lunedì 30 aprile 2012

BEPPE GRILLO (SPARLANTE?): QUALI LIMITI DIETRO E DENTRO AL FENOMENO?


Potrebbe il comico (divenuto politico, nds) Beppe Grillo risolvere tutti i problemi di questa Italia e di questa Europa? 
Sarebbero davvero benefici assoluti uscire dall'Euro o rimanerci, nazionalizzando le banche per riavere una sovranità monetaria degna di tale nome? Cosa potrebbe accadere qualora i suoi attacchi dovessero concretizzarsi in attività di governo? Liquidare nella figura di Grillo tutte le colpe per la situazione attuale è una cosa che, sotto moltissimi aspetti, rischia di sfociare nel ridicolo: parte del successo dell'ormai famoso "Movimento 5 Stelle" è attribuibile ad una classe politica percepita come "lontana" (eufemisticamente, nds) dai reali bisogni dello Stato. 
La credibilità di chi ha inevitabilmente contribuito a generare lo sfascio attuale è data, senza appello, a percentuali oscillanti fra il 2% ed il 4%: in altri termini, purtroppo, il 96%-98% dei cittadini variamente interpellati non ha più piena fiducia in chi li ha governati e che, salvo imprevisti (panacee?, nds), avrà l'onere di governarli anche nel cosiddetto "dopo-Monti". 
Accade così che, su queste onde, c'è chi come Grillo prova a sfruttarne i flutti: in una situazione di assoluto caos sociale, economico, politico, ambientale, [...] sembra essere il "minimo" che possa accadere ad uno Stato già fortemente "provato". 
Su questo sfondo, la tempesta del comico infuria senza sosta: attacchi a destra e manca stanno caratterizzando queste settimane di campagna elettorale per le Amministrative. 
Succede così che la mafia venga paragonata allo Stato, può così accadere che la figura del Presidente della Repubblica venga sminuita e ricondotta al ruolo di Presidente dei (già devastati, nds) Partiti. 
Succede così che tutti gli amministratori, a qualunque livello ed in qualsiasi Ente locale, sembrino diventare "magicamente" l'uno uguale all'altro: solo all'interno del M5S il celeberrimo "uno vale uno" può produrre risultati positivi.
Chi prova a cambiare lo status quo delle cose in qualsiasi altro Partito rischia, magari contro la sua stessa volontà, di contribuire allo sfascio totale: cosa è questo, se non fare di tutta l'erba un cupo e maleodorante "fascio"?
Stando alle parole (pluri-ripetute, nds) del comico divenuto politico, la scelta in qualunque Ente Locale è assimilabile ad un ristretto bivio riassumibile in un teorema dalla (reputata) giustezza più che matematica: 

"Chiamando P l'intero sistema politico, fornito l'elemento specifico M5S, è possibile scrivere che:
  • in caso di scelta del M5S l'elettore compie un salto nel vuoto;
  • in caso di scelta del (P - M5S) l'elettore si rende inevitabilmente complice del suicidio assistito di cui ogni italiano è spettatore. 
Le precedenti condizioni valgono in qualunque sistema amministrativo, sociale ed etico."

