venerdì 30 dicembre 2016

CERCANDO NUOVI ANNI E (R)INNOVATI ORIZZONTI, PER RAZZE IN ESTINZIONE



"[...] Non mi piace la finta allegria/ non sopporto neanche le cene in compagnia/ 
e coi giovani sono intransigente/ di certe mode [...] e trasgressioni/ non me ne frega niente.
[...] Non mi piace chi è troppo solidale/ e fa il professionista del sociale [...] 
Ma non vedo più nessuno che s'incazza/ fra tutti gli assuefatti della nuova razza 
[...] Ma forse sono io che faccio parte/ di una razza in estinzione./ 
Non mi piace la troppa informazione/ odio anche i giornali e la televisione/ 
la cultura per le masse è un'idiozia [...] 
E anche il mio paese mi piace sempre meno/ 
non credo più all'ingegno del popolo italiano/ 
dove ogni intellettuale fa opinione/ ma se lo guardi bene/ è il solito coglione. 
[...] Non mi piace il mercato globale/ che è il paradiso di ogni multinazionale/ 
e un domani state pur tranquilli/ 
ci saranno sempre più poveri e più ricchi / 
ma tutti più imbecilli./ 
E immagino un futuro/ senza alcun rimedio/ 
una specie di massa/ senza più un individuo/ 
e vedo il nostro Stato/ che è pavido e impotente/ 
è sempre più allo sfascio/ e non gliene frega niente/ 
e vedo anche una Chiesa/ che incalza più che mai [...]"
(La razza in estinzione, G.Gaber, cit.)

martedì 27 dicembre 2016

"UN VIAGGIO CHE NON PROMETTIAMO BREVE", VERSO LA POSSIBILITA' DI ABBATTERE IL PENSIERO A SENSO UNICO

Raccontare storie e cronistorie di una fra le opere maggiormente controverse e discusse dell'intera Italia può essere una missione possibile in un singolo libro?
In uno Stato come quello italiano è da lungo tempo instaurato ed instillato il dibattito relativo all'utilità o meno delle cosiddette "infrastrutture"; sono tantissime le domande che vengono - poco o meno - affrontate (od evitate?) in termini estremamente poco chiari: meglio poche grandi opere o molte piccole opere finalizzate a colmare arretratezze italiane in settori ritenuti (ancora oggi?) enormemente poco strategici? Quali sono e/o come devono essere riformati i criteri da impiegare per la realizzazione di grandi opere internamente ai singoli livelli istituzionali?
Possono esistere altre ragioni - in aggiunta a quelle definite "ufficiali" - che qualificano la priorità e l'ineluttabilità afferente la realizzazione di certe opere?
Rispondere in termini chiari a domande come queste è cosa impossibile da svolgere in un breve tempo ed in un altrettanto breve spazio - quale è quello caratteristico dei libri abitualmente letti.
Cercare di fornire elementi capaci di far riflettere - sforzando anche di sviluppare nel lettore l'opportunità di costruire elementi utili per pensare fuori dal coro - può però essere una missione lecita, nel tentativo di strutturare un discorso attorno a tematiche che sono troppo spesso strutturate all'insegna di un tanto opprimente quanto deprimente pensiero unico.
Le opportunità per farlo sono moltissime: racconti e cronache provenienti da settori (qualificabili eufemisticamente come) trascurati dall'informazione, resoconti di intrecci afferenti opportunismi di vario genere, elenchi e/o alberi "genealogici" afferenti influenze politico-partitiche nella definizione di meccanismi decisionali di vario genere, cronistoria di analogie infrastrutturali italiane e non solo, [...]. I tratti precedentemente definiti sono solo alcuni fra i pilastri su cui è impostata l'opera "Un viaggio che non promettiamo breve - Venticinque anni di lotte No Tav", scritto dallo scrittore agente sotto lo pseudonimo Wu Ming 1 e pubblicato da Stile Libero Einaudi.
Le finalità di questo libro risultano essere tanto chiare quanto forse necessarie sin dal retro di copertina:

"[...] In Italia mmolti comitati e gruppi di cittadini resistono a grandi opere dannose, inutili, imposte dall'alto. Tra questi, il movimento più grande, radicale e radicato è [...] quello No Tav in Val di Susa, all'estremo occidente del Paese [...]
Un movimento che da venticinque anni sperimenta forme nuove - e al tempo stesso antiche - di partecipazione, autogestione, condivisione. Perché proprio in Val di Susa? 
Per più di tre anni Wu Ming 1 ha cercato la risposta a questa domanda.
Si è immerso nella realtà del movimento No Tav, partecipando a momenti-chiave della lotta, intervistando decine di attivisti, incrociando storia orale e fonti d'archivio, contemplando la valle dall'alto dei suoi monti. [...] La voce del narratore ci fa passare dal romando di non-fiction alla chanson des gestes, dall'inchiesta serrata alla saga popolare di ispirazione latino-americana [...]"

Esaminando l'opera - articolata su scala temporale definendo le fasi principali che da un punto di vista storico hanno descritto le cronache di politica ed informazione in Italia - l'autore trasmette al lettore il senso di esistenze che vanno lottando per avere una voce che punti a difendere il loro territorio. Terre che sono state ripetutamente minacciate ed affrontate, al fine di realizzare infrastrutture reputate necessarie su dati che gli stessi "resistenti" avevano e hanno qualificato come inconsistenti.
I frutti di questo modus operandi hanno contribuito a generare, nel tempo, una solida serie di incertezze e dubbi nel cuore e nelle mani dell'autore dell'opera.
Queste stesse riflessioni sono riassunte sin dalla copertina dell'opera in recensione:

"[...] Io sono appassionato di fotografia e nella mia mente ho immagini, immagini meravigliose di signore con capelli bianchi e grembiule che si fanno spiegare [...] come si sta sui social network. 
L'ho visto ai presidi, più volte. E in altre occasioni ho visto la signora mettere il ragazzo antagonista a fare le pulizie, perché bisogna lasciare pulito, fare la battaglia non vuol dire lasciare sporco in giro. C'è una rappresentazione del centro sociale o del ragazzo incappucciato completamente diversa dalla realtà. Qui in valle cos'è successo? 
Quando sono arrivati quelli dei centri sociali, certamente avevano le loro idee e volevano fare un certo tipo di cose, ma si sono avvicinati al movimento No Tav con umità, non hanno preteso di cavalcare. Si è detto: facciamo un pezzo di strada insieme. 
Ci siamo conosciuti e hanno portato un grande contributo, soprattutto sulla parte organizzativa, su come si fanno certe cose, le manifestazioni...Questo ha avuto una conseguenza importante. 
Quando la sera guardi il Tg, vedi rappresentati i centri sociali in un modo che non riconosci più, e cominci a dubitare di quel che esce da quella scatola. 
Questo vale per tante cose: fai la manifestazione No Tav, la sera guardi e dici: ma io c'ero a quella manifestazione lì? E' tutta diversa, io non l'ho vista, non c'ero.
Dopo un pò pensi: ma se la manifestazione No Tav me l'hanno raccontata così, siamo sicuri che anche su tutto il resto... [...]"

E' proprio su questi dualismi che scorrono i "fili" di lettura dell'opera intera, definendo un metodo specifico di descrizione con cui poter essere portati a dubitare di forme di pensiero unico tanto opprimenti quanto schiaccianti e desolanti.
Leggerne per saperne di più...esercitando il proprio senso e spirito critico, dunque.

  

sabato 24 dicembre 2016

CONSIDERAZIONI SU CAOS, NATALE E COMPORTAMENTI (DIS)UMANI...

"[...] Sono tre anni che faccio in modo di non essere in Italia per Natale. 
Lo faccio di proposito,con accanimento, disperato all'idea di non riuscirci; accettando magari di oberarmi di lavoro, di rinunciare a qualsiasi forma di vacanza, di interruzione, di sollievo.
Non ho la forza di spiegare esaurientemente [...] il perché. 
Ciò implicherebbe il dare la violenza della novità a vecchi sentimenti. 
Ossia una prova 'stilistica' superabile solo attraverso l'ispirazione poetica. 
Che non viene quando si vuole. 
Essa è un genere di realtà che appartiene al vecchio mondo, al mondo dei Natali religiosi: 
e risponde ancora alla sua vecchia definizione.
Mi rendo ben conto che anche quand'ero bambino io, 
le feste natalizie erano una cosa idiota:una sfida della Produzione a Dio. 
Tuttavia, allora, io ero ancora completamente immerso nel mondo 'contadino', 
in qualche misterioso paese tra le Alpi e il mare, o in qualche piccola città di provincia [...]. 
C'era un filo diretto con Gerusalemme. 
Il capitalismo non aveva ancora 'coperto' del tutto il mondo contadino, da cui derivava il suo moralismo, del resto, e su cui fondava del resto, ancora, il suo ricatto: Dio, Patria, Famiglia. 
Tale ricatto era possibile perché corrispondeva, negativamente, come cinismo a una realtà: 
la realtà del mondo religioso sopravvivente.
Ora il nuovo capitalismo, non ha affatto bisogno di quel ricatto - se non ai suoi margini, o in isole sopravviventi, o nell'abitudine (che si va estinguendo). 
Per il nuovo capitalismo, che si creda in Dio, nella Patria o nella Famiglia, è indifferente. 
Esso ha infatti creato il suo nuovo mito autonomo: il Benessere. 
E il suo tipo umano non è l'uomo religioso o il galantuomo, ma il consumatore felice d'esser tale.
Quando ero bambino, dunque, il rapporto tra Capitale e Religione (nei giorni di Natale) era atroce ma reale. Ora tale rapporto non ha più ragione di essere. 
É puramente assurdo. É forse questa assurdità che mi angoscia e mi fa fuggire. [...]
 La Chiesa (in Italia, quando io ero bambino, sotto il fascismo) era asservita al Capitale: ne era strumentalizzata, ed essa si era resa strumento del potere. 
Aveva regalato alle grandi industrie un bambinello tra un asinello e una vaccherella. 
Del resto, non marciava sotto le bandiere di Mussolini, di Hitler, di Franco, di Salazar? 
Ora, però, la Chiesa mi pare, in un certo senso, ancora più asservita di prima al Capitale. 
Infatti prima, la Chiesa, si salvava in quel tanto di autentico che c'era nel mondo preindustriale e contadino (e in quel tanto di artigianale che permaneva nelle vecchie industrie): 
ora invece, essa non ha contropartita. 
Non può nemmeno dire di strumentalizzare a sua volta il Capitale: infatti il Capitale strumentalizza la Chiesa solo per abitudine, per evitare guerre religiose, per comodità. 
In realtà, la Chiesa non gli serve più. Se essa non ci fosse, esso ne potrebbe fare a meno. 
Ora, in casi del genere, la strumentalizzazione deve essere reciproca, perché serva a tutti e due. A questo punto la Chiesa dovrebbe perciò distinguere le proprie festività (se ancora, arcaicamente ci tiene) da quelle del Consumo. Dovrebbe distinguere, per dirla tutta, l'ostia dai panettoni. 
Questo embrassons-nous tra Religione e Produzione è atroce. 
E infatti quello che ne consegue è intollerabile alla vista e a tutti gli altri sensi.
Certo, in realtà Natale è un'antica festa pagana (la nascita del sole) e come tale era originariamente allegra: può darsi che questa ancestrale allegria abbia ancora bisogno, stagionalmente, di esplodere in un uomo che sta per dissodare il Sahara con mostri meccanici.
Ma allora, questa festa pagana ritorni pagana: la sostituzione della natura industriale alla natura naturale, sia completa, anche nelle feste. E la Chiesa se ne distingua. 
Essa non può più essere contadina e ignorante: non può più fingere di non sapere che la festa natalizia è appunto una antica festa celebrata in pagis, pagana, e che l'amalgama è arcaico e medioevale. 
La tradizione dei presepi e degli alberi di Natale, deve essere abolita da una Chiesa che voglia sopravvivere nel mondo moderno. 
E questo non devono saperlo solo dei preti eccentrici, progressisti e colti.
Come festa pagana-neocapitalistica il Natale sarà comunque sempre atroce. 
É un ersatz -con gli week-end, e le altre feste affini - della guerra. 
Nasce in questi giorni una psicosi che è decisamente bellica. 
L'aggressività individuale si moltiplica. 
Aumenta vertiginosamente il numero dei morti. 
É una vera strage. [...]
Appunto, in queste occasioni festive: 
in cui la festa è l'interruzione di un'abitudine allo sfruttamento, all'alienazione, al codice, alla falsa idea di sé: tutte cose che nascono dal famoso lavoro, 
che è rimasto quello cui inneggiavano i cartelli nei campi di concentramento di Hitler.
Da tale interruzione, nasce una falsa libertà, in cui esplode un arcaico istinto di affermazione. 
E ci si afferma, aggressivamente, attraverso una feroce concorrenza, facendo nel modo più medio le cose più medie. Sì, è una nota terribile al Natale, che ho fatto. E non ho nulla da concedere a niente. Niente bonarietà. Niente addolcimenti. Le cose stanno così. É inutile nasconderlo, anche poco. [...]"
(P.P.Pasolini, Il Caos, cit.)


venerdì 23 dicembre 2016

ASPETTANDO UN NATALE...


"[...] C'è la luna sui tetti e c'è la notte per strada 
Le ragazze ritornano in tram 
[...] tra due giorni Natale [...]
E da dietro la porta sento uno che sale 
ma si ferma due piani più giù 
Un peccato davvero ma io già lo sapevo 
Che comunque non potevi esser tu 
E tu scrivimi, scrivimi 
Se ti viene la voglia 
E raccontami quello che fai 
Se cammini nel mattino e ti addormenti di sera 
E se dormi, che dormi e che sogni che fai. 
E tu scrivimi, scrivimi [...]
Se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso 
Quell'allegra tristezza che ci hai [...]"

mercoledì 21 dicembre 2016

CAMMINANDO, DI ATTIMO IN ATTIMO...

"[...] I'm walking away
From the troubles in my life
I'm walking away
Oh, to find a better day [...]"
(Walking away, C. David, att.)


lunedì 19 dicembre 2016

UTILIZZANDO MUSICA E CITAZIONI PER ALLEGGERIRE IL PESO DELLA STORIA...


"[...] La libertà è indivisibile e quando un solo uomo è reso schiavo, nessuno è libero. 
Quando tutti saranno liberi, allora immaginiamo - possiamo vedere quel giorno quando questa città come una sola e questo paese, come il grande continente europeo, sarà in un mondo in pace e pieno di speranza. Quando quel giorno finalmente arriverà, e arriverà, la gente di Berlino Ovest sarà orgogliosa del fatto di essere stata al fronte per quasi due decadi.
Ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino. 
E, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire 'Ich bin ein Berliner'. [...]"  
(John Fitzgerald Kennedy, att.)

domenica 18 dicembre 2016

FRA UMANI, SCIENZA E NECESSARI "SUPPLEMENTI"

"[...] L'umanità può vivere senza la scienza o anche il pane. Ma senza la bellezza e la leggerezza non potrebbe vivere. [...]" (F.Dostoevskij, att.)

"Giallo, rosso, blu", 
V.V. Kandinskij

giovedì 15 dicembre 2016

ASCOLTANDO MUSICA, FRA AMORE E PASSATI...



"[...] ma l'America e' lontana
dall'altra parte della Luna
che li guarda e anche se ride
a vederla mette quasi paura.
E la Luna in un silenzio
ora si avvicina
con un mucchio di stelle
cade per strada.
Luna che cammina,
Luna di citta'
poi passa un cane che sente qualcosa
li guarda abbaia e se ne va [...]"

domenica 11 dicembre 2016

"IL RISPARMIO ENERGETICO", RICERCANDO INFORMAZIONI IN TEMA DI ENERGIA

Uno fra i problemi più grandi e più sottovalutati dell'intero pianeta Terra riguarda la lotta per avere e/o per ottenere energia. Senza energia larga parte del mondo che oggi conosciamo non potrebbe "funzionare", proprio perché è la stessa ad innescare tutte quelle reazioni che sono essenziali al manifestarsi di una vita tecnologicamente progredita.
L'avanzamento della civiltà è legato molto strettamente all'approvvigionamento di energia; i modi per usufruire della stessa sono vari e molteplici, dannosi e non dannosi per gli ecosistemi, rispettosi e meno rispettosi della stessa "astronave" Terra su cui l'essere umano si trova a galleggiare immerso nell'intero Universo.
L'affrontare argomentazioni legate all'energia può essere una modalità in base alla quale cercare di comprendere - in chiave più allargata - moltissime delle problematiche che coinvolgono l'essere umano ed il pianeta Terra più in generale.
Senza trascurare nessuno, volendo e dovendo includere nel "conto" anche specie animali e vegetali.
L'opportunità di definire un discorso normativo e coerente nei confronti della tematica energetica deve presupporre la necessità di definire - con pragmatica consapevolezza - quali siano gli approcci da dover necessariamente impiegare per descrivere gli approcci sottoscritti ed avvallati dall'umanità e dai singoli Stati in materia di energia.
Sono esempio perfetto di questi approcci gli argomenti relativi alle direttive sottoscritte nelle sedi continentali e mondiali, riguardo alla tematica energetica ed alla necessità di abbattere indici di inquinamento per favorire eventualmente l'impiego di energie definite come rinnovabili.
Accanto a queste tematiche dovrebbe essere affiancata quella - forse più importnte - legata alla presa di consapevolezza relativamente alla necessità di abbattere i consumi di tipo sia elettrico che termico. Consumando meno sarebbe possibile favorire il diffondersi di comportamenti virtuosi, andando ad incidere maggiormente sulla qualità dell'energia a disposizione quotidianamente.
E' su questo argomento - tanto importante quanto sottovalutato - che si articola il libro "Il risparmio energetico - La più economica tra le fonti di energia", scritto da Arturo Lorenzoni e pubblicato da Il Mulino Editore per la collana "Farsi un'idea". Lo scopo del libro si muove attorno ad una ben precisa necessità di informare per rendere consapevoli di un problema ormai dirimente da risolvere:

"[...] Il nostro rapporto con l'energia è complesso e tocca dei tasti sensibili, legati a timori atavici di scarsità delle risorse vitali a disposizione, un vincolo che ha limitato e costretto tutte le civiltà nella storia ed è entrato nel nostro modo di pensare. [...]
L'energia abbondante e a basso costo del XX secolo ha abituato la nostra società a pensare che si possa consumare energia praticamente senza limiti, [...] confidando nell'innovazione tecnologica e nella disponibilità di nuove fonti, non ancora scoperte. 
Ma non è sempre stato così e non lo è oggi per una buona parte dell'umanità: oltre un miliardo e mezzo di persone non ha accesso all'energia elettrica e le automobili sono un privilegio di pochi. 
Il problema dunque che si pone oggi la minoranza dell'umanità che dispone delle risorse energetiche è legato alla sostenibilità dei consumi nel medio-lungo periodo [...]"

La necessità di articolare un libro avente queste premesse concorre - pertanto - al poter definire una serie di punti minimi tanto importanti quanto urgenti da affrontare e definire con concretezza per il futuro più e meno lontano:

  • Risparmio energetico correlato ad ambiente ed innovazione; 
  • Efficienza energetica e costi dell'energia; 
  • Provvedimenti necessari a realizzare risparmio energetico su scala globale; 
  • Fonti di consumo domestico ed industriale; 
  • Azioni concrete per poter generare risparmi specifici ed il più possibile puntuali;
  • Consumi ed opportunità decisionali della Pubblica Amministrazione; 
  • Possibilità di focalizzare i consumi esistenti negli edifici e nel settore delle costruzioni;
  • Prospettive virtuose afferenti le opportunità in materia di efficienza energetica. 
Risparmiare per innovare, risparmiare per migliorare la società e per disporre di nuove opportunità dinanzi ad un mondo che pare essere sempre più complesso. 
Leggerne per saperne di più, dunque. 



giovedì 8 dicembre 2016

GENI UNIVERSALI...SU UN TAXI


"[...] In 1966, filmmaker D.A. Pennebaker was filming Bob Dylan in a documentary called Eat The Document, the follow-up to Don’t Look Back, in which John Lennon appears for less than a minute in conversation with Bob Dylan in the back of a taxi on the morning of May 27, 1966 on the way from John Lennon’s house in Weybridge in to London for the hotel where Dylan was staying. [...]"

lunedì 5 dicembre 2016

SFIORANDO UN TERZO MILLENNIO, DI TEMPO IN UMANITA' DIFFERENTI...


 "[...] E sento che hai ragione/
se mi vieni a dire/ 
che anche i più normali/ 
in mezzo ad una folla/ 
diventano bestiali/ 
e questa specie di calma/ 
del nostro mondo civile/ 
è solo un'apparenza/ 
solo un velo sottile./ 
E tu mi vieni a dire/ 
quasi gridando/ 
che non c'è più salvezza/ 
sta sprofondando il mondo/ 
ma io ti voglio dire/ 
che non è mai finita/ 
che tutto quel che accade/ 
fa parte della vita. [...]"

domenica 4 dicembre 2016

FRA NASCITA DELL'UNIVERSO E CONSAPEVOLEZZE UMANE...DELLO STESSO

"[...] la nascita dell'Universo è una questione sulla quale si è discusso fin dai tempi più remoti. Secondo un certo numero di cosmologi [...] l'Universo è stato creato in un determinato istante, non molto lontano, del passato.
Uno degli argomenti a sostegno di questa tesi era la convinzione che, per spiegare l'esistenza dell'Universo, fosse necessario ammettere una causa prima. 

Un ulteriore argomento viene poi sviluppato da Sant'Agostino ne 'La città di Dio'. 
Il filosofo sottolinea che il cammino della civiltà va progredendo, e che noi ricordiamo i nomi di chi ha compiuto una determinata impresa o ha messo a punto una particolare tecnica. 
Pertanto l'uomo, e forse anche l'intero Universo, non può essere esistito da troppo tempo; in caso contrario [...] i nostri progressi ci avrebbero già condotti ben oltre il punto che abbiamo raggiunto ora. [...] In un'epoca in cui la maggior parte delle persone credevano in un Universo sostanzialmente statico e immutabile, la questione se avesse avuto o meno un inizio apparteneva di fatto al campo della metafisica o a quello della teologia. [...] 
O l'Universo era esistito da sempre, oppure, in un determinato momento, eera stato messo in moto in modo tale da dare l'idea che fosse esistito da sempre. [...]
Nel 1929 [...] Hubble fece un'osservazione che avrebbe avuto un'importanza fondamentale: da qualunque parte si guardi nel cielo, le stelle distanti si allontanano rapidamente da noi.
Detto in altri termini, l'Universo si sta espandendo. 
Ciò significa che i corpi celesti erano più vicini fra di loro; e di fatto pare che, in un tempo molto remoto - fra i dieci e i venti miliardi di anni fa - si trovassero tutti nello stesso punto. [...]"
Fonte: "La teoria del tutto - Origine e destino dell'Universo", S.Hawking, Bur Scienza

Fonte immagine: "Sidereus  Nuncius", G.Galilei

venerdì 2 dicembre 2016

SULL'ESSENZA DELL'ACROBAZIA, NAVIGANDO (A VISTA?)...


"[...] e noi che siamo in mezzo a queste ali impavide
non siamo niente o siamo tutto.
Lasciarci trasportare è stato facile
ma adesso ritornare giù non sembrerebbe giusto. 
Dovremmo resistere [...]
e starcene ancora su.
Se fosse possibile
toccando le nuvole [...]"