martedì 29 novembre 2011

AMBIENTE E TERRA: VICINO IL PUNTO DI NON RITORNO?


Non si ricorda, a memoria storica, un periodo più caldo di questo.
Non sono impressioni, e neppure percezioni mal documentate. Quello che sembra testimoniare la nettissima e definitiva preoccupazione da parte degli esperti della Terra è la percezione che i mezzi di informazione riportano nel merito della 17^ Conferenza sul clima a Durban. 
Il contesto comune a tutte le opinioni emerse è riassunto e diffuso molto semplicemente: ci stiamo avvicinando (troppo?a cambiamenti irreversibili. Si tratta di convinzioni errate od immotivate? Assolutamente no, stando a quanto riportano articoli reperibili in Rete. Stando infatti alle parole del Segretario Generale della Wmo (Organizzazione Metereologica ONU, nds), è ormai più che asintotica la soglia di definitiva deriva: 
"[...]Le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi picchi e si stanno rapidamente avvicinando a livelli coerenti con una crescita di 2/2,4 gradi Celsius della temperatura media globale.[...]"
(Fonte: repubblica.it)
Esperti hanno a più riprese sottolineato che un aumento superiore ai 2 gradi potrebbe innescare cambiamenti irreversibili per il sistema terrestre. Nel mentre, per fortuna o purtroppo, rimangono dati di fatto ad innescare riflessioni: il periodo 2002-2011 ha eguagliato il record del recente 2001-2010, come decennio più caldo dall'inizio delle misurazioni storiche. 
Il Segretario Generale della Wmo, Michael Jarraud, rimane convinto sostenitore della fondatezza del legame abuso umano- degenerazione climatica
"[...]È nostro compito diffondere le conoscenze scientifiche che guidano l'azione di chi decide. La nostra scienza [...] è solida e dimostra in modo inequivocabile che il clima mondiale si sta riscaldando e che questo riscaldamento è dovuto alle attività umane. [...]"
(Fonte: repubblica.it)
Di qui a Durban, dunque, è partita l'ennesima discussione: il clima è influenzato in un qualche modo dalle gesta e dall'abuso umano? Lo sfruttamento eccessivo ed indiscriminato delle risorse conduce ad un deterioramento progressivo ed inarrestabile dell'astronave Terra
Nonostante tutto, la necessità di riequilibrare ed implementare quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto che rimane, ad oggi, il solo trattato internazionale 'vincolante' per la riduzione delle emissioni inquinanti. Si parla anche di predisporre, entro il 2020, un fondo straordinario di 100 miliardi di dollari l'anno per aiutare i Paesi poveri a compensare le perdite derivanti dai costi relativi alla riduzione delle emissioni di gas serra. 
Si può sperare in impegni costruttivi e realmente operativi, risparmiando promesse inutili ed ormai anche inutilizzabili?
Oltre alla miccia economico-finanziaria, anche quella ambientale rimane viva e pesante. 
Laddove l'ignorante ma interessato chiede, le autorità hanno (dovrebbero avere?) il dovere di fornire una risposta. 

Fonte: "Il decennio più caldo dal 1850- Rischio cambiamenti irreversibili", La Repubblica


lunedì 28 novembre 2011

"CUORE DI ALIANTE", CITANDO CLAUDIO BAGLIONI


"Io l'ombra che andò via 
costeggiando il muro o restando lì 
l'uomo che cercò la sua profezia 
dritto nel futuro e poi si smarrì 
suono di tam tam e io ci ballo su 
da tutta una vita fulminea 
come un viaggio in tram che ti siedi giù 
e è il capolinea 
io l'onda che si alzò 
su dal mare scuro dell'umanità 
l'urlo che si udì quando rimbalzò 
forte sul tamburo della libertà 
sogno di colei che è la mia follia 
e mai questa ferita rimargina 
e che dai libri miei ha strappato via 
l'ultima pagina 
sono acqua di foce ed è una croce 
non sapere mai se la mia voce 
è fiume o oceano e non c'è no fiume 
che due volte sia capace 
di bagnarmi e darmi pace 
perché il tempo se ne va e tutto tace 
io resto qua nell'irrealtà 
dell'immenso velo del mio cielo a metà 
sarà una nuova età o solo un'altra età 
il volo di un eterno istante 
nel mio cuore di aliante 
io l'indio che partì 
nel cammino duro di cercare sé 
l'arco che lanciò una freccia qui 
dentro un cuore puro luogo che non c'è 
sonno di amnesie che non dormo più 
ma non ho finito di esistere 
con queste energie cresco la virtù 
di resistere 
sono acqua di fonte che al suo monte 
non può ritornare e il mio orizzonte 
è solo vivere e vivere da solo 
come un sasso di un torrente 
che non ferma la corrente 
perché il tempo se ne va e lascia niente 
io resto qua nell'irrealtà 
dell'immenso raggio del mio viaggio a metà 
sarà una nuova età o solo un'altra età 
il volo di un eterno istante 
nel mio cuore di aliante 
a combattere il tempo come si fa 
si può battere solo 
a tempo di musica 
non ti abbattere al tempo che se ne va 
lo puoi battere ancora 
a tempo di musica sul tempo che va 
a tempo di musica nel tempo che va 
io resto qua nell'irrealtà 
dell'immenso fondo del mio mondo a metà 
sarà una nuova età o solo un'altra età 
il volo di un eterno istante 
nel mio cuore di aliante 
io a combattere il tempo 
l'ombra che andò via 
costeggiando il muro o restando lì 
l'uomo che cercò la sua profezia 
dritto nel futuro e poi si smarrì 
a tempo di musica."

sabato 26 novembre 2011

CROLLO DI EURO ED EUROPA... DI PUNTO IN BIANCO?


