Qualcuno scrisse, a proposito di psicanalisi, una frase capace di spiegare in maniera approfondita in cosa potrebbe consistere un viaggio approfondito dentro la propria anima:
"Psicoanalisi: massaggio dell'anima."
(Italo Tavolato, Frammenti, att. 1914)
Non senza qualche controversia e problema da risolvere, forse, è anche la psicoanalisi un'arma da poter utilizzare per fare maggior "luce" (o meno buio, a seconda dei punti di vista) sull'abisso che certe volte, durante la vita, certe esistenze si trascinano dentro.
L'esito di tale terapia può, però, generare anche esiti non certo positivi; sono moltissime le citazioni pronunciate e/o attribuite a personaggi del passato che possono provare a confermare questa tendenza:
"I due principali rischi della psicoanalisi: che può fallire, e che se ha successo, non riuscirai mai a perdonare te stesso per tutti gli anni sprecati."
(Mignon McLaughlin, The Second Neurotic's Notebook, 1966)
In entrambi i casi possibili, comunque, è possibile scoprire (quando va male) un vero e proprio mondo che mai si era (anche volutamente e colpevolmente) voluto esplorare prima.
La psicoanalisi moderna e contemporanea può nascondere ragioni e (de)generazioni enormemente più radicate e complicate delle semplici ragioni sessuali che Sigmund Freud sembrò porre alla radice del 'tutto' che poteva attanagliare l'immane varietà di comportamenti attribuibili agli esseri umani: in tempi di tremenda complessità come questi, forse, ricondurre tutto a motivazioni così lineari può non bastare.
Si rischia di banalizzare un disagio, complice eventualmente di una complessità tragic(omic)a generatasi dentro ad un essere umano degno di chiamarsi tale.
Se la psicoanalisi potesse non bastare a fare "luce" sui problemi umani, dovrebbe essere possibile "leggere" attraverso i meandri più approfonditi delle scienze psicologiche.
Condizionale d'obbligo, per chi non ha le competenze e neppure l'autorità per informare su tematiche simili e così potenzialmente complesse. A prescindere da qualsivoglia punto di vista, comunque, sembrano essere la psicologia e le degenerazioni umane a dettare legge nei comportamenti quotidiani. Non solo su "piccola scala", ovviamente.
Indizi a sostegno di questa tesi vengono da una citazione attribuita all'economista e sociologo italiano Vilfredo Pareto, secondo il quale era oggettivo affermare che:
"Fondamento dell'economia politica ed in generale di ogni scienza sociale è evidentemente la psicologia."
Potrebbe quindi la psicologia costituire un'arma vincente con la quale provare a leggere e/o districare baratri e problematiche afferenti non solo all'abisso umano?
Cosa potrebbe accadere se, su di un'ipotetica poltrona da psicanalista, fosse l'Italia intera a 'sedersi' (o sdraiarsi, a seconda del modello ergonomico scelto) per raccontare i problemi che sembrano attanagliarla da troppo tempo senza risoluzione alcuna? In questo Paese si sono infatti accumulati, nel tempo, problemi appartenenti a qualunque 'campo' del possibile: politico, tecnico, scientifico, lavorativo, ambientale, comportamentale, burocratico, scolastico e dell'istruzione, culturale, intellettuale, economico, finanziario, [...].
In periodi come questi, forse a torto più che a ragione, sembrano essere enormemente di più le cose negative rispetto a quelle positive. Come potersi comportare, quando qualcosa di molto più grande di noi non sembra girare per il 'verso giusto'?
Lo strapotere finanziario divora risorse appartenenti all'economia reale, costringendo popolazioni ed esseri umani a precipitare alle (troppe) volte in una dimensione vitale che mai avrebbe dovuto appartenere loro; giovani si vedono privati di un futuro lavorativo, precipitando in uno stato di sfiducia che potrebbe avere ogni valido motivo possibile per essere curato attraverso il sostegno della precedentemente citata poltrona da psicologo.
In un momento nel quale tutto (sembra) crolla(re), potrebbe forse l'anima collettiva dell'Italia affiancarsi ad una cura psicologica per provare ad individuare le ragioni di un degrado così profondo e radicato?
E' anche attorno a domande simili che si sviluppa il libro "Patria senza padri", opera redatta in forma di intervista colloquiale fra Christian Raimo e lo psicoanalista Massimo Recalcati.
La citazione presente in copertina è, a questo proposito, enormemente significativa nei confronti della mole di lavoro che dovrebbe essere compiuta nella maniera più approfondita possibile:
"[...] L'Italia vive in questi anni fasi politiche così complesse e instabili che le analisi giornalistiche o sociologiche sono spesso inadeguate a interpretarle.
