mercoledì 30 marzo 2011

LUNGA VITA AL ROCK AND ROLL: FRAMMENTI D'ARCOBALENO



"At the end of a dream
If you know what I mean
When the mist just starts to clear
In a similar way
At the end of today
I could feel the sound of writing on the wall
It cries for you
It's the least that you can do
Like a spiral on the wind
I can hear it screamin' in my mind
Long live rock and roll
Long live rock n' roll
Long live rock and roll
In a different time
When the words didn't rhyme
You could never quite be sure
Then on with the change
It was simple but strange
And you knew the feeling seemed to say it all
It cries for you
It's the least that you can do
Like a spiral on the wind
I can hear it screamin' in my mind
Long live rock and roll
Long live rock n' roll
Long live rock and roll
If you suddenly see
What has happened to me
You should spread the word around
And tell everyone here
That it's perfectly clear
They can sail above it all on what they've found
It cries for you
It's the best that you can do
Like a sound that's everywhere
I can hear it screamin' through the air
Long live rock and roll
Long live rock n' roll
Long live rock and roll."

TRADUZIONE:

"Va bene, rock'n'roll, si
alla fine di un sogno
se sai cosa intendo
quando la foschia inizia a dissolversi
in un modo simile
alla fine del giorno
riesco a sentire il suono
dello scrivere sul muro
piange per te
è il minimo che tu possa fare
come una spirale nel vento
riesco a sentirlo urlare nella mia mente
il rock'n'roll vivrà a lungo [x3]
lascia che viva
in un tempo diverso
quando le parole non facevano rima
non potevi mai essere abbastanza sicuro
poi si va avanti col cambiamento
è stato semplice ma strano
e tu sapevi che la sensazione
sembrava dirlo tutto
piange per te
è il minimo che tu possa fare
come una spirale nel vento
riesco a sentirlo urlare nella mia mente
il rock'n'roll vivrà a lungo [x3]
sto perdendo il controllo
il rock'n'roll vivrà a lungo [x3]
guarda...
se improvvisamente dovessi vedere
cosa mi è successo
dovresti diffondere la parola in giro
e dire a tutti qui che
è perfettamente chiaro
che possono governare tutto
quello che hanno trovato
piange per te
è il minimo che tu possa fare
come un suono che è ovunque
riesco a sentirlo urlare nell'aria
il rock'n'roll vivrà a lungo [x3]
lascia che viva, lascia che viva...
il rock'n'roll vivrà a lungo [x3]
striscioni tenuti in alto
con una maledizione e un urlo che è
il rock'n'roll vivrà a lungo [x3]
lo senti attorno a te,
diffondilo, diventa quel che dovresti
il rock'n'roll vivrà a lungo [x3]
vivrà, vivrà, vivrà...
il rock'n'roll vivrà a lungo [x3]
lascia che viva, lascia che viva...
il rock'n'roll vivrà a lungo. [x3]"

martedì 29 marzo 2011

(PRE)POTENZA DELLE PAROLE: CITANDO SAMUELE BERSANI



"Le mie parole sono sassi
precisi aguzzi pronti da scagliare
su facce vulnerabili e indifese
sono nuvole sospese
gonfie di sottointesi
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose indimenticate
a lungo spasimate e poi centellinate, sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato
sono foglie cadute
promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate
sul foglio capitate per sbaglio
tracciate e poi dimenticate
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire
lo ammetto
strette tra i denti
passate, ricorrenti
inaspettate, sentite o sognate...
Le mie parole son capriole
palle di neve al sole
razzi incandescenti prima di scoppiare
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare
piccoli divieti a cui disobbedire
sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare
si perdono al buio per poi ritornare
Sono notti interminate, scoppi di risate
facce sopraesposte per il troppo sole
sono questo le parole
dolci o rancorose
piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre
un bacio a testa prima del sonno
un altro prima di partire
le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire...
strette tra i denti
risparmiano i presenti
immaginate, sentite o sognate
spade, fendenti
al buio sospirate, perdonate
da un palmo soffiate."

