venerdì 30 settembre 2011

PROSSIMA FERMATA: REFERENDUM?


In un momento in cui la pancia dell'italiano brontola sempre più ed è sempre più vuota, l'ennesima testimonianza della volontà popolare non ha tardato a manifestarsi. 
Se 500mila firme hanno rappresentato per molti mesi un obiettivo minimo, anche non desiderato e dato per irraggiungibile, ad oggi impallidiscono davanti alla realtà: sono esattamente 1210466 le firme consegnate questa mattina in Cassazione. La soglia di sicurezza, fissata alla quota di 700mila, è stata quasi doppiata. 
Quale sarà la sorte di questa, ennesima, onda di indignazione lo scopriremo a breve: il via libera della Cassazione è atteso entro il 10 dicembre, in attesa del trasferimento alla Corte Costituzionale. Qualsiasi sarà la sorte di questa silente onda di indignazione popolare, comunque, è opportuno non sottovalutare il respiro che arriva dalla base della marcia piramide italica.
Al di là di ogni tecnicismo e dualismo Porcellum-Mattarellum, ciascuna firma sembra testimoniare la ferma volontà di riavvicinare la politica all'italiano medio. Ciascuna firma è figlia della degenerazione sprezzante e della mancanza di soluzioni a questo ormai tragicomico periodo di crisi, nel quale tutto il male si sta scaricando sulle spalle di chi ha sempre meno. 
Ciascuna firma vorrebbe essere, forse, un tentativo estremo fatto dal cittadino per manifestare la propria volontà di riappropriarsi del sistema Italia. Quella che fu identificata come legge porcata dallo stesso autore è destinata ad eclissarsi sotto la giusta scure della volontà popolare?
Tutto il merito di questa battaglia va al lavoro sterminato dei Comitati, dei Partiti che hanno (più o meno timidamente) sostenuto le istanze di ribellione oggi certificate e desiderose di considerazione. 
Il contributo dei movimenti e dei cittadini informati ed assetati di cambiamento è tornato, dunque, prepotentemente in superficie.
Che il Referendum costituisca o meno la soluzione definitiva ad un problema gravissimo è, ad oggi, cosa impossibile da affermare per chi semplicemente osserva la società italiana in attuale disfacimento. 
Qualunque sia il futuro, comunque, dal presente è arrivato un segnale fondamentale: basta all'eccessiva delega, basta ad una politica percepita (colpevolmente?) come lontana.
La speranza di un'alternativa 'contagiata' da onde di civismo ritrova, dopo episodi come questi, fibre fortissime per concretizzarsi.
Gli italiani vogliono tornare a costruire l'Italia, utilizzando in maniera non incisiva la sponda e l'amplificazione fornita dal sistema dei partiti. Sistema che, colpevolmente, è ad oggi percepito come terribilmente lontano e complice del disastro.
Rabbia, indignazione e speranza sono componenti dell'inchiostro con il quale è stata riempita ognuna delle firme oggi consegnate in Cassazione. Sia che si tratti di Porcellum o Mattarellum, alla fine dei conti, il risultato non cambia: molti italiani hanno manifestato la volontà di riappropriarsi del futuro dell'Italia. 
Se tutto fosse accettato e convalidato, si potrebbe aprire una finestra utile per il voto la prossima primavera (15 aprile-15 giugno 2012, nds)
Lo scenario designato potrebbe essere questo, salvo lo scioglimento anticipato delle Camere.
Anche questa eventualità, forse, rappresenta una via di uscita dal desolante stallo nel quale stiamo precipitando. 
L'italiano chiede, a gran voce, di poter tornare a decidere come con quali mani ricostruire nuovamente il sistema Italia. 
Ascoltarlo è il minimo dovere che chi amministra il bene pubblico possa compiere. 

Fonti: 
"Referendum, oltre un milione di firme: 'E' un miracolo popolare'", La Repubblica

martedì 27 settembre 2011

SOGNANDO UN VOLO, CITANDO I NEGRITA


"L'uomo sogna di volare... 
Guardare dall'alto, 
planare sul mare 
Che si trovi su un aereo 
o in un grande appartamento 
sui gradini di una chiesa 
nella favela di Candeal 
L'uomo sogna di volare 
E scrive sui muri 
noi siamo tutti uguali 
ma prega nel buio: 
la sorte del più debole... 
Non tocchi mai a me 

Come diventa facile 
voltarsi e non guardare  
Come diventa facile 
pensare non è colpa mia 
Come diventa facile 
Ma tutto quello 
che può dire un uomo è ...  
L'uomo sogna di volare... 
Guardare dall'alto, 
planare sul mare 
L'uomo ha voglia di cambiare 
Ma non sa più come fare 
L'uomo ha voglia di cambiare 
Ma non sa più cosa fare 
L'uomo sogna di volare 

E allora... 
Partenza, decollo, 
non c'e' nessun controllo 
Di scatto riparto, 
Ci sono cose che volevo... 
ma non ti ho detto mai 

Come diventa facile 
Voltarsi e non guardare 
Come diventa facile 
Pensare non è colpa mia 
Come diventa facile  
Ma tutto quello
che può dire veramente un uomo è...

Non fate come me 
Non fate come me."




domenica 25 settembre 2011

"IL CALCIO ALLA SBARRA": QUALCHE INNOCENTE?


