venerdì 31 gennaio 2014

DECRETO "IMU-BANKITALIA": POSSIBILE FARE LUCE NEL CAOS?

Un proverbio italiano diffuso in rete, senza però aver alcuna specificata origine geografico-sociale, sembra riportare una sintesi perfetta dell'infinita serie di controsensi emersa in questi giorni:
"Dal disordine vien la legge."
I contenuti del decreto soprannominato "Imu-Bankitalia" ed i ruoli esercitati dalle varie controparti sembrano aver incarnato con la minor imperfezione possibile il detto popolare precedente.
Il disordine è stato istituzionalizzato e concretizzato seguendo le più svariate modalità: risse nelle Commissioni Parlamentari, accuse a Parlamentari donne a cui sono seguite querele, accorpamento in un unico decreto legge di argomenti sostanzialmente sconnessi l'uno dall'altro, rissa all'interno delle Aule Parlamentari in prossimità dei banchi del Governo, gesti discutibili (eufemismo) fatti da un questore parlamentare nei confronti di una portavoce del M5S, ghigliottina parlamentare per la prima volta inaugurata all'interno di un dibattito votato all'ostruzionismo, [...]. Quante di queste singole situazioni sono riferibili ad uno "stato" di ordine istituzionale?
Se l'informazione italiana è troppo abituata a concentrarsi su gesti e ritualità, per controparte troppo poco abituata sembra a (far) riflettere su contenuti, discorsi reali ed obiettivi.
In un momento social-economico in cui sembra essere il caos a farla da padrone, troppo poco si è riflettuto sul contenuto del decreto brevemente liquidato come "Imu-BankItalia".
Da un dibattito esauriente ed esaustivo sui contenuti, sempre ammesso che i proponenti non abbiano niente da nascondere al pubblico, sia maggioranza che opposizione avrebbero potuto trarre opportuni benefici nella difesa delle loro idee ed opinioni.
Nonostante tutte le buone e possibili intenzioni, è stato (fatto e percepito) disordine assoluto.
Le forme di possibile disordine sono estendibili più o meno ad ogni categoria riconducibile alle questioni di questi giorni, su vari e svariati campi. Primo fra tutti sembra essere stato, volente o nolente, il campo afferente ai contenuti del testo in esame nelle Aule parlamentari. Scendendo nei dettagli, infatti, è possibile riassumere tale contesto attraverso i seguenti punti specifici:

  1. Imu 2013 tutta cancellata, resta Mini-Imu: Scompare anche la seconda rata Imu prima casa 2013 e con lei la `storia´ dell’imposta municipale che dal 2014 cambia nome e fisionomia. Viene confermata però anche la mini-Imu pagata la scorsa settimana, cioè la differenza tra quanto dovuto con l’aliquota base o con l’aliquota aumentata dal Comune;
  2. Acconti banche-assicurazioni: Arriva una conferma [...] per l’acconto Ires, salito al 128,5% per il periodo d’imposta 2013, per gli enti creditizi e finanziari, per la Banca d’Italia e per le società e gli enti che esercitano attività assicurativa. Quota che poi un decreto ministeriale, con un punto e mezzo in più, ha portato al 130%;
  3. Acconti per imprese: Acconti Ires e Irap più salati anche per le imprese: per il 2013 sono arrivati al 102,5% mentre per l’anno d’imposta 2014 si torna al 101,5%;
  4. Clausola salvaguardia prima rata Imu: Scatta e si modifica la clausola posta a salvaguardia degli incassi, ottenuti in parte, previsti dalla sanatoria sui videopoker (600 mln di euro) e al maggior gettito Iva per il pagamento dei debiti pregressi delle P.a. (925 mln di euro);
  5. Rischio aumento benzina da 2015: Slitta al 2015 l’eventuale aumento delle accise sulla benzina;
  6. Riassetto BankItalia: Il Consiglio superiore della Banca d’Italia «valuterà la professionalità e la onorabilità dei soggetti entranti e delle relative compagini, con un diritto di veto». Il tetto delle quote passa dal 5% al 3% con un periodo transitorio che passa da 24 a 36 mesi. L’italianità è salvaguardata dall’obbligo di mantenere per i soci la sede legale in Italia. Perdendola bisognerà necessariamente vendere la propria quota di partecipazione. È poi fissata al 12% l’imposta sostitutiva sulle quote di Bankitalia;
  7. Stretta sulle dismissioni: Ministero dell’Ambiente e Ministero dei Beni culturali potranno dire la loro sulle dismissioni di immobili pubblici, individuando quelli di particolare interesse culturale o paesaggistico per i quali è considerato prioritario mantenere la proprietà dello Stato. Il tutto però senza compromettere gli introiti previsti dal piano di vendita.  

I punti più critici sbattuti in prima pagina da comportamenti (eufemisticamente) discutibili sembrano essere riconducibili, nei fatti concreti, ai contenuti riportati rispettivamente nei punti 1, 4 e 6.
Sarebbe possibile affermare e classificare il più oggettivamente possibile, a prescindere dalle opinioni maturate e maturabili, il contenuto dei presenti punti? Esistono ragioni e/o domande scomode che possono rendere un decreto come questo soggetto a critiche razionali e non aggressive (per ottenere visibilità?)?
Scendendo ulteriormente nei dettagli, è possibile ridefinire i punti 1 e 4 come facenti direttamente parte di un paradosso che è stato definito vincolante per la formazione del Governo (che fu) delle cosiddette larghe intese.
Il traguardo dell'abolizione dell'Imu, salvo sua ripresentazione sotto diverse vesti dall'anno corrente 2014, è stato infatti un vero e proprio regalo fatto a seguito del ricatto promosso dal (fu) PdL e dal (decaduto e mai presente in Aula) Senatore B. per partecipare alla composizione del Governo delle passate larghe intese.
Un altro elemento di critica razionale all'azione promossa potrebbe riguardare parte dell'esborso economico utilizzato come clausola di salvaguardia per la copertura della prima rata Imu.
Dentro tale discorso potrebbero inserirsi, stando a quanto contenuto in un articolo tratto da La Stampa, i proventi ottenuti dalla "sanatoria sui videopoker" quantificabile in circa 600 milioni di Euro.
L'utilizzo del termine sanatoria, infatti, rischia di non rendere idea del baratro che è stato ignorato per ottenere veri e propri spiccioli di una pandemia che ha costi sociali ben più elevati rispetto alle cifre introitate al momento dallo Stato italiano.
A conferma di ciò vengono, nei fatti, report e dossier che mai troppo allarmanti di così possono essere.
Basti riportare i contenuti di articoli comunemente reperibili anche su internet, in siti non certo completamente inattendibili o dequalificati:

"[...] Secondo gli ultimi dati elaborati dal Cnr e dell’Eurispes aggiornati a fine 2013 i giocatori patologici in Italia oscillano fra i 900 mila e un milione con un crescita del circa 24% rispetto a un anno fa.
Quelli a rischio patologia [...] sono due milioni.
Mentre più in generale, secondo i ricercatori, gli italiani che giocano d’azzardo sono arrivati a 36 milioni. Un dato impressionante, se si pensa che[...] nel nostro Paese si contano in tutto 59 milioni di persone.
Una piaga che brucia vite e famiglie e che vanta costi non indifferenti anche per lo Stato. Si parla di quasi sei miliardi di euro all’anno di spesa sociale. [...]"
(Fonte: Vite bruciate alle slot. Una piaga da sei miliardi l'anno, L'Espresso on line)

"[...]Nel nostro Paese esiste un mercato che non conosce crisi, quello del gioco d’azzardo legale che nel 2011 si stima potrà raggiungere la dimensione record di 70 miliardi di euro [...]. Negli ultimi 8 anni, il volume della raccolta da gioco d’azzardo è cresciuto addirittura del 450% e conseguentemente l’incidenza del fatturato dell’industria dei giochi sul Pil nazionale è passata da un valore di poco superiore al punto percentuale nel 2003 (1,15%) a 4,1 punti nel 2010, che dovrebbero incrementare a 4,6 nel 2011. Ciò con somma soddisfazione dell’Erario, che dalle giocate degli italiani ricaverà quest’anno una cifra probabilmente superiore ai 10 miliardi di euro. [...]"
(Fonte: Gioco d'azzardo di Stato: l'epidemia vale 70 miliardi, linkiesta.it)

A prescindere dalle possibili differenziazioni, necessarie per non qualificarsi (od essere qualificati) come demagogici populisti da informati e dottoroni d'altri tempi, a fronte di cifre così imponenti (e al 2014 assai più elevate) una 'sanatoria' capace di muovere soli 600 milioni di Euro rischia di essere uno schiaffo in faccia a tutti coloro che hanno avuto, hanno ed avranno esistenze distrutte a seguito di questa piaga troppo sottovalutata.
Tutto ciò rischia di essere a maggior ragione giustificabile se, purtroppo, si sceglie di guardare al provvedimento secondo il quale tali importi sono stati messi a bilancio come clausola di salvaguardia per l'obbedienza ad un ricatto parlamentare.
E' inoltre superfluo scrivere che la mancata approvazione del decreto nei tempi previsti dai regolamenti avrebbe prodotto un caos anche maggiore di quello avuto sino ad oggi: il contenuto dell'approvato Imu-BankItalia racchiude infatti provvedimenti relativi alla cosiddetta mini Imu già pagata qualche giorno fa in molti Enti Locali.
Relativamente ai punti deboli esposti ai numeri 1 e 4, pertanto, sembra essere assolutamente possibile e lecito intravedere qualche fondamento critico e/o criticabile.
Discorsi ben più complessi sembrano poter essere fatti nei confronti del punto 6, esponente norme precise sul cosiddetto "riassetto" di BankItalia.
Stando a quanto diffuso dagli organi di informazione e di stampa, infatti, tale decreto è andato ad incidere sulla modifica strutturale dei "partecipanti al capitale" della Banca d'Italia.
Se esistono plurivalenti versioni ed interpretazioni sulle misure prese da esperti e competenti, è facile intuire quante differenze e baratri di non conosciuto possano esistere per ignoranti e/o per non addetti ai lavori.
Stando al contenuto diffuso, infatti, rispetto al punto 6 è possibile scrivere quanto di seguito riportato:

"[...] Con il sì al decreto [...] si dà via libera alla rivalutazione delle quote della Banca d'Italia possedute dalle banche, una operazione che consentirà agli istituti di credito di rafforzare il capitale. La rivalutazione, una volta tassata, frutterebbe in corso d'anno 1-1,5 miliardi di euro alle casse dello Stato.[...]
Viene autorizzato l'aumento di capitale della banca d'Italia, mediante utilizzo delle riserve statuarie, all'importo di 7,5 mld di euro.
Le quote nominativa, fissate a 20.000 euro dal decreto legge uscito da palazzo Chigi, nel passaggio a palazzo madama sono state aumentate a 25.000 euro.
Ciascun partecipante non può possedere unaquota di capitale superiore al 3% (nel provvedimento uscito da palazzo Chigi la quota era fissata al 5%).
Le categorie di investitori che possono acquistare le quote sono: banche e imprese di assicurazione che hanno sede all'interno dell'Ue, fondazioni bancarie, enti ed istituti di previdenza e assicurazione con sede in Italia e fondi pensione.[...] il Consiglio superiore della Banca d'Italia «valuterà la professionalità e la onorabilità dei soggetti entranti e delle relative compagini, con un diritto di veto». L'italianità è salvaguardata dall'obbligo di mantenere per i soci la sede legale in Italia. Perdendola bisognerà necessariamente vendere la propria quota di partecipazione. [...]"
(Fonte: Imu-Bankitalia, sì definitivo: ecco cosa prevede il decreto contestato dal M5S, ilmattino.it)

La mossa di rivalutare le quote costituenti BankItalia ha riguardato, nei fatti, la necessità di intervenire al fine di modificare in maniera permanente quanto riportato nello statuto che regola questo Ente.
E' infatti possibile desumere, attingendo dalla sezione "Partecipanti al capitale" del sito bancaditalia.it, quanto riportato sinteticamente nel seguito:

"[...] La partecipazione al capitale della Banca d'Italia è disciplinata dagli artt. 3 e 49 dello Statuto. Il capitale, di ammontare pari a 156.000 euro, è rappresentato da 300.000 quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna. La disciplina della titolarità delle quote di partecipazione fa rinvio alle disposizioni legislative.
E’ altresì stabilito che la cessione di quote del capitale avviene solo previo consenso del Consiglio Superiore e su proposta del Direttorio “nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e di una equilibrata distribuzione”. [...]"

Grazie al Decreto brevemente liquidato come Imu-BankItalia, infatti, si è proceduto ad una modifica sostanziale delle informazioni presenti dentro tale argomento. E' infatti possibile leggere quanto di seguito riportato:

"[...] Il capitale della Banca d’Italia è di 7.500.000.000 euro ed è rappresentato da quote nominative di partecipazione il cui valore nominale è indicato dalla legge.[...]"
(Fonte: Art.3 - Statuto "Banca d'Italia")

La precedente capitalizzazione era risalente a 156mila Euro, similmente a quanto riportato nel citato precedente: era sostanziale aggiornare tale dato, alla luce del fatto che l'oggi sembra essere sia economicamente che socialmente diverso da ciò che era ieri. A cosa si deve l'importo pari a 156mila Euro sopra riportato?
A tale domanda rispondono frammenti di articolo tutt'ora reperibili in rete.
Sia possibile leggere quanto segue:

"[...] Il primo passo per farlo è stata la rivalutazione del capitale rimasto fermo alla cifra – 300 milioni di lire - versata alla costituzione dell’Istituto, nel 1936.
La conversione in euro ha reso forse più evidente l’esiguità del valore pari a 156 mila euro, anche di fronte a quello delle altre banche centrali europee che si sono invece adeguate nel tempo. Il decreto propone quindi la rivalutazione di quei 156 mila euro a 7,5 miliardi. L’ammontare è stato definito direttamente dagli esperti della Banca d’Italia coadiuvati da 3 «saggi»[...] sulla base della rivalutazione di quella parte del capitale [...] legata all’attività cosiddetta di signoraggio, cioè quella di battere moneta e farla circolare. In altre parole, all’attività centrale originaria dell’ex Istituto di emissione. [...]"
(Fonte: Cosa dice il decreto di riassetto della Banca d'Italia, corriere.it)

Od ancora sarà possibile riportare quanto segue:

"[...] Dell’ipotesi di rivalutare le quote della Banca d’Italia si è parlato [...] a partire da [...]novembre 2013, quando è cominciato a diventare pressante il problema di trovare i soldi per l’abolizione della seconda rata dell’IMU. Alla base di tutto c’è il fatto che il capitale nominale della Banca d’Italia era fino a ieri di soli 156 mila euro: 300 milioni delle vecchie lire che furono versati nel 1936 dagli istituti di credito italiani, allora pubblici. Quegli istituti di credito sono oggi le banche private italiane e una sessantina di loro, insieme a qualche assicurazione e a INAIL e INPS, sono ancora oggi formalmente i proprietari della banca (l’elenco completo e la distribuzione delle quote è qui). A causa di una serie di acquisizioni e cessioni, oltre il 50 per cento delle quote è in mano ai grandi gruppi Intesa e Unicredit. [...]"
(Fonte: La questione Banca d'Italia, spiegata bene, ilpost.it)

Le procedure di rivalutazione della Banca d'Italia sono pertanto riconducibili ad un'opera che, forse, avrebbe dovuto essere svolta con ben altre cadenze temporali: se era dal 1936 che tale dato non era più aggiornato, forse, si sarebbe potuto procedere con ben (più) alt(r)a urgenza.
Alla luce di questo dato di fatto, cosa è possibile scrivere a proposito degli enti che hanno sottoscritto tali accordi stabiliti troppi anni fa?
Questa sembra essere un'altra domanda importante in quanto, volente o nolente, la struttura e la tipologia dei cosiddetti 'partecipanti al capitale' si è in questi anni notevolmente trasformata.
Per informazione su quote e capitali movimentati, è possibile fare riferimento al documento riportato al link seguente: http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf
Le critiche più feroci riguardanti questo complicatissimo ed intricato punto 6 hanno riguardato, nei fatti, gli argomenti ed i punti fragili di seguito descritti:

"[...]il regalo alle banche azioniste dell’istituto – Intesa e Unicredit in testa, che dal provvedimento incasseranno un guadagno compreso fra i 2,7 e i 4 miliardi – s’aveva da fare a tutti i costi e prima possibile. Lo dimostra tutto l’iter della normativa varata in fretta e furia dal consiglio dei ministri il 27 novembre scorso [...]
Un provvedimento al quale era seguita un’assemblea straordinaria della banca centrale convocata alla velocità della luce e a porte chiuse l’antivigilia di Natale, per adeguare lo statuto [...] alla normativa non ancora vagliata dal Parlamento. [...]
il provvedimento [...] darà ottimi motivi per festeggiare agli azionisti dell’istituto. Prima di tutto, appunto, per la generosa rivalutazione del capitale che hanno in mano: [...] si passa da una valutazione complessiva di 156mila euro a quella nuova di 7,5 miliardi di euro [...].
L’operazione verrà concretizzata tramite una ricapitalizzazione di BankItalia a carico delle riserve dell’istituto che sono composte prevalentemente d’oro, metallo prezioso le cui quotazioni sono ultimamente in netta discesa. [...]
rivalutazione contabile più moneta sonante in arrivo per i due istituti, che si presenteranno così agli esami della Bce dotati di un comodo cuscinetto. Sconto, poi, sulle uscite che dovranno sostenere: le tasse sulla plusvalenza a carico degli azionisti sono state fissate al 12%, contro il tradizionale 20% e il 16% inizialmente previsto[...].
Infine il tema dei dividendi. Con le nuove regole gli azionisti di Bankitalia, a parità di utili, incasseranno un dividendo potenziale pari a sei volte quanto ricevuto negli anni passati: 450 milioni di euro contro i circa 70 degli anni scorsi secondo calcoli del M5S che stima una perdita per lo Stato di quasi 400 milioni.
In cambio però a tutte le banche italiane [...] è stato imposto di farsi tassare per coprire parte del buco creato con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. [...]"
(Fonte: Dl Imu-Bankitalia, ecco perché il decreto del governo è un regalo alle banche, ilfattoquotidiano.it)

A smentire supposizioni e discussioni sulle alternative verità ci ha pensato (con quanta attendibilità?) una nota divulgata il giorno 29 gennaio dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il contenuto di tale nota è parzialmente riportato nel seguito:

"[...] la polemica politica ha spesso preso il sopravvento sulla realtà dei fatti così che alcuni interventi hanno prospettato effetti del provvedimento del tutto fantasiosi e infondati.
In particolare, in merito alle nuove regole relative alla partecipazione al capitale della Banca d'Italia, nessun "regalo" è stato fatto alle banche, perché la rivalutazione del capitale e una più equilibrata ripartizione delle quote di partecipazione alla Banca d'Italia non comportano alcun onere per lo Stato.
La riforma di un assetto risalente al 1936 era peraltro divenuta ormai urgente in vista dell'entrata in vigore del nuovo sistema unico di supervisione bancaria in ambito europeo. [...]"
(Fonte: DL Imu-BankItalia: nessun regalo alle banche, tesoro.it)

La tragedia economica nella quale siamo immersi rende giustificabile un dibattito pressochè eterno attorno ai contenuti ed alle misure prese all'interno del precedentemente citato punto 6.
Tale aggiornamento non poteva essere svolto prima? Era necessario arrivare a ridosso di un ulteriore declassamento ed a poco tempo dai cosiddetti stress test a cui anche le banche italiane dovranno essere sottoposte? Altre voci sembrano delineare, per fortuna o purtroppo, i contorni di un decreto legge che sembra aver accolto al suo interno davvero troppa "carne al fuoco":

"[...]per molte aziende la privatizzazione e trasformazione in public company di Bankitalia suona più come uno schiaffo per le PMI in difficoltà nell’accesso al credito: "l’aumento del valore delle quote della banca centrale andava vincolato a un incremento dei prestiti a famiglie e imprese, in modo da favorire un sostegno alla crescita e alla ripresa dell’economia reale. L’impianto del decreto, invece, configura una operazione che si apre e si chiude nel recinto della finanza, avanzando ancora una volta il sospetto che le scelte legislative siano ispirate proprio in quegli ambienti."[...]"
(Fonte: Decreto Imu-BankItalia: pro e contro per banche e imprese, pmi.it)

Altre voci critiche evidenziano, pertanto, la possibilità di ottenere misure che vadano incontro ad una fase anticiclica rispetto ai provvedimenti che dovrebbe essere necessario mettere in campo per fronteggiare la presente crisi economica.
La necessità di accorpare provvedimenti Imu a misure per il riassetto di BankItalia è una decisione che, a prescindere da contenuti ed informazioni possibili, ha come conseguenza minima quella di poter gettare fumo negli occhi di italiani e/o di persone volenterose di informarsi adeguatamente su un argomento tremendamente complesso. Il tono della protesta, sicuramente sbagliato, esasperato ed esasperante, non va assolutamente sottovalutato.
Si sarebbe potuto fare meglio, scorporando in due parti il decreto appena approvato?
A  tale domanda risponde, con un senso del sospetto ormai inevitabile visti i tempi e le verità per troppo tempo occultate, un frammento di articolo tratto dal blog del giornalista Gad Lerner:

"[...] Cioè un decreto-omnibus in cui il governo ha riunito surrettiziamente capra e cavoli: la sospensione ddl pagamento della seconda rata dell’Imu; e il riassetto delle quote azionarie della Banca d’Italia. Una furbata, una scorrettezza.  [...] Fra l’altro la fretta con cui il governo ha preteso di imporre tale scelta, rifiutando la ragionevole richiesta di uno scorporo, desta allarme e sospetto: ci viene nascosto qualcosa sulla reale condizione dei bilanci delle banche italiane, se dobbiamo ricorrere con celerità a un rinforzo patrimoniale? [...]"
(Fonte: E pensare che sul decreto Imu-BankItalia i M5S avrebbero ragione, gadlerner.it)

Affiancarsi alla corrente del perbenismo di maniera, allinearsi ai diktat di Partito e/o di (violento) Movimento senza promuovere alcun distinguo, rinunciare ad approfondire e/o a sperare miglioramenti anche in ciò che non è più possibile cambiare sono attività che non dovrebbe più essere possibile e lecito condurre.
Condizionale d'obbligo, ovviamente.
Troppa sembra essere la complessità del sistema economico-finanziario, troppa sembra essere la carenza di competenze e conoscenze per smistare le difficoltà dentro ad un provvedimento facilmente classificabile come fritto misto. Se mal preparato, può causare indigestioni.
E' necessario, conviene ancora una volta ripeterlo, rispondere in maniera chiara ed obiettiva a poche ma fondamentali domande. Sempre ammesso che sia ancora possibile cambiare strada, ovviamente.


Per saperne di più:

"Imu-Bankitalia a rischio caos Corsa per salvare il decreto", corriere.it
(http://www.corriere.it/cronache/14_gennaio_29/imu-bankitalia-rischio-caos-corsa-salvare-decreto-468661ea-88ab-11e3-9f25-fc2a5b09a302.shtml)

"Partecipanti al capitale", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti)

"Banca d'Italia - Statuto", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/statuto/statuto.pdf)

"Banca d'Italia - Partecipanti al capitale", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf)

"Cosa dice il decreto di riassetto della Banca d’Italia", Corriere.it
(http://www.corriere.it/economia/14_gennaio_30/cosa-dice-decreto-riassetto-banca-d-italia-921b8fc6-89a1-11e3-be5b-d457abaa7165.shtml)

"La questione Banca d'Italia, spiegata bene", ilpost.it
(http://www.ilpost.it/2014/01/31/banca-ditalia-quote-proprieta/)

"DL Imu-BankItalia: nessun regalo alle banche"
(http://www.tesoro.it/ufficio-stampa/comunicati/2014/comunicato_0027.html)

"Imu-Bankitalia, decreto approvato dalla Camera con la “ghigliottina” della Boldrini", Ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/29/imu-bankitalia-decreto-approvato-dalla-camera-con-la-ghigliottina-della-boldrini/861923/)

"Dl Imu-Bankitalia, ecco perché il decreto del governo è un regalo alle banche", Ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/24/dl-imu-bankitalia-ecco-perche-il-decreto-del-governo-e-un-regalo-alle-banche/856309/)

"Decreto IMU-Bankitalia: pro e contro per banche e imprese", pmi.it
(http://www.pmi.it/impresa/normativa/articolo/73370/decreto-imu-bankitalia-pro-e-contro-per-banche-e-imprese.html)

"IMU: si arena il Decreto di abolizione saldo", pmi.it
(http://www.pmi.it/impresa/normativa/news/73362/imu-si-arena-il-decreto-di-abolizione-saldo.html)

"Imu-Bankitalia, sì definitivo: ecco cosa prevede il decreto contestato dal M5S", ilmattino.it
(http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/POLITICA/imu-bankitalia-cosa-prevede-il-decreto-contestato-dal-m5s/notizie/483499.shtml)

"Dl Imu-BankItalia: ecco cosa prevede", lastampa.it
(http://www.lastampa.it/2014/01/29/economia/dl-imubankitalia-ecco-cosa-prevede-lAQC9j25nDocshlq0BSt7M/pagina.html)

"E pensare che sul decreto Imu-Bankitalia i M5S avrebbero ragione", gadlerner.it
(http://www.gadlerner.it/2014/01/30/e-pensare-che-sul-decreto-imu-bankitalia-i-m5s-avrebbero-ragione)

"Vite bruciate alle slot. Una piaga da sei miliardi l'anno", L'Espresso on line
(http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/19/news/vite-bruciate-alle-slot-una-piaga-che-costa-allo-stato-sei-miliardi-l-anno-1.141480)

"Gioco d'azzardo di Stato: l'epidemia vale 70 miliardi", linkiesta.it
(http://www.linkiesta.it/gioco-d-azzardo-di-stato-l-epidemia-vale-70-miliardi)

martedì 28 gennaio 2014

RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE: CHIMERA O REALTA'?

La questione ambientale sembra essere, in questa Italia, tanto urgente quanto sottovalutata e/o non percepita da chi avrebbe il dovere di farlo. L'ambiente potrebbe costituire una sorta di 'leva' grazie alla quale si potrebbero (contribuire a) far riprendere lavoro, occupazione e crescita economica.
Nonostante tutto, l'emergenza rimane e rischia ogni anno di aggravarsi sempre più: dalla gestione del ciclo dei rifiuti al delirio climatico, dalla mobilità sostenibile all'innesco di cicli produttivi sostenibili, dalla tutela dell'ecosistema alla gestione di impianti 'sostenibili tecnologicamente', [...].
Molte ed infinite sono le questioni ambientali che dovrebbe essere opportuno (cercare di) risolvere: a prescindere da qualsiasi punto di vista, però, il rispetto e la tutela dell'ambiente sono due punti che sembrano acquistare importanza solamente in occasioni d'emergenza straordinaria.
Esistono periodi in cui nevica o piove più del solito?
Le risposte a domande come questa assumono tinte richiamanti una lunga serie di tematiche nuovamente sotterrate ogni qualvolta l'ascia del maltempo viene riposta: dissesto idrogeologico, tutela e prevenzione delle costruzioni, battaglie contro voracità e cementificazione, piani nazionali per (ri)mettere in (dis)sesto l'intero territorio, importanza di pianificare tante piccole e diffuse opere a scapito di poche, grandi e localizzate infrastrutture, [...].
Esistono luoghi in cui l'emergenza ambientale si acuisce grazie a connivenza accompagnata ad omertà e colpevolezza diffusa di mancati interventi?
Le risposte a domande come questa sono tristemente tipiche di quei luoghi sui quali troppo è stato detto e poco (o niente?) sembra essere stato fatto: dalla Terra dei Fuochi alle zone nelle quali sono stati sepolti rifiuti che è poco definire tossici, troppi sembrano essere i mancati gesti che hanno condannato ambiente e persone a restare entrambi feriti (alle volte mortalmente).
Alle volte terribilmente, alle volte mortalmente. C'è poco spazio per sinonimi, su tematiche simili.
Restano ancora oggi esistenti luoghi in questa Italia all'interno dei quali la tematica del lavoro è riuscita ad abolire la linea di confine (non troppo sottile) che esiste fra vivere e morire?
A domande simili a questa è possibile rispondere osservando alcune tristi e voraci realtà industriali, nelle quali concetti come vita ed occupazione sono (tristemente) accompagnati da uno scomodo senso di morte che è stato (fino ad oggi?) impossibile combattere ed estirpare.
Sullo sfondo di queste e di molt(issim)e altre tragiche (e sempre urgenti) emergenze rimangono concetti sfiorati, non adeguatamente valutati e/o trascurati rispetto al loro potenziale: riqualificazione industriale, contabilità ambientale, prevenzione del territorio, misure per minimizzare l'impatto ambientale, [...].
Quando all'ambiente si contrappone l'economia, purtroppo, sembra che il primo duellante sia ogni volta costretto a perdere ed eclissarsi a (totale) vantaggio del secondo.
Quante sono le zone di Italia da sottoporre a bonifica, riqualificazione e miglioramento ambientale?
Fino a che punto sarà possibile procedere senza sottoporre a netto ribaltamento le attuali priorità esistenti?
A quanto potrebbe ammontare, fino ad oggi, l'economia sommersa di tipo ambientale in termini di costi e/o di mancati benefici? E' ancora possibile intervenire per provare a porre qualche rimedio?
A queste e molte altre domande potrebbe provare a rispondere il report "Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?", promosso in questa fine di gennaio da Legambiente.
Sono molte le aree di Italia in cui si dovrebbe fare qualcosa di utile e concreto, seguendo piste non oggi ancora completamente battute e percorse.
L'impatto complessivo che un settore come questo può avere sull'economia nazionale sembra essere palese ed evidente, sin dal sottotitolo annesso  al report in questione:
"Risanare l'ambiente, tutelare la salute, riconvertire l'ambiente alla green economy"
Riqualificare per poter contribuire ad avviare un circolo virtuoso e positivo, dunque.
Il report in questione descrive la smobilitazione di una quantità di risorse enorme, stando a quanto diffuso dallo stesso report:

"[...] Le bonifiche vanno a rilento, ma non il giro d’affari del risanamento ambientale che si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di euro di investimenti, tra soldi pubblici (1,9 miliardi di euro, pari al 52,5% del totale) e progetti approvati di iniziativa privata (1,7 miliardi di euro, pari al 47,5% del totale), con risultati concreti davvero inesistenti. [...]"

Se l'impatto reale degli interventi è stato fino ad oggi insufficiente, sembra poter essere oggettivo afferare di aver perso tempo, risorse economiche ed anche potenzialità occupazionali.
Il totale complessivo delle aree da monitorare e riqualificare sembra essere, stando a quanto diffuso dal Report in questione citando le stime del Ministero dell'Ambiente, enormemente ampio:

"[...] Secondo il Programma nazionale di bonifica curato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il totale delle aree perimetrate come siti di interesse nazionale (SIN) è arrivato negli anni a circa 180mila ettari di superficie, scesi oggi a 100mila ettari, solo grazie alla derubricazione dello scorso anno di 18 siti da nazionali a regionali [...]"

