domenica 24 dicembre 2017

DI NATALE IN LEGGENDA, FRA MUSICA E TRISTI POLIVALENZE

"[...] Parlavi alla luna giocavi coi fiori 
avevi l'età che non porta dolori 
e il vento era un mago, la rugiada una dea, 
nel bosco incantato di ogni tua idea [...].
E venne l'inverno che uccide il colore 
e un babbo Natale che parlava d'amore 
e d'oro e d'argento splendevano i doni 
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni [...].
Coprì le tue spalle d'argento e di lana 
di pelle e smeraldi intrecciò una collana 
e mentre incantata lo stavi a guardare 
dai piedi ai capelli ti volle baciare [...].
E adesso che gli altri ti chiamano dea 
l'incanto è svanito da ogni tua idea 
ma ancora alla luna vorresti narrare [...]
la storia d'un fiore appassito a Natale. [...]"
(Leggenda di Natale, F. De Andrè, cit.)

Fonte immagine: Ashes, E. Munch

sabato 23 dicembre 2017

"NON E' LAVORO, E' SFRUTTAMENTO", INDAGANDO OLTRE LUOGHI COMUNI E COMUNEMENTE SCONOSCIUTI

Lettere e considerazioni sul lavoro - proveniendo dal "pianeta" Italia.
Considerazioni per esprimere condizioni, spesso dure e difficili, dalle quali è (pur)troppo frequentemente molto difficile alzare la testa.
Il ribellarsi a certe iniquità parimenti in maniera sia positiva che propositiva è una missione che dovrebbe spettare a quanti esseri umani si sentano sia capaci che investiti di un obiettivo che non può non prescindere - prima di tutto - dalla conoscenza il più globale possibile dell'intero sistema.
Senza un apprendimento specifico delle leggi e delle disparità che governano il mondo del lavoro sembra impensabile poterne riscrivere le fondamenta od analizzarne le disparità integralmente.
A quali canali poter attingere per una disamina specifica?
Servirebbero sia libri di matrice tecnico-giuridica che opere di stampo divulgativo, al fine di poter raccontare in maniera esauriente pieghe e piaghe di un sistema tanto complesso quale è quello in oggetto. Un testo recente da cui poter trarre spunti in materia è l'opera "Non è lavoro, è sfruttamento", scritto da Marta Fana e pubblicato da Tempi nuovi - Laterza Editore.
L'intento dell'opera sembra essere chiaro sin dalla copertina:

"[...] Dicevano: meno diritti, più crescita. Abbiamo solo meno diritti.
La modernità paga a cottimo. Così dilaga il lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e di stabilità lavorativa. E' una condizione che coinvolge più di una generazione. 
Non più solo la generazione Erasmus e Millennials, ai quali si è ripetuto il mantra dei giovani schizzinosi o emigranti per scelta. Ma anche sulle generazioni precedenti. 
Da troppo tempo si tace sulla perdita di diritti e sul crescente sfruttamento, la chiamano pace sociale. Ora è il momento di fare pulizia: il lavoro è la questione fondamentale del nostro tempo. [...]"

Come questione fondamentale dovrebbe essere ineludibile informarsi, documentarsi adeguatamente ed in dettaglio su quante siano le "leve" più adeguate per ristrutturare un sistema che appare declinante come quello italiano. Le storie negative e le vicende - qualificabili al miglioramento come "migliorabili" - narrate descrivono un quadro inesorabile, per il quale dovrebbe essere prioritario intervenire. Sembrano essere infatti troppe le voci senza un adeguato peso, sembrano essere molte le persone intrappolate in un'infinita serie di pesanti vicende:

"[...] Giovani e meno giovani costretti a lavorare gratis, uomini e donne assuefatti alla logica della promessa di un lavoro agato domani, lavoratori a 3 Euro l'ora nel pubblico e nel privato: questa è la modernità che paga a cottimo. 
Sottoccupazione da un lato e ritmi di lavoro mortali dall'altro. 
Diritti negati dentro e fuori le aziende per quanti non vogliono cedere al ricatto. 
Storie di ordinario sfruttamento, legalizzato da vent'anni di flessibilizzazione del mercato del lavoro. 
Malgrado la retorica della flessibilità espansiva e del merito come ingredienti indispensabili alla crescita sia stata smentita dai fatti, il potere politico ha avallato le richieste delle imprese. 
Il risultato è stato una cornice legislativa e istituzionale che ha prodotto uno sfaldamento del mercato del lavoro [...]"