Gli allarmi, in questi ultimi giorni, si sono fatti anche ufficialmente più intensi; quella che prima era solamente cosa da pessimisti o complottisti rischia di trasformarsi, forse, in realtà. 
L'allarme principale, in questo campo, risuona a totale (sovrac)carico dell'Italia; è il nostro Stato, nei fatti, quello che rischia di dare il colpo di grazia al sistema Europa. Esperti ed addetti ai lavori concordano, al di là del futuro che ci attende, su un solo fatto: l'Italia ha un debito pubblico troppo grande per essere salvata. 
Non serviranno eternamente i tentativi promossi dalla BCE di acquistare Titoli di Stato, nel tentativo estremo dicalmierare il tragico effetto combinato tra speculazione e perdita di credibilità. Il Fondo salva Stati, pur essendo stato recentemente aumentato, sembra essere secoli-luce lontano dal poter garantire sostenibilità ed affidabilità a tutti gli Statiaffetti dal tracollo finanziario. 
La campagna europea del nuovo Governo ha prodotto un risultato di attesa nei confronti di misure impressionanti che, allo stato attuale, sono per l'opinione pubblica nebulose solamente fatte da concetti chiave assolutamente giusti: rigore, equità, crescita, tutela e sviluppo sono solo alcuni dei punti fino ad ora emersi. 
Il giudizio sul nostro Paese e sulla tenuta dell'Euro(pa) è, nei fatti, assai controverso. 
Si perviene, come massimo denominatore, al vedere Italia ed Europa legate intimamente l'una all'altra: 
"[...]L'Italia ha bisogno dell'Europa, ma l'Europa ha bisogno di un'Italia forte, attiva nel processo che deve portare ad un'unione economica più forte. (L'Italia) ha grandi possibilità di uscire da questa situazione negativa perchè ha fondamentali dell'economia solidi, un settore privato dinamico e molti talenti da sfruttare.[...]"
(Fonte: L'Unità, 26-11-2011)
Che ne sarà dell'Europa con un'Italia avviata verso la recessione? 
Che ne sarà dell'Europa con un'Italia afflitta da una fuga di cervelli e da un depauperamento di capitale umano senza precedenti? Che ne sarà dell'Europa con un'Italia nella quale la regia dei milionari Marchionne occulta la dignità ed il potere di spesa della base della piramide societaria? 
Che ne sarà dell'Euro senza l'Italia? 
Sullo sfondo rimangono, attualmente, proposte di (parziale?) risoluzione ancora in fase di ascolto: Eurobond e Tobin Tax sono solo alcune delle soluzioni al vaglio delle autorità competenti. 
Mettere i debiti pubblici dei vari Stati in un unico calderone potrebbe forse essere una soluzione percorribile per l'uscita dalla crisi tremenda e tremendamente in evoluzione? Qualunque ragionamento è inutile, per chi non si intende appieno della temibile disciplina economica. 
Nel mentre, purtroppo, alcuni di quelli che molti definiscono campanelli d'allarme sono già stati ampliamente sforati: rendimento dei Titoli di Stato tra 7% ed 8%, spread cavalcante e galoppante, quasi quotidiani rossi negli indici di borsa. 
Sullo sfondo, ma non troppo, rimane l'opinione fin troppo chiara di Fitch: "L'Italia è probabilmente già in recessione." 
L'equazione diventa, a questo punto, ancora più semplice ed immediata: se c'è recessione non c'è crescita; se manca la crescita è impossibile ripagare (a maggior ragione ad interessi così elevati, nds) gli investitori nei nostri titoli pubblici. 
Il contorno resta, contemporaneamente, confuso almeno quanto il centro delle questioni; tra salvezze attese e sperate, spunta impetuoso l'analisi apocalittica promossa dall'Economist. 
Quale futuro attende l'Europa intera di fronte a questa (finale?) crisi finanziaria contagiata ai debiti sovrani? 
"[...]L’area del mondo finanziariamente meglio integrata si lacererebbe tra default, fallimenti delle banche, nazionalizzazioni.[...] L’eurozona si ritroverebbe spezzettata o tuttalpiù divisa in due, un blocco settentrionale più o meno compatto e uno meridionale frammentato. Molti trattati verrebbero infranti. Le differenze di valore e prestazioni tra le monete delle aree più solide e quelle delle aree periferiche porterebbero con ogni probabilità allo svuotamento del mercato unico. La stessa sopravvivenza dell’Unione Europea sarebbe messa in discussione. [...]"
(Fonte: unita.it)
Di fronte ad uno scenario così, qualunque ulteriore commento è sprecato. 
Quali le tempistiche per arrivare a questo tracollo? L'Economist è ancora più chiaro: 
"[...]Non si può andare avanti così a lungo. [...] Senza drastici cambiamenti, da parte della BCE e dei leader europei, la moneta unica potrebbe distruggersi nel giro di poche settimane. L’evento scatenante può essere il fallimento di una grande banca, la caduta di un governo, un altro flop in un’asta di titoli.[...]" 
E l'Italia? Cosa attende l'Italia in questo scenario? La risposta appare, tristemente, scontata: 
"[...]L’ultima settimana di gennaio l’Italia dovrà rifinanziarsi piazzando titoli per 30 miliardi di euro. Se i mercati non risponderanno bene, e la BCE nemmeno, l’Italia si ritroverebbe a un passo dal default."
La missione del governo Monti, commissariante nei fatti la politica italiana, si mostra completamente in salita; a lui spetterà, sembra, l'estremo tentativo di evitare quello che per moltissimi sembra un tracollo conclamato. 
Tracollo conclamato...e già preventivato. Stando ai contenuti diffusi da molti organi di informazione, infatti, alcuni fra gli istituti di credito più grandi al mondo stanno vagliando l'ipotesi di una devastazione dell'Eurozona. 
Citando uno studio promosso dal New York Times, infatti, la disintegrazione dell'area Euro sembra per loro un'ipotesi sempre meno impossibile. 
Di pari passo, invece, "[...]Le banche in Francia e in Italia non stanno mettendo a punto piani di emergenza perché hanno concluso che una disintegrazione dell'area euro è impossibile.[...]" (Fonte:corriere.it)
Quali prospettive (più o meno immediate) attendono l'Europa intera? Cosa può accadere, in caso di default od uscita dall'Euro, nelle vite dei singoli cittadini di ogni altrettanto singolo Stato? 
Le domande sono moltissime, le criticità complicatissime da risolvere. 
Gli sforzi rimangono, comunque, protesi al garantire la tenuta di un sistema europeo forse mai davvero messo in opera.
Fra apocalisse e rinascita, è rinnovata la visione di un decisivo (tragico?) punto di svolta. 