Non serve neppure un "come volevasi dimostrare", in quanto a priori sembra venire rifiutata qualunque forma di confronto e/o spiegazione: tutti i giornalisti sono di parte, tutti i giornali e le televisioni sono parziali(zzate, nds), tutti gli Amministratori vengono fagocitati all'interno di un sistema da cui è impossibile uscire ed in cui si è impossibilitati a tenere la propria testa il più possibile alta e dritta. 
Laddove l'uno non vale uno, invece, si ha un "tutto" complottante alle spalle di chi va (e non va/ non vuole andare, nds) all'interno dell'urna elettorale per esprimere una qualunque forma di preferenza. 
Se è impossibile replicare direttamente alla figura del Grillo (parlante?), è però possibile cercare di far levare qualche opportuno distinguo: chi sceglie di entrare all'interno di un sistema, sicuramente marcio, lo fa solo ed esclusivamente per diventare parte di un unico tutto già (purtroppo) noto agli elettori ed alla Storia di questa Italia? 
Affiancarsi ad un Partito implica per forza il mettere (definitivamente) da parte la propria dignità e le proprie idee con cui rendere migliore qualsivoglia Ente Locale od Amministrativo? 
A queste domande, purtroppo, non vengono da Beppe Grillo date sufficienti risposte: andare in "ogni dove"  a sbandierare questo pericoloso "leitmotiv" è illudente ed offuscante. 
Ciò non toglie che, ovviamente, questa stessa cantilena potrebbe diventare anche pericolante qualora fosse combattuta da una Politica nazionale degna di tale nome. L'attitudine di Grillo sembra essere, specialmente in questo ultimo periodo, quella della semplificazione estrema: è semplice risolvere i problemi, basta volerlo e non essere inseriti in un contesto già compromesso e mortalmente marcio. 
La politica finisce per essere una cosa semplice, in cui sembra essere vero a prescindere il detto "meno soldi hai e meglio fai." Su questo sfondo, ovviamente, la veridicità di certe affermazioni non si spreca: (fare) allentare la morsa della politica sui finanziamenti- rimborsi elettorali è una battaglia di una sacrosanta correttezza, alla luce del comatoso stato in cui sono costretti a rantolare moltissimi italiani. 
Come risolvere il problema del debito pubblico che, probabilmente anche in futuro, sarà nuovamente capace di spingere il Paese vicino al baratro del divenuto (purtroppo) famoso default? Come (ri)costruire una nuova Italia senza spendere ogni energia per demolire qualsiasi Istituzione e/o apparato esistente? 
Se qualcosa di alternativo esiste, non è in questa politica urlata che riesce a risolversi e prendere forma: se "uno vale(sseuno" dovunque, possono (potrebbero, nds) esserci anche dentro al sistema partitico "forme di vita aliene" od "oggetti pensanti non identificati" che lottano per avere un Paese diverso? 
Possono esserci giovani ed individui che lottano, compiendo infinitamente piccoli e magari ridicoli salti nel vuoto, per cercare di invertire con le loro forze altrettanto insufficienti il corso delle cose? 
Al di fuori dei tunnel da Grillo pronunciati, sembrano esserci sempre più luci capaci di diventare altrettanti treni in faccia ad elettori desiderosi di cambiamento: l'arte della generalizzazione spregiudicata rischia di portare l'intera Italia in un baratro molto peggiore di quello attualmente "in corso d'opera". 
La contrapposizione "salto nel vuoto - suicidio assistito" rischia di riguardare qualunque essere umano (italiano e non, nds) interessato a stravolgere le cose verso un orizzonte maggiormente positivo: chi non crede pienamente nel Grillo nazionale è condannato "senza se e senza ma" all'essere colonna di un pericolante e malato sistema? 
L'adesione ad un Partito compromette a prescindere possibilità, volontà ed intenti di fare qualcosa di buono? 
A cosa rischia di condurre un "vaffancu.o" perenne nei confronti di tutto e tutti? 
Se la figura del comico divenuto politico ha dei meriti, può averli sicuramente nell'aver avvicinato alla politica persone ed individui che vedevano (e vedranno sempre più se le linee non cambiano, nds) il sistema partitico come un costante repellente della cosa pubblica. 
Se la politica ha una colpa realmente verificabile è, a conti e società distrutti, quella di essersi fatta miriadi di autogol ed "offese" a proprio assoluto discredito: su questo fronte si ritorna a quel 96% - 98% di completa sfiducia precedentemente citato. Su questo sfondo, le reazioni di certe parti di sistema partitico per ritrovare credibilità rischiano di risuonare come enormemente ridicole. 
Nonostante tutto il detto, dal M5S è anche possibile essere espulsi: basta che sia il Grillo nazionale a volerlo, magari affrancandosi a quanto stabilito da un "non-statuto"? Cosa si nasconde dietro a queste informazioni solo parzialmente fatte trapelare da organi di informazione (ovviamente pilotati e parzializzati, nds)?
Le tematiche da cui ripartire per riabilitare questa Italia sono praticamente infinite: diritti umani, energia, riforme istituzionali, lavoro, ambiente, sicurezza e prevenzione, istruzione, formazione, [...] 
Su questo sfondo, purtroppo, il semplice dire "bisogna fare meglio" non è più sufficiente: serve capire anche come, quando, perchè, dove, in quali modalità, con quali conseguenze per il futuro, sotto quali tutele e sicurezze, [...].
La complessità del mondo è divenuta talmente elevata da non poter essere in alcun modo sintetizzata efficacemente dal comico (e comunicatore) Beppe Grillo: in parole più povere, sbraitare ed inveire da un palco o pubblicare interventi da un blog (apprezzato, visitato e seguito) non basta. 
Illudere che il "salto nel vuoto" promesso sia positivamente realizzabile solo con gli eleggibili del M5S è un dettaglio che non può lasciare indifferenti le dignità ed i caratteri di quanti si stanno sporcando le mani per cercare di costruire, nel loro piccolo e magari banale, qualcosa di positivo. 
Sullo sfondo (ma non troppo!), inoltre, rimangono una serie di domande a cui il confronto rifugge: c'è qualcuno dietro a Beppe Grillo? C'è qualche progetto che sta provando ad attecchire? 
Cosa rievocano semplici insiemi di parole come "Casaleggio Associati" o come "Gaia: il futuro della politica" (Info: http://www.youtube.com/watch?v=sV8MwBXmewU) ? 
Sono riassumibili o ricondubili a parte del percorso e degli intenti promossi nel M5S? 
Alle domande di un ignorante qualunque come il sottoscritto, forse, non ci saranno mai le dovute risposte. 
Il "salto nel vuoto" esercitabile in questi momenti rischia di svilire, forse, la differenza che intercorre fra democrazie a matrice rappresentativa e partecipativa? Se ciascun italiano è a modo suo un "pinocchio", forse, non ha affatto bisogno degli insulti del "Grillo" parlante nazionale per emanciparsi in dignità e consapevolezza.
Senza poi contare, ovviamente, quelli che già stanno da tempo cercando di fare qualcosa per impedire il deragliamento del treno Italia.
Rimarranno sempre troppe domande, interessi e dubbi su questi argomenti poco facili e molto fragili al tempo stesso: fino a quando la politica non saprà compiere passi pe(n)santi per riabilitarsi, contrariamente forse a molte voci, la figura di Grillo non si trasformerà magicamente nel problema principale da estirpare.
Cercare voti fra i leghisti scontenti definendo il primo e canottierato Bossi uno "statista" mancato è un insulto per tutti quanti provano a riabilitare questa Italia senza perdere dignità e credibilità: se il leader della Lega è qualcosa, è più definibile come "padanista". Il formulare magici accostamenti a neo-partigiani alla ricerca di mitraglie fumanti per politici di ogni grado rischia di diventare un attentato gravissimo al futuro di un Paese già enormemente provato. 
Se esistono programmi di mandato amministrativo-politico e nuove modalità per elaborarli, si lasci che sia la democrazia a proliferare e decidere. Per il resto, come se non bastasse, "l'offesa non deprime chi la riceve ma qualifica chi la fa."
Anche qui, per fortuna, "uno vale uno". 



sabato 28 aprile 2012

ELOGIO AL JAZZ, FRA RIBELLIONE ED IMPROVVISAZIONE

"Il jazz è la rivolta delle emozioni contro la repressione."
(Joel Augustus Rogers, 1925)





"Il jazz e l'amore sono le cose più difficili da descrivere razionalmente."
(Mel Torme)

