giovedì 29 novembre 2012

"DANCING IN THE DARK", CITANDO BRUCE SPRINGSTEEN



"[...] You can’t start a fire/ You can’t start a fire without a spark/ This gun’s for hire/ even if we’re just dancing in the dark [...] You can’t start a fire sitting ’round crying over a broken heart/ This gun’s for hire/ Even if we’re just dancing in the dark/ You can’t start a fire worrying about your little world falling apart/ This gun’s for hire/ 
Even if we’re just dancing in the dark [...]"

martedì 27 novembre 2012

FRA ILVA E VITA: QUANTO PUO' VALERE DAVVERO UNA "MINCHIATA"?


"Due casi di tumore in più all'anno? Una minchiata!" - è stato questo il contenuto attribuito al dialogo fra due dirigenti dell'Ilva intercettati durante l'inchiesta promossa nell'ambito della medesima questione relativa all'azienda. Cosa altro è possibile pensare di fronte a sentenze come queste?
Se qualche caso di tumore in più è "una minchiata", quante altre "minchiate" potranno valere le eventuali vite rovinate e/o spezzate dalla chiusura dell'azienda e dal conseguente allentamento (/annullamento) delle produzioni nelle altre realtà industriali strettamente collegate all'Ilva? 
Può rispondere a questa domanda, in maniera più o meno obiettiva, un frammento di intervista a Maurizio Landini riportata sul numero odierno di "Pubblico": 
"[...] D: Quanti lavoratori sono davvero coinvolti nella possibile chiusura dell'Ilva?
R: Tra lavoratori diretti e dell'indotto, nelle varie sedi, parliamo di 30-40 mila persone. Poi ci sono tutti quelli che lavorano i prodotti finali. Arriviamo a 100mila persone. [...]"
Da questo empirico conto sembrano poi essere escluse tutte quelle altre vite che, 'a cascata', si dipartono nei lavoratori delle famiglie e dell'indotto. 
Stando ad altrettanti conti rivolti alla quantificazione delle cifre necessarie ad imporre un risanamento, si è osservato come potrebbero servire circa 3-4 miliardi di Euro per la rimessa in sufficiente sicurezza della realtà industriale. 
E' ancora possibile intervenire, nonostante l'avvenuta chiusura dell'area a freddo? Quante 'minchiate' potrebbero valere le vite spezzate e/o rovinate dalla chiusura (così come dal funzionamento) di questo distretto industriale?
Sarà possibile trovare una soluzione definitiva alla 'questione Ilva', dopo anni di silenzio e tragicità insabbiate? 
Sarà possibile arginare il disastro ambientale ormai acclarato ed il dissesto socio-economico derivante dalla sospensione delle attività?
Rispondere a domande come queste sembra, a tutt'ora, quasi una missione impossibile: la colpa di ciò è imputabile forse a tutti coloro i quali hanno permesso che il lavoro diventasse, al contempo, fonte di vita e sorgente di morte? 
Quanto vale l'unità di misura "minchiata" con cui i dirigenti responsabili sembrano aver inquadrato esistenze distrutte da qualche tumore in più? Sarebbe possibile fornire a questi dirigenti incriminati qualche suggerimento utile per la conversione in termini economici delle vite perdute, linguaggio sicuramente a loro più congeniale e comprensibile?
Esistono in rete moltissimi "Safety Calculator" (Es.:http://smallbusiness.healthandsafetycentre.org/sc/tours/default.htm), capaci di quantificare sommariamente (ma sempre meglio della nuova unità di misura 'minchiata', nds) il costo di un'esistenza distrutta a seguito di un generico infortunio sul lavoro. Sarebbe opportuno che certi dirigenti conoscessero (o che le autorità competenti avessero provveduto per tempo a far sapere loro, nds) il reale impatto di una vita spezzata e/o danneggiata dall'attività lavorativa: quante componenti della società finiscono per essere danneggiate? 
L'impatto della 'minchiata' è, a fatti, traducibile in costi di ricarico che dovrebbero (condizionale d'obbligo, nds) impattare su società, famiglia ed industria: chi ha dato lavoro non può essere esente, al di là di qualunque 'minimizzazione della minchiata' possibile e pensabile. 
Il nome dell'inchiesta che ha innescato questo tremendo 'effetto domino' spiega, purtroppo, lucidamente il tutto: "Ambiente svenduto". 
Completano il quadro le (quasi) 600 pagine di motivazione dell'ordinanza di custodia cautelare e le autorizzazioni 'sporche' descritte nei rapporti, solo per citare alcuni esempi. Qualche dirigente e/o responsabile avrebbe potuto compiere per tempo qualche "minchiata" in meno? 
Quanto sarebbe costato un intervento adeguato in tempi non sospetti? A quanto rischiano di ammontare i costi del mancato intervento nei tempi (purtroppo) sospetti che verranno? A posteri, lavoratori e Governo le ardue risposte. 

lunedì 26 novembre 2012

FRA PRIMARIE E "BENE COMUNE": COME RISCRIVERE DAVVERO L'ITALIA?