giovedì 24 novembre 2011

"THE SHOW MUST GO ON", RICORDANDO FREDDIE MERCURY



"Empty spaces, what are we living for?
Abandoned places, I guess we know
the score
On and on
Does anybody know what we are looking for? 

Another hero, another mindless crime
Behind the curtain, in the pantomime
Hold the line
Does anybody want to take it anymore? 

The show must go on
The show must go on
Inside my heart is breaking
My make-up may be flaking
But my smile still stays on 

Whatever happens, I'll leave it all to chance
Another heartache, another failed romance
On and on
Does anybody know what we are living for?
I guess I'm learning
I must be warmer now
I'll soon be turning round the corner now
Outside the dawn is breaking
But inside, in the dark, I'm aching to be free 

The show must go on
The show must go on, yeah
Oooh inside my heart is breaking
My make-up may be flaking
But my smile still stays on
Yeah oh oh oh 

My soul is painted like the wings of butterflies
Fairy tales of yesterday will grow but never die
I can fly, my friends 

The show must go on, yeah
The show must go on
I'll face it with a grin
I'm never giving in
On with the show 

I'll top the bill
I'll overkill
I have to find the will to carry on
On with the
On with the show 

The show must go on."

TRADUZIONE: 

"Spazi vuoti – per cosa stiamo vivendo? 
luoghi abbandonati – suppongo che noi conosciamo il risultato 
Senza sosta, qualcuno sa cosa stiamo cercando? 
Un altro eroe, un altro stupido reato 
Dietro la tenda, nella commedia (farsa) 
Resta in linea, qualcuno lo vuole ancora? 

Lo spettacolo deve andare avanti, 
Lo spettacolo deve andare avanti, 
Dentro, il mio cuore è rotto 
Il mio trucco potrebbe scrostarsi 
Ma il mio sorriso regge ancora. 

Qualsiasi cosa succeda, lascerò tutto ciò per ri-schiare 
Un altro mal di cuore, un’altra storia fallita 
Senza sosta, qualcuno sa cosa stiamo cercando? 
Suppongo di stare imparando, devo essere più caloroso ora 
Presto sarò una svolta, gira l’angolo ora 
Fuori, l’alba sta scoppiando 
Ma dentro nel buio sto soffrendo per essere felice 

Lo spettacolo deve andare avanti, 
Lo spettacolo deve andare avanti, 
Dentro il mio cuore è rotto 
Il mio trucco potrebbe scrostarsi 
Ma il mio sorriso regge ancora. 