venerdì 27 aprile 2012

FOTOGRAFIA D'ITALIA(NI): FRAMMENTI DAL CENSIMENTO


A contarci saremmo in 59milioni e 464mila e 644: è questo il numero degli italiani emerso dalle prime rilevazioni del censimento fatto dall'Istat nei mesi scorsi. Rispetto al 2001 si è registrato un incremento di circa 2milioni e mezzo di residenti, con un +4,3%. Parallelamente al numero di abitanti, si trovano circa 3milioni di famiglie in più per un numero medio di componenti pari a poco più di 2 individui (2,4, nds). 
Contrariamente a roboanti promesse di matrice padana, solamente il 46% degli italiani risiede al Nord Italia: segue un 35% nel Sud ed un 19% al Centro. Fra le voci numeriche suscettibili di miglioramenti, molti finiranno con l'annoverare anche il numero di Enti ed Amministrazioni locali: è stato diffuso il dato secondo il quale il 70% dei Comuni italiani ha una popolazione inferiore ai 5mila abitanti. Razionalizzare ed incentivare verso la promozione di forme associate di Amministrazione potrebbe forse essere un passo essenziale su cui direzionare le scelte politiche future?
Se il ritratto mostra uno Stato più eterogeneo da una parte, dall'altra sembra dipingere una società più povera rispetto al passato: nell'arco di un solo decennio sembrano essere infatti triplicate le famiglie che dichiarano di abitare in baracche, roulotte, tende od abitazioni simili. 
Sempre più forte sembra essere anche il contributo apportato dalla "componente" straniera: ad oggi, infatti, incidono sulla popolazione italiana per una percentuale che supera il 6%. Giusto dieci anni fa era di poco superiore al 2%: il loro contributo all'aumento della popolazione italiana è ormai una realtà che, contrariamente a qualsiasi dietrologia, sembra essere ormai pienamente acclarata. 
All'inizio della Storia d'Italia erano 22milioni i "primi" italiani: facendo di conto, pertanto, in questi (altrettanto, nds) "primi" 150 anni siamo quasi triplicati. 
Vi sono Comuni con 30 abitanti e, contemporaneamente, grandissime città con oltre 2milioni e mezzo di cittadini: Roma capitale è, su questo sfondo, sia il Comune più popoloso che quello più esteso con quasi 1308 chilometri quadrati di superficie. Altri dati ed altre statistiche sono state diffuse, illustrando uno stivale che sembra essere in profonda trasformazione rispetto al passato: in questo sfondo, come già scritto, si connotano elementi che sembrano delineare una crescente condizione di disagio. 
La domanda sembra essere, alla luce di queste (e tantissime altre, nds) statistiche, una sola: per avere miglioramenti certificati, fra vita ed economia, dovremo attendere solo il prossimo censimento? 
Il dibattito si accenda. 


Per saperne di più: 
"Censimento: siamo 59,5 milioni. In 10 anni triplicati stranieri e baraccati.", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/cronaca/2012/04/27/news/censimento_istat-34028542/)

mercoledì 25 aprile 2012

OGGI COME IERI...RESISTENZA

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione."





domenica 22 aprile 2012

"EARTH DAY"...QUANDO NON BASTA UN GIORNO SOLO

Ricordare le condizioni nelle quali versa (da troppo tempo, nds) l'astronave Terra è un'azione che, per molti versi, può sembrare anche scontata: troppo si dice, si scrive e si ricorda, a cadenze esclusivamente stabilite dallo scorrere di calendari ed anniversari.
Celebrare in un solo giorno le infinite "buone pratiche" adottabili per far respirare e sopravvivere meglio il solo pianeta che abbiamo a disposizione è una pratica che dovrebbe essere largamente diffusa e temporalmente più estesa.
Il tempo materiale per cercare di cambiare qualcosa sembra essere sempre più ridotto ed esiguo: gli istanti residui a disposizione coincidono, infatti, con le possibilità di vita e sopravvivenza del genere umano e delle altre specie animali e vegetali presenti su questo angolo di sperduto universo: senza Terra tutto e tutti saremmo condannati a morire.
Qualora non bastasse, dunque, ecco una radicale motivazione in più per cercare di invertire una rotta che, salvo nitide e rigide inversioni, potrebbe diventare di collisione per ogni "componente" di questo Pianeta. Cosa è possibile ricordare in questo "Earth day"?
Quali variabili rimangono da giocare per mettere in campo comportamenti positivi e finalizzati al minimizzare il rischio sopra descritto?
A fronte di un intero pianeta da salvare, rimangono purtroppo anche statistiche cumulate che sembra doveroso ricordare per cercare di migliorare; stando a quanto diffuso dall'Unep, il Programma Ambiente delle Nazioni Unite, sono veramente tantissimi gli usi ed abusi compiuti sul nostro meraviglioso Pianeta. Negli ultimi 25 anni, per opera soprattutto umana, circa il 10% delle foreste mondiali sono andate perse.
Nonostante questi dati, la moda non sembra a tutt'ora essersi invertita: ogni anno spariscono "almeno" 13 milioni di ettari di foreste: in termini "geografici" si potrebbe paragonare tale estensione a quella della Grecia.
Per rimanere al passo con questa definizione di "progresso" serve, inoltre, consumare ingenti quantità di petrolio, gas, carbone e combustibili fossili (fra i tantissimi inquinanti disponibili, nds). Dove si rischia di precipitare mantenendo l'acceleratore "schiacciato" esclusivamente su tematiche come queste? La domanda è di troppo facile intuizione, purtroppo.
Rimangono anche prepotenti squilibri nei consumi che, da uomo a uomo, si dipartono anche quotidianamente: i consumi di europei ed americani rimangono davanti a quelli di tutti gli altri, seguendo cifre assolutamente allarmanti.
Che sia "Earth day", dunque, anche se ricordare tutto in un solo giorno è un atto non perfettamente soddisfacente.



Per saperne di più:
"Ogni anno distruggiamo una foresta grande quanto la Grecia", Corriere della Sera
(http://www.corriere.it/ambiente/12_aprile_20/distruggiamo-foresta-grande-come-grecia_4fcfabb8-8898-11e1-989c-fd70877d52ac.shtml)




giovedì 19 aprile 2012

SALVEZZA COME BABAU: QUANTO SERVIRA' ANCORA PER SALVARSI?