Quali sono le ragioni principali per questo stallo di processi potenzialmente virtuosi ed utilizzabili per il benessere collettivo? Le risposte a tale domanda possono provenire citando il contenuto dell'articolo presente sul sito di Legambiente, riportato nel seguito:

"[...] Sebbene i primi 15 SIN da bonificare furono identificati nel 1998, nonostante le risorse impiegate e le semplificazioni adottate, la situazione attuale è di sostanziale stallo. [...] Caratterizzazioni e analisi effettuate in modo a volte esagerato e inefficace, progetti di risanamento che tardano ad arrivare e bonifiche completate praticamente assenti, a parte qualche piccolissima eccezione.
Il Ministero dell’ambiente arranca, dietro alle migliaia di conferenze dei servizi e documenti, intanto i responsabili dell’inquinamento, pubblici e privati, ne approfittano per spalmare su più anni gli investimenti sulle bonifiche.
Nel frattempo sono sempre più numerose le indagini sulle false bonifiche e sui traffici illegali dei rifiuti derivanti dalle attività di risanamento.Occorre un vero cambio di passo per fare quello che è stato già realizzato con successo in altri paesi industrializzati. [...]" (Fonte: Stefano Ciafani, Vice Presidente Legambiente)

Le ragioni di un insuccesso così evidente, pertanto, sembrano da attribuire in (più o meno) larga parte a ragioni quali: burocrazia, intoppi e lacune normative, analisi inefficaci ed incomplete, carenza di pianificazione progettuale, assenza di monitoraggio strutturale delle buone pratiche da poter realizzare.
L'impatto del dissesto ambientale ha prodotto, produce e produrrà devastazioni anche sulle vite umane.
Stando a quanto diffuso dal report in questione, infatti, sembrano (purtroppo) abbondare abominevoli situazioni monitorate e studiate in dettaglio:

  • eccesso di tumori della pleura in zone di interesse (SIN) con l'amianto o dove l'amianto è uno degli inquinanti maggiormente presenti: Balangero, Casale Monferrato, Broni, Bari-Fibronit, Biancavilla, Pitelli, Massa Carrara, Priolo e Litorale Vesuviano;
  • incremento evidente di mortalità per tumore o per malattie legate all'apparato respiratorio per le emissioni negli impianti petroliferi, petrolchimici, siderurgici e metallurgici: Gela, Porto Torres, Taranto e nel Sulcis in Sardegna;
  • presenza di malformazioni congenite: Massa Carrara, Falconara, Milazzo e Porto Torres;
  • patologie riscontrate del sistema urinario per esposizione a metalli pesanti e composti alogenati: Piombino, Massa Cararra, Orbetello, nel basso bacino del fiume Chienti e nel Sulcis;
  • presenza di malattie neurologiche da esposizione a metalli pesanti e solventi organo alogenati: Trento nord, Grado e Marano e nel basso bacino del fiume Chienti;
  • presenza di linfomi e di contaminazioni da policlorobifenili: Brescia. 

Quante altre potrebbero essere le località non monitorate e/o dove ancora non sono arrivate le "sirene" del pericolo combinato social-vital-ambientale?
Quale bilancio economico potrebbero avere le tragedie sopra descritte?
Senza contare altre zone non incluse nel precedente elenco di morte, già tragicamente colpite da una mortifera incuria figlia di conflitti d'interesse e complicità (forse) anche istituzionali: è questo il caso, ad esempio, della (purtroppo) recentemente celebre Terra dei Fuochi.
A prescindere da qualunque punto di vista possibile, dunque, sembra essere ormai acclarato il sillogismo improprio seguente: riqualificare l'ambiente per (provare a) salvare l'essere umano e gli ecosistemi.
Non sembra mancare molto, purtroppo, al raggiungimento del cosiddetto punto di non ritorno.
Quali potrebbero essere i passi da fare sul lungo termine, al fine di garantire una maggior probabilità di salvezza al sistema social-ambientale italiano?
La risposta a questa domanda proviene dall'articolo allegato al Report in questione:

"[...] Se non decollerà il settore delle bonifiche, non riusciremo a riconvertire il sistema produttivo italiano alla green economy. [...] Il Governo e il Parlamento devono accelerare il processo di risanamento ambientale, risolvendo anche il problema delle risorse, ma anche il mondo industriale deve fare la sua parte mettendo in campo azioni concrete, bonificando in tempi non geologici i suoli e le falde inquinate, con adeguate risorse economiche ed umane, per risanare le gravi distorsioni di uno sviluppo corsaro e distruttivo, che ha reso inutilizzabili intere aree del Paese, creando piuttosto quell’auspicabile equilibrio tra ambiente, salute e lavoro che può aprire un prospettiva concreta di lavoro e di sviluppo. [...]"
(Fonte: Giorgio Zampetti, Responsabile Scientifico Legambiente)

La prospettiva concreta di lavoro e di sviluppo inaugurabile sembra essere, per fortuna o purtroppo, un processo attuabile inseguendo piccoli passi possibili, sin dal breve termine.
A questo proposito risponde l'elenco di possibili azioni su cui potersi concentrare, proposto dalla stessa Legambiente divulgatrice del dossier in questione:

  1. Garantire maggiore trasparenza sul Programma nazionale di bonifica, permettendo a tutti di accedere alle informazioni sull’aggiornamento del risanamento di ciascun sito di interesse nazionale da bonificare;
  2. Stabilizzare la normativa italiana e approvare una direttiva europea sul suolo;
  3. Rendere più conveniente l’applicazione delle tecnologie di bonifica in situ, passando dalla stagione delle caratterizzazioni a quella dell’approvazione dei progetti e dell’esecuzioni dei lavori, per realizzare bonifiche vere e non le solite messe in  sicurezza o i soliti tombamenti;
  4. Istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani: uno strumento attivo negli Stati Uniti dal lontano 1980 (quando fu approvata la legge federale sul Superfund) e previsto anche nella proposta di direttiva europea sul suolo presentata nel 2006;
  5. Sostenere l’epidemiologia ambientale per praticare una reale prevenzione;
  6. Fermare i commissariamenti anche sulle bonifiche dei siti inquinati - così come su altre emergenze ambientali - i commissariamenti attivati negli anni si sono dimostrati un vero fallimento;
  7. Potenziare il sistema dei controlli ambientali pubblici;
  8. Introdurre i delitti ambientali nel codice penale;
  9. Applicare il principio chi inquina paga anche all’interno del mondo industriale, promuovendo all’interno delle associazioni di categoria iniziative tese a escludere i soci che ricorrono a pratiche illecite nello smaltimento dei rifiuti, anche derivanti da operazioni di bonifica;
  10. Ridimensionare il ruolo della Sogesid, società pubblica attiva sulla gran parte dei SIN e al centro di recenti indagini giudiziarie, affinché il Ministero e gli altri enti di supporto riprendano appieno le loro competenze ed affidino eventualmente specifiche attività a soggetti individuati sulla base di gare pubbliche o comunque sulla base di valutazioni comparative.

Qualora tutti i punti non fossero valutabili o quantomeno accoglibili, sarebbe forse possibile discutere comunque attorno a qualche punto oggettivamente fondante ed urgente di questo elenco.
L'ambiente, così come il miglioramento della società, non sembrano poter più attendere: serve infatti imprimere una svolta alle decisioni ed alle valutazioni di importanza tecnico-politiche, sempre più urgente e radicale.



Per saperne di più:

"Legambiente presenta il dossier “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?", Legambiente.it
(http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-presenta-il-dossier-bonifiche-dei-siti-inquinati-chimera-o-realta)

"Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?", Legambiente.it
(http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/dossier_legambiente_-_le_bonifiche_in_italia_2014.pdf)

sabato 25 gennaio 2014

"POTERE ALLA PAROLA", IN UN MONDO DI SILENZI...


"[...] Questo è il veleno che ci vogliono inoculare/ 
non esiste antidoto è la morte mentale/ 
opponi resistenza non farti plagiare/ 
se non ti vuoi ridurre in uno stato terminale/ 
nella stasi comatosa di chi e' incapace di pensare/ 
e preferisce lamentarsi se qualcosa gli va male./ 
Agire, pensare, parlare,/ esplorare ogni capanna del villaggio globale,/ 
spalancare le finestre alla comunicazione personale,/ 
aprire il canale universale,/ 
dare fondo all'arsenale di parole soffocate dalle ragnatele di un'intera generazione/ 
di silenzio,/ questo è cio' che penso,/ 
la vita e' la mia scuola/ e do potere alla parola.[...]"

giovedì 23 gennaio 2014

"L'AVVENTURA DELL'UNIVERSO": INSEGUENDO UNA STORIA SENZA FINE

Chiunque abbia creato tutto quello che abbiamo attorno a noi, deve essere destinato a  (far) provare meraviglia e stupore: sia stato esso il Big Bang od una qualche entità divina della quale si è dibattuto e mai si finirà di discutere.
Nel bel mezzo dello spazio, a prescindere dalle opinioni e dalle millemila possibili origini, l'astronave Terra resta indisturbata e sospesa nel vuoto.
Nonostante questo pianeta sia per l'essere umano enorme ed ancora oggi in parte sconosciuto, attorno ad esso abitano una lung(hissim)a serie di altri ospiti ed inquilini: cosa è possibile scrivere di questo mondo allargato?
Buona parte delle consapevolezze util(izzabil)i provengono, a tal proposito, da una citazione attribuita alla straordinaria mente di Albert Einstein:

"Voglio sapere come Dio ha creato questo mondo.
Non mi interessano questo o quel fenomeno, lo spettro di questo o di quell'elemento.
Voglio conoscere i suoi pensieri, il resto è dettaglio."