La mia anima è colorata come le ali delle farfalle 
Le fiabe di ieri invecchieranno, ma non mori-ranno mai 
Posso volare amici miei 

Lo spettacolo deve andare avanti, 
Lo spettacolo deve andare avanti, 
Lo affronterò con un sorriso 
Non sto mai cedendo 
Su con lo spettacolo 

Salderò il conto, esagererò 
Devo trovare la volontà di andare avanti 
Lo spettacolo deve andare avanti…"


mercoledì 23 novembre 2011

"A COSA SERVE LA POLITICA?", LEGGENDO LO STRAORDINARIO PIERO ANGELA


Con i dovuti paragoni, moltissimi potrebbero dire a Piero Angela quello che l'ultimo Max Pezzali scrisse, in una sua famosa canzone, alla 'Regina del Celebrità': "[...] chissà se qualcuno ti ha detto mai/ cosa sei stato tu per noi.[...]"
L'opera di straordinaria divulgazione promossa da quest'uomo ha avvolto e contribuito a costruire un interesse verso materie e tematiche che, normalmente, risultano complesse ed orribili se non adeguatamente indirizzate alla comprensione. 
"Hai compreso veramente una cosa solo quando sei in grado di spiegarla a tua nonna."; citando una frase da molti attribuita al grande Einstein è possibile cercare di spiegare ciò che, magari nel suo piccolo, l'opera di Piero Angela ha provato ad essere per molti italiani. 
Le culture scientifiche e tecnologiche sono state difese e perorate, affondando le radici in argomentazioni semplicissime attorno a tematiche enormemente complesse; le (mai troppe, nds) serate spese a guardare Quark prima o SuperQuark poi hanno contribuito a definire argini importanti dentro cui muovere le consapevolezze che dovrebbero, quantomeno teoricamente, muovere l'operato di ogni uomo. 
Sfruttando un mezzo popolare come la televisione, questo grande uomo è riuscito negli anni ad acculturare e promuovere forme di collettiva istruzione, da mandare a tutte le differenti generazioni interessate, senza alcun vincolo di età od appartenenza. Le prime mezz'ore di ogni singolo programma passate a monitorare ed esplorare le esistenze degli animali, le seconde mezz'ore a provare esperimenti affidandosi al metodo sperimentale, giusto per capire quanto fosse facile ed immediato percepire la scienza nelle cose di tutti i giorni. 
In un Paese che vede la cultura scientifica come prepotentemente subordinata a tutte le altre, l'operato di Piero Angela è stato infinite volte straordinario. Nel suo ultimo libro, l'autore e divulgatore prova ad andare oltre all'analisi della semplice barriera scientifica. 
Dal titolo la missione è fin troppo chiara: ragionare sul ruolo occupato dalla politica di oggi, senza ingigantirlo o sminuirlo. Le parole più adatte a riassumere il contenuto racchiuso tra le pagine sono quelle collocate sulla copertina: 
"Un saggio lucido, equilibrato e illuminante per capire qual'è il vero problema dell'Italia. E che cosa si può fare per risolverlo.
Il compito più grande da esaurire l'autore lo risolve con immediatezza nell'introduzione: 
"Oggi c'è un forte risentimento contro la classe politica per i suoi troppi privilegi, per il malcostume diffuso, per i costi, l'arroganza, l'inefficienza, la corruzione ecc. Ma in realtà esiste una questione molto più profonda [...] che riguarda il ruolo stesso della politica nella società. 
Infatti c'è troppa attesa che sia la politica a risolvere i problemi, ad affrontare le sfide del nostro tempo, e che quindi la soluzione sia il prevalere di quel Partito o di quella maggioranza. 
Il fatto è che la politica, pur essendo soltanto uno degli elementi del sistema, è diventata la protagonista assoluta della scena, oscurando quasi tutto il resto. C'è una distorsione [...] che lascia in ombra [...] i veri motori del cambiamento e dello sviluppo. Certo, la politica potrebbe fare molto, ma nel nostro Paese è diventata un sistema a circuito chiuso, dove rimangono imbrigliati anche i suoi uomini migliori. [...] Il nostro Paese è pieno, in tutti i campi, di talenti e di energie represse o non valorizzate, che attendono di essere liberate e di trovare il contesto giusto per potersi esprimere. 
Nell'interesse generale. E' qui che la politica può svolgere il suo vero ruolo. Ma quale politica?[...]"
La domanda in chiusura è proprio quella a cui l'autore, alla sua maniera, cerca di rispondere nell'articolarsi del libro. 
Uno dei mali di questi ultimi anni consiste, forse, nell'aver dato troppa importanza al reale potere della politica? Su questa e moltissime altre domande correlate l'autore prova a fare luce, dipanandosi su più argomenti facenti parte dell'ormai nota anomalia italiana. Le riflessioni spaziando su tematiche molteplici, nel seguito per sommi capi esposte: 
  • La macchina della ricchezza;
  • Naturale e artificiale;
  • Uomini e tecniche;
  • Scienza e cultura;
  • E come Educazione;
  • Ricerca e merito;
  • Io, noi e gli altri;
  • Il debito pubblico;
  • Premi e punizioni;
  • Le diversità italiane;
  • L'acceleratore della televisione;
  • Sostenere una piramide (rovesciata);
  • Difendere l'ecosistema artificiale.
Quali le misure più adatte? Quali le tecniche di prevenzione e salvaguardia dell'infinito capitale umano che questo Paese vede disperdersi, giorno dopo giorno? 
Quale futuro per energia, ambiente e società? Quale sorte spetta alla cultura tecnica, sempre troppo sottovalutata? Quali emergenze hanno la priorità per dimensionare il futuro che attende questa Italia e questo mondo? 
Il problema del debito pubblico è solo una minaccia da affrontare o nasconde un malessere, frutto di decenni di cattiva politica, da rivalutare? Il dibattito, di fronte a domande come queste, è infinito ma non rimandabile. 
Come nel suo stile da decenni, Piero Angela offre spunti, fondati e costruttivi, per utilissime riflessioni. 
Magari discutibili o meno, ma sempre motivate e razionali.