Oltre tre milioni di persone, per una sfida che potrebbe senza alcun dubbio decidere le sorti della politica (e dell'Italia) intera per i prossimi anni: sono stati numeri impressionanti quelli che hanno contraddistinto il primo turno delle primarie "Italia, Bene Comune". 
Il secondo turno dovrà determinare un nome che potrà, salvo Monti-bis, governare il Paese.
Avrà l'arduo compito di governarlo a piene mani, forte (e consapevole) di una (pre)potente ed importante legittimazione democratica: sembra essere sempre più chiaro e nitido il grande obiettivo che andrà a configurarsi dopo il 2 dicembre.
Servirà una larghissima svolta, nella quale non dovranno essere più pochi uomini al comando a tessere le "trame" di Governo per l'Italia che verrà: la grande svolta per un Paese migliore può essere innescata solamente con l'apporto ed il supporto di tutti. 
Sarà necessario essere chiari, lucidi e trasparenti sul non certo esaurito "stato di allerta": toccherà alla politica essere coerente nell'ammettere che le emergenze non sono affatto terminate con la fine della "tecnocrazia". Nell'essere coerenti, sarà necessario adoperarsi di conseguenza: guardando a generiche tematiche come queste, la questione delle primarie non può essere sfigurata in un ridicolo volto fatto di sole percentuali, vincitori e vinti.
Dal candidato vincitore dovranno essere perfezionate squadre capaci di sintetizzare (e migliorare) i contenuti programmatici presentati da ciascun protagonista di questo confronto. 
Migliorare il programma dovrebbe significare, per fortuna o purtroppo, saper andare oltre le semplici dichiarazioni di intenti e troppe altr(ettant)e ridicole polemiche: rimangono domande ben più gravi a cui è necessario rispondere. 
  • Come coniugare le necessità di crescita (ed investimento) con le prospettive di salvaguardia esclusiva del rigore che si prefigurano come predominanti per i conti pubblici italiani? 
  • Attraverso quali risorse sarà possibile realizzare positivi cambiamenti, a fronte di oneri di spesa da rispettare necessariamente ogni anno? 
A domande come queste dovranno rispondere, per fortuna o purtroppo, le cifre che qualunque candidato vincitore dovrà, se eletto democraticamente, gestire con la miglior competenza possibile: dove reperire 80 miliardi di Euro l'anno per "onorare" gli interessi maturati sul debito pubblico? Su quali voci di bilancio sarà necessario operare per sottostare a quanto sottoscritto (e da rispettare annualmente) nel patto di stabilità europeo? 
  • In caso di crescita mancata, o di percentuali non elevate quanto le attese, si dovrebbero prefigurare esclusivamente operazioni di "taglio" già praticate con ampie critiche dai precedenti Governi (sia 'tecnici' che politici)?
La preferenza nell'urna, guardando al secondo turno del 2 dicembre prossimo, dovrebbe essere data facendo affidamento sulla necessità prioritaria di ottenere risposte precise a domande tremendamente importanti come queste. Quale rilevanza sarà data ad alcuni degli aspetti più validi presenti nei programmi degli altri candidati, usciti 'sconfitti' dal primo turno? Come si potranno sintetizzare punti di vista politici ed operativi molto distanti (apparentemente?) l'uno dall'altro? 
Nella settimana che separa l'elettore progressista (o desideroso di progresso, a seconda dei punti di vista) dal secondo turno delle primarie sarà necessario impostare ragionamenti costruttivi attorno a molte delle tematiche che potrebbero determinare in maniera radicale il (riabilitato?) futuro di questa Italia: 
  • Quali politiche portare avanti nelle sedi mondiali e continentali? Sarà possibile riequilibrare gli accordi di "rigore prevalente" fino ad oggi sottoscritti? Attraverso quali voci e quali garanzie sarà possibile farlo?
  • Attraverso quali reali provvedimenti coniugare prevenzione del territorio, protezione dalle emergenze di dissesto idrogeologico e/o sismico?
  • Attraverso quali strategie (/risorse/programmi/progetti[...]) poter procedere per creare occupazione ed adeguati indici di crescita?
  • Come affrontare il problema energetico? Come poter cambiare la politica energetica di un Paese intero dopo anni di nulla e (cumulate) scelte sciagurate?
  • Quali provvedimenti prendere per salvaguardare e preservare il mondo delle imprese e, contemporaneamente, tutelare quello dei lavoratori? 
  • Su quali realtà confrontarsi per definire quanti e quali tagli mettere in campo in tema di spese militari, guerre e politiche di pace (/gestione dei conflitti)?
  • Attraverso quali provvedimenti concreti realizzare riqualificazioni industriali situate in zone dove il lavoro è riuscito a diventare, al tempo stesso, fonte di vita e sorgente di morte? Esistono margini per migliorare o rinnovare investimenti e cicli produttivi oggi in manifesto declino? 
  • Come muoversi per tradurre in realtà concetti generici quali "prevenzione" e "sostenibilità ambientale"? 
  • Quale spazio riservare a questioni fondamentali ma troppo sottovalutate come diritti civili, integrazione e cittadinanza ai minori nati (e cresciuti) in Italia?
  • Quali risorse e quali provvedimenti mettere in opera, guardando a conti pubblici "ingessati", per migliorare questioni afferenti al lavoro?
  • In cosa consiste esattamente la cosiddetta "Agenda Monti"? Cosa significa realmente e concretamente aggiungere "qualcosa in più" a quest'ultima?
Sono ancora troppe le domande che sarebbe possibile scrivere, moltissime le risposte su cui sarebbe necessario strutturare un dibattito costruttivo al fine di rendere più stabile quella che sembra essere diventata la sola Speranza su cui fare affidamento per impedire all'Italia intera di precipitare definitivamente nel baratro. L'elettore, guardando alla cosiddetta "ultima croce", potrebbe guardare concretamente all'incontro fra idee e non certo allo scontro di candidati e posizioni "di partito". Sono infatti gli stessi partiti a doversi mettere ad assoluta disposizione (e subordinazione) dei cittadini, non certo il contrario. Solo così, forse, sarà possibile agevolare una miglior ripresa di credibilità ed una meno indolore transizione verso la Terza Repubblica? 
Il periodo che separa il popolo dei "sensibili" dal secondo turno potrebbe essere un periodo nel quale elaborare uno "scontro costruttivo" fra visioni differenti, cercando magari di integrare il tutto con frammenti di proposta provenienti dagli "sconfitti"? 
Sembra ridicolo rispondere a domande come queste con esclusive percentuali o con "incisivi" dibattiti circoscritti al rinnovato dualismo interno (ed esterno) al solo Partito Democratico. Le elezioni primarie sono, infatti, solo un primo "scoglio" che è necessario superare per tentare di arrivare al Governo del Paese: in caso di sconfitta o passi sbagliati, infatti, la "rottamazione" rischia di diventare collettiva. 
Il rischio più grande è, infatti, quello di rimanere "collettivamente orfani" di un qualcosa di terribilmente più grande: 
"[...] Sono orfano [...] di partecipazione e di una legge che assomiglia all'uguaglianza/ Di una democrazia che non sia un paravento/ Di onore e dignità, misura e sobrietà/ E di una terra che è soltanto calpestata/ Comprata, sfruttata, usata e poi svilita/ Orfan di una casa, di un'Italia che è sparita [...]"

 p.s.: quali risposte poter dare all'uomo (travestito da megafono) che ha descritto la giornata di ieri come "[...]rappresentazione senza contenuti, un'auto celebrazione di comparse, un grottesco viaggio nella pazzia [...]  un bromuro sociale, un calmante, [...]"? Risposte esaurienti al contenuto politico-programmatico della questione potranno darle, per fortuna o purtroppo, solamente il tempo ed una degna legge elettorale non "confezionata ad hoc" per favorire un "Monti-bis". Le risposte migliori sul contenuto socio-personale della questione possono comunque darle, tanto per cominciare, quelle moltissime persone che hanno scelto di votare, assieme a tutti quei volontari che hanno scelto, per un giorno, di credere alla possibilità di poter essere piccola parte di un sogno. Potrebbe l'uomo-megafono (assieme all'uomo parlante?) andare, seggio per seggio, ad accusare votanti e volontari di essere vittime illuse e tradite di un sistema finto e pilotato? Quali "risposte" potrebbe ottenere? Quali più importanti risposte dovrebbe dare invece questo uomo-megafono, prima di tutto agli aventi diritto che hanno scelto di votare il suo "Movimento"? Dovrebbe spiegare troppe cose che, fino ad oggi, non ha purtroppo ancora fatto in maniera adeguata ed esauriente. Di tempo per rispondere, comunque, ne resta ancora abbastanza.
Sempre "dall'alto di un blog", ovviamente.



venerdì 23 novembre 2012

SCIENZA E POLITICA: QUALI RAPPORTI CON IL FUTURO (IMMEDIATO E NON)?

