mercoledì 27 gennaio 2016

DI VITA IN VITA, CERCANDO UN TEMPO...


"[...] Dicono che c'è un tempo per seminare 
e uno che hai voglia ad aspettare 
un tempo sognato che viene di notte 
e un altro di giorno teso 
come un lino a sventolare. 
C'è un tempo negato e uno segreto 
un tempo distante che è roba degli altri 
un momento che era meglio partire [...]. 
C'è un tempo perfetto per fare silenzio 
guardare il passaggio del sole d'estate 
e saper raccontare ai nostri bambini quando 
è l'ora muta delle fate. [...] 
È tempo che sfugge, niente paura 
che prima o poi ci riprende 
perché [...] c'è tempo 
per questo mare infinito di gente. [...]
C'è un tempo d'aspetto come dicevo 
qualcosa di buono che verrà 
un attimo fotografato, dipinto, segnato 
e quello dopo perduto via 
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata 
la sua fotografia. [...]
Dicono che c'è un tempo per seminare 
e uno più lungo per aspettare 
io dico che c'era un tempo sognato 
che bisognava sognare. [...]"

domenica 24 gennaio 2016

FRA CLIMA, ATTIVITA' UMANE ED EFFETTI DI "RITORNO"

"[...] La maggior parte delle proiezioni sul mutamento climatico presumono che i futuri cambiamenti - le emissioni di gas serra, gli aumenti della temperatura, e gli effetti come l'innalzamento del livello dei mari - avverranno in modo incrementale: che [...] una data quantità di emissioni provocherà un determinato aumento della temperatura il quale, a sua volta, porterà a una progressiva e regolare crescita del livello dei mari. Tuttavia, i dati geologici climatici ci mostrano dei casi in cui una variazione relativamente piccola in un particolare elemento del clima ha portato a repentini cambiamenti nell'intero sistema: in altri termini, spingendo le temperature globali oltre certe soglie potremmo innescare trasformazioni improvvise, imprevedibili e potenzialmente irreversibili, con impatti sconvolgenti e su larga scala. A quel punto, anche se smettessimo di scaricare CO2 nell'atmosfera, si sarebbero ormai messi in moto dei processi in potenza inarrestabili.
Sarebbe come ritrovarsi all'improvviso a bordo di un'auto con il volante e i freni bloccati: non avremmo più nessun controllo sul problema del clima e sulle sue conseguenze. [...]"

Fonte: Rapporto dell'American Association for the Advancement of Science, 2014
Citato in "Introduzione - In un modo o nell'altro, tutto cambia", 
"Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur

Fonte immagine: impattoecosostenibile.it

sabato 23 gennaio 2016

"OGNUNO POTREBBE", IMMOBILITA' CONTRAPPOSTA ALLA (RICERCA DI) NORMALITA'

Cosa può produrre un vuoto esistenziale (anche) forzato nelle vite quotidiane di uomini, donne, giovani e meno giovani? L'insieme di situazioni che potrebbero regolare forme di (in)esistenza quotidiane sono pressoché infinite, per una lunghissima serie di cause e ragioni.
Interne ed esterne all'esistenza di quanti cercano di fare del proprio meglio per (soprav)vivere.
Cosa può accadere ad un essere umano quando i giorni si trascinano?
Cosa potrebbe succedere ad un essere umano quando le proprie specifiche esistenziali siano annullate od azzerate per cause ovviamente non volute?
Le situazioni possibili non si sprecano, in un universo che vede una valanga di problemi umani per una lunghissima serie di cause: disoccupazione, alienamenti sociali, devianze, tragicità territoriali e moltissime altre possibili ragioni. Cosa finisce per provare chi è costretto a vivere realtà simili?
A questa domanda può rispondere una condizione di allenamento esistenziale quasi strutturale, difficile da descrivere a parole. E' su tale dimensione che possono articolarsi forme di desolazione, destrutturazione ed involuzione della società intera. Situazioni simili potrebbero forse essere descritte in alcune righe di una canzone tanto vera quanto tremendamente attuale.
Le stesse sono senza margine alcuno riportate nel seguito, dal celeberrimo componimento "Dio è morto" del cantante Francesco Guccini:

"[...] Ho visto/ la gente della mia età andare via/ lungo le strade che non portano mai a niente,/ cercare il sogno che conduce alla pazzia/ nella ricerca di qualcosa che non trovano/ nel mondo che hanno già [...] lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,/ essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà [...]"