martedì 22 novembre 2011

NEUTRINI, ANCORA PIU' VELOCI DELLA LUCE


A quasi due mesi dalla notizia che potrebbe potenzialmente rivoluzionare la fisica e la contemporanea visione del mondo arriva un'ulteriore notizia a rassicurare sulla buona validità dell'esperimento compiuto sui neutrini ribelli: stando a test riportati da giornali e mass-media, infatti, gli stessi sarebberoeffettivamente risultati ancora una volta più veloci della luce. 
La sfida ad una nuova visione della fisica può, dunque, procedere con moderata ma rinnovata convinzione. 
Il metodo inventato per 'spedire' i neutrini dal Cern di Ginevra al Laboratorio dell'INFN del Gran Sasso è stato, infatti, migliorato e diversificato impacchettando gli stessi in fasci più stretti e separati. 
Così facendo è stato possibile esaminare meglio i risultati che, tali neutrini, hanno fatto registrare proprio nei momenti di 'arrivo'. 'Meglio uno alla volta che tutti assieme', dunque; è stata questa la giusta convinzione dietro al progetto che, a fatti, ha confermato quanto di buono e potenzialmente rivoluzionario era stato registrato non troppo tempo fa.
Minimizzando gli errori derivanti dal trattamento statistico dei dati di viaggio, l'esperimento ha confermato ancora una volta la sua validità. 
Il neutrino ha superato ancora una volta la velocità della luce; si attendono, comunque, altri esiti di conferma o smentita provenienti da laboratori americani e giapponesi. Comunque andrà, qui si sta facendo la storia. 

Fonte: 
"Il neutrino è ancora più veloce della luce", G.Caprara, Corriere.it;
"Superata la velocità della luce: il Cern mette in dubbio Einstein", G.Caprara, Corriere.it.


domenica 20 novembre 2011

UTILITA' DELLA POLITICA, CITANDO PIERO ANGELA


"Oggi c'è un forte risentimento contro la classe politica per i suoi troppi privilegi, per il malcostume diffuso, per i costi, l'arroganza, l'inefficienza, la corruzione ecc. Ma in realtà esiste una questione molto più profonda [...] che riguarda il ruolo stesso della politica nella società. 
Infatti c'è troppa attesa che sia la politica a risolvere i problemi, ad affrontare le sfide del nostro tempo, e che quindi la soluzione sia il prevalere di quel Partito o di quella maggioranza. 
Il fatto è che la politica, pur essendo soltanto uno degli elementi del sistema, è diventata la protagonista assoluta della scena, oscurando quasi tutto il resto. C'è una distorsione visiva, alla quale contribuiscono in buona parte la cultura e l'informazione, che lascia in ombra [...] i veri motori del cambiamento e dello sviluppo. 
Certo, la politica potrebbe fare molto, ma nel nostro Paese è diventata un sistema a circuito chiuso, dove rimangono imbrigliati anche i suoi uomini migliori. [...] Il nostro Paese è pieno, in tutti i campi, di talenti e di energie represse o non valorizzate, che attendono di essere liberate e di trovare il contesto giusto per potersi esprimere. 
Nell'interesse generale. 
E' qui che la politica può svolgere il suo vero ruolo. 
Ma quale politica?[...]"