In un Paese dove la cultura scientifica rischia di precipitare sempre più in un baratro dalle (eufemisticamente) difficili uscite, può la politica cercare di riportare al centro del dibattito questioni di fondamentale importanza? La scienza sembra essere, infatti, una delle poche discipline umane in grado di "creare valore" ed occupazione per il futuro, più e meno lontano. Attraverso le sue 'voci' possono, infatti, alimentarsi moltissime delle (residue?) speranze con cui cercare di "riavviare" l'intero sistema.
In un Paese dove la cultura scientifica sembra non essere all'ordine del giorno nei dibattiti, è sembrato necessario porre domande reali ai candidati che vorrebbero prendere "tra le mani" l'Italia di oggi e, possibilmente, anche di domani:

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?
2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?
3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?
4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?
5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?
6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

Nel rispondere a queste domande, è necessario anteporre una condizione essenziale senza la quale è impossibile fare scienza: quantificare e qualificare con quali risorse reali poter costruire investimenti specifici. Ad ogni domanda sembrano infatti richiamarsi, sia direttamente che indirettamente, misure da prendere dovendo tradurre il tutto in "saldi economici" da dover rispettare ed onorare:

1. Quanto potrebbe costare realmente la promozione di "provvedimenti concreti" per salvaguardare i giovani ricercatori e laureati italiani? Quanti benefici potrebbe apportare, in termini reali, il rilancio della ricerca in Italia? Da quali "voci di bilancio" sarebbe possibile attingere per rilanciare la sperimentazione nei più importanti campi tecnico-scientifici?
2. Quante risorse sono state perdute, fino ad oggi, per i danni derivanti dalla mancata messa in sicurezza del territorio nazionale? Quali voci e quali protagonisti sarebbe necessario coinvolgere per cercare di investire in prevenzione e tutela dell'esistente? A quali "voci di bilancio" sarebbe necessario attingere nel dettaglio per cercare di mettere in concreta opera un piano di interventi specifici e mirati al minimizzare i rischi derivanti da pericolo sismico e dissesto idrogeologico? E' possibile fare in questi campi reali ed attendibili previsioni di spesa da mettere (se possibile) immediatamente in campo?
3. Quanto hanno inciso, incidono ed incideranno i comportamenti dell'uomo nei confronti dei cambiamenti climatici in sempre più evidente manifestazione? Quanto "costerebbe" all'umanità un peggioramento su scala globale degli equilibri climatici fino ad oggi conosciuti? E' necessario adottare strategie per limitare ulteriori danni, dando "voce" a quali competenze? Quanto potrebbero i cambiamenti climatici influenzare gli equilibri anche socio-economici del mondo intero? Dovendo preservare il clima per salvaguardare la sopravvivenza dell'intera "astronave Terra", quali provvedimenti sarebbe possibile mettere in campo in termini energetici? Quali i costi per una politica energetica che, dal locale al nazionale, cerchi di perseguire gli obiettivi di garantire e soddisfare i fabbisogni della popolazione italiana? Quali le possibilità di migliorare e potenziare le politiche continentali e mondiali di gestione dell'energia e delle modalità con cui cercare di affrontare quelli che rischiano di diventare cambiamenti climatici sempre più inevitabili e repentini?
4. Quali provvedimenti prendere per poter assegnare sempre maggiore priorità alle libertà di scelta dell'individuo? Quali i costi e le competenze da mettere in campo per eventuali "autorità" e/o commissioni che possano cercare di valutare, caso per caso, le problematiche afferenti alle decisioni su temi così complessi e delicati? Quali provvedimenti specifici mettere in atto per riscrivere/ stralciare/ stracciare/ [...] le leggi già esistenti e quelle attualmente "in corso d'opera"?
5. Quali frontiere e quali prospettive (anche negative) possono avere gli OGM in un quadro di sviluppo italiano, europeo e mondiale? Quale "voce" può portare avanti l'Italia, considerando la necessità di "mettere in rete" altr(ettant)e voci di competenza e ricerca per allargare e migliorare le attuali conoscenze e punti di vista su tematiche così controverse e fragili? Esistono possibilità di poter quantificare anche economicamente gli eventuali indotti derivanti dal rapporto fra benefici e costi "ruotanti" attorno alla questione del sì/no agli OGM?
6. Tenendo ferme le necessità di affidarsi alla scienza ed al metodo scientifico come condizioni necessarie e sufficienti al riconoscimento di terapie valide, attraverso quali "voci" sarebbe possibile costruire un affidabile criterio sperimentale con cui giudicare la validità o meno di varie medicine alternative? Esiste la possibilità di prevedere quali costi aggiuntivi dovrebbero essere affidati al SSN in caso di rimborso di terapie simili?

Potrebbero seguire, alle domande presentate, altr(ettant)e domande relative alla necessaria sostenibilità economica da inseguire per garantire un sufficiente miglioramento delle competenze relative al "fare scienza": quali e quante risorse sarà possibile smobilitare, soprattutto in futuro?
Quali orizzonti restano a fronte del cosiddetto "Fiscal compact" ed a fronte della necessità di mantenere bloccate spese per investimento "grazie" al purtroppo noto "patto di stabilità"? Quali spazi di investimento restano a fronte della necessità di ripagare gli interessi maturati nei confronti del debito pubblico, attualmente oscillanti su valori minimi attorno agli 80 miliardi di euro l'anno?
Aggiungendo a queste condizioni un prodotto interno lordo in contrazione, emergono altre domande con cui "far di conto": potrebbe la scienza complessivamente intesa cercare di riavviare un dibattito attorno alla necessità di riscrivere un nuovo modello di società e sviluppo economico?
Quali prospettive reali resistono attorno a queste possibilità di ricerca socio-politico-ambientali-[...]-economiche?
Fra primarie, politica e scienza, appunto. Elementi di dibattito e discussione sembrano non mancare di certo.




Per saperne di più:

"Primarie del Centro-Sinistra, domande e risposte su Scienza e Ricerca", Lescienze.it,
(http://www.lescienze.it/news/2012/11/15/news/domande_candidati_primarie_pd_politiche_ricerca-1369318/)

"Doppio concentrato di scienza e primarie", cattivamaestra.it,
(http://www.cattivamaestra.it/2012/11/dibattito-scienza-primarie-centrosinistra.html)

Gruppo Facebook "Dibattito Scienza"

martedì 20 novembre 2012

"KUNTA KINTE", INSEGUENDO FRAMMENTI DI MODERNITA'...



"[...] L'unico miracolo politico riuscito in questo secolo/ è avere fatto in modo che gli schiavi si parlassero/ si assomigliassero/ perché così faceva comodo per il mercato unico e libero./ Però così succede che gli schiavi si conoscono, si riconoscono/ magari poi riconoscendosi/ succede che gli schiavi si organizzano/ e se si contano allora vincono. [...] 
Sulla mia schiena è stato tatuato un numero./ La mia catena è come un filo del telefono./ La mia condanna è che se mi fermo mi uccidono./ [...] 
Sono primo io e sono l'ultimo [...]"

sabato 17 novembre 2012

DIFESA DEL TERRITORIO E (MANCATA) PREVENZIONE: QUALI I COSTI?