Tracciate ed approvate in tempi record misure "strutturali" finalizzate al ridare credibilità al Paese, il Governo tecnico ha speso, a parole, più di una versione riguardo al futuro che ci attende. 
Come reagire alla mole immensa di debito pubblico che continua a pendere, quasi fosse una spada di Damocle nelle mani di insondabili forze, soprattutto sulla testa degli italiani più giovani? Le tre tematiche che avrebbero dovuto fare da "traino" alle iniziative del Governo erano le ormai famosissime rigore,crescita ed equità
A distanza di qualche tempo, quali (e quanti) provvedimenti presi hanno saputo coniugare questi argomenti?
La pioggia di tasse (dirette ed indirette, nds) ha prodotto drastiche riduzioni sui consumi, a corredo di un tracollo sugli indici di produttività e competitività industriale comunque già in preventivo. 
La decurtazione sul PIL comporterà, stando alle ultime stime, un crollo pari "solo" all'1.2-1,5%. 
La famosa "crescita" dovrebbe arrivare, forse, partendo dal 2013 in avanti: quanta ne servirà mediamente ogni anno per scongiurare la caduta in una spirale fatta di esclusivi interessi sul debito da dover ripianare?
Domande a parte, è evidente a tutti che il momento di grandissima e gravissima emergenza sta proseguendo: con quali strategie comunicative il Governo di tecnici sta cercando di far capire i contenuti e gli obiettivi da perseguire attraverso il proprio operato? Fino a poco tempo fa, contrariamente forse a quanto pensato dai mercati, il comandamento fondamentale sembrava essere "L'Italia ce la farà": nel novembre 2011 la serenità manifestata dal Presidente del Consiglio sembrava sicuramente più acclarata di adesso. 
Da qualche tempo, forse grazie al quotidiano far di conto, i toni e le parole trasmesse dai governanti sembrano essere leggermente differenti: stando a quanto diffuso, sembra che l'Italia ora si stia battendo per evitare il realizzarsi della situazione greca. Quanto di vero può esserci in queste parole? Quanti e quali elementi ci distanziano dalla tragedia ellenica? Quanta strada rimane ancora da percorrere sulla via delle "riforme"?
Scrivendo e parlando di un'Italia, purtroppo, è necessario far riferimento alla condizione degli italiani: le vite di moltissimi sono in prepotente "contrazione", a fronte di un'erosione sui risparmi e sulle scelte possibili sempre più inarrestabile e mordente. La dose di sicurezza necessaria per salvare l'Italia è la stessa da applicare per rassicurare gli italiani?
Stando a quanto percepito nei mesi precedenti alla crisi sul debito, sarebbero "a regime" necessari indici di crescita annualmente superiori al 2% per rendere solamente "sostenibile" il debito pubblico. 
Leggendo invece quanto diffuso dagli organi di stampa, invece, le previsioni che ci attendono potrebbero essere lontane dal necessario ancora per qualche tempo: la "crescita" potrebbe raggiungere indici pari a circa l'1,2% solo nel 2015. 
Queste cifre potrebbero significare sostenibilità e sicurezza o sarebbero necessarie altre manovre di "aggiustamento" conti? Nel mentre, quante e quali spese saranno da registrare fra gli italiani anche in termini di vite perdute?
Le domande sono tantissime, a seguito di una situazione nella quale è necessario anche fornire qualche elemento in più per tornare a sognare: sarà forse retorico e banale, ma non è sempre sufficiente fare riferimento ad esclusivi "tecnicismi" e sole contabilità per mettere un popolo di fronte alla realtà. 
E' più chiaro che mai, su questo fronte, l'articolo tratto da La Stampa di Massimo Gramellini:
"Perché Monti continua a farci del male, agitando lo spettro della Grecia? Possibile che nella squadra dei tecnici non ci sia uno psicologo in grado di spiegargli che i cittadini non sono bambini da spaventare, ma adulti da motivare? [...]Manca ciò che da tempo si chiede invano ai governanti: una visione del futuro. Aumentare la benzina è un’aspirina, non una cura. E non lo è neppure combattere l’economia sommersa dei privati senza toccare la spesa pubblica e il sottobosco corrotto della burocrazia.[...]Forse, oltre che uno psicologo, a questa squadra di tecnici manca un filosofo. Uno che li aiuti a capire che nel destino delle nazioni esiste qualcosa di più grande dello spread."
Non è solamente investendo (e comunicando, nds) in termini attinenti all'esclusiva ragioneria che si contribuisce a riscattare uno Stato afflitto da un grandissimo male. Sullo sfondo, per molti italiani, rimangono lotte ancora da inaugurare completamente. 
Il "fare di più" per salvarsi ha un limite che è ormai tremendamente vicino, per moltissimi.





Per saperne di più:
"Il Consiglio dei ministri approva il DefMonti: "Meno tasse con lotta all'evasione"", La Repubblica
(http://www.repubblica.it/politica/2012/04/18/news/dpef_consiglio_dei_ministri-33510718/?ref=HREC1-2)

"Il premier Monti: ci battiamo per evitare la Grecia", IlSole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-18/battiamo-evitare-grecia-213529.shtml?uuid=AbF31GQF)

"Monti: «Per uscire dalla crisi la classe dirigente deve fare di più»", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-18/monti-uscire-crisi-classe-102432.shtml?uuid=AbshftPF)

"Lo spettro del babau", LaStampa
(http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1163&ID_sezione=56)


lunedì 16 aprile 2012

"GREEN ITALY": PERCHE', CREDENDOCI DAVVERO, CE LA POSSIAMO FARE


Si è detto e scritto di un'Italia non più autorizzata a vivere al di sopra delle proprie possibilità, si è detto e scritto di un continente Europeo costretto a "far di conto" con tagli finalizzati al soddisfare la perenne "fame finanziaria" dei mercati. 
Da qualunque punto la si guardi, il mondo attuale è in una condizione di velocissimo sgretolamento: molti dei modelli prioritariamente utilizzati fino ad oggi per creare sviluppo e progresso stanno, impietosamente, dimostrando tutti i loro lati più fragili ed oscuri. Qualunque via di fuga sembra passare solo da un concetto stretto di "crescita"...che allo stato attuale rimane indefinita ed indefinibile: Ministri dello Sviluppo la sintetizzano con termini molto vari che, fra "ideuzze" ed "ideone", sembrano non riassumere affatto le misure necessarie da prendere. 
Nonostante questo, però, le macrotematiche su cui agire sono sempre le solite: riavviare il lavoro, creare occupazione, promuovere infrastrutture, dare priorità al respiro delle piccole-medie imprese ed evitare l'aggravarsi del credit crunch sono solo alcuni dei punti attorno a cui si sta cercando di impostare il tentativo di (ri)crescita dello Stato intero. 
Senza miglioramenti nell'economia sarà probabilmente impossibile ripianare i debiti contratti in campo finanziario innescando, quindi, lo spettro di quanto già paventato nei mesi passati. 
In mezzo alle riflessioni, nonostante tutto, è possibile ipotizzare la necessità di dover agire anche su altre "leve" per cercare di salvare gli italiani e l'Italia? Dentro quali sfere è possibile guardare per (re)inventare un nuovo modello di sviluppo? Può il futuro essere costruito su binari differenti rispetto a quelli fino ad oggi utilizzati? 
Cosa potrebbe promuovere un domani migliore, maggiormente sostenibile ed equo? 
E' ancora possibile scongiurare ciò che fino a pochi mesi fa sembrava inevitabile? 
Dentro quali strade è possibile muoversi per "dimensionare" il futuro sul medio-lungo termine, senza far gravare eventuali errori di percorso interamente sulle spalle dei cittadini di domani?
Se in campi come questi è più che mai necessario rispondere "con i fatti", a quali esempi e "buone pratiche" è possibile guardare con maggiore speranza? 
E' a queste e moltissime altre domande che cerca di rispondere il libro "Green Italy", scritto da Ermete Realacci. 
Attraverso un viaggio lungo un Paese, si cercano legami capaci di unire il più saldamente fra loro i più svariati (e sottovalutati, nds) campi: 
  • La sfida della sostenibilità;
  • Il nuovo "Made in Italy";
  • Le frontiere della conoscenza;
  • Dalla società all'economia;
  • Le radici del futuro; 
  • Le qualità per competere.
La sfida più grande potrebbe passare, pertanto, dal cercare di unire fra loro svariati campi fino ad oggi ritenuti "a comparti stagni"? Cosa accade valutando le eventuali (ma non troppo) azioni combinate su tematiche fra di loro solo apparentemente lontanissime?
A queste domande cerca di rispondere "Green Italy", provando ad inquadrare attraverso una serie di "buone pratiche" piccoli e grandissimi progetti che potrebbero contribuire a descrivere un nuovo "Rinascimento" italiano. 
Si passa da esempi di industrie sostenibili a progetti di imprenditori che, con efficace lungimiranza, hanno provato a riconvertire e modificare le proprie produzioni. 
Si passa da produzioni maggiormente sostenibili ed eque a "transizioni" leggere verso materiali più rispettosi dell'ambiente, fino ad arrivare alle immancabili eccellenze della ricerca italiana: storie di ordinaria grandezza, in cui merito ed italianità vanno assolutamente di pari passo. Su questo sfondo, pertanto, si cerca di costruire anche nuovi legami fra società ed economia: dall'eroico modello Vassallo alla banca del cibo, fino ad arrivare alla necessità di riscrivere il futuro (ri)partendo dalle tematiche energetiche. 
Su questo sfondo, attraverso un vastissimo elenco ragionato di "buone pratiche", si cercano di tracciare nuove strade per mettere nuove radici in un futuro migliore. 
Può questo Paese rinascere e ricostruirsi seguendo (anche/soprattutto) questi indizi?
Le domande sono pressochè infinite, a fronte di un tempo sempre più esiguo per agire. 
Dopotutto, qualche secolo fa, certe strade erano già abbondantemente ragionate:
"Chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini."
(Costituto di Siena, 1309)





sabato 14 aprile 2012

ADDIO AD UNA LEVA CALCISTICA, FRA '68 E '86: RICORDANDO PIERMARIO MOROSINI


Invertendo l'ordine delle cifre, forse, non solo in matematica il risultato è destinato a non cambiare: 
"Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,/ sole che batte sul campo di pallone e terra/ e polvere che tira vento e poi magari piove.[...]"
Come moltissimi giocatori della leva calcistica del '68 hanno faticato per affermarsi (od almeno provare a farlo, nds), altrettanto hanno provato a fare quelli della classe '86. Sudore, gavetta e passaggi alla ricerca di vittorie oppure, in alternativa, di un treno che potesse garantire fermate nuove e migliori opportunità. 
Sudando e cercando può capitare, alle volte, anche di morire sul campo? 
Se ne è andato, nel bel mezzo dell'azione, il giocatore classe '86 Piermario Morosini. 
Vagabondo calcistico da sempre, aveva girato in pochi anni moltissime squadre: Atalanta, Udinese, Bologna, Vicenza, Reggina, Padova e Livorno. Girando squadre, forse, per cercare un sogno: era stato per qualche anno più che una promessa, per la nazionale azzurra. Fino al 2009 era stato uno dei protagonisti nelle nazionali giovanili, arrivando in pochi anni dall'Under-17 all'Under-21. 
Passando dalla primavera atalantina, era stato per sua stessa ammissione abituato a lavorare moltissimo sin da piccolo: 
"[...]Penso che la valorizzazione dei propri vivai debba essere una cosa importante: lo dico appunto a difesa dei giovani italiani che vengono un po' penalizzati da queste scelte delle società e all'Atalanta penso di aver conosciuto il massimo dell'organizzazione a livello giovanile: ho avuto la possibilità di crescere facendo tutta la trafila dai pulcini fino alla Primavera, quindi ho visto come viene trattato un bambino che diventa poi un ragazzo e lì credo di aver avuto la fortuna di crescere nel miglior modo possibile per un giovane.[...]"
Crescere fra sudore e polvere, ma non solo dentro ad un campo. 
Stando a quanto diffuso dai media (solo) negli istanti successivi alla morte, il giovane Morosini era stato costretto a crescere moltissimo anche fuori dal campo. Le parole del vecchio allenatore della Primavera atalantina Mino Favini descrivono meglio di qualunque altra persona quello che è stato il significato della sua vita, fino all'ultimo:
"[...]Un ragazzo d'oro, sempre prodigato ad aiutare la famiglia. Questo era Piermario Morosini. [...] E' cresciuto all'Atalanta con me, l'ho visto giocare da piccolissimo. Era un ragazzo fantastico, che aiutava tutti. In primis la famiglia. Viveva per la sua famiglia. Eppure, che ragazzo sfortunato. I genitori persi entrambi prematuramente, il fratello e la sorella con handicap fisici. Il fratellino si è tolto la vita recentemente lanciandosi da un palazzo. Insomma, una vita davvero sfortunata.[...]"
Ha saputo essere anche così, questo ragazzo della leva calcistica '86:
"[...]Nino cammina che sembra un uomo,/ con le scarpette di gomma dura,/ dodici anni e il cuore pieno di paura.[...]"
Diventando un uomo forse troppo presto, se ne è andato altrettanto in fretta. 
Freddato mortalmente da ragioni, colpe e colpevoli che dovranno essere chiariti nelle sedi opportune, se ne è andato proprio per un cuore impaurito che si è fermato. Definitivamente. 
Se ne è andato così, questo esponente della leva calcistica '86: 
"[...]Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,/ non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,/ un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.[...]"
Coraggio, altruismo e fantasia non gli saranno probabilmente mancati, in una breve carriera spesa alla ricerca della grande occasione. Si potrà dire che, in mezzo a tante morti che quotidianamente avvengono, questa non è nient'altro che una goccia nel mare infinito: tutto vero, probabilmente. In casi come questi è estremamente difficile avere un parere obiettivo e realistico. Nulla impedisce, comunque, di elaborare un pensiero e/o un ricordo.
E' anche vero, però, che con la morte di certi giovani se ne va una promessa che, fino a qualche anno fa, non era neppure troppo velata. Se ne è andato un giovane che, con fatica, stava sgomitando per cercare di ritagliarsi uno spazio nel cosiddetto "calcio che conta": 
"[...]Nino capì fin dal primo momento,/ l'allenatore sembrava contento e allora mise il cuore dentro alle scarpe/ e corse più veloce del vento.[...]"
Mettendo (o costretto a mettere, nds) forse quel cuore troppo dentro alle scarpe, se ne è andato più veloce di quel vento che cercava di inseguire. Sullo sfondo rimane un ricordo per un ragazzo che, come tanti ed in mezzo ad altrettanti, ha provato a ritagliarsi uno spazio all'inseguimento del suo sogno. 
La speranza più vivida ed al contempo livida rimane, purtroppo, quella riportata dal calciatore Roberto Baronio:
"Adesso potrai riabbracciare tutta la tua famiglia. Ciao Mario!!"
Sullo sfondo, un pensiero destinato a perdersi in quel vento tanto inseguito. 