Fonte: "A cosa serve la politica?", Piero Angela, Mondadori Editore


venerdì 18 novembre 2011

TRA TECNICA E POLITICA: QUESTIONE (NON) RISOLTA


L'insediamento del Nuovo Governo è stato benedetto o maledetto da larghissima parte dell'Italia; oltrepassando il confine degli ultimi anni, ciò che è certo più di altre infinite questioni è l'autorevolezza ed il passato delle persone individuate come Ministri. Lo sottolinea, in termini inequivocabili, lo stesso Michele Serra nella sua Amaca
"[...]Il grigio-banca del governo Monti sembra un antidoto alla pacchianeria sgargiante che ci ha sommersi, incanagliti, instupiditi per tanti di quegli anni che quando vediamo passare in televisione, tra gli stucchi di Palazzo, una faccia normale, una persona noiosa, sbarriamo gli occhi per l'incredulità. Per ogni Ministro nominato fate così: cercate di ricordarvi chi era il suo predecessore. Vedrete che in nove casi su dieci il passo in avanti è stato grandioso. 
A prescindere."
Altrettanto a prescindere, nei fatti, il periodo che si è aperto sarà contraddistinto da una serie di epocali cambi di marcia e di regolazione delle sfere politiche ed economiche: quelle che sono state le parole del nuovo Premier dovranno diventare, sotto l'occhio del ciclone, inevitabili ed epocali fatti. 
I criteri di equità dovranno diventare promossi e non semplicemente promessi, così come sarà opportuno cercare di salvare la situazione (o il semplice salvabile?, nds) non raschiando dal barile già stremato dei soliti noti
I numeri larghissimi della nuova maggioranza preannunciano quella che, a fatti, sembra essere una nuova fase nella quale gli schieramenti politici vogliano, alternativamente, ricostruirsi una coerenza orifarsi la verginità.
Vedere leghisti all'opposizione inneggiare allo sfascio di un Governo non eletto è una cosa ridicola sotto tutti gli aspetti, in virtù del fatto che tutti gli attuali Parlamentari risultano non eletti o nominati, che scriver si voglia. 
Allo stesso modo, di pari passo, gli schieramenti che hanno manifestato istanze di alternativa dovranno sapere come intercettare quella che, per loro, potrebbe presto rivelarsi una prepotente spada di Damocle: la miccia del consenso elettorale potrebbe, a fronte di un successo di questo schieramentoallargato, costituire una prepotente minaccia. 
Vadano bene la responsabilità nazionale e l'amor di Patria per mettere al sicuro questa Italia, ma non dimentichiamo quella che sembra essere una verità di fondo: siamo costretti a questa situazione perchè, negli anni precedenti, non è stato fatto abbastanza
La responsabilità nazionale passa, nei fatti storici, per una diffusa irresponsabilitàprecedente percepita e storicamente radicata; sotto queste premesse, può un Governo tecnico a scadenza rettificare una situazione già devastata come la nostra? Difendere l'Italia equivale, come sottolineato dallo stesso Monti, a salvare gli italiani, l'Europa e l'Euro. 
Nei termini, comunque, quali saranno i campi su cui questa squadra dovrà intervenire? 
Riducendo ai minimi termini il discorso, il campo d'azione è circoscrivibile ai seguenti argomenti:
EuropaDebitoPrevidenzaEvasioneFiscoLavoro-welfare Crescita
La missione parte dal presupposto, diviso e condiviso, secondo il quale l'Italia versa in condizioni troppo grandi per poter essere salvata da Fondi appositi senza qualsivoglia riforma strutturale finalizzata a costruire miglioramenti perenni. 
L'eliminazione dei privilegi, il riordino degli Enti inutili e l'inquadramento dei reali sprechi sono misure che è impossibile prorogare. Su questo, un Governo tecnico, sorretto da una seria Maggioranza Parlamentare, ha qualche carta in più per procedere: la tecnocrazia instaurata, se positivamente intesa, può avere qualche possibilità in più di mettere in sicurezza il Paese? 
La definizione di tecnocrate chiarisce, senza possibilità di seconde interpretazioni, quella che deve essere la missione di chi è svincolato dalla moderna forma di politica: 
"Tecnòcrate: [...] uomo politico o alto funzionario la cui autorità si fonda prevalentemente sulla competenza tecnica."
Su questo passo, quindi, un governo di tecnocrati dovrà avere un'autorità fondata 'prevalentemente sulla competenza tecnica.' Su questo fronte, con questa oscena situazione, una tecnica votata all'amor di patria è sicuramente meglio della totale assenza di politica percepita in questi ultimi anni. 
Indipendentemente da qualsiasi ragionamento promosso da ignoranti, comunque, l'Italia attuale consegna un quadro politico fortemente privato della credibilità necessaria per rinnovare il sistema. 
Il rapporto tra politica e tecnica intreccia, in questi momenti, un nuovo e forse inscindibile legame: chi ètecnico può fare politica? L'accezione contemporanea di politica può presupporre, nei fatti, una parziale commistione con chi conosce fino in fondo normative e regole con l'occhio di chi è competente
Esiste una definizione di politica che non esclude questa fusione
"Polìtica: [...] indirizzo dato dal Governo a tutte le forme di attività statuale esercitate entro i confini dello Stato; [...]Atteggiamento, condotta mantenuta in vista del raggiungimento di determinati fini [...]"
E' forse lecito dire che, a prescindere dalla tecnica padroneggiata, chi esercita le proprie conoscenze in qualunque campo promuove sempre una forma di politica
Giunti a questo punto, pertanto, la politica ha dovuto accostarsi ad un indirizzo preciso per provare a riabilitare, con cognizione di causa, l'equilibrio degli italiani prima che dello Stato. 
C'è chi ha scritto, inoltre, che tale Governo sarebbe frutto di un'imposizione bancaria, di un'impostazione (de)generata da ben conosciuti poteri forti. Su questo fronte, comunque, è oggettivo scrivere che certi indizi possono motivare con sufficiente ragionevolezza certe congetture: un Governo affondato a colpi di spread tassi di interesse è l'indizio più grande che, forse, chi predica certe tesi non sia così lontano dal pianeta Terra. 
Tuttavia, è altrettanto opportuno promuovere una qualche forma di speranza per un'Italia che, ad oggi, non vede più un raggio di sole neppure con il lanternino. 
Il varco di giudizio sarà costituito e costruito sulle prime misure realmente prese, affinchè l'equità di fondo diventi promossa e non semplicemente promessa
Di tradimenti ne abbiamo già sopportati troppi: la politica e la tecnica assieme, forse, potranno contribuire a riabilitare il futuro di questa Italia. Le speranze, tuttavia, rimangono comunque ancora basse. 
Sullo sfondo, come sempre, pensieri di un ignorante italiano in cerca di risposte e novità.