Ad ogni maltempo un'allerta, ad ogni manifestazione climatica 'particolare' un rischio di dissesto che, non troppo casualmente, rischia di colpire un'Italia precaria non solo dal punto di vista occupazionale. Metereologia e Protezione Civile sono costrette ad unire troppo spesso le forze, diramando appelli pressochè costanti all'attenzione: di pari passo all'aumento dell'imprevedibilità della metereologia vi sono, infatti, maggiori probabilità di veder realizzati nel Paese fenomeni derivanti dalla 'mancata sicurezza'. 
L'aumento dei fenomeni estremi sembra essere, infatti, una degenerazione abbondantemente riconducibile alle degenerazioni climatiche di cui l'essere umano è sicuramente colpevole. In mezzo a questa realtà, spacciata ormai per inevitabile, come sembra comportarsi la sola Italia?
Di fronte a fenomeni come quelli che sembrano accadere ormai puntualmente durante il tempo avverso, le domande principali sembrano essere divenute le seguenti: quanto potrebbe costare il rimettere in sicurezza una località 'a problema avvenuto'? Quali potrebbero essere invece i costi di prevenzione e protezione applicabili sul territorio 'a problema non avvenuto'? 
I costi di protezione e prevenzione sono realmente identificati come 'priorità', all'interno delle agende tecnico-politiche di questi ultimi tempi? 
A queste domande finiscono per fare seguito alcune linee-guida, a cui sembra impossibile sottrarsi nelle (giuste) discussioni: è meglio realizzare un sistema di messa in sicurezza 'locale', ricorrendo magari a molte piccole opere 'disseminate' lungo il territorio, od è preferibile optare per un sistema di infrastrutture imperniato sulla realizzazione di poche grandi opere? 
Quali fra queste voci di spesa (traducibili in investimenti?) saprebbero contribuire maggiormente al raggiungimento della tanto ricercata 'crescita'?
La mancata messa in sicurezza di un territorio rischia, infatti, di tradursi concretamente in una perdita anche economica: a quanto potrebbero ammontare queste spese di 'mancata prevenzione', qualora fosse possibile effettuarne una stima?
Esistono stime che, in maniera più o meno discutibile, sembrano essere in grado di fornire quantomeno un'idea dell'ordine di grandezza di queste cifre; un rapporto recentemente promosso dall'Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) riporta, nel dettaglio, quanto esposto nel seguito: 

"Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi all’anno.  Il 75% del totale, 181 miliardi, riguarda i terremoti, il restante 25%, 61,5 miliardi, è da addebitare al dissesto idrogeologico.[...]"

Si tratta di cifre che, da un qualunque punto di vista, risultano impressionanti: quanto è diffusa questa (contro)cultura della 'mancata prevenzione'?
Citando un report promosso da Legambiente e Protezione Civile, purtroppo, si trovano eloquenti risposte a domande come questa: discutendo in termini di Enti Locali, infatti, circa il 70% dei Comuni italiani sarebbe definito come 'a rischio' in tema di dissesto idrogeologico. 
Alcune Regioni italiane sembrerebbero, guardando ad altri report, concretamente falcidiate da questa emergenza assoluta di cui si parla, purtroppo, solamente in occasione del 'nuovo morto'. 
A fronte di mancati investimenti che hanno prodotto danni socio-economici evidenti e (purtroppo) sotto gli occhi di tutti, è possibile comunque chiedersi quanto sia stato realmente investito rispetto alle previsioni? A tale domanda risponde, in maniera purtroppo eloquente, il medesimo rapporto citato dell'Ance: 

"[...] Il ministero dell’Ambiente ha di  recente sottolineato l’urgenza di un piano nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, quantificando gli investimenti necessari in  1,2 miliardi di euro all’anno per 20 anni. [...] Dal 1991 al 2011 risultano finanziati interventi per circa 10 miliardi di euro, meno di 500 milioni all’anno, per l’80% gestiti dal ministero dell’Ambiente. [...]"

Anche su questo fronte rischia di emergere, pertanto, un devastante deficit assai difficile da colmare e giustificare, sia in termini sociali che economici: sarebbe possibile rinunciare a qualche grande infrastruttura per perseguire prioritariamente la realizzazione e l'implementazione di un Piano di Sicurezza nazionale? La realizzazione di poche (ma grandi) opere, definite essenziali per modernizzare il Paese, rischia di essere completamente inutile a fronte dei mancati interventi fatti per rendere sicuro (ed economicamente produttivo) un territorio. 
Muove in questa direzione l'appello promosso da Legambiente e rilanciato, a più riprese, da numerose associazioni: 

"Fermando le grandi opere “inutili” si potrebbero recuperare 10 miliardi di euro da usare per la messa in sicurezza del territorio contro il rischio del dissesto idrogeologico. E’ questo l’appello lanciato al Governo da Legambiente (sottoscritta da Anci, Cnr, Cng, Cnappc) alla luce delle recenti alluvioni in toscana e Umbria e l’esondazione del Tevere a Roma. Stando alle dichiarazioni fatte nei giorni scorsi dal Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, in totale servirebbero circa 40 miliardi in 15 anni per difendere il territorio italiano dal dissesto idrogeologico con interventi strutturali adeguati[...]. 
Costi alti, che secondo l’associazione ambientalista sono dovuti all’assenza di politiche di prevenzione e che in parte si potrebbero “recuperare” sospendendo appunto i primi 10 miliardi di finanziamenti ora destinati a grandi opere come la Tav e il Ponte sullo Stretto di Messina. Legambiente chiede che tali risorse siano destinate all’attuazione del Programma nazionale per la sicurezza  e la manutenzione del territorio, proposto dal Ministero dell’Ambiente e che potrebbe arrivare sul tavolo del Cipe a metà dicembre. [...] La lotta al dissesto idrogeologico è e deve essere considerata la più importante è urgente tra le “grandi opere” in Italia.[...]"

In mezzo a tale battaglia sarebbe giustificabile, infine, 'scorporare' dal patto di stabilità le spese ritenute fondamentali per prevenzione ed investimenti sul territorio. Si tratta di soluzioni populiste e demagogiche? Si tratta di proporre l'annullamento o la revisione di grandi infrastrutture ormai concordate e consolidate? Se ne discuta, non giustificando semplicemente il tutto con dei "Si deve fare" o "Ce lo chiede l'Europa". 
In termini di dissesto, purtroppo, ogni anno l'Italia sembra poter incorrere in problematiche ed emergenze sempre maggiori: ben venga, in questo senso, l'elaborazione di un Piano Nazionale per la Sicurezza e Prevenzione del Territorio. 
Ragionare in questi termini potrebbe essere, forse, un'altra soluzione da mettere in campo per cercare di uscire da questa tremenda crisi. 
Condizionale d'obbligo, ovviamente. 


