sabato 31 dicembre 2011

CAPODANNO E POESIA, TRA ERRI DE LUCA E GIANNI RODARI


"Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l'ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l'italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all'astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l'offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all'ultimo insulto che sia l'ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo."

(Erri de Luca)

"Indovinami, indovino, 
tu che leggi nel destino: 
l'anno nuovo come sarà? 
Bello, brutto o metà e metà? 
Trovo stampato nei miei libroni 
che avrà di certo quattro stagioni, 
dodici mesi, ciascuno al suo posto, 
un carnevale e un ferragosto, 
e il giorno dopo il lunedì 
sarà sempre un martedì. 
Di più per ora scritto non trovo 
nel destino dell'anno nuovo: 
per il resto anche quest'anno 
sarà come gli uomini lo faranno."

(L'anno nuovo, Gianni Rodari)

giovedì 29 dicembre 2011

NUOVA FRONTIERA: GIOVANI E POVERI


Il ritratto dell'Italia che verrà sembra essere, in questa fine di 2011, estremamente semplice da delineare: nei prossimi anni vivremo in un Paese mediamente più vecchio, nel quale diventerà sempre più sostanziale l'apporto di quelli che vengono definiti non italiani. Ad oggi, invece, la situazione delineata continua ad essere prossima al peggio.
In un quadro contemporaneo dove le congiunture finanziarie hanno prodotto manovre salva Italiacompiute raschiando il barile dei soliti noti, purtroppo, le economie e le vite non vanno affatto migliorando. 
Servirà inseguire la crescita economica, nei mesi futuri, per garantire la solvibilità del debito sovrano a quanti fino ad oggi lo hanno sottoscritto: se è questa la ricetta da perseguire su scala macroscopica, è più che lecito domandarsi quali rimedi attuare per tamponare l'emergenza sociale 'microscopicamente' diffusa.
Ad oggi, stando alla fotografia scattata dall'Istituto Nazionale di Statistica, al 2010 un italiano su quattro era a rischio di povertà ed esclusione sociale (strettamente correlate l'una all'altra visti i tempi e le intelligenze medie, nds).
La fascia più a rischio è, guarda caso, quella tra i 18 e i 24 anni: chi è a rischio povertà da giovane, cosa potrà pretendere da adulto sotto queste condizioni iniziali? La risposta sembra essere, purtroppo, scontata. 
Guardando al totale della popolazione, invece, il 6,9% risultava in condizioni di gravissimo disagio economico; sul resto, invece, un 18% rimane semplicemente esposto al rischio povertà. 
In Italia è molto facile essere giovani, poveri e precari: non serve neppure più scriverlo, ormai. 
Nell'intero 2010, purtroppo, il 16% delle famiglie residenti ha dichiarato di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà, a fronte di un quasi 12% che ha riscaldato faticosamente le proprie abitazioni. 
Se a questi numeri è possibile dare qualche significato, la scelta è strettamente rigida e vincolata. 
I termini usati per commentare gli status di parte delle famiglie italiane sono emblematici: grave privazione materiale e bassa intensità di lavoro sono solo alcune delle verità in ascesa nell'intero stivale. 
Come da italica memoria, è purtroppo scontato scrivere che il Sud Italia dichiara di stare molto peggio delle controparti Centro e Nord. Sullo sfondo delle statistiche, rimane il giovane povero
Cosa poter scrivere, in questa fine 2011, dell'intero capitale umano disperso a fronte di statistiche oscene come queste? 
La situazione sembra essere, ormai, sotto gli occhi di tutti: nel pacchetto di misure 'cresci Italia' troveranno posto anche risposte a queste tematiche? Non si può più attendere molto, purtroppo.

Per saperne di più: 
"Un italiano su 4 a rischio povertà: più esposti i giovani tra 18 e 24 anni", LaRepubblica
(http://www.repubblica.it/economia/2011/12/29/news/istat_un_italiano_su_4_a_rischio_povert-27343779/)

martedì 27 dicembre 2011

FUKUSHIMA: LUCE SU COLPE (E COLPEVOLI?)


Colpa dell'uomo o colpa del sisma-tsunami che ha 'azzerato' le barriere difensive della centrale divenuta poi mortifera? 
A distanza di moltissimi mesi, qualche colpa sembra schiarirsi: stando a quanto riportato dai mezzi di informazione, infatti, larga parte della colpa per quanto accaduto sarebbe attribuibile a scarsa preparazione ed organizzazione nel prevenire il disastro dell'11 marzo scorso.
E' questa la sintesi di contenuto del report promosso da esperti ed addetti ai lavori delegati dal Governo giapponese. 
Le autorità giapponesi avrebbero sottostimato la portata di un eventuale incidente, ritenendo eccessive le onde anomale di altezza superiore ai 6 metri: nella fase di piena, a conferma, si sono registrate onde anche prossime a 12 metri...
Più del doppio ipotizzato, dunque. In aggiunta agli errori messi in opera a causa delle mancate manutenzioni e delle eluse norme di sicurezza, infatti, le colpe riconducibili alla Tepco sembrano molto più estese: 
"Tepco non si aspettava che tutte le fonti elettriche si sarebbero interrotte simultaneamente in molti reattori nucleari a causa di un disastro naturale, e non ha formato squadre capaci di fare fronte a quelle circostanze.[...]" 
(Fonte: ansa.it)
Dietro all'incidente, quindi, anche la formazione carente per quanto riguarda la composizione di squadre adeguate a fronteggiare una (non) eventuale emergenza come quella, poi, verificatasi. 
Le colpe definibili nella questione si estenderebbero, in aggiunta, ad altre scottanti 'mancanze': il governo di Tokyo non avrebbe mai infatti chiesto alla stessa Tepco di prevedere opere specifiche di manutenzione, nonostante la ricezione in tempi non sospetti di un report (2008 prima ed inizio 2011 poi) illustrante i potenziali effetti derivanti da un sisma. 
Il report diffuso è ancora parziale: se ne potrebbe sapere di più entro la metà del 2012. 
Il peggio si deve ancora svelare del tutto?

