domenica 30 novembre 2014

A PROPOSITO DI DEMOCRAZIA, FRA TEORIA E PRATICA...

"[...] Democrazia è anche accettare una dose sopportabile di ingiustizia per evitare ingiustizie maggiori. [...]" (U.Eco, "A passo di gambero" - 2006)

"[...] Il nostro mondo, il mondo delle democrazie occidentali, non è certamente il migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza. [...]"
(K.Popper, "Tutta la vita è risolvere problemi" - 1994)

"[...] Una delle virtù della democrazia, ineliminabile, consiste nel fatto che ciascuno deve essere esposto alla maggior quantità possibile di opinioni diverse. [...]"
(S.Rodotà, "Valori, laicità, identità" - 2006)

"[...] Il mio ideale politico è la democrazia. Che ogni uomo sia rispettato come individuo e che nessuno venga idolatrato. E' un'ironia del destino che io stesso sia stato fatto oggetto di eccessiva ammirazione e rispetto dai miei consimili, senza alcun pregio o difetto da parte mia. 
La causa di ciò potrebbe essere il desiderio [...] di capire quel paio di idee che le mie deboli forze hanno raggiunto attraverso incessanti fatiche. 
Sono assolutamente consapevole che per il successo di qualsiasi impresa complessa sia necessario che uno sia colui che pensa, che diriga e che [...] porti la responsabilità. Ma coloro che vengono guidati non devono essere obbligati, devono poter scegliere la loro guida. 
Un sistema autocratico di coercizione [...] degenera ben presto. 
Perché la forza attrae uomini di bassa moralità e io credo che sia una regola invariabile che a tiranni geniali seguano dei farabutti. [...]" 
(A.Einstein, "Il mondo come io lo vedo")


venerdì 28 novembre 2014

"IL CAFFE' AMARO": FRA COSTITUZIONE, SINISTRA, FUTURO E DISSIDENZA COSTRUTTIVA

Attraverso quali vie può essere possibile esercitare una consapevole dissidenza costruttiva in un contesto terribilmente votato all'appiattimento quasi assoluto come quello attuale? Sbaglia forse chi continua a perseverare nel proporre una strada differente con la quale (provare a) progettare un domani, in un periodo socio-economico di tremende arretratezze ed incertezze? Qualsiasi tentativo di discussione appare sprecato, in un contesto come questo nel quale va prendendo sempre più piede una terribile carenza di prospettive differenti a quelle di chi sembra sparare slogan a più non posso.
Il punto più importante su cui concentrarsi, nell'analisi di questioni simili, potrebbe riguardare la necessità di ridiscutere enormemente su una grandissima serie di argomenti, focalizzandosi maggiormente sul contesto politico e partitico delle questioni: coinvolgimento di una platea elettorale sempre più nauseata e distante, pragmatismo rinnovato nella definizione di programmi e progetti realmente compatibili con le disponibilità economiche, validità della cosiddetta "disciplina di Partito" applicata in un modo non attualizzato alle disponibilità comunicative attuali, profonda e radicale trasformazione del sistema partitico al fine di concorrere ad aumentarne maggiormente i margini di partecipazione e discussione, [...].
Si dovrebbe trattare di provare, al netto dei punti di vista differenti, ad attualizzare e rendere maggiormente moderno l'Articolo 49 della Costituzione italiana tanto celebrata ed ammirata (solo a parole?) da moltissimi:

"[...] Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. [...]"

Che ne rimane del "metodo democratico" polifonicamente inteso in un contesto nel quale le voci divergenti vengono derubricate a semplice brusio, facendo altresì trovare immediata esecutività (o presunta tale) a diktat sferzanti pronunciati da chi magari sembra avere più carisma e capacità comunicativa che idee e competenze reali? In un contesto nel quale la politica nazionale appare per molti sideralmente distante dalla vita quotidiana di moltissimi, sia la sfiducia che la rabbia verso il sistema partitico rischiano di abbattere la solidità di un sistema che dovrebbe garantire sostenibilità e futuro collettivo.
Condizionale obbligatorio, visti alcuni tristi precedenti.
In questo caos di immense problematiche e di drammatica ricerca di soluzioni adeguate, risulta necessario interrogarsi.
E, a maggior ragione, interrogare voci consapevoli che siano attualmente protagoniste dei vari fuochi incrociati che concorrono ad annullare le possibilità di "visione alternativa" precedentemente e sommariamente descritte.
Risulta interessante, a questo proposito, leggere il breve libro-intervista al Parlamentare Corradino Mineo intitolato "Il caffè amaro - Costituzione, Sinistra, Futuro", scritto a "quattro mani" da Roberto Bertoni e Andrea Costi. A prescindere dal contesto, colpisce sin da subito la premessa richiamata in fondo al libro edito da Imprimatur editore:

"[...] La sinistra deve ritrovare l'anima che ha perduto.
Una visione del mondo e della storia che il neoliberismo trionfante le ha sottratto. 
Deve riscoprire l'orgoglio del suo destino, smettere di temere le sfide della mondializzazione e della crisi del capitalismo... ma poco può fare una Sinistra divisa e frastornata da molte sconfitte. Può però battersi [...] perché la nostra democrazia rappresentativa e liberale, certo imperfetta, non venga travolta e sostituita dalla delega a un uomo solo al comando. [...]"

Si cercano risposte in primo luogo dalla (vera o presunta) Sinistra, per una lunghissima serie di motivazioni che questa crisi socio-economica ha riportato e sta riportando agli onori della cronaca: impostazione di politiche mirate non alla conservazione del consenso ma orientate alla tutela reale di una platea di persone socialmente esposte al "vento" di infinite condizioni avverse, definizione di rinnovati metodi partecipativi con cui ricostruire la società e/o tutelare l'immenso patrimonio ambientale in disfacimento come neve al sole, [...].
Sono moltissime le "voci" nei confronti delle quali la Sinistra avrebbe il dovere di rivendicare la propria esperienza ma, soprattutto, di indicare una rotta differente sulla base di proteste realmente pe(n)santi e consapevoli.
Al netto di questi punti di vista, infatti, gli autori della presente intervista definiscono i confini nei quali articolare il dibattito racchiuso fra le pagine stesse del libro in questione:

"[...] Un'intervista serrata, in cui Corradino Mineo si racconta e racconta la sua esperienza - di giornalista prima, di Senatore poi - senza mezzi termini e senza risparmiare nessuno. Un focus originale sull'evoluzione della politica italiana dagli anni Novanta in poi. 
Un'analisi del cambiamento radicale di comportamenti e ruoli conseguenti alla 'crisi delle ideologie'. E il tutto con l'efficacia comunicativa di un grande giornalista. [...]"