Per saperne di più: 

"Lo Stato del territorio italiano - I costi della mancata prevenzione", Ance.it

"L'Italia a rischio di frane e alluvioni. I dati di Ecosistema Rischio 2011 sul rischio idrogeologico in Italia.", Legambiente.it

"Dissesto idrogeologico, subito 10 miliardi rinunciando ad alcune grandi opere", ediltecnico.it

"Dissesto idrogeologico: 10 miliardi per la sicurezza del territorio", cngeologi.it

"Rischio sismico e idrogeologico: i costi della mancata prevenzione", ingegneri.info

martedì 13 novembre 2012

sabato 10 novembre 2012

ASTEROIDE CONTRO LA TERRA? APOCALISSE LENTA O VIOLENTA? QUALE TEMERE DI PIU'?


La "notizia" che ha circolato nei giorni scorsi (e continua a circolare, nds), creando sicuramente qualche dubbio, è stata grosso modo la seguente: 

"Asteroide dalle dimensioni simili a quelle del Texas in rotta di collisione con il pianeta Terra. 
Impatto previsto: novembre - dicembre 2012, in concordanza con le profezie Maya.
Probabilità di impatto con il nostro pianeta previste attorno al 30%.
Fonte della notizia: CNN
Dalla Nasa e dalle autorità competenti, per il momento, silenzio."

Da lì, pertanto, giù con tantissime domande ed altre(ttanto) conseguenti paure: si tratta veramente di una notizia tenuta volutamente nascosta per non creare panico? Chi ha 'postato' il contributo incriminato su internet, considerando l'affidabilità assoluta attribuita alla CNN?
Il misterioso asteroide potrebbe essere Nibiru, il pianeta X descritto in molti 'studi'?
Quando avverrà esattamente questo impatto? Avrebbero quindi ragione le profezie dei Maya? 
Come mai non è stato detto nulla? Il silenzio seguente a questa notizia è frutto di un depistaggio finalizzato all'insabbiamento?
Domande come queste potrebbero rimandare, conseguentemente, ad altrettante frettolose 'risposte': quanto influisce nella percezione del problema sapere che, in realtà, il contributo incriminato è stato postato su una 'zona report' della CNN?
Quanto potrebbe modificare la percezione del problema sapere che in questa zona è possibile per chiunque inserire contributi, essendo tale spazio simile ad un "collettore" di notizie provenienti dalla rete? 
Su internet, infatti, tutto può potenzialmente finire per avere lo stesso valore e la stessa 'credibilità': quante 'voci' esistono, su una disparata serie di temi?
Di pari passo al presunto asteroide, infatti, è possibile ritrovare altrettante 'etichette' che l'utente medio può avere occasione di 'incontrare': è praticamente impossibile testare la contemporanea veridicità di certe affermazioni o sentenze. 
Complotti e paure finiscono, nel seguito, per fare da padrone assolute nel confronto: perchè di certi episodi non se ne parla continuamente? 
Per quali motivi su temi così importanti per il nostro destino regna il silenzio? Chi vuole realmente occultare certi argomenti?
Siamo veramente preda di una qualche forma di 'ordine' maggiore, che vuole costringerci a vivere certi episodi nell'ignoranza e nella non consapevolezza?
Le domande e le paure, dopo episodi come questi, 'fermentano' velocemente: sarà veramente credibile l'urto fra l'astronave Terra e questo malcapitato NEOs (Near Earth ObjectS = Oggetti vicini alla Terra)? E' un'apocalisse veramente violenta quella che ci attende fra poco più di un mese? 
Non abbiamo davvero speranza di salvarci? Quando avverrà esattamente l'impatto? E dove? E come? In quali luoghi sarà possibile fuggire per poter sperare in una qualche forma di 'salvezza terrena'? Potrebbero esistere altre(ttante) domande capaci di infondere maggiori dosi di sicurezza, sentendo notizie come queste? 
Come può una disciplina come quella scientifica infondere migliori rassicurazioni? Guardando al caso 'incriminato' dell'asteroide, è possibile riportare nel seguito la pagina proveniente dal sito della NASA: http://neo.jpl.nasa.gov/risk/
Tale sito riporta, sinteticamente, i dati statistico-probabilistici relativamente all'impatto di tutti i possibili NEOs con il pianeta Terra: ad ora non sembra essercene nessuno con una probabilità di scontro così tremendamente alta. 
Si tratta di un complotto? Si tratta di un asteroide avente una traiettoria impossibile da calcolare, prevedere, approssimare?
Continua a rimanere nascosto qualcosa? La risposta 'definitivamente certa' a domande come queste è e rimarrà solamente unica ed irripetibile: chi vivrà, vedrà. E' davvero di una sola Apocalisse violenta che l'umanità deve avere paura? 
Non riescono a farci minimamente uguale paura le altrettante forme di 'Apocalissi lente' che potrebbero compiersi, giorno dopo giorno, specialmente nei confronti delle generazioni future che dovranno ereditare questo 'mondo in affitto'?
Finisce per fare più paura e danni un asteroide od un clima impazzito? Chiedere a Sandy (tanto per essere recenti), per qualunque dubbio in merito.
Come poter descrivere le probabili Apocalissi che potrebbero abbattersi, un domani non lontanissimo, su questa astronave chiamata Terra? 
Come poter descrivere il devastante cambiamento climatico, tutt'ora in atto ed ormai palesemente riconducibile anche all'azione umana? 
Come poter descrivere la tremenda crisi economico-finanziaria, nella quale ricchezze virtuali bruciate finiscono per 'vendicarsi' estinguendo risorse provenienti dall'economia reale con cui ogni uomo deve 'far di conto'? 
Come poter descrivere la crisi che ogni uomo sta manifestando sempre più nei confronti dei propri 'NHOs' (Near Human ObjectS)?
Dove potrebbero trascinare l'intero pianeta problemi come questi, qualora non dovessero essere risolti od arginati in tempo utile?
Il cambiamento climatico potrebbe rendere, infatti, sempre più imprevedibili e prepotenti le variazioni meterologiche, accentuando fenomeni critici per distribuirli in zone che, fino ad oggi, erano state interessate con minor frequenza da eventi estremi. 
L'economia reale potrebbe, se non doverosamente protetta a livello globale dalle massime classi dirgenti, disintegrarsi ad assoluto vantaggio dello strapotere finanziario. Sulla crisi di valori, infine, qualunque parola scritta o scrivibile rischia di essere sprecata. 
Prima di preoccuparsi eccessivamente di un asteroide, forse, sarebbe meglio cercare di adoperarsi per provare ad invertire alcune delle rotte attualmente intraprese. Ai posteri l'ardua sentenza, per il resto. 




Per saperne di più:

'Near Earth Object Program', NASA
(http://neo.jpl.nasa.gov/risk/)

'Same old story', Licia Troisi - official site
(http://www.liciatroisi.it/tag/21-dicembre-2012/)


venerdì 9 novembre 2012

BLOCCO DEGLI AIUTI UE PER I TERREMOTATI: QUALI RAGIONI POSSIBILI?