E' stata forse la continua ricerca di un dettaglio voluto a spingere l'essere umano fino a qui, nel mezzo della marea di errori e passi falsi compiuti: ciò che un tempo era ritenuto sconosciuto, temuto ed inavvicinabile oggi è maggiormente rivelato, indagato ed esplorato.
Se millenni fa il Sole era stimata come un'entità divina, oggi è la stella a noi più vicina.
In mezzo alle scoperte fisiche e spaziali, fra i tanti inquilini esistenti ma non scoperti, restano le solite molt(issim)e domande: siamo soli nell'Universo? Può l'umanità essere la sola specie dotata di intelligenza in un universo immenso ed immensamente sconosciuto?
Può la Terra essere l'unico pianeta in un Universo sterminato ad accogliere quella cosa che è umanamente definibile come vita? Quante scoperte dobbiamo ancora fare per dirci veramente competenti in materie astronomiche ed astrofisiche?
Puntando gli occhi in ciò che è infinitamente grande, forse per condanna o forse per fortuna, perdere orientamento e consapevolezze sembra essere il minimo che possa accadere.
Promuovendo ragionamenti simili si rischia di abolire il giusto confine che deve rimanere ben marcato fra scienza e filosofia, quasi fosse possibile muoversi senza l'ausilio fondamentale del cosiddetto metodo sperimentale.
A prescindere dalle interpretazioni, comunque, il guardare oltre il nostro mondo è una curiosità che ha da sempre governato gesta ed anime di moltissime persone. Le massime attribuite ad alcuni grandi del passato confermano questa "tendenza":

"L'infinitezza della creazione è tale da far sembrare un mondo, o una Via Lattea di mondi, a paragone con essa, quello che sembra un fiore, o un insetto, a paragone con la Terra." (I.Kant)

"Ho guardato più lontano, nello spazio, di quanto prima di me abbia fatto qualunque essere umano."
(W.Herschel)

A cosa può condurre quel guardare lontano? Quali livelli di consapevolezza e paura rischia di scoprire un animo umano votato alla ricerca ed alla conoscenza di ciò che va oltre il nostro livello di mondo?
I prezzi da pagare nella ricerca e nella scoperta dell'Universo possono essere molto cari, soprattutto in termini riguardanti certezze e consapevolezze umane.
L'osservazione di uno sconfinato nuovo può produrre sensazioni meravigliose e meravigliosamente sconosciute che poco o nulla  hanno a che fare con la semplice ed umana curiosità:

"Meravigliato, e come sbalordito e stupefatto, rimasi immobile, guardando intensamente, fissando gli occhi su quello spettacolo [...]. Quando mi fui convinto che nessuna stella di quel genere aveva mai brillato prima, mi trovai talmente perplesso per l'incredibilità della cosa che cominciai a perdere la fede nei miei stessi occhi."
(T.Brahe, att. 1572)

Quante sono state le meraviglie e quanti sono stati gli stupori cumulati dall'umanità in poche centinaia di anni di storia, esplorazione e progresso scientifico? Quante potranno ancora essere le strade da percorrere?
Per capire il futuro, si è spesso detto, è necessario misurarsi con il passato: a questa missione cerca di adempiere il libro "L'Avventura dell'Universo", scritto da Timothy Ferris ed edito da Castelvecchi Editore.
Lo scopo di tale testo risulta infatti essere chiaro sin dalla prefazione:

"[...] Il genere umano non ha mai smesso di indagare i misteri dello spazio cosmico e del tempo, dividendosi tra lo stupore e la sete di conoscenza, cercando di definire il proprio posto nell'Universo.
La storia di questa indagine, epica e costellata di personaggi straordinari, è anche la storia del pensiero scientifico e del suo accidentato percorso, tracciato nella lotta secolare contro i pregiudizi della politica e delle religioni.[...]"

Si è quindi davanti ad un testo prepotentemente divulgativo, capace di aggiornare lettori interessati e/o competenti in materie scientifiche con un piglio romanzesco per molti tratti avvincente e dirompente.
Ogni cosa che oggi definiamo piccola risulta essere, in realtà, stata figlia di abnormi e spesso sovrumane fatiche di analisi, decifrazione e comprensione di un reale tremendamente complesso.
Grazie all'arma fragile, imponente ed al contempo terribilmente spuntata della scienza, a prescindere da qualsiasi opinione, l'essere umano è riuscito ad arrivare molto lontano.
I piccoli passi compiuti fino ad oggi hanno avuto protagonisti che, se non fosse per libri di testo o per pigre dimostrazioni, ad oggi sarebbero impolverati e dimenticati in sepolcri imbiancati e disonoranti: Copernico, Tycho Brahe, Keplero, Newton, Galileo, Einstein, Herschel, Fraunhofer, Michelson, Morley, Kirchhoff, Hubble, Maxwell, [...]. Complice una vastità di protagonisti così sterminata ed imponente, dimenticare qualche nome sembra essere la minima(le) azione realizzabile.
Ad ognuno di loro un passo, un calcolo, una formula od una scoperta: in ognuno di loro una vita, diversa e diversamente avvincente. Se l'umanità ha saputo arrivare fino ad oggi con un occhio permanentemente votato sia all'analisi dell'infinitamente piccolo che alla comprensione dell'infinitamente grande, lo dobbiamo in primo luogo a molte delle scoperte fatte da questi (e da molti altri) esseri umani.
Cosa saremmo stati senza curiosità e razionalità? Cosa ne sarebbe stato dell'umanità senza il passaggio di uomini che, fra rabbie ed invidie comuni, hanno saputo realizzare scoperte e cambiamenti così immensi?
Il cervello umano si è mosso moltissimo, destreggiandosi il più abilmente possibile fra millemila cose sconosciute quali: pianeti extrasolari, altre stelle, nebulose, galassie, buchi neri, novae, supernovae, stelle di neutroni, pulsar, magnetar, [...]. Tutto questo è stato compiuto grazie alla curiosità e ad alcune scoperte utilizzate come pilastri e/o fondamenta. Senza certi esseri umani e certe gesta, forse, tutto sarebbe crollato.
Rispondendo ad una grandissima sete di cultura scientifica, pertanto, il testo "L'Avventura dell'Universo" prova a semplificare e fare luce sulle esistenze e sulle tappe che hanno portato l'essere umano alla consapevolezza reale dell'immensità circostante.
Spingendosi fino ai confini dell'esistente, esplorando un terreno nel quale le regole scientifiche usualmente conosciute e sperimentate dall'essere umano potrebbero senza colpo ferire perdere di validità e consistenza.
A patto di dover procedere ed avanzare nella storia, certi uomini devono farsi carico di questo estremo rischio: abbattere le mura di un limite oggi ritenuto invalicabile e fondamentale al tempo stesso.
Alcuni grandi traguardi possono essere raggiunti, alle volte, grazie ad osservazioni e riflessioni tanto istantanee quanto casuali:

"[...]Me ne stavo seduto su una sedia dell'ufficio brevetti di Berna quando, tutto d'un colpo, mi venne un'idea: 'Se  un uomo cade senza trovare ostacoli, non sente il proprio peso.'
Rimasi sbalordito. Questa semplice idea mi fece una profonda impressione.
Mi spinse a formulare una teoria della gravitazione.[...]" (A.Einstein, cit. 1907)

Le scoperte ed i traguardi raggiunti e riassunti in questo libro sono figli di una Storia, di molte casualità e di infinite riflessioni svolte con attenzione e metodo scientifico.
Grazie a questo percorso, pertanto, è stato possibile comprendere un universo sterminato, infinito con riserva, non compreso perchè forse incomprensibile per umani ed invalicabili limiti.
E' il forse a farla da sovrano su discorsi come questi, giustamente e legittimamente: troppo elevate sono ancora le dosi di incertezza con le quali misurarsi di fronte a certi fenomeni.
A prescindere dalle opinioni possibili, però, ogni cosa esistita ed esistente è riassumibile sotto tre capitoli fondamentali ed impossibili da comprimere ulteriormente:

  • Spazio;
  • Tempo;
  • Creazione. 

Tutto è definito o definibile attraverso queste tre parol(on)e: cosa ha prodotto lo spazio attualmente conosciuto?
Cosa sarebbe diventato lo spazio senza il trascorrere di un tempo postulato in miliardi di anni luce?
Cosa ne sarebbe stato della creazione, soprattutto secondo una teoria che ha visto il tutto moderno generarsi da una sorta di nulla assoluto pre-esistente? Cosa ne sarebbe stato dell'essere umano stesso, invece?
Le riflessioni possibili, su temi come questi, sembrano poter essere praticamente infinite.
Il ritmo con cui scandire queste riflessioni sembra essere, volente o nolente, quello coincidente con le abitudini ed i limiti attribuibili alla mente umana.
A prescindere dai punti di vista possibili, comunque, l'Avventura dell'Universo sembra essere per davvero una sorta di storia senza fine. Ai lettori l'ardua sentenza, salvo poi dover uscire a "riveder le stelle".


martedì 21 gennaio 2014

"SIMPLE MAN", CITANDO I LYNYRD SKYNYRD...



"[...] And be a simple kind of man./ Be something you love and understand./ 
Be a simple kind of man. [...] Forget your lust for the rich man's gold/ 
All that you need is in your soul,/ And you can do this if you try. [...]"

sabato 18 gennaio 2014

"I BUCHI NERI", PER FARSI UN'IDEA...

Il valore delle ipotesi e dei molti possibili esprimenti che hanno finito per rendere valide numerose tesi scientifiche ha regalato all'umanità una lunga serie di successi e percorsi vincenti.
A prescindere dai molt(issim)i punti di vista possibili, però, potrebbe essere ragionevole chiedersi quali (e quante) siano state le fatiche che hanno condotto al raggiungimento di certi traguardi.
Una frase a sostegno di tale tesi è attribuita al molto noto Albert Einstein, contenuta nel libro "L'avventura dell'universo", scritto da Timothy Ferris. Tale massima concettuale è riportata nel seguito:

"[...] Una volta che la validità di questo modo di pensare sia stata riconosciuta, i risultati definitivi appaiono quasi semplici; qualsiasi studente universitario intelligente può comprenderli senza grande difficoltà.
Ma gli anni di brancolante ricerca nel buio di una verità che si sente, ma non si è in grado di esprimere; l'intenso desiderio e l'alternarsi di fiducia e di apprensione, finchè non ci si apre un varco verso la chiarezza e la consapevolezza, sono noti solo a chi li ha provati di persona. [...]"

Quanta fatica si consumi attraverso una "brancolante ricerca nel buio", quanti sforzi sia opportuno compiere per provare a calcolare, quantificare e razionalizzare fenomeni che "non si è in grado di esprimere".
Quando una teoria si scrive e si compie, pertanto, è facile dimenticarsi (soprattutto a distanza di anni) delle strade che siano state percorse e sudate per arrivare fino ad un certo punto.
E' proprio questo il caso dei "risultati definitivi" che "appaiono quasi semplici", fino al punto che possono essere compresi senza difficoltà particolari da qualsiasi studente e/o interessato alla materia che possieda un background di nozioni adeguato ad infrangere qualsivoglia barriera divulgativa.
Tale semplificazione forzata, comunque, non dovrebbe mai ostacolare e far dimenticare i necessari ringraziamenti a chi certe difficoltà e certi sentimenti "li ha provati di persona".
Puntando telescopio ed occhi verso l'infinitamente grande, è possibile osservare una grandissima quantità di corpi e fenomeni enormemente sconosciuti rispetto alla piccola astronave Terra su cui l'essere umano è relegato è viaggiare: nebulose, galassie, pianeti vicini ed extrasolari, stelle, [...].
Soprattutto di queste componenti è fatto, da sempre, quello che gli uomini hanno da sempre identificato (pur)troppo brevemente come spazio. L'esplorazione e la conoscenza dell'infinitamente grande sono state da sempre componenti fondamentali dell'agire umano lungo il corso della storia passata, recente e probabilmente soprattutto futura. L'approfondimento di tutto ciò che va oltre la sfera terrestre è una missione che, in tempi non sospetti, l'attore comico Totò aveva ironicamente liquidato con parole molto chiare:

"E tutto questo [le tecnologie aerospaziali] perché? Per conquistare lo spazio!
Ma che se ne fanno dello spazio, dico io, che se ne fanno? Che cos'è lo spazio? È niente!
È aria, questo è! Conquisti l'aria, apri la finestra e conquisti l'aria!"

Con il tempo, fortunatamente e senza ironia, si è riusciti a capire davvero che lo spazio non è solo ed esclusivamente aria da riempire o da conquistare.
In mezzo alla (stra)grande maggioranza di oggetti spaziali, al di là di qualsiasi calcolo ed opinione, esiste ancora un larg(hissim)o margine di incertezza attorno al quale è necessario adoperarsi per fare chiarezza.
All'interno dello spazio rimangono, prepotenti ed ancora enormemente sconosciuti, quelle realtà genericamente conosciute come buchi neri.
In sintesi estrema (ed estremamente incompleta) un buco nero è una regione dello spazio-tempo con un campo gravitazionale talmente forte da rendere impossibile ad un oggetto contenuto al suo interno di fuggire verso l'esterno. I buchi neri, stando alle conoscenze attuali, sono classificabili usualmente in base alla loro massa caratteristica: si raggiungono (allo stato attuale delle conoscenze) cifre che vanno dalla massa della Luna ad un valore pari a circa 10^10 volte la massa del Sole, stella al centro del nostro sistema solare.
Cosa può comportare, stando ai dettagli attualmente conosciuti, la presenza ed il movimento di un buco nero internamente al sistema solare? Su questa e su moltissime altre domande possibili cerca di fare luce il libro "I buchi neri", scritto dall'astrofisico e docente universitario Alessandro Marconi e pubblicato dalla collana "Farsi un'idea" edita dalla Società editrice "Il Mulino".
L'obiettivo di tale testo divulgativo è chiarito sin dal retro del libro in questione:

"I buchi neri - Nel nostro immaginario sono sinonimi di mistero e distruzione; la fantascienza li ha spesso rappresentati come passaggi verso irraggiungibili universi paralleli.
Ma sappiamo veramente cosa sono i buchi neri e quali caratteristiche hanno?
Come si può dedurne la presenza nello spazio?
Come influenzano la vita delle galassie?
A partire dalle prime intuizioni tardo-settecentesche, attraverso la meccanica classica e la teoria della relatività, fino alle scoperte degli ultimi anni, l'autore ci racconta tutto quello che sa su uno dei temi più affascinanti della fisica contemporanea."

Le sensazioni ricollegabili a fenomeni simili sono molte e giustificabili: stupore, curiosità, terrore, timore, [...].
Sono oggetti riconosciuti da teorie e formule matematiche, la cui presenza non è stata però ancora nitidamente "fotografata" come quella di pianeti, galassie, stelle o nebulose.
Quando nasce un buco nero? Cosa significa il tremendo concetto non meglio specificabile di "orizzonte degli eventi"? Come si evolve un buco nero nel suo pellegrinaggio interno all'Universo?
Sarebbe per davvero possibile viaggiare da un punto all'altro dell'Universo, utilizzando ogni buco nero come una sorta di portale spazio-temporale?
Le domande, su fenomeni così sconosciuti ma tremendamente interessanti, possono essere potenzialmente infinite. Ad esperti divulgatori spetta l'arduo compito di rispondere.
Il testo in questione propone un'analisi coerente con la necessità di fare una "luce semplificata" sull'esistenza di questi ultimi:

  • I buchi neri nella storia;
  • I buchi neri classici;
  • Relatività generale e buchi neri;
  • I nuclei galattici attivi;
  • Il buco nero al centro della Via Lattea;
  • I buchi neri al centro delle galassie vicine;
  • Come si formano le galassie;
  • Le relazioni pericolose tra galassie e buchi neri.

Sono moltissimi, forse troppi, i concetti chiave che sarebbe necessario padroneggiare davvero per poter comprendere il più a fondo possibile un fenomeno come questo: orizzonte degli eventi, sfera fotonica, raggio di Schwarzschild, singolarità, collasso gravitazionale, effetto "lente gravitazionale", [...].
Su ognuno di questi non può bastare certamente un testo divulgativo per fare sufficiente luce, in quanto troppo complicate e troppo sconosciute  sono le leggi fisico-matematiche e le dinamiche che li governano.
La speranza più grande rimane, però, quella di poter vedere un domani non (troppo) lontano certe nozioni maggiormente chiarite grazie all'utilizzo della "lente scientifica", senza l'utilizzo della quale l'umanità oggi riuscirebbe ad essere poco o nulla.
Mai dimenticare, infatti, la massima più importante e (pre)potente in questo proposito, attribuita non a caso alla straordinaria mente di Albert Einstein:

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."

Grazie a questa scienza, forse, un domani i buchi neri potrebbero diventare un pò meno oscuri di quanto lo siano ora. Non solo per farsi un'idea su un fenomeno così incredibilmente misterioso.



Per saperne di più:

"I buchi neri - misteriosi protagonisti dell'evoluzione delle galassie", A.Marconi, Società Editrice "Il Mulino"

"Buco nero", Wikipedia,
(http://it.wikipedia.org/wiki/Buco_nero)

"Orizzonte degli eventi", Wikipedia,
(http://it.wikipedia.org/wiki/Orizzonte_degli_eventi)

"Appunti di astronomia - Buchi neri", Astrosurf.com
(http://www.astrosurf.com/cosmoweb/documenti/buchineri.html)

giovedì 16 gennaio 2014

SCHEGGE DI RICERCA E SCIENZA: CITANDO ALBERT EINSTEIN

"[...]Una volta che la validità di questo modo di pensare sia stata riconosciuta, i risultati definitivi appaiono quasi semplici; qualsiasi studente universitario intelligente può comprenderli senza grande difficoltà. 
Ma gli anni di brancolante ricerca nel buio di una verità che si sente, ma non si è in grado di esprimere; l'intenso desiderio e l'alternarsi di fiducia e di apprensione, finchè non ci si apre un varco verso la chiarezza e la consapevolezza, sono noti solo a chi li ha provati di persona. [...] "

"[...] Cosa ci spinge, dunque, ad elaborare teoria dopo teoria? Perché, addirittura, formuliamo teorie? La risposta alla seconda domanda è semplice: perché amiamo «comprendere», ossia ridurre i fenomeni per mezzo del procedimento logico a qualcosa di già noto o (manifestamente) evidente.
Prima di tutto sono necessarie nuove teorie quando si affrontano fatti nuovi che non possono essere «spiegati» da teorie esistenti. Ma questa motivazione è, per così dire, banale, imposta dall'esterno.
C'è un'altra motivazione più sottile e di non minore importanza. Si tratta dello sforzo verso l'unificazione e la semplificazione delle premesse della teoria nel suo insieme [...]."
(da un articolo scritto per 'Scientific American', 1950)

"[...] Certe volte mi domando perché sia stato proprio io a elaborare la teoria della relatività.
La ragione, a parer mio, è che normalmente un adulto non si ferma mai a riflettere sui problemi dello spazio e del tempo. Queste sono cose a cui si pensa da bambini.
Io invece cominciai a riflettere sullo spazio e sul tempo solo dopo essere diventato adulto.
Con la sola differenza che studiai il problema più a fondo di quanto possa fare un bambino.[...]" 
(da Sel. Reader's Digest - R.W.Clark, 1973)

"Quale il significato della vita umana o di quella, in genere, di ogni altra creatura?
Conoscere una risposta a questa domanda significa essere religiosi.
Vi domanderete: vale dunque la pena di porla?
Io rispondo: chiunque consideri la propria e l'altrui vita come priva di significato è non soltanto infelice ma appena degno di vivere."
(da Idee ed opinioni - Come io vedo il mondo)

"[...] Quello che vedo nella natura è una struttura stupenda che possiamo capire solo in maniera molto imperfetta e davanti alla quale la persona riflessiva deve sentirsi pervasa da un profondo senso di 'umiltà'.
È un sentimento sinceramente religioso che non ha nulla a che vedere con il misticismo.
La mia religiosità consiste in un'umile ammirazione di quello Spirito immensamente superiore che si rivela in quel poco che noi, con il nostro intelletto debole e transitorio, possiamo comprendere della realtà.
Voglio sapere come Dio creò questo mondo. Voglio conoscere i suoi pensieri.
In quanto al resto, sono solo dettagli. [...]"
(da Pensieri di un uomo curioso

"[...] Per me è del tutto evidente che il paradiso religioso dell'infanzia, che così andava perduto, era stato un primo tentativo di liberarmi dai vincoli del 'puramente personale', da un'esistenza che è dominata da desideri, speranze e sentimenti primitivi.
Laggiù, da qualche parte, c'era questo mondo smisurato, che esiste indipendentemente da noi, esseri umani, e che si pone dinanzi a noi come un grande, eterno enigma, almeno parzialmente accessibile al nostro esame e alla nostra riflessione. [...] 
La strada che portava a questo paradiso non era comoda e seducente come quella che portava al paradiso religioso; ma si è dimostrata altrettanto degna di fiducia, e non mi sono mai pentito di averla scelta. [...]" 
(da "L'avventura dell'Universo" - T.Ferris)

"A perenne vanto della scienza sta il fatto che essa, agendo sulla mente umana, ha vinto l'insicurezza dell'uomo di fronte a se stesso e alla natura.
(da "Pensieri degli anni difficili" - A.Einstein)

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo.
(A.Einstein, att.)



martedì 14 gennaio 2014

"DANCING IN THE DARK", CITANDO BRUCE SPRINGSTEEN...




"[...] You can’t start a fire/ you can’t start a fire without a spark/ 
this gun’s for hire/ even if we’re just dancing in the dark [...] 
You sit around getting older/ there’s a joke here somewhere and it’s on me/ 
I’ll shake this world off my shoulders/ come on baby this laugh’s on me [...]"

sabato 11 gennaio 2014

"FIUME SAND CREEK", RICORDANDO FABER...


