lunedì 31 marzo 2014

"VIVA L'ITALIA", FRA PASSATO E FUTURO...


"[...] Viva l'Italia, presa a tradimento,/ l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,/ 
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,/ 
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.[...]"

"In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco.
(Ennio Flaiano)


venerdì 28 marzo 2014

FRA FLESSIBILITA' E SICUREZZA: QUALI EROSIONI?

"[...] Alla base degli aspetti della precarietà [...] c'è un processo ben determinato: la moltiplicazione dei lavori flessibili tende a erodere la maggior parte delle tutele che l'Organizzazione Internazionale del Lavoro ha proposto [...] per definire il cosiddetto lavoro 'decente' o 'dignitoso'. 
Nel 1999 si svolse [...] l'Assemblea annuale dell'Organizzazione e il rapporto del direttore generale s'intitolava 'Pur un travail dècent'. 
In questo rapporto venivano delineate [...] forme base di sicurezza economica e sociale che dovrebbero essere garantite a tutti i lavoratori. 
Mi limiterò a ricordarne alcune, con qualche adattamento e un'aggiunta [...].
Sicurezza dell'occupazione, che significa non solo protezione contro i licenziamenti abusivi, ovvero senza causa, ma anche stabilità dell'occupazione compatibile con un'economia dinamica. 
Sicurezza professionale, che implica la possibilità di valorizzare la propria professione accrescendo via via le competenze tramite il lavoro e formandosi una riconoscibile e stabile identità professionale.
Sicurezza nei luoghi di lavoro, che comprende la protezione contro gli incidenti e le malattie professionali grazie a un'adeguata regolazione in tema di salute e sicurezza, che preveda anche limiti agli orari e agli straordinari, nonché la riduzione dello stress sul lavoro. 
Sicurezza del reddito, ovvero creazione e mantenimento d'un reddito adeguato, in grado di assicurare al lavoratore e ai suoi familiari la copertura  dei 'costi dell'uomo' a fronte d'un dato livello di sviluppo sociale. 
Sicurezza di rappresentanza, che rinvia alla garanzia offerta dalla possibilità di espressione collettiva sul mercato del lavoro grazie a organizzazioni sindacali libere e indipendenti, nonché ad altri organismi capaci di rappresentare gli interessi dei lavoratori.
Sicurezza previdenziale, ovvero la possibilità di assicurarsi attraverso il lavoro un reddito che permetta di mantenere, dopo l'uscita dal lavoro, un livello di vita comparabile a quello precedente. 
Questa forma di sicurezza non compare nell'elenco originale dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. 
La moltiplicazione dei lavori flessibili erode una parte notevole di queste forme di sicurezza. 
L'aumento dei lavori flessibili riduce [...] quella relativa alla stabilità dell'occupazione, mentre la formazione e la valorizzazione delle professionalità e dell'identità lavorativa sono rese difficili dalla varietà di ambienti lavorativi, esperienze tecniche, modelli di organizzazione del lavoro cui è esposto il lavoratore flessibile. [...]"


Fonte: "Vite rinviate - Lo scandalo del lavoro precario", L.Gallino, iLibra - La Repubblica

giovedì 27 marzo 2014

" L'ARCA DI NOE' ": QUALE (POSSIBILE) FUTURO COLLETTIVO?

L'impatto delle attività umane sull'ambiente quali risultati potrebbe (ulteriormente) produrre nel medio-lungo termine?
Si dice e si scrive che ci sia sempre meno tempo a disposizione per salvare il pianeta Terra da una serie di complicazioni senza possibilità di ritorno; quanto c'è di veritiero e/o di credibile in ipotesi come queste?
Sono veramente gli equilibri del pianeta Terra ad essere prepotentemente incrinati a seguito di degenerazioni climatico-ambiental-economiche-[...]? Quale futuro potrà mai avere un'umanità incapace di imporre una radicale sterzata a logiche di pensiero e realtà d'azione che rischiano di indurre una discesa ed una serie potenzialmente infinita di tracolli rispetto ai modelli di civiltà attualmente conosciuti?
Per rispondere a queste e moltissime altre domande è possibile ricavare qualche spunto di riflessione leggendo il libro "L'Arca di Noè - per salvarci tutti insieme" edito da Chiarelettere e scritto da Grammenos Mastrojeni.
Lo scopo del presente testo è chiarito sin dall'introduzione:

"[...] la tutela dell'ecosistema e un corretto rapporto con il territorio c'entrano eccome con la pace! E non solo: il rispetto dell'equilibrio ecosistemico è da porre in relazione anchecon la giustizia, con i diritti fondamentali dell'uomo, e pure [...] con l'economia e con lo sviluppo delle popolazioni, in un contesto ove tutto è interdipendente. 
In un ecosistema [...] tutto è collegato con tutto e pertanto non è poi così strano che la distruzione di una foresta abbia conseguenze sulla povertà, oppure sul rispetto dei diritti umani o [...] sulla pace. [...] Questo libro vuole spiegare che il principio di interdipendenza globale si basa sull'equilibrio planetario e si prefigge lo scopo di dimostrare che il degrado ambientale, interagendo con molti altri fattori d'instabilità, è un'enorme e inedita spada di Damocle che pende sopra le nostre ignare teste e getta un'inquietante ombra [...] sul futuro di tutti noi. 
Anzi, si profila un avvenire in cui su di noi incombe ben più di una spada, ma l'intero pianeta Terra e il suo fragile equilibrio, che potrebbe sgretolarsi e precipitare, travolgendoci. [...]
Il collasso dell'ecosistema prelude [...] a guerre e carestie, a un arresto nelle nostre ambizioni di giustizia, sviluppo e democrazia: senza tutelare l'ambiente sarà impossibile raggiungere la pace, la giustizia, la libertà e lo sviluppo e, viceversa, senza pace, senza uno sviluppo equo, senza far crescere la libertà e la dignità degli uomini, sarà impossibile proteggere l'equilibrio ambientale della [...] Terra. [...]"

