domanda simile si sono giocati, si giocano e si continuano a giocare squilibri ed equilibri di tante esistenze che sono state dilaniate da una crisi senza precedenti.
Vite tanto lacerate quanto invisibili, mai segnalate quanto si potrebbe e/o si dovrebbe fare.
Anni di crisi e di dolore hanno lacerato il tessuto sociale del Paese e del mondo, sfibrando oltre il sostenibile le corde di dignità caratteristiche di molti esseri umani.
Tanti vorrebbero avere voce ma non la hanno, nella speranza forse mai del tutto abbandonata di ritrovare un filo di rappresentanza di istanze ad oggi non recepite e qualificate come prioritarie.
Mediante quali passi si potrebbe (cercare di) prestare ascolto alle corde di tante persone ad oggi non valorizzate come si dovrebbe?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Schiavi di un Dio minore - sfruttati, illusi, arrabbiati: storie dal mondo del lavoro oggi", scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini e pubblicato da Utet.
Quali persone possono essere definite - in un'etica contemporanea non molto lontana da certi sempre più tristi luoghi comuni - come "schiavi" di un Dio minore?
L'impronta data dall'opera risulta essere chiara sin dall'incipit della stessa opera:

"[...] Gli schiavi di un Dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. 
Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l'editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. 
Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. 
D'altra parte [...] l'abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vite dei lavoratori [...]
Ma non si tratta solo di delocalzzare o impiegare manodopera immigrata. 
La schiavitù si insinua nelle pieghe della modernità [...]: non c'è in fondo differenza tra i caporali dei braccianti e i braccialetti elettrinici, i microchip, [...], strumenti pensati per la sicurezza ma votati al controllo. [...]"

E' proprio attraverso queste pieghe che continuano a muoversi le piaghe della schiavitù moderna.
Schiavitù che rende l'uomo non solamente meno libero - ma anche meno consapevole della propria infelice condizione. Troppo spesso lo stordimento incede costante, disperdendosi fra i diecimila impegni che ogni singolo giorno scorrono fra le esistenze di questi 'schiavi'.
Stordimenti non voluti e troppo spesso inconsapevoli finiscono per abbattere certe percezioni, con il fine di rendere molto meno urgenti le necessità di miglioramento.
A questo proposito le storie dei moderni schiavi vengono ad intersecarsi profondamente, le une con le altre, in una sorta di generalizzazione che mai potrà diventare qualunquista:

"[...] E dove manca il padrone, c'è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al loro delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatnati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento. 
Nella trionfante narrazione dell'oggi, tutta sharing economy, start up e 'siate affamati, siate folli', non c'è spazio per questi schiavi moderni. [...]"

Tutto viene così reso sempre meno vivibile e sempre più flessibile, arreso, liquido.
Quali strade far (r)esistere per provare a costruire una società migliore capace di portare certe esperienze e certe battaglie alla luce del sole ed all'altezza della considerazione da parte di Stati alle volte percepiti come troppo distanti e stranianti per gli individui?
Leggerne per saperne di più, con una eco stagnante mai repressa e valorizzata dagli stessi autori dell'opera nell'introduzione al libro:

"[...] La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile e si risolve per molti nella libertà di morire di fame. [...]" (Sandro Pertini, Discorso di fine anno, 31 dicembre 1983)


venerdì 21 ottobre 2016

BAMBINI IMMERSI NEL MONDO, FRA FOLLI CRUDELTA'



"[...] Bambino 
armato e disarmato in una foto 
senza felicità [..] 
Crescerò combatterò questa paura 
che ora mi libera.
Ragazzini corrono sui muri neri di città [...]
Io non so quale bambino questa sera 
aprirà ferite e immagini 
aprirà le porte chiuse e una frontiera 
in questa terra di uomini. [...]"

