giovedì 23 agosto 2018

'DUE MINUTI ALL'APOCALISSE', LEGGENDO NOAM CHOMSKY E DELL'UNIVERSO RESIDUO

Esporre punti ed analisi controverse, controvertibili, non condivisibili o degne di attenzione può essere un punto di partenza specifico dal quale ripartire per specifiche discussioni su quanto ci circonda. Una delle forme di allenamento più importanti che sempre troppi cercano volutamente di non compiere riguarda quella di confrontarsi con punti specifici aperti, differenti e stranianti rispetto a quanto il senso comune dovrebbe imporre.
Quanto tempo potrebbe mancare per ripristinare gli equilibri del mondo, sempre ammesso che sia ancora possibile - ovviamente - ripristinarli?
Quanti di questi equilibri sono stati posti a dur(issim)a prova ed avranno in futuro ulteriori minori probabilità di riabilitarsi e ripristinarsi?
Per individuare qualcuno di questi punti di vista serve svolgere analisi approfondite e specifiche riguardo ai possibili punti attuali ed a quelli di arrivo, considerando specialmente l'attitudine umana.
Per comprendere qualcuno di questi aspetti e quanto questi stessi possano concorrere ad influire nella morale comune e/o comunemente raggiungibile per tutti sarebbe opportuna la lettura dell'opera '2 minuti dall'Apocalisse - Guerra nucleare & Catastrofe ambientale', elaborato a quattro mani da Noam Chomsky e Laray Polk, edito da PIEMME.
Le ragioni riguardo al perché del titolo e della trama riguardano, al dettaglio, quanto richiamato dallo stesso autore nella copertina dell'opera in oggetto:

"[...] Due minuti a mezzanotte. 
E' stato dopo Hiroshima e Nagasaki che un gruppo di scienziati ha creato l'Orologio dell'Apocalisse, per sensibilizzare tutti su quanto gli esseri umani si possano avvicinare alla fine stessa del mondo, creando condizioni e situazioni scientificamente determinate. 
Solo una volta nel secondo dopoguerra, nel 1953, quando USA e URSS fecero detonare le bombe all'idrogeno, le lancette si sono avvicinate così tanto alla mezzanotte, l'ora fatale. 
Prima di adesso. Con la lungimiranza e l'acume che lo contraddistinguono, Noam Chomsky [...] affronta senza mezzi termini i due pericoli che minacciano l'esistenza dell'umanità: il cambiamento climatico e la guerra nucleare. 
Due pericoli concretissimi, tanto incombenti quanto trascurati e spesso ancora mistificati, e che si sono fatti ancor più pressanti e solidi dopo le ultime elezioni americane, dal momento che la nuova presidenza Trump nega addirittura le incontrovertibili risultanze del cambiamento ambientale. 
Interventi devastanti come il fracking o la trivellazione dei fondali marini, il disboscamento selvaggio, la conversione di terreni agricoli alla produzione di biocarburanti, stanno accelerando enormemente la folle corsa verso il baratro. A essi si aggiunge l'escalation nucleare, con la differenza, sostiene Chomsky, che mentre una guerra nucleare richiede azione, per la catastrofe ambientale è sufficiente una volenterosa inazione, una silenziosa indifferenza ai molteplici segnali di allarme che la Terra ci manda. [...]"

Imprimere agli argomenti richiamati un unico collegamento di fondo, quasi come se tutto fosse collegato. La condivisione o meno del punto di vista dell'autore principale non è cosa preferibile o tantomeno richiesta, in quanto lo spirito del confronto e della disillusione dovrebbe dominare la lettura di testi simili. Condividendone o meno il punto di vista, le analisi, lo spirito od il pensiero se ne suggerisce pertanto la lettura.
Il tutto può e dovrebbe essere funzionale al mantenimento di un'intelligenza critica strutturata alla confutazione od alla perorazione di argomenti e collegamenti racchiusi in questa raccolta di spunti, osservazioni e pensiero.
Senza mai dimenticare il nesso ed il collegamento più grandi in questo campo:

"[...] Distruggere l'ambiente equivale a una condanna a morte per l'umanità. 
Ma la cosa peggiore è che queste pratiche distruttive vengono portate avanti con leggerezza, nella convinzione che il problema non sussista. 
Se un Paese con il potere degli Stati Uniti avalla queste strategie politiche, le probabilità di sopravvivenza della specie umana sono ridotte al minimo. 
Un'argomentazione simile, per certi versi, a quella usata per le armi nucleari. 
Se un alieno ci stesse guardando da Marte, sarebbe allibito davanti a ciò che sta accadendo sulla Terra. [...]"