A cosa potrebbe davvero condurre il collasso dell'ecosistema?
L'equilibrio del pianeta Terra (e dei suoi abitanti) è vincolato ad una serie di logiche che, se alterate anche in minima parte, potrebbero condurre ad una serie di conseguenze (inevitabili, incalcolabili ed imprevedibili?) anche in settori sideralmente lontani l'uno dall'altro.
Così come il degrado ambientale e l'inquinamento prodotti da un'umanità inevitabilmente aggrappata alla logica del "business as usual" potrebbero condurre al manifestarsi di problemi di natura  anche geo-politica, al tempo stesso anche l'ormai palese cambiamento climatico potrebbe portare l'umanità intera ad un ulteriore passo verso una soglia di non ritorno. Inutile scrivere che nessuno dovrebbe essere esente da questa consapevolezza, in quanto ciascun settore risulta legato all'altro. Non sembrano esistere infatti compartimenti stagni, fra una branca e l'altra dello scibile e del vivibile umano.
L'equilibrio terrestre dovrà reggersi comunque, nel futuro prossimo, su una serie di "componenti" nuove: sviluppo sostenibile, rinnovato modello di globalizzazione, finanza etica, mitigazione od adattamento alle conseguenze inferte dal cambiamento climatico, ripristino delle realtà pre-esistenti ove possibile, [...].
L'umanità intera dovrà adattarsi comunque a questo nuovo punto di "stabilità", indipendentemente dal proprio grado di consapevolezza e percezione dell'urgenza del problema.
Si è davvero in prossimità di un "limite" oltre il quale è dannoso spingersi?
Il fattore ambientale potrebbe risultare, nell'inseguimento di questa soglia, legato a molteplice filo ad un'infinita serie di altri settori solo apparentemente lontani l'uno dall'altro: pace e stabilità, sviluppo economico e modelli di crescita alternativa, rispetto dei diritti umani.
Il destino del mondo e dei suoi abitanti [siano essi uomini, vegetali od animali] dovrebbe esprimersi attraverso un'orizzonte temporale consapevole e consapevolmente realista delle eventuali (ma non troppo) conseguenze di certi abusi e sprechi incontrollati: cosa potrebbe esserne dell'uomo e dell'equilibrio terrestre al 2030?
A quali ulteriori squilibri potrebbe condurre questo senso di marcia al 2050?
L'interconnessione globale di tutte le attività umane è ormai comprovata e testimoniata da prove evidenti, non per forza ricollegabili ad una questione esclusivamente ambientale: il riferimento alle ripercussioni riscontrate nel sociale esercitate dalla crisi economico-finanziaria mondiale ancora in corso è ormai fin troppo evidente e tristemente dimostrabile. Attività umane globali producono cambiamenti sempre più globali; quante di queste attività hanno saputo generare, nel tempo, conseguenze globalmente irrimediabili e non evitabili?
Il principio di interdipendenza globale potrebbe condurre, in chiave non troppo irrealistica ed ipotetica, a conseguenze laceranti nel mondo reale: Nord Africa, Medio Oriente, America centrale e meridionale, Cina, India, Sud-est asiatico, Russia, Occidente e vecchio continente. Nessuno dovrebbe sentirsi esente da potenziali realtà ed aggravanti simili.
Condizionale d'obbligo, visto l'attuale status quo.
Può esistere una svolta concreta di fronte alla tremenda quantità di problemi fino ad oggi cumulatisi, l'uno sull'altro?
La risposta a questa domanda, anche se non facile e forse non unica ed univoca, è sicuramente necessaria ed urgente da fornire. Come poter attuare nel concreto quell'equilibrio umano solidale che sembra essere la sola via possibile per invertire (almeno parzialmente) la rotta?
Esistono altre possibilità per definire nuovi indicatori del benessere, superando i canoni espressi dal Prodotto Interno Lordo? Fra necessarie prese di coscienza e tipping points  di non ritorno sempre più evidenti, risulta essenziale effettuare una manutenzione del presente per poter sperare in una qualche forma di futuro migliore di quella stimabile attualmente. L'astronave Terra è, fino a prova contraria, il solo "strumento" che abbiamo per navigare in questo universo sterminato. Fare l'impossibile per non perderla sembra essere il minimo possibile.


lunedì 24 marzo 2014

BEN OLTRE IL SOLE, FRA MUSICA E POESIA...


"La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia."
(L. Van Beethoven, att. 1810)

giovedì 20 marzo 2014

ESSERE PIU' GUFI O ALLOCCHI? #LAVORARESUCOPERTURE

Prima si è definito "anacronistico" il 3% di deficit annuo da rispettare, con l'unica eccezione di affidarsi alla "spending review" capace di concretizzare un risparmio immediato quantificabile in una cifra oscillante fra 3 e 7 miliardi di Euro.
Poi ancora nessuna parola si è spesa sulla concretezza delle ingenti coperture economiche che dovrebbero essere necessarie per la realizzazione del programma sintetizzato con un hashtag come #lasvoltabuona: i margini dell'Italia sono infatti ridottissimi, ancor di più alla luce del bilaterale Italia-Germania nel quale nessun segnale di (necessaria) rottura sembra essersi visto. Le frasi attribuite alla cancelliera Merkel sembrano confermare la tendenza secondo cui Germania (ed Europa) non pagherà(nno) per accollarsi i debiti fatti da altri:

"[...]"Sono rimasta veramente impressionata, si tratta di un cambiamento strutturale" [...] é tornata anche a ribadire che sulle regole non si transige. E del resto, ha aggiunto, "se l'Italia ha detto che rispetterà il patto di stabilità non vedo perché dovrei dubitarne". [...]"

E' l'intransigenza sulle "regole" fiscal-economiche che rischia nel concreto di vanificare le (troppe) promesse fatte nella conferenza stampa spacciata per televendita (o viceversa?) nella quale si è inaugurata #lasvoltabuona.
Se è definibile come "anacronistico" il rispetto del 3% di deficit, potrebbe essere quantomeno opportuno definire come tutto fuorchè "anticiclici" ulteriori provvedimenti quali fiscal compact o six pack.
Riprendendo dall'Enciclopedia multimediale Treccani, infatti, sembra essere infatti molto chiaro il contenuto di una misura definibile come anticiclica:

"[...] In economia, si dice avere andamento a(nticiclico) [...] una variabile che tende a variare in direzione opposta ai principali indicatori del ciclo economico[...]. In tale senso, il termine è sinonimo di stabilizzatore automatico.
In politica economica, si definisce a(nticiclico) un provvedimento di politica fiscale o monetaria adottato per attenuare le fluttuazioni, intervenendo sul mercato per frenare la ripresa o contrastare la depressione dell’attività economica. [...]"