Il periodo di crisi delle ideologie e della scarsa efficacia profusa nella realizzazione di una differente proposta programmatico-culturale appare chiara, sin dalle prime righe della presente opera:

"[...] Un caffè amaro [...]. Al primo sorso l'aroma dei diritti, della libertà d'informazione, delle difficoltà della Rai e della necessità di una seria ristrutturazione aziendale nel senso di maggiore innovazione, maggiore apertura alle nuove tecnologie, maggiore investimento sulle idee e sui talenti. Al secondo sorso l'aroma [...] della nuova e non sempre facile dimensione di Senatore della Repubblica. Al terzo il gusto decisamento amaro dell'attualità politica. 
Il caffè [...] ci aiuta a riflettere sul passato, sul presente e sul futuro dell'informazione e dell'azienda nella quale ha lavorato per oltre trent'anni, attraverso il ricordo degli anni della formazione politica, le vicende del '68, i maestri e i compagni di lotta, primo fra tutti Peppino Impastato; il gusto amaro ci aiuta a capire meglio, attraverso un'analisi chiara e precisa, molte questioni che Matteo Renzi tende spesso a eludere o ad affidare all'insufficiente rapidità di un tweet. [...]"

In un contesto ripido e difficoltoso come quello attuale, la spinta al miglioramento proveniente da voci critiche dovrebbe essere valutata nella sua interezza, senza bollare chi cerca di alzare e/o arricchire il dibattito con svariati epiteti dall'indubbia efficacia (solo) comunicativa (per una buona fetta di ascoltanti inconsapevoli e purtroppo spesso disinformati): gufi, rosiconi, professoroni, [...].
Gli argomenti entro cui riabilitare la politica prima che sia troppo tardi (sempre ammesso che non lo sia già) sono, al netto dei fatti, quelli richiamati nel seguito dal presente testo in esame:

"[...] Il lavoro e l'Europa, la Costituzione e la dignità delle persone, il disastrato Pd siciliano e il futuro della Sinistra, i diritti di cittadinanza e le analisi del Professor Piketty, le nuove frontiere dell'informazione e le speranze tradite delle giovani generazioni, le disuguaglianze e i modi per combatterle senza togliere tutele e garanzie a chi oggi ne possiede sempre meno: questo è il caffè che ci offre Mineo, mentre, con forza e coerenza, ribadisce il concetto di come e perché, oggi, stia innanzitutto nella volontà politica di Matteo Renzi [...] l'impegno affinché queste idee e questa visione del mondo possano avere ancora una rappresentanza nel Pd (oppure siano costrette a migrare altrove a causa dell'eccessivo spostamento a destra  del Partito). [...]"

Fra lettura, dubbi e possibili critiche dovrebbe emergere, nei fatti, quello che si prefigura come un dibattito necessario e pesante da dover intraprendere.
Ad ogni costo, pena la possibilità di assistere ad uno sfaldamento definitivo del sistema partitico prima e democratico poi.


giovedì 27 novembre 2014

SUL VERO FINE DELLA PARTECIPAZIONE, FRA SCUOLA E REALE DEMOCRAZIA...

"[...] D: La partecipazione è alla base della politica, è forse la caratteristica principale di un cittadino che voglia dirsi tale. Ma questo ci porta a un altro argomento di importanza cruciale, che può essere allo stesso tempo la chiusura del cerchio [...]: la formazione di quello stesso cittadino, la sua educazione alla cittadinanza. In una parola, la scuola pubblica. 

R: Avevo sperato nel progetto #labuonascuola, nella consultazione di quel mondo. 
Ma di cosa in realtà stiamo parlando? Sappiamo che saranno assunti centocinquantamila precari, sappiamo che servono soldi per l'edilizia scolastica, sappiamo che il Governo intende rafforzare l'insegnamento delle lingue e aprire le classi tecniche alle imprese perché possano svolgere là una parte dell'apprendistato al lavoro. Tutto qui? 
Qual'è l'idea della riforma che si vuole sottoporre a verifica? Quale analisi sul funzionamento della nostra scuola e dei sistemi di istruzione in altri Paesi simili offriamo al confronto? 
Su cosa chiediamo un sì o un no? Temo che ognuno dirà qualcosa di diverso, magari di geniale, ma non connesso a un progetto, non decisivo. 
Così alla fine il decisore farà quello che aveva già deciso, nel rispetto delle disponibilità di bilancio.
Non ci siamo. Avrei preferito che il Governo presentasse un progetto in pochi punti, che se ne trattasse in tutte le scuole e poi si riunisse una grande Convenzione di studenti, insegnanti, dirigenti e dipendenti per discutere e per votare. 
L'unica partecipazione che serve è quella nella quale il cittadino venga davvero messo nelle condizioni di decidere. La partecipazione delegante mi ricorda i bambini che portano i fiori e recitano la canzonetta davanti al Piccolo Padre, il quale graziosamente ascolta e provvede. 
Io non ci sto. [...]"

(Fonte: Il caffè amaro, C.Mineo - R.Bertoni - A. Costi, Imprimatur Editore)

Fonte immagine: thevortex.it

sabato 22 novembre 2014

ESSERE O NON ESSERE, CITANDO NICCOLO' FABI...IN CHIAVE MODERNA


"[...] È una passione giocosa/ un buon sentimento/ 
uno sguardo e un pensiero/ che non si riposa./ 
È la vita che accade/ è la cura del tempo/ è una grande possibilità./ 
Non è una sfida/ non è una rivalsa/ non è la finzione di essere meglio/ 
non è la vittoria l'applauso del mondo/ 
di ciò che succede il senso profondo [...]"

giovedì 20 novembre 2014

"LA PSICOECONOMIA DI CHARLIE BROWN": COME (RI)COSTRUIRE SOCIETA' ED ESSERE UMANO?

In un tempo di crisi che pare non conoscere sosta, si vanno susseguendo una lunghissima serie di termini che sembrano essere uno più cupo e scuro dell'altro: spread, stagnazione, recessione, deflazione, disoccupazione. Solo per citarne alcuni.
Ciascuna di queste parole viene vissuta, (pur)troppo spesso da chi la ascolta, come risorse economiche (presenti e future) che, dal proprio portafogli, vengono traslate in un buco nero che sembra non lasciare spazio alcuno a possibilità di ripresa alcuna.
Al netto di queste perdite, però, viene troppo spesso (anche volutamente) evasa una domanda chiave da porsi, nell'affrontare una tematica tanto complessa come quella caratteristica di questo momento storico: il perpetuarsi di questo stallo è riconducibile per quanta parte a colpe anche nostre?
Immaginando di osservarci con la giusta dose di autocritica, possiamo dirci veramente esenti da alcun difetto e/o difetto per l'attuale momento socio-economico? Non è questione di fare speculazione su percentuali per trovare chi abbia concorso maggiormente al concretizzarsi di questa infinita serie di peggioramenti, bensì pare il momento di agire con sane consapevolezze per capire quel poco che (come cittadini) sia possibile fare per migliorare lo status quo. La realtà moderna è completamente svincolata dalle nostre volontà?
Quanta influenza possiamo avere nei confronti del mondo esterno, andando ad incidere anche inconsapevolmente su dinamiche (solo apparentemente?) molto più grandi ed incontrollabili di noi? E' da queste prime domande che è possibile partire con adeguate ma pe(n)santi riflessioni, similmente a quanto richiamato nell'opera "La psicoeconomia di Charlie Brown - Strategie per una società più felice", scritto da Matteo Motterlini e pubblicato da Rizzoli Editore. Il filone tanto comunicativo quanto costruttivo per il presente libro si costruisce mediante la presa di consapevolezza di quali siano le ormai inevitabili condizioni attuali, a seguito di un quasi-decennio che ha ormai sconvolto economie e radicalizzato disparità sociali:

"[...] Nessuno vorrebbe essere stressato, inefficiente e con i conti in rosso.
Ma spesso lo siamo: come individui e come Paese. Lo dimostrano la recente crisi e la persistente difficoltà dei Governi a farci 'fare la cosa giusta': inquinare meno, pagare le tasse, andare alle urne, bere con moderazione...
Perché siamo così difficili da governare? Perché si parte dal presupposto che siamo esseri economicamente razionali. Peccato non sia così, come rivelano numerosi esperimenti sul campo e le immagini del cervello in azione. [...]"