giovedì 17 novembre 2011

ITALIA E SICUREZZA SUL LAVORO: MULTE IN CHIAVE EUROPA


Se il dramma delle morti sul lavoro ha portato ad un conteggio inferiore alle 1000 morti per anno, rimane comunque la domanda afferente al se sia possibile o meno migliorare l'entità di queste morti che chiamano bianche.
L'Italia e le autorità competenti hanno fatto e faranno il possibile per limitare quei fenomeni troppo poco segnalati ma sempre presenti nel panorama italiano? 
Ai conti ufficiali sfuggono purtroppo le cifre del lavoro nero o sommerso, che scriver si voglia.
Nel periodo di tremenda crisi che sta mordendo sistema Italia e multiverso Europa giungono, purtroppo, anche altre misure di allerta molto poco considerate e divulgate dall'informazione. 
Il nostro Paese è stato, infatti, messo in mora dall'Unione Europea per non aver rispettato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro; a Roma rimangono poche settimane per fare fronte agiustificazioni
Al termine di questo periodo scatteranno, quasi certamente, le infrazioni stabilite dalle legislazioni vigenti.
L'Italia è accusata, in parole povere, di non fare abbastanza per arginare il fenomeno delle già citate morti bianche
Il caso è pervenuto alle autorità europee grazie alla segnalazione, presso la Commissione Europea, fatta da un operaio metalmeccanico impiegato in un'azienda produttrice di frantoi per il settore enologico nel fiorentino.
Sotto la lente della Direzione Generale per l'Occupazione ed i Servizi Sociali sono finiti sei punti del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro, a partire dal punto concernente la 'deresponsabilizzazione del datore in caso di delega e subdelega', già sotto esame nell'ormai ex-Governo B. La procedura di infrazione, grazie all'accoglimento derivante dalla lettera scritta dall'operaio infortunato, è stata messa in opera nel periodo aprile 2010-maggio 2011.
Al 30 settembre 2011, puntuale come tante altre scadenze che stanno piovendo in questo periodo, è giunta al Governo italiano la lettera di messa in mora per presunta violazione della Direttiva UE 89/391, sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Rimangono pochi giorni per evitare, di fatto, un'infrazione che potrebbe condurre ad altre multe pesantissime. 
Nel mentre, anche nel 2011 si continua a morire. 
Secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna, infatti, dall’inizio del 2011 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono stati ben 542. Una cifra che può superare i 900 morti (minimo) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro e lavoro-casa.
Rimane ancora tanto da fare, per tutelare questa inestimabile forma di capitale umano che a gran giornate, ogni anno, se ne va senza una ragione. Le statistiche implacabili, aggiunte all'ascolto insperato di un semplice operaio infortunato, hanno prodotto una messa in mora che potrebbe presto produrre altri (brutti) risultati. 



Fonte:
"Morti bianche, l'Italia rischia la procedura di infrazione europea", A.Pisanò, Il Fatto Quotidiano

martedì 15 novembre 2011

TRA ERRORI ED INGEGNERIA: PARADIGMI DI PROGETTAZIONE


"[...]Per quanto possa essere facile riconoscere gli errori a posteriori, il compito degli ingegneri è quello di anticiparli ed evitarli in fase di progettazione. [...] Zetlin, la cui prestigiosa carriera di ingegnere strutturale annovera numerosi progetti di grande rilievo, sostiene che: 
'Gli ingegneri dovrebbero essere leggermente paranoici durante la fase di progettazione. Dovrebbero considerare che l'impossibile può verificarsi. Non dovrebbero avere un atteggiamento troppo compiaciuto e sicuro, confidando che sia sufficiente attenersi ai requisiti previsti dai manuali di progettazione per garantire la sicurezza e la solidità di una struttura.'
Zetlin afferma inoltre che per migliorare la qualità dei progetti e l'affidabilità delle strutture è necessaria un'ingegneria 'preventiva e curativa.' 
Per spiegare meglio tale concetto egli illustra la propria tecnica di progettazione e revisione:
'Cerco di immaginare un disastro in tutto ciò che osservo. La mia paura è costante. L'immaginazione e la paura sono fra gli strumenti più preziosi di cui un ingegnere dispone per scongiurare una tragedia.' 
Non vogliamo certo affermare che gli ingegneri di oggi debbano sentirsi inibiti dal processo di progettazione, ma Zetlin si limita a ripetere quanto era stato già affermato da grandi ingegneri come R.Stephenson e H.Hoover, i quali non riuscivano ad addormentarsi perchè il pensiero dei propri problemi di progettazione non li abbandonava mai. 
Invece di diventare la maledizione degli ingegneri, tale forma di apprensione dovrebbe divenire il vanto di questa professione. [...] Il detto di Santayana, secondo il quale coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo, dovrebbe sempre essere tenuto ben a mente dagli ingegneri.[...] Ne consegue che sarebbe auspicabile, se non addirittura necessario, che tutti gli ingegneri che si occupano di progettazione avessero la maggior dimestichezza possibile con gli errori commessi nel passato[...]"

