lunedì 2 novembre 2015

"CON PAROLE PRECISE", CERCANDO UNA SCRITTURA CIVILE PER MIGLIORARE LA SOCIETA'

Quale potrebbe essere il rapporto esistente fra linguaggio e contenuti dello stesso?
Le espressioni scritte e/o parlate che devono prefiggersi l'obiettivo di tradurre e concretizzare concetti e pensieri umani sono figlie di convenzioni radicatisi attraverso secoli di storia.
Il suo essere definita e regolata da schemi pre-costituiti ma in continua evoluzione rende la scienza linguistica una disciplina estremamente complessa da praticare e migliorare, in quanto sono tanto elevati quanto probabilmente (e positivamente) ineliminabili i rischi di contaminazione.
Il linguaggio è tanto potente quanto importante per la società e per i suoi meccanismi, proprio perché può teoricamente (contribuire a) plasmare ed arricchire qualcosa che somiglia ad una coscienza collettiva capace di indirizzare ed influenzare opinioni e destini di molt(issim)i esseri umani che si lasciano (anche inconsapevolmente ed inconsciamente) manipolare. Le radici del linguaggio e dell'arte della parola possono trovare spunto, quindi, sia nella storia che nelle vicende su cui si è plasmata la storia dell'essere umano. La mancata conoscenza delle stesse può comportare limiti nei confronti del vissuto e/o del vivibile, similmente a quanto richiamato in alcune massime filosofiche:

"[...] I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo. [...]"
(L.Wittgenstein, att.)

Limiti alla parola possono quindi costruire e definire anche imponenti limiti sia al proprio mondo che al proprio vissuto; fino a che punto potrebbe essere possibile spingersi per migliorarsi e migliorare le arti della parola e dell'espressione? A quali livelli si potrebbe pervenire qualora tutto riuscisse ad essere curato ed accresciuto al meglio possibile? Come potersi adoperare per coltivare il vicendevole rapporto fra linguaggi ed uomini? Quale è l'attore principale e preponderante in questo 'schema'?
Fra le tantissime possibili risposte, è possibile ricondursi ad una massima per comprendere quale sia il vero 'vincitore' fra i due partecipanti al processo di miglioramento:

"[...] L'uomo agisce come se fosse lui a forgiare e a dominare il linguaggio, mentre è il linguaggio che resta signore dell'uomo. [...] Il linguaggio è il più alto e, ovunque, il più importante di quei consensi che gli esseri umani non sanno mai articolare valendosi soltanto dei propri mezzi. [...]"
(M.Heidegger, att.)

Il rapporto di (pre)potenza esistente fra linguaggio ed uomo può incarnarsi, ancora di più, nel conflitto riguardante le istanze collettive precedentemente citate.
Cosa può produrre a livello collettivo uno stile di comunicazione improntato a verità e realismo? Cosa potrebbero altresì generare modi di parlare, comunicare e (pro)porsi votati alla falsità, alla confusione ed alla mancata completezza di informazioni?
A prescindere da queste domande, le prove che il linguaggio possa contribuire ad innescare evoluzioni od involuzioni nelle società sono abbondanti e fondate per una lunghissima serie di possibili ragioni:

"[...] Ad opera del linguaggio è sorta una comunanza, una comunanza del sapere e quindi del volere mai prima esistita. [...]" (K.Lorenz, att.)

La citata 'comunanza del sapere' potrebbe declinarsi anche come concetto al negativo, qualora linguaggio e comunicazione non vengano articolati seguendo canoni adeguati al loro ruolo nella società. In altre parole, pertanto, può essere facile che comunicazione e linguaggi non all'altezza contribuiscano a costruire società e/o uomini non all'altezza del proprio (teorico) compito da perseguire nel mondo? Attorno a questi concetti ed all'importanza di linguaggio e comunicazione 'ruota' l'ultima opera di Gianrico Carofiglio, dal titolo "Con parole precise - Breviario di scrittura civile". L'intento principale di questo testo risulta essere definito in termini maggiormente espliciti nel seguito, mediante tale citazione:

"[...] Non è possibile pensare con chiarezza se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza. Sono parole del filosofo J.Searle, teorico del rapporto fra linguaggio e realtà istituzionali. 
Le società vengono costruite e si reggono essenzialmente su una premessa linguistica: sul fatto cioè che dire qualcosa comporti un impegno di verità e di correttezza nei confronti dei destinatari. 
Non osservare questo impegno mette in pericolo il primario contratto sociale di una comunità, cioè la fiducia in un linguaggio condiviso. [...]"

Il citato 'contratto sociale' di una comunità può essere mantenuto in vita e/o anche salvato garantendo alla stessa comunità stipulante qualche forma di garanzia e di semplificazione di parole e strutture linguistiche:

"[...] L'antidoto è la scrittura civile, cioè quella limpida e democratica, rispettosa delle parole e delle idee. Scrivere bene, in ogni campo, ha attinenza con la qualità del ragionamento e del pensiero. Implica chiarezza di idee da parte di chi scrive e produce in chi legge una percezione di onestà. [...]"

Chiarezza di intenti ed onestà d'animo dovrebbero costituire, quantomeno in chiave teorica, due pilastri fondamentali su cui strutturare una società all'altezza piena della propria 'funzione educante'. La necessità di dare pieno e consapevole potere alla parola potrà comportare, nei fatti, la possibilità di contribuire a definire e strutturare una società migliore:

"[...] Questo è il messaggio che ti sto indirizzando/ il crimine sonoro che sto perpetrando/ violando quel tacito codice incivile del silenzio/ da cui mi differenzio/ in quanto presenzio e sentenzio/ ritmica la rima [...] dirada la nebbia luminosa come il sole/ perché la lingua batte se la mente vuole [...]"
('Potere alla parola', Frankie Hi Nrg, cit.)

L'obiettivo di sviluppare e/o adottare un linguaggio che sappia essere all'altezza di raccogliere le sfide della complessa società moderna è una finalità da perseguire cercando di fare il possibile per realizzare una serie di obiettivi che dovrebbero essere teoricamente finalizzati ad una qualche responsabilizzazione/maturazione delle società coinvolte:

"[...] Abbiamo una responsabilità, finché viviamo: dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno. [...]"
('Dello scrivere oscuro', P.Levi, cit.)

Il primo metodo per abbattere il silenzio e/o l'ipocrisia imperanti e (provare a) parlare un linguaggio maturo dovrà riguardare, invece, la necessità di essere chiari ed obiettivi nei confronti di (eventuali) nostre (in)coerenze personali. Si deve essere all'altezza di quanto detto/scritto/semplificato/[...], senza cedere a vincoli di subordinazione eccessiva od a declinanti forme di compromesso.
Le potenziali opportunità di miglioramento dovrebbero essere costruite ed arricchite mettendo in campo una lunga serie di azioni collegate a parole e concetti variegati. Ognuno di questi punti viene richiamato estesamente dall'opera in questione, anche applicandosi a nozionistica e semantica:

  • Utilizzo delle metafore e loro potere chiarificatore;
  • Pregi e difetti attribuibili a forme di scrittura (s)leale;
  • Impiego di parole utili senza abusare di inutilità semantiche;
  • Necessario impiego di forme di concretezza e linearità nell'esposizione sia orale che scritta;
  • Riflessioni sui possibili punti di vista esterni alla propria individualità.
Il linguaggio risulta essere efficace e comunicante, infatti, solo se viene adeguatamente compreso da chi ascolta o legge. Parole e gesti, infatti, possono finire per colpire in maniera importante (o imponente, a seconda dei punti di vista) solo se ben direzionati ed indirizzati verso il prossimo: 

"[...] Abituati a considerare con estrema attenzione le parole degli altri, e per quanto puoi entra nell'anima di chi sta parlando. [...]" (Marco Aurelio, att.)

Senza dimenticare, una volta di più, quella che dovrebbe essere una primaria responsabilità per ciascun essere umano che voglia ambire a chiamarsi davvero tale: 

"[...] Occuparsi del linguaggio pubblico e della sua qualità non è un lusso da intellettuali o una questione accademica. E' un dovere cruciale dell'etica civile. [...]"
(Fonte: Con parole precise - Breviario di scrittura civile, G.Carofiglio, Editori Laterza)

L'imperativo per cercare di (ri)costruire una società completamente allo sbando potrebbe essere, quindi, riabilitare al meglio possibile forme adeguate (o quantomeno dignitose) di etica civile. 
Si dice, forse non a caso, che tutto parta da quel punto estremo. 





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