"[...] Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso/ 
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso/ 
le lacrime più piccole/ le lacrime più grosse/ 
quando l'albero della neve/ fiorì di stelle rosse [...]"

mercoledì 8 gennaio 2014

"PATRIA SENZA PADRI": PSICOPATOLOGIA DELLA POLITICA ITALIANA

Qualcuno scrisse, a proposito di psicanalisi, una frase capace di spiegare in maniera approfondita in cosa potrebbe consistere un viaggio approfondito dentro la propria anima:

"Psicoanalisi: massaggio dell'anima."
(Italo Tavolato, Frammenti, att. 1914)

Non senza qualche controversia e problema da risolvere, forse, è anche la psicoanalisi un'arma da poter utilizzare per fare maggior "luce" (o meno buio, a seconda dei punti di vista) sull'abisso che certe volte, durante la vita, certe esistenze si trascinano dentro.
L'esito di tale terapia può, però, generare anche esiti non certo positivi; sono moltissime le citazioni pronunciate e/o attribuite a personaggi del passato che possono provare a confermare questa tendenza:

"I due principali rischi della psicoanalisi: che può fallire, e che se ha successo, non riuscirai mai a perdonare te stesso per tutti gli anni sprecati."
(Mignon McLaughlin, The Second Neurotic's Notebook, 1966)

In entrambi i casi possibili, comunque, è possibile scoprire (quando va male) un vero e proprio mondo che mai si era (anche volutamente e colpevolmente) voluto esplorare prima.
La psicoanalisi moderna e contemporanea può nascondere ragioni e (de)generazioni enormemente più radicate e complicate delle semplici ragioni sessuali che Sigmund Freud sembrò porre alla radice del 'tutto' che poteva attanagliare l'immane varietà di comportamenti attribuibili agli esseri umani: in tempi di tremenda complessità come questi, forse, ricondurre tutto a motivazioni così lineari può non bastare.
Si rischia di banalizzare un disagio, complice eventualmente di una complessità tragic(omic)a generatasi dentro ad un essere umano degno di chiamarsi tale.
Se la psicoanalisi potesse non bastare a fare "luce" sui problemi umani, dovrebbe essere possibile "leggere" attraverso i meandri più approfonditi delle scienze psicologiche.
Condizionale d'obbligo, per chi non ha le competenze e neppure l'autorità per informare su tematiche simili e così potenzialmente complesse. A prescindere da qualsivoglia punto di vista, comunque, sembrano essere la psicologia e le degenerazioni umane a dettare legge nei comportamenti quotidiani. Non solo su "piccola scala", ovviamente.
Indizi a sostegno di questa tesi vengono da una citazione attribuita all'economista e sociologo italiano Vilfredo Pareto, secondo il quale era oggettivo affermare che:

"Fondamento dell'economia politica ed in generale di ogni scienza sociale è evidentemente la psicologia."

Potrebbe quindi la psicologia costituire un'arma vincente con la quale provare a leggere e/o districare baratri e problematiche afferenti non solo all'abisso umano?
Cosa potrebbe accadere se, su di un'ipotetica poltrona da psicanalista, fosse l'Italia intera a 'sedersi' (o sdraiarsi, a seconda del modello ergonomico scelto) per raccontare i problemi che sembrano attanagliarla da troppo tempo senza risoluzione alcuna? In questo Paese si sono infatti accumulati, nel tempo, problemi appartenenti a qualunque 'campo' del possibile: politico, tecnico, scientifico, lavorativo, ambientale, comportamentale, burocratico, scolastico e dell'istruzione, culturale, intellettuale, economico, finanziario, [...].
In periodi come questi, forse a torto più che a ragione, sembrano essere enormemente di più le cose negative rispetto a quelle positive. Come potersi comportare, quando qualcosa di molto più grande di noi non sembra girare per il 'verso giusto'?
Lo strapotere finanziario divora risorse appartenenti all'economia reale, costringendo popolazioni ed esseri umani a precipitare alle (troppe) volte in una dimensione vitale che mai avrebbe dovuto appartenere loro; giovani si vedono privati di un futuro lavorativo, precipitando in uno stato di sfiducia che potrebbe avere ogni valido motivo possibile per essere curato attraverso il sostegno della precedentemente citata poltrona da psicologo.
In un momento nel quale tutto (sembra) crolla(re), potrebbe forse l'anima collettiva dell'Italia affiancarsi ad una cura psicologica per provare ad individuare le ragioni di un degrado così profondo e radicato?
E' anche attorno a domande simili che si sviluppa il libro "Patria senza padri", opera redatta in forma di intervista colloquiale fra Christian Raimo e lo psicoanalista Massimo Recalcati.
La citazione presente in copertina è, a questo proposito, enormemente significativa nei confronti della mole di lavoro che dovrebbe essere compiuta nella maniera più approfondita possibile:

"[...] L'Italia vive in questi anni fasi politiche così complesse e instabili che le analisi giornalistiche o sociologiche sono spesso inadeguate a interpretarle.
Un grande psicoanalista ne discute in maniera illuminante e innovativa, leggendo la nostra vita pubblica alla luce di categorie come il desiderio e la perversione, il narcisismo e l'assenza di padri. [...]"

In questa atmosfera da perenni 'sabbie mobili' il non muoversi sembra giustificabilmente essere la soluzione migliore per non sprofondare; troppi di quelli che accennano ad una reazione sono colpiti da schiaffi morali, ferite laceranti all'orgoglio ed alla dignità.
Quante sono state le vite tradite in questi anni di crisi economica che sembra conoscere (forse) solo ora una prima ma potenzialmente effimera stabilizzazione?
Quali sono state le ragioni che hanno spinto un popolo come quello italiano ed uno Stato come l'Italia a precipitare  così in basso, a meno di un passo da un default economico che avrebbe potuto generare una devastazione sociale senza precedenti?
A tutte queste domande, volente o nolente, una politica carica di valori quali dignità, onesta e coraggio avrebbe dovuto cercare una risposta. La politica avrebbe potuto cercare una risposta, senza bisogno di appellarsi (troppo spesso) a petulanti e vuote giustificazioni.
Lo scaricabarile ha generato una slavina fatta di troppi fattori non doverosamente pesati per tempo: debito pubblico galoppante e solo tardamente valutato, scarsa (ad essere buoni) prevenzione e tutela del territorio da fenomeni di dissesto idrogeologico, corruzione dilagante, [...].
Si fa forse prima a cercare una cura a questa 'malattia' che a descriverne tutti i sintomi più evidenti in maniera esaustiva e comprensibile a tutti. Cosa accadrebbe se fosse l'intera Italia a collocarsi sotto cure psicologiche?
Sono anche domande simili che potrebbero emergere, qualora l'Italia fosse costretta a guardarsi allo specchio composto dalla verità dei fatti: disagio della civiltà, crisi dei valori, mancanza di Esempi e modelli (pro)positivi a cui poter guardare per (ri)costruire una qualche forma di ideale degno di essere chiamato tale, precipitare continuo in un fallace inviluppo fatto di protezioni scadenti e debilitanti per i protetti, leggi (troppo spesso) percepite come accomodanti o votate alla miglior interpretazione giuridico-normativa possibile, [...].
Sembrano essere troppi i problemi, troppi i drammi quotidianamente consumati per poter derubricare i problemi odierni a semplice crisi generata da problemi economico-finanziari.
Rischia concretamente di esistere un qualcosa di molto grande, forse troppo, che è necessario pesare ed approfondire doverosamente: chi può consapevolmente detenere gli 'strumenti' adatti a compiere questa immane ma fondamentale ricerca?
A tale domanda è necessario rispondere guardando negli occhi e fra le competenze di coloro che hanno svolto studi ed approfondimenti necessari per poter davvero comprendere e sbrogliare il nodo gordiano formatosi a seguito di tanti piccoli frammenti di complessità non adeguatamente pesati per tempo.
Servirebbe poi una sorta di moral detector per guardare davvero dentro coloro che ambiscono a ricoprire cariche degne di assimilarsi alla futura classe dirigente italiana.
In un Paese nel quale gli Esempi migliori non vengono fatti filtrare, se non attraverso anniversari e/o rimembranze dalla dubbia efficacia, è lecito domandarsi cosa potrebbe esserne un domani di questa patria senza padri. L'opera presentata si definisce come un dialogo costante ed illuminante, relativamente ad un campo dove sembra essere 'precipitata' l'oscurità più grande e grave.
Il retro del libro illustra quelli che sono altri grav(issim)i sintomi di questo mal-essere che sta devastando quello che è (od era?) conosciuto come il Paese più bello del mondo:

"La crisi dei partiti, la sfiducia verso le Istituzioni e l'ascesa dei nuovi populismi: una precarietà sempre più opprimente; il malessere diffuso che dà luogo ad apatia o a violenza incontrollata; le dimissioni di un pontefice e l'attardarsi al potere di una classe dirigente incapace di crearsi degli eredi: questi sono i fenomeni che si intrecciano nell'Italia [...], creando una situazione di instabilità profonda, difficile da interpretare e quindi da risolvere. [...]"

Quali obiettivi si pone questo libro, utilizzando argomenti anche discutibili e/o più o meno condivisibili?
Presto scritto:

"[...] E' un percorso originale ed affascinante che ci porta [...] a capire non solo cosa accade davvero nella mente degli italiani (e di chi dovrebbe governarli), ma anche da dove possono ripartire un dibattito e un'attività pubblica psicologicamente sani, liberi da logoranti perversioni e fatti di responsabilità, testimonianza, coraggio."

Già il solo fatto di poter scatenare discussioni e dibattiti attorno ad un tema collettivamente scottante come questo potrebbe essere significativo. Condizionale d'obbligo, dato il mal-essere che persiste in questa perenne forma di calma apparente così tremendamente (s)comoda.


sabato 4 gennaio 2014

L'ITALIA RIPARTE...CON IL FRENO A MANO TIRATO?

Cosa potrebbe significare nei dettagli la discesa dello spread sotto quota 200?
L'evento di inizio anno sembra andare verso la tendenza di confermare quanto pronosticato dal Ministro dell'Economia e delle Finanze lo scorso ottobre, quando aveva previsto spread a "200 punti nel 2014 e a 100 nel 2017". Con la soglia 200 inferiormente raggiunta, sono giunte puntuali le dichiarazioni di leader politici a mezzi di informazione e mass media :

"[...] un grande risultato, frutto di un grande lavoro e soprattutto del sacrifico di tutti gli italiani. Nessuno ha la bacchetta magica. L’Italia è nella in giusta direzione, dobbiamo insistere. [...] Oggi ci sono le condizioni perché il Paese riparta. È un’occasione che va colta. [...]"

E' questo il riassunto dell'opinione del Presidente del Consiglio Enrico Letta, contenuta in un articolo proveniente da Il Corriere della Sera. Un calo dello spread comporta, in estrema sintesi, un calo dei rendimenti necessari all'Italia per  finanziarsi all'interno dei troppo celebr(at)i mercati.
Rendimenti in ribasso causano, a loro volta, un circolo virtuoso che può concretamente "tradursi in una minore spesa per interessi sul debito pubblico e nella possibilità di avere a disposizione più risorse per investimenti e per alleggerire il carico fiscale."
Sono questi i benefici principali, riportati in un articolo tratto dal numero odierno de La Repubblica.
Qualora gli indici di spread dovessero attestarsi su livelli simili, sarebbero (teoricamente) previsti risparmi per le casse dello Stato quantificabili in circa 15 miliardi di Euro nel solo 2014 appena iniziato.
Ci sarebbero dunque i margini per definire un quadro di ripresa concreta, stando a quanto fatto trapelare dalle dichiarazioni di Ministri e Presidente del Consiglio.
L'equazione che ha prodotto un abbassamento dello spread sarebbe molto semplice, stando alle dichiarazioni del Ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello:

"[...] meno tassi, meno spesa, meno tasse! La stabilità paga (anche in Euro!) [...]"