Il paragone tra calcio e Italia viene citato come reale anche tra gli attori di quell'immenso carrozzone che dovrebbe rappresentare uno degli svaghi maggiormente amati dagli italiani: 
"Il calcio ha tanti problemi ma non penso che stia peggio della media della società italiana."
E' questa la frase riportata nell'ultimo libro scritto dal duo Beha-Di Caro, "Il calcio alla sbarra", ripresa del precedente "Indagine sul calcio" datato 2006. Pronunciata dal Presidente FIGC Giancarlo Abete, denota un'amara consapevolezza che è da troppo tempo diffusa in tutto lo stivale.
Nelle oltre settecento pagine dell'opera si mescolano storie e volti che squarciano quel velo imponente posto sullo sport più conosciuto come semplice sommatoria di partite e scontri diretti. 
Il paragone, forse mai più azzeccato, rende pieno demerito a quello sport che Pasolini definì come "ultima rappresentazione sacra del nostro tempo." Guardando tra i paragrafi della presente opera, purtroppo, il rischio minimo è quello di sprofondare in un qualcosa che di sacro non ha più nulla. 
Il viaggio descritto e recensito, ripreso dall'ormai lontano 1982, descrive un mondo nel quale società e sport si mescolano ad altri fattori che definire debilitanti è riduttivo: mafia, sanità malata, eccessivi soldi e doping sono solo alcuni dei mali che attanagliano il sistema. 
Lo sport del pallone finisce con il poter essere riassunto con le cosiddette tre D impiegate nel libro: doping, denaro, diffidenza. La logica passante per i punti chiave vittoria-pareggio-sconfitta-retrocessione-scudetto-coppa nient'altro è che la punta di un iceberg molto più grande? 
Il mondo che chiamiamo calcio-Italia viene descritto dalle penne degli autori come un universo sterminato, nel quale la logica dello sport puramente inteso per divertire è un lontano e timidissimo miraggio. 
Attraverso articoli e dialoghi divenuti prove tangibili e reali del sistema calcio, pertanto, diventa possibile dipingere un mondo nel quale chi lotta per cambiarlo finisce per essere escluso.
Epico e riassuntivo è il quadro riassunto dalle parole consegnate alla storia dal dibattito Lippi-Zeman: 
"[...]Lippi: (riferendosi a Zeman, nds) Non è giusto criticare il sistema e continuare a farne parte.
Zeman: Uno ne può continuare a far parte perchè lo vuole cambiare e lo vuole far diventare pulito."
Tentare la pulizia di un sistema è, forse, cosa irrelizzabile in questa Italia prima moderna e poi contemporanea?
Le storie si susseguono, componendo un quadro lungo quasi trent'anni che è impossibile riassumere in maniera esauriente. Al di là di ogni interpretazione possibile, però, è possibile vedere nel sistema calciomoltissime analogie con il sistema Italia
Quello che avrebbe potuto essere sintesi di svago, spettacolo e divertimento ha finito con il trasformarsi in ennesimo sintomo del malessere che attanaglia il Paese. 
Chi prova a cambiare gli aspetti negativi di un sistema finisce, forse, per essere espulso con la motivazione addotta dall'eccellente Lippi che tutti ben conosciamo: "Non è giusto criticare il sistema e continuare a farne parte."
Far parte di un sistema, sia che si chiami calcio od Italia, significa forse adeguarsi integralmente a certe fosche logiche che lo compongono? Su questo fronte, inevitabilmente, mettere alla sbarra letteraria il calcio può costituire una lente d'ingrandimento con cui processare, senza presunzione di innocenza, anche l'Italia e gli italiani. 
Dopotutto, forse, nel pallone non c'è solo il calcio.
Il resto sono pagine di un libro molto interessante, figlio anche delle tante possibili opinioni diffuse sulla figura del giornalista e co-autore dell'opera Beha.
Ai lettori l'ardua sentenza. 

venerdì 23 settembre 2011

UMANITA' E SCIENZA, OLTRE LA VELOCITA' DELLA LUCE


E' risaputo, da storia e scienza, che la scoperta casuale può condurre a qualche forma di progresso importante. 
Non è mai sufficiente, tuttavia, il solo caso a raggiungere traguardi importanti:
"Nel campo dell’osservazione la casualità favorisce solo le menti preparate." (L.Pasteur, 1854)
La casualità nelle scoperte, infatti, deve essere colta da menti intelligenti ed addestrate a trarne una qualche utilità pratica.
Matematizzando un incidente, provando a tradurre in termini scientifici un fenomeno reale, è possibile innescare una qualche piccola ma grande rivoluzione.
Dovranno essere menti molto preparate quelle che dovranno spiegare lo straordinario incidente avvenuto sotto la superficie terrestre, tra il Cern di Ginevra ed i laboratori nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).
In questi momenti è accaduto un fenomeno che è destinato a sorprendere qualsiasi tecnico, ricercatore, esperto od interessato alla scienza: in sintesi estrema, la velocità della luce è stata superata. 
Quei fatidici 300mila chilometri al secondo, che hanno radicato la relatività successiva alla fisica classica, erano fino a ieri indicati come limite invalicabile oltre il quale non si poteva procedere. 
La portata di questo incidente potrebbe segnare, forse, l'ennesima rivoluzione copernicana con la quale la scienza umana potrebbe descrivere nuove, fondamentali, pagine. 
L'esperimento che ha regalato sorpresa ed entusiasmo è avvenuto grazie ad uno sparuto gruppo di 15mila neutrini, che hanno percorso una distanza pari a 730 chilometri tra i due punti sopra citati. 
Il percorso è durato circa 60miliardesimi di secondo in meno rispetto alla velocità attesa, grazie all'utilizzo di strumenti tremendamente precisi: l'incertezza stabilita è stata quantificata come prossima a soli 20 centimetri sui 730 chilometri del percorso iniziale, nonchè con una precisione di circa 10nanosecondi. 
I dati, come da regola imposta dal metodo sperimentale, dovranno essere rigorosamente verificati o falsificati da esperti e comunità internazionale. 
I neutrini usati nell'esperimento, quindi, sarebbero arrivati circa 20 metri prima della luce nel "tunnel" di 730 chilometri sopra citato. Il caso, quindi, potrebbe aver innescato un episodio capace di demolire tutti i modelli fino ad ora ritenuti validi. 
La relatività generale e ristretta, fino ad oggi usata come chiave per spiegare quel grande mistero che chiamiamo universo, potrebbe diventare un modello bello ma insufficiente a spiegare lo straordinario dilemma che ci circonda. 
Ragionamenti ed ipotesi sono state fatte, specialmente nei confronti di eventuali riferimenti alla natura delle particelle in questione: proprietà specifiche ed oggi sconosciute dei neutrini potrebbero infatti aver causato questa anomalia
Serviranno forse mesi ed anni per completare quello che sembra, ad oggi, un nuovo punto di svolta.
Serviranno certamente menti preparate, pertanto, per codificare la portata esatta di questo stupendo incidente. 
L'umanità è chiamata, nuovamente, ad un'importantissima prova. 


Per saperne di più:

'Dati confermati, superata velocità della luce', www.ansa.it
'Più veloci della luce', lescienze.espresso.repubblica.it


mercoledì 21 settembre 2011

"BUONA SORTE", PREGANDO ALL'ANIMA

Fonte: www.youtube.com

"Io non so niente di niente e poco avrò da spiegarti 
perchè qui niente è facile e spesso cambiano le regole 
ma cerca amore e amore dai e se puoi non negarti mai 
dovrai rischiare di perdere per vincere ogni tanto 

Io spero solo che tu 
che tu abbia una buona sorte 
io voglio solo che tu 
che tu abbia una buona sorte 
io pretendo che tu 
che tu viva una buona sorte 
non chiedo niente di più 
poco o niente di più anima mia... 

Le amicizie verranno e passeranno col tempo 
e i dolori nel petto si agiteranno col vento 
ama il prossimo tuo e tutto quello che hai dentro 
e non svenderlo mai, non svenderti mai... 

Io spero solo che tu 
che tu abbia una buona sorte 
io voglio solo che tu 
che tu viva una buona sorte 
io pregherò perchè tu 
perchè tu viva una buona sorte 
non chiedo niente di più 
poco o niente di più anima mia... 

Io spero solo che tu 
che tu abbia una buona sorte 
io voglio solo che tu 
che tu viva una buona sorte 
mi impegnerò perchè tu 
perche tu viva una buona sorte 
non chiedo niente di più, 
sì, poco o niente di più, anima mia... 
non chiedo niente di più anima mia."

('L'amore volubile' , Stadio, 2005)

lunedì 19 settembre 2011

PREMIER A TEMPO PERSO E BUFFONI A TEMPO PIENO


All'estero l'opinione sull'Italia e su chi ne amministra l'ormai scarno bene pubblico è, purtroppo, facilmente immaginabile: 
"In Germania basta nominare B. o il suo governo e tutti scoppiano a ridere. Come italiano ciò mi addolora molto."
E' questa l'opinione di Giovanni Di Lorenzo, riportata su L'Unità di oggi; tale persona è il direttore del settimanale Die Zeit
Quella che all'estero chiamano risata diventa, tra le 'mura' nostrane, più di un amaro pianto. 
Sono infiniti i motivi di etica ed incapacità per cui molte delle persone coinvolte in quello che chiamano (coraggiosamente) Governo dovrebbero avere l'onere di dimettersi ed andare a casa, lasciando l'Italia nelle mani di qualcuno meno interessato a salvare solo la poltrona. 
Sentire un Ministro della Repubblica Italiana affermare che 'l'Italia fa schifo' produrrebbe, in un Paese normale, polemiche e conseguenti dimissioni; in Italia è normale e scontato, in quanto la Lega Nord è un partito di governo che vuole da Statuto la distruzione dello Stato italiano: 
"Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord - Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana."
(Art.1 - Finalità)
I metodi democratici prevedono, ad oggi, uno smantellamento lento delle Istituzioni e delle architetture statali ad ogni livello: dal federalismo pilotato ai tagli mal distribuiti, fino ad arrivare all'osso della secessione usato per infiammare gli ultimi residui del folto popolo verdano
L'uomo che fa il Premier nel tempo libero lavora, nelle sue ore migliori, per assoldare escort che sappiano sgravarlo e farlo divertire dai tanti impegni; manca qualsiasi argine allo scandalo, percepito ormai senza più limite alcuno. 
Il quadro degli ultimi giorni si mostra desolante ed inaffrontabile per chi guarda con occhio vigile al nostro Paese.
Lo straordinario demerito di questi individui non risiede solo ed esclusivamente in telefonate private, atte a fornire le ennesime conferme sulle nature già sospette di certe persone; la colpa più grande risiede nell'aver contribuito per larga parte a raggiungere questo sfacelo.
Buona parte del demerito va, purtroppo, anche a quelle forze che non hanno saputo nel tempo contrapporsi in maniera seria e decisa a questa schiera di avanzanti incapaci. 
Non servono intercettazioni e telefonate private per definire larga parte di questi individui come inadatti ad amministrare il bene pubblico di uno Stato al completo sfascio. 
Si tratta, appunto, dell'ennesima testimonianza di un male già palese da tempo: per crescita siamo, dal 2000, al 179° su 180 totali. Dietro di noi, purtroppo, solamente quella Haiti devastata dal terremoto che tutto il mondo ricorda. 
Se all'estero si ride, qui si piangono lacrime amare. 

Per saperne di più: 
"Crescita, Italia penultima al mondo dal 2000"- La Repubblica:
 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/29/crescita-italia-penultima-nel-mondo-dal-2000.html

sabato 17 settembre 2011

ITALIANI ED ENERGIA: PIENA FIDUCIA NELLE RINNOVABILI


Nonostante direttive politiche fino a pochi mesi fa protese al (ri)percorrere la strada dell'energia nucleare, gli italiani dimostrano di voler guardare oltre alla pura applicazione delle fonti di energia non rinnovabili ed inquinanti. 
In una congiuntura storica nella quale è oggettivo guardare a come ampliare l'offerta energetica facendo il meno male possibile al pianeta Terra, la sensibilità collettiva è un fattore importante da sondare per implementare nuove tecniche e tecnologie. 
Coltivare ed accrescere il rinnovabile potrebbe essere, secondo alcuni esperti, uno dei fattori su cui fare leva per uscire da questo infinito periodo di crisi; il rapporto Irex fatto da Althesys afferma, infatti, che con l'uso e l'implementazione delle energie rinnovabili si potrebbe mobilitare circa l'1% dell'intero PIL italiano. 
Al pari di un bambino piccolo, tuttavia, coltivare il rinnovabile significa avere a che fare con un qualcosa di debole ed ancora facilmente manovrabile da speculazioni e fenomeni disturbanti. 
Nonostante tutto, comunque, rimane essenziale avere fiducia: su questo, infatti, il popolo italiano si dimostra sensibile. 
Stando a quanto presentato dal Rapporto congiunto tra Ipr Marketing Fondazione Univerde, per fortuna, l'italiano vuole in maniera pleibiscitaria che futuro faccia stretta rima con energia rinnovabile. 
Il report riporta in maniera molto chiara quelle che sono le istanze volute da questo silenzioso referendum popolare: 
"[...]Gli italiani guardano con favore crescente alle energie rinnovabili e vogliono che l’Italia punti sempre di più, in futuro, su fotovoltaico ed eolico. Il 78% conosce il Conto Energia. E cresce la sensibilità anche nei confronti della bioedilizia.[...]"
Nello specifico, infatti, oltre il 92% degli italiani vuole investimenti sul fotovoltaico; un buon 54% resiste su fonti di tipo eolico. 
Vi è anche una buona conoscenza dei piani coordinati tra Europa e Stati per l'implementazione e l'utilizzo di impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica, di pari passo all'interesse crescente per edifici che sappiano risparmiare o, magari, riuscire a cedere energia all'ambiente circostante. 
La risorsa è importante, alla pari del potenziale che potrebbe riuscire a smuovere una costante ricerca scientifico-tecnologica da applicare a queste branche. 
Il limite, come sempre, sembra essere insuperabile per quello che dovrebbe essere l'attore principale per interpretare il cambiamento. Lo illustra in maniera superba Antonio Noto, direttore di IprMarketing, stando alle fonti reperibili via web: 
"Bisogna però rilevare che esiste una grande differenza tra l’atteggiamento degli italiani, sempre più favorevole alle nuove fonti di energia, e quello di buona parte della classe politica, che non ha ancora percepito a pieno le grandi potenzialità del settore."
Perchè attendere, dunque?

Fonti:
"Rapporto IPR-Univerde", www.zeroemission.eu (17-9-2011)
"Energia: 92% degli italiani vuole il solare.", www.ansa.it (17-9-2011)
"Italia, il paradiso (nascosto) delle rinnovabili", www.energymanager.net (18-4-2011)

giovedì 15 settembre 2011

ITALIA E DEBITO PUBBLICO: CHI CI FINANZIA?


L'ultimo bollettino di BankItalia conferma la tendenza intrapresa da qualche anno a questa parte: gli indici di debito pubblico italiano sono in rapido incremento. Stando a quanto diffuso, infatti, le ultime cifre parlano di circa 1912 miliardi di Euro. 
E' questo, stando al numero odierno de L'Unità, il responso emerso dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia sulla finanza pubblica. 
Quanto peserà questa cifra sugli stessi italiani che, già da queste prime manovre d'anticipo, faranno i conti con iniquità e salassi indiretti? I presidenti di Adusbef e Federconsumatori, E.Lannutti e R.Trefiletti, sono fin troppo espliciti in una nota congiunta: 
"[...]31863 Euro a carico di ognunodei 60 milioni di residenti in Italia, compresi i nascituri e di un fardello di quasi 87mila Euro su ogni famiglia.[...]"
La nota in questione non è neppure troppo ottimistica nei confronti degli scenari che attendono le finanze nel prossimo futuro: 
"[...]Il governo non sta affrontando la riduzione del debito pubblico, a cominciare dalla vendita di oro e riserve di BankItalia con misure analoghe a quelle degli altri Paesi Europei. [...] senza misure serie di drastiche riduzioni taglia-deficit, il debito pubblico raggiungerà la soglia di 2mila miliardi di Euro nell'aprile del 2012, con un graverne di ben 33333 Euro su ogni abitante e di 91mila Euro a famiglia, mandando il Paese alla deriva.[...]"
Tutto questo accade mentre, fino a poco tempo fa, qualcuno andava in giro rassicurando cittadini di uno Stato nel quale qualunque problema era inesistente. A calmierare l'aumento esponenziale, al quanto sembra, sono le entrate in relativo tasso di variazione positivo. 
Gli attacchi speculativi che giornali e televisioni annunciano nella crisi finanziaria, nata da una costola della precedente crisi economica, hanno catapultato termini nuovi e complicati nella vita di ogni italiano:spreadbtpbunddifferenzialecdsderivati default sono solo alcuni dei termini che stanno terrorizzando le menti dei cittadini più consapevoli. 
Su termini di fondamentale importanza come questi, comunque, è lecito che rimanga un'ignoranza di fondo: è impensabile concepirli a fondo. 
Le autorità europee ed italiane vanno ripetendo che l'ultima manovra ha saldi ed influenze positive, mentre il nostro debito pare saldo e protetto da presunti fondamentali buoni che non si riescono a spiegare chiaramente e diffusamente. 
Cosa rappresenta, in maniera semplificata, questo termine che chiamiamo debito pubblico
Stando all'ottimo volume edito da Il Mulino, nell'ambito della collana formativo-culturale Farsi un'idea, il docente di Economia politica Ignazio Musu riassume così la condizione diffusa di chi aumenta senza freno il debito pubblico:
"Il debito pubblico - Quando il governo spende di più di quello che incassa."
In condizioni nostrane, pertanto, sembra che per troppo tempo l'Italia abbia vissuto al di sopra delle proprie possibilità: sembra che sia riuscita a garantire servizi sociali a discapito di basi economiche non all'altezza. 
Nell'introduzione l'autore è molto chiaro a proposito di cosa voglia dire fare debito pubblico:
"Il debito pubblico costituisce da tempo uno dei principali problemi strutturali dell'economia italiana.
Come ridurre il debito è ormai diventata la preoccupazione costante di ogni governo, di qualsiasi maggioranza politica esso sia espressione. Le ragioni che si adducono più di frequente per sostenere che il debito pubblico va ridotto sono che esso costituisce un pericolo per la stabilità finanziaria del sistema economico, un freno allo sviluppo degli investimenti dell'occupazione, un peso per le generazioni future, un ostacolo per il mantenimento dell'Italia nella UE. 
In modo più semplice si potrebbe dire che il debito pubblico va ridotto perchè nessuno può indebitarsi all'infinito, e prima o poi i debiti vanno pagati: a questa regola elementare neppure lo Stato può sfuggire. [...] non è così semplice rendersi conto della verità di questa affermazione quando la si applica al debito pubblico. [...] (Il debito pubblico) è un debito che lo Stato, in quanto rappresentante dei cittadini, contrae con i cittadini stessi, per cui in ultima analisi ogni cittadino è in qualche misura sia creditore sia debitore, dal che trae contemporaneamente dei diritti e dei doveri. 
I diritti sono quelli relativi al rimborso del debito e alla percezione degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti; i doveri riguardano invece la necessità di fornire un appropriato contributo alla raccolta delle entrate tributarie necessarie per far fronte all'onere dello Stato per gli interessi sul debito pubblico e per il suo rimborso. [...] Il problema della finanza pubblica si è complicato perchè si intrecia con una incapacità strutturale dell'economia italiana di crescere in modo adeguato. [...]"
(Fonte: Introduzione - Il debito pubblico, I.Musu, Il Mulino)
La presente introduzione ha avuto una stesura suscettibile di revisione al marzo del 2006; giunti al settembre del 2011, comunque, sembra che qualcosa di molto consistente stia peggiorando. 
Il debito pubblico è, da testimonianze recenti, uno dei fardelli con cui l'Italia si è trovata (improvvisamente?) a far di conto. Se a luglio 2010 aveva cifre prossime ad 1839miliardi di Euro, ad oggi ha sforato quota 1911miliardi: in poco più di un anno si è registrato un aumento del 4% circa ([(1912-1839)/1839]*100=3,9% , nds)
Notizie dei giorni passati hanno registrato, infine, una volontaria immissione delle autorità cinesi: in maniera successiva all'acquisto di titoli da parte della Banca Centrale Europea, anche lo stato cinese vorrebbe fare la sua parte per aiutare lo Stato italiano. 
Contrariamente a quanto scritto nell'introduzione precedente, dunque, non sono solo i cittadini italiani a finanziare lo Stato italiano detenendo azioni di debito pubblico. 
La domanda successiva da porsi è, dunque, una e molto semplice: chi ha il diritto di maturare una qualche forma di interesse nei nostri confronti? 
Il quotidiano L'Unità riporta oggi in un quadro esplicativo i possessori del nostro debito, citando una fonte del Financial Times (M.Stanley). Chi ci finanzia è chi segue:
  • 194 miliardi di Euro: banche straniere;
  • 693 miliardi di Euro: investitori esteri;
  • 174 miliardi di Euro: altri investitori esteri;
  • 230 miliardi di Euro: assicurazioni e fondi comuni europei (NON italiani);
  • 95 miliardi di Euro: investitori asiatici (63 miliardi circa già in mano alla Cina);
  • 884 miliardi di Euro: investitori nazionali (Banca d'Italia, banche, istituzioni finanziarie, piccoli investitori).
In termini matematici inequivocabili, dunque, il nostro debito pubblico (su un totale di 2270 miliardi?) è in mani italiane per il 39% del totale. In altre parole, per fortuna o purtroppo, chi ha diritto di maturare qualche forma di interesse dalle nostre casse statali è pari al 61% dei finanziatori. 
Andando avanti a questo ritmo, dove sarà possibile arrivare? 
Esiste un limite oltre il quale l'elastico del debito arriverà a rottura? 
Ignoranza chiede, politica ed economia devono rispondere: un futuro deve per forza esistere. 

Fonti: 
"Il debito pubblico", Ignazio Musu, Il Mulino;
Articoli da L'Unità del 15-9-2011.

martedì 13 settembre 2011

ALTRE TERRE NELL'UNIVERSO?


Quanti pianeti simili al pianeta Terra esistono (potrebbero esistere) nell'intero Universo? Quanteastronavi hanno avuto condizioni climatiche favorevoli tali da permettere lo sviluppo di forme di vita? 
Il conteggio di pianeti in cui siano presenti realtà intelligenti è diversificato, a seconda di esistenti indici di differente probabilità. Si ha, desumendo da fonti internet, quanto segue:
  • ottimista: 6 milioni di miliardi di civiltà tecnologiche;
  • moderato: 500 miliardi;
  • pessimista: 1000.
Le cifre sono visibilmente differenti, a seconda dell'approccio con cui guardare al come fare di conto. 
Nell'ipotesi più pessimista, quindi, accanto a noi persisterebbero altrettante civiltà (eventualmente) molto più tecnologiche della nostra. Per avere tecnologia, però, è essenziale disporre di vita
Le forme di vita, alla fine dei conti matematicamente accettabili, si creano solo sotto ben determinate e favorevoli condizioni.
Servirebbero, forse, altrettante altre Terre sparse per l'Universo al fine di avere le forme di vita precedentemente quantificate? Al di là di ogni ragionamento, sotto anche la più pessimistica delle ipotesi, sembra che qualche pianeta simile al nostro esista nell'Universo intero. 
E' questo il contenuto di fondo di un articolo esposto sul sito "Il Post", affermante la potenziale possibilità di aver scoperto un pianeta simile alla Terra. Il nome del colpevole è, stando all'articolo in oggetto, HD85512b. Pur essendo forse simile al nostro, non è proprio molto vicino; dista infatti soli 36 anni luce dal nostro pianeta. 
In termini chilometrici si tratta, invece, di oltre 340mila miliardi di chilometri.
Tale pianeta avrebbe una massa di circa 3 volte e mezzo superiore a quella della Terra, collocato in una posizione relativamente favorevole al garantire le giuste condizioni per generare forme di vita.
La sua stella di riferimento è stata codificata come HD85512b.
Sarebbe infatti possibile avere acqua sulla superficie di questo pianeta, capace pertanto di generare forme di vita simili a quelle che oggi sono conosciute all'uomo. 
Servirebbero, comunque, altre condizioni essenziali per poter parlare concretamente di pianeta gemellodella Terra: superficie rocciosa ed atmosfera simile alla nostra prime tra tutte. 
La prudenza con cui gli astronomi e gli scienziati guardano a questa scoperta va di pari passo con l'importanza della scoperta effettuata in questi giorni: sono stati rilevati, grazie all'impiego dello spettrografo Harps (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher), circa 50 esopianeti. 
Il termine esopianeta nient'altro significa che un pianeta orbitante attorno a stelle differenti dal nostro Sole. 
Tra questi, è stato rilevato questo HD85512b. 
Rimane, tuttavia, più di un dubbio di fondo legato alle reali condizioni di quanto scoperto.
Nonostante tutto, la candidatura per somiglianza con il nostro piccolo pianeta rimane. 

Fonte: 
"C'è una nuova Terra là fuori?", Scienza, 
(http://www.ilpost.it/2011/09/13/hd85512b-pianeta-terra/)
"Quante civiltà extraterrestri?", Scienza,
(http://cfivarese.altervista.org/SI_Drake_Angela.html)

domenica 11 settembre 2011

2001-2011: MONDO SENZA RITORNO

A dieci anni da una strage sorda ed improvvisa, si percepisce ancora di più quanto da quella data sia "aumentato il senso corrisposto del sospetto", rimanendo fedeli a quanto scritto dal cantautore Samuele Bersani nella canzone Che vita!.
Il peggio arrivò, in una serie di momenti condannati ad essere ricordati dal globo intero come eterni ed eternamente segnanti.
C'è chi crede che si aprì un'epoca nuova, in una maniera tragica e terribilmente veloce.
C'è chi crede, invece, che quella data fu l'ennesima prova di un sistema destinato a non finire mai, frutto di complotti e di accordi sottobanco per chissà quali motivi. In questa data, tuttavia, è opportuno lasciar materializzare ricordi e pensieri.
A dieci anni di distanza, forse, quell'episodio rappresentò comunque il materializzarsi di un'ossessione che sconvolse ed ancora terrorizza il mondo intero: il male poteva arrivare dove voleva, anche nel cuore dello Stato reputato più sicuro al mondo. 
Chiunque poteva essere a rischio, in qualsiasi posto ed in qualunque momento. 
Ci furono tante vittime quel giorno, così come tante altre negli anni dopo, a seguito di quella lotta contro quel nemico reale ma invisibile che abbiamo imparato a chiamare terrorismo.
Rimasero al computo della storia 2974 morti, esclusi quei 19 attentatori che contribuirono a realizzare questo episodio tutt'ora indicibile. Tanti altri morti sono stati registrati, soprattutto tra innocenti, nella perenne guerra contro quel nemico che ancora oggi fa percepire moltissime eco.
In quel giorno qualcosa di ancestrale si è rotto, nelle menti e nelle sensibilità di chi ebbe la possibilità di vivere in diretta quegli istanti di panico. Esistono sopravvissuti che ancora oggi, come l'ancient mariner di romantica memoria, sono costretti a raccontare quegli attimi di panico al mondo. 
Tutto questo per non morire dentro, per non essere schiacciati dal peso di ricordi troppo grandi e pesanti per chiunque. 
Le barriere crollarono, nazioni intere si mobilitarono per rincorrere nemici spesso confusi con semplici bandiere. 
A distanza di dieci anni, comunque, la verità è una sola e dimostrabile: il mondo cambiò, da quella data.
Prepotentemente e troppo velocemente, ma è cambiato. 
E' cambiato nelle menti di chi, incollato a radio e televisioni, cercava perso nel mondo di capire cosa stesse succedendo al cuore della terra meno imperfetta di tutte. 
E' cambiato nelle parole di capi di Stato, costretti troppo velocemente a fare i conti con chi uccideva senza essere (ufficialmente?, nds) visto.
E' cambiato nei cuori di chiunque è rimasto, da vivo, a dover fare i conti ogni anno con un anniversario così pesante e pesantemente importante. 
Il mondo intero è cambiato; l'identità umana collettiva si è resa conto di quanto potesse essere fragilela propria esistenza: "Se il sangue scorrerà, [...]/ la pioggia di domani laverà via le macchie/Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti/ Forse questo ultimo atto è destinato/ a ribadire una fondamentale verità:/ che dalla violenza non può 
e non è mai potuto nascere nulla/ Per tutti quelli nati sotto una stella arrabbiata/ per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili./ La pioggia continuerà a cadere su di noi/ come lacrime da una stella. /La pioggia continuerà a dirci/ quanto siamo fragili, quanto siamo fragili.
(Trad. "Fragile", Sting)
Ricordo, quel giorno, compiti giustamente interrotti ed una sensazione che mai avevo provato prima. 
Ricordo, di quegli istanti, il realizzarsi della concezione comune secondo cui tutto il mondo è paese
Tutto il mondo riuscì a diventare, in quello e nei giorni successivi, un terribile paese: la paura scorreva per le strade, invisibile ma da chiunque percepita. 
Costretta a fare il conto del tempo che incede da questa data, purtroppo, l'umanità sarà vincolata a trarne una qualche lezione. Ricordo temi e fogli riempiti, nel tentativo di dare forma a quell'angoscia collettiva che si scaricava, impietosa, su chi vedeva quelle immagini e sentiva quelle interviste. 
Ricordo una maldestra commistione di sentimenti, che mai come da allora è tornata nello spirito collettivo della Terra. 
Ricordo di notizie secondo cui i sopravvissuti, da quel momento in poi, registrarono una diminuzione della materia grigia in corrispondenza delle zone dove si percepiscono le emozioni.
Oltre il ricordo, comunque, rimane il cammino. 
Ricordare e camminare, dunque, per non dimenticare. 