Esistono e/o possono essere costruiti meccanismi particolari per provare a controllare/scoprire/regolare/ [...] i comportamenti umani in tempo di crisi e/o di crescita? Quanto siamo consapevoli delle informazioni che quotidianamente diamo "in pasto" alla realtà esterna, magari senza neppure accorgercene?

"[...] se non siamo razionali, dovremmo prenderne atto. Noi come singoli, ma soprattutto la politica e le istituzioni: economia, finanza e policy making. 
Abbiamo bisogno di ricondurre al mondo reale i modelli economici dei manuali su cui abbiamo costruito le fondamenta di un sistema di vita, laoro e commercio che sta collassando. Solo così potremo trovare nuovi strumenti per risolvere i problemi anzichè complicarli. 
I nostri Governi hanno perso abbastanza tempo con le ideologie e i luoghi comuni sugli italiani. 
Se smettessero di presumere che sanno cosa stanno facendo, e cominciassero a verificare l'efficacia di quello che presumono, potremo tutti iniziare a usare la nostra irrazionalità per il nostro bene. E' quella che si va definendo come la teoria [...] del nudge, la 'spinta gentile' per migliorare le nostre decisioni, il comportamento sociale e la convivenza. [...] Le crisi economiche sono 'crisi' in un senso più ampio di quello finanziario. 
Ma per lo stesso motivo i meccanismi che muovono le nostre decisioni in questo campo sono strumenti potentissimi per intervenire su problemi molto più vasti dell'andamento degli indici di Borsa, del PIL e del debito pubblico: problemi che da sempre si pongono i Governi e i popoli. [...]"

Emerge quindi sempre più necessaria l'impellenza di riferirsi in maniera preponderante allo studio delle dinamiche che interessano davvero le persone, studiando veramente a fondo il 'mondo reale' ed eliminando qualsivoglia forma di slogan e/o verità dimensionata ad hoc per eludere spiegazioni complicate e/o scomode. Non è più il tempo di vendere fumo come se fosse soluzione ad un problema di incendio, dunque.
Serve fare un salto di qualità, indagando a fondo attraverso le dinamiche che (pro)muovono i popoli. I popoli e le persone, quotidianamente.
Nell'opera di 'modellazione' della società da analizzare, buona parte dello sforzo di sintesi può essere affidata ai Peanuts, quell'immensa opera che C.M.Schulz ha consegnato al mondo intero in eredità alla fine di una vita straordinaria.
Vita che, per lui in prima persona, ha avuto termine con quella del fumettista: fu lui infatti a morire poco dopo aver dichiarato definitivamente conclusa una fra le esperienze di fumetto filosofico dall'impatto più profondo e devastante che mai potessero essere scritte da mente umana e, per questo, inevitabilmente limitata. E' proprio nello studio di quelle che Umberto Eco definì personcine che trova coronamento l'analisi intrapresa nel presente testo. Dietro a molte delle vignette e alla loro apparente semplicità, infatti, si nascondono concetti che come dardi infuocati riescono a fare breccia nella consapevolezza del lettore contemporaneamente aperto e critico.
Fu lo stesso Eco, infatti, a descrivere Charlie Brown & Co. come prodotto di una mano che era riuscita a mettere su carta le tensioni e le nevrosi di una popolazione intera durante una lunghissima fase storica:

"[...] Schulz scrive e disegna in un' America che ha conosciuto Freud e riconosce le proprie nevrosi [...]. Ma ti dice com' è l' alba, non com' è il presidente.' Non è la contestazione a entrare dentro Charlie Brown, ma il contrario: 'L' America della contestazione esce da Charlie Brown.' [...]"
(Fonte: "Eco celebra i Peanuts - sono meglio di Salinger", La Repubblica - 25/3/2010)

E' proprio attraverso i molti esempi a disposizione che l'autore trova un filo logico per far capire quanto sia possibile progettare (o resettare, dipende dai punti di vista e di vita) una società tremendamente devastata come quella italiana (ma non solo).
La scelta più importante da compiere è (e deve essere, le vie di fuga sono sempre più residuali) quella di abbinare contesti apparentemente lontanissimi fra di loro, ricercando nuove forme per materializzare rinnovate convergenze con cui (ri)definire nuove regole.
Se il mondo è complicato e franoso/franato, ad ogni crisi deve corrispondere un'opportunità di cambiamento o quantomeno di consapevolezza:

"[...] Siamo personaggi da fumetto e non casi da manuale? Non c'è niente di male. 
Anzi, [...] è un presupposto che apre a strategie utili e ad applicazioni sorprendenti. La psicoeconomia di Charlie Brown non è uno schema filosofico, né tantomeno una coperta di Linus, afferrata per confortare lo specialista in un mondo che tanto non funziona e mai funzionerà.  
E' la proposta di un approccio concreto per cambiare in meglio i comportamenti che influenzano il benessere di tutti. [...]"

E psico-economia sia, dunque. Con l'aiuto di coloro che ancora oggi cercano (tramite Lucy) di vendere Psychiatric help alla modica cifra di 5 cents.
Al netto di punti di vista, è dall'intersezione di discipline solo apparentemente lontane fra loro che è possibile ricavare soluzioni o quantomeno strumenti innovativi per 'progettare' tutto (o parte) il (o del) mondo circostante. Leggendo e/o scoprendo che, magari, non siamo poi così insondabili/ingovernabili/non strumentalizzabili/ [...] come potrebbe apparire a prima vista. O anche dopo un esame approfondito. Le consapevolezze da maturare, alla fine della lettura e della scoperta, dovrebbero essere articolabili su due piani differenti; il primo riguarda, inevitabilmente, quelli che hanno oneri ed onori nel potersi definire come 'classe dirigente'.
Senza strumentalizzazioni, slogan e/o mistificazioni:

"[...] una proposta praticabile in tre semplici passi. 
Il primo è creare un ambiente di scelta più ecologico e salutare: bollette e contratti più trasparenti, termostati più intelligenti, mense scolastiche più sane, informazioni più accessibili. E' la rivoluzione del nudge [...]. Il secondo riguarda la politica, che dovrebbe abbandonare i provvedimenti dettati dall'improvvisazione e dall'ideologia per basarsi sull'evidenza dei dati.
Il terzo dipende da noi, perché le 'regole di Charlie Brown' valgono per tutti nelle decisioni di ogni giorno. [...]"