Leggerne per approfondire, confutare od almeno conoscere nei meandri ed in alcuni dettagli un mondo sul quale si imperniano e si forgiano altrettanti universi che dal primo strettamente dipendono. Fino a vita contraria, ovviamente. 


venerdì 22 dicembre 2017

INDAGANDO SUL LAVORO, PER (RI)CERCARE VOCI E FORME DI NUOVI SFRUTTAMENTI

"[...] Indagare sulle condizioni di lavoro e non lavoro in Italia è una vera e propria discesa agli inferi. Il dilagare del lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e stabilità lavorativa sono fenomeni all'ordine del giorno, che si abbattono su più di una generazione, costretta a lavorare di più ma a guadagnare sempre di meno, nonostante viviamo in una società il cui potenziale produttivo già permetterebbe di ridurr e distribuire il tempo di lavoro mantenendo e/o raggiungendo un tenore di vita più che dignitoso. 
E' la realtà contro cui si infrange la narrazione dominante [...]. Come se fosse un fatto naturale, ma soprattutto irreversibile, e non invece il risultato di scelte politiche ben precise, che hanno precarizzato il lavoro, la possibilità di soddisfare bisogni che dovrebbero essere considerati universali come l'istruzione, la sanità, la casa, il trasporto pubblico. 
Le stesse politiche che hanno provocato l'inasprirsi delle disuguaglianze sociali spostando reddito e ricchezza dei lavoratori, che li producono, alle imprese, che a loro volta hanno scelto di trasformarli in vere e proprie rendite. [...]"
(Fonte: Di precariato si muore - Prologo, "Non è lavoro, è sfruttamento", M. Fana, Tempi Nuovi)

"Lavoratori che tornano a casa", E. Munch

mercoledì 20 dicembre 2017

DI RIVOLUZIONE IN RIVOLUZIONE, CERCANDO UMANITA' E PERCORSI

"[...] Don't you know 
talkin' bout a revolution 
it sounds like a whisper 
don't you know 
talkin' about a revolution. 
It sounds like a whisper.
While they're standing in the welfare lines 
crying the doorsteps of those armies of salvation 
wasting time in the unemployment lines 
sit around wait for a promotion 
Poor people gonna rise up 
And get their share [...]"
(cit.)


venerdì 15 dicembre 2017

SUL RUOLO DEL “NOI”...E DEI VINCITORI DI DOMANI?

“[...] A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi.
A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi.
Chi viene abbattuto, si alzi! 
Chi è perduto, combatta! 
Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?
Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani 
e il mai diventa: oggi! [...]”
(Lode della dialettica, B. Brecht)



lunedì 11 dicembre 2017

FRA VALIGIA E VITA, CERCANDO LEGAMI E PROFONDITA'...


"[...] Siamo una grande famiglia
abbiam lasciato soltanto un momento
la nostra valigia [...]
nel camerino già vecchio
tra un lavandino ed un secchio
tra un manifesto e lo specchio [...]"