domenica 19 agosto 2018

‘MARIO’, ASCOLTANDO MUSICA FRA TEMI E SIGNIFICA(N)TI

“[...] Mario, ma tu guarda i miliardi che spendono/ a prendere i sassi nel cielo/ 
questi prendono, vanno, vengono,/ non fanno niente, è solo un volo/
 noi quaggiù ci sbraniamo, gridiamo ti amo/ ma chi la sente la povera gente [...]
e ognuno la pensa in maniera diversa/ ognuno ha la sua testa [...] 
Mario, la domenica arriva sempre in ritardo/ pallida e senza fiato/ 
con te spaesato che inciampi negli anni/ e affoghi in un fiasco di vino/ 
chi lo sa forse è giusto, forse è sbagliato/ forse sarà destino./ 
Mario, non ti resta che ascoltare [...] non c'è più la tua canzone [...] 
dicevi adesso io vado/ ad aprire l'ultima porta [...] dicevi adesso io vado via/
forse per l'ultima volta/ dicevi adesso io vado [...] a dissolvermi in cometa,/ 
quanto basta per non sentire più/ il ritmo strano della vita [...] 
lascia fare alla vita la sua vecchia fatica,/ siamo feriti quanto basta. [...]”


sabato 18 agosto 2018

RICORDANDO CLAUDIO LOLLI, FRA ARTE E MUSICA

“[...] Io ti racconto il sogno strano di inseguire con/ la mano un orizzonte sempre più lontano./ 
Io ti racconto la nevrosi di vivere con gli occhi chiusi,/ alla ricerca di una compagnia./ 
Ti dico la disperazione di chi non trova l'occasione/ per consumarsi un giorno da leone./ 
Di chi trascina la sua vita, in una mediocrità infinita/ con quattro soldi stretti tra le dita. [...] 
Ma tu che ascolti una canzone, lo sai che cos'e' una prigione?/ 
Lo sai a che cosa serve una stazione?/ Lo sai che cosa è una guerra?/ 
E quante ce ne sono in terra?/ E a cosa può servire una chitarra?/ 
Lo sai che siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti,/ 
e continuiamo a dire e così sia. [...]” 
(‘Io ti racconto’, C. Lolli)

'Il figliol prodigo', G. De Chirico

domenica 12 agosto 2018

CERCANDO CARTE DA DECIFRARE, PER UMANE COMPRENSIONI


"[...] L'amore è tutto carte da decifrare
e lunghe notti e giorni per imparare.
Io se avessi una penna ti scriverei
se avessi più fantasia ti disegnerei
su fogli di cristallo da frantumare. [...]"

sabato 11 agosto 2018

CERCANDO RISPOSTE, FRA VENTI E CONDIZIONE UMANA

"[...] How many roads must a man walk down
before you call him a man?
How many seas must a white dove sail
before she sleeps in the sand? [...]
The answer, my friend, is blowin' in the wind [...]"
(Blowin' in the wind, B. Dylan, cit.)

Fonte immagine: La voce dei venti, R. Magritte

venerdì 10 agosto 2018

RITROVANDO DEMOCRAZIA E FORME DEMOCRATICHE DI AZIONE, NEL QUOTIDIANO


"[...] Non sai con quanta pazienza
ho dovuto aspettare. 
Non sai con quanta buona fede
sono stato ad ascoltare.
Sono giorni duri, 
sono giorni bugiardi.
Cara democrazia
ritorna a casa 
che non è tardi. [...]"

giovedì 9 agosto 2018

DI ANTIQUARIATO ED UMANITA', CITANDO NICCOLO' FABI


"[...] Non si può entrare in un negozio
e poi lamentarsi che tutto abbia un prezzo.
Se la vita è un'asta sempre aperta
anche i pensieri saranno in offerta. [...]"

domenica 5 agosto 2018

PERDERE COME UOMINI...MENTRE VINCE LA CITTA'

“[…] Hanno vinto le corsie preferenziali
hanno vinto le metropolitane
hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio […]
Hanno vinto i parcheggi in doppia fila […]
Le tangenziali alle otto di mattina e i centri commerciali
nel fine settimana
Gli alberi umani e le case popolari
[…]
Hanno vinto i superattici a tremila euro al mese […]
Ma ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità.
Abbiamo perso la voglia di aiutarci
hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte
[…]
Le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali
Le giornate a targhe alterne e le polveri sottili.
Hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai
e ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci.
Ha perso la città, ha perso la comunità
Abbiamo perso la voglia di aiutarci.
[…]”
(Ha perso la città, N. Fabi, cit.)


Fonte immagine: E. Hopper

venerdì 3 agosto 2018

mercoledì 1 agosto 2018

FRA NOTTI, ITALIA E MUSICA


“[...] È una notte in Italia
che vedi questo taglio di luna 
freddo come una lama qualunque [...]”