Il terzo passo coincide anche con il secondo piano di analisi e definizione del reale, a cui l'uomo deve attenersi nella maniera più stretta possibile. A patto, però, di concorrere verso la necessità di mettersi in discussione. Anche pesantemente.

"[...] Con la leggerezza delle loro strisce, i Peanuts mostrano che non è possibile affrontare seriamente le questioni della vita se non si è disposti a giocare. Lo stesso vale per l'ecnomia: se vuole sensatamente avere a che fare con noi, deve mettersi in goco sperimentando con la psicologia almeno quanto con la matematica. Non sono solo i tristi calcoli tecnici su inflazione, tassi d'interesse, debito pubblico e disoccupazione che chiediamo alla nuova scienza economica. Ma un metodo analitico per spiegare i fenomeni che ci circondano, a partire [...] dai meccanismi cognitivi che si celano dietro i comportamenti che osserviamo. Per descrivere non il mondo che vorremmo, ma il mondo come è. Molti di noi infatti vorrebbero cambiarlo, ma per riuscirci bisogna prima comprenderlo. [...]"

Senza comprensione non può esserci cambiamento, di nessun tipo possibile. E positivo.


lunedì 17 novembre 2014

PROFONDITA' MUSICALI DIFFERENTI, FRA OCEANO E MARE...


"[...] Frattanto i pesci/ dai quali discendiamo tutti/ assistettero curiosi/ al dramma collettivo/ 
di questo mondo/ che a loro indubbiamente/ doveva sembrar cattivo/ 
E cominciarono a pensare/ nel loro grande mare/ com'è profondo il mare [...] 
E' chiaro/ che il pensiero dà fastidio/ anche se chi pensa/ è muto come un pesce 
[...] e come pesce è difficile da bloccare/ perchè lo protegge il mare/ 
com'è profondo il mare [...]"

(Com'è profondo il mare, L.Dalla)

venerdì 14 novembre 2014

INVESTIRE IN SENTIMENTI E SENSAZIONI...IN OGNI SENSO E #RETE POSSIBILE

"[...] Se le emozioni sono [...] rilevanti nell'influenzare le nostre decisioni, individuali e collettive, non si potrebbe arrivare addirittura a predire l'andamento di un indice borsistico misurando semplicemente l'umore della gente, se è arrabbiata, triste, indignata, felice o tranquilla?
Ovvero: è possibile fare soldi 'prendendo la temperatura emotiva' alla folla? [...]
Scandagliare i social network, analizzarne i dati e ottenerne predizioni non sarà una moda passeggera. Google Trends [...] consente di prevedere come si comporterà nel breve periodo un film al botteghino in base all'analisi delle ricerche nella categoria 'film/cinema', oppure come andranno le immatricolazioni d'auto il prossimo mese in base alle ricerche nella categoria 'acquisto/vendita auto' di questi giorni. [...] C'è già chi ha fatto dell'analisi delle emozioni sociali e dello studio della loro influenza sui mercati un autentico business. 
E, come vedremo, altri stanno studiando l'uso di questi strumenti per indurre comportamenti virtuosi nei cittadini, studiarne le relazioni, orientarne le scelte. 
Prima ancora di sapere cosa pensano i vostri amici su Facebook  Twitter [...] qualcuno ne ha già sondato i messaggi, e ha magari inviato le [...] informazioni che vi si celano a qualche hedge fund che tenterà di monetizzarle. [...] sofisticati algoritmi di analisi semantica che consentono di distillare le 'emozioni collettive' in un determinato momento per un dato titolo, indice, commodity, EDF, settore, valuta o quant'altro. Programmi di computer che decodificano milioni di dati [...] ventiquattr'ore al giorno, opinioni, giudizi e persino emoticon [...] per separare [...] 'l'umore della folla' dal rumore di fondo. [...]
il Dow Jones pubblica un sentiment index basato sull'analisi testuale dei quindici principali giornali americani; ma come molti altri dello stesso genere, prepararlo richiede tempo e dunque si arriva spesso [...] a giochi fatti. E, si sa, il tempo è denaro.
Poter misurare quantitativamente il livello globale e settoriale di paura, ansia, fiducia, incertezza, gioia, rabbia, disgusto in tempo reale, momento per momento, consente [...] di essere i primi a prevederne gli effetti, o almeno a tentare di farlo. 
Non sorprende quindi l'interesse mostrato dagli hedge fund nell'affiancare a indicatori di investimento più tradizionali (prezzo/utili [...]) ance l'originalissima sentiment analysis. 
Prima di svelare le vostre emozioni nel prossimo tweet, pensateci bene: Wall Street vi osserva. [...]"



Fonte citazione: La psicoeconomia di Charlie Brown, M.Motterlini, Rizzoli Editore
Fonte immagine: gema.it


giovedì 13 novembre 2014

A PROPOSITO DI NEMICI...


"[...] il mio nemico non ha divisa/ ama le armi ma non le usa/ 
nella fondina tiene le carte Visa/ e quando uccide non chiede scusa [...] 
e se non hai morale/ e se non hai passione/ se nessun dubbio ti assale/ 
perché la sola ragione che ti interessa avere/ è una ragione sociale/ 
soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare/ non farla nel mio nome [...] 
che non hai mai domandato la mia autorizzazione/ se ti difenderai non farlo nel mio nome/ 
che non hai mai domandato la mia opinione/ finché sei in tempo tira/ 
e non sbagliare mira [...]"

lunedì 10 novembre 2014

FUGA DI CAPITALI, FRA LUSSEMBURGO ED EUROPA... #PIU'EQUITA'

Le notizie e le comunicazioni dei giorni passati hanno evidenziato la natura di profonda disparità ed iniquità promossa dal report redatto da ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists) internamente (anche, non solo) allo stato Europeo del Lussemburgo.
Da una lettura anche sommaria delle cifre del dossier contenente documenti riservati, è possibile denotare un quadro fortemente compromesso per la credibilità di vari attori che stanno tutt'ora continuando a recitare un ruolo di primaria importanza durante questa crisi economico-finanziaria.
Esulando dall'affrontare nel dettaglio le questioni tecnico-economiche specifiche, è possibile rifarsi a quanto sintetizzato in maniera divulgativa dal settimanale L'Espresso, in un numero dal titolo fin troppo eloquente:

"Ecco chi scappa dal fisco italiano"

A questo proposito, richiamandosi alla natura dello Stato, è possibile citare quanto segue:

"[...] C'è un buco nero nel cuore dell'Europa, un piccolo Stato grande come la Provincia di Bergamo, [...]. E' il Lussemburgo, membro fondatore dell'Unione Europea [...]
E' un Paese ricco, ricchissimo. La sua fortuna sono le tasse. Quelle degli altri.
Nel senso che da almeno mezzo secolo è diventato la meta preferita delle aziende alla ricerca di un trattamento fiscale di favore. [...]"

