Il valore delle ipotesi e dei molti possibili esprimenti che hanno finito per rendere valide numerose tesi scientifiche ha regalato all'umanità una lunga serie di successi e percorsi vincenti.
A prescindere dai molt(issim)i punti di vista possibili, però, potrebbe essere ragionevole chiedersi quali (e quante) siano state le fatiche che hanno condotto al raggiungimento di certi traguardi.
Una frase a sostegno di tale tesi è attribuita al molto noto Albert Einstein, contenuta nel libro "L'avventura dell'universo", scritto da Timothy Ferris. Tale massima concettuale è riportata nel seguito:
"[...] Una volta che la validità di questo modo di pensare sia stata riconosciuta, i risultati definitivi appaiono quasi semplici; qualsiasi studente universitario intelligente può comprenderli senza grande difficoltà.
Ma gli anni di brancolante ricerca nel buio di una verità che si sente, ma non si è in grado di esprimere; l'intenso desiderio e l'alternarsi di fiducia e di apprensione, finchè non ci si apre un varco verso la chiarezza e la consapevolezza, sono noti solo a chi li ha provati di persona. [...]"
Quanta fatica si consumi attraverso una "brancolante ricerca nel buio", quanti sforzi sia opportuno compiere per provare a calcolare, quantificare e razionalizzare fenomeni che "non si è in grado di esprimere".
Quando una teoria si scrive e si compie, pertanto, è facile dimenticarsi (soprattutto a distanza di anni) delle strade che siano state percorse e sudate per arrivare fino ad un certo punto.
E' proprio questo il caso dei "risultati definitivi" che "appaiono quasi semplici", fino al punto che possono essere compresi senza difficoltà particolari da qualsiasi studente e/o interessato alla materia che possieda un background di nozioni adeguato ad infrangere qualsivoglia barriera divulgativa.
Tale semplificazione forzata, comunque, non dovrebbe mai ostacolare e far dimenticare i necessari ringraziamenti a chi certe difficoltà e certi sentimenti "li ha provati di persona".
Puntando telescopio ed occhi verso l'infinitamente grande, è possibile osservare una grandissima quantità di corpi e fenomeni enormemente sconosciuti rispetto alla piccola astronave Terra su cui l'essere umano è relegato è viaggiare: nebulose, galassie, pianeti vicini ed extrasolari, stelle, [...].
Soprattutto di queste componenti è fatto, da sempre, quello che gli uomini hanno da sempre identificato (pur)troppo brevemente come spazio. L'esplorazione e la conoscenza dell'infinitamente grande sono state da sempre componenti fondamentali dell'agire umano lungo il corso della storia passata, recente e probabilmente soprattutto futura. L'approfondimento di tutto ciò che va oltre la sfera terrestre è una missione che, in tempi non sospetti, l'attore comico Totò aveva ironicamente liquidato con parole molto chiare:
"E tutto questo [le tecnologie aerospaziali] perché? Per conquistare lo spazio!
Ma che se ne fanno dello spazio, dico io, che se ne fanno? Che cos'è lo spazio? È niente!
È aria, questo è! Conquisti l'aria, apri la finestra e conquisti l'aria!"
Con il tempo, fortunatamente e senza ironia, si è riusciti a capire davvero che lo spazio non è solo ed esclusivamente aria da riempire o da conquistare.
In mezzo alla (stra)grande maggioranza di oggetti spaziali, al di là di qualsiasi calcolo ed opinione, esiste ancora un larg(hissim)o margine di incertezza attorno al quale è necessario adoperarsi per fare chiarezza.
All'interno dello spazio rimangono, prepotenti ed ancora enormemente sconosciuti, quelle realtà genericamente conosciute come buchi neri.
In sintesi estrema (ed estremamente incompleta) un buco nero è una regione dello spazio-tempo con un campo gravitazionale talmente forte da rendere impossibile ad un oggetto contenuto al suo interno di fuggire verso l'esterno. I buchi neri, stando alle conoscenze attuali, sono classificabili usualmente in base alla loro massa caratteristica: si raggiungono (allo stato attuale delle conoscenze) cifre che vanno dalla massa della Luna ad un valore pari a circa 10^10 volte la massa del Sole, stella al centro del nostro sistema solare.
Cosa può comportare, stando ai dettagli attualmente conosciuti, la presenza ed il movimento di un buco nero internamente al sistema solare? Su questa e su moltissime altre domande possibili cerca di fare luce il libro "I buchi neri", scritto dall'astrofisico e docente universitario Alessandro Marconi e pubblicato dalla collana "Farsi un'idea" edita dalla Società editrice "Il Mulino".
L'obiettivo di tale testo divulgativo è chiarito sin dal retro del libro in questione:
"I buchi neri - Nel nostro immaginario sono sinonimi di mistero e distruzione; la fantascienza li ha spesso rappresentati come passaggi verso irraggiungibili universi paralleli.
Ma sappiamo veramente cosa sono i buchi neri e quali caratteristiche hanno?
Come si può dedurne la presenza nello spazio?
Come influenzano la vita delle galassie?
A partire dalle prime intuizioni tardo-settecentesche, attraverso la meccanica classica e la teoria della relatività, fino alle scoperte degli ultimi anni, l'autore ci racconta tutto quello che sa su uno dei temi più affascinanti della fisica contemporanea."
Le sensazioni ricollegabili a fenomeni simili sono molte e giustificabili: stupore, curiosità, terrore, timore, [...].
Sono oggetti riconosciuti da teorie e formule matematiche, la cui presenza non è stata però ancora nitidamente "fotografata" come quella di pianeti, galassie, stelle o nebulose.
Quando nasce un buco nero? Cosa significa il tremendo concetto non meglio specificabile di "orizzonte degli eventi"? Come si evolve un buco nero nel suo pellegrinaggio interno all'Universo?
Sarebbe per davvero possibile viaggiare da un punto all'altro dell'Universo, utilizzando ogni buco nero come una sorta di portale spazio-temporale?
Le domande, su fenomeni così sconosciuti ma tremendamente interessanti, possono essere potenzialmente infinite. Ad esperti divulgatori spetta l'arduo compito di rispondere.
Il testo in questione propone un'analisi coerente con la necessità di fare una "luce semplificata" sull'esistenza di questi ultimi:
Sono moltissimi, forse troppi, i concetti chiave che sarebbe necessario padroneggiare davvero per poter comprendere il più a fondo possibile un fenomeno come questo: orizzonte degli eventi, sfera fotonica, raggio di Schwarzschild, singolarità, collasso gravitazionale, effetto "lente gravitazionale", [...].
Su ognuno di questi non può bastare certamente un testo divulgativo per fare sufficiente luce, in quanto troppo complicate e troppo sconosciute sono le leggi fisico-matematiche e le dinamiche che li governano.
La speranza più grande rimane, però, quella di poter vedere un domani non (troppo) lontano certe nozioni maggiormente chiarite grazie all'utilizzo della "lente scientifica", senza l'utilizzo della quale l'umanità oggi riuscirebbe ad essere poco o nulla.
Mai dimenticare, infatti, la massima più importante e (pre)potente in questo proposito, attribuita non a caso alla straordinaria mente di Albert Einstein:
"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."
Grazie a questa scienza, forse, un domani i buchi neri potrebbero diventare un pò meno oscuri di quanto lo siano ora. Non solo per farsi un'idea su un fenomeno così incredibilmente misterioso.
Per saperne di più:
"I buchi neri - misteriosi protagonisti dell'evoluzione delle galassie", A.Marconi, Società Editrice "Il Mulino"
"Buco nero", Wikipedia,
(http://it.wikipedia.org/wiki/Buco_nero)
"Orizzonte degli eventi", Wikipedia,
(http://it.wikipedia.org/wiki/Orizzonte_degli_eventi)
"Appunti di astronomia - Buchi neri", Astrosurf.com
(http://www.astrosurf.com/cosmoweb/documenti/buchineri.html)
A prescindere dai molt(issim)i punti di vista possibili, però, potrebbe essere ragionevole chiedersi quali (e quante) siano state le fatiche che hanno condotto al raggiungimento di certi traguardi.
Una frase a sostegno di tale tesi è attribuita al molto noto Albert Einstein, contenuta nel libro "L'avventura dell'universo", scritto da Timothy Ferris. Tale massima concettuale è riportata nel seguito:
"[...] Una volta che la validità di questo modo di pensare sia stata riconosciuta, i risultati definitivi appaiono quasi semplici; qualsiasi studente universitario intelligente può comprenderli senza grande difficoltà.
Ma gli anni di brancolante ricerca nel buio di una verità che si sente, ma non si è in grado di esprimere; l'intenso desiderio e l'alternarsi di fiducia e di apprensione, finchè non ci si apre un varco verso la chiarezza e la consapevolezza, sono noti solo a chi li ha provati di persona. [...]"
Quanta fatica si consumi attraverso una "brancolante ricerca nel buio", quanti sforzi sia opportuno compiere per provare a calcolare, quantificare e razionalizzare fenomeni che "non si è in grado di esprimere".
Quando una teoria si scrive e si compie, pertanto, è facile dimenticarsi (soprattutto a distanza di anni) delle strade che siano state percorse e sudate per arrivare fino ad un certo punto.
E' proprio questo il caso dei "risultati definitivi" che "appaiono quasi semplici", fino al punto che possono essere compresi senza difficoltà particolari da qualsiasi studente e/o interessato alla materia che possieda un background di nozioni adeguato ad infrangere qualsivoglia barriera divulgativa.
Tale semplificazione forzata, comunque, non dovrebbe mai ostacolare e far dimenticare i necessari ringraziamenti a chi certe difficoltà e certi sentimenti "li ha provati di persona".
Puntando telescopio ed occhi verso l'infinitamente grande, è possibile osservare una grandissima quantità di corpi e fenomeni enormemente sconosciuti rispetto alla piccola astronave Terra su cui l'essere umano è relegato è viaggiare: nebulose, galassie, pianeti vicini ed extrasolari, stelle, [...].
Soprattutto di queste componenti è fatto, da sempre, quello che gli uomini hanno da sempre identificato (pur)troppo brevemente come spazio. L'esplorazione e la conoscenza dell'infinitamente grande sono state da sempre componenti fondamentali dell'agire umano lungo il corso della storia passata, recente e probabilmente soprattutto futura. L'approfondimento di tutto ciò che va oltre la sfera terrestre è una missione che, in tempi non sospetti, l'attore comico Totò aveva ironicamente liquidato con parole molto chiare:
"E tutto questo [le tecnologie aerospaziali] perché? Per conquistare lo spazio!
Ma che se ne fanno dello spazio, dico io, che se ne fanno? Che cos'è lo spazio? È niente!
È aria, questo è! Conquisti l'aria, apri la finestra e conquisti l'aria!"
Con il tempo, fortunatamente e senza ironia, si è riusciti a capire davvero che lo spazio non è solo ed esclusivamente aria da riempire o da conquistare.
In mezzo alla (stra)grande maggioranza di oggetti spaziali, al di là di qualsiasi calcolo ed opinione, esiste ancora un larg(hissim)o margine di incertezza attorno al quale è necessario adoperarsi per fare chiarezza.
All'interno dello spazio rimangono, prepotenti ed ancora enormemente sconosciuti, quelle realtà genericamente conosciute come buchi neri.
In sintesi estrema (ed estremamente incompleta) un buco nero è una regione dello spazio-tempo con un campo gravitazionale talmente forte da rendere impossibile ad un oggetto contenuto al suo interno di fuggire verso l'esterno. I buchi neri, stando alle conoscenze attuali, sono classificabili usualmente in base alla loro massa caratteristica: si raggiungono (allo stato attuale delle conoscenze) cifre che vanno dalla massa della Luna ad un valore pari a circa 10^10 volte la massa del Sole, stella al centro del nostro sistema solare.
Cosa può comportare, stando ai dettagli attualmente conosciuti, la presenza ed il movimento di un buco nero internamente al sistema solare? Su questa e su moltissime altre domande possibili cerca di fare luce il libro "I buchi neri", scritto dall'astrofisico e docente universitario Alessandro Marconi e pubblicato dalla collana "Farsi un'idea" edita dalla Società editrice "Il Mulino".
L'obiettivo di tale testo divulgativo è chiarito sin dal retro del libro in questione:
"I buchi neri - Nel nostro immaginario sono sinonimi di mistero e distruzione; la fantascienza li ha spesso rappresentati come passaggi verso irraggiungibili universi paralleli.
Ma sappiamo veramente cosa sono i buchi neri e quali caratteristiche hanno?
Come si può dedurne la presenza nello spazio?
Come influenzano la vita delle galassie?
A partire dalle prime intuizioni tardo-settecentesche, attraverso la meccanica classica e la teoria della relatività, fino alle scoperte degli ultimi anni, l'autore ci racconta tutto quello che sa su uno dei temi più affascinanti della fisica contemporanea."
Le sensazioni ricollegabili a fenomeni simili sono molte e giustificabili: stupore, curiosità, terrore, timore, [...].
Sono oggetti riconosciuti da teorie e formule matematiche, la cui presenza non è stata però ancora nitidamente "fotografata" come quella di pianeti, galassie, stelle o nebulose.
Quando nasce un buco nero? Cosa significa il tremendo concetto non meglio specificabile di "orizzonte degli eventi"? Come si evolve un buco nero nel suo pellegrinaggio interno all'Universo?
Sarebbe per davvero possibile viaggiare da un punto all'altro dell'Universo, utilizzando ogni buco nero come una sorta di portale spazio-temporale?
Le domande, su fenomeni così sconosciuti ma tremendamente interessanti, possono essere potenzialmente infinite. Ad esperti divulgatori spetta l'arduo compito di rispondere.
Il testo in questione propone un'analisi coerente con la necessità di fare una "luce semplificata" sull'esistenza di questi ultimi:
- I buchi neri nella storia;
- I buchi neri classici;
- Relatività generale e buchi neri;
- I nuclei galattici attivi;
- Il buco nero al centro della Via Lattea;
- I buchi neri al centro delle galassie vicine;
- Come si formano le galassie;
- Le relazioni pericolose tra galassie e buchi neri.
Sono moltissimi, forse troppi, i concetti chiave che sarebbe necessario padroneggiare davvero per poter comprendere il più a fondo possibile un fenomeno come questo: orizzonte degli eventi, sfera fotonica, raggio di Schwarzschild, singolarità, collasso gravitazionale, effetto "lente gravitazionale", [...].
Su ognuno di questi non può bastare certamente un testo divulgativo per fare sufficiente luce, in quanto troppo complicate e troppo sconosciute sono le leggi fisico-matematiche e le dinamiche che li governano.
La speranza più grande rimane, però, quella di poter vedere un domani non (troppo) lontano certe nozioni maggiormente chiarite grazie all'utilizzo della "lente scientifica", senza l'utilizzo della quale l'umanità oggi riuscirebbe ad essere poco o nulla.
Mai dimenticare, infatti, la massima più importante e (pre)potente in questo proposito, attribuita non a caso alla straordinaria mente di Albert Einstein:
"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."
Grazie a questa scienza, forse, un domani i buchi neri potrebbero diventare un pò meno oscuri di quanto lo siano ora. Non solo per farsi un'idea su un fenomeno così incredibilmente misterioso.
Per saperne di più:
"I buchi neri - misteriosi protagonisti dell'evoluzione delle galassie", A.Marconi, Società Editrice "Il Mulino"
"Buco nero", Wikipedia,
(http://it.wikipedia.org/wiki/Buco_nero)
"Orizzonte degli eventi", Wikipedia,
(http://it.wikipedia.org/wiki/Orizzonte_degli_eventi)
"Appunti di astronomia - Buchi neri", Astrosurf.com
(http://www.astrosurf.com/cosmoweb/documenti/buchineri.html)
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