E' in queste righe che può nascondersi la stasi quotidiana di chi insegue prospettive di vita invisibili, di quanti si adoperano per sfuggire a situazioni difficoltose senza però riuscire ad evaderne pienamente con adeguate consapevolezze.
Nella morte dell'elemento divino, citato nella canzone, possono risiedere la liquefazione della società, l'annullamento dell'essere umano o la crisi di qualsiasi valore etico possibile.
E' su queste strade che possono consumarsi quotidiane forme di indifferenza, pacatamente lontane dal clamore quotidiano di una società che non sembra lasciare visibilità alcuna ad un'infinità di casi tremendamente complicati e silenziati.
Su questi scenari di quotidiano trascinamento e giornaliera indolenza si muove l'ultimo libro di Michele Serra, dal titolo "Ognuno potrebbe" e pubblicato da Feltrinelli.
Il contenuto della trama si articola seguendo una serie di situazioni che fanno da sfondo ad un'esistenza precaria, instabile, svincolata dall'incedere del tempo e dallo scorrere inarrestabile di un vuoto da colmare in qualche modo. Le specifiche narrative sono definite seguendo criteri citati dallo stesso autore in copertina, cercando di dare un contenuto ad una vita immersa nel vuoto:

"[...] Perché la parola 'io' è diventata un'ossessione? Perché fare spettacolo di ogni istante del proprio vivacchiare? Giulio non lo sopporta, e soprattutto non lo capisce. 
Si sente fuori posto e fuori tempo. Ma di questa sua estraneità non si compiace: sospetta di essere un 'rompiballe stabile', come lo definisce la fidanzata Agnese. 
In un'imprecisata pianura che fu industriale e non è quasi più niente, Giulio si aggira in attesa che qualcosa accada. Per esempio che qualcuno gli spieghi a cosa servono [...] le rotonde stradali; o che qualcuno compri il capannone di suo padre, che fu un grande ebanista. 
Una bottega un tempo florida e adesso silenziosa e immobile, come un grande orologio fermo. [...]"

L'incedere di queste situazioni concorre al definire giornate sempre uguali, stanche ma anche lancinanti. Lancinanti nel soffocamento delle istanze di cambiamento e di rinnovamento, lancinanti nell'assenza di progresso e sostenibilità delle proprie esistenze.
Può essere su questi fronti che si declinano le riflessioni sconsolate ed amare del protagonista:

"[...] Scritto quasi solo al presente, come se passato e futuro fossero temporaneamente sospesi, 'Ognuno potrebbe' è il rimuginare sconsolato e comico di un vero e proprio eroe dell'insofferenza. 
Un viaggio senza partenza e senza arrivo che tocca molte delle stazioni di una società in piena crisi.
Nella quale la morte del lavoro e della sua potenza materiale ha lasciato una voragine che il narcisismo digitale non basta a riempire. [...]"

Si tratta quindi di leggere fra le righe di una vita in perenne divenire, di un'esistenza che non riesce a concretizzare molte delle proprie volontà. Essenza che resta in potenza senza divenire atto, vita impossibilitata al migliorarsi ed al compiere rivoluzioni sia interiori che esteriori.
I contenuti di una vita normale e normalmente svuotata, in perenne controtendenza rispetto all'overdose della parola "io"sopra citata, sono riassunte dalle poche parole esposte in ultima pagina della copertina della medesima opera:

"Mi sono perso a pochi chilometri da casa, lungo le strade che percorro da una vita."

A prescindere dall'architettura assegnata ad una trama sferzata dalle indolenze precedentemente definite, quanto sarà possibile sperare in una rivalsa delle quotidianità non solo riconducibili al Giulio della trama? Cosa potrebbero realizzare i molt(issim)i Giulio dissolti ed endemicamente diffusi nella società italiana (e non solo), qualora dovessero prendere maggiore consapevolezza del proprio peso?
In condizioni passate (od anche compassate?) dalla canzone precedentemente citata si sarebbero potute trovare parole fortissime e, purtroppo, forse altrettanto utopistiche:

"[...] penso/ che questa mia generazione è preparata/ a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,/ ad un futuro che ha già in mano,/ a una rivolta senza armi [...]"

L'attesa e l'indolenza quotidiana di generazioni intere potrebbero forse finire per gonfiare anche le corde inconsce di una società, forzando l'instaurarsi di cambiamenti in precedenza respinti, ignorati o non sufficientemente considerati:

"[...] Don't you know/ They're talkin' bout a revolution/ It sounds like a whisper/ Don't you know/ They're talkin' about a revolution [...] While they're standing in the welfare lines/ Crying at the doorsteps of those armies of salvation/ Wasting time in the unemployment lines/ Sitting around waiting for a promotion [...] Poor people gonna rise up/ And get their share/ Poor people gonna rise up/ And take what's theirs [...]" Fonte: Talkin'bout a revolution, T.Chapman

Da questi pilastri è davvero realistico affermare tanto imperativamente quanto genericamente che 'ognuno potrebbe', qualora davvero lo volesse? Ognuno potrebbe ambire a realizzarsi, ognuno potrebbe aumentare le proprie speranze verso qualcosa di migliore, ognuno potrebbe cercare differenti prospettive del proprio modo di essere. 'Ognuno potrebbe', forse, anche se in un'Italia sideralmente distante da quella presente e passata.