Quante 'riforme' sono state frettolosamente fatte in questi mesi, giustificandole con l'ormai celeberrimo 'Ce lo chiede l'Europa'?
Quanti sacrifici sono stati fatti (e saranno da fare) per rimanere all'interno di un Sistema economico ragionevolmente da salvaguardare?
Quanto 'rigore' è stato necessario applicare per rendere la Germania 'impressionata' per il 'lavoro sporco' fatto dal Governo Monti? 
A quanta 'crescita' è stato, è e sarà necessario rinunciare per rispettare l'adempimento agli obblighi di bilancio presi per rinvigorire le nostre percentuali di sicurezza e credibilità? Quante sviste sono state commesse per racimolare frettolosamente le quantità di soldi necessarie per 'convincere l'Europa' ed evitare il tracollo dell'Euro?
Chiedere del caso 'esodati' per ulteriori informazioni. Per domande come queste sembra valere, ovviamente, una sola risposta di fondo: l'Italia (e gli italiani) hanno fatto tutto quello che gli è stato imposto per rispettare l'Euro(pa).
Sarà necessario probabilmente fare altri sacrifici e 'tollerare' altre imposizioni: per informazioni chiedere dei vincoli necessari al rispetto del 'Patto di Stabilità Europeo' (MES). A fronte di questi attestati di credibilità, come poter rispondere all'eventuale domanda 'Ce lo chiede l'Italia?'
Cosa potrebbe succedere, qualora fosse necessario per l'Italia richiedere una qualche forma di aiuto alla stessa Europa?
Si tratta forse di quella stessa Europa che ci ha 'chiesto' rigore e credibilità nei conti pubblici per diminuire i rischi di un default continentale devastante? 
Si tratta forse di quella stessa Europa che ha consentito la formazione di 'tutele' finanziarie, quali ad esempio il cosiddetto 'scudo anti-spread'?
Si tratta forse di quella stessa Europa che non sembra voler minimamente discutere sulla necessità di ricomporre una qualche forma di equilibrio differente nelle sue politiche di sostentamento e sopravvivenza?
Cosa può accadere se è l'Italia ad aver bisogno di un aiuto? 
La risposta a quest'ultima domanda è venuta dall'aiuto che alcuni Stati della zona Ue hanno negato all'Italia: si è trattato, nello specifico, di un'opposizione alla richiesta di aiuti per la devastante serie di terremoti avvenuta fra Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto la scorsa primavera. 
Basti riportare nel seguito quanto proveniente da un odierno articolo de "Il Corriere della Sera":

"Olanda, Finlandia, Germania, Svezia e Gran Bretagna si oppongono alla proposta di bilancio rettificativo per il 2012 presentata dalla Commissione europea e riguardante l'esborsi da 670 milioni di euro per il terremoto in Emilia Romagna da parte del fondo d'emergenza sulle catastrofi naturali.[...]"

Alla richiesta di una variazione di bilancio, questi Paesi avrebbero risposto 'picche'. 
Quali altre osservazioni poter apportare a fatti come questi? La richiesta di aiuto riguarderebbe una cifra che, per un continente desideroso di ricercare una vera unità economico-politica-finanziaria-[...], dovrebbe essere assolutamente onorabile e concedibile: 670 milioni di Euro, appunto.
Ragionando anche in ottica (purtroppo) solamente economica, è possibile porsi la seguente domanda: gli aiuti richiesti avrebbero 'fatto comodo' alla sola Italia?
Discutendo in ottica integrata e continentale, sicuramente no: come poter dimenticare l'impatto economico che le realtà industriali distrutte erano solite 'regalare' all'Italia? Stime ufficiali hanno riferito di un tessuto imprenditoriale che era solito fornire contributi allo stato italiano pari all'1% del suo PIL complessivo. 
Quali realtà potrebbero riuscire a colmare nuovamente questo 'gap', qualora questo tessuto industriale non dovesse essere ricostruito e rimesso 'in funzione'?
Cosa riferire a tutte quelle realtà colpite a morte dal sisma? L'appello dei 'presenti' si conta ed è numeroso: circa 3500 aziende crollate od inagibili, circa 20mila persone senza lavoro. Sono stati feriti settori all'avanguardia che, specialmente in un'Europa bisognosa di recuperare terreno e credibilità nei confronti di un sistema finanziario al collasso, avrebbero sicuramente potuto fare comodo anche agli stessi Stati che avrebbero dichiarato opposizione alla richiesta d'aiuto: biomedicale, metalmeccanico, alimentare ed agricolo.
Cosa potrebbe accadere nuovamente all'intera Europa qualora l'Italia non riuscisse per tempo a raggiungere gli obiettivi minimi di crescita richiesti per assicurare la sostenibilità del proprio debito pubblico? Non sarebbe possibile rispondere a domande come questa in tempi brevi, purtroppo.
Sarebbe comunque possibile instillare in coloro che si sarebbero opposti alla variazione di bilancio qualche 'sospetto', a cominciare dalla 'rigorosa' Germania.
I 670 milioni quantificati rappresentano maggiormente un costo od un futuro beneficio per l'intera Europa, alla luce delle statistiche esistenti in campo?
Gli aiuti proposti ed accettati da tutti gli altri Paesi Europei costituiscono, inoltre, una percentuale irrisoria rispetto al realmente necessario: i 670 milioni di Euro costituirebbero, in rapporto ai 13 miliardi reputati necessari, poco meno del 5% del totale.  
Dopo tutto ciò che l'Italia ha fatto per rimanere nella zona Euro ed impedire il crollo della stessa Europa, non è neppure degna e credibile per ricevere aiuti pari al 5% di ciò di cui ha realmente bisogno?
Quali ragioni razionali e logiche possono aver motivato decisioni simili? 
Potrebbero rientrare le indagini promosse dalla stessa Ue nell'ambito degli aiuti per i terremoti che hanno colpito l'Italia dal 1990 ad oggi? 
Un articolo tratto da "Il Corriere della Sera" riporta, infatti, quanto scritto nel seguito:

"La Commissione europea ha avviato «un'indagine approfondita» sulle agevolazione fiscali e previdenziali concesse dall'Italia a imprese basate in zone colpite da calamità naturali con il sospetto che «le agevolazioni non si limitino a compensare il danno realmente subito,» secondo quanto si legge in una nota distribuita dall'Esecutivo europeo.[...]  «La Commissione teme che non tutti i beneficiari degli aiuti siano imprese che hanno subito realmente un danno causato da una calamità naturale, che in alcuni casi il danno non sia stato causato unicamente da una calamità naturale e che gli aiuti non si limitino sempre a compensare questo danno,» precisa la nota.[...]"
(Fonte: Corriere.it)

Si ricordano le parole del Governatore emiliano-romagnolo Vasco-Errani, Presidente della Regione a cui sarebbe dovuto andare il 92% circa degli aiuti predisposti dall'Europa: "L’Europa ha riconosciuto l’importanza strategica della nostra Regione per tutta l’economia italiana, valutando con la necessaria gravità i danni provocati dal terremoto a migliaia di famiglie, imprese, beni culturali. [...] Sapremo gestire questi fondi, come ogni risorsa destinata alla ricostruzione, con la trasparenza e l’efficienza necessarie in questa difficile fase per la nostra comunità."
(Fonte: leggioggi.it)

Altre 'picche' sono state risposte di fronte alla necessità di alimentare con nuovi fondi politiche e provvedimenti afferenti alla coesione ed al programma Erasmus per gli studenti universitari. Sul fronte aiuti per il sisma, comunque, l'Italia si è rivelata ottimista nella possibilità di trovare un accordo entro la nottata. 
La speranza, soprattutto per gli italiani colpiti, è sempre l'ultima a morire. 