Per saperne di più: 
"Incidente nucleare di Fukushima Daiichi causato da errori di Tepco", ecoblog.it;
(http://www.ecoblog.it/post/14105/incidente-nucleare-di-fukushima-daiichi-causato-da-errori-di-tepco)

"Fukushima, esperti accusano Tepco e Governo", ansa.it;
(http://ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/nucleare/2011/12/27/visualizza_new.html_18397815.html)



lunedì 26 dicembre 2011

INDAGARE UN'ITALIA, IN OGNI FIBRA: RICORDANDO GIORGIO BOCCA


"Quando nel 1983 mi sono messo in viaggio per raccogliere le storie che dovevano diventare 'Italia anno uno', il Paese era uscito da poco dalla stagione [...] del terrorismo e stava entrando spensieratamente nella stagione del craxismo rampante e della 'Milano da bere'. 
A molti sembrava un'idea bislacca la mia, andare in giro per le campagne a parlare di refrigerazione e di serre industriali o nelle città a incontrare i pubblicitari e gli informatici. A me invece sembrava la cosa più naturale del mondo: la società e l'economia italiana stavano cambiando in maniera decisiva [...] e io volevo semplicemente andare sul posto a rendermi conto di quello che stava succedendo. Avevo fatto esattamente lo stesso vent'anni prima, quando ero andato a Vigevano a scoprire la provincia dove era esploso il miracolo economico: e anche allora fatti noti a tutti, cambiamenti del modo di lavorare, di vivere che non si poteva far finta di non vedere, erano ignorati dall'informazione, non esistevano per i lettori dei giornali, figurarsi per quelli che vedevano solo la televisione. 
Anche oggi [...] non mi sembra che la situazione sia molto cambiata: abbiamo letto migliaia di articoli, di inchieste sulla crisi finanziaria che ci travolge, sul capitalismo sfrenatamente corrotto e corruttore di ogni idea politica, di ogni speranza di futuro decente, però non ci abbiamo ancora capito niente. 
Ci vorrebbe qualcuno che si metta in viaggio come ho fatto io allora o forse ancora più che questo, ancora più di un inviato ci vorrebbe un traduttore, uno che cerchi di capire e di farci capire. 
Ecco, io spero almeno questo: che chi legge oggi [...], oltre a capire qualcosa dell'Italia di allora e di adesso, si chieda come mai nessuno si mette più in viaggio per il nostro Paese, cercando di raccontare e di far comprendere quello che è sotto gli occhi di tutti e sulle pagine di nessun giornale."
(Giorgio Bocca, Bellardey, agosto 2010)

E' questo un riassunto della Prefazione alla riedizione del libro 'Italia anno uno' (1984), nel quale l'autore cercò di analizzare il globale stato di salute dell'intero Paese partendo dai suoi minimi termini
Se ne va un cronista, uno degli ultimi rimasti, simbolo di una professione svolta senza mai perdere di vista lo straordinario potere di analisi con cui l'uomo deve guardare alla società: guardare dentro al più piccolo degli esempi possibili, per poter ricavare qualcosa di minimo con cui cercare di spiegare queltotale che troppo spaventa. 
Se ne va un soldato innamorato della propria passione, addestrato a ricercare fino all'ultimo quelle atmosfere che tanto consigliava a quelli che, meno esperti, desideravano capire come svolgere od avvicinarsi a quel meraviglioso mondo chiamato giornalismo:
"Il mestiere del giornalista è molte cose che si imparano: scrivere chiaro e in fretta, avere capacità di sintesi, non perdersi nei dubbi e nelle esitazioni, ma anche essere colto, aperto al mondo e alle sue lezioni, capace di emozioni, di solidarietà umana. [...] Non preoccupatevi, se un segreto c'è, è quello che avete già in testa, il segreto di chi ha orecchio per i suoni del creato, di chi ha occhio per la caccia, dello schermidore che sa parare e tirare."
Scrivere chiaro per essere compresi da chiunque, per poter divulgare e diffondere concetti fondamentali al maggior numero possibile di persone; amare la propria professione significava, forse, sapersi reinventare di volta in volta, annullando quelle barriere che la conoscenza del mondo è capace di frantumare. 
Essere giornalista ha significato, fino all'ultimo, capacità assoluta di indignazione e denuncia: la solidarietà umana davanti a tutto, cercando di comprendere fino al minimo dettaglio tutti i fenomeni che, su scala microscopica, potevano alterare macroscopicamente sistemi ed equilibri. 
Se esiste un segreto per essere uomini, Giorgio Bocca ha cercato di rappresentarlo: se ne va un cronista che ha provato a 'fotografare' lo sviluppo e la (de)crescita di questo Paese, in tutte le sue evoluzioni ed involuzioni. 
Inviato, traduttore, giornalista e cronista: questo e molto altro ha provato ad essere. 
Un pensiero da parte di un ragazzo che lo ha conosciuto poco, ma ammirato comunque molto. 
Che la terra ti sia lieve. 