lunedì 28 marzo 2011

FRAMMENTI, DI LIBERTA', IN LIBERTA': CITANDO JOHN STUART MILL

"[...]E' sperabile siano passati, ormai, i tempi in cui bisognava difendere la <libertà di stampa> come una delle garanzie contro governi corrotti o tirannici.
Sarà ormai superfluo, immagino, mettersi a spiegare come non si possa permettere al legislatore o all'esecutivo che abbiano interessi diversi da quelli del popolo, di prescrivere alla gente quali opinioni avere o di decidere quali dottrine o quali argomenti sia lecito stare ad ascoltare.
Inoltre, i pensatori che mi hanno preceduto hanno così spesso e brillantemente convalidato quest'aspetto della questione, che non c'è bisogno di insistervi particolarmente [...] non ci sono seri rischi che venga applicata ai danni della discussione politica, se non in qualche momentaneo periodo di panico, quando la paura di un'insurrezione spinge ministri e giudici ad uscire dai propri binari; in generale non c'è da temere che in Paese a regime costituzionale il governo, sia esso o no completamente responsabile nei confronti del popolo, tenti con qualche frequenza di mettere sotto controllo l'espressione delle opinioni tranne quando, così facendo, voglia farsi interprete dell'intolleranza dell'intera popolazione. [...] Quand'anche l'intera umanità, ad eccezione di una sola persona, avesse una certa opinione, e quell'unica persona ne avesse una opposta, non per questo l'umanità potrebbe metterla a tacere: non avrebbe maggiori giustificazioni di quante ne avrebbe quell'unica persona per mettere a tacere l'umanità, avendone il potere. Se un'opinione fosse solo una proprietà privata, di nessun valore se non per chi la possiede, e se essere ostacolati nel godimento di questo bene fosse solo un danno privato, ci sarebbe una bella differenza fra infliggerlo a un pugno di persone o infliggerlo a tanti.
Ma ridurre al silenzio l'espressione di un'opinione è un male particolare, perchè deruba la specie umana: deruba tanto i posteri come la generazione attuale, deruba chi dissente da quell'opinione ancora più di coloro che la condividono.
Se l'opinione è giusta, li si priva dell'occasione di scambiare l'errore con la verità; se è sbagliata, perdono un beneficio quasi altrettanto grande, cioè quella percezione più chiara, quell'impronta più viva della verità, che abbiamo quando ci si scontra con l'errore. [...]"


(da "La libertà"- John Stuart Mill)