I numeri di questo Stato, nonostante le dimensioni, dovrebbero far riflettere e rabbrividire al tempo stesso. Richiamando una mappa concettuale da L'Espresso, è possibile scrivere quanto di seguito richiamato:

"[...] Lussemburgo: 

  • Superficie: 2586 kmq - dimensioni di una provincia italiana;
  • Reddito pro capite: più alto del mondo - 110mila dollari;
  • Asset di Holding Company: superano i [...] 1600 miliardi di Euro;
  • 149 istituzioni bancarie hanno sede in Lussemburgo [...] per un attivo di bilancio complessivo di poco inferiore a 750 miliardi di Euro;
  • Oltre 11 mila società holding [...];
  • Fondi: gestiscono asset per oltre 3 mila miliardi di Euro;
  • Segreto bancario: finirà nel 2017;
  • Abitanti: 550 mila, 40% nati fuori dal Paese;
  • Debito pubblico: 23% circa del Pil. [...]"


Le ricchezze economico-finanziarie mobilitate e/o attraibili sono imponenti, a fronte di uno Stato dall'estensione ridottissima.
Il punto più scottante, però, è concentrarsi sulle misure e sui provvedimenti legislativi ed economici con cui queste ricchezze sono state attratte ed introitate dalle casse di quello che sembra a tutti gli effetti un vero e proprio paradiso fiscale. A questo proposito, pertanto, risulta essere (pur)troppo chiaro quanto contenuto in un articolo riportato sul sito wired.it. A tale proposito, si richiamano nel seguito le parole dello stesso:

"[...] La cosiddetta LuxLeaks è un’inchiesta nata dalla collaborazione tra 80 giornalisti provenienti da 26 Paesi e coordinati dalConsorzio internazionale del giornalismo investigativo (Icij), con la quale è stata rivelata una lista di agevolazioni fiscali concessesegretamente tra il 2002 e il 2010 dal Governo del Lussemburgo a grandi aziende multinazionali. Nell’inchiesta sono coinvolti oltre 40 organi di informazione [...] i quali negli ultimi 6 mesi si sono occupati di controllare 28mila pagine di documenti fiscali lussemburghesi prima di renderli pubblici [...]. L’analisi dei registri di oltre 340 aziende e banche multinazionali ha mostrato come, tramiteaccordi fiscali occulti, siano stati evitati o aggirati milioni di euro di tasse, viste le aliquote irrisorie applicate in Lussemburgo (spesso inferiori all’1%). [...] nell’inchiesta ci sono anche indagini sui regimi fiscali favorevoli concessi alle imprese in Irlanda e Olanda, i quali secondo l’Icij [...] sottolineano la necessita di creare condizioni fiscali paritarie in tutta Europa per la tassazione delle imprese, come auspicato anche dall’Ocse. [...]"

Osservando la situazione con un esempio generico, si è riscontrata la situazione definita nel seguito attingendo dal settimanale L'Espresso:

"[...] dossier confidenziali che descrivono gli accordi siglati da oltre 300 società di tutto il mondo, tra cui molte italiane, con le autorità lussemburghesi. Grazie a queste intese, il peso delle tasse è stato ridotto in misura sostanziale, se non azzerato. [...]
Le aziende spostano nel Granducato flussi finanziari per centinaia di miliardi di dollari e in cambio hanno la possibilità di un trattamento tributario d'eccezione. A farne le spese sono i Paesi d'origine delle società, costretti a rinunciare al gettitosugli affari dirottati nel paradiso fiscale. [...]
sui 95 miliardi di dollari di profitti che le grandi società americane hanno realizzato oltremare nel 2012, passando per il Granducato, hanno lasciato al Fisco del Lussemburgo poco più di 1 miliardo di dollari, appena l'1,1%. [...]"

In altre parole, pertanto, si potrebbe essere davanti a quello che definire "trattamento di favore" sarebbe poco. I contorni di questa vicenda avrebbero riguardato, stando sempre a quanto definito da L'Espresso, una larghissima serie di aziende e realtà imprenditoriali anche molto note:

"[...] Nei file troviamo alcuni dei marchi più conosciuti del business mondiale: da Amazon a Ikea, da Deutsche Bank a Procter&Gamble, da Pepsi a Gazprom, fino alle italiane Finmeccanica e Intesa e ai fondi di Deustsche Bank e di Hines [...]"

Pur rimanendo in un ambito di legalità accettata e/o tollerata, è lecito chiedersi quanto una questione come questa possa essere eticamente accettabile all'interno di un Vecchio continente ancora più invecchiato grazie ad una tragica crisi economico-finanziaria che non pare conoscere sosta.
Quante ricchezze sono sfuggite al controllo dei confini di ogni singola nazione, grazie a meccanismi sottaciuti ma accettati come questi?
Quali autorità avrebbero dovuto prendersi l'onere di controllare ed eventualmente arginare/limitare/circoscrivere/[...] il dilagare di fenomeni come questi? Senza voler sparare nel mucchio, è lecito inquadrare preliminarmente il periodo di monitoraggio delimitato dagli articoli: da 2002 a 2010, appunto. Sono esistiti sicuramente responsabili politici che avrebbero potuto/dovuto, forse, muoversi con procedimenti e misure differenti.
Fra tutti i nomi possibili, purtroppo più che per fortuna, colpisce un uomo solo che pare aver ottenuto nei mesi scorsi una rapida promozione ai vertici delle autorità governative europee. Si richiama a questo proposito quanto definito dall'articolo riassunto di wired.it:

"[...] L’inchiesta getta nuove ombre sul regime fiscale a cui sono sottoposte le imprese lussemburghesi [...] nel momento in cui l’ex primo ministro del Paese (nonché ministro delle finanze per quasi 20 anni, dal 1995 al 2013) Jean-Claude Juncker è appena subentrato a capo della nuova Commissione europea. Nonostante le richieste di dimissioni già avanzate da alcuni parlamentari europei, Juncker si è detto sereno, anche se ha annullato la partecipazione a una conferenza in programma a Bruxelles e ora la sua credibilità rischia di essere compromessa. [...]"

Pur rimanendo in una questione complessivamente (resa?) legale/legalizzata, il Presidente della Commissione Europea dovrebbe avere una credibilità ed un'etica compromessa, quantomeno sulla dimensione dell'equità e della tanto conclamata "giustizia fiscale".
La recente battaglia promossa a suon di sole (tanto esclusive quanto elusive e strumentali) parole con il Governo italiano sembra aver visto, nel breve, l'ennesima banalizzazione avvenuta ed apportata al dibattito collettivo: da una parte il Presidente del Consiglio italiano punta il dito, dall'altra la Commissione di "euroburocrati" deve adoperarsi al meglio per applicare alla lettera (?) il "Patto di stabilità e di crescita" a suo tempo sottoscritto dai singoli Stati facenti parte del Vecchio (ed invecchiato) continente.
Quali sono state, sono e saranno le vicende che hanno riguardato ricchezze fuggite dallo Stato italiano per rifugiarsi, nel tempo di monitoraggio ma non solo, internamente allo Stato del Lussemburgo? Stando a quanto diffuso da wired.it, pertanto, nei documenti redatti da Icij ci sarebbero oltre trenta realtà italiane che hanno introitato capitali a bassissimi indici di tassazione:

"[...] soprattutto ci sono 31 imprese italiane, fra cui Fiat, Finmeccanica, Intesa San Paolo,Unicredit, Banca Marche e Banca Sella. [...]"