Un grande psicoanalista ne discute in maniera illuminante e innovativa, leggendo la nostra vita pubblica alla luce di categorie come il desiderio e la perversione, il narcisismo e l'assenza di padri. [...]"
In questa atmosfera da perenni 'sabbie mobili' il non muoversi sembra giustificabilmente essere la soluzione migliore per non sprofondare; troppi di quelli che accennano ad una reazione sono colpiti da schiaffi morali, ferite laceranti all'orgoglio ed alla dignità.
Quante sono state le vite tradite in questi anni di crisi economica che sembra conoscere (forse) solo ora una prima ma potenzialmente effimera stabilizzazione?
Quali sono state le ragioni che hanno spinto un popolo come quello italiano ed uno Stato come l'Italia a precipitare così in basso, a meno di un passo da un default economico che avrebbe potuto generare una devastazione sociale senza precedenti?
A tutte queste domande, volente o nolente, una politica carica di valori quali dignità, onesta e coraggio avrebbe dovuto cercare una risposta. La politica avrebbe potuto cercare una risposta, senza bisogno di appellarsi (troppo spesso) a petulanti e vuote giustificazioni.
Lo scaricabarile ha generato una slavina fatta di troppi fattori non doverosamente pesati per tempo: debito pubblico galoppante e solo tardamente valutato, scarsa (ad essere buoni) prevenzione e tutela del territorio da fenomeni di dissesto idrogeologico, corruzione dilagante, [...].
Si fa forse prima a cercare una cura a questa 'malattia' che a descriverne tutti i sintomi più evidenti in maniera esaustiva e comprensibile a tutti. Cosa accadrebbe se fosse l'intera Italia a collocarsi sotto cure psicologiche?
Sono anche domande simili che potrebbero emergere, qualora l'Italia fosse costretta a guardarsi allo specchio composto dalla verità dei fatti: disagio della civiltà, crisi dei valori, mancanza di Esempi e modelli (pro)positivi a cui poter guardare per (ri)costruire una qualche forma di ideale degno di essere chiamato tale, precipitare continuo in un fallace inviluppo fatto di protezioni scadenti e debilitanti per i protetti, leggi (troppo spesso) percepite come accomodanti o votate alla miglior interpretazione giuridico-normativa possibile, [...].
Sembrano essere troppi i problemi, troppi i drammi quotidianamente consumati per poter derubricare i problemi odierni a semplice crisi generata da problemi economico-finanziari.
Rischia concretamente di esistere un qualcosa di molto grande, forse troppo, che è necessario pesare ed approfondire doverosamente: chi può consapevolmente detenere gli 'strumenti' adatti a compiere questa immane ma fondamentale ricerca?
A tale domanda è necessario rispondere guardando negli occhi e fra le competenze di coloro che hanno svolto studi ed approfondimenti necessari per poter davvero comprendere e sbrogliare il nodo gordiano formatosi a seguito di tanti piccoli frammenti di complessità non adeguatamente pesati per tempo.
Servirebbe poi una sorta di moral detector per guardare davvero dentro coloro che ambiscono a ricoprire cariche degne di assimilarsi alla futura classe dirigente italiana.
In un Paese nel quale gli Esempi migliori non vengono fatti filtrare, se non attraverso anniversari e/o rimembranze dalla dubbia efficacia, è lecito domandarsi cosa potrebbe esserne un domani di questa patria senza padri. L'opera presentata si definisce come un dialogo costante ed illuminante, relativamente ad un campo dove sembra essere 'precipitata' l'oscurità più grande e grave.
Il retro del libro illustra quelli che sono altri grav(issim)i sintomi di questo mal-essere che sta devastando quello che è (od era?) conosciuto come il Paese più bello del mondo:
"La crisi dei partiti, la sfiducia verso le Istituzioni e l'ascesa dei nuovi populismi: una precarietà sempre più opprimente; il malessere diffuso che dà luogo ad apatia o a violenza incontrollata; le dimissioni di un pontefice e l'attardarsi al potere di una classe dirigente incapace di crearsi degli eredi: questi sono i fenomeni che si intrecciano nell'Italia [...], creando una situazione di instabilità profonda, difficile da interpretare e quindi da risolvere. [...]"
Quali obiettivi si pone questo libro, utilizzando argomenti anche discutibili e/o più o meno condivisibili?
Presto scritto:
"[...] E' un percorso originale ed affascinante che ci porta [...] a capire non solo cosa accade davvero nella mente degli italiani (e di chi dovrebbe governarli), ma anche da dove possono ripartire un dibattito e un'attività pubblica psicologicamente sani, liberi da logoranti perversioni e fatti di responsabilità, testimonianza, coraggio."
Già il solo fatto di poter scatenare discussioni e dibattiti attorno ad un tema collettivamente scottante come questo potrebbe essere significativo. Condizionale d'obbligo, dato il mal-essere che persiste in questa perenne forma di calma apparente così tremendamente (s)comoda.