In questo senso, però, parametri ulteriormente restrittivi potrebbero definire criteri maggiormente stringenti e "funzionali" al rendere instabile un'eventuale ripresa economica.
Sono sempre più evidenti i segnali per cui, in Paesi già colpiti da una mordente recessione, il perpetuarsi delle politiche di austerità non potrebbe che produrre danno ed ulteriori fragilità per economie (e società) da ricollegare al treno della ripresa economica.
La realizzazione di un programma ambizioso ed ambiziosamente (pro)positivo è una missione che, stando alla fragilità delle condizioni al contorno, non sembra essere purtroppo attuabile in tutta la (dichiarata prima e sbandierata poi) sua interezza: a quali coperture economiche è necessario attingere per realizzare i "100 giorni di lotta durissima per cambiare" promessi dal Governo Renzi?
Le riforme strutturali di Pubblica Amministrazione, Fisco e Giustizia, contando alcune pachidermiche e tragicomiche situazioni italiane, non sembrano minimamente attuabili al grido di "una riforma al mese".
Sarebbe forse possibile definire al massimo un quadro di "linee guida", rimandando decreti attuativi e provvedimenti ad un tempo non stabilito e/o definibile.
Identiche dosi di sospetti sono da concretizzare per quanto riguarda i provvedimenti sbandierati per il miglioramento di occupazione ed economia: cosa poter dire a proposito della vendita online delle cento auto blu? Saranno venduti all'asta anche gli autisti o solamente macchine probabilmente non più nuove e pertanto non più appetibili?
La possibilità di sbloccare in un periodo pari a tre mesi e mezzo tutti i rimanenti debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese sembra essere, al netto delle (troppe) promesse fatte, nulla più di un'utopica promessa destinata a cadere (nuovamente) nel vuoto: dove poter trovare in un arco di tempo relativamente breve una quantità di fondi pari a quantificati 68 miliardi di Euro?
Basteranno davvero 3,5 miliardi di Euro per riabilitare completamente le situazioni afferenti all'edilizia scolastica?
Il miliardo e mezzo quantificato (e secondo alcuni già stanziato dal precedente Governo) per la tutela del territorio rischia di contribuire come semplice palliativo alla risoluzione delle problematiche afferenti al dissesto idrogeologico in terra italiana. A conferma di questo fatto vi è una citazione attribuita a Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente nel Governo Monti: "[...] Le risorse necessarie per eseguire interventi di messa in sicurezza [...] sono pari a circa 40 miliardi di euro per i prossimi 15 anni, di cui il 60% sarebbe destinato ad interventi pubblici, il 30% al sostegno delle iniziative delle imprese e il restante 10% alle associazioni e cooperative disponibili a recuperare le aree marginali. [...]"
Nulla più che un palliativo (o placebo, a seconda dei punti di vista), quindi, a fronte di un'emergenza destinata a ripercuotersi in media per altri 3,5 miliardi di Euro l'anno.
Analoghi ragionamenti si dovrebbero promuovere osservando il compenso ricollegabile al taglio dell'IRAP finanziato con un incremento di tassazione sulle rendite finanziarie, necessario ed urgente in un'ottica di redistribuzione della ricchezza di un Paese con più di un piede sull'orlo del fallimento.
Alla luce di queste e moltissime altre possibili considerazioni, relativamente a #lasvoltabuona, sembra necessario ed urgente porsi una giustificabilmente lunga serie di domande: con quali coperture sarà possibile finanziare una così ingente mole di promesse? Attraverso quali margini sarebbe possibile muoversi, a fronte soprattutto della mancata ridiscussione dei vincoli europei che le autorità italiane sembrano volersi imporre di non affrontare?
A queste e moltissime altre domande sembra richiamarsi il monito europeo di qualche giorno fa che, forse non casualmente, sembra ricordare all'Italia la concreta impossibilità di onorare certe promesse per via di altre promesse precedentemente sottoscritte:

"[...] Bruxelles "accoglie con favore le riforme" annunciate ieri dall'Italia, "le valuterà non appena avrà i dettagli legislativi", ma ricorda "l'importanza di rispettare le regole del patto di stabilità, cioè il pareggio in termini strutturali ed essere in regola con la regola del debito"[...]. Finora l'Italia "non ha fatto tangibili progressi rispetto alla raccomandazione della Commissione Ue" di far scendere il deficit, rimasto al 3% nel 2013 contro il 2,6% raccomandato dall'Europa. Lo scrive la Bce, chiedendo che Roma faccia "i passi necessari" per rientrare nel deficit e assicuri che il debito sia messo "in traiettoria discendente".[...]" (Fonte: ansa.it)

I capitoli di intervento principale su cui il Paese è indirizzato sembrano essere, pertanto, principalmente due: contenimento del deficit e riduzione del debito pubblico. Quanta parte dei fondi utili a concretizzare #lasvoltabuona possono essere attribuibili o ricollegabili allo sblocco di fondi europei?
A questo tema deve essere necessario ed urgente aggiungere anche la questione relativa all'innumerevole serie di scelte politiche che la "spending review" completata dal Commissario Cottarelli consegna alle autorità italiane.
Dentro al cumulato risparmio quantificabile in circa 34 miliardi di Euro per tre anni, si nascondono voci (ancora non opportunamente specificate) riferibili a settori già falcidiati o costituenti potenzialmente fattori di traino per un (da sempre rimandato) rilancio del Paese:  beni e servizi, corsi di formazione, digitalizzazione, sinergie corpi di polizia, Comuni e Regioni, trasferimenti ad imprese, trasferimenti trasporto ferroviario, sanità e costi standard.
Ognuna di queste voci, includendo anche quelle non critiche, dovrà essere ridiscussa e quantificata in maggiori dettagli. Alla luce di considerazioni simili, pertanto, la necessità di procedere per "saldi invariati" sembra essere la sola possibilità praticabile per realizzare #lasvoltabuona.
Nonostante le millemila promesse ed i troppi vincoli possibili, sarebbe possibile realmente iniziare ad intavolare una discussione nazional-continentale anche attorno all'inevitabile necessità di ridiscutere certi "ostacoli" potenzialmente trasformabili in cappi al collo capaci di devastare lo stato sociale? E' ridicolo, in questo senso, limitarsi a definire anacronistico un parametro di deficit nelle aule parlamentari nazionali senza poi intraprender azioni realmente rivolte alla modifica di problematiche largamente superiori.
Parole simili sembrano provenire, in questa direzione non ancora ufficialmente battuta, dal Responsabile Economico della Segreteria Pd Filippo Taddei. In un'intervista di qualche giorno fa concessa a "L'Unità" è esposto un frammento di quella consapevolezza che dovrebbe trasformarsi in prioritaria per restituire al continente rinnovati equilibri non solo economici:

"[...] D: Sulle coperture restano dei dubbi. Pare più probabile che l’Europa ci consenta di usare la leva del deficit per pagare i debiti della Pa rispetto alla riduzione del cuneo.
R: Dei 60 miliardi di debiti, la stragrande maggioranza è già conteggiata nel deficit. La piccola parte che riguarda gli investimenti viene invece conteggiata nel momento in cui viene pagata. Se anche comportassero, e non è affatto sicuro, cambiamenti del deficit sopra il 2,6% sono certo che la Commissione Ue sarà molto tollerante, visto che è proprio Bruxelles che ci chiede di pagare in tempi brevi.
D: E il grosso del debito come verrà pagato?
R: Gli strumenti esistono, si potrà fare con le banche private e con il sostegno della Cassa depositi e prestiti. Le parole di Bassanini sono state molto chiare su questo. [...] credo che di fronte a una riforma della spesa di questa portata [tagli per ottemperare alla copertura del provvedimento afferente la riduzione del cuneo fiscale], sia legittimo aspettarsi dai partner europei una certa dose di cooperazione. [...]
D: Quali risultati ci si può aspettare ragionevolmente da questo viaggio europeo del premier?
R: Ci si può aspettare cooperazione dai nostri partner. A differenza di quanto sostiene la propaganda antieuropeista, in Europa c’è grande attesa e fiducia verso di noi. Francesi, tedeschi e anche inglesi non vedono l’ora di avere a che fare con un governo italiano che presenta e realizza un serio piano di riforme.
D: Nel concreto?
R: Sono convinto che di fronte a fatti concreti l’Europa ci sarà tutto il sostegno del caso, sia sotto il profilo del deficit che di una rinegoziazione del Fiscal compact. L’idea di un’Italia depressa e di un’Europa costrittiva è una retorica utile a chi non vuole cambiare nulla. I partner Ue hanno problemi simili ai nostri, e sono pronti a sostenerci.
D: È immaginabile una proposta italiana di rinegoziazione del Fiscal compact?
R: Il rientro dal debito si può ottenere con la riduzione delle spese o con l’aumento della crescita. Quest’ultimo fattore è decisivo come correttore del debito pubblico. Nessun Paese potrebbe reggere a tagli di spesa per 50 miliardi l’anno, come sono previsti dal Fiscal compact. Sarà un negoziato molto delicato ma inevitabile. [...]"

L'idea di appoggiarsi allo spirito di cooperazione europea è giusto, specialmente in un contesto nel quale di Comunità sembra ai più essere rimasto ben poco. Ancor più incisiva dovrebbe essere la proposta di rinegoziazione del Fiscal Compact, da realizzarsi attraverso un negoziato definito dallo stesso Taddei come "molto delicato ma inevitabile".
Specialmente in questo senso sarebbe necessario inaugurare definitivamente #lasvoltabuona.
Si è maggiormente gufi nel valutare con diffidenza e scetticismo una proposta economica (apparentemente?) senza coperture solide o si è più allocchi nel sostenere "senza se e senza ma" un Governo le cui proposte non sembrano avere reali basi applicative? All'elettore le future sentenze.



Per saperne di più:

"Cottarelli dimezzato dalla campagna elettorale di Renzi", linkiesta.it
(http://www.linkiesta.it/spending-review-f35)

"Dissesto idrogeologico, Clini: 'Un piano nazionale da 40 miliardi di Euro.",
(http://www.ediltecnico.it/12792/dissesto-idrogeologico-clini-un-piano-nazionale-da-40-miliardi-di-euro/)

"Renzi-Merkel, la Germania attende le azioni (concrete) dell'Italia", lettera43.it
(http://www.lettera43.it/economia/macro/renzi-merkel-la-germania-attende-le-azioni-concrete-dell-italia_43675124856.htm)

"Taddei (Pd): «Rinegoziare il Fiscal compact è inevitabile»", unita.it
(http://www.unita.it/economia/taddei-fiscal-compact-renzi-ue-merkel-deficit-debito-patto-stabilita-3-per-cento-vincoli--1.557948?page=1)

"Merkel, molto colpita da Renzi, l'Italia cambia", ansa.it
(http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2014/03/17/Bilaterale-Renzi-Merkel-apre-vertice-Italia-Germania-_10246834.html)

"Ue, bene riforme Italia ma rispetti il Patto di Stabilità. E da Bce doccia fredda", ansa.it
(https://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2014/03/13/Bce-inflazione-bassa-lungo-pronti-agire_10224426.html)

martedì 18 marzo 2014

FRA AMBIENTE E SOCIETA': QUALI LE CONSAPEVOLEZZE PER IL RISCHIO?