giovedì 20 ottobre 2016

LEGGENDO DOMANDE, DA BRECHT ALL'ARTE

"[...] Chi costruì Tebe dalle Sette Porte? 
Dentro i libri ci sono i nomi dei re. 
I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?
Babilonia tante volte distrutta, 
chi altrettante la riedificò? In quali case
di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori?
Dove andarono i muratori, la sera che terminarono
la Grande Muraglia?
La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio 
aveva solo i palazzi per i suoi abitanti? 
Anche nella favolosa Atlantide
nella notte che il mare li inghiottì, affogarono
implorando aiuto dai loro schiavi. 
Il giovane Alessandro conquistò l'India. 
Lui solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta
fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. 
Chi vinse oltre a lui?
Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria? Ogni dieci anni un 
grande uomo. 
Chi ne pagò le spese? 
Tante vicende.
Tante domande. [...]"
Fonte: Domande di un lettore operaio, B.Brecht

"Il vagone di terza classe", H.Daumier

venerdì 14 ottobre 2016

"UNA VITA NELLA SCIENZA", FRA PREMIO NOBEL ED ESIGENZA DI RESTARE (O RESISTERE) UMANI

Quali prospettive vive e sente una persona che sceglie di spendere la propria esistenza per la causa scientifica? Attraverso quali passi può muoversi per rinnovare ed investire quotidianamente un proprio impegno di vita e di mestiere?
Il fare scienza deve essere un'attività da strutturare e costruire nel tempo, inseguendo risultati che possono anche non terminare in un coronamento davanti al mondo per l'impegno e la costanza dimostrati. Qualche volta, però, può anche accadere che un Nobel riesca a materializzarsi.
Cosa e come si "muovono" le scelte di chi vive (e sente) sulle proprie spalle il peso di un premio tanto importante ed imponente? A quante persone sarebbe forse possibile dare consigli ed istruzioni per provare a far percorrere ad altri le stesse orme?
A queste e moltissime altre domande riguardo al come fare e divulgare scienza può rispondere l'opera "Una vita nella scienza - Guida per vincere il Premio Nobel", scritto da Peter Doherty.
Le ragioni di un libro simile sono trasversali e trasversalmente votate ad una polivalenza di intenti e motivazioni da ripercorrere. A questo proposito sarà possibile scrivere quanto riportato dalla copertina del testo in oggetto:

"[...] In questo affascinante viaggio nel mondo della scienza, Peter Doherty, primo veterinario a cui l'Accademia di Svezia abbia conferito il Premio Nobel per la medicina, ci racconta con una prosa divertente e sagace le straordinarie storie dei Premi Nobel passati, offrendoci al contempo le sue considerazioni su alcuni dei cruciali dibattiti scientifici del nostro tempo, tra cui la sicurezza degli alimenti geneticamente modificati e le tensioni tra scienza e filosofia e scienza e religione. 
E conclude con alcuni preziosi consigli ai giovani scienziati su come vincere il Premio Nobel; per ottenere il riconoscimento più ambito non basta studiare, occorre essere curiosi, persistenti, generosi, culturalmente consapevoli e ricercare continuamente prospettive differenti.
Perché, come sosteneva anche Feynman, essere troppo precisi non è sempre una buona idea. [...]"

La possibilità di fare scienza finisce per scontrarsi, inevitabilmente, con la necessità di dover continuare ad essere umani. Questa contrapposizione sintetizza al meglio possibile limiti ed opportunità della ricerca e della sua positiva azione nella società collettiva.
A questo proposito, infatti, il fine del rapporto fra uomo e scienza risulta essere estremamente chiaro:

"[...] La scienza è ricerca della verità. Ma la verità non è certa, come quella che si sarebbero attesi gli antichi filosofi, perché la natura è imprevedibile. Ed è qui che si nasconde la meraviglia della scienza. [...]"