Servirebbero parole forti, soprattutto su questo tema eticamente discutibile, prima che atti legislativo-normativi degni di attenzione e considerazione.
Gli asset raggiungono, stando a quanto diffuso, capitali prossimi ad equipararsi all'intero Pil italiano; quanto c'è di eticamente discutibile in provvedimenti come quello attualmente in corso di discussione?
Se ad ogni parola deve corrispondere un significato, è interessante richiamare quale è sembrato essere il citato evolversi delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Juncker, nei mesi scorsi relativamente a questa tematica. Citando il settimanale L'Espresso, è infatti possibile scrivere quanto segue:

"[...] Nel marzo scorso [2014] Juncker aveva rilasciato un'intervista dai toni accesi al settimanale tedesco 'Der Spiegel' in cui respingeva sospetti e attacchi. 'L'affermazione [...] che io favorisco attivamente l'evasione fiscale è un insulto contro il mio Paese e la mia persona.' [...] A luglio, però, mentre si avvicinava il voto per la nomina al vertice della Commissione, i toni [...] si sono addolciti e in un discorso tenuto a Bruxelles ha promesso di 'combattere evasione ed elusione fiscale [...] per introdurre principi etici nello scenario fiscale europeo.' [...]"

Il concetto di principio etico è riferibile alla necessità di impedire/limitare/arginare eventuali fughe di capitali nel solo futuro? Potrebbero essere altresì previste misure di compensazione per le fughe di capitali consumatesi nel passato?
Rispondere eticamente a questa domanda significherebbe liquidare con un sì entrambe le questioni poste all'attenzione del dibattito.
Condizionale obbligatorio, date le precarie condizioni che sembrano indirizzate alla protesta più che alla proposta: sarebbe sempre più urgente adoperarsi per delimitare con prepotenza il margine di squilibrio che intercorre fra ciò che è eticamente accettabile da quanto è legislativamente tollerato e/o tollerabile. Le soluzioni a situazioni simili quali potrebbero essere?
Quali sono invece le dimensioni che sono riconducibili ad un fenomeno devastante come questo?
Citando un frammento tratto dal libro "Caccia al tesoro" di Nunzia Penelope, è possibile riportare quanto segue:

"[...] Come non ci si mette mai d'accordo sul numero dei Paesi classificabili come 'paradisi', anche sul tesoro che custodiscono regna la massima incertezza. Non a caso lo chiamano il 'buco nero dell'economia mondiale'. [...] Lo studio più approfondito sull'argomento è quello realizzato nel 2012 da James Henry, ex economista di McKinsey [...]
Una ricerca completa e documentata, divisa in tre parti per un totale di un centinaio di pagine ricche di tabelle, schemi e soprattutto credibili spiegazioni dal titolo 'The price of Offshore Revisited'. 
Per metterla a punto, Henry ha utilizzato documenti della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, delle Nazioni Unite, delle banche centrali di mezzo mondo, ha consultato i dati sull'acquisto di oro e valuta pregiata e altre numerose fonti [...]
'Quello che ne deriva [...] è il più rigoroso e completo conteggio dei flussi di capitali non registrati e dei patrimoni offshore fin qui realizzato.' [...]
Secondo i calcoli dell'economista [...] nei paradisi ci sarebbe una montagna di soldi pari a trentaduemila miliardi di dollari. [...]"

Il peso di una stimata cifra simile è impressionante, specialmente se rapportato alle ricchezze ed ai debiti presenti su scala macroeconomica nella sola Italia. E' possibile infatti scrivere che 32mila miliardi di dollari rispondono a:

  • 20 anni di PIL italiano;
  • 15 volte il nostro debito pubblico;
  • 3mila volte i tesori del Vaticano.

La prepotenza di queste cifre risulta consistente, parimenti a quanto risulta importante trovare prime forme di soluzioni e/o di utili provvedimenti richiamandosi a quanto dovrebbe accadere, successivamente all'anno 2017, con l'abolizione del segreto bancario.
I demeriti di Juncker, nella fattispecie del solo Lussemburgo, dovranno essere corretti da un surplus etico di provvedimenti strutturati e votati alla realizzazione di principi eticamente inappuntabili: trasparenza, tracciabilità dei capitali e quant'altro di necessario e funzionale.
Avrebbe avuto un senso intraprendere una battaglia eticamente necessaria come questa, in sede europea, piuttosto che concentrare tutte le attenzioni mediatiche su una rissa di dichiarazioni tipiche da caccia all'untore. La tematica appare tremendamente complessa e, parimenti, assai poco risolvibile in termini tanto esclusivi quanto elusivi. Si attendono miglioramenti necessari.



Per saperne di più:

"Ecco chi scappa dal fisco italiano - Esclusivo", L'Espresso

"Il buco nero delle tasse", P.Biondani - V.Malagutti - L.Sisti, L'Espresso

"LuxLeaks, in Lussemburgo lo schema fiscale segreto. Juncker sotto pressione", L.Sali, Ansa.it

"Lussemburgo, il buco nero delle tasse", espresso.it
(http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/11/05/news/il-segreto-del-paradiso-fiscale-il-buco-nero-delle-tasse-1.186704)

"Che cos'è l'inchiesta LuxLeaks sul Lussemburgo", wired.it
(http://www.wired.it/attualita/politica/2014/11/07/cosa-inchiesta-luxleaks-lussemburgo/)

Documenti del report Icij: http://www.icij.org/project/luxembourg-leaks/explore-documents-luxembourg-leaks-database

venerdì 7 novembre 2014

"L'EREDITA' DI LEONARDO", INSEGUENDO UN GENIO CHE REINVENTO' IL MONDO...

Cosa è stato e cosa ha rappresentato per l'essere umano la figura di Leonardo Da Vinci?
Quali sono stati i fondamenti del suo agire, quali le basi del suo procedere?
Il suo passaggio nel mondo ha prodotto una fama che è nota ancora oggi: c'è chi lo definisce genio assoluto e senza precedenti (e neppure successori), c'è chi lo definisce una mente sopravvalutata in quanto poco avvezza alle arti del calcolo.
Al netto dei punti di vista possibili, dovrebbe essere più che mai significativo analizzarne sia la personalità che l'operato alla luce dell'eredità consegnata al mondo intero. Cerca di aggiungere argomenti a corredo di questo scopo il libro "L'eredità di Leonardo", scritto da Stefan Klein e pubblicato da Bollati Boringhieri. Il fine di questa opera si propone di inquadrare un filo tanto corrente quanto coerente con le gesta e le opere di uno fra gli uomini più straordinari e controversi della storia italiana:

"[...] come riuscì un umo a unificare apparentemente in sé il sapere del mondo intero, e a tradurre in modo impareggiabile le sue conoscenze in un'opera? Come riuscì a creare dipinti d'importanza fondamentale, e al tempo stesso a riflettere con grandissima intensità su macchine volanti, automi, altre apparecchiature di ogni sorta, e su una grande varietà di problemi scientifici? Che una persona, nel breve lasso di tempo di una vita umana, abbia potuto essere attiva [...] in un così gran numero di campi ci sembra un vero miracolo. [...]"