domenica 27 marzo 2011

EMERGENZA NUCLEARE: IL PEGGIO NON SEMBRA PASSATO

Il gioco dell'informazione riesce a distorcere l'aggravarsi di una terribile vicenda come quella giapponese; in questi momenti la situazione in prossimità della centrale di Fukushima sembra lontana secoli luce da una positiva risoluzione.
All'interno dei reattori maledetti gli indici di radioattività sono immensamente più alti della norma: all'interno del reattore 2 gli indici di radioattività sono superiori di circa dieci milioni di volte ai livelli normali.
Neppure i tecnici-eroi possono più nulla, di fronte a questa eventualità tragicamente verificatasi.
Il livello di componenti fissili come iodio e cesio è già largamente oltre gli indici di allerta, sia nelle acque che nelle vicinanze di questa centrale di morte.
Dalle ultime misurazioni disponibili indici di radioattività sono superiori di 1850 volte rispetto alla norma, mentre le tracce di iodio raggiungono livelli di 1250 volte più grandi della reputata normalità.
La stessa Aiea nutre, per bocca del direttore Yukiya Amano, fortissimi dubbi riguardo alla durata stessa di questo allarme: si potrebbe arrivare a raggiungere mesi interi di continuo pericolo, inseguendo un mai troppo sperato raffreddamento di queste gabbie di morte.
La tenuta stagna dei reattori sembra fortemente compromessa, così come sembra impossibile fare una stima effettiva delle quantità d'acqua presenti all'interno dei reattori ormai distrutti.
Il solo segno positivo  riguarda il parziale ristabilimento dell'energia elettrica all'interno della stessa centrale; rimane comunque scontato scrivere che ciò che si sta facendo è ancora troppo poco.
Nel frattempo, qualcuno riporta la tragedia di Chernobyl in triste attualità. Si faccia preliminare cenno alla scala Ines (International Nuclear Event Scale), ricordandola capace di esprimere e quantificare il grado di rischio derivante da eventi nucleari e radiologici.
Composta da 7 differenti indici di gravità, è così articolata:
  • indice 0: Deviazione (NON significativo per la sicurezza);
  • indice 1: Anomalia;
  • indice 2: Guasto;
  • indice 3: Guasto grave;
  • indice 4: Incidente con conseguenze locali;
  • indice 5: Incidente con conseguenze significative;
  • indice 6: Incidente grave;
  • indice 7: Incidente catastrofico.
E' di pochi giorni fa l'avvenuto passaggio al grado 6, relativamente all'emergenza nucleare di Fukushima.
Siamo quindi in oggettiva presenza di un incidente grave, sotto tutti i punti di vista normativi e tecnici riconosciuti dalla stessa AIEA.
Uno studio commissionato da Greenpeace aggiunge, tuttavia, altra benzina sull'incendio largamente divampato. Greenpeace Germania ha infatti incaricato l'esperto di sicurezza Helmut Hirsch di redigere un'analisi precisa riguardo a questa emergenza prepotentemente irrisolta.
Basandosi su dati pubblicati dall'Agenzia governativa francese per la protezione da radiazioni (Irsn) e dall'Istituto Centrale di Metereologia Austriaco (Zamg), l'esperto ha rilevato che la quantità di prodotto radioattivo (cesio+iodio) rilasciato a Fukushima tra l'11 e 13 marzo scorso equivale al triplo del valore minimo per poter classificare un incidente con il più alto livello di gravità possibile.
Greenpeace osserva che, laddove a Chernobyl si verificò l'incidente in un solo reattore, a Fukushima "si è avuto un rilascio di radioattività da quattro reattori. I reattori 1,2 e 3 hanno subito perdita di liquido refrigerante che ha portato alla fusione del combustibile nucleare. La piscina del reattore 4, contenente combustibile nucleare esausto, ha perso liquido refrigerante fino a produrre un incendio che ha coinvolto il combustibile. [...] Sommando i rilasci di radiazione da tutti i reattori dell'impianto di Fukushima-Daiichi, ovvio che sia raggiunto il livello 7 della scala Ines."
Con queste parole si conclude il rapporto presentato da Hirsch.
L'associazione si dimostra fortemente preoccupata per le potenziali conseguenze che la ricaduta radioattiva produrrà su uno Stato ad altà densità di popolazione come quello giapponese (800-1200 ab/km2, nds).
Stime di altri esperti rimangono, tuttavia, molto più caute.
La stessa Aiea afferma che le stime relative alle dispersioni ambientali nei giorni successivi all'incidente sono inferiori rispetto ai valori registrati a Chernobyl.
Eugenio Santoro, esperto Enea, è altrettanto a sostegno di questa tesi:
"Non è possibile dire che a contaminazione avvenuta a Fukushima sia massiva come lo è stata quella di Chernobyl. Nell'incidente di Chernobyl un'esplosione ha scagliato i materiali radioattivi  direttamente nell'atmosfera, dove sono stati trasportati insieme  alle masse d'aria.
Nel caso di Fukushima i radionuclidi non hanno mai raggiunto l'alta atmosfera, la diffusione è stata più limitata e con una dispersione di materiale radioattivo a livello locale."
Al momento sembra, purtroppo, confermata anche la fusione del nocciolo contenuto nel reattore 2: il peggio deve ancora arrivare?
Nel mentre, per risposta, si continuano a fare guerre per ragioni puramente energetiche.