Meraviglie della scienza che si mescolano quindi dentro a quelle degli esseri umani, proprio per provare a descrivere nuove formule con cui (provare ad) interpretare il futuro.
Gli obiettivi del presente testo sono classificati dallo stesso autore della presente opera attraverso le seguenti specifiche corde:

"[...] L'obiettivo di questo libro è offrire ai lettori un'idea generale del mondo della scienza. [...] Racconterò di esistenze che mettono al centro la formulazione di domande e la ricerca di risposte capaci di resistere a verifiche e scrutini. E' possibile avvicinarsi alla verità, anche se è una verità molto piccola? Gli scienziati [...] non sono gli unici al mondo a porsi domande e ad andare in cerca della verità e della conoscenza; molte altre persone straordinarie si pongono l'obiettivo di illuminare le verità ultime e promuovere ciò che ci unisce in quanto esseri umani. 
Poche di loro riescono a vincere il Nobel, ma questo premio, e tutto ciò che rappresenta, è un moo utile per concentrarci su questo tipo di risultati. 
Le diverse culture scientifiche sono molto diverse tra loro, ma tutte hanno lo stesso fine: la scoperta e l'innovazione. Alla base della scienza c'è sempre l'indagine della realtà. [...]"

Sono e saranno sempre proprio questi passi a promuovere un'opera di attenta comprensione del mondo, nel tentativo di comprendere quali siano le dinamiche anche umane atte a regolare fenomeni particolari come quelli descritti nella presente opera.
Senza dimenticare gli impulsi e le influenze specifiche determinate dal resto del mondo e dalla (percepita come opprimente) società esterna:

"[...] La vita, al suo meglio, è un'avventura, un viaggio pieno di scoperte, e cosa può esserci di più gratificante di scoprire, descrivere e spiegare alcuni principi di base dell'esistenza che nessun altro essere umano aveva mai compreso? E' questa la materia di cui è fatta la vera scienza. 
Le società che incoraggiano e sostengono tale passione saranno le prospere economie della conoscenza del futuro. Non tutti possono, o desiderano, diventare scienziati; ma possiamo permetterci di ignorare il funzionamento della scienza e i risultati che può raggiungere? [...]"

Leggerne per capirne di più e per (provare a) concepire quali siano le opportunità ed i mezzi della ricerca stessa in rapporto alle sempre limitate dimensioni umane.

giovedì 13 ottobre 2016

SU AUTUNNO, QUOTIDIANE SENSAZIONI E DEFINIT(IV)E EMOZIONI...

"[...] Un'oca che guazza nel fango, 
un cane che abbaia a comando, 
la pioggia che cade e non cade 
le nebbie striscianti che svelano e velano strade.
Profilo degli alberi secchi, 
spezzarsi scrosciante di stecchi, 
sul monte, ogni tanto, gli spari 
e cadono urlando di morte gli animali ignari.
L'autunno ti fa sonnolento, 
la luce del giorno è un momento 
che irrompe e veloce è svanita: 
metafora lucida di quello che è la nostra vita. 
L'autunno che sfuma i contorni 
consuma in un giorno più giorni, 
ti sembra sia un gioco indolente, 
ma rapido brucia giornate che appaiono lente.
Odori di fumo e foschia, 
fanghiglia di periferia, 
distese di foglia marcita 
che cade in silenzio lasciando per sempre la vita. 
Rinchiudersi in casa a aspettare 
qualcuno o qualcosa da fare, 
qualcosa che mai si farà, 
qualcuno che sai non esiste e che non suonerà. [...]
Rinchiudersi in casa a guardare 
un libro, una foto, un giornale 
e ignorando quel rodere sordo 
che cambia 'io faccio' e lo fa diventare 'io ricordo'. [...]
Le storie credute importanti 
si sbriciolano in pochi istanti: 
figure e impressioni passate 
si fanno lontane e lontana così è la tua estate.
E vesti la notte incombente 
lasciando vagare la mente 
al niente temuto e aspettato 
sapendo che questo è il tuo autunno [...]
adesso è arrivato. [...]"
(Autunno, F.Guccini, cit.)


lunedì 10 ottobre 2016

NEL BEL MEZZO DI (S)FORTUNE, VITE E COLORI...(DA RITROVARE?)