"[...] La previsione di una fase di soglia di catastrofe sistemica non si può ancora basare su rigorosi modelli; ciò non significa, tuttavia, che essa sia irragionevole. [...] tali modelli non sono ancora computabili non soltanto perché troppo complessi, ma [...] perché non conosciamo la variabile fondamentale, senza la cui definizione non si possono rischiare previsioni. 
Possiamo tracciare ragionevoli proiezioni sul clima, sulle risorse, sulla biodiversità; possiamo [...] costruire modelli su fattori sociali come l'instabilità indotta dalla povertà o il conflitto per l'acqua che scarseggia. 
Ma non abbiamo la risposta alla questione fondamentale: quali scelte faremo noi - collettivamente e consapevolmente - come umanità libera di decidere il proprio destino? [...]
Fra i tanti futuri possibili, anche come conseguenza delle nostre scelte, possiamo quindi addentrarci in previsioni in un caso specifico, quello della nostra inerzia. 
Se la nostra scelta sarà di non scegliere, di chiudere gli occhi, è ragionevole delineare una valutazione globale del prossimo futuro sulla base del passato: un passato che somiglierebbe al futuro poiché anche in passato non abbiamo governato il nostro stesso destino e abbiamo invece reagito in maniera inconsapevole agli eventi, se non altro perché non avevamo la comprensione necessaria per fare altrimenti. [...]
in altri contesti [...] pesanti e rapide variazioni del clima sono state sopportate dalle civiltà che, malgrado dure conseguenze, si sono adattate. Anche in passato, altri eventi naturali hanno provocato impatti sociali gravi, in alcuni casi più rapidi e devastanti di quelli che potrebbe creare il riscaldamento globale [...]
c'è una pessima novità: collassi civili che in passato si verificavano su scala regionale, oggi si verificherebbero su scala globale. Si profila un salto di qualità del livello di rischio che affrontiamo e che rende la prossima fase diversa da tutte le altre a causa di due fattori inediti: la globalità delle fluttuazioni nella stabilità degli equilibri umani che interagisce con la globalità delle fluttuazioni degli equilibri ambientali.
La novità [...] sarebbe che le fragilità di una collettività umana globalizzata [...] stanno entrando in "risonanza" e in un rapporto di causa-effetto di tipo cumulativo con un ambiente globale sempre più sregolato. 
Su scala planetaria e globale [...] le vibrazioni sempre più scomposte di una collettività umana incapace di agire consapevolmente amplificano le oscillazioni disordinate dell'ambiente che abbiamo sregolato che [...] favoriscono condotte umane sempre più erratiche e irragionevoli. 
Uno stato di generale e crescente disordine sistemico che si autoalimenta, che disgrega sempre di più anche le poche capacità di scelta di cui avevano dato prova gli esseri umani, che vanifica i piani; uno stato di caos ove sempre più sarà necessario badare ognuno a se stesso giorno per giorno, senza contare sulla coesione dei gruppi o sulla certezza della primavera; una soluzione satura e imprevedibile, ove una goccia qualunque potrebbe far traboccare il vaso e deformare i parametri dell'intero ecosistema di cui siamo parte. 
Rispetto al passato [...] le novità dirompenti sarebbero due: 


  • l'interconnessione globale delle attività umane, che fa presagire sviluppi planetari come conseguenze di un unico degrado ambientale, piuttosto che sacche locali ed isolate di instabilità;
  • il carattere cumulativo e risonante del ciclo globale di interazioni fra umanità e ambiente; mentre in passato il ciclo si apriva e si chiudeva con mutamenti naturali che determinavano conseguenze umane, oggi attività umane globali producono alterazioni ambientali globali che [...] stimolano un certo disordine umano che fomenta ulteriore disordine nei cicli naturali [...] in un ciclo che si prospetta molto inquietante.

Quanto sia probabile la catastrofe sistemica, la scienza non sa ancora dircelo con precisione matematica; spetta a ciascun individuo farsi un'opinione. 
Per giudicare su un'eventualità possibile, occorre [...] rendersi conto di ciò che la scienza già considera probabile e scorrere le profezie puntuali - compilate dati alla mano degli oracoli di sventura. [...]"

Fonte: L'Arca di Noè - Per salvarci tutti insieme, Grammenos Mastrojeni, ChiareLettere

Fonte immagine: www.uniss.it

sabato 15 marzo 2014

"IN UN GIORNO DI PIOGGIA", FRA INVERNO E (PROSSIMA) PRIMAVERA...


"[...] E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,/ 
il vento dell'ovest rideva gentile/ e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti/ 
mi hai preso per mano portandomi via./ 
Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,/ 
ti chiudi a sognare nelle notti d'inverno e ti copri di rosso e fiorisci d'estate./ 
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,/ 
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.[...]"

mercoledì 12 marzo 2014

FRA AUSTERITA' E RIGORE: PRIORITARIO DEFINIRE UNA "STRADA" DIFFERENTE

Quale è il rischio più grande di una società dove finisca per perpetuarsi senza sosta e/o radicarsi definitivamente una crisi che imponga tempi dell'economia largamente differente da tempi delle vite dei singoli esseri umani e componenti di una società? A questa domanda è possibile rispondere provando ad analizzare quali conseguenze possano originarsi in futuro dal prolungarsi di una crisi che, al netto delle motivazioni strutturali, sembra avere una serie di profonde ragioni anche strumental(izzabil)i e fossilizzate.
Quali dovrebbero essere i compiti di una politica degna di essere chiamata tale e di una tecnica capace di tradurre le volontà ed i bisogni in provvedimenti efficaci e vincolanti per l'inaugurazione di una svolta?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "La trappola dell'austerity - Perchè l'ideologia del rigore blocca la ripresa" scritto da Federico Rampini ed edito da iLibra - Editori Laterza e LaRepubblica.
Le conseguenze di un'economia ancora bloccata sono tutte definibili in una frase dal contesto cupo presente nella medesima opera in questione:

"[...] L'errore tragico dell'austerity, se dovesse rimanere senza correttivi e ripensamenti profondi, sarà un fattore determinante nel 'bruciare' un'intera generazione di giovani europei, le loro aspirazioni, le loro potenzialità. 
E' una responsabilità enorme, di cui bisognerà chieder conto a chi queste scelte ha fatto, o non ha saputo contrastare."

Il contesto europeo rischia di trasformarsi, a conti fatti, in un incendio senza ritorno di competenze e generazioni perdute. Quanti erano stati identificati dalla cantante Tracy Chapman sotto l'etichetta di "poor people" in una canzone senza tempo, rischiano oggi più che mai di arrivare a "bussare" violentemente alle porte di un mondo che sembra davvero rischiare di cancellare esistenze ed annullare prospettive esistenziali.
Il rischio è troppo grande per non poter neppure essere valutato o quantomeno esaminato in tutta la sua prepotenza:

"[...]Dall'America all'Asia, è un susseguirsi di buone notizie. Un mondo intero è in crescita, anche se gli europei fanno fatica ad accorgersene. Un mondo che ha voltato pagina rispetto alla crisi, anche perchè ha adottato terapie economiche diametralmente opposte a quelle dell'eurozona. 
Situazione diverse tra loro [...] unite da un tratto comune: ripresa manifatturiera, esportazioni che tirano, occupazione in aumento. E dietro questi segnali positivi c'è un armamentario di strumenti che va dagli investimenti pubblici alle politiche monetarie delle banche centrali. 
Casi da manuale, all'opposto di quel che sta facendo il Vecchio Continente, unico buco nero nella ripresa globale. [...]Tutti gli ingredienti che hanno aiutato la ripresa americana, cinese, giapponese e sudcoreana sono assenti nelle politiche dell'eurozona. Gli investimenti pubblici sono bloccati dall'interpretazione rigida dei parametri di Maastricht [...].
La politica monetaria della Bce ha prodotto finora una sopravvalutazione del cambio, deleteria per  gli esportatori. [...]
Gli aiuti della Bce alle banche, forniti direttamente attraverso crediti di favore, restano nelle mani degli istituti di credito e non defluiscono verso l'economia reale. [...]
La parabola del pensiero unico neoliberista sta volgendo al termine, e la sua fine consuma anche l'ideologia dell'austerity. Eppure l'austerity ha cercato di accreditarsi [...] come l'antidoto agli eccessi del liberismo. Meglio ancora: una forma di catarsi, di espiazione. 
E' un aspetto importante, che spiega la pervicacia della Germania nell'applicare e imporre al resto d'Europa ricette disastrose che hanno prolungato la recessione. 
Spiega anche perchè interi pezzi dell'establishment europeo siano stati soggiogati dall'austerity fino ad accettarla come verità suprema. [...]
Lo sviluppo riparte solo se il potere d'acquisto viene diffuso nei ceti più numerosi, classi lavoratrici e ceto medio, la cui sofferenza è la prova del fallimento storico delle politiche gemelle. 
Austerity e neoliberismo affondano abbracciati insieme.[...]"

Qualora affondassero abbracciati, purtroppo, rischierebbero di tirarsi dietro anche generazioni intere e popolazioni sterminate. Alla luce di tutte queste considerazioni, è lecito domandarsi da quali spunti sia opportuno partire per provare a tracciare una qualsivoglia forma di visione differente.
Dovendo (ri)costruire un universo socio-economico nei fatti smantellato e devastato, è più che mai necessario ed urgente provare ad imparare qualcosa di concreto attingendo dai molti sbagli commessi in passato: le misure anti-recessive devono essere progettate e pensate prendendo spunto realmente costruttivo dai drammi laceranti fino ad oggi commessi. E' impossibile attendere o posticipare ulteriormente prese di coscienza e svolte radicali, in questi momenti di estrema urgenza.

"[...] Oggi la profondità della crisi imporrebbe un'azione [...]. Abbiamo bisogno di riscrivere non solo le regole della finanza, ma anche quelle degli scambi globali, e di rifondare un patto sociale gravemente indebolito da decenni di allargamento delle disuguaglianze. [...]"

La necessità di ridefinire un nuovo sistema di regole presuppone la possibilità estrema di partire dall'obbligo di imporre ristrette regolamentazioni attorno a (pur)troppo evidenti squilibri ad oggi non più ignorabili. Riscrivere un mondo dovrebbe equivalere, nei fatti, a stabilire in primo luogo nuovi "binari" entro cui far viaggiare il "treno" socio-economico degli eventi:

"[...] E' l'11 aprile 201 quando il Fondo Monetario Internazionale pubblica il suo rapporto che descrive un 'mondo a tre velocità'. Quella europea è l'ultima. [...] Da qui comincia il viaggio nelle divergenti terapie per la ripresa economica. 
Perchè lo spread italiano è anche la conseguenza di eventi accaduti dalla parte opposta del pianeta [...]"

La morsa dell'austerity ridefinisce anche un universo di complicazioni a cui è stata costretta l'Italia intera, da troppo tempo a questa parte, senza apparenti soluzioni concrete od  almeno concretamente valutabili.
Succede così di leggere frammenti di un'intervista fatta a Joseph Stiglitz, nella quale l'opinione nei confronti del nostro Paese risulta essere fin troppo chiara e tendente al negativo:

"[...] L'Italia è vittima di un fallimento dell'austerity europea, state pagando un prezzo più elevato della Grande Depressione, le vostre iprese sono penalizzate a tutto vantaggio di quelle tedesche. [...]
L'eurozona deve cambiare le sue politiche di austerity. 
Perchè l'euro funzioni occorrono una vera unione bancaria con regole comuni, un'assicurazione unica peri depositi dei risparmiatori, una vigilanza europea; poi ci vuole la vera unione fiscale, l'emissione di eurobond. Il sistema attuale è instabile, incompiuto. [...]
[L'austerity] è come la medicina medievale che pretendeva di curare i malati a furia di salassi, togliendogli sempre più sangue. questa gente seleziona solo le informazioni che conferma le loro idee preconcette. L'austerity non funziona neppure per l'obiettivo che si prefigge, di ridurre il debito pubblico. Se non abbiamo la capacità di trarre le lezioni da questa crisi [...] temo che saremo condannati ad un'ulteriore ricaduta. [...]"

La necessità di trarre lezioni adeguate da questa crisi non dovrebbe prescindere dall'obiettivo di ragionare sulla fattibilità dell'applicazione di nuove teorie economiche:

"[...] dall'America una nuova teoria s'impone all'attenzione. 
Si chiama Modern Monetary Theory [...]. Ha la certezza di poter trainare l'Occidente fori da questa crisi. A patto che i Governi si liberino di ideologie vetuste, inadeguate e distruttive. [...] E' un attacco frontale all'ortodossia vigente. Sfida l'ideologia imperante in Europa, che i 'rivoluzionari' della Mmt considerano alla stregua di un vero oscurantismo. Per loro l'austerity imposta dalla Germania non è soltanto sbagliata nei tempi [...] ma è concettualmente assurda. Un semplice esercizio mette a nudo quanto ci sia di 'religioso' nella cosiddetta saggezza convenzionale degli economisti. 
Qualcuno ha provato a interrogare i tecnocrati [...] per capire da quali Tavole della Legge abbiano tratto alcuni numeri 'magici'. Perchè il deficit pubblico nel Trattato di Maastricht non doveva superare il 3% del Pil? Perchè nel nuovo patto fiscale dell'eurozona lo stesso [...] è stato ridotto allo 0,5% del Pil?Chi ha stabilito che il debito pubblico totale diventa insostenibile  sopra  una soglia del 60% oppure [...] del 90% del Pil?Quali prove empiriche stanno dietro l'imposizione di questa cabala di cifre? Le risposte dei tecnocrati sono evasive, o confuse. 
La Teoria Monetaria  Moderna fa a pezzi questa bardatura di vincoli calati dall'alto, la considera ciarpame ideologico. [...]"

Alla luce di queste considerazioni, pertanto, non è blasfemia affermare che i cardini pratici dell'austerità possano essere largamente modificabili, discutibili o rivedibili. Gli esiti di questa mancata scelta sono (purtroppo) sotto gli occhi e le sensibilità di tutti. Quale ulteriore lezione è possibile imparare, in termini pratici e definitivi?