(Fonte: Gli errori degli ingegneri, H.Petroski, Pendragon Editore)

domenica 13 novembre 2011

13 NOVEMBRE 2011: (RI)COSTRUIRE OLTRE B.


A fantoccio decaduto, è più che mai necessario provare a guardare oltre. 
Con la giornata di ieri, a capitolo terminato, si è chiusa una parentesi durata quasi un ventennio. 
Si è concluso, forse definitivamente, un arco di tempo fatto di ogni possibile incubo per lo Stato italiano: nessun miracolo è avvenuto, in un tempo nel quale il grido di 'Forza Italia' è stato urlato solo guidando in retromarcia. 
I mesi che attendono questo Paese non saranno per niente facili, nè si può urlare a piena voce di essere ormai fuori dalla tempesta. L'impedimento maggiore è stato rimosso o, per meglio scrivere, fatto rimuovere
Il merito più grande della fuga spetta a fattori che, un domani, potrebbero costituire pericolosi precedenti per gli equilibri e le indipendenze della politica: il commissariamento statale e la dipartita di B. sono stati affidati ad enti economici e terribilmente aleatori, quali mercati finanziari ed economie mondiali. 
Ad ora, oggettivamente, le congetture di esecuzione sono state favorevolmente accolte dalle coincidenze storico-politiche contingenti. 
Lo straordinariamente negativo deficit di credibilità cumulato da questo Governo aveva raggiunto livelli di allarmante pericolosità, finendo con l'esercitare sfinenti contraccolpi anche sull'affidabilità dell'estinzione dell'immensa mole di debito pubblico agli infiniti creditori che se lo contendono. 
La pericolosità, da adesso in poi, potrebbe essere quella di (ri)vedere una politica definitivamente subordinata alle decisioni imposte dalle alte economie.
Cosa fare se uno Stato non funziona adeguatamente? Far rimuovere la sua massima classe dirigente premendo su livelli di spread deficit non potrà costituire, per sempre, una soluzione definitiva ad ogni possibile problema. 
Il signor B. ha avuto vent'anni a disposizione per cercare, in un qualche modo, la costruzione di una qualche forma di miracolo: la sua più completa inettitudine e lo sfregio assoluto delle Istituzioni hanno giustificato positivamente questo allontanamento. Guardando oltre, nonostante tutto, è necessario sperare anche in un risveglio collettivo che sappia smuovere civismo e responsabilità partendo dalle basi. 
Le urla e le grida riesumate ieri nelle piazze dovranno, negli anni a venire, trasformarsi in un costante e più silenzioso presidio dei valori essenziali con cui mantenere vive dignità e sensibilità di uno Stato glorioso come quello italiano: non si dimentichi mai che, purtroppo, è stata la maggioranza (assoluta o relativa è indifferente, nds) degli italiani a permettere che la macchietta B. continuasse ad esercitare perentoriamente il suo (stra)potere politico. 
Termina un periodo nel quale, di fatto, l'inettitudine di una certa politica è stata resa manifesta ed innocua dall'avvento di quelli che qualcuno chiama poteri forti
Termina un periodo da cui, ad ora, è ancora impossibile trarre precise e definite conclusioni. 
Al Governo (tecnico) che verrà buona parte dell'Italia chiede equità e riforme finalizzate a stabilizzare o frenare questa terribile notte nella quale siamo precipitati. 
Si guardi agli squilibri sociali, con un occhio di riguardo per gli Enti Locali che fino ad oggi hanno risposto alle carenze provenienti dai vertici della base statale. 
Si pensi ad una politica energetica lungimirante, capace di sfruttare appieno quelle straordinarie ed uniche caratteristiche che solo questa penisola possiede in maniera così concentrata. Si ripensino reali riforme di fattori essenziali quali scuola ed università, accostandole in più fasi a quel mondo del lavoro che ha tanto bisogno di nuovo capitale umano da plasmare. Si pensi ad una società meno dipendente dalle decisioni della finanza, dotata di una base meno vincolata a subire le decisioni imposte da squilibri istantanei ed indici negativi di borsa. 
Siano pesate esperienze e competenze, a svantaggio di posti di rilievo da ereditare per vincoli di coalizione o di Partito. 
Siano ripensati ed ottimizzati i legami che intercorrono nella tutela del capitale umano, in una società che ha finito con il far diventare l'insicurezza generalizzata il suo primo valore di riferimento.
Si costruisca una società nuova e rinnovata, nella quale sia possibile predisporre un piano di opere precise che possano limitare i danni potenziali attinenti al dissesto idrogeologico che minaccia l'82% dei centri abitati di questo Paese.
Si facciano governi con programmi precisi, senza far rimanere nel dimenticatoio per anni riforme e misure 'essenziali ma critiche'. La politica deve, a pieno diritto, tornare ad affermare a piena voce quanto sostenuto da Vittorio Foa non troppo tempo fa: 
"Si deve pensare oltre che a sè stessi anche agli altri e oltre che al presente anche al futuro."
Negli anni a venire, forse, riusciremo a guardare a questi anni tremendi con un sorriso sulle labbra. 
Potremmo sorridere guardando manifesti elettorali in cui un pensionato senza capelli chiedeva consensi tramite slogan e prospettive mai realizzate. 
Si conclude un periodo che, nel bene e nel male, è diventato fondamentale.
Al termine di questo l'intera società intera dovrà riuscire a purificarsi completamente, privilegiando onestà a sete di consenso. Il commissariamento di economia e finanza su politica e società non dovrà diventare, però, soluzione unica per risolvere mali endemici. 
Sullo sfondo, altrettanti quarti Stati di Volpedo rimarranno vividi a marciare e chiedere portavoce consapevoli ed onesti.