"[...] Eccomi al lavoro 
qui davanti alla tela di un quadro incompiuto 
con un punteruolo intento a distruggerlo 
anche se l'ho venduto.
C'è chi tiene degli inutili trofei 
dritti sopra un ripiano 
e se li lucida personalmente.
C'è chi invece sente di non avere preso parte a nulla di che [...]
Voglio spremere il tubetto fino in fondo 
la fortuna che abbiamo
Ridipingere con un colore più intenso, meno opaco 
e finalmente indelebile
Tu che mi propagavi le onde 
E mi chiedevi 'ma ti piace il surf?' 
cosa sei diventata
Un oceano fatto per i piedi di un grande acrobata 
Una fontana svuotata [...]
Resto ferma sopra il ponte levatoio che si è appena abbassato 
e non so ancora se tornare indietro da sola, un'altra volta 
Oppure attraversarlo con sé.
E correre in discesa fa paura quando manca l'aderenza 
Puoi prendermi le braccia e immaginare siano freni d'emergenza
C'è chi tiene degli inutili trofei 
dritti sopra un ripiano 
E se li lucida personalmente 
C'è chi invece sente di non aver dato agli altri nulla di sè 
E questo è 
Voglio spremere il tubetto fino in fondo. 
La fortuna che abbiamo 
Ridipingere con un colore più intenso, meno opaco 
E finalmente indelebile. [...]"


giovedì 6 ottobre 2016

PER RESISTENZA IN VITA, DIVISIONI INDIVISIBILI ED UNIVERSI IN PERENNI SOFFERENZE

"[...] La rabbia. Cos'è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità.
Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come 'normale', privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. 
L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è.
È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica.
Ci sono stati degli avvenimenti che hanno segnato la fine del dopoguerra [...]
Lo statista antifascista e ricostruttore è 'scomparso': l'Italia si adegua nel lutto della scomparsa, e si prepara [...] a ritrovare la normalità dei tempi di pace, di vera, immemore pace.
Qualcuno, il poeta, [...] si rifiuta a questo adattamento.
Egli osserva con distacco - il distacco dello scontento, della rabbia - gli estremi atti del dopoguerra: il ritorno degli ultimi prigionieri, ricordate, in squallidi treni, il ritorno delle ceneri dei morti [...]
È così che ricomincia nella pace, il meccanismo dei rapporti internazionali. I gabinetti si susseguono ai gabinetti, gli aereoporti sono un continuo andare e venire di ministri, di ambasciatori, di plenipotenziari, che scendono dalla scaletta dell'aereo, sorridono, dicono parole vuote, stupide, vane, bugiarde. [...]
E la rabbia del poeta, verso questa normalizzazione che è consacrazione della potenza e conformismo, non può che crescere ancora.
Cos'è che rende scontento il poeta?
Un'infinità di problemi che esistono e nessuno è capace di risolvere: e senza la cui risoluzione la pace, la pace vera, la pace del poeta, è irrealizzabile.
Per esempio: il colonialismo. Questa anacronistica violenza di una nazione su un'altra nazione, col suo strascico di martiri, di morti.
O: la fame, per milioni e milioni di sottoproletari.
O: il razzismo. Il razzismo come cancro morale dell'uomo moderno, e che, appunto come il cancro, ha infinite forme. E' l'odio che nasce dal conformismo, dal culto della istruzione, dalla prepotenza della maggioranza. E' l'odio per tutto ciò che e' diverso, per tutto ciò che non rientra nella norma, e che quindi turba l'ordine borghese. Guai a chi è diverso! questo il grido, la formula, lo slogan del mondo moderno. Quindi odio contro i negri, i gialli, gli uomini di colore: odio contro gli ebrei, odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti. [...]
Il mondo sembra, per qualche settimana, quello di qualche anno avanti. [...]
La crisi si risolve, ancora una volta, nel mondo: i nuovi morti sono pianti e onorati, e ricomincia, sempre più integrale e profonda, l'illusione della pace e della normalità. [...]
La cultura occupa terreni nuovi: una nuova ventata di energia creatrice nelle lettere, nel cinema, nella pittura. Un enorme servizio ai grandi detentori del capitale.Il poeta servile si annulla, vanificando i problemi e riducendo tutto a forma.
Il mondo potente del capitale ha, come spavalda bandiera, un quadro astratto.
Così, mentre da una parte la cultura ad alto livello si fa più raffinata e per pochi, questi 'pochi' divengono, fittiziamente, tanti: diventano 'massa'. 
E' il trionfo del 'digest' e del 'rotocalco' e [...] della televisione. 
Il mondo travisato da questi mezzi di diffusione, di cultura, di propaganda, si fa sempre più irreale: la produzione in serie, anche delle idee, lo rende mostruoso.
Il mondo del rotocalco, del lancio su base mondiale anche dei prodotti umani, è un mondo che uccide. [...]
Perché: finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e in servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.
E ancora oggi, negli anni sessanta le cose non sono mutate: la situazione degli uomini e della loro società è la stessa che ha prodotto le grandi tragedie di ieri.
Vedete questi? Uomini severi, in doppiopetto, eleganti, che salgono e scendono dagli aeroplani, che corrono in potenti automobili, che siedono a scrivanie grandissime come troni, che si riuniscono in emicicli solenni, in sedi splendide e severe: questi uomini dai volti di cani o di santi, di jene o di aquile, questi sono i padroni.
E vedete questi? Uomini umili, vestiti di stracci o di abiti fatti in serie, miseri, che vanno e vengono per strade rigurgitanti e squallide, che passono ore e ore a un lavoro senza speranza, che si riuniscono umilmente in stadi o in osterie, in casupole miserabili o in tragici grattacieli: questi uomini dai volti uguali a quelli dei morti, senza connotati e senza luce se non quella della vita, questi sono i servi.
È da questa divisione che nasce la tragedia e la morte. [...]
Sembra non esservi soluzione da questa impasse, in cui si agita il mondo della pace e del benessere. Forse solo una svolta imprevista, inimmaginabile... una soluzione che nessun profeta può intuire... una di quelle sorprese che ha la vita quando vuole continuare... forse... Forse il sorriso degli astronauti: quello forse, è il sorriso della vera speranza, della vera pace. Interrotte, o chiuse, o sanguinanti le vie della terra, ecco che si apre, timidamente, la via del cosmo. [...]"
Fonte: P.P.Pasolini, Vie Nuove, 20 settembre 1962