Quel che fece Da Vinci, infatti, fu interessarsi ad un tanto vasto quanto difficile da circoscrivere numero di discipline specifiche: dall'arte alla pittura, dalla fluidodinamica all'architettura, dall'anatomia all'ingegneria, dal disegno tecnico alla disciplina del volo. Solo per citarne alcune.
Descrivendo le imprese e gli studi realizzati da questa strepitosa e discussa individualità, capita come minimo di domandarsi come abbia potuto fare ad eccellere al tempo in così tanti campi. Anche molto distanti fra loro. Quello che l'architetto Giorgio Vasari descrisse nel 1550 come persona dotata di un intelletto 'divino e maraviglioso', alla luce di queste considerazioni, è ancora oggi una figura di grande fascino, ammirazione e di enorme fonte di curiosità.
La grande intelligenza contenuta in scritti ed appunti è stata, parimenti, anche volutamente occultata e malcelata dallo stesso studioso: è il caso di stili di scrittura speculari, nascosti o cammuffati accanto a suoi disegni tecnici e schizzi specifici.
Da quanto emerge, pertanto, anche lo stesso Da Vinci contribuì nella missione di non farsi comprendere in maniera coerente e trasparente dalle moltitudini di persone che hanno esaminato (nei secoli) i suoi scritti e studi. Quanto può offrirci oggi l'analisi e la discussione attorno a questo uomo?
A questa domanda risponde, in maniera molto chiara, il libro scritto da Klein:

"[...] oggi Leonardo può offrirci molto più di un sogno.
Il vero significato del suo creare si è chiarito in verità solo negli ultimi tempi, quando alcuni ricercatori hanno ricominciato a esaminare i fogli e i volumi [...] Leonardo ha visto infine crescere, accanto alla sua fama di artista, anche quella di ricercatore scientifico. 
Da qualche anno esperti in tutti i campi possibili dello scibile hanno cominciato a occuparsi del maestro di Vinci. Mentre molti schizzi e pensieri [...] rimanevano incomprensibili agli storici d'arte, che si erano ovviamente occupati soprattutto del Leonardo artista, cardiochirurghi, fisici o ingegneri possono comprenderli oggi dal punto di vista delle loro discipline, e sono colti da un grande stupore. [...]"

Lo stupore caratteristico di quanti riescano a provare meraviglia per una persona che, in tempi storicamente proibitivi, è riuscita a spingere la mente umana nella ricerca di una serie di limiti apparentemente invalicabili.
La ricerca di specificità tecnologico-artistiche ha generato, negli anni, una considerazione enorme nei confronti di questa figura: basti pensare al quadro de La Gioconda, mai pienamente studiato e compreso in annali e decenni di analisi. Al netto di studi ed interpretazioni, cosa rimane di ancora attuale osservando il più da vicino possibile studi e consapevolezze di questo essere umano?

"[...] Nel suo modo di affrontare la realtà [...] trovò la risposta ai problemi di un'epoca in cui d'improvviso antiche certezze avevano perduto ogni valore e in cui le persone si trovavano a dover affrontare problemi mai immaginati prima, proprio come accade a noi oggi. 
Leonardo fu molto più di un artista straordinario: egli investigò il mondo e lo inventò di nuovo. [...]"

Contribuì ad effettuare un'analisi tanto radicale e devastante quanto incompleta, essendo la sua conoscenza vincolata più all'osservazione dei fenomeni naturali che alla definizione tecnica delle formule nascoste e/o ricavabili. Una scarsa conoscenza della matematica e della descrizione analitica dei fenomeni fisici riuscì ad essere, per Leonardo Da Vinci, un fattore contemporaneo di freno e spinta verso nuove forme di scoperta ed approfondimento.

"[...] Benché la padronanza e l'inventiva siano valse a Leonardo la fama di un genio universale in più di una decina di campi diversi, egli non aveva [...] un talento superiore in tutti i campi. Sulla matematica, per esempio, si affaticò per molti anni pur non riuscendo neppure a padroneggiare perfettamente la divisione. Tali carenze non influirono peraltro negativamente sulla sua enorme produttività. Leonardo attingeva [...] la sua forza dal talento che gli aveva dato la natura di sfruttare al meglio la sua immaginazione. 
Un matematico avrebbe descritto la somiglianza della ramificazione di alberi e del sistema arterioso per mezzo di formule e numeri: Leonardo, al quale questa via era preclusa, confrontò i due modelli sotto forma di immagini.Perciò sviluppò una forma di pensiero tagliata su misura sulle sue doti. [...]"

Lavorando solo per il piacere di capire e (provare a) comprendere il mondo intero, Leonardo Da Vinci contribuì ad innescare riflessioni e metodi di ragionamento ed indagine su una larghissima serie di settori e di campi.
Al fine di trovare e comprendere possibili strade di riscoperta di un genio, è opportuna e consigliata la lettura di un testo propenso alla riscoperta di una personalità tanto completa e affascinante:

"[...] Se c'è un personaggio storico che merita di essere definito 'genio universale', nessun dubbio che esso sia Leonardo Da Vinci, semplicemente un gigante. Progettò i primi automi funzionanti; immaginò i computer digitali; costruì la prima valvola cardiaca; affrontò i primi studi accurati di anatomia; inventò le prime macchine volanti; rivoluzionò [...] l'ingegneria militare...l'elenco dei campi di applicazione del suo ingegno è vertiginoso. 
[...] i suoi contemporanei lodavano e corteggiavano in lui [...] l'ingegnere, l'architetto, l'inventore di marchingegni terribili e portentosi, colui che impersonava una nuova era grazie alle sue scoperte meravigliose. Perché Leonardo è stato a tutti gli effetti il primo visionario della storia, ha inventato un nuovo modo di pensare , e, grazie alla sua prodigiosa capacità di osservazione della natura e alle sue folgoranti intuizioni, ha rivoluzionato ogni campo della conoscenza a cui si è applicato. [...]"


martedì 4 novembre 2014

SPOLITICIZZAZIONE ITALIANA...RISCHIO POTENZIALE O REALTA' ATTUALE?

"[...] Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso. [...]Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. 
La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come. [...]"
(P.P.Pasolini, att.)


domenica 2 novembre 2014

IPCC, CAMBIAMENTO CLIMATICO E FUTURO... #CRISISENZASOSTA

Da quanto sembra leggendo fra i dati emessi dall'ente Ipcc, pare esserci sempre meno tempo per provare a salvare il pianeta Terra. Gli avvisi sul clima emersi sono drammatici e sempre più allarmanti, stando a quanto riscontrato e diffuso dai mass media.
Leggendo dal sito di Ansa, infatti, è possibile riportare quanto segue:

"[...] Le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera hanno raggiunto i più alti livelli 'in 800 mila anni', 'resta poco tempo' per riuscire a mantenere l'aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi. [...]"