sabato 24 dicembre 2011

NATALE E CRISI, TRA EINSTEIN E CHARLIE BROWN



Non pre­ten­diamo che le cose cam­bino se con­ti­nuiamo a fare le stesse cose. 
La crisi può essere una grande bene­di­zione per le per­sone e le nazioni, per­ché la crisi porta pro­gressi.
La crea­ti­vità nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le sco­perte e le grandi stra­te­gie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere supe­rato.
Chi attri­bui­sce alla crisi i suoi fal­li­menti e disagi, ini­bi­sce il pro­prio talento e dà più valore ai pro­blemi che alle solu­zioni. La vera crisi e l’incompetenza. Il più grande incon­ve­niente delle per­sone e delle nazioni è la pigri­zia nel cer­care solu­zioni e vie d’uscita ai pro­pri problemi.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una rou­tine, una lenta ago­nia. Senza crisi non c’è merito.
 È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, per­ché senza crisi tutti i venti sono delle lievi brezze.
Par­lare di crisi signi­fica incre­men­tarla, e tacere della crisi è esal­tare il conformismo.
Invece lavo­riamo duro.
Finia­mola una volta per tutte con l’unica crisi peri­co­losa che è la tra­ge­dia di non voler lot­tare per superarla.


venerdì 23 dicembre 2011

TRA SCOMMESSE E PALLONE: ALLA RICERCA DELLA NORMALITA'


Il Simone Farina diventato famoso in questi ultimi giorni è uno dei tanti giocatori che spendono anni digavetta per cercare un salto nel cosiddetto 'calcio che conta': partendo dalle giovanili della Roma, senza mai debuttare nel maggior campionato, ha viaggiato, spendendo metà carriera tra le Serie inferiori: Catania, Cittadella, Gualdo, Celano ed infine Gubbio. 
E' stata proprio questa squadra a regalargli la possibilità di debuttare, a quasi trent'anni, nella vecchia'serie cadetta'. 
Ha cumulato molte presenze, girando qua e là: 42 nella vecchia C1,  141 nella vecchia C2
Un giorno ha avuto coraggio di rifiutare e denunciare un tentativo di corruzione: il calcio è uno 'sport' che da sempre, purtroppo, gode su questo campo di poche luci e moltissime ombre.
Avrebbe potuto ricevere 200mila Euro, per truccare una (delle troppe, nds) partita di Coppa Italia; avrebbe potuto essere anello di un sistema corrotto e marcio che non sembra essere mai finito dentro al mondo del pallone.
Avrebbe potuto obbedire alle richieste del suo ex-compagno delle giovanili che, al posto di una 'cena di classe', proponeva alla sua squadra moltissimi soldi per realizzare l'ennesima truffa ai danni dello sport più famoso al mondo. 
In quella porzione di calcio, dimenticatoio mediatico-giornalistico, si mescolano carriere di giocatori destinate al macero: cosa ne sarà di ogni mestierante quarant'enne che, dopo aver trascorso la carriera intera a quel livello, dovrà costruirsi una seconda vita dopo aver appeso gli scarpini al chiodo? 
Il calcio lontano dai riflettori sembra essere una giungla senza fine, dove a causa delle luci più fioche è molto più facile scommettere ed arricchirsi. Quel Simone Farina quasi trent'enne avrebbe potuto fare tante cose, con ciascun Euro dei 200mila proposti. 
Tuttavia, ha preferito declinare l'offerta: la denuncia all'allenatore della squadra è stata immediata. E da lì è storia nota, a tutti ormai. Il gesto crea un clamore su cui è opportuno, a margine, fare qualche riflessione; la natura percepita dello sport calcio è cosa, purtroppo o per fortuna, nota a tutti: scandali, scommesse e doping sono solo alcuni dei filoni a cui è possibile accostarsi per potersi documentare sui (tristi) avvenimenti passati.
Il coraggio e la forza del giocatore gli è valsa, per meriti maturati, una convocazione in Nazionale da parte del Commissario Tecnico Cesare Prandelli. 
Decisione discutibile o meno, ma giustamente motivata dallo stesso allenatore: 
"Dal punto di vista tecnico non potrà essere una convocazione vera e propria. Però conta il messaggio. Invito Simone ad allenarsi e a stare con noi per tre giorni, durante il prossimo raduno della squadra. Mi piace parlare di lui: non ha dimostrato soltanto coraggio, ma una forza interiore straordinaria. Adesso sta a noi non lasciarlo solo, non abbandonarlo. Gesti come il suo, specialmente nelle realtà minori, non sono semplici."
(Fonte: Repubblica.it)
Di parziale contro è, invece, l'opinione pubblicata in un articolo di Alberto Crespi su L'Unità di oggi: 
"[...]crede, il calcio, di lavarsi così la coscienza? Premiando la normalità, e ammettendo implicitamente che nulla è più normale? [...] Lo scandalo in cui il calcio italiano sta sprofondando in questi giorni sfocia invece, e clamorosamente, nel penale. [...] Si parla di malavita organizzata, di riciclaggio di denaro sporco. Questo spiega molte cose. [...] quale convenienza c'è nell'investire 200mila Euro per 'comprare' un giocatore che non è in grado, da solo, di condizionare un risultato[...]? Semplice:[...]tutto fa parte di un giro d'affari enorme per ripulire i soldi delle mafie [...]
Il calcio è uno sport complesso, difficile anche da taroccare [...]. Piace a tutti: agli sceicchi degli emirati, agli oligarchi post-sovietici, ai boss della camorra. Tutti ci trovano i propri interessi, le scappatoie giuste per guadagnarci, i polli da spennare. [...] Fa più sensazione il Simone Farina che non ci sta. Ed è proprio questa [...] la cosa più triste."
(Fonte: L'Unità, 23-12-2011)
Il punto è un altro ancora, se possibile: se l'intero mondo fosse fatto da qualche Simone Farina in più, forse, qualcosa non potrebbe andare meglio? Coraggio e forza interiore sono alcune delle qualità a cui è necessario fare appello per analizzare con la giusta obiettività eventi come questi: si è trattato di un comportamento straordinario perchè, come triste media di questi ultimi tempi, collocato in un contesto che definire pessimo è poco. 
Il Presidente del Gubbio Marco Fioriti è, su questo fronte, più chiaro che mai: 
"Il suo è stato un comportamento che dovrebbe essere normale nel mondo dello sport. [...] Se si esaltasse troppo il gesto di Farina mi impressionerebbe perché vorrebbe dire che in questo mondo c' è troppo del marcio. Questo sport non è in mano e criminali e scommettitori."
(Fonte: ilmessaggero.it)
In contesto allargato, forse, un gesto così non dovrebbe essere 'normale' anche nel quotidiano? 
Dopotutto, si spera, questa Italia non ha larga parte delle sue linfe vitali in mano a criminali e scommettitori, di qualsiasi posta in gioco si tratti. Su questo sfondo, a queste condizioni iniziali, l'uomo Simone Farina ha segnato comunque un gol importante. La partita, comunque, è ancora molto lunga. 

Per saperne di più:
"Prandelli chiama il giocatore 'pulito'. Farina si allenerà con gli azzurri.", E.Curro, Repubblica.it;
"Il gran rifiuto di Farina: 'Non faccio queste cose.'", C.Del Frate, Corriere.it;
"Prandelli convoca terzino anti-scommesse.", Ilmessaggero.it;
"Se il calcio è criminale", A.Crespi, L'Unità;
"Simone Farina e quei 200mila Euro rifiutati per amore dello sport", A.Bonatti,www.cittadellaspezia.com.



giovedì 22 dicembre 2011

"SE NON ORA, ADESSO": LEGGENDO DON ANDREA GALLO


Esiste un limite degenerativo e distruttivo oltre il quale questo mondo non potrà più spingersi? Sopravvive una qualche forma di salvezza per riequilibrare differenze e disuguaglianze che stanno spingendo l'intera Italia a devastazioni sociali, culturali ed economiche? 
Quali fibre della società civile è opportuno sollecitare, quasi come fossero corde di un magico strumento, per comporre una nuova musica con cui tentare una qualche forma di ricostruzione?
Qualunque siano i punti di vista, la verità di fondo sembra essere una sola: c'è sempre meno tempo a disposizione per intervenire e modificare, radicalmente, l'orientamento del piano inclinato su cui stiamo impietosamente precipitando. 
Traducendo in poche parole le istanze di svolta collettiva, vengono alla mente poche ma radicali parole:Se non ora, adesso!
Non c'è più tempo da sprecare in attese o ripensamenti: se tutto scivola, è doveroso che l'umanità intera trovi, il più velocemente possibile, le soluzioni necessarie per uscire da questo asfittico periodo. 
Ambiente, società ed economia sono alcuni dei pilastri che è doveroso riformare e rifondare. 
Cavalcando questa onda di indignazione (pro)positiva si muove "Se non ora, adesso", l'ultimo libro di Don Andrea Gallo. 
Le caratteristiche più grandi di quest'uomo consistono, a dispetto dell'età (classe 1928, nds), in una straordinaria capacità di indignazione e divulgazione di un concetto purificato ma estremo di fede. 
Il pretesto per spingere i giovani alla rivoluzione è motivato, radicalmente, dallo stesso: 
"Sono più che indignato, sono proprio incazzato, non si può dire, ma è così."
Se è arrabbiato per un futuro rubato un uomo di quasi 84 anni, come possono restare tranquilli e fiduciosi milioni di giovani in cerca di un domani? E' su questa leva che, consapevolmente conscio del proprio ruolo, l'autore muove le radici di quest'opera: 
"Le nuove generazioni non hanno bisogno di maestri ma di testimoni, nessuna predica, solo esempi. [...] (l'autore) si appella alla voglia di reagire dei giovani e delle donne. A cominciare dal sesso, che deve essere [...] una spinta a essere sè stessi ed a stare bene con l'altro. 
Prima viene l'etica, poi la fede, dice Don Gallo. Anche in famiglia, nella strada, sul lavoro. Ogni giorno. 
Allora il disagio di chi non è omologato, degli ultimi e dei diversi non sarà più un problema di ordine pubblico, piuttosto un'occasione di confronto, una questione sociale ed umana che riguarda tutti. La forza 'eversiva' del Vangelo è in un'idea di cittadinanza ricostruita a partire dall'incontro con gli altri, in pace, per un cammino veramente liberatorio a fianco dei più oppressi."
Il recupero della società deve passare, inevitabilmente, attraverso la protezione e la riscossa di chi è, da troppo tempo, fermo in coda. Condividere con i giovani l'assenza di futuro è un metodo ragionevole per spingere chi ha un futuro davanti a mettersi in opera attivamente per ricostruire l'Italia intera?
Le parti nelle quali il libro è suddiviso trattano, per grandi capi, le corde che è necessario sollecitare per innescare un'esplosiva riscossa: 
  • Prima di tutto: riflessioni sul valore delle scelte, sull'etica e l'illegalità, sul valore della libertà per l'essere umano;
  • Liberi tutti - Le donne e una nuova liberazione sessuale: ripartire dalle donne, innescando una rivoluzione culturale capace di demolire gli argini di una società oggettivamente squilibrata;
  • Ai giovani: fra desideri di accoglienza ed analisi del disagio, si costruisce una rassegna di doveri e diritti a cui un giovane non può più sottrarsi;
  • La mia Chiesa: l'incontro perenne, capace di ridisegnare un pensiero di fede differente da quella diffusa nella contemporaneità. Ricostruire la cittadinanza, guardando soprattutto ai crocefissi contemporanei
La società esige una Chiesa differente, che a fatti possa allontanare quei sospetti (fondati) di aberranti ricchezze e lussi. 
La Chiesa di Don Gallo può essere una visione migliorativa e maggiormente edificante per l'essere umano? 
Di questi tempi, al di là di ogni interpretazione, è necessario praticare sull'onda del titolo del libro: è indispensabile cambiare. Svoltare, raddrizzare, rivivere: qualsiasi verbo è benvenuto, stando ai tempi moderni.
Se non ora, inevitabilmente, adesso. 
Sullo sfondo, un'umanità con poco tempo a disposizione per costruirsi un domani migliore. 
Per uno peggiore, volente o nolente, c'è sempre tempo. 

lunedì 19 dicembre 2011

TERRA ED ECOSISTEMI: VERSO TRASFORMAZIONI RADICALI?


"[...]Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perchè non hanno più alcun posto dove andare. Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono buchi nell’ozono, ho paura di respirare l’aria perchè non so quali sostanze chimiche contiene. [...] sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre. Nella mia vita mia ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo. [...]
Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciò nonostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni. [...] Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta 5 miliardi di persone, per la verità, una famiglia di 30 milioni di specie. E nessun governo, nessuna frontiera, potrà cambiare questa realtà. [...] 
Sono solo una bambina ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e per siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra! A scuola, persino all’asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo. Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari. Allora perché voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare? [...]Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole."
Erano questi frammenti del discorso che, quasi vent'anni fa, una coraggiosa ragazzina di nome Severn Suzuki tenne di fronte a 108 Capi di Stato nel Summit della Terra, dal 3 al 14 giugno 1992. 
Da allora, è evidente, poco o niente è cambiato: è più facile scrivere che 'qualcosa' è peggiorato, tanto per usare un eufemismo. I cambiamenti climatici sono ormai un vincolo provato e riprovato, a fronte di decenni che assumono su serie storiche caratteristiche record sempre imbattute. 
Gli effetti del riscaldamento globale sono, in questo campo, argomento di fondamentale ed essenziale importanza: sono correlati almeno in parte all'abuso umano delle risorse? 
Cosa accadrà nel futuro se, forse, nessun pulsante di ritorno sarà premuto in tempo? 
Cosa potrebbe accadere se nulla negli atteggiamenti e nei gesti quotidiani cambiasse? 
Un'indagine della NASA svela, stando a quanto reperibile in rete, parte del quadro 'attendibile': in meno di un secolo metà delle piante e degli ecosistemi verrà modificata profondamente a causa del riscaldamento globale. 
Uno studio condotto fra il Jet Propulsion Laboratory ed il California Institute of Technology di Pasadena ha analizzato come potrebbero modificarsi le varietà vegetali terrestri in uno scenario con crescenti livelli di gas serra prodotti dall'essere umano e dal 'progresso'. 
Il cambiamento ecologico sarebbe, a loro dire, imminente e capace di mettere a rischio la sopravvivenza di molti componenti della biosfera. Dai calcoli mostrati, infatti, il 30% circa del territorio terrestre subirà modifiche più o meno pesanti. Il 40% degli ecosistemi terrestri potrebbe essere destinato, forse, a modificarsi radicalmente. 
Verità? Finzione? Oltre ogni dubbio, c'è una sola cosa certa allo stato attuale: il tempo per verificarlo è sempre più esiguo. Basta solo attendere, più o meno pazientemente. 1992-2011(2012): quanto (poco) è cambiato. 

Per saperne di più: 
"NASA: entro 2100 cambia metà ecosistemi", www.ansa.it;

"Il riscaldamento globale modificherà la metà degli ecosistemi entro il 2100", M.Mancini, www.ecologiae.com 
(http://www.ecologiae.com/riscaldamento-globale-modifiche-ecosistemi/51851/)

"Il discorso al mondo di Severn Suzuki.",
(http://www.robertodragone.com/blog/il-discorso-al-mondo-di-severn-suzuki)


sabato 17 dicembre 2011

ETERNIT E 'RIMBORSO': GIUSTIZIA SARA' COMUNQUE FATTA?