"[...] Certo che una famiglia non deve fare debiti che non potrà restituire. 
Ma questa regola non vale affatto per una nazione, che ha due prerogative esclusive: può stampar moneta [...] e riscuotere imposte. John Maynard Keynes insegnò che da una depressione si esce solo se la domanda pubblica si sostituisce alla [...] domanda privata. E quella lezione resta valida tuttora. [...]"

I contro-esempi di politiche e pensiero economico coltivabili in un momento di tremenda crisi come questo continuano ad essere chiari, espliciti e chiaramente definibili: dal lavoro "operaio" del 28enne Herndon, capace di smontare teorie economiche apparentemente invalicabili grazie ad un errore rintracciato su foglio Excel, al quantitative easing attuato dal passato banchiere centrale della Fed, Ben Bernanke.
La possibilità di descrivere una nuova rotta passa, inevitabilmente ed oggettivamente, dalla necessità estrema di ridiscutere o ridefinire quelli che da inossidabili punti di vista rischiano di trasformarsi in sordi e lontani stereotipi dall'indubbia negatività: è possibile tracciare nuovi margini di discussione, individuando rinnovati punti di forza su fronti fino ad oggi non adeguatamente battuti?
E' urgente rispondere a questa e molt(issim)e altre domande, facendo leva su capisaldi fondamentali da dover ribaltare completamente: dal rating ingiustamente imperante alle nazioni ancora definite come emergenti ma già economicamente superiori, da un nuovo "patto" socio-economico da restaurare ad una nuova mappatura del mondo nella quale poter ridefinire obiettivi e priorità da inseguire.

"[...] Il mondo è pieno di nazioni che hanno saputo 'svoltare', hanno reagito a decenni o perfino secoli di un declino che sembrava irreversibile [...] abbiamo formidabili esempi di popoli e classi dirigenti che hanno sconfitto la forza d'inerzia, hanno saputo imprimere un corso diverso alla propria storia. 
A noi l'opzione, a noi decidere quale modello considerare il nostro. E' molto più di una scelta. [...]"

Servirà fuggire dalla "foresta pietrificata" attualmente imperante, promuovendo azioni finalizzate alla definizione di un consistente ripensamento in ottica continentale (prima e mondiale poi) delle teorie economico-finanziarie da promulgare nuovamente. Serve informarsi, concentrandosi su fatti concreti e molto meno su parole vuote e desolatamente prive di numeri e dati reali.
Si impongono all'attenzione collettiva provvedimenti urgenti ed urgentemente necessari da realizzare.
La società in sfacelo non può più (permettersi di) attendere.






Fonte citazioni: "La trappola dell'austerity - Perchè l'ideologia del rigore blocca la ripresa", F.Rampini, iLibra 



martedì 11 marzo 2014

RINCORRENDO IL BLUES, VERSO LE ORIGINI...


"La prima volta che ho incontrato il blues fu quando mi portarono su una nave. 
C'erano uomini su di me e molti altri usavano la frusta. 
Adesso tutti vogliono sapere perché canto il blues.
(B.B.King)

domenica 9 marzo 2014

FRA CRISI ECONOMICA E (COMPLICATA) RIPRESA: SERVE UNA VISIONE DIFFERENTE?

"[...] D: Lei è stato uno dei pionieri nell'elaborazione di nuovi indicatori del benessere collettivo. 
Dal Prodotto Interno Lordo si è passati al Fil (Felicità Interna Lorda) e altri misuratori alternativi come l'indice di sviluppo sociale. Qual'è l'utilità di questa ricerca?
R: Il Pil non di dà una misura delle cose che contano davvero per noi: per esempio la qualità dell'ambiente, la sostenibilità dello sviluppo, la diseguaglianza, la giustizia sociale.
Per fare due esempi ispirati dagli Stati Uniti: abbiamo un sistema sanitario molto inefficiente e molto costoso, ma proprio i suoi alti costi contribuiscono a 'gonfiare' il valore del Pil; abbiamo degli Stati Usa che spendono per le prigioni più di quanto stanziano per le loro Università, ma anche la spesa carceraria va a contribuire al Pil.
Sul tema della giustizia sociale un tempo la dottrina economica prevalente diceva che la distribuzione del reddito è irrilevante, anzi arrivava a sostenere che le diseguaglianze contribuiscono a rendere efficiente un'economia di mercato. 
Invece oggi anche il Fondo Monetario Internazionale ammette che esiste una correlazione fra diseguaglianze e instabilità.

D: Ai leader europei che continuano a pensare che l'austerity ci tirerà fuori dalla crisi, lei cosa dice?
R: E' come la medicina medievale che pretendeva di curare i malati a furia di salassi, togliendogli sempre più sangue. Questa gente seleziona solo le informazioni che confermano le loro idee preconcette. L'austerity non funziona neppure per l'obiettivo che si prefigge, di ridurre il debito pubblico. Se non abbiamo la capacità di trarre lezioni da questa crisi, come fu fatto dopo la crisi del 1929, temo che saremo condannati ad un'ulteriore ricaduta. [...]"

(Fonte: Intervista a J.Stiglitz da "La trappola dell'austerity - Perchè l'ideologia del rigore blocca la ripresa" - iLibra, Repubblica)




Fonte immagine: panorama.it




mercoledì 5 marzo 2014

"IL MINIMO TEORICO": COSA SERVE PER FARE (BUONA) FISICA?

Quanto la matematica e la fisica siano fondamentali per (provare a) descrivere il mondo attorno (e dentro) all'essere umano è risaputo sin da tempi molto lontani. Sin da quando ne ha memoria, la curiosità dell'uomo ha provato a spingersi fino alle soglie di un limite, nel tentativo di superarlo ogni qualvolta se ne presentasse l'occasione.
La fisica è riuscita a "nascere" ogni qualvolta la matematica ha provato a comprendere i "meccanismi" che governano la realtà; quante sono però le vere possibilità che la scienza dei numeri ha di codificare la struttura del mondo?
L'importanza di utilizzare una "lingua" comune per la definizione di metodi concreti per comprendere il mondo è nota sin dall'anticihità, come precedentemente scritto.
A questo proposito è possibile ricordare, nei fatti, una massima attribuibile a Galileo Galilei:

"[...] La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, né quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. [...]"