lunedì 3 ottobre 2016

FRA POLITICA, FUOCHI CHE ACCENDONO (E SPENGONO), VITA...E GIORNI CHE SCORRONO



"[...] La politica non è più
la ginnastica delle mie idee
è forse strano a dirsi
ma il mio governo unico
sei tu [...] della fisica che non so
conosco solo il mio disordine
e la tua gravità
che il fuoco è anche scientifico [...]
il mio orgoglio
l'alleanza
la mia soddisfazione
sei tu [...]"

sabato 1 ottobre 2016

FRA REGOLE, LIMITI E CONOSCENZA DEGLI STESSI...CERCANDO UMANI PUNTI DI (PRECARIO) EQUILIBRIO

"[...] Esistono delle regole fondamentali che non vanno dimenticate e che insegnano che, aldilà della bravura e della bellezza nel disegno, è molto importante la coerenza e soprattutto l'onestà, perché se una cosa è sentita, e profondamente, qualunque sia il segno, qualunque sia il messaggio, questa arriva e colpisce sempre l'obiettivo che ci si è posti di raggiungere. [...]"
(A.Pazienza, att.)

"[...] Ho conseguito la perfetta conoscenza di quelli che sono i miei limiti e ho deciso di combattere dentro di essi. Sono limiti che vengono dall'incapacità, ma che determinano allo stesso tempo lo spazio delle mie capacità. Mi arrendo ai confini dei miei limiti, ma combatto strenuamente dentro di essi, onestamente, per quanto mi è dato di fare, cercando di conseguire lo scopo che mi sono prefisso: fare delle storie cariche di sentimento, il più possibile evocative, che raggiungano il cuore del lettore nel modo più diretto possibile. [...]"
(A.Pazienza, att.)

Fonte: "Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro", La Biblioteca di Repubblica - L'Espresso 
Ottobre 2016

Autoritratto in rosa, A.Pazienza, 1975