Le casse di Comuni ed Enti Locali non sono forse mai state allo stremo come adesso, alla luce di tagli e manovre che stanno continuamente aggiustando l'entità stratosferica del nostro debito pubblico sotto attacco di onde speculative (?). 
E' altrettanto verificata l'esigenza degli Enti Locali di dover fare cassa, essendo costretti a garantire gli stessi servizi ai cittadini con risorse economiche sempre minori a disposizione. 
Nonostante tutto, però, ci sono alcuni limiti che devono rimanere invalicabili per garantire entrate
Sembra invece che, purtroppo, qualche barriera a volte venga oltrepassata; è il caso dell'Ordine del Giorno approvato nel Comune di Casale Monferrato, nella giornata del 16-12-2011: 
"Proposta Becon A.G. - Atto di indirizzo."
Scritta così, come riportato nella convocazione al Consiglio Comunale della Seduta in oggetto, poco è evidente. 
Guardando oltre le righe, collegandosi a quanto riportato dai mezzi di informazione e dalle Associazioni (purtroppo) interessate alla questione, si scopre un episodio destinato a far riflettere: il Comune ha accettato la proposta fatta dal magnate svizzero Stefan Schmidheiny, imputato nella tragedia Eternit, tramite la società Becon, appartenente come ovvio alla galassia Eternit. 
La proposta consisteva, secondo quanto riportato, in un accordo economico condizionato a precisi vincoli giudiziari: in parole povere, si tratterebbe di un risarcimento pari a 18,3 milioni di Euro a condizione necessaria di accettare quanto riassunto bene dal sito Repubblica.it: 
"[...]Accettare l'offerta [...] per la Città di Casale Monferrato comporta il ritiro della costituzione a parte civile e la rinuncia a intraprendere, in futuro, qualsiasi azione legale.[...]" (Fonte: Repubblica.it)
Il problema è, purtroppo, estremamente semplice: Casale Monferrato è una delle città a livello nazionale più colpite dalla silenziosa tragedia Eternit-Amianto, che solo lì ha causato (purtroppo fino ad oggi, nds) oltre 1800 morti. 
I problemi derivanti dall'eternit per il corpo umano sono infatti sordi e lenti ma, se si presentano, implacabili e pressochè impossibili da guarire. Latitano per decenni, alle volte anche per mezzo secolo: quando però colpiscono, non c'è più niente da fare. Mesotelioma, asbestosi, placche pleuriche, tumori e quant'altro sono solo alcuni dei disturbi che l'inalazione (quanto prolungata non è del tutto chiaro, nds) di fibre di amianto provocano nel corpo umano. 
A Casale una fabbrica ha operato, per troppo tempo, costringendo vite intere a spezzarsi per delle maledette fibre aerodisperse. Negli anni, da tristi statistiche alla mano, quasi 1800 persone sono decedute: non solo lavoratori, ma anche cittadini normali costretti a respirare infinitesime fibre di quel maledetto materiale composito
Se i due proprietari oggi hanno il lusso di potersi chiamare miliardari o magnati lo devono, per larghissima parte, al cumularsi di questa tragedia senza fine: è inappropriato dire che ogni singolo Euro di quei 18,3 milioni di 'rimborso' deriva dal sudore e dal lavoro compiuto da uomini le cui vite sono state spezzate? 
Il magnate che ha proposto ora investimenti e rimborsi nulla sapeva dell'altissima pericolosità del materiale? 
Chi ha lucrato e guadagnato negli anni su queste lavorazioni non si era davvero accorto di niente? 
Le domande sono tante, a fronte di una sola verità: Casale Monferrato ha accettato, con 19 favorevoli ed 11 contrari, soldi in cambio di quanto precedentemente riportato. 
E' stata una decisione giusta o sbagliata? Le voci sono destinate ad infittirsi, di pari passo alle polemiche riscontrate nella Seduta avuta nella giornata di ieri. Le vittime dell'amianto non si contano, nè forse mai smetteranno di essere contate, sulle dita di una o due mani. 
L'impossibilità di intraprendere qualsiasi tipo di azioni legali rappresenterebbe, se verificata, un'offesa impareggiabile per ogni singolo deceduto. Resta più di un dubbio nel merito, per una tragedia che non finirà mai di spaventare. 
Rispetto alla voce di Casale, si scontrano i punti di vista: 
"Non è giusto che il Comune si tiri indietro con un gesto che alleggerirà la posizione dell’imputato che ha avanzato la proposta. [...] Qui non si parla solo di un danno economico. Cosa deve succedere perché venga applicato il principio di giustizia? Devono morire tutti?" (Bruno Pesce, Coordinatore vertenza amianto, www.ilfattoquotidiano.it)
"Trent’anni di lotta, iniziata dopo la morte di mio marito, il primo di cinque familiari uccisi dall’amianto. Lotta per la giustizia, perché la strage di Casale non si ripeta mai più in nessuna parte del mondo. Stasera qualcuno voterà a favore e altri contro, io ho la coscienza a posto."
(Romana Blasotti Pavesi, Presidente Associazione Familiari vittime Amianto, www.ilfattoquotidiano.it)
Le ragioni dell'Amministrazione sono state perorate dal Sindaco Giorgio Demezzi: 
"[...]Ci sono momenti in cui è difficile fare il sindaco di tutti, e me ne dispiace, [...] ma bisogna fare delle scelte. La nostra è stata una scelta sofferta. Non siamo in malafede, non siamo avidi e non siamo assassini”. Accettare il denaro [...] “non vuol dire far saltare il processo o perdonare”, anzi “siamo i primi a volere giustizia”, aveva fatto sapere Demezzi nei giorni scorsi tramite il sito del Comune : “La transazione non influenzerà il corso del processo, permetterà di investire subito nella ricerca, nel sostegno alle famiglie, nelle attività di bonifica. È arrivato il momento per tutti noi di pensare a un futuro diverso, di puntare a una ripresa economica e sociale.[...]" (Fonte: www.ilfattoquotidiano.it)
Il dramma rimane, a fatti, da affrontare più che da discutere: saranno altrettanti infiniti prefabbricati e costruzioni che, in tutta Italia, dovranno essere bonificate e trattate per il deterioramento dei materiali fatti di questo malefico materiale. 
L'amianto causa solamente malattie di tipo professionale? Verranno colpiti solamente gli individui che hanno, purtroppo, avuto contatti lavorativi con quelle indegne fibre? 
Queste sono solo alcune delle domande che si nascondono dietro a questo rimborso
La tragedia ha il dovere di spingere le autorità competenti a promuovere precisi piani di manutenzione, bonifica e smaltimento: le fibre di amianto, per volare, non aspettano nessun Via!
Casale Monferrato rappresenta, purtroppo, l'ennesima conferma di una tragedia continua di cui, purtroppo, nessuno ha coraggio/ tempo/ forza/ disponibilità/ conoscenza/ formazione/ competenza/ autorità [...] di affrontare. 
Casale Monferrato e 18 milioni di Euro: è questo il miglior conto da mettere in pratica nell'analisi costi-benefici dello scandalo Eternit? Il dubbio, purtroppo, rimane e rimarrà. 