E' veramente tutto merito dell'Italia e della (presunta) stabilità politica o persistono motivazioni anche (o soprattutto?) extra-nazionali? L'abbassamento dei tassi di interesse al 3.91% è un beneficio che è destinato ad avere benefici sul breve termine, qualora non adeguatamente sfruttato e spiegato.
Chi si è proposto di informare e governare parlando il "linguaggio sovversivo della verità" dovrebbe avere ben presenti le reali cause e le fondate conseguenze che un ribasso come questo potrebbe indurre sul medio-lungo termine. Rischiano di confondere, o peggio di illudere, altr(ettant)e dichiarazioni fatte da Ministri di questo Governo per commentare il superamento della soglia psicologica raggiunta.
Si ricorda quella del Vice-Presidente Angelino Alfano, secondo cui il calo dello spread potrebbe rappresentare "una tassa occulta in meno per le famiglie e una base per rilanciare l'economia."
Altri esempi di illusione provengono dal Ministro per le Infrastrutture ed i Trasporti, Maurizio Lupi, secondo il quale i risparmi cumulati a seguito di questo livello under 200 dovranno servire per ridurre "le tasse che si pagano sul lavoro" e per "aumentare i soldi in busta paga agli operai."
E' davvero vero che ogni centesimo dei previsti 15 miliardi di risparmi sarà destinato al livellamento del cuneo fiscale? A questa risposta, sottostando al (teorico) "linguaggio sovversivo della verità", dovrebbe essere terribilmente difficile rispondere con un "sì". Rimangono condizioni al contorno troppo incerte, sulla base delle quali sia chi governa che chi informa avrebbero il dovere di essere chiari e realisti.
Non è certo abbassando lo spread di pochi punti che si risolvono le emergenze economico-sociali diffusamente presenti nel Paese.
Una voce consapevolmente critica riguardo a questa situazione troppo entusiasticamente celebrata proviene dal giornalista Federico Fubini, all'interno di un articolo contenuto nel numero odierno de La Repubblica; titolo e sottotitolo dell'articolo sono emblematici nei confronti dello status di euforia attuale:

"Adesso Roma ha quindici mesi per sfruttare la fine dell'emergenza - Vanno tagliati spese e deficit prima di nuovi rialzi dei tassi."

Le premesse a contorno dell'articolo sono consapevoli di un miglioramento non rispondente, però, ad una completa guarigione dalla malattia che ha fino ad oggi dilaniato e (quasi) distrutto lo stato socio-economico di questo Paese:

"[...] uno spread Bund-Btp di meno di 200 punti [...] ricorda allo stesso tempo molti aspetti diversi.
L'emergenza è finita, ma la normalità ancora non inizia.
Il Paese resta comunque sul filo del rasoio. [...]"

Cosa significa, nei dettagli, questo rimanere sul "filo del rasoio"?
Si è veramente raggiunta una nuova "pace dei Conti pubblici" finalizzata all'innesco di percentuali di crescita economica significative? La risposta a queste domande deve essere consapevolmente affrontata ed approfondita:

"[...] Da un lato c'è il calo dello spread sospinto da accenni di ripresa industriale, dalla tenuta del Governo [...]e da un avanzo primario che resta il migliore di Eurolandia.
Ciò ha permesso al Tesoro di risparmiare 2,7 miliardi in interessi solo nel 2013, apre spazi per ridurre le tasse sul lavoro e può creare dei posti di lavoro in più.
Dall'altro lato però non tutto è lineare come sembra. [...]"

Dietro questa mancata linearità potrebbero nascondersi i problemi più gravi e, allo stato attuale, non doverosamente affrontati e portati all'attenzione del dibattito pubblico.
Informazioni dettagliate sono reperibili, a questo proposito, dal medesimo articolo in questione:

"[...] Il fabbisogno di cassa del Governo del 2013 ha sfiorato gli 80 miliardi di Euro, più del 5% del PIL, eppure il Tesoro non ha ancora spiegato [...] come farà a tenere il deficit pubblico [...] entro il 3%.
Il calo dello spread è determinato in buona parte da eventi lontani dall'Italia: la ripresa internazionale e la gigantesca produzione di liquitità della Federal Reserve e della Bank of Japan, circa 1500 miliardi solo nel 2013; sono in primo luogo questi fattori a spingere gli investitori a comprare i titoli considerati più rischiosi e a più alto rendimento come quelli del debito italiano. [...]"

Chi ha gioito inneggiando ad una ritrovata stabilità o quiete economica dovrebbe, almeno in parte, ricredersi o ritrattare le proprie dichiarazioni: il calo dello spread non è certo significativamente attribuibile ai traguardi prodotti dal Governo delle (furono) "larghe intese".
Rimangono situazioni pericolose e pericolanti a "contorno" di un beneficio simile?
L'opinione del giornalista sembra essere netta anche su questo frangente:

"[...] la liquidità globale sta affluendo verso i Btp [ossia verso l'Italia, nds] in modo cauto rispetto a quanto non accada per i titoli di Spagna o Portogallo, i cui rendimenti calano anche più in fretta.
Anche passare sotto la soglia dei 200 punti-base [...] potrebbe non rivelarsi la svolta che appare a prima vista.
Non con un'inflazione italiana che [...] resta inchiodata quasi a zero per la paralisi dei consumi e il crolo dei prestiti alle imprese, giunto [...] a intensità senza precedenti perchè le banche italiane temono gli imminenti esami europei sui loro bilanci. [...]"

Le presenti situazioni rischiano potenzialmente di produrre un nuovo cortocircuito, il cui esito finale potrebbe essere un risultato opposto rispetto maggiormente ambito; l'equazione pericolosa è riportata dallo stesso giornalista in termini chiarissimi:

"[...] se l'economia non inizia davvero a crescere, il debito pubblico non potrà che salire ancora e riportare sfiducia e 'spread' elevati sul Paese. [...]"

Si potrebbe quindi ripresentare concretamente un rischio di ciclica sfiducia, qualora le condizioni presenti non fossero adeguatamente sfruttate e consapevolmente pesate?
La storia dei livelli di debito pubblico vede un costante aumento dei propri livelli, se considerati in percentuale sul Pil: si è passati da un 103,6% del 2007 ad una percentuale prossima al 131,3% del 2013.
Basta davvero una discesa (momentanea?) dello spread per dichiarare vittoria?
Questa domanda rievoca lo spettro di situazioni passate e non doverosamente sfruttate dallo Stato italiano in tempi non sospetti:

"[...] L'Italia era sul crinale anche nel '93, quando uscì dalla crisi di allora.
Anche a quel tempo [...] i tassi scesero e [...] restarono bassi a lungo in vista dell'aggancio all'Euro e poi con i primi dieci anni di vita nella moneta unica.
Allora l'Italia sprecò quel dividendo dei tassi [...] in corruzione, clientelismo e inefficienza, perchè la spesa pubblica è salita dal 47% a oltre il 51% del Pil [...] ma così hanno fatto anche le tasse, la povertà, la disoccupazione e l'ingiustizia sociale. [...]"

Se una prima volta lo Stato italiano ha già gettato alle ortiche un'occasione irripetibile per finanziarsi a tassi molto bassi, di quanto tempo potrebbe beneficiare allo stato attuale per attirare investimenti ad interessi convenienti?
L'opinione dello stesso Fubini è lapidaria in proposito:

"[...] Ora l'Italia rischia di avere circa quindici mesi, non altri quindici anni, per cogliere il secondo dividendo dei tassi bassi: dopo la Federal Reserve potrebbe iniziare ad alzare i tassi e ritirare la liquidità dai mercati, rivelando brutalmente chi nuotava senza costume. [...]"

E' altrettanto evidente che, in caso di nuova sfiducia nei confronti del debito sovrano dello Stato italiano, sarebbero probabilmente inevitabili altre manovre "lacrime e sangue" finalizzate al contenere gli squilibri di spesa.
Quale può essere pertanto il primo passo da compiere, traendo magari spunto da errori passati e già commessi?
Il futuro sembra essere anche su questo tema univoco ed univocamente interpretabile:

"[...] Si tratta dunque di iniziare subito a ridurre gli sprechi e la materia prima della corruzione.
Solo così Germania potrà dare più tempo all'Italia per ridurre il suo debito dal 2015, evitando altre manovre lacrime e sangue tra un anno. [...]"

Con un occhio al futuro, pertanto, si dimostra come sia (forse) inevitabile il ricorso ad ulteriori manovre "correttive" finalizzate al mettere 'toppe'' ai conti pubblici.
Senza contare, inoltre, della necessità di raggiungere adeguati livelli di crescita  finalizzata al sostentamento dei livelli ormai stratosferici di debito pubblico raggiunti: basterebbero indici percentuali oscillanti fra lo zerovirgola ed il punto percentuale, a fronte di interessi annuali minimi che superano le decine di miliardi di Euro?
Probabilmente no.
Senza contare il peso (potenzialmente) devastante approvato dall'Italia con l'Europa relativamente alle misure da prendere per abbattere i livelli di debito pubblico, appunto dal 2015 in avanti.
La sensazione della ripartenza, alla luce di queste e moltissime altre (troppo evidenti?) considerazioni, sembra essere piuttosto lontana. A posteri ed italiani le ardue sentenze.

Immagine reperita da: lindipendenza.com

Per saperne di più: 
 
"Lo spread chiude a 197 punti. Letta: 'Ora si può ripartire'", tg24.sky.it
(http://tg24.sky.it/tg24/economia/2014/01/03/spread_sotto_quota_200_letta_saccomanni_ripresa.html)
 
"Letta: adesso l'Italia può ripartire", Il Corriere della Sera
(http://www.corriere.it/politica/14_gennaio_03/letta-adesso-l-italia-puo-ripartire-b886c866-74ab-11e3-90f3-f58f41d83fbf.shtml)
 
"Adesso Roma ha quindici mesi per sfruttare la fine dell'emergenza", F.Fubini, La Repubblica
 
"Lo spread sotto quota 200 punti, così si risparmiano 15 miliardi. Letta: 'Ora l'Italia può ripartire'", V.Puledda, La Repubblica