Per saperne di più: 
"Favini: 'Morosini viveva per la sua famiglia.'Quotidiano.net, P.Rosato
(http://qn.quotidiano.net/sport/calcio/2012/04/14/697418-favini-parla-di-morosini-viveva-per-la-sua-famiglia.shtml)

"Bologna, Morosini: "Qui sto bene ma se non gioco potrei anche pensare di andar via"tuttomercatoweb.com, F.Graffagnini 
(http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=44811)

"Chi era Piermario Morosini, campione sfortunato", Leggo.it
(http://www.leggo.it/sport/calcio/chi_era_piermario_morosini_campione_sfortunato_foto/notizie/175807.shtml)

venerdì 13 aprile 2012

CALCIO E DEBITI: QUALI BILANCI E FALLIMENTI?


Il calcio come sport viene spesso etichettato, nel bene e nel male, come facente parte dell'uso e costume dell'Italia intera. Lo scrisse non troppo tempo fa anche, in termini chiari e poetici, Pier Paolo Pasolini. 
Diventa quotidiano oggetto delle discussioni di moltissimi che, al confine fra tifoso ed allenatore, vorrebbero la propria squadra del cuore fatta ad immagine e somiglianza delle proprie idee: l'attaccante X fa gol solo se supportato dagli assist di Y, il fuorigioco fischiato da Z non era tale in quanto L era "coperto" e tenuto in gioco dal difensore M...ed altrettanto altro di possibile. Se gli intenditori di calcio avessero applicato buona parte dello zelo e della precisione impiegate nel seguire questo sport al sorvegliare le classi dirigenti di questo Paese, forse, qualcosa di molto grande a quest'ora potrebbe andare meglio. 
Il calcio come sport è stato infatti utilizzato come arma di distrazione, arrivando ad essere etichettato addirittura come macchina elettorale (qualunque riferimento a fatti e/o persone NON è casuale, nds).
Calcio è divertimento, tifo, risultato e, puntualmente, anche mercato: l'etica in acquisti, cessioni e stipendi è, in questo sport come in tanti altri, finita da tempo abbondantemente nel dimenticatoio. 
Sono all'ordine del giorno notizie di giocatori pagati milioni di Euro, con stipendi che si muovono su ordini di grandezza esponenzialmente assurdi. Veniva fatto passare, fino a poco tempo fa, per "spettacolo" esclusivamente quello fatto acquistando e vendendo giocatori di grido, capaci di esaltare bisogni esclusivamente momentanei; le squadre che pianificano sul lungo termine erano "merce" divenuta rara. In questi tempi contemporanei, invece, l'Italia sta smarrendo "colpi" e giocatori importanti: di pari passo, da logiche perverse, l'appeal del nostro massimo campionato sembra essere in netta discesa. Da questo fronte, pertanto, qualche leva utile al risparmio ed alla decenza sembra essere stata mossa.
Su questo sfondo per nulla esaltante, come stanno i bilanci delle squadre di calcio? 
Comprare, acquistare e pagare alla ricerca del "grande nome" sono attività dispendiose, soprattutto in termini di risorse economiche: su questo sfondo, pertanto, si conferma dominante la tendenza al "rosso" ed al fallimento. 
Se le squadre di calcio fossero aziende reali e "comuni", sarebbero per la stragrande maggioranza tecnicamente fallite. 
Citando il "Report Calcio 2012" presentato da Figc, Arel e Pricewaterhousecoopers, infatti, nella sola stagione 2010/2011 i club "professionistici" della sola serie A si sarebbero indebitati per un totale di "circa" 2,6 miliardi di Euro: nel dettaglio, si tratta di un incremento debitorio di circa 300 milioni di Euro rispetto alla stagione precedente.
Fra i 107 club analizzati, solo 19 hanno registrato utili netti senza perdite: non è certo un buon biglietto da visita nei confronti del "fair play finanziario" promosso recentemente dall'Uefa. 
La situazione si aggrava guardando anche al fatto che, in termini economici, gli introiti derivanti dalle televisioni stanno superando di netto quelli legati al tifo: dagli stadi arriva circa il 10% dei ricavi totali, a fronte di un 55% circa derivante dai diritti televisivi. Fare calcio, dunque, non conviene più in chiave imprenditoriale: costi enormemente elevati superano qualsivoglia tipo di guadagno. 
In termini di debito netto le squadre più grandi sembrano essere quelle più sofferenti: 335 milioni di Euro per l'Inter, 242 milioni di Euro per la Juventus e circa 240 per il Milan. Il quadro di "rosso" generale dipinge, pertanto, una situazione pessima nella quale costruire uno spettacolo.
Il discorso per l'etica mancante, invece, è ormai cosa purtroppo (troppo) scontata.




Per saperne di più:
"Il calcio italiano ha debiti per 2,6 miliardi. Solo 19 club su 107 producono utili", Il Fatto Quotidiano
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/29/calcio-italiano-debiti-miliardi-solo-club-producono-utili/200988/)

"Serie A sempre più appesantita nei conti.", Guerin Sportivo, maggio 2012

martedì 10 aprile 2012

TRACOLLO, FRA BORSA E FINANZA: A QUALE GIOCO ASSISTIAMO?