In altre parole, pertanto, mai tanto inquinamento si era registrato nell'atmosfera terrestre dalla comparsa dell'essere umano.
Tale quadro ha tinte fosche ulteriormente perpetuate da quanto sintetizzato dal giornale La Repubblica:

"[...] Tra il 1880 e il 2012 la temperatura della superficie terrestre e degli Oceani è salita di 0,85°C, a un ritmo troppo veloce. Resta poco tempo per intervenire e mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei  2°C. [...] Oltre all'impatto dell'uomo, analizza come i cambiamenti climatici siano già in corso e possano diventare irreversibili a meno che le emissioni di gas serra non siano tagliate. [...] gli scienziati sono certi al 95% che l'aumento dei gas serra dovuto a combustione di carboni fossili e la deforestazione siano le principali cause del riscaldamento dalla metà del ventesimo secolo. [...]"

Esisterebbe, pertanto, una probabilità assai consistente che l'aumento dei gas serra sia imputabile a fenomeni generatisi strettamente per cause umane: (ab)uso di combustibili fossili e deforestazione. Tali fattori intervengono infatti, sin dalle loro componenti minime, sul ciclo di produzione di ossigeno ed anidride carbonica; in termini minimali la presenza di meno alberi può abbattere il ricambio di ossigeno, aumentando quindi la componente carbonica nell'atmosfera. Tale fenomeno sembra avere numeri sempre più lancinanti ed allarmanti, stando a quanto diffuso da studi richiamati su internet.
Citando infatti uno studio dell'anno 2013, intitolato "High-Resolution Global Maps of 21st-Century Forest Cover Change", è possibile richiamare quanto segue dal sito greenreport.it:

"[...] il mondo sta perdendo 50 campi di calcio di foresta ogni minuto di ogni giorno, l’equivalente di 68.000 campi da calcio ogni giorno nel corso degli ultimi 13 anni. [...]"

Vengono statisticamente bruciati, da quanto pare, 2mila chilometri quadrati di foreste tropicali.
Mediamente, ogni singolo anno. Con tutto quel che può conseguirne a livello mondiale.
Dati climatici come quelli denunciati da Ipcc possono realizzarsi, purtroppo, anche (o soprattutto) per via di fenomeni troppo sottovalutati come questi.
La crisi climatico-ambientale attualmente in corso dovrebbe essere percepita come enormemente più importante (ed urgente) di quella economico-finanziaria, in quanto notevolmente ridotti sembrano essere i margini di manovra per scongiurare ulteriori peggioramenti.
Peggioramenti da cui, è necessario scriverlo, non potranno che trarne cattiva sopravvivenza soprattutto le generazioni future.
Servono urgentemente soluzioni, tanto radicali quanto capaci di andare in manifesta controtendenza con le forme attualmente perpetuate di: sviluppo economico, politiche energetiche, politiche industriali, provvedimenti di politica sostenibile, [...].
Quali risultati sembra necessario adoperarsi per raggiungere, in un quadro di ottimizzazione delle politiche globali?
A tale domanda rispondono entrambi gli articoli diffusi su internet; il sito Ansa definisce infatti quanto richiamato nel seguito:

"[...] Le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% tra il 2010 e il 2050 e sparire dal 2100 [...]"

Quanto tempo resta, pertanto, prima del raggiungimento del punto di non ritorno?
Cosa potrebbe accadere, invece, qualora dovessimo scoprire di averlo già raggiunto?
Le domande sono molte, moltissime; è urgente fornire pronte risposte da non esercitare solamente a parole. Cosa potrebbe succedere con l'aumentare delle alterazioni ambientali già largamente in corso d'opera? Stando a report e testi diffusi, le conseguenze che sembrano definibili come minime potrebbero essere richiamate dal seguente elenco:

  • Innalzamento dei mari a livello globale;
  • Peggioramento dell'azione indotta dai gas serra stessi;
  • Uragani più intensi e più frequenti, con possibilità di avere anche un aggravamento dei fenomeni metereologici estremi;
  • Creazione potenziale di milioni di sfollati, a seguito di un concentrarsi di fenomeni differenti;
  • Pericolo per la sopravvivenza della specie umana e di altre specie animali;
  • Aumento dei periodi di siccità, parimenti a quelli di precipitazioni anche eccessive;
  • Destabilizzarsi delle produzioni alimentari, con aggravamento delle condizioni di vita globali. 

Non sembra esserci, pertanto, più adeguato tempo per fermarsi a riflettere.
La prima questione su cui concentrare i dibattiti nelle prossime conferenze ambientali sembra essere, al netto di diplomazie e dichiarazioni rituali, una sola ed ottimamente sintetizzata da La Repubblica:

"[...] La sfida più difficile sarà decidere chi dovrà fare cosa. Ma già si prevede una lotta tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I primi chiederanno a tutti di abbracciare obiettivi ambiziosi, mentre i secondi potrebbero continuare a sostenere che ci sono nazioni che storicamente hanno maggiori responsabilità e dovrebbero essere in prima linea per aiutare i Paesi più poveri a far fronte all'impatto del riscaldamento globale. [...]"

Non sembrano, pertanto, esserci più margini disponibili per tardare nell'intraprendere azioni concrete. Azioni complesse, adatte all'enorme difficoltà della situazione che l'umanità pare trovarsi davanti.



Fonti:

"Allarme Onu sul clima", Ansa.it
(http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2014/11/02/onu-gas-serra-ai-massimi-da-800-mila-anni_6f15e6f1-2047-4312-9bbf-fc59ecd195f9.html)

"Climate change 2014 - Synthesis report", Ipcc.ch
(http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar5/syr/SYR_AR5_SPM.pdf)

"Clima - Agire subito per fermare il riscaldamento globale", La Repubblica
(http://www.repubblica.it/ambiente/2014/11/02/news/clima_le_concentrazioni_di_gas_serra_al_massimo_da_800_000_anni-99571639/)

"Deforestazione senza fine", greenreport.it
(http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/deforestazione-senza-fine-alber/)


sabato 1 novembre 2014

FRA SOGNO E "FANCIULLEZZA", INCROCIANDO MUSICA E POESIA...


"[...] Era un tempo che la malvagità umana e le sciagure della virtù mi movevano a sdegno, e il mio dolore nasceva [...]. Ma ora io piango l’infelicità degli schiavi e de’ tiranni, degli oppressi e degli oppressori, de’ buoni e de’ cattivi, e nella mia tristezza non è più scintilla d’ira [...]. 
E molto meno ho forza di conservar mal animo contro gli sciocchi e gl’ignoranti [...]; e perché l’andamento e le usanze e gli avvenimenti e i luoghi di questa mia vita sono [...] infantili, io tengo afferrati con ambe le mani questi ultimi avanzi e queste ombre di quel benedetto e beato tempo, dov’io sperava e sognava la felicità, e sperando e sognando la godeva, ed è passato né tornerà mai più, certo mai più; vedendo con eccessivo terrore che insieme colla fanciullezza è finito il mondo e la vita per me e per tutti quelli che pensano e sentono; sicché non vivono fino alla morte se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita. [...]" (G.Leopardi, cit.)