giovedì 7 dicembre 2017

"RENZUSCONI", SU ARGOMENTAZIONI DI SOMIGLIANZA...E DI DELUSIONE, PER UN'ITALIA INDEFINITAMENTE CROLLATA

Ritratti fra politic(ant)i che si susseguono, immedesimandosi, con l'anima di un'Italia immersa in una crisi socio-valoriale prima che economica.
Sono molti gli elementi che accomunano la scarsa qualità dei governanti con le altrettanto scarse qualità dei governati, in un Paese disperso ed alla deriva come quello italiano.
Le responsabilità delle classi dirigenti dovrebbero essere esplorate in maniera trasversale, andando oltre il dare sempre (e solo) la colpa alla politica.
Non potendo esplorare certe dinamiche in maniera completa, è sufficiente soffermarsi su una delle anomalie che caratterizza - da tempo immemore - la costruzione ed il mantenimento del consenso politico in Italia: la figura del leader, sulla quale il sistema partitico ha da sempre e progressivamente cercato di implementare le più fredde logiche "ad personam".
Il consenso viene indissolubilmente legato ad un leader o - nella migliore delle ipotesi - ad un ristretto numero di persone direttamente "dipendenti" dal primo; quanto ha giocato tale anomalia nelle distorsioni e nei controsensi caratteristici della (non) politica che ha caratterizzato (e sta caratterizzando) questa Italia?
Si potrebbero fornire infinite risposte a questa domanda, facendo magari seguire altrettante questioni non risolte o - forse - non risolvibili certamente in poche righe.
Un punto di vista in più - dimensionato rispetto al presente o passato (più e meno) recente - può essere dato guardando alle caratteristiche fondamentali ed alle figure principali che sono giunte a conseguire il ruolo di leader nella politica nazional(popolar)e.
Persone che - in quanto aspiranti alla figura di leader senza magari poterselo permettere - cercano di fare il possibile per applicare su di loro il non dover passare mai di moda.
Il riferimento neppure troppo velato alla contemporaneità italiana attuale si riprende con il richiamo alla politica (ed alle figure) promosse in Italia da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
Non volendo entrare nel merito (sempre ammesso che sia possibile farlo) delle proposte politiche afferenti ai singoli leader, è possibile ragionare riguardo al contesto esplicato da alcuni difetti che li fanno apparire molto meno lontani di quanto non sembrino.
E' su questa linea che cerca di muoversi il libro "Renzusconi - L'allievo ripetente che (non) superò il maestro", scritto da Andrea Scanzi e pubblicato da PaperFirst.
Sullo sfondo vi è una tendenza ad accomunarsi per accumulare consensi, miranti a tutto fuorché al medio-lungo termine; si coltiva l'attimo, cercando la spinta per andare un punto percentuale più avanti dell'altro. Su questo fronte il giornalista (o polemista?) Marco Travaglio risponde con toni inequivocabili nella prefazione alla presente opera:

"[...] B. ha sempre tentato di mettere insieme tutte le forze di centrodestra e, quando ci è riuscito, ha vinto; Renzi ha sempre tentato di distruggere tutte le forze di centrosinistra e alla fine è riuscito là dove persino B. aveva fallito: distruggere il Pd. B. ha impiegato vent'anni prima di stufare gli italiani; a Renzi ne sono bastati quattro. [...]"

Il presente libro illustra un catalogo di considerazioni, citazioni e gesti su cui dovrebbe essere essenziale porsi e porre - se non confutazioni - qualche dubbio più che lecito riguardo alle qualità di quel "leader" (virgolette a rigor di decenza, nds) che si era proposto come autore del nuovo e rivelatosi poi un rottam-attore sin nel profondo.
Ragionando nel merito di trascorsi e percorsi di entrambi i personaggi (o figuri che scriver si preferisca) vengono tracciate specifiche riguardo ad indignati a senso unico, con riferimento a persone che con un corso nuovo nella forma ma identico nella sostanza hanno perso quasi completamente i loro istinti di ribellione e protesta.
Vi è parimenti un richiamo più specifico e dolorosamente vero riguardo alla fine di un senso d'appartenenza che legava le opinioni ed i "destini" di una fetta di elettorato sensibile e - ad oggi - sensibilmente disperso per quei tanti tratti comuni che sembrano essere divenuti granitici e non scindibili per questi rottamandi:

"[...] con Renzi [...] l'appartenenza crolla. Perché? Perché l'appartenenza 'è avere gli altri dentro di sé', dicevano Gaber e Luporini [...] tutto questo accade perché, con Renzi, il voto a (centro)sinistra diventa più che altro [...] un voto per abitudine. 
L'appartenenza c'entra ben poco: si vota Pd, e quindi Renzi, perché 'tanto ormai ho sempre fatto così'. Per tutta la vita. E se cambiassi proprio adesso, significherebbe rimettere in discussione tutta la mia vita. [...]"

Leggerne per discuterne, per confutarne e per dirimerne aspetti puntuali e/o puntualmente contrastanti rispetto ad uno "status quo" sempre più appiattito ed uniforme.
Internamente ad un'Italia che - al netto delle sue classi dirigenti incapaci - si crede possa meritare molto di più rispetto all'appiattimento attuale.






mercoledì 6 dicembre 2017

DI VITTORIE IN VITTORIE, CERCANDO EREDITA' E PROSPETTIVE CULTURALI

"[...] Preferisco una sconfitta consapevole della bellezza dei fiori, piuttosto che una vittoria in mezzo ai deserti, una vittoria colma della cecità dell'anima, di fronte alla sua nullità separata. [...]"
(Il libro dell'inquietudine, F.Pessoa, cit.)


domenica 3 dicembre 2017

CERCANDO LUCI, NEL QUOTIDIANO


"[...] facciamo un cambio prenditi pure 
quel po' di soldi quel po' di celebrità 
ma dammi indietro la mia seicento, 
i miei vent'anni e una ragazza che tu sai [...]
luci a San Siro non ne accenderanno più. [...]"