Per saperne di più: 
  • "Casale dice sì ai soldi di Mr Eternit", A.Giambartolomei, www.ilfattoquotidiano.it  (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/17/casale-monferrato-dice-soldi-eternit-unoffesa-alla-memoria-1800-deceduti/178242/);
  • "Morti Eternit, Casale dice sì all'indennizzo", Repubblica.it(http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/17/news/morti_eternit_casale_dice_s_all_indennizzo-26755122/);
  • "A Casale la maledizione dell'amianto: ne ha uccisi moltissimi per ottant'anni", G.Bobbio, www.ilnostrotempo.it (http://www.ilnostrotempo.it/drupal/?q=node/363);
  • Le Osservazioni del Sindaco: (http://www.comune.casale-monferrato.al.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1758)

 
Fonte: Repubblica.it

mercoledì 14 dicembre 2011

BOSONE DI HIGGS: VERSO UNA NUOVA REALTA'?


Sono moltissime le scoperte che stanno sconvolgendo la scienza e l'umanità in questo periodo: prima i neutrini sfuggiti al limite imposto dalla velocità della luce ed ora, forse, la conferma dell'esistenza del tanto decantato bosone di Higgs
Definito a più riprese come sola particella capace di giustificare l'attribuzione di un valore di massa alle cose, ha un'importanza spiegabile senza mezzi termini guardando al frammento di articolo citato nel seguito: 
"Il bosone di Higgs [...] è l'ultimo mattone necessario per confermare la teoria che costituisce il pilastro della fisica contemporanea [...]" (Fonte: corriere.it
L'ultimo risultato diffuso, ma ancora giustamente non esaltato, consiste nell'aver riscontrato durante l'ennesimo esperimento valori simili a quelli previsti dai modelli utilizzati per la sua teorizzazione, rendendo di fatto meno scoscesa la strada verso una definitiva scoperta del bosone
Se dovesse essere scoperto e documentato in maniera definitiva, la fisica contemporanea diventerebbe un pilastro ancora più solido su cui costruire nuove basi per la decifrazione del mondo circostante. 
Sullo sfondo di una scoperta in giusto divenire, è comunque assolutamente necessario mantenere toni bassi: i traguardi più grandi maturano con lentezza, coscienza e consapevolezza della (pre)potenza di un obiettivo divenuto un pò meno lontano. 
Se dovesse materializzarsi la fondatezza di una particella così importante, il citato "Oh my God!" pronunciato dallo stesso Higgs potrebbe acquistare un peso sempre più fondato e radicato. Su questo fronte, solamente tempo, ricerca e dedizione potranno dire la loro. 
In un terreno dove scienza e religione si fondono in un tutt'uno rimane, saldissima, la convinzione motivata che anche l'Italia sia stata in questo campo essenziale. 
Le parole del Presidente INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) Fernando Ferroni sono più chiare di qualsiasi altra possibile: "Questo risultato, significativo  anche se non definitivo, è stato conseguito da esperimenti guidati da italiani che, al pari di quelli che dirigono tutti gli altri esperimenti di LhC(acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, nds) vengono dalla grande fucina dell'Infn, dalla scuola italiana di fisica." (Fonte: L'Unità, 14-12-2011)
Significative ma tristi, infine, le parole di una delle ricercatrici coinvolte nel progetto, Fabiola Gianotti: 
"[...]Dei sei esperimenti in corso al Cern in questo momento, cinque sono guidati da italiani. Non so se sia un caso, ma posso assicurarle che nel campo della fisica delle particelle la scuola italiana è una delle più avanzate al mondo. [...] 
D: Domanda personale: da dove viene? 
R: Sono romana, laureata a Milano e sono venuta a Ginevra con una borsa di studio per giovani laureati. 
D: Tornerà in Italia?
R: Prima o poi sì, ma in questo momento non mi allontano nemmeno dietro tortura. E' troppo affascinante quello che sto facendo." (Fonte: L'Unità, 14-12-2011)

Ennesime testimonianze, non troppo a corredo, di una quantità inestimabile di capitale umano bruciato. 
Cronache della recente Italia, del resto. 

Per saperne di più: 
"Cos'è il bosone di Higgs?", corriere.it
"Svolta sull'esistenza della particella di Dio- Prossimi alla scoperta.", C.Pulcinelli, L'Unità, 14-12-2011
Intervista a Fabiola Gianotti, L.Landò, L'Unità, 14-12-2011

lunedì 12 dicembre 2011

ONESTA', COERENZA ED ALTRUISMO: CITANDO SANDRO PERTINI


"[...] I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.
E' con questo animo quindi, giovani che mi rivolgo a voi: ascoltatemi vi prego: non armate la vostra mano.
Armate il vostro animo.
Non armate la vostra mano, giovani, non ricorrete alla violenza, perchè la violenza fa risorgere dal fondo dell'animo dell'uomo gli istinti primordiali, fa prevalere la bestia sull'uomo ed anche quando si usa in istato di legittima difesa essa lascia sempre l'amaro in bocca.
No, giovani, armate invece il vostro animo di una fede vigorosa: sceglietela voi liberamente purchè la vostra scelta, presupponga il principio di libertà, se non lo presuppone voi dovete respingerla, altrimenti vi mettereste su una strada senza ritorno, una strada al cui termine starebbe la vostra morale servitù: sareste dei servitori in ginocchio, mentre io vi esorto ad essere sempre degli uomini in piedi, padroni dei vostri sentimenti e dei vostri pensieri se non volete, che la vostra vita scorra monotona, grigia e vuota, fate che essa sia illuminata dalla luce di una grande e nobile idea. [...]"