Per saperne di più:
http://www.unita.it/mondo/greenpeace-a-fukushima-radioattivita-pari-a-chernobyl-1.279096
http://www.unita.it/mondo/giappone-esperti-fusione-parziale-del-nocciolo-1.279177
http://ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/03/11/visualizza_new.html_1557212528.html

sabato 26 marzo 2011

TRA LIBERTA', UNITA' SOCIALE E PACE: CITANDO ALBERT EINSTEIN

"[...]Libertà spirituale degli individui ed unità sociale
E tuttavia solo l'individuo libero può meditare e conseguentemente creare nuovi valori sociali e stabilire nuovi valori etici attraverso i quali la società si perfeziona.
Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare liberamente, lo sviluppo della società in senso progressivo è altrettanto poco immaginabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza l'ausilio vivificatore della società.
Una comunità sana è perciò legata tanto alla libertà degli individui quanto alla loro unione sociale.
E' stato detto con molta ragione che la civiltà greco-europeo-americana, ed in particolare il rifiorire della cultura del Rinascimento italiano subentrato alla stasi del Medio Evo in Europa, trovò soprattutto il suo fondamento nella libertà e nell'isolamento relativo dell'individuo.
Consideriamo ora la nostra epoca. In quali condizioni sono oggi la società e la personalità?
In rapporto al passato la popolazione dei paesi civilizzati è estremamente densa; l'Europa ospita all'incirca una popolazione tre volte maggiore di quella di cento anni fa.
Ma il numero di uomini dotati di temperamento geniale è diminuito senza proporzione.
Solo un esiguo numero di uomini, per le loro facoltà creatrici, sono conosciuti dalle masse come personalità.
In una certa misura l'organizzazione ha sostituito le qualità del genio nel campo della tecnica, ma anche, ed in misura notevolissima, nel campo scientifico.
La penuria di personalità si fa sentire in modo particolare nel campo artistico. La pittura e la musica sono oggi nettamente degenerate e suscitano nel popolo echi assai meno intensi.
La politica non manca solo di capi: l'indipendenza intellettuale ed il sentimento del diritto si sono profondamente abbassati nella borghesia e l'organizzazione democratica e parlamentare che poggia su quella indipendenza è stata sconvolta in molti paesi; sono nate dittature e sono state sopportate perchè il sentimento della dignità e del diritto non è più sufficientemente vivo.[...]"
"[...] La guerra
Questo argomento mi induce a parlare della peggiore fra le creazioni, quella delle masse armate, del regime militare voglio dire, che odio con tutto il cuore.
Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni al seguito di una musica: costui solo per errore ha ricevuto un cervello; un midollo spinale gli sarebbe più che sufficiente.
Bisogna sopprimere questa vergogna della civiltà il più rapidamente possibile. L'eroismo comandato, gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come odio tutto questo!
E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole! Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare in pezzi che partecipare ad un azione così miserabile. Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l'umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo scomparso se il buonsenso dei popoli non si fosse sistematicamente corrotto, per mezzo della scuola e della stampa, degli speculatori del mondo politico e del mondo degli affari.[...]"
"[...]Pace
Gli uomini veramente superiori delle generazioni passate hanno riconosciuto l'importanza degli sforzi per assicurare la pace internazionale. Ma ai nostri tempi lo sviluppodella tecnica ha fatto di questo pstulato etico una questione di esistenza per l'umanità civilizzata di oggi e la partecipazione attiva alla soluzione del problema della pace è considerata una questione di coscienza che nessun uomo coscienzioso può ignorare.
Bisogna rendersi conto che i potenti gruppi industriali interessati alla fabbricazione delle armi sono, in tutti i paesi, contrari al regolamento pacifico delle controversie internazionali e che i governanti non potranno realizzare questo scopo importante senza l'appoggio energico della maggioranza della popolazione.
In quest'epoca di regimi democratici, la sorte dei popoli dipende dai popoli stessi; questo fatto deve essere presente allo spirito di ciascuno in ogni momento.[...]"