I dati registrati in quest'ultima giornata sono, purtroppo, impietosi: -5% Piazza Affari, a fronte di altrettanti dati che esprimono (nuovamente) vincoli di "dubbio" e "preoccupazione" legati all'affidabilità di Stati come Spagna ed Italia. 
Le contemporanee perdite costringono a "far di conto" a vista d'occhio: -2,24% a Londra, -3,08% a Parigi, -2,49% a Francoforte e -2,96% a Madrid sono solamente alcune delle cifre registrate sul finire di questa giornata. 
Sono state registrate cifre assai peggiori su alcuni istituti bancari italiani, come Unicredit (-5,8%) od Intesa (-5,9%). 
Sullo sfondo si staglia troppo eloquente un frammento introduttivo a questa situazione proveniente da un articolo de Il Corriere della Sera
"Choc da disincanto sui mercati italiani dove in poche ore sono evaporati i progressi faticosamente messi in fila in quasi cinque mesi di governo tecnico. Con un tonfo del 5% Piazza Affari è tornata ai livelli di fine novembre 2011 con le banche (quasi) in caduta libera.[...]"
(Fonte: Btp sotto pressione, lo spread a 400 puntiCorriere della Sera, P.Pica)
Se è dai livelli di fine novembre 2011 che è partita la riscossa alle "riforme" attuate dal Governo Monti, altrettante "misure di contenimento" dovrà aspettarsi ogni italiano per questo tracollo giornaliero nei mesi a venire? 
I pesanti dati registrati in questo ultimo periodo potrebbero indurre il Governo a promulgare una nuova Manovra "Salva-Italia" (o massacra-italiani, nds)? Le preoccupazioni maturate dal "divin mercato" riguarderebbero, secondo quanto diffuso dagli organi di informazione,  l'affidabilità degli istituti bancari imbottiti di titoli di Stato provenienti da Paesi "sotto osservazione" in quanto pericolanti, come Italia e Spagna. 
Altre fonti di "stress" sarebbero, secondo quanto diffuso, attribuibili ai dati provenienti da Paesi come USA e Cina.
Secondario ma non certo per importanza è, infine, il contenuto dell'allarme lanciato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI): in estrema sintesi, l'organo "tutore" delle economie mondiali ha allungato i tempi di potenziale recessione in seguito all'aumento del debito privato delle famiglie. 
In altre parole, dunque, la promozione di riforme pensate agendo solamente sulle "tasche" dei cittadini allontanerebbe ulteriormente quel già attuale "spettro" costituito dal miraggio della "crescita economica". 
E' ormai risaputo, inoltre, che buonissima parte delle probabilità di salvezza per l'Italia (e per l'Europa intera, nds) passano dalla speranza di ottenere, sul breve termine, crescite sul PIL pari ad almeno il 2% l'anno.
Cosa potrebbe accadere all'Italia ed agli italiani in caso di prolungata, aggravata e debilitante recessione? 
Che ne sarebbe della sicurezza economico-finanziaria? 
Quali leve sarebbe necessario sollecitare ulteriormente, sapendo che quella della diminuzione del risparmio privato esercitato sui "soliti noti" potrebbe produrre il contrario di quanto sperato? 
Non da ultimo rimane, infine, il rischio di credit crunch da parte degli istituti bancari: il rischio di insolvenza è sempre più reale, a fronte dei prestiti ottenuti qualche mese fa ed utilizzati per rimpinguare le casse con titoli di Stato provenienti da Paesi ritenuti "a rischio". 
Quali gli scenari all'orizzonte? 
Componendo un quadro con le condizioni oggi tracciate, qualsiasi altra domanda e/o timore risultano plausibili.




Per saperne di più:
"Btp sotto pressione, lo spread a 400 punti - Piazza Affari in picchiata (-5%) con le banche", Corriere.it, Paolo Pica
(http://www.corriere.it/economia/12_aprile_10/btp-borsa-spread_78b582e6-82df-11e1-b660-48593c628107.shtml)

"FMI: recessione severa con la bolla del debito privato", Wall Street Italia
(http://www.wallstreetitalia.com/article/1358443/fmi-recessione-severa-con-boom-debito-privato.aspx)

"Borse, profondo rosso: Milano -5% Spread Btp/Bund "vola" a 405 punti", Agi.it
(http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/borse-profondo-rosso-milano--5-spread-btp/bund-vola-a-405-punti)

"Borse europee in rosso: Piazza Affari affonda e chiude a -4,98%. Spread a 404", Il Sole 24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-04-10/sale-sorpresa-surplus-commerciale-081313.shtml)


domenica 8 aprile 2012

GRECIA E SOCIETA': DI QUALE FALLIMENTO PARLARE?


La frase che più saprebbe sintetizzare ciò che sta avvenendo in questi ultimi anni potrebbe essere, a conti e notizie registrate, la seguente: "Tranquillizzare i 'mercati' per terrorizzare le genti".
Laddove entità misteriose vogliano rassicurazioni (macro)economiche, sembra necessario rimediare provvedendo a "raschiare" il barile della base di una società: poco importa se, così facendo, si contribuisca a rovinare il domani di coloro che ancora hanno un'intera vita davanti.
Resettare una società per salvare un sistema, senza preoccuparsi (almeno apparentemente, nds) di garantire quella sostenibilità a medio-lungo termine per rendere meno peggiore la vita delle future generazioni: la degenerazione fondamentale della crisi sembra essere proprio questa. 
E' altrettanto necessario ripartire da questo punto, provando a mescolare fra loro "ingredienti" mai provati fino ad ora. 
Quali "indizi" è possibile percepire attorno a noi per inquadrare i sintomi di questa immane (ma non troppo potenziale, nds) devastazione? E' stato detto e scritto che la situazione Italia è stata pericolosamente 'parallela' alla tragedia Grecia, sotto moltissimi punti di vista: (in)sostenibilità del debito pubblico, mancata disponibilità a ripagare interessi elevatissimi e sistema bancario necessariamente da sostenere per evitare il tracollo sono solo alcuni dei punti su cui lo stivale si è dimostrato, di punto in bianco, troppo fragile ed inadeguato. 
Altri hanno detto e scritto che, cronache alla mano, la Grecia ha anticipato l'Italia per quanto riguarda il sistema di "riforme" attuate: in altre parole, alcuni sostengono che l'Italia è destinata a ripercorrere le orme della Grecia nei mesi a venire. Altri ancora hanno descritto "fondamentali" buoni, capaci di allontanare lo spettro del default macro-economico dalle nostre vite: basteranno solo aumenti di tasse per scongiurare il deflagramento della bomba?
Nonostante tutte le ipotesi, gettare il cuore oltre l'ostacolo del tempo che passa può spingere a far capire quali siano le conseguenze gettate sulle spalle di giovani e giovanissimi ad opera della necessità di "salvare" il sistema. 
In parole povere, quale fotografia è possibile fare sullo stato dei giovani in Paesi che stanno risentendo più di altri della crisi economico-finanziaria da tempo in atto? La situazione italiana è, purtroppo, troppo conosciuta: disoccupazione giovanile galoppante, dove per "giovane" si individua colui il/ colei la quale è under 35, eserciti di sfiduciati ed emarginati che, fra studio e lavoro, hanno ormai perso qualunque fiducia nel futuro.
A questo proposito, invece, cosa è possibile sapere della situazione Grecia? In quanto a "misure" per garantire la "sostenibilità" del Paese, il territorio ellenico è di qualche passo avanti al nostro.  
A questa domanda ha provato a rispondere il report UNICEF "La condizione dell'infanzia in Grecia - 2012": la situazione fotografata è inquadrabile senza troppi giri di parole e/o frasi. 
Il 23% dei bambini vive in uno stato di povertà, a fronte di un indice medio europeo pari a circa il 20%: sono circa 440mila i giovanissimi che vivono in condizioni di indigenza assoluta.
Se non è tragica urgenza questa, cosa altro può esserlo?
Quasi 1 famiglia su 3 con bambini si è ritrovata in condizioni di estrema povertà, emarginazione ed esclusione sociale. 
Come se non bastasse, alle condizioni di povertà si stanno affiancando quelle di denutrizione e malnutrizione: svenimenti di bambini in classe sono fenomeni ormai, purtroppo, all'ordine del giorno. 
Il rapporto UNICEF riporta, infine, opinioni autorevoli secondo le quali oltre 100mila minorenni lavorerebbero in condizioni di sfruttamento per contribuire a migliorare il bilancio familiare. 
Altre fonti denunciano di neonati denutriti, in quanto le loro famiglie non erano in grado di nutrirli ed alimentarli "come dovuto". L'anormalità e l'assurdità di queste situazioni sembrano, ovviamente, destinate a peggiorare nel tempo. 
Le "riforme" votate dal Parlamento greco produrranno uno 'tsunami' di effetti che, purtroppo, farà registrare il suo peggio solamente negli anni a venire. 
Alla luce di tutto ciò, la domanda è una sola: di quale fallimento stiamo parlando e scrivendo? 
Il default deve essere solamente di natura economica, statale o finanziaria? 
Uno Stato europeo in cui tornano a comparire malnutrizione, denutrizione e lavoro minorile come può essere definito, alla soglia del 2012? Chi ha un domani davanti merita di pagare le colpe di un passato benessere troppo elevato o delle scelte inadeguate di oscene classi dirigenti? 
Devastare una società per sostenere la voracità finanziaria è una ricetta vincente? 
Qualsiasi altra parola sembra essere superflua. 




Per saperne di più:
"Grecia, gli effetti della crisi - 400mila minori in povertà estrema", unicef.it
(http://www.unicef.it/doc/3756/grecia-gli-effetti-della-crisi-440mila-minori-in-poverta-estrema.htm)

"Unicef: in Grecia 439mila bambini soffrono la fame per la crisi", Ilsole24ore.com
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-06/unicef-grecia-439mila-bambini-192328.shtml?uuid=AbZAS9JF)

venerdì 6 aprile 2012

CERVELLO UMANO, FRA SEMPLICITA' E MERAVIGLIA


La meraviglia dell'essere umano rivela al suo interno elementi sempre più incredibili: man mano che scienza e medicina procedono, nuove stupende forme arrivano a tracciare meglio quel quadro stupendo costituito da ognuno di noi. 
Esiste un limite alla conoscenza umana? Fino a quando sarà possibile spingersi e migliorarsi con il livello di tecnologia, progresso e consapevolezza senza alterare la salute dell'astronave Terra? 
Le domande potrebbero essere infinite, ma il massimo comune denominatore di tutto resta sempre lo stesso: l'essere umano. Essere umani significa pensare, significa essere consapevoli, può significare cercare ossessivamente risposte a domande che non ne hanno (e mai ne avranno?, nds).
Pensiero, consapevolezza e capacità di interrogarsi sono le tre qualità che, più di tutte le altre, escono dal bilancio mai completamente risolto fra cervello e cuore. 
Il cervello rappresenta, meglio di qualsiasi altra cosa possibile, una delle più stupende sintesi di mistero e natura percepibili: si tratta di un organo dalle potenzialità ancora largamente sconosciute e, forse, sottovalutate. 
Nonostante questo, un cervello è stato "dimensionato" per partorire qualunque cosa: pensieri, percezioni, ricordi e sentimenti sono solo alcune delle prime cose che vengono "in mente" pensando alla famosa materia grigia. 
Ogni cervello conta, mediamente, circa 100 miliardi di cellule nervose: si tratta di un numero imponente, capace di rendere solo parzialmente l'idea di quante meraviglie possano esistere in così poco spazio. 
Quanti pensieri possono essere potenzialmente generati da un numero così immenso di "componenti fondamentali"? 
Quanto sappiamo veramente delle potenzialità che ognuna di queste cellule ha? 
Le domande sono infinite, di pari passo ad una meraviglia straordinaria che tutti abbiamo dentro. 
Come sono disposte, fra loro, tutte queste cellule nervose? 
Con quale architettura sono disposte? 
A questa domanda hanno risposto in maniera brillante articoli apparsi in queste ultime settimane: citando uno studio pubblicato su Science e finanziato parzialmente dal National Institute of Health e dal Human connectome Project, si è scoperto qualcosa di più su questa contemporaneamente piccola ed immensa meraviglia. 
Grazie ad una nuova tecnica definita "brain imaging", infatti, si è scoperto che il cervello umano è forgiato secondo un'architettura straordinariamente semplice: segue una griglia tridimensionale organizzata lungo gli assi cartesiani, con incroci che formano solo angoli retti. 
E' stata "fotografata" un'architettura ordinata e precisa, lontanissima dall'intreccio indistinto ed involuto che una tale enormità di cellule potrebbe far pensare. Le connessioni cerebrali sono, pertanto, straordinariamente regolari: hanno una loro solidità, una loro incredibile e meravigliosa geometria. 
Sembra di essere davanti, ancora una volta, ad uno dei principi cardine del fare scienza: semplicità e bellezza devono procedere di pari passo, in moltissimi contesti. 
Nuove tecnologie, pertanto, hanno visto autostrade di neuroni intrecciarsi, le une sulle altre, seguendo angoli perfettamente retti.
Se passi e scoperte come queste non hanno profumo di una meraviglia quasi miracolosa, cosa altro potrà mai averlo?




Foto da Science



Fonte: 

"Geometria e funzionalità - com'è ordinato il cervello", Repubblica.it, A.Manfredi, 
(http://www.repubblica.it/scienze/2012/03/29/news/ricerca_cervello_science_struttura_semplice_tre_d-32369852/)

"Il cervello come le strade di New York - la sua struttura semplice ed ordinata", Ansa.it
(http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2012/03/30/visualizza_new.html_158803658.html?idPhoto=2)