"Psicoanalisi: massaggio dell'anima."
(Italo Tavolato, Frammenti, att. 1914)
Non senza qualche controversia e problema da risolvere, forse, è anche la psicoanalisi un'arma da poter utilizzare per fare maggior "luce" (o meno buio, a seconda dei punti di vista) sull'abisso che certe volte, durante la vita, certe esistenze si trascinano dentro.
L'esito di tale terapia può, però, generare anche esiti non certo positivi; sono moltissime le citazioni pronunciate e/o attribuite a personaggi del passato che possono provare a confermare questa tendenza:
"I due principali rischi della psicoanalisi: che può fallire, e che se ha successo, non riuscirai mai a perdonare te stesso per tutti gli anni sprecati."
(Mignon McLaughlin, The Second Neurotic's Notebook, 1966)
In entrambi i casi possibili, comunque, è possibile scoprire (quando va male) un vero e proprio mondo che mai si era (anche volutamente e colpevolmente) voluto esplorare prima.
La psicoanalisi moderna e contemporanea può nascondere ragioni e (de)generazioni enormemente più radicate e complicate delle semplici ragioni sessuali che Sigmund Freud sembrò porre alla radice del 'tutto' che poteva attanagliare l'immane varietà di comportamenti attribuibili agli esseri umani: in tempi di tremenda complessità come questi, forse, ricondurre tutto a motivazioni così lineari può non bastare.
Si rischia di banalizzare un disagio, complice eventualmente di una complessità tragic(omic)a generatasi dentro ad un essere umano degno di chiamarsi tale.
Se la psicoanalisi potesse non bastare a fare "luce" sui problemi umani, dovrebbe essere possibile "leggere" attraverso i meandri più approfonditi delle scienze psicologiche.
Condizionale d'obbligo, per chi non ha le competenze e neppure l'autorità per informare su tematiche simili e così potenzialmente complesse. A prescindere da qualsivoglia punto di vista, comunque, sembrano essere la psicologia e le degenerazioni umane a dettare legge nei comportamenti quotidiani. Non solo su "piccola scala", ovviamente.
Indizi a sostegno di questa tesi vengono da una citazione attribuita all'economista e sociologo italiano Vilfredo Pareto, secondo il quale era oggettivo affermare che:
"Fondamento dell'economia politica ed in generale di ogni scienza sociale è evidentemente la psicologia."
Potrebbe quindi la psicologia costituire un'arma vincente con la quale provare a leggere e/o districare baratri e problematiche afferenti non solo all'abisso umano?
Cosa potrebbe accadere se, su di un'ipotetica poltrona da psicanalista, fosse l'Italia intera a 'sedersi' (o sdraiarsi, a seconda del modello ergonomico scelto) per raccontare i problemi che sembrano attanagliarla da troppo tempo senza risoluzione alcuna? In questo Paese si sono infatti accumulati, nel tempo, problemi appartenenti a qualunque 'campo' del possibile: politico, tecnico, scientifico, lavorativo, ambientale, comportamentale, burocratico, scolastico e dell'istruzione, culturale, intellettuale, economico, finanziario, [...].
In periodi come questi, forse a torto più che a ragione, sembrano essere enormemente di più le cose negative rispetto a quelle positive. Come potersi comportare, quando qualcosa di molto più grande di noi non sembra girare per il 'verso giusto'?
Lo strapotere finanziario divora risorse appartenenti all'economia reale, costringendo popolazioni ed esseri umani a precipitare alle (troppe) volte in una dimensione vitale che mai avrebbe dovuto appartenere loro; giovani si vedono privati di un futuro lavorativo, precipitando in uno stato di sfiducia che potrebbe avere ogni valido motivo possibile per essere curato attraverso il sostegno della precedentemente citata poltrona da psicologo.
In un momento nel quale tutto (sembra) crolla(re), potrebbe forse l'anima collettiva dell'Italia affiancarsi ad una cura psicologica per provare ad individuare le ragioni di un degrado così profondo e radicato?
E' anche attorno a domande simili che si sviluppa il libro "Patria senza padri", opera redatta in forma di intervista colloquiale fra Christian Raimo e lo psicoanalista Massimo Recalcati.
La citazione presente in copertina è, a questo proposito, enormemente significativa nei confronti della mole di lavoro che dovrebbe essere compiuta nella maniera più approfondita possibile:
"[...] L'Italia vive in questi anni fasi politiche così complesse e instabili che le analisi giornalistiche o sociologiche sono spesso inadeguate a interpretarle.
Un grande psicoanalista ne discute in maniera illuminante e innovativa, leggendo la nostra vita pubblica alla luce di categorie come il desiderio e la perversione, il narcisismo e l'assenza di padri. [...]"