venerdì 22 gennaio 2016

"QUALI ALIBI", CERCANDO LE (MOLTEPLICI) RAGIONI DI UN DECLINO


"[...] mi era sembrato di vedere 
qualcosa di strano
tipo un esercito nemico 
in uno Stato sovrano
tipo un’aperta violazione 
degli accordi che abbiamo
io te lo dico 
e tu mi dici di parlare piano.
Mi era sembrato di notare 
un fatto poco chiaro
come una specie di Governo 
ma di terza mano
con un programma mai approvato 
che però seguiamo
e neanche posso non votare 
perché non votiamo.
[...] fa finta di niente
che tanto il mondo gira 
ancora come sempre
finché c’è vita bene [...] 
e quali macabri crimini, tragici o comici 
mi dici che c’è chi ti recriminerà
per quali metodi, meriti la tua indennità, 
quali labili crediti credi di avere qua
per quali taciti traffici illeciti eviti 
che c’è di dire che c’è chi ti recriminerà. [...]
Zitto zitto fa finta di niente
che tanto il mondo gira ancora come sempre
finché c’è vita bene [...]"
"Quali alibi", D.Silvestri, cit.

martedì 19 gennaio 2016

FRA RIPOSTIGLI, MALINCONIE, SMARRIMENTI ED ERRORI...

"[...] Ho ancora la forza che serve a camminare, 
picchiare ancora contro e non lasciarmi stare [...]
Abito sempre qui da me, 
fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è [...]
Ho ancora la forza di starvi a raccontare 
le storie che ho già visto e quelle da vedere [...]
Ho ancora la forza e guarda che ne serve 
per rendere leggero il peso dei ricordi 
e far la conta degli amici andati [...]"
(Ho ancora la forza, F.Guccini, cit.)


domenica 17 gennaio 2016

SU MAGGIORANZA INVISIBILE E SU BISOGNI (LATENTI?) DI ITALIA (ED ITALIANI?)

"[...] per 'maggioranza invisibile' intendiamo oggi un gruppo sociale in potenza, che, non riconoscendosi collettivamente e non esprimendosi nel campo sociale e politico, favorisce le rivendicazioni di una minoranza più compatta di garantiti, smorzando la domanda di politiche redistributive che avrebbero l'effetto di rendere l'Italia più coesa ed efficiente. 
La maggioranza invisibile è costituita da cinque gruppi che vivono forti condizioni di disagio economico e sociale: 

  1. I disoccupati;
  2. I neet;
  3. I pensionati meno abbienti;
  4. I migranti;
  5. I precari.
Si tratta [...] di 25 milioni di persone, a fronte dei 47 milioni di aventi diritto al voto [...].
Un Partito politico o movimento sociale capace di mobilitare una parte sostanziosa di questa maggioranza, attraverso un progetto politico articolato e coerente, potrebbe sconvolgere la geografia elettorale. [...] La maggioranza di cui parliamo è invisibile per due ragioni interconnesse. 
Primo, perché è ancora incapace di riconoscersi e rappresentarsi come gruppo coeso, a causa di un sistema socioeconomico iniquo che ne fiacca la partecipazione a tutti i livelli. 
A conferma di ciò, molti studi dimostrano come la crescita delle disuguaglianze contribuisca drasticamente a ridurre la partecipazione sociale e politica dei meno abbienti. 
Secondo, perché ignorata da chi, come se nulla fosse cambiato negli ultimi decenni, continua a difendere i garantiti e a ricercare soprattutto il voto dell'elettore mediano [...]
Ma [...] la maggioranza invisibile ricopre funzioni fondamentali nella società italiana.
Precari e migranti sono centrali nei processi di produzione e scambio [...]
Disoccupati, neet e pensionati, pur se non integrati nell'economia formale, sono attivi nei lavori di cura, contribuendo al mantenimento di forme non remunerate di welfare familiare. [...]
l'analisi dei soggetti che compongono la maggioranza invisibile mostra come in Italia esista una coalizione potenziale e maggioritaria che avrebbe tutto l'interesse a supportare politiche redistributive. [...]"
Fonte: La base sociale del cambiamento, La maggioranza invisibile - Chi sono gli italiani per i quali la politica non fa nulla, e come potrebbero cambiare davvero l'Italia, E.Ferragina, Bur Editori

Fonte immagine: Sergio Romano: perché l'Italia non sa pensarsi come un Paese unito
lanostrastoria.corriere.it

venerdì 15 gennaio 2016

FRA PUBBLICITA', (DIS)VALORI, UOMO...E MARKETING (EVITABILE?)

"[...] La pubblicità ha il compito di pareggiare il nostro bisogno di merci con il bisogno delle merci di essere consumate. I suoi inviti sono esplicite richieste a rinunciare agli oggetti che già possediamo, e che magari ancora svolgono un buon servizio, perché altri nel frattempo ne sono sopraggiunti, altri che 'non si può non avere'. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

"[...] La pubblicità politica sempre meno si distingue dalla pubblicità delle merci, per cui i sondaggi, lungi dal sondare l'opinione pubblica, sondano di fatto la capacità di persuadere dei mezzi di
comunicazione, con conseguente riduzione della democrazia a esercizio di scelte di consumo. 
Che fare? Nulla. Perché l'identità personale a cui fare appello per arginare gli inconvenienti del consumismo non c'è più, essendo stata a sua volta risolta in un insieme di bisogni e desideri programmati dal mercato. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

"[...] In una società opulenta come la nostra, dove l'identità di ciascuno è sempre più consegnata agli oggetti che possiede, i quali non solo sono sostituibili, ma 'devono' essere sostituiti, ogni pubblicità è un appello alla distruzione. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)


giovedì 14 gennaio 2016

CONSIDERAZIONI SU (E RICERCA DI) UNA SOSTENIBILITA'...FORZATA?

"[...] Il World Population Prospects, realizzato dalle Nazioni Unite ogni due anni, è il più autorevole rapporto sullo stato della popolazione mondiale e sulla sua evoluzione. 
Normalmente, per quanto riguarda gli scenari futuri, il rapporti individua tre varianti principali per la crescita della popolazione, definite alta, media e bassa. La variante media è ritenuta maggiormente attendibile. Nella nuova revisione 2010 la variante media indica una popolazione mondiale al 2050 di 9 miliardi e 310 milioni di persone [...]
Il [...] rapporto ricorda che l'attuale popolazione umana dovrebbe raggiungere entro il 2100 la cifra di 10.1 miliardi, toccando [...] nel 2050, la cifra di 9.3 miliardi di abitanti. 
La maggior parte dell'incremento che si verificherà riguarderà i Paesi ad alta fertilità, che comprendono 39 paesi africani, nove asiatici, sei in Oceania e quattro in America Latina. 
E' bene ricordare le tappe percorse dalla crescita della nostra popolazione sulla Terra, con la previsione relativa ai valori che saranno raggiunti nel futuro:

  • il primo miliardo è stato raggiunto nei primi anni dell'Ottocento;
  • il secondo nei primi decenni del Novecento;
  • il terzo miliardo è stato raggiunto il 25 ottobre del 1959;
  • il quarto il 27 giugno del 1974;
  • il quinto il 21 gennaio del 1987;
  • il sesto il 5 dicembre del 1998;
  • il settimo dovrebbe essere raggiunto il 31 ottobre 2011;
  • l'ottavo il 15 giugno del 2025;
  • il nono il 18 febbraio del 2043;
  • e il decimo, il 18 giugno del 2083.
Dalle ricostruzioni sin qui fatte che hanno portato a delle stime relative alla popolazione umana presente nel passato, sembra che alla fine dell'ultimo periodo di glaciazione, intorni ai 10mila anni prima di Cristo, la popolazione umana fosse stimabile intorno ai 5 milioni [...].
La crescita della popolazione ha subito una straordinaria accelerazione negli ultimi due secoli, e si incrocia inevitabilmente con i nostri modelli di uso e consumo delle risorse e di crescente produzione di scarti e rifiuti. Ogni giorno che passa indeboliamo la capacità di 'supportarci' dei sistemi naturali e la loro capacità di metabolizzare gli 'scarti' della nostra attività. 
[...] sappiamo bene che non possiamo vivere al di fuori dei sistemi naturali dai quali direttamente deriviamo e dipendiamo [...], ma facciamo di tutto per renderli vulnerabili, compromettendo seriamente le capacità di recupero e rigenerazione della natura stessa. [...]"
Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

Risulta, da queste semplici (o sempicistiche?) affermazioni, quanto sia ormai essenziale e prioritario ridefinire ed impostare un nuovo modello di concepire l'economia ed il modo che la società ha di costruire valore e benessere. Quali potrebbero essere le 'chiavi' maggiormente adatte e funzionali a compiere una missione tanto complessa ed intricata? 
Le opportunità di migliorare quel tant(issim)o che resta da fare sono legate ad una lunghissima serie di fattori essenziali da descrivere e monitorare con la maggior attenzione possibile: andamento della popolazione, tempo a disposizione, andamento delle risorse naturali, tendenze legate a fattori quali inquinamento e smog, [...]. Da questo insieme di fattori e parametri, pertanto, risulterà necessario strutturare una serie di percorsi che sappiano essere il più costanti e dettagliati possibile. 
La missione risulta tanto ardua quanto necessaria da strutturare, in quanto devono essere focalizzati obiettivi concreti e pe(n)santi su una lunga serie di fattori da raggiungere: clima, sviluppo economico, ambiente, cooperazione, pianificazione energetica e cultura solo per citare qualcuno dei possibili campi. Il metodo di descrizione puntuale richiede di pianificare un'opera attenta e costante, afferente al raggiungimento di una precisa serie di obiettivi realistici. 
Quali potrebbero essere, in termini realistici, i 'pilastri' entro cui (cercare di) collocare il processo di sostenibilità forzata? Il primo punto di azione potrebbe (o dovrebbe) fare rima con le caratteristiche e le peculiarità su cui si costruiscono fattori quali progresso e ricerca:

"[...] E' evidente che le nostre società non possono continuare su questa strada. Le alternative esistono e la conoscenza scientifica [...] ci ha messo a disposizione accurate analisi per comprendere lo stato in cui ci troviamo, ed è anche capace di elaborare notevoli e concrete proposte operative destinate a modificare significativamente i nostri modelli di sviluppo sociali ed economici. [...]"

Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

La costruzione di una sostenibilità forzata potrà articolarsi nella proposizione di migliori forme di operatività e cooperazione tra i singoli Stati, superando le divisioni imposte da burocrazie e diplomazie capaci di svuotare o sgonfiare qualsiasi buona intenzione. 
Le tendenze imposte dalle modalità di sviluppo recenti dovranno, su questo fronte, ricondursi a forme più eque e puntuali di crescita. Il trend conseguito risulterà, a questo proposito, implacabile nel giudicare gli squilibri esistenti e maturatisi: 

"[...] I dati presentati dai World Economic Outlook [...] riportano che oggi il prodotto globale lordo delle nazioni del mondo ha sorpassato i 70mila miliardi di dollari. 
Se analizziamo le serie storiche del prodotto lordo globale [...], possiamo osservare che nel 1950 questo veniva calcolato in 6700 miliardi di dollari, nel 1960 in 10700 miliardi di dollari, nel 1970 in 17500, nel 1980 in 25300, nel 1990 in 34200 e nel 2000 in 46000 miliardi di dollari.
Dal 1950 a oggi l'economia globale è diventata oltre cinque volte più grande. 
Se continuerà a crescere allo stesso ritmo, nel 2100 sarà 80 volte quella che era nel 1950. [...]"
Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

Potrà quindi emergere, dall'analisi il più possibile critica di questi e di moltissimi altri possibili dati, la necessità di strutturare forme di ripresa e crescita che sappiano essere tanto durevoli quanto diversificate. Il tempo da impiegare per (sperare di) raggiungere l'insieme di procedimenti etichettabili come 'sostenibilità forzata' è una variabile pesante da definire, qualora si voglia davvero argomentare con competenza la necessità di imprimere una svolta ai sistemi sia globali che locali. 

Fonte immagine: mondoeco.it

mercoledì 13 gennaio 2016

CERCANDO QUALCOSA...FRA TANT(ISSIM)E COSE


"[...] È come il giorno che cammina,
come la notte che si avvicina [...]
È come un albero nel deserto,
come un trucco non ancora scoperto [...]
È fulmine, è grandine, è polvere, è siccità,
acqua che rompe l’argine e lascia una riga nera [...]
c’è qualcosa che passa in questa stanza vuota.
Come una sagoma sul pavimento,
come sabbia sotto al cemento [...] 
Come una terra che diventa straniera,
come un mattino che diventa sera [...]
Come un lungo saluto,
come un sorriso che dura un minuto,
come uno squarcio buttato al futuro [...]
Come dal nocciolo di un’esplosione,
come dal chiuso di una nazione [...]
come io e te che stiamo a guardare
tutte queste cose passare. [...]
Troppe volte zero, non vuol dire uno,
e c’è qualcosa che brucia in tutto questo fumo. [...]"


domenica 10 gennaio 2016

SU PAROLE E LORO PESO, IN SOCIETA' DISTRATTE (O DISTRUTTE?)

"[...] Per l'onestà del dialogo, le parole non devono essere ingannatrici. 
Parole precise e dirette; basso tenore emotivo, poche metafore; 
lasciar parlare le cose attraverso le parole, non far crescere parole su parole. 
Le parole [...] devono rispettare, non corrompere il concetto. [...]" 
(G.Zagrebelsky, cit. in "Con parole precise - Breviario di scrittura civile", G.Carofiglio)

"[...] La parola è un'ala del silenzio. [...]" 
(P.Neruda, cit.)

"[...] Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi. [...]" 
(G.Galilei, cit.)

"[...] La parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, mai. 
Lo avvicina. [...]" (G.Ungaretti, cit.)

Fonte immagine: magazine.menthalia.com

sabato 9 gennaio 2016

ALLA RICERCA DELLA GHIRLANDA BRILLANTE: FRA CULTURA, FILOSOFIA E PROGRESSO...

Il ragionare ed il discutere a proposito delle facoltà umane in materia di pensiero, organizzazione dello stesso e cultura non sono affatto compiti facili da gestire ed 'eseguire'.
La difficoltà più grande, forse, potrebbe essere quella di tradurre in chiave divulgativa le infinite potenzialità che mente e storia umana in fatto di cultura hanno da proporre.
Sia nel passato che, soprattutto, nel futuro vicino e lontano.
Sono infinite le dinamiche e le 'specializzazioni' che definiscono cosa siano parole chiave quali mente, cultura e consapevolezza: pensiero, scienza, medicina, matematica, arte, geometria, informatica ed immaginazione. Solo per citarne alcune.
Alla luce di questi concetti chiave, pertanto, la necessità di strutturare un'opera che cerchi di essere il più completa ed esaustiva possibile in questi campi rischia di essere un compito terribilmente arduo.
Ogni livello dovrebbe essere infatti scomposto in ulteriori sotto-livelli, aventi minore complessità: quali potrebbero essere i 'passi' minimi con cui cercare di capire le difficili caratteristiche del cervello e del pensiero umano? Quanto di questi campi è ancora da scoprire, più o meno integralmente, nella loro infinita complessità? Fino a quale punto è possibile inserirsi per effettuare utili semplificazioni?
Nei 'settori' aperti od apribili basandosi sul campo semantico aperto da questioni simili si può inserire la questione filosofico-interpretativa della realtà: quali sono i 'mattoni' più adatti con i quali (provare a) costruire un'opera di semplificazione e diffusione di argomenti tanto complessi ed in corso di scoperta? Su quali ambiti si potrebbero inaugurare forme di consapevolezza adeguate all'importanza di questioni di ambito simile a quelle precedentemente citate?
Le riflessioni in ambito umanistico potrebbero forse finire per essere, in questo ambito, talmente imponenti da non poter essere ricondotte a semplificazioni funzionali alla comprensione totale di certi argomenti. Nonostante questo, comunque la si pensi, potrebbe essere importante (o quantomeno utile ed interessante) attingere a fonti che abbiano cercato una strada per trasporre su carta riflessioni in questi fronti. A tal proposito si dovrebbe gettare almeno uno sguardo su un'opera forse datata ma ancora oggi estremamente interessante ed attuale in più di un frangente: "Godel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante", scritto da Douglas R.Hofstadter e ripubblicato recentemente dalla casa editrice Adelphi. Fra le pagine in questione è possibile ritrovare un concentrato di scienza, matematica e filosofia che cerca di tracciare un sentiero piccolo ma enormemente lungo.
Questo stesso sentiero si trasforma ben presto in una strada; tale strada è capace di mescolare fra loro questioni solo apparentemente lontane l'una dall'altra, dai minimi termini della mente umana fino ad alcune grandi questioni che l'intelligenza artificiale si proponeva di risolvere 'solo' qualche decennio fa. Il computo della trama segue nel suo incedere moltissime strade, finendo con il definire un immenso percorso che non riesce ad avere risposta univoca su tanti campi di quelli affrontati.
Lo sviluppo delle trame risulta pressoché impossibile da riassumere con efficacia, in quanto moltissimi sono i temi affrontati (di pari passo con i tempi impiegati) in un dipanarsi narrativo impressionante. Una frase che colpisce è la sintesi riportata nel retro del libro in questione:

"[...] Il libro che ha svelato a una immensa quantità di lettori, in tutto il mondo, gli incanti e le trappole di un'Eterna Ghirlanda Brillante i cui fili si chiamano intelligenza artificiale, macchina di Turing, Teorema di Godel. Una 'fuga metaforica' nel variegato mondo che si dispiega fra la mente, il cervello e i computer. [...]"

Le componenti narrative sono articolate seguendo quindi una lunga serie di 'filoni' narrativi, capaci di diffondersi ed estendersi su tematiche ancora oggi in corso di ricerca e di svolgimento.
A strutturare e fare da completamento alla trama filosofico-scientifica vi sono dialoghi immaginari su svariate tematiche, condotti fra personaggi ideali quali Achille, Tartaruga, Granchio ed altri.
Ognuno di loro definisce, partendo da opere di Escher o da componimenti simil-inventati, metodi e spazi per livelli successivi della narrazione. Cercando anche di esemplificare ed anticipare al meglio possibile i capitoli successivi, oppure provando a spiegare i contenuti sviluppati in precedenza.
Le componenti dell'opera sono sviluppate in lunghi capitoli che affrontano una specifica serie di argomenti, solo apparentemente distanti le une dalle altre:

  • Significati e forme attribuibili alle scienze matematiche;
  • Coerenza, completezza e geometria delle scienze umane;
  • Forme ed articolazioni di strutture e processi ricorsivi;
  • Sviluppi e trame diffuse fra aritmetica, calcoli di proposizioni e metodi di calcolo;
  • Costruzioni di sistemi di calcolo equiparati a sviluppo di processi di descrizione, varianti per singole discipline specifiche;
  • Allargamento costruttivo dei punti di vista, ricercando collegamenti e tratti d'unione fra cervelli, menti e pensieri;
  • Uscita dai sistemi pre-figurati per innescare potenziali sviluppi su tematiche di volta in volta rinnovate dai punti di vista (o vita) espressi dalla ricerca scientifica;
  • Storia e cronaca delle scoperte (esaminate anche in chiave tecnico-filosofica) consegnate al genere umano da persone quali ad esempio Turing;
  • Prospettive e questioni (ancora) irrisolte espresse dalle frontiere dell'intelligenza artificiale;
  • Fronti gerarchico-specifici raggiungibili da parte dell'intelligenza artificiale, con uno sguardo su alcune prospettive etico-tecniche non risolte ancora oggi.
Il peso delle frontiere e degli obiettivi da raggiungere potrà essere quindi identicamente imponente ancora oggi, in virtù di uno sviluppo ancora tendenzialmente infinito nei confronti di tematiche non completamente sviscerate in tutta la loro imponenza. Dalla complessità e polivalenza delle opere di Escher fino ad arrivare ai punti limite descritti sia dalle scienze che dalle intelligenze più disparate. 
Leggere un'opera simile equivale ad argomentare complessità, affrontare nuove prospettive non ancora oggi sfiorate dalla ricerca, documentarsi ed arricchirsi. 
Eventualmente (ed ovviamente) criticare e confutare aspetti legati a forme di complessità non spiegabili od affrontabili efficacemente in maniera divulgativa.


venerdì 8 gennaio 2016

CERCANDO PORTE PER LA MUSICA, FRA ANIMA E SPINTE AL MIGLIORAMENTO


"[...] La musica è la parte principale dell’educazione 
perché il ritmo e l’armonia sono particolarmente adatte 
a penetrare l’anima. [...]"
(Platone, att. inc.)

giovedì 7 gennaio 2016

CON LA TESTA FRA NUVOLE, CITAZIONI E MUSICA...

"[...] Vanno 
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto
una voglia di pioggia [...]"
(F. De André, cit.)

"[...] [Vento] e nuvola e cielo; comuni denominatori della perfezione, eterni. 
Puoi cambiare la terra. Estirpare l'erba, spianare le colline, versare su tutto questo una città. 
Ma puoi estirpare il vento? Seppellire una nuvola nel cemento? 
Deformare il cielo per adattarlo all'immagine che l'uomo se ne fa? Mai. [...]"
(R. Bach, cit.)

"[...] Colui che crede in se stesso vive coi piedi fortemente poggiati sulle nuvole. [...]"
(E. Flaiano, cit.)

"La Corde sensible", R. Magritte


lunedì 4 gennaio 2016

"CATTIVA", DA SAMUELE BERSANI...


"[...] chiedi un autografo all'assassino 
chiedigli il poster e l'adesivo 
e approfitta finché resta dov'è 
toccagli la gamba 
fagli una domanda 
cattiva [...] 
è la mia curiosità impregnata 
di pioggia televisiva 
comincia un'altra partita [...]"

domenica 3 gennaio 2016

"A NOI!", PER (CERCARE DI) CAPIRE CHI E COSA SIA L'ITALIA(NO) OGGI...FRA INVOLUZIONE E CAMBIAMENTO

Può la storia degli italiani essere influenzata da alcuni tratti comuni, a prescindere dagli anni di riferimento ai quali si cerca di puntare lo sguardo?
Se la storia cambia porta, come è lecito che sia, altrettanti cambiamenti fondamentali in moltissime delle 'sfere' che riguardano lo scibile umano: politica, società, economia, classi dirigenti, medicina, ambiente, scienze e tecniche, discipline umanistiche, [...].
Sono tante le branche che subiscono modifiche con l'incedere della Storia, potendo imprimere alle società di riferimento cambiamenti anche consistenti.
La quantità di mutamenti può essere riconducibile in chiave allargata ad alcune caratteristiche di base delle popolazioni di riferimento che dovrebbero (in teoria) solo subire un cambiamento?
Con quanta credibilità è invece possibile sostenere la tesi secondo la quale sono anche i popoli ad esercitarsi ed applicarsi nella determinazione di modifiche anche importanti ad alcuni status quo?
A queste domande è possibile cercare risposte delineando profili specifici, nei quali italiani (ed italiani medi) si trovano inevitabilmente a muoversi: meccanismi di conoscenza e protezione della res publica, criteri di voto e di elezione delle classi politiche, padronanza dei meccanismi tecnico-economici che regolano le complessità esistenti ed altri infiniti esempi potenziali.
Da queste basi, pertanto, è lecito domandarsi davvero quanto i cambiamenti siano attribuibili a componenti esterne e quanto siano riconducibili a fattori interni e/o di proprie 'colpe'.
Sia che si tratti di evoluzione o di involuzione, dunque, sembrano essere molte le componenti che regolano il modificarsi della società.
Possono esistere, fra questi, alcuni tratti comuni caratteristici delle popolazioni che risiedono nelle varie nazioni genericamente identificate? Quanta parte di questi discorsi può essere estesa anche al contesto italiano? La società italiana riesce davvero ad adattarsi positivamente al cambiamento?
Risulta invece sferzata da alcuni suoi difetti 'interni', primo fra tutti l'ignoranza e la scarsa cultura a certi livelli più che diffuse? Di quanto riescono ad influire ancora oggi 'difetti' culturali e di varia matrice cumulatisi nel passato più e meno recente?
E' anche attorno a queste domande che cerca di promuovere una serie di ragionamenti l'opera "A noi! - Cosa resta del fascismo nell'epoca di Berlusconi, Grillo e Renzi", scritto dal giornalista Tommaso Cerno e pubblicato da Rizzoli Editore.
Il punto fondamentale dal quale partire potrà riguardare, nei fatti, quello di cercare di capire quali siano stati i cambiamenti principali che hanno caratterizzato la società italiana.
In tale contesto, la scelta del giornalista è stata quella di analizzare una certa realtà identificandosi al meglio possibile con il punto di partenza legato all'epoca fascista.
Tale necessità è chiarita in termini espliciti dallo stesso autore, sin dalla copertina:

"[...] Nella lingua italiana c'è una parola che, da più di 90 anni, non è mai passata di moda: fascismo. Definisce il Ventennio di Mussolini da cui [...] abbiamo preso espressamente le distanze. 
Eppure da allora non abbiamo mai smesso di utilizzare l'aggettivo 'fascista' per bollare uomini politici, movimenti, ma anche gruppi sociali e persino comportamenti comuni. [...]"

L'analisi di certe epoche storiche potrà e dovrà promuovere una lunga serie di considerazioni personali relativamente ai fondamenti storici che possono nascondersi dietro (apparentemente) semplici osservazioni linguistiche. Così facendo, infatti, il proseguimento dell'esposizione risulta più che chiaramente definibile:

"[...] In questo saggio, Tommaso Cerno parte da una semplice osservazione linguistica per riflettere sull'Italia di oggi. Perché continuiamo a usare un termine legato a un periodo storico ormai morto e sepolto? Vuol forse dire che qualcosa, di quel periodo, è rimasto nel modo di essere di noi italiani?
Unendo analisi storica e interpretazione dell'attualità, Cerno va alla ricerca di figure carismatiche, scelte politiche e fenomeni sociali che mostrino una matrice comune con l'era del Duce. [...]"

I meccanismi di analisi e descrizione della realtà presente e passata dovrebbero permettere di delineare il quadro grazie al quale cercare di definire specifici tratti di definizione di politiche future. Lo scopo di un compito simile sarà possibile da svolgere partendo da pochi ma ben saldi punti di riferimento, successivamente sviluppati estesamente nel dipanarsi dell'opera:

"[...] l'analisi di Cerno non si ferma alle biografie: interpreta gli stili di comunicazione [...]; sfata l'idea che certi comportamenti siano tipici del nostro tempo [...]; individua pregiudizi e forme di discriminazione [...]. E che dire dei disinvolti ribaltamenti di potere [...]? [...]"

L'obiettivo dell'opera risulta essere estremamente chiaro, alla luce delle dinamiche storiche che hanno gestito e stanno definendo i profili di azione ed esistenza di un popolo come quello italiano:

"[...] 'A noi!' [...] ci fa capire chi siamo stati, chi ci ha governato e ci governa. E soprattutto chi siamo, noi italiani. [...]"

Libro che si muove ricercando un preciso filo conduttore che, pertanto, sappia essere anche assoggettabile a critiche o difetti di argomentazione. Prescindendo dalle opinioni, comunque, dovrebbe risultare fondamentale la necessità di rincorrere certi limiti che sembrano (purtroppo) caratteristici di un popolo intero:

"[...] Difetti che non sono scomparsi, sono solo mutati di sembianza. E che ritroviamo ancora oggi. 
Se sappiamo dove andare a cercarli. [...]"

La parte più importante e difficile al tempo stesso consiste proprio nel saperli trovare, questi difetti quasi ancestrali del sistema Italia. Leggere per informarsi, dubitare, confermare.
Leggerne anche per confutare. Più e meno giustamente.


venerdì 1 gennaio 2016

SU ANNO NUOVO E SU RITUALI RICORRENZE...

"[...] Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è Capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. 
Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. 
È un torto in genere delle date. Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. 
Sono anch'essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 o il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. 
Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore.
Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati. [...]"
(Avanti! - rubrica Sotto la mole!, A.Gramsci, 1 gennaio 1916, cit.)


Fonte citazione: 
Odio il Capodanno, firmato Antonio Gramsci, internazionale.it
http://www.internazionale.it/notizie/2014/12/31/odio-il-capodanno-firmato-antonio-gramsci