Senza la possibilità di impiegare la "lingua" matematica, purtroppo, tutto il mondo attorno rischia di trasformarsi in un "oscuro laberinto"  senza uscita: la difficoltà più grande rimane, a questo proposito, quella di saper "matematizzare" nel giusto modo la realtà circostante.
La potenzialità di rispondere concretamente e positivamente a tale missione non dovrebbe però prescindere dalla possibilità di intraprendere lunghi percorsi di studio, di conoscenza e di analisi degli strumenti utilizzabili.
Descrivere il mondo è un'attività che matematica e fisica possono riuscire a svolgere attraverso fasi complicate e complesse da svolgere e rendicontare: dimostrare, specificare, analizzare e sperimentare.
La sperimentazione comporta sempre conferme o smentite delle ipotesi inizialmente fatte: alla fine dei conti, l'importante è non arrendersi fino a quando la curiosità rimarrà a farla da padrona.
Quale può essere, al netto delle impressioni e delle opinioni, il rapporto che intercorre fra matematica, fisica e realtà?
E' possibile rispondere a questa e molte altre domande simili citando una massima attribuita a Niels Bohr:

"È sbagliato pensare che lo scopo della fisica sia di trovare com'è la natura. La fisica riguarda ciò che possiamo dire riguardo alla natura."

Fisica e matematica possono riuscire a fornirci precise informazioni riguardo all'intima "struttura" del reale.
La strada alla comprensione di queste scienze è però complessa ed irta di ostacoli assolutamente impossibili da sottovalutare; sono solo l'assiduità e l'impegno a colmare i "gap" esistenti per la comprensione di dinamiche complesse e (solo apparentemente) indecifrabili.
Può esistere una sintesi (il meno im)perfetta (possibile) di concetti e formule utili per definire e semplificare la realtà attorno a noi? E' possibile scrivere una sorta di vademecum con i concetti fondamentali per svolgere una significativa discussione attorno ai fondamenti fisico-matematici impiegati per poter meglio governare il mondo?
A questa e moltissime altre domande prova a rispondere "Il minimo teorico - Tutto quello che dovete sapere per fare della (buona) fisica", scritto a quattro mani da Leonard Susskind e George Hrabovsky ed edito da "Le Scienze - Codice Edizioni". I perchè di una tale pubblicazione sono descritti dai due autori sin dalla prefazione:

"Mi è sempre piaciuto spiegare la fisica. Per me è molto più che insegnare: è un'attitudine mentale. [...]
Una decina di anni fa qualcuno mi chiese se avessi voluto tenere un corso per 'non addetti ai lavori'. [...]
c'era un gran numero di persone che un tempo volevano studiare fisica, ma che poi la vita aveva portato altrove.
Avevano avuto le carriere lavorative più disparate, ma non avevano mai dimenticato l'amore di un tempo per le leggi dell'universo. Ora [...] volevano tornare a quella vecchia passione, almeno a un livello base. [...]
doveva pur esserci un modo per consentire a queste persone di approfondire i propri interessi interagendo con i ricercatori. Apparentemente non era così. [...]
venni a sapere del 'Continuing Studies Program' dell'Università di Stanford, un programma che offre  corsi per la comunità non accademica locale. Pensai che avrebbe potuto essermi utile trovare qualcuno a cui spiegare la fisica, e che sarebbe stato divertente tenere un corso di fisica moderna. [...]
Questi studenti non erano lì per guadagnare crediti, ottenere un titolo di studio o essere testati.
Il loro scopo era solo uno: imparare, soddisfacendo la propria sete di conoscenza. [...]
Una delle domande che mi sono state poste con maggiore frequenza [...] è questa: queste lezioni sarebbbero mai diventate una serie di libri? 'Il minimo teorico' è la risposta.
Non ho coniato io l'espressione 'minimo teorico', a  farlo è stato il grande fisico russo Lev Landau.
In Russia il minimo teorico è tutto ciò che uno studente doveva sapere per lavorare con Landau stesso, il quale era un uomo molto esigente: il suo 'minimo teorico' era 'semplicemente' tutto ciò che egli sapeva, e che nessun altro realisticamente avrebbe potuto sapere.
Io uso questa espressione in maniera diversa: per me il minimo teorico è ciò che bisogna sapere per passare al livello successivo. Non significa grossi libri enciclopedici che esauriscono la materia, ma volumetti che spiegano tutto ciò che è essenziale. [...]"

La definizione de "Il minimo teorico" è semplicemente un testo il più semplificato possibile e capace di condensare in poche pagine tutti gli "strumenti" necessari da impiegare per la descrizione e la matematizzazione del mondo.
Dall'essenza della fisica classica si passa alla definizione puntuale di spazi e trigonometria di base, al fine di poter gettare le basi per la descrizione di specifici strumenti util(izzabil)i per la definizione di opportune strategie.
Successivamente a tali premesse, è possibile trovare formule e trattazioni attorno ai moti fisici ed alla dinamica, con interludi cadenti su parentesi matematiche quali derivazione parziale o calcolo integrale.
Seguiranno strumenti e specifiche su energia, leggi di conservazione, principi di invarianza e meccanica complessa; alla fine della tratazione, invece, si avranno fondamenti ulteriormente più complicati quali forze elettriche e magnetiche corredate a cenni di fluidodinamica base.
A prescindere dalle interpretazioni possibili, lo studio della matematica e della fisica può rivelarsi quasi un'arte fondamentale a prescindere da qualsiasi sia il bagaglio di minimo teorico al quale poter guardare.
Una conferma dell'importanza di tale metodo può essere rievocata  ricordando una fondamentale massima attribuita allo straordinario genio di Leonardo Da Vinci:

"O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti."


domenica 2 marzo 2014

1964 - 2014: BUON COMPLEANNO MAFALDA!

"In ogni suo libro, da anni, Quino ci sta dimostrando che i bambini sono i depositari della saggezza.  Quello che é triste per il mondo è che man mano che crescono perdono l'uso della ragione, a scuola dimenticano ciò che sapevano alla nascita, si sposano senza amore, lavorano per denaro, si puliscono i denti, si tagliano le unghie e alla fine, diventati adulti miserevoli, non affogano in un bicchiere d'acqua ma in un piatto di minestra. Verificare questo in ogni suo libro è la cosa che più assomiglia alla felicità: la Quinoterapia."

(Gabriel Garcia Marquez)