(Sandro Pertini, Messaggio di fine anno agli italiani, 31 dicembre 1978)



sabato 10 dicembre 2011

DURBAN 2011: IL TEMPO STRINGE, L'AMBIENTE NON ASPETTA


In una marea di notizie di matrice economico-finanziaria sembra dimenticata un'altra grande emergenza che è stata, colpevolmente e per troppo tempo, sottovalutata: la questione ambientale. 
Gli infiniti accordi con molteplici scaloni con date e date sempre differenti non rendono giusto paragone con la necessità assoluta di dover risolvere questo terribile problema. 
Ambiente e clima non sono artificiali e neppure re-inventabili, come l'economia o la finanza. 
Ambiente e clima non ubbidiscono a leggi umane, come avrebbero dovuto fare in origine economia e finanza. 
Su questi fronti, da troppo tempo a questa parte, si preferisce non insistere. 
La conferenza climatica in corso in questi istanti a Durban rischia di diventare, forse, l'ennesimo buco nell'acqua fatto di accordi e promesse scalonate su date da destinarsi. I mezzi di informazione riportano la necessità di dover trovare, entro breve tempo, una qualche forma di accordo essenziale a garantire la sopravvivenza del pianeta Terra: è evidente da moltissimi aspetti la sofferenza di questa piccola astronave sulla quale siamo costretti a viaggiare, in questo Universo infinito.
La lunga notte di trattative ha prodotto l'ennesima bozza, la mai sopita necessità di trovare un compromesso che sappia rendere equamente soddisfatti tutti gli Stati ed i Paesi in gioco. 
Il nodo fondamentale, stando a quanto reperibile in rete, è sempre lo stesso: la scadenza al 2020 come data ultima per l'entrata in vigore di un nuovo trattato da sottoscrivere entro il 2015. 
L'ipotesi di un Kyoto2 è quella attualmente più considerata, soprattutto alla luce di tutti gli attriti fra i grandi Paesi che rendono impossibile una perfetta quadratura del cerchio. Alcune proposte da far firmare agli Stati partecipanti convergono verso la necessità, percepita come ormai improrogabile, di provare a salvare quello che ormai sembra etichettabile come salvabile: l'aumento della temperatura media globale è uno dei vincoli su cui è opportuno provare ad intervenire, ferme lasciando le difficoltà di quantificare e misurare precisamente tale intervallo. 
Se la corsa è contro il tempo, deve essere fatta a favore del pianeta Terra prima che dell'essere umano.
Sarà anche retorica scriverlo,  ma giunti a questo punto qualsiasi intervento è lecito.
Per il resto, il rischio flop è ancora evidente: Durban 2011- cronaca di un accordo (mancato?).

Per saperne di più: 
"Clima: a Durban è corsa contro il tempo per arrivare ad un accordo.", Sole24Ore
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-10/clima-durban-corsa-contro-112138.shtml?uuid=AaoEf1SE)

"Rinviata a stamattina la riunione finale", Ansa.it
(http://ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2011/12/09/visualizza_new.html_11759066.html)

"Congresso di Durban: il testo c'è, ma manca l'accordo", ecologiae.com
(http://www.ecologiae.com/congresso-durban-testo-accordo/51601/)



giovedì 8 dicembre 2011

"WHEN WE STAND TOGETHER", DAI NICKELBACK



"One more depending on a prayer
and we all look away
people pretending everywhere
it’s just another day

there’s bullets flying through the air
and they still carry on
we watch it happen over there
and then just turn it off

we must stand together
there’s no getting even
hand in hand forever
that’s when we all win
that’s, that’s, that’s when we all win
that’s, that’s, that’s when we all win

they tell us everything’s alright
and we just go along
how can we fall asleep at night
when something’s clearly wrong

when we could feed a starving world
with what we throw away
but all we serve are empty words
that always taste the same

we must stand together
there’s no getting even
hand in hand forever
that’s when we all win
that’s, that’s, that’s when we all win
that’s, that’s, that’s when we all win

the right thing to guide us
is right here inside us
no one can divide us
when the light is leading on
but just like a heartbeat
the drumbeat carries on…
and the drumbeat carries on…

we must stand together
there’s no getting even
hand in hand forever
that’s when we all win
that’s, that’s, that’s when we all win
that’s, that’s, that’s when we all win."

TRADUZIONE: 

"Un altro che si affida a una preghiera
e tutti noi guardiamo altrove
la gente dappertutto finge
è solo un altro giorno

ci sono proiettili che attraversano l’aria
e loro vanno avanti ancora
noi lo guardiamo succedere laggiù
e poi spegniamo soltanto

dobbiamo stare in piedi tutti insieme
non siamo alla pari
mano nella mano per sempre
ecco quando vinciamo tutti
ecco, ecco, ecco quando vinciamo tutti
ecco, ecco, ecco quando vinciamo tutti

ci dicono che va tutto bene
e noi lo accettiamo e basta
come possiamo addormentarci la notte
quando qualcosa è chiaramente sbagliato

quando potremmo nutrire un mondo affamato
con ciò che buttiamo via
ma tutto quel che diamo sono parole vuote
che hanno sempre lo stesso sapore

dobbiamo stare in piedi tutti insieme
non siamo alla pari
mano nella mano per sempre
ecco quando vinciamo tutti
ecco, ecco, ecco quando vinciamo tutti
ecco, ecco, ecco quando vinciamo tutti

la cosa giusta che ci guida
è proprio qui dentro di noi
nessuno può dividerci
quando la luce ci inganna
ma proprio come un battito del cuore
il tamburo continua a suonare
e il tamburo continua a suonare…

dobbiamo stare in piedi tutti insieme
non siamo alla pari
mano nella mano per sempre
ecco quando vinciamo tutti
ecco, ecco, ecco quando vinciamo tutti
ecco, ecco, ecco quando vinciamo tutti."