In questa atmosfera da perenni 'sabbie mobili' il non muoversi sembra giustificabilmente essere la soluzione migliore per non sprofondare; troppi di quelli che accennano ad una reazione sono colpiti da schiaffi morali, ferite laceranti all'orgoglio ed alla dignità.
Quante sono state le vite tradite in questi anni di crisi economica che sembra conoscere (forse) solo ora una prima ma potenzialmente effimera stabilizzazione?
Quali sono state le ragioni che hanno spinto un popolo come quello italiano ed uno Stato come l'Italia a precipitare così in basso, a meno di un passo da un default economico che avrebbe potuto generare una devastazione sociale senza precedenti?
A tutte queste domande, volente o nolente, una politica carica di valori quali dignità, onesta e coraggio avrebbe dovuto cercare una risposta. La politica avrebbe potuto cercare una risposta, senza bisogno di appellarsi (troppo spesso) a petulanti e vuote giustificazioni.
Lo scaricabarile ha generato una slavina fatta di troppi fattori non doverosamente pesati per tempo: debito pubblico galoppante e solo tardamente valutato, scarsa (ad essere buoni) prevenzione e tutela del territorio da fenomeni di dissesto idrogeologico, corruzione dilagante, [...].
Si fa forse prima a cercare una cura a questa 'malattia' che a descriverne tutti i sintomi più evidenti in maniera esaustiva e comprensibile a tutti. Cosa accadrebbe se fosse l'intera Italia a collocarsi sotto cure psicologiche?
Sono anche domande simili che potrebbero emergere, qualora l'Italia fosse costretta a guardarsi allo specchio composto dalla verità dei fatti: disagio della civiltà, crisi dei valori, mancanza di Esempi e modelli (pro)positivi a cui poter guardare per (ri)costruire una qualche forma di ideale degno di essere chiamato tale, precipitare continuo in un fallace inviluppo fatto di protezioni scadenti e debilitanti per i protetti, leggi (troppo spesso) percepite come accomodanti o votate alla miglior interpretazione giuridico-normativa possibile, [...].
Sembrano essere troppi i problemi, troppi i drammi quotidianamente consumati per poter derubricare i problemi odierni a semplice crisi generata da problemi economico-finanziari.
Rischia concretamente di esistere un qualcosa di molto grande, forse troppo, che è necessario pesare ed approfondire doverosamente: chi può consapevolmente detenere gli 'strumenti' adatti a compiere questa immane ma fondamentale ricerca?
A tale domanda è necessario rispondere guardando negli occhi e fra le competenze di coloro che hanno svolto studi ed approfondimenti necessari per poter davvero comprendere e sbrogliare il nodo gordiano formatosi a seguito di tanti piccoli frammenti di complessità non adeguatamente pesati per tempo.
Servirebbe poi una sorta di moral detector per guardare davvero dentro coloro che ambiscono a ricoprire cariche degne di assimilarsi alla futura classe dirigente italiana.
In un Paese nel quale gli Esempi migliori non vengono fatti filtrare, se non attraverso anniversari e/o rimembranze dalla dubbia efficacia, è lecito domandarsi cosa potrebbe esserne un domani di questa patria senza padri. L'opera presentata si definisce come un dialogo costante ed illuminante, relativamente ad un campo dove sembra essere 'precipitata' l'oscurità più grande e grave.
Il retro del libro illustra quelli che sono altri grav(issim)i sintomi di questo mal-essere che sta devastando quello che è (od era?) conosciuto come il Paese più bello del mondo:
"La crisi dei partiti, la sfiducia verso le Istituzioni e l'ascesa dei nuovi populismi: una precarietà sempre più opprimente; il malessere diffuso che dà luogo ad apatia o a violenza incontrollata; le dimissioni di un pontefice e l'attardarsi al potere di una classe dirigente incapace di crearsi degli eredi: questi sono i fenomeni che si intrecciano nell'Italia [...], creando una situazione di instabilità profonda, difficile da interpretare e quindi da risolvere. [...]"
Quali obiettivi si pone questo libro, utilizzando argomenti anche discutibili e/o più o meno condivisibili?
Presto scritto:
"[...] E' un percorso originale ed affascinante che ci porta [...] a capire non solo cosa accade davvero nella mente degli italiani (e di chi dovrebbe governarli), ma anche da dove possono ripartire un dibattito e un'attività pubblica psicologicamente sani, liberi da logoranti perversioni e fatti di responsabilità, testimonianza, coraggio."
Già il solo fatto di poter scatenare discussioni e dibattiti attorno ad un tema collettivamente scottante come questo potrebbe essere significativo. Condizionale d'obbligo, dato il mal-essere che persiste in questa perenne forma di calma apparente così tremendamente (s)comoda.

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