Per saperne di più:

"Terremoto, cinque Paesi UE bloccano gli aiuti all'Emilia-Romagna", Corriere.it
(http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_09/ue-cinque-paesi-si-oppongono-agli-aiuti-per-il-terremoto-in-emilia_30036e64-2a69-11e2-9b66-000110c153a4.shtml)

"Sisma: cinque Paesi bloccano aiuti UE a Emilia", ansa.it
(http://ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/11/09/Sisma-fonti-cinque-Paesi-bloccano-aiuti-Ue-Emilia_7767043.html)

"Aiuti alle zone colpite dai terremoti, la UE mette sotto inchiesta l'Italia", Corriere.it
(http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_17/ue-aiuti-impresa-calamita-naturale_7a3c94dc-1840-11e2-a20d-0e1ab53dafde.shtml)

"Terremoto Emilia: danni per 2 miliardi, l'1% del PIL. 3500 aziende crollate.", blitzquotidiano.it
(http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/terremoto-emilia-danni-aziende-pil-1252080/)

"Il sisma del 20 e 29 maggio", Italia loves Emilia
(http://www.italialovesemilia.it/il-sisma-del-20-e-29-maggio)

"Aiuti record per l'Emilia terremotata, la UE stanzia 670 milioni", leggioggi.it
(http://www.leggioggi.it/2012/09/20/aiuti-record-per-lemilia-terremotata-la-ue-stanzia-670-milioni/)

giovedì 8 novembre 2012

RECESSIONE-EUROPA: USCITA NEL 2014?


Ripresa ancora più lontana, stando a quanto presentato ieri dalla Commissione Europea: recessione più tiepida rispetto a quella di quest'anno nel 2013, per poi (forse) riparlare di crescita a partire dal 2014. 
La crisi ed il rigore rischiano di trascinare nella burrasca, forse, un'altra 'illustre vittima': la Germania. 
Stando a quanto riportato, infatti, le corse all'indietro dell'economia continentale finiranno per far rallentare fortemente anche quella tedesca: cosa può accadere infatti all'economia di un Paese che, come quello tedesco, continua a mantenere con l'Eurozona legami fortissimi?
Per quanto concerne l'economia tedesca, infatti, i dati macroeconomici diffusi sono piuttosto eloquenti: scambi commerciali con l'area Euro contribuiscono al 40% del PIL interno, mentre gli investimenti diretti sono provenienti al 65% dall'Eurozona. 
Servirà anche questo per contribuire ad evitare le linee di solo rigore imposte fino ad ora? Non a caso, forse, Mario Draghi ha sottolineato che "è importante anche per la Germania assicurare la stabilità dell'Eurozona, ne beneficerà anche lei."
In mezzo alla tempesta, purtroppo, quali sono le previsioni per l'Italia? I dati che più interessano (e preoccupano) sono quelli che riguardano la variazione del PIL, il rapporto fra debito pubblico e PIL, gli indici di disoccupazione. A quanto ammonteranno nel prossimo 2013?
Le stime attuali per l'anno che verrà non sono affatto confortanti:
  • Variazione PIL: negativa anche per il 2013, a fronte di contrazione prossima al -0,5% circa. Stime ufficiali precedenti (maggio 2012) avevano descritto una 'ripresa' fissata al +0,4;
  • Rapporto debito/PIL: tale rapporto diventerà ancora più preoccupante per il 2013, quando dovrebbe attestarsi ad un 127,5%. Stime ufficiali precedenti (maggio 2012) descrivevano un rapporto pari al 121,8%;
  • Disoccupazione: tale indice costituisce, più di ogni altro, la prova più schiacciante di quanto gli squilibri economico-finanziari di larga scala possano impattare sulle 'micro-economie' e sulle esistenze reali delle persone. Stime ufficiali attuali descrivono, per il 2013, una disoccupazione prossima a raggiungere un 11,5%. Le stime precedenti (maggio 2012) riferivano di stime pari al 9,7%: quasi due punti percentuali inferiori. 
Esistono altri rischi di peggioramento da tenere 'in conto'? Esistono (ed esisteranno) ancora penalizzazioni vincolate ad incertezza e condizioni creditizie difficili, capaci di compromettere su larga scala gli equilibri positivi previsti per il futuro 2014. 
Stando alle attuali stime, infatti, la crescita del PIL per tale annualità dovrebbe attestarsi, seguendo le ultime stime, su indici prossimi allo 0,8%.
Sarà possibile smentire o vedere realizzate al negativo queste previsioni?
Non si rischia di innescare, quantomeno nel 'sistema-Italia', un circolo vizioso causato dalla contrazione dei bisogni, consumi e delle cifre dell'economia reale?
Si attendono smentite dalla realtà.


Per saperne di più:
"L'Europa vede nero per l'Italia", M.Mongiello, L'Unità, 8-11-2012

lunedì 5 novembre 2012

"BROTHERS IN ARMS", CITANDO I DIRE STRAITS...


"[...] Through these fields of destruction/ Baptism of fire/ I've watched all your suffering/ As the battles raged higher/ And though they did hurt me so bad/ In the fear and alarm/ You did not desert me/ My brothers in arms [...]Now the sun's gone to hell/ And the moon's riding high/ Let me bid you farewell/ Every man has to die/ But it's written in the starlight/ And every line on your palm/ We're fools to make war/ On our brothers in arms. [...]"

domenica 4 novembre 2012

FARE JAZZ...SENZA FINANZIAMENTI: INVESTIMENTO CONVENIENTE?


Sentire e/o leggere che un Ministero taglia fondi per un festival del jazz può essere, sia in termini relativi ed assoluti, una questione assolutamente discutibile: possono questi tagli essere legati alla cessazione di 'spesa improduttiva'? 
Possono queste spese essere eliminate a prescindere, in un contesto nel quale il rigore sembra essersi trasformata nella sola'virtù' da perseguire? 
Investire nella cultura è un'attività realmente così inutile per innescare la (fino ad ora?) mistica 'crescita'? 
A queste domande sembra rispondere, in maniera purtroppo chiara, la decisione del taglio ai fondi per l'"Umbria Jazz Festival" promosso dal Governo Monti: la 'giustificazione' ventilata sarebbe quella vicina al fatto che 'il jazz non è cultura italiana'. 
Di fronte ai fenomeni di matrice culturale, le obiezioni che si potrebbero fare a questa affermazione sono teoricamente infinite: attraverso quali fattori è possibile 'circoscrivere' la cultura esclusivamente italiana? Laddove esisteranno iniziative figlie di contaminazioni, sperimentazioni e suggestioni, sarà sempre più necessario 'limarle' in quanto non definibili come "100% made in Italy"? 
Attraverso quali 'argini' è possibile delimitare i patrimoni musicali in termini di nazionalità e confini statali? 
Nella fattispecie, infatti, il jazz non è 'solo' cultura italiana, ma 'anche e soprattutto' patrimonio mondiale; molte sono le opinioni e le citazioni poste a conferma di quella che dovrebbe essere un'opinione da non dover neppure giustificare: 

