domenica 29 novembre 2015

ASCOLTANDO IL SILENZIO, TUTTO INTORNO...



"[...] Hello, darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision
That was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
Beneath the halo of a street lamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed
By the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share...
And no one dare
Disturb the sound of silence.

'Fools,' said I, 'you do not know
Silence like a cancer grows.'
'Hear my words that I might teach you,
Take my arms that I might reach you.'
But my words like silent raindrops fell,
And echoed in the wells of silence.

And the people bowed and prayed
To the neon god they made.
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming.
And the signs said: 'The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls, 
And whisper'd in the sound of silence.' [...]"

martedì 24 novembre 2015

SAPERE E (SAPER) SPIEGARE POCO...ANCHE ALLA PROPRIA ANIMA

"[...] Io non so niente di niente e poco avrò da spiegarti 
perché qui niente è facile e spesso cambiano le regole 
ma cerca amore e amore dai e se puoi non negarti mai 
dovrai rischiare di perdere per vincere ogni tanto [...]
non chiedo niente di più [...] anima mia [...] 
Le amicizie verranno e passeranno col tempo 
e i dolori nel petto si agiteranno col vento 
ama il prossimo tuo e tutto quello che hai dentro 
e non svenderlo mai, non svenderti mai [...]"
(Buona sorte, Stadio, cit.)


domenica 22 novembre 2015

"NOI SIAMO CULTURA", ALLA RICERCA DEL SAPERE CHE RENDE LIBERI?

Quali sono i comuni denominatori che possono contribuire a rendere ciascun essere umano unico nel suo genere e l'intera umanità peculiarmente votata alla diffusione di intelligenza, arte e discipline tecnico-umanistiche? Attraverso quali leve è possibile impostare percorsi di crescita e consapevolezza capaci di estendersi fra generazioni differenti, valicando quindi i limiti temporali?
A queste e molte altre domande può (cercare di) rispondere, con tutti i possibili ed inevitabili limiti, il concetto di cultura. A questa parola viene ricondotto, anche etimologicamente, un processo di crescita ed accrescimento dell'esistente in termini di competenze e capacità degli esseri umani.
Non a caso, infatti, la stessa parola sembra avere radici imperniate sulla parola latina cultus.
La stessa rispondeva, in origine, al participio passato del verbo colere che significa coltivare.
Fare cultura può quindi significare, non a caso, coltivare e trasmettere nel tempo e nel suo perdurare specifiche forme di conoscenza e consapevolezza da estendersi su dimensioni extra-generazionali.
Cosa ne potrebbe essere dell'essere umano senza la cultura e la capacità di trasmettere e raccontare la stessa nel corso degli anni? Cosa può significare per l'essere umano avere una cultura ed una coscienza da trasmettere alle generazioni successive?
Il rispondere a domande simili rischia di essere una questione estremamente complessa, proprio perché moltissime sono le variabili che rendono la cultura un fenomeno fortemente esteso e prolungato (o prolungabile) nel tempo.
Ammesso che non sia possibile terminare esaurientemente la presente riflessione, potrà essere sempre lecito interrogarsi con consapevolezza relativamente a quanto la cultura possa essere importante per l'umanità intera. A prescindere dagli estremi temporali di riferimento.
A questa questione possono ricollegarsi, in termini espliciti, i concetti di sapere e crescita culturale; quali sono le "frontiere" verso le quali può spingersi il sapere? Come può rendere e trasformare la conoscenza? Il limite estremo (e/o di volta in volta rinviabile?) coinciderà, brevemente, con l'accezione secondo cui si perviene al celebre "sapere di non sapere"?
Attorno a queste domande è possibile imbastire una riflessione molto lunga ed elaborata, proprio perché infinite sono le possibilità ed i confini entro cui potersi al meglio destreggiare.
Tale riflessione potrebbe essere agevolata dalla lettura dell'opera "Noi siamo cultura - Perché il sapere ci rende liberi", scritto da Edoardo Boncinelli e pubblicato da Rizzoli Editore.
Il fine dell'opera risulta chiaro, sin dalla copertina principale:

"[...] Che cosa fa di noi quello che siamo? 
Se è vero che buona parte della nostra vita è già scritta nel nostro codice genetico, è altrettanto innegabile che le nostre esistenze sono influenzate dall'ambiente che ci circonda e da un infinito numero di elementi puramente casuali [...]
L'interazione di questi tre fattori (genoma, ambiente e caso) genera un numero potenzialmente infinito di individualità, ma questa ricetta sembra lasciare poco spazio alle nostre scelte personali: non siamo noi a comporre il nostro Dna, incidiamo sul mondo molto meno di quanto lui incida su di noi e [...] la nostra volontà è pressoché impotente davanti al caso. [...]"

Nonostante certe dinamiche possano rendere impotenti od anche svuotate le volontà degli esseri umani, dovrà essere importante adoperarsi per rendere al meglio possibile la consapevolezza di unicità ed esclusività degli esseri umani:

"[...] ogni giorno facciamo, pensiamo o diciamo qualcosa che rispecchia in pieno [...] la nostra unicità. E nel nostro continuo tentativo di affrancarci dall'idea di un destino immutabile abbiamo un alleato: la cultura. [...] Edoardo Boncinelli riflette sulla natura umana concentrandosi sulla pulsione che più di ogni altra ci distingue dagli animali: quella a sapere, conoscere, definire e regolamentare. E ci dimostra che la cultura scientifica e quella umanistica contribuiscono in egual misura nello sforzo collettivo di interpretare la realtà, fornendoci al tempo stesso gli strumenti per comprenderla.
'Noi siamo cultura' è un richiamo a dare un senso alla nostra libertà e un invito a coltivare l'umano bisogno di trasmetterla. Perché non c'è umanità senza conoscenza e non c'è conoscenza senza umanità. [...]"

Conoscenza ed umanità legano la cultura ed il suo accrescersi entro una serie assai precisa di confini e specifiche, definite proprio dalla necessità di accrescersi e migliorarsi il più consapevolmente possibile:

"[...] Chi possiede una buona cultura sta meglio. Sa di più e per questo può imparare di più. E' più al corrente delle cose del mondo ed è più in contatto e in sintonia con esse, senza perciò essere  supinamente conformista. Anzi, più sa, più è in grado di formarsi idee proprie su questo o quell'argomento. In che modo si può dunque acquisire cultura? Come se ne fruisce? 
Come si produce e come se ne possono incentivare l'appropriazione e la diffusione? 
Quali forme di cultura esistono e che senso può avere entrarne in possesso? [...]"

Le parole ed i concetti chiave che percorrono le fibre di questa opera cercando di fornire alcuni indirizzi di risposta alle domande precedenti sono riportate sinteticamente nel seguito:

  • Collettività e sua influenza rispetto al singolo;
  • Cervello e sue trappole di comprensione ed elaborazione delle informazioni;
  • Trasmissione del sapere;
  • Modalità di adattabilità rispetto ai contesti esterni;
  • Coltivare i semi del talento e della curiosità per costruirsi teste piene;
  • Libertà 'residente' nel concetto di cultura;
  • Elaborazione di particolari concezioni fra determinismo, libero arbitrio e crescenti complessità;
  • Definizione delle idee di meraviglia, fra arte e scienza; 
  • Impostazione di forme di progresso differenti le une dalle altre, arrivando a costruire saperi a più velocità;
  • Imprese collettive e rivoluzioni necessarie.
Fare cultura si richiamerà, pertanto, alla necessità di essere maggiormente liberi e sicuri delle proprie insicurezze. L'individuazione dei propri limiti è un percorso costante e da coltivare nel tempo, proprio per (cercare di) scoprire quali risorse sia possibile mettere in circolo per crescere e migliorare l'umanità intera e la percezione del proprio ruolo nel mondo. 

"[...] Possiamo rinunciare a tutto tranne che alla conoscenza. Perché è la nostra ricchezza più grande, l'unica eredità che conta e che non perde mai valore. [...]"



sabato 21 novembre 2015

SULLA POLITICA...ALL'EPOCA DELLA CRISI DELLA POLITICA

"[...] Non  solo una commedia italiana (o all'italiana).
Quello della 'cerimonia cannibale' [...] in cui l'uomo politico viene costantemente divorato dalla propria immagine sovraesposta, è un rito universale, che si celebra nell'intero Occidente dove la rappresentazione permanente è chiamata a simulare [...] una sovranità che è ormai evaporata. [...]
Tutti uniformati dalla comune funzione di camouflage: trompe l'oeil per occultare il trono vuoto, sostituendo al Governo l'annuncio. 
Alla decisione politica il segnale mediatico [...], come si addice a una generazione di uomini di Stato a cui si è dato di incarnare il paradosso di uno Stato insovrano: 'esser chiamati a governare el contesto del declino della sovranità statale' trasformando appunto la pratica del Governo in sua teatrale Rappresentazione. E trasformandosi, a loro volta, in caricatura di se stessi.
Sono la forma che la politica assume nell'epoca della crisi della politica. O, se si preferisce, sono l'incarnazione antropomorfa della post-politica, in un mondo nel quale l'esercizio effettivo del potere si è ritirato dietro le quinte, lasciando sulla scena solo l'effetto magico [...] della vuota parola. [...]"

(Fonte: La tecnica dell'illusionista, Dentro e contro - quando il populismo è di Governo, M.Revelli, Laterza Editori)

Cartolina, Prima Guerra Mondiale

mercoledì 18 novembre 2015

FRA TRENI E VAPORE, DI STAZIONE IN STAZIONE...DI DOLORE IN DOLORE


"[...] Io la sera mi addormento 
e qualche volta sogno [...]
e nel sogno stringo i pugni 
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare. 
Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare 
altre notti sono vele piegate a navigare. 
Sono uomini e donne piroscafi e bandiere 
viaggiatori viaggianti da salvare. [...]
Come i treni a vapore come i treni a vapore 
di stazione in stazione di porta in porta [...] 
il dolore passerà. [...]
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono 
già domani. [...]
Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera 
o qualche altra primavera da aspettare ancora [...]"

lunedì 16 novembre 2015

FRA TEMPI INCERTI, POTERE DI CONVINZIONE E (RICERCA DI) INTERPRETI ALL'ALTEZZA...

"[...] 1. Certezza [...] 
2. (al pl.) Insieme dei principi in cui una persona si riconosce [...]"
(Fonte: Convinzione - definizione, 
Dizionario di Italiano de Il Corriere della Sera)


sabato 14 novembre 2015

NOVEMBRE COME SETTEMBRE...#STAYHUMANFORPARIS, SENZA PAROLA ALCUNA

Novembre come settembre, senza parole con troppa amara armonia nel cuore.


"[...] L'amore [...] è un apparecchio momentaneo infilato sotto il petto./ 
Forse perché da quella data di settembre/ 
è aumentato il senso/ 
corrisposto del sospetto. [...]"
(Che Vita, S.Bersani, cit.)

giovedì 12 novembre 2015

FRA CULTURA, LETTURA E PUNTI DI VI(S)TA...

"[...] E se siamo responsabili del nostro agire, lo diventiamo ancora di più quando ci dotiamo di una cultura. A prescindere dalle strategie [...] che certe forme di potere escogitano per mantenere i cittadini in condizioni di ignoranza per meglio assoggettarli e controllarli, è innegabile che possedere cultura sia una grossa assunzione di responsabilità.
La cultura è una milizia senza fine, e non tutti hanno la forza o il coraggio di perseguirla fino in fondo, in un mondo in cui (in pubblico) ovunque si dicono le stesse cose [...]
Può darsi che in questo tenersi a distanza dal sapere pesi un retaggio dei tempi andati, quando la cultura era qualcosa di scandaloso, qualcosa di proibito, di riservato a pochi iniziati e spesso contrario alla morale. 
Non ci dimentichiamo che la democrazia greca è riuscita ad avvelenare Socrate perché 'rovinava' i giovani semplicemente cercando di allargare loro il cervello. 
Ma credo che in questo disinteresse giochi forse anche l'incapacità di provare piacere nell'acquisire conoscenza, un piacere che nasce dalla soddisfazione di colmare la propria sete di sapere. 
Se qualcuno non prova questa sete, se non sente il bisogno di placarla, per quanto mai definitivamente, è difficile che si accosti al pozzo del sapere, e tanto più che provi soddisfazione dall'attingervi. E' anche vero [...] che a volte basta una lettura azzeccata per accendere in qualcuno la voglia di avventurarsi in altre letture, e basta un libro per far mutare di corso una biografia. 
Non accade spesso, ma accade. La molla [...] è la curiosità, è il desiderio di capire quello che ancora non si è capito e di capire meglio quanto già si è capito: la soddisfazione, in entrambi i casi, è equiparabile a quella che può procurarci il riuscire a distinguere finalmente una forma da un insieme di punti colorati che parevano non averne una, o a estrarre un significato da una serie di parole che sembravano esserne prive. [...]"
Fonte: I miei libri - "Noi siamo cultura", Edoardo Boncinelli, Editore Rizzoli

"Still life with books and candle", H.Matisse

martedì 10 novembre 2015

A PROPOSITO DI ITALIA(NI), FRA EVOLUZIONE ED INVOLUZIONE...

"[...] Povera patria! 
Schiacciata dagli abusi del potere [...] 
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;/ e tutto gli appartiene./ 
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!/ Questo paese è devastato dal dolore [...]
Non cambierà, non cambierà [...] 
forse cambierà. [...]
Nel fango affonda lo stivale dei maiali. 
Me ne vergogno un poco [...] Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali/ che possa contemplare il cielo e i fiori [...] La primavera intanto tarda ad arrivare. [...]"
(Povera Patria, F.Battiato, cit.)

"La partenza dei Mille da Quarto"

lunedì 9 novembre 2015

"NON SO NIENTE DI TE": INSEGUIRE LE PROPRIE CONVINZIONI PER RIBALTARE COLLETTIVE CONVENZIONI?

Qualcuno ha pienamente la vita che vorrebbe vivere?
Quali confini può essere giusto (o necessario) attribuire al rapporto esistente fra lavoro e vita, in un momento di crisi economico-sociale come quello appena trascorso (e/o che sta ancora perdurando?)? Sono solo le prospettive di carriera a dover influenzare le componenti esistenziali della vita umana? Possono coesistere altri punti di vista eventualmente maggioritari internamente alla vita "unica" da vivere?
Non vi è mai un secondo tentativo, infatti, per bilanciare eventuali errori commessi nel definire il dualismo esistente fra le contemporanee prospettive di carriera ed umanità.
Quali potrebbero essere, nell'unica vita a disposizione per sbagli ed errori a cui rimediare, le possibili reazioni ad una serie di comportamenti per anni portati avanti (o trascinati, dipende dai punti di vista) senza le giuste convinzioni?
Quali potrebbero essere, nella sola vita ugualmente a disposizione, i pensieri e le convinzioni che possano accompagnare un insieme di cambiamenti tanto sentiti quanto necessari e repentini?
A domande simili potrebbero essere trovate molt(issim)e risposte, proprio perché infinite sono le sfumature che un'anima può costruirsi per reagire a certi schemi imposti.
Sempre ammesso che si abbia ovviamente tempo per porsele, per fortuna o purtroppo.
La velocità di certi tempi può annichilire o ribaltare l’opportunità di (pro)porre alla propria anima certe riflessioni. Attorno alle convinzioni di una vita da (ri)scrivere si muove la trama dell'opera "Non so niente di te", scritto da Paola Mastrocola e pubblicato da Einaudi Editore.
La trama narrativa, costruita attorno a concetti rievocanti una ribellione al sistema ed a certe convenzioni, è impostata sulla figura del giovane Filippo Cantirami:

"[...] Filippo Cantirami, un giovane e brillante economista italiano, è atteso nella Sala di uno dei più prestigiosi college di Oxford per tenere una Conferenza, anche se in realtà dovrebbe trovarsi a Stanford. E quando fa la sua apparizione è seguito da un gregge di pecore. 
Perché non è dove dovrebbe essere e non fa quello che dovrebbe fare?
Una commedia degli equivoci
[...] che racconta [...] il sogno di una vita diversa. [...]"

Sarà proprio quella stessa vita a dover essere ricostruita (anche se in momenti esistenziali differenti), sia dal giovane che dalla sua famiglia, tracciando un filo conduttore capace di individuare quali convinzioni sia necessario far maturare per ribellarsi ad alcune pe(n)santi convenzioni.
Il contesto dell'opera e quello reale si intersecano, strutturandosi in un doppio filo dal quale è potenzialmente impossibile distanziarsi. E' la stessa autrice dell'opera ad indicare, come iniziale "avvertenza", questo opportuno esercizio di identificazione fra dimensioni reale e narrativa:

"[...] questo è un romanzo storico impossibile. Impertinente. 
Parla del nostro presente, ma al passato, cioè da un futuro che fa diventare passato il presente. O, se preferite, parla di un passato che però per noi adesso è il presente e non può ancora in nessun modo farci da passato. E' come se il libro fosse scritto dopo il 2060 da un autore che sceglie di rappresentare una storia ambientata nel 2011. 
Ogni tanto si intromette: giudica e commenta il nostro tempo. 
E ogni tanto invece no: proprio quando dovrebbe dire - così ci svelerebbe un po' il futuro - se ne sta zitto. Insomma, è un romanzo un po' presbite e un po' miope. Forse ho messo insieme due difetti della vista. Forse sentivo il bisogno, per veder meglio, di allontanare gli oggetti e poi di riavvicinarli. 
E' un bisogno che viene, con l'età. [...]"

Avendo come cornice un tempo di crisi anche valoriale prima che socio-economica, pertanto, l'autrice cerca di definire quali possano essere le prospettive di una vita ambiziosa di ricostruirsi al di fuori di alcuni schemi troppo pesanti.
L'interprete del perenne conflitto fra prospettive di vita e desiderio di realizzarsi eticamente in un contesto di schemi blocca(n)ti è incarnato proprio dal protagonista del romanzo, tratteggiato e dipinto perlopiù attraverso parole ed esperienze di familiari, conoscenti e amici.
Familiari ed amici che si aspetta(va)no da lui una vita completamente differente, rispetto ad altrettanti binari percorsi durante un individuale viaggio.
Viaggio che si compie inevitabile, sullo sfondo di una società che sembra non lasciare mai abbastanza spazio a quanti vogliano costruirsi dimensioni alternative di vita od esistenza differenti a quelle plasmate da un pensiero unico imperante. Convinzioni che ribaltano convenzioni, dunque.
Sia vissute che sperimentate od imposte da altri, dunque.
I passi principali di azione sono quelli che promuovono una ribellione tanto essenziale quanto definitiva ad un certo sistema, fino al punto forse estremo a cui un familiare può spingersi nel giudicare una persona a lui particolarmente cara: "Non so niente di te", appunto e non per caso.
Inseguendo, sempre e comunque, quella linea della vita che è tanto importante tracciare per potersi riconoscere in qualcosa di autentico e vero. Sino alla fine dei propri giorni, proprio per essere spinti a credere in qualcosa che riesca ad avere un'anima anche in tempi che non sembrano permettere e neppure donare consapevolezza alcuna.
Tracciando la linea della vita, dunque, si può sempre finire per essere sorpresi dai confini scoperti di volta in volta:

"[...] tu dici la vita dovevi almeno capire perché/ la vita, il tempo che cambia col vento che arriva./ Quest'anima stanca che pure respira/ quest'angolo piatto che gira, quest'anima/ dolce e cattiva, che dice 'Guardami'/ dice 'Perché non parli?'/ dice 'Sbrigati/ prima che sia troppo tardi [...] Fermati/ prima che sia troppo tardi [...]" (La linea della vita, F.De Gregori, cit.)



domenica 8 novembre 2015

A PROPOSITO DI LUNA, FRA MUSICA E PITTURA...

"[...] Notte scura, notte senza la sera, 
notte impotente, notte guerriera. 
Per altre vie, con le mani le mie 
cerco le tue, cerco noi due. 
Spunta la luna dal monte [...]
Tra volti di pietra, tra strade di fango 
cercando la luna, cercando. [...]
Dovunque cada l 'alba sulla mia strada, 
senza catene vi andremo insieme. [...]
Tra volti di pietra, tra strade di fango 
cercando la luna, cercando. [...]
Un canto di sponde sicure di bimbi festanti in un prato, 
voce che sale più in alto di un sogno mancato. [...]"
(Spunta la luna dal monte, P.Bertoli - Tazenda, cit.)

"Costa al chiaro di luna", C.D.Friedrich

venerdì 6 novembre 2015

FRA INGEGNERIA, STORIA E PROGETTAZIONE: L'IMPORTANZA DELL'ERRORE

"[...] La più grande tragedia che soggiace agli errori di progettazione e ai fallimenti che ne derivano sta forse nel fatto che molti di essi potrebbero [...] essere evitati, e tuttavia proprio uno dei mezzi probabilmente più efficaci per migliorare il livello di affidabilità dell'Ingegneria sembra essere quello più trascurato. 
Pur essendo estremamente istruttiva per ciò che riguarda la natura della progettazione e le tecniche di costruzione, la casistica storica è in gran parte assente dai programmi accademici per ingegneri, forse perché la tecnologia moderna sembra sempre essere di gran lunga più avanzata rispetto a quella dei decenni [...] precedenti.
Eppure, spesso, la tecnologia è solo una manifestazione superficiale, ottenuta principalmente attraverso strumenti analitici e di calcolo, di quanto si è compreso della sostanza e del comportamento delle realizzazioni dell'ingegneria.
Chiunque dubiti di tale affermazione deve solo pensare agli errori di progettazione e ai cedimenti che si verificano nel clima di fiducia [...] creato da quella che viene chiamata la 'tecnologia moderna'. La natura fondamentale della progettazione ingegneristica trascende l'innovazione tecnologica. Di conseguenza, uno studio della casistica storica in grado di chiarire quegli aspetti di concettualizzazione, valutazione ed errore che sono costanti immutabili del processo di progettazione può rivelarsi altrettanto importante e prezioso ai fini della comprensione della tecnologia e dei suoi strumenti, quali il calcolo o il software più avanzato. 
Le lezioni del passato [...] non sono soltanto piene di ammonimenti sugli errori da evitare, ma forniscono anche molto ottimi esempi di valutazione tecnica. [...]"

Fonte: "Prefazione", "Gli errori degli Ingegneri - Paradigmi di progettazione"
Henry Petroski, Pendragon Editore

Leonardo Da Vinci - Macchine

giovedì 5 novembre 2015

EPPURE SENTIRE, FRA PERCEZIONI E MUSICA...


"[...] Eppure sentire 
nei fiori tra l'asfalto 
nei cieli di cobalto [...]
Eppure sentire 
nei sogni in fondo a un pianto 
nei giorni di silenzio - c'è [...]"

lunedì 2 novembre 2015

"CON PAROLE PRECISE", CERCANDO UNA SCRITTURA CIVILE PER MIGLIORARE LA SOCIETA'

Quale potrebbe essere il rapporto esistente fra linguaggio e contenuti dello stesso?
Le espressioni scritte e/o parlate che devono prefiggersi l'obiettivo di tradurre e concretizzare concetti e pensieri umani sono figlie di convenzioni radicatisi attraverso secoli di storia.
Il suo essere definita e regolata da schemi pre-costituiti ma in continua evoluzione rende la scienza linguistica una disciplina estremamente complessa da praticare e migliorare, in quanto sono tanto elevati quanto probabilmente (e positivamente) ineliminabili i rischi di contaminazione.
Il linguaggio è tanto potente quanto importante per la società e per i suoi meccanismi, proprio perché può teoricamente (contribuire a) plasmare ed arricchire qualcosa che somiglia ad una coscienza collettiva capace di indirizzare ed influenzare opinioni e destini di molt(issim)i esseri umani che si lasciano (anche inconsapevolmente ed inconsciamente) manipolare. Le radici del linguaggio e dell'arte della parola possono trovare spunto, quindi, sia nella storia che nelle vicende su cui si è plasmata la storia dell'essere umano. La mancata conoscenza delle stesse può comportare limiti nei confronti del vissuto e/o del vivibile, similmente a quanto richiamato in alcune massime filosofiche:

"[...] I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo. [...]"
(L.Wittgenstein, att.)

Limiti alla parola possono quindi costruire e definire anche imponenti limiti sia al proprio mondo che al proprio vissuto; fino a che punto potrebbe essere possibile spingersi per migliorarsi e migliorare le arti della parola e dell'espressione? A quali livelli si potrebbe pervenire qualora tutto riuscisse ad essere curato ed accresciuto al meglio possibile? Come potersi adoperare per coltivare il vicendevole rapporto fra linguaggi ed uomini? Quale è l'attore principale e preponderante in questo 'schema'?
Fra le tantissime possibili risposte, è possibile ricondursi ad una massima per comprendere quale sia il vero 'vincitore' fra i due partecipanti al processo di miglioramento:

"[...] L'uomo agisce come se fosse lui a forgiare e a dominare il linguaggio, mentre è il linguaggio che resta signore dell'uomo. [...] Il linguaggio è il più alto e, ovunque, il più importante di quei consensi che gli esseri umani non sanno mai articolare valendosi soltanto dei propri mezzi. [...]"
(M.Heidegger, att.)

Il rapporto di (pre)potenza esistente fra linguaggio ed uomo può incarnarsi, ancora di più, nel conflitto riguardante le istanze collettive precedentemente citate.
Cosa può produrre a livello collettivo uno stile di comunicazione improntato a verità e realismo? Cosa potrebbero altresì generare modi di parlare, comunicare e (pro)porsi votati alla falsità, alla confusione ed alla mancata completezza di informazioni?
A prescindere da queste domande, le prove che il linguaggio possa contribuire ad innescare evoluzioni od involuzioni nelle società sono abbondanti e fondate per una lunghissima serie di possibili ragioni:

"[...] Ad opera del linguaggio è sorta una comunanza, una comunanza del sapere e quindi del volere mai prima esistita. [...]" (K.Lorenz, att.)

La citata 'comunanza del sapere' potrebbe declinarsi anche come concetto al negativo, qualora linguaggio e comunicazione non vengano articolati seguendo canoni adeguati al loro ruolo nella società. In altre parole, pertanto, può essere facile che comunicazione e linguaggi non all'altezza contribuiscano a costruire società e/o uomini non all'altezza del proprio (teorico) compito da perseguire nel mondo? Attorno a questi concetti ed all'importanza di linguaggio e comunicazione 'ruota' l'ultima opera di Gianrico Carofiglio, dal titolo "Con parole precise - Breviario di scrittura civile". L'intento principale di questo testo risulta essere definito in termini maggiormente espliciti nel seguito, mediante tale citazione:

"[...] Non è possibile pensare con chiarezza se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza. Sono parole del filosofo J.Searle, teorico del rapporto fra linguaggio e realtà istituzionali. 
Le società vengono costruite e si reggono essenzialmente su una premessa linguistica: sul fatto cioè che dire qualcosa comporti un impegno di verità e di correttezza nei confronti dei destinatari. 
Non osservare questo impegno mette in pericolo il primario contratto sociale di una comunità, cioè la fiducia in un linguaggio condiviso. [...]"

Il citato 'contratto sociale' di una comunità può essere mantenuto in vita e/o anche salvato garantendo alla stessa comunità stipulante qualche forma di garanzia e di semplificazione di parole e strutture linguistiche:

"[...] L'antidoto è la scrittura civile, cioè quella limpida e democratica, rispettosa delle parole e delle idee. Scrivere bene, in ogni campo, ha attinenza con la qualità del ragionamento e del pensiero. Implica chiarezza di idee da parte di chi scrive e produce in chi legge una percezione di onestà. [...]"

Chiarezza di intenti ed onestà d'animo dovrebbero costituire, quantomeno in chiave teorica, due pilastri fondamentali su cui strutturare una società all'altezza piena della propria 'funzione educante'. La necessità di dare pieno e consapevole potere alla parola potrà comportare, nei fatti, la possibilità di contribuire a definire e strutturare una società migliore:

"[...] Questo è il messaggio che ti sto indirizzando/ il crimine sonoro che sto perpetrando/ violando quel tacito codice incivile del silenzio/ da cui mi differenzio/ in quanto presenzio e sentenzio/ ritmica la rima [...] dirada la nebbia luminosa come il sole/ perché la lingua batte se la mente vuole [...]"
('Potere alla parola', Frankie Hi Nrg, cit.)

L'obiettivo di sviluppare e/o adottare un linguaggio che sappia essere all'altezza di raccogliere le sfide della complessa società moderna è una finalità da perseguire cercando di fare il possibile per realizzare una serie di obiettivi che dovrebbero essere teoricamente finalizzati ad una qualche responsabilizzazione/maturazione delle società coinvolte:

"[...] Abbiamo una responsabilità, finché viviamo: dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno. [...]"
('Dello scrivere oscuro', P.Levi, cit.)

Il primo metodo per abbattere il silenzio e/o l'ipocrisia imperanti e (provare a) parlare un linguaggio maturo dovrà riguardare, invece, la necessità di essere chiari ed obiettivi nei confronti di (eventuali) nostre (in)coerenze personali. Si deve essere all'altezza di quanto detto/scritto/semplificato/[...], senza cedere a vincoli di subordinazione eccessiva od a declinanti forme di compromesso.
Le potenziali opportunità di miglioramento dovrebbero essere costruite ed arricchite mettendo in campo una lunga serie di azioni collegate a parole e concetti variegati. Ognuno di questi punti viene richiamato estesamente dall'opera in questione, anche applicandosi a nozionistica e semantica:

  • Utilizzo delle metafore e loro potere chiarificatore;
  • Pregi e difetti attribuibili a forme di scrittura (s)leale;
  • Impiego di parole utili senza abusare di inutilità semantiche;
  • Necessario impiego di forme di concretezza e linearità nell'esposizione sia orale che scritta;
  • Riflessioni sui possibili punti di vista esterni alla propria individualità.
Il linguaggio risulta essere efficace e comunicante, infatti, solo se viene adeguatamente compreso da chi ascolta o legge. Parole e gesti, infatti, possono finire per colpire in maniera importante (o imponente, a seconda dei punti di vista) solo se ben direzionati ed indirizzati verso il prossimo: 

"[...] Abituati a considerare con estrema attenzione le parole degli altri, e per quanto puoi entra nell'anima di chi sta parlando. [...]" (Marco Aurelio, att.)

Senza dimenticare, una volta di più, quella che dovrebbe essere una primaria responsabilità per ciascun essere umano che voglia ambire a chiamarsi davvero tale: 

"[...] Occuparsi del linguaggio pubblico e della sua qualità non è un lusso da intellettuali o una questione accademica. E' un dovere cruciale dell'etica civile. [...]"
(Fonte: Con parole precise - Breviario di scrittura civile, G.Carofiglio, Editori Laterza)

L'imperativo per cercare di (ri)costruire una società completamente allo sbando potrebbe essere, quindi, riabilitare al meglio possibile forme adeguate (o quantomeno dignitose) di etica civile. 
Si dice, forse non a caso, che tutto parta da quel punto estremo. 





domenica 1 novembre 2015

SULL'ETERNO RITORNO DEL GENIALE, FRA RELATIVITA' E CONTESTI STORICI

"[...] Dunque, come ha fatto Einstein? Come ha fatto a dare un contributo così grande e duraturo? [...] è di certo lui il motivo per cui possiamo immaginare che qualcuno possa, nella solitudine della sua mente, riflettere a fondo e svelare le verità del cosmo.
Come scienziato Einstein collaborava con gli altri, ma i suoi massimi progressi giunsero in solitari istanti di chiarezza [...]. Forse queste intuizioni sono emerse perché il suo cervello aveva un'architettura insolita? Da un atteggiamento non conformista? 
Dalla capacità di concentrarsi con tenacia e senza compromessi? Forse. Sì. Probabilmente. 
La realtà, ovviamente, è che non lo sa nessuno. Possiamo raccontarci storie sul perché un certo tizio ha avuto questa o quella idea, ma alla fine pensiero e intuizione sono modellati da influssi troppo numerosi per essere analizzati. Fuggendo le iperboli, il meglio che possiamo dire è che Einstein ebbe la mente giusta nel momento giusto per risolvere una serie di profondi problemi della fisica. E fu un momento straordinario. I suoi tanti ma in confronto modesti contributi dei decenni successivi alla scoperta della relatività generale suggeriscono che il momento d'oro per quel particolare nesso intellettuale che Einstein aveva portato alla fisica era ormai passato. 
Con tutto quello che ha raggiunto, e l'eredità ancora viva, viene da porsi un'altra domanda: potrà mai esserci un altro Einstein? Se parliamo di un super-genio che spinga di forza in avanti il sapere, la risposta è senz'altro affermativa. Nel mezzo secolo passato dopo la sua morte ci sono stati scienziati del genere. Se invece intendiamo una mente superiore alla quale guarderemo [...] come a un esempio entusiasmante di quello che può ottenere la mente umana, allora la domanda è un'altra: che cosa è veramente prezioso e immortale? [...]"

Fonte: "Mente giusta al momento giusto" - "Perché è importante",
B.Greene, Le Scienze - novembre 2015.

"Relativity", M.C.Escher - dicembre 1953