da "Come io vedo il mondo" - Albert Einstein


venerdì 25 marzo 2011

"VENTO DIVINO" CONTRO IL MOSTRO NUCLEARE: CELEBRANDO GLI EROI DI FUKUSHIMA

Li hanno etichettati in ogni modo, da dead man walking  a morti viventi.
Ciò che conta è che stanno lottando, giorno dopo giorno, per provare ad accellerare le procedure di raffreddamento di quei reattori surriscaldati dentro la maledetta centrale di Fukushima.
Chiamateli martiri, chiamateli eroi moderni: costretti a darsi continuamente il cambio per resistere all'interno di quell'ambiente proibitivo, non stanno smettendo di provare ogni rimedio possibile per avviare un minimo raffreddamento.
Giocano anche con il rischio di espolosione derivante dalle immani pressioni che vanno registrandosi dentro i reattori; stanno monitorando costantemente ogni minimo parametro vitale della centrale divenuta spettrale.
Se ancora l'inevitabile è stato ritardato, larghissima parte del merito va a loro.
Incidenti periodici e continue emissioni di radiazioni stanno rallentando il processo; nel mentre si lotta per impedire la fuoriuscita di combustibile radioattivo.
Il rischio di contaminazione ambientale è immane, soprattutto se concentrato alla provincia di Tokyo che conta circa 35 milioni di persone. Tra combustibile d'uranio e cosiddetto mox, i rischi sono potenzialmente devastanti.
Il codice di emergenza è, proprio in questi momenti, al vaglio degli esperti: si sta infatti rivalutando la possibilità di immettere una pericolosità pari a 6, ricordando che il massimo di 7 venne raggiunto solo dalla tragedia di Chernobyl.
Sotto stretta sorveglianza rimane il reattore 3, contenente 170 tonnellate di combustibile nucleare formato da mix di plutonio ed uranio altamente radioattivi.
Pennacchi di fumo bianco e nero si innalzano dalla centrale della morte, mentre il tasso di radioattività sta esplodendo.
Sullo sfondo, questi eroi stanno provando con ogni mezzo a minimizzare il danno.
Solo ieri tre tecnici sono stati esposti a radiazioni di circa diecimila volte superiori a quelle già nocive contenute nell'acqua del reattore, in condizioni produttive ritenute normali: tutto questo per provare a diminuire la temperatura internamente al reattore 3. La domanda, a questo punto, è una sola: quanto rischiano questi eroi?
In termini reali e non efferati, la loro stessa vita. Si pensi semplicemente a questo: ipotizzando una radiazione media con quella registrata nel reattore 2 pari a circa 500mSv (millisievert, unità di misura dell'indice di radiazione), è possibile fare un confronto con altre quantità di radiazioni esercitate sul nostro corpo per attività normali.
Assumendo per esempio una normale radiografia, si registrano immissioni di radiazioni pari a circa 1/4 mSv.
Con una radioterapia, invece, si raggiungono indici di radiazione prossimi a circa 10/40 mSv.
Altro fattore preoccupante consiste nella quantità temporale di esposizione alla radiazione: stando alle ultime stime, servirà almeno un mese per avere la situazione sotto controllo: in questo contesto, questi silenziosi eroi marciano tra raffreddamenti e corrente elettrica da ripristinare.
L'allarme riguardo le zone da evacuare riguarda persone prossime ad un raggio di circa 30 chilometri dalla centrale: basti anche questo per pensare a ciò che potrà accadere a questi straordinari kamikaze (positivamente intesi, nds).
Si pensi che circa 4Sv assorbiti nell'arco temporale di una settimana conducono a morte sicura in almeno il 50% dei casi; si colleghi il tutto anche al fatto che il lavoro loro dovrebbe attestarsi attorno ad almeno 45-50 giorni.
Alla luce di ciò, qualsiasi risposta possibile è sprecata.
Sullo sfondo, la lotta straordinaria di questi temerari e stupendi volontari. Turnandosi non si risparmieranno esiti infausti: comunicano con il mondo attraverso internet, facendosi implorare dalle figlie su Twitter per un ritorno a casa.
Nonostante tutto, non mollano. Continuano a combattere, dentro questa centrale di morte.
Un pensiero, ai termini speriamo positivi di questa vicenda e dell'era nucleare, dovrà andare anche a loro.
Eroi straordinari, niente altro.
I kamikaze della centrale nucleare di Fukushima Daiichi