"Il jazz non appartiene a una cultura, ma è un dono che l'America ha fatto al mondo." (A.Alaadeen)

"Il jazz, se si vuole chiamarlo così, è un'espressione musicale; e questa musica è per me espressione degli ideali più alti.
C'è dunque bisogno di fratellanza, e credo che con la fratellanza non ci sarebbe povertà. E con la fratellanza non ci sarebbe nemmeno la guerra.
(J.Coltrane)

"Il jazz è la rivolta delle emozioni contro la repressione." (J.A.Rogers)

Al di là di ogni possibile citazione, per fortuna o purtroppo, il jazz è un genere musicale che rimarrà per sempre alla radice della musica 'collettivamente' intesa: da questo ne sono poi derivati moltissimi altri, magari anche appartenenti alla localizzata 'cultura italiana'. 
Quanti compositori, cantanti e musicisti avranno preso ispirazione anche dal jazz per la stesura, la produzione ed il successo di pezzi divenuti poi simboli della tradizione italiana? Quanta parte di jazz è destinata a sopravvivere per sempre nella cultura 'made in Italy'? 
Al di là di ogni citazione ed opinione, comunque, è lecito soffermarsi sulle reali motivazioni che hanno spinto il Ministero per i Beni Culturali ad annullare i finanziamenti dopo molti anni di sostegno: 

"[...]Secondo quanto emerge dalla lettera inviata dal ministero agli organizzatori [...] il contributo non sarebbe stato concesso per la mancanza di ‘criteri di qualità’. Una risposta incomprensibile: non soltanto per la comprovata rilevanza musicale e culturale dell’evento, ma per il fatto che lo stesso dicastero ha contribuito ininterrottamente per 11 edizioni allo svolgimento dei tale manifestazione; riconoscendone quindi implicitamente il valore artistico e culturale.[...]"
(Fonte: mipiaceiljazz.blogspot.it)

Sembrano essere queste le motivazioni imposte alla radicale revisione dei fondi, seguendo un'interrogazione presentata al Governo da Carlo Emanuele Trappolino, Deputato Pd. Dopo oltre un decennio, dunque, un'assenza di criteri di qualità ha imposto la necessità di dover annullare i finanziamenti. 
Quante e quali tradizioni hanno avuto, rispettivamente, le rassegne di "Umbria Jazz" ed "Umbria Jazz Winter"? 
Guardando ai numeri cumulati in questi anni da queste rassegne, è possibile riportare quanto segue: 

"[...]L’edizione 2012 incassa poco meno di un milione di Euro, a fronte di 1,2 milioni dello scorso anno, ma con un cartellone di 180 concerti a fronte dei circa 260 dello scorso anno. L’incasso avrebbe potuto essere maggiore, fino a pareggiare addirittura quello del 2011 se soltanto l’arena fosse stata in grado di contenere le richieste per il concerto di Sting. Alleggerire il programma senza abbassare la qualità è stato il compito principale responsabilmente svolto da Fondazione e Associazione. Alcuni tagli, per esempio la marching band di mattina ed alcuni concerti teatrali, sono stati dolorosi ma necessari.[...] Musicalmente, è stato un grande festival, degno del livello qualitativo di Umbria Jazz. Un festival con il jazz nel cuore e che fa del jazz il cuore del cartellone, ma anche un festival di musica “altra”. Sonny Rollins, Sting, Erykah Badu, fino ad arrivare alla straordinaria notte di Ralf: significa che a UJ si suona la musica del mondo, senza preconcetti o steccati. [...] L’edizione 2012 si è anche caratterizzata per una decisiva svolta nell’uso dei nuovi media.
Il sito ha registrato più di 150.000 visite e circa 537.000 pagine visualizzate nei 10 giorni. Tra le sezioni più cliccate quella ovviamente del programma a seguire foto e video. Umbria Jazz “dà i numeri” anche sui social: su facebook circa 20.000 gli engagement raggiunti in una settimana quasi  38.000 “likes” espressi da utenti la cui età è compresa tra i 25 e i 34 anni, con una portata nell’ultima settimana di quasi 400.000 contatti.[...]"

Laddove i criteri di qualità siano distinguibili e/o pienamente identificabili, su cifre come queste dovrebbe essere opportuno riflettere con qualche 'pesantezza' in più: quanto conta il fatto che, forse, saranno anche queste rassegne a difendere e sostenere la candidatura a città come Perugia ed Assisi quali capitali europee della cultura? Quanto conta il fatto di avere a che fare con una rassegna che, nonostante i tremendi anni della crisi, riesce ancora a promuovere un notevole accesso (e successo?) di pubblico? 
Per rispondere a domande come queste sembra necessario muovere ragionamenti concreti, reali, considerando specialmente quali risorse e quali cifre siano state dilapidate, negli anni, in altr(ettant)e manifestazioni culturali che non hanno meritato l'attenzione data loro: nonostante tutto, però, fa effetto sapere come il 'taglio' debba prioritariamente venire da settori come questi in tempo di crisi.
Il settore culturale potrebbe essere, per l'Italia, un vero e proprio incentivo alla crescita ed alla necessità di immaginare un nuovo modello con cui creare valore: riconoscerne la reale importanza potrebbe costituire una prima 'scossa' con cui poter riavviare nuovamente altre speranze di crescita, diverse da quelle fino ad oggi percorse. 
La cultura dovrebbe essere, salvo differenti punti di vista, la sola cosa capace di non far sentire l'essere umano un 'accidente' nell'Universo intero: esistono nuove possibilità per finanziare rassegne ed iniziative culturali? Attraverso quali 'binari' diventerà lecito muoversi un domani per ridare giusto peso alla cultura che conta, crea e può concretamente costruire occupazione? 
'Fare' cultura è un'attività che, purtroppo, non garantisce solitamente investimenti cospicui sul breve termine: la necessità di investire con lungimiranti progetti è un altro pilastro su cui vale la pena riflettere a fondo. 


Per saperne di più:

"Umbria Jazz 12, il Festival in note e cifre", www.umbriajazz.com
(http://www.umbriajazz.com/media/umbria-jazz-12-il-festival-in-note-e-cifre.html)

"Umbria Jazz, il bilancio: 80 concerti in meno ma stessa qualità", www.perugiatoday.it
(http://www.perugiatoday.it/cronaca/umbria-jazz-bilancio-edizione-2012.html)

"Umbria Jazz Winter, niente soldi dal Ministero per 'mancanza di qualità'", mipiaceiljazz.blogspot.it
(http://mipiaceiljazz.blogspot.it/2012/10/umbria-jazz-winter-niente-soldi-dal.html)