sabato 10 settembre 2011

BUON CALCIO A TUTTI, TRA STORIE ESTREME E SCIOPERI


Con l'inizio del campionato di calcio ritorna, più o meno felicemente, quello sport che Pasolini definìl'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. Essendo il solo spettacolo che ha sostituito il teatro, sempre secondo citazione del grandissimo autore, ha per forza bisogno di attori che sappiano calarsi al meglio nella parte. 
Negli ultimi anni, purtroppo, la capacità di recita si è mescolata a moltissimi elementi impuri. 
Specialmente in Italia.
Laddove non arrivava il talento, qualcuno ha fatto pervenire cure ritenute miracolose.
Laddove non riuscivano colpi di talento a giovani inesperti, si è preferito puntare sul grande nome pagato a suon di miliardi. 
Sono troppi gli esempi di casi in cui, specialmente nel calcio, sia venuta a mancare l'italianità e l'affidabilità di nomi qualificati.
Nonostante tutto, ogni anno riesce a ripartire un campionato con sempre meno spettacolo da offrire e sempre più scommesse da onorare per forza. 
Giovani e fenomeni vanno via, prima o poi: Sanchez ed Eto'o sono solo alcuni degli esempi che, in questi ultimi anni, hanno lasciato questo immenso carrozzone mediatico. 
Il calcio non riesce, tuttavia, ad essere solo fenomeno mediatico e ricco: per ogni giocatore che raggiunge gloria e ricchezza, infatti, troppi altri rimangono in ombra. 
Inseguendo il sogno di sfondare, purtroppo, quasi mai arriva l'occasione tanto desiderata: si finisce quindi in un'inevitabile trafila, mescolando la propria carriera a serie minori dove il confine tra professionisti e dilettanti è, a livello di sponsor e finanze, sempre più sottile. Il calcio è anche questo, e molto altro. Il calcio è fatto da calciatori, ciascuno dei quali ha una storia: in una carriera che va dai 16/17 ai 34/38 (40+ se ben dotati ed allenati, nds), infatti, ogni giocatore descrive carriere uniche ed irripetibili.
In questo scorcio di vita ogni uomo può scegliere cosa essere: bandiera o viaggiatore, puro o mercenario.
Il calcio può concedertelo, con una serie di devastanti e spropositate ingiustizie economiche a corredo. 
Ciascun calciatore è, quindi, una storia da raccontare. 
Una storia tra le tantissime passate, per augurare un buono e diverso calcio a tutti, è quella descritta da Oliviero Beha ed Andrea Di Caro nell'ultimo ed ottimo libro "Il calcio alla sbarra", rifacimento del più noto "Indagine sul calcio". 
Per opera dello scrittore, si riporta una delle tante storie passate in questo carrozzone. 
Si tratta, però, di una vita che vale la pena di essere raccontata: 
"[...] Il caso (estremo) di Gòmez:
E parlando di contratti d'oro vale la pena di raccontare la storia di Caesar Gòmez per scoprire un caso limite e una persona rara. 'Ma chi è Gòmez?' si domanderà il lettore. [...] Difensore spagnolo, classe 1967, [...], un curriculum di rispetto: 217 partite e 5 reti nella Liga, cioè un campionato assai simile al nostro. Non un fenomeno, ma neanche un brocco [...]
Viene acquistato dalla Roma nel 1998: 6 miliardi al Tenerife, e contratto quadriennale da 1800 milioni a stagione a lui. 
Eppure neanche sbarca in Italia che è già di troppo. [...] Bocciato dalla critica ancor prima di cominciare, gioca due spezzoni contro Napoli e Fiorentina, e uno dei quattro derby persi quell'anno: basta. [...] Quattro anni dopo, quasi alla conclusione del suo contratto, rilascia un'interessante intervista [...] in cui, nonostante la sua personale naftalina agonistica, non si pente di aver scelto Roma, lussuoso capolinea della sua carriera: 
'Mi sento un uomo realizzato ed estremamente fortunato. 
Ho coronato il sogno di quando ero bambino, giocare al calcio. L'ho fatto per 15 anni a buoni livelli. 
A Roma calcisticamente non è andata bene, ma ho vissuto comunque quattro anni in una città bellissima, incontrando persone che mi hanno reso un uomo migliore. 
Ho avuto anche il privilegio di prepararmi alla fine della mia carriera in modo graduale: il primo anno in panchina, il secondo in tribuna, il terzo mi allenavo a parte, il quarto mi hanno detto che potevo non andare a Trigoria...
Quale sarebbe il mio problema? Non aver giocato al calcio?
Siamo seri, basta vedere un qualsiasi telegiornale per rendersi conto che i problemi sono altri. 
Il calcio è solo un gioco, ci sono cose ben più importanti nella vita...Nella vita c'è chi guarda e chi osserva. 
Dice il Dalai Lama: inseguiamo tutti i giorni il paradiso e non ci accorgiamo che c'è anche in un bicchier d'acqua. 
Io cerco di apprezzare anche le piccole cose...Non mi pare che nel mio contratto ci fosse scritto che dovessi giocare per forza.. E poi non ho mai conosciuto un allenatore masochista. 
Il vostro calcio? 
Avete perso il gusto dello spettacolo e del divertimento.
Quello italiano è il campionato più difficile, non certo il più bello del mondo. C'è grande equilibrio è vero, ma anche perchè le squadre che hanno grandissimi campioni giocano come le provinciali [...]. 
Hanno tutti paura del pallone, neanche scottasse. Quando si parla di tattica sembra di sentire l'elenco del telefono: 3-4-1-2-5-3... metteteci un prefisso, qualcuno risponderà. 
Ma il calcio non è matematica. Non si vede quasi mai un dribbling, un colpo di tacco, un tunnel. 
Per capire quanta gioia può regalare il calcio bisogna andare ai giardinetti a vedere i ragazzini...Ecco, mettete dei campioni in un parco senza assilli e paure: vedrete che giocheranno delle partite impressionanti...
Quando firmai il mio primo contratto professionistico mio padre disse: 'Adesso tenta di diventare un uomo che non sia così povero, da avere soltanto i soldi'. 
Non l'ho mai dimenticato.'[...]"
(Fonte: Il calcio alla sbarra, O.Beha-A. Di Caro, Bur Rizzoli)

Storie uniche, dove talento si mescola inevitabilmente al troppo denaro. 
Oggi come allora, buon Calcio a tutti. 

giovedì 8 settembre 2011

SOTTO QUESTO SOLE ENERGETICAMENTE CONVENIENTE...


Potrebbe l'implementazione e lo sviluppo della cosiddetta green economy costituire un viatico per incentivare quella crescita che più di ogni altra manca oggi al sistema Italia? 
La complessa ricetta da trovare per sopperire alle stime ancora tragiche che ci riguardano per i prossimi anni potrebbe, al suo interno, avere come ingrediente il ricorso a forme di energia innocue per l'ambiente e l'uomo?
Dati e report del passato confermavano la buona affidabilità delle prospettive anche occupazionali imposte dai settori della green economy, se doverosamente implementati: 

"[...]Dati alla mano infatti, l’aumento dell’occupazione è strettamente legata all’evoluzione del comparto delle biomasse, del fotovoltaico e dell’eolico. E se oggi, nel nostro Paese, le persone occupate nelle energie rinnovabili sono circa 100.000, nel 2020 potrebbero diventare addirittura 250.000. [...] È quanto emerge dall’ultimo studio “Energia e lavoro sostenibile” dell'Osservatorio Energia e Innovazione dell'Ires-Cgil, presentato [...] durante una conferenza pubblica, dal titolo “L'energia per il lavoro sostenibile - la terza rivoluzione industriale”, che evidenzia chiaramente come – allo stato attuale, nel nostro Paese - l'occupazione nel settore delle energie rinnovabili conti all’incirca le 100.000 unità tra posti diretti e indotti.[...]"
(Fonte: www.greenme.it, 25-1-2011)

In un momento nel quale la lotta per l'energia sta diventando sempre di più lotta per la vita, è lecito adoperarsi con sempre maggiore urgenza per verificare se sia o meno possibile percorrere prioritariamente questa via. 
L'Italia, nel suo piccolo, avrebbe tutte le caratteristiche per implementare con convinzione la strada del ricorso alle energie rinnovabili, solare su tutte: geograficamente e climaticamente assolutamente adatta a rilevare questa opzione. 
Il sito www.galileonet.it riporta in un altro articolo ulteriori prove a sostegno della validità nell'intraprendere questa svolta che potrebbe segnare pesantemente il futuro di Stati e Continenti. 
Si riportano nel seguito frammenti dall'articolo corrispondente: 
"L'energia solare rende sempre di più, almeno a livello mondiale. Lo dicono i numeri presentati nella nuova edizione del PV Status Report 2011, il documento annuale pubblicato dal Joint Research Centre della Commissione europeasull’industria fotovoltaica. Secondo il rapporto, infatti, nel corso del 2010 la produzione di energia elettrica da questa fonte è più che raddoppiata rispetto al 2009, e risulta 500 volte superiore rispetto al 1990: si è passati da soli 46 Megawatt a 23,5 Gigawatt in venti anni.[...]"
Tali cifre collocano il fotovoltaico in una posizione di assoluto rilievo, all'interno dell'intero panorama industriale italiano. 
Trattandosi di un settore mondialmente in piena crescita, risulta più che mai opportuno provare a sostenerlo: 
"[...]Il leader mondiale nell’istallazione di sistemi fotovoltaici è proprio l’Europa, che nel 2010 ha registrato una produzione che varia tra i 17 e i 19 GW, pari ad oltre il 70% del totale. In testa alla classifica troviamo la Germania con 7,4 GW, seguita dalla Spagna con 3,9 GW e dall’Italia con 3,7 GW.[...]"

Potrebbe l'Italia fare ancora di più, puntando con incentivi e promozioni ulteriori nella messa in opera di tecnologie che potrebbero avere decisivi e positivi risvolti in termini occupazionali? 
Di pari passo, infatti, l'avanzamento delle tecnologie attira a gran giornate investitori interessati alla valorizzazione e valutazione del patrimonio anche economico risiedente in queste pratiche: 

"[...]Ad accrescere l’interesse degli investitori per questo settore contribuiscono due fattori: il miglioramento dell’efficienza delle tecnologie fotovoltaiche da un lato, l'aumento dei prezzi dell’energia prodotta da fonti energetiche convenzionali [...]. Non è dunque un caso se nel 2010 gli investimenti hanno toccato la cifra record di 243 miliardi di dollari: 94,4 in Europa, 82,8 in Asia/Oceania, 65,8 in America.[...]"

Il Report presentato presenta, tuttavia, la denuncia di alcune misure preventive da adottare nei confronti della tecnologia in oggetto: 
"[...]il rapporto della Commissione europea ritiene necessari alcuni provvedimenti. Bisognerebbe ridurre il consumo di silicio per la costruzione delle celle solari, incentivando la produzione di celle a film sottili e, contemporaneamente, accelerare l’introduzione del fotovoltaico a concentrazione. Una nuova tecnologia, quest’ultima, che si avvale di lenti di materiale plastico - dunque  economiche - in grado di amplificare la luce solare su una superficie ridotta."

Ciò che risulta, comunque, è che guardare al Sole come fonte energetica prioritariamente utilizzabile convenga moltissimo. E' lì ormai da miliardi di anni, in attesa di essere sfruttato. 

Fonti: 
"L'anno record del fotovoltaico", Chiara Pagnotti, www.galileonet.it 
(http://www.galileonet.it/articles/4e67279972b7ab3081000155)
"Energie rinnovabili: nel 2050 il settore potrà contare 250mila occupati", Verdiana Amorosi, www.greenme.it
(http://www.greenme.it/informarsi/green-economy/3979-energie-rinnovabili-nel-2020-il-settore-potra-contare-250000-occupati)

martedì 6 settembre 2011

SCIOPERO, MOBILITAZIONE ED INFORMAZIONE: SALVARE L'ITALIA?


Manovra dopo manovra, purtroppo, niente e nulla sembra migliorare. 
L'informazione ha aggiunto ai valori già pessimi di spread btp anche quello dei credit default swap, in termini sintetici cds, esprimenti il prezzo richiesto sui mercati per assicurarsi contro un (eventuale?) fallimento italiano. 
Il Governo del Fare (schifo) si è smentito, a fatti, infinite volte in pochissimo tempo; il momento difficile causato da un bilancio devastato è scaricato tramite tagli a spese ritenute erroneamente superflue
Si pensi agli Enti Locali ed alle Regioni, su cui pendono da troppo tempo a questa parte infinite spade di Damocle. 
Manovra dopo manovra, purtroppo, continuando così non si avrà una fine definitiva all'emergenza. 
La cancelliera Merkel, parlando con i deputati del suo partito (CdU), avrebbe accomunato Italia e Grecia come Stati afflitti entrambi da una "situazione estremamente fragile."
La crisi greca è stata da molti definita diversa da quella italiana, così come altrettanti si trovano d'accordo nel dire che il nostro Paese non può nè potrà mai avvicinarsi all'asintotico default dello stato ellenico poichè dotato di fondamentali buoni. La domanda che viene alla mente è, purtroppo, una sola: fin quando questi nostri fondamentali rimarranno buoni?
Il progressivo tagliare spese superflue e consumi fin quando potrà incontrare il favore della collettiva cittadinanza? 
L'opinione dei mercati è già sotto gli occhi di tutti, prescindendo dall'ennesima giornata nera di ieri. 
I tentativi promossi dalla Bce di calmierare le turbolenze drogando i titoli pubblici italiani sembra che, prima o poi, saranno destinati ad affievolirsi. 
Contemporaneamente, purtroppo, lo spettro della recessione si avvicina con tagli notevoli alle previsioni attualmente esistenti di PIL. Il pareggio di bilancio, ad oggi anticipato, dovrà per forza avvenire ad ulteriore discapito della crescita economica. 
Il debito pubblico al 120% del PIL sembra, ad oggi, un ostacolo insormontabile per infinite serie di motivi; la finanza continua, purtroppo, a mietere vittime anche nell'economia reale. Nella giornata di ieri un -4,83% a Piazza Affari ha significato bruciare oltre 16 miliardi di Euro. 
Altro grandissimo incubo si avvicina, secondo quanto annunciato dall'agenzia di rating Moody's:
"(Il giudizio di solidità sul debito italiano) è attualmente AA2 ed è sotto osservazione per un declassamento."
Fu lo stesso, giusto un mese fa, per gli Stati Uniti. E' lecito pensare che quei fondamentali buoni sopra citati possano essere compromessi da tutte queste terrorizzanti incombenze?
Per anticipare il pareggio di bilancio servirà raschiare ancora una volta il fondo di un barile già esausto, guardando con favore all'ipotesi di promuovere qualche altro piccolo condono. 
Nel mentre, purtroppo, manovre economiche continuano a parlare troppo poco chiaro all'italiano volentroso di informarsi sul proprio futuro. Ogni giorno viene descritto come decisivo per approvare questa nuova correzione che, si sappia benissimo, alle condizioni attuali non rappresenta niente di definitivo. 
Troppe sono le cose da pagare, troppo è stato il tempo in cui dal portafoglio Italia è uscito molto più di quanto si potesse spendere. I rimedi attuali sono vari, confusi e non lungimiranti: tagliare su istruzione e su Enti Locali non può rappresentare la soluzione definitiva, così come è necessario chiedere di più a chi, specialmente in questi anni di crisi, ha accumulato ricchezze ad eventuale discapito di altri. 
Comunque vada, tutte le forme di mobilitazione ed informazione sono benvenute.
L'Italia ha bisogno di due, difficili, ingredienti: risveglio e ricostruzione. 

domenica 4 settembre 2011

"SICURO PRECARIATO", CITANDO SAMUELE BERSANI





"Quanto sopravviverò nel mio ruolo di supplente? 
Non credo sarà facile per me 
arrivare all’ultima ora indenne agli attacchi, resistente 
La verità? C’è una novità, ho qualcuno che mi ascolta 
che mi domanda “allora da che pagina a che pagina ‘sta volta?” 
ma chi ha la luna storta dichiara apertamente “lei non conta niente…” 
Ti spiacerebbe passarmi del sale? Sul primo canale c’è un gioco impossibile 
Ti spiacerebbe passarmi del sale? Se porti giù il cane c’è il vino da prendere 
Io sono un portatore sano di sicuro precariato 
e anche nel privato resto in prova 
e ho un incarico a termine lo so 
ma ho molta volontà, non c’è pericolo… 
Figli della polvere raggrumata sotto i banchi 
anche per oggi non vi interrogo 
ho saputo già dal preside e dagli altri 
che vi siete alzati stanchi 
ma è l’ultima possibilità che ho di chiedervi un piacere 
vorrei sapere chi mi imita e perché 
non ne posso anch’io godere 
una volta sola prima di lasciare 
anche questa scuola 
Ti spiacerebbe passarmi del sale? Sul primo canale c’è un gioco impossibile 
Ti spiacerebbe passarmi del sale? Se porti giù il cane c’è il vino da prendere 
Noi siamo portatori sani di sensi di colpa 
e sulle mani abbiamo segni di medusa 
io ho il sospetto che non se ne andranno via 
ecco un esempio di eterna compagnia."

venerdì 2 settembre 2011

VIA DALL'ITALIA? PREGO, ACCOMODARSI!


"Tra qualche mese me ne vado. [...] Vado via da questo paese di mer.a, di cui sono nauseato.[...] Punto e basta."
Sono state queste, stando a presunte intercettazioni, le parole del Presidente del Consiglio italiano. 
Sono state parole pronunciate durante uno sfogo, in quella che lui stesso ha definito una tarda serata
Inutile ribadire quanto larghissima parte dell'Italia sarebbe felice qualora questo figuro scegliesse di farsi, definitivamente da parte. 
Se il nostro Stato è un paese di mer.a, larghissima parte delle colpe va anche ai figuranti divenuti politicanti ed al modello di società costruita durante questo quasi ventennio (1994-2012, nds). 
In serata è arrivata, purtroppo, l'ennesima smentita tinta a sconfessione: 
"Sono cose dette a tarda sera, magari sorridendo. [sproloqui facenti parte del già noto disco rotto]Altro che andarmene, voglio restare e cambiare questo Paese."
La questione più triste ed evidente, purtroppo, è che l'Italia intera è già cambiata, notevolmente. 
In peggio, però. Milioni di disoccupati, eserciti di giovani senza futuro con percentuali di inoccupazione oscillanti tra 27% e 29%. L'Italia è diventata uno Stato nel quale, condono dopo condono, tutte le barriere che potevano fare da argine alla legalità sono state svilite con ogni mezzo. 
L'Italia è un Paese dove una manovra ritenuta fondamentale cambia pelle volte in pochissimi giorni, giusto per soddisfare variegati ricatti di coalizione. 
L'Italia è diventato un Paese dove, al Governo, è arrivato un partito che da Statuto predica la distruzione dello Stato. 
Il Paese sta cambiando bruciando ingenti potenzialità e capitale umano, vedendo laureati emasterizzati di ogni età fare colloqui e concorsi per andare a lavorare in discariche. 
La nausea, per fortuna o purtroppo, sta venendo a tutti gli italiani: giovani che non possono costruirsi un futuro, così come pensionandi che leggono e vedono versioni del loro avvenire sempre diverse. 
L'Italia sta già cambiando, da qualunque punto di vista: nessun rispetto per l'ambiente e per l'ecologia, con una politica energetica basata sul nucleare spazzata (fortunatamente, nds) via a suon di referendum. 
Nessun rispetto per quei pensionati sfigati che facevano (anche) gli interessi del Cesare di turno nell'ennesima loggia di questo tragico Paese. 
L'Italia è divenuta la terra da cui, per un giovane, è sempre meglio scappare. 
Fuggono cervelli ed intelligenze, risorse e competenze. Per chi rimane, (in)consapevolmente, restano possibilità di vitale precariato. 
L'Italia è un Paese dove Ministri della Repubblica fanno pernacchie davanti a telecamere, od ancora dove demagogia e populismo prevalgono sulla capacità di guardare al cosa costruire.
L'Italia è cambiata, complessivamente, diventando un Paese strano e stanco: stanco di una classe dirigente esasperante e percepita come terribilmente lontana, stanco di slogan a cui non far seguire provvedimenti concreti. 
L'Italia è diventato un Paese dove gli Enti Locali si ribellano e protestano contro il Governo centrale (o centralista?, nds), annoverando nella battaglia Amministratori di ogni schieramento politico. 
L'Italia è un Paese che, nel complesso, dimostra di non poter più proseguire su questa strada: troppi sono i problemi, troppo poche sono le soluzioni pensate o praticabili. 
Il futuro è strozzato, od almeno questa è la percezione comune a moltissimi italiani. 
A certi individui, mai come oggi, si consiglia instancabilmente il ritiro per un pensionamento anticipato. 
L'anzianità può essere ancora un periodo felice, non certo come l'attuale idea di domani del nostro Paese.