per saperne di più:
http://www.ecoblog.it/post/12329/a-fukushima-daiichi-ancora-un-mese-di-lavori-per-raffreddare-i-reattori-nucleari
http://www.galileonet.it/articles/4d8b179172b7ab25d1000017
http://www.ilpost.it/2011/03/25/a-fukushima-si-teme-la-rottura-di-un-reattore/

mercoledì 23 marzo 2011

TERREMOTI IN SUCCESSIONE: ESISTE QUALCHE CORRELAZIONE?

La domanda è interessante, anche se avvicinabile alle solite tinte complottiste che in casi come questi fanno incuriosire e riflettere. Analizzando in successione i terremoti verificatisi in questi ultimi anni, si nota una sequenza di date piuttosto lunga:
  • Terremoto di magnitudo 9,1 (Sumatra) il 26 dicembre 2004;
  • Terremoto di magnitudo 8,6 (Sumatra) il 28 marzo 2005;
  • Sisma di magnitudo 8,6 (Sumatra) il 12 settembre 2007;
  • Sisma di magnitudo 9,0 (Siberia) il 27 agosto 2008;
  • Terremoto di magnitudo 8,8 (Cile) il 27 febbraio 2010;
  • Sisma di magnitudo 9,1 (Giappone) l'11 marzo 2011.
Il conteggio parla chiaro, contando sei gravi terremoti in poco meno di sette anni. In aggiunta a ciò, si scriva che era da un largo numero di anni che non si registravano movimenti tellurici di grandissima entità.
Da poco tempo, invece, l'astronave Terra sembra essersi risvegliata.
La domanda, in parole povere, è la seguente: si tratta di una semplice fluttuazione statistica od esiste qualche correlazione?
A tale questione proveranno a dare risposta esperti che si riuniranno a Memphis dal 13 al 15 aprile prossimi. Tutto ciò avverrà in occasione dell'incontro annuale della società americana di sismologia.
La Storia del pianeta consegna alle cronache ed alle statistiche un'altra serie di terremoti che si verificarono tra gli anni '50 e '60 del secolo scorso. L'elenco lasciato all'albo storico è il seguente:
  • Magnitudo 8,6 (Tibet) nel 1950;
  • Magnitudo 9,0 (Kamcatka-Russia) nel 1960;
  • Magnitudo 9,5 (Cile) nel 1960;
  • Magnitudo 8,5 (Isole Curili) nel 1963;
  • Magnitudo 9,2 (Alaska) nel 1964;
  • Magnitudo 8,7 (Alaska) nel 1965.
Allora, come oggi, si veniva da un periodo nel quale terremoti con intensità maggiore di 8,5 non si erano verificati in larga quantità. Come mai terremoti così forti in così breve tempo?
Non è importante trarre conclusion affretate, in quanto mancano serie storiche precedenti al secolo XX.
Scienziati come Aldo Zollo, sismologo dell'Università Federico II di Napoli, sostengono che la ciclicità statistica dei grandi terremoti sia un'ipotesi abbastanza fondata.
Il verificarsi di questi terremoti ha un luogo comune, concentrato nell'arco dell'Oceano Pacifico. Tale zona è ritenuta la più attiva a livello geofisico di tutto il Pianeta.
Mettendo in correlazione terremoti tra loro lontani come quelli avvenuti in Cile, Giappone e Sumatra, significa che potrebbe esserci una qualche forma di influenza a grande distanza. Al momento, tuttavia, di questa supposizione non c'è alcuna conferma empirica e scientifica.
Rimane tuttavia, al 2008, uno studio promosso dal sismologo californiano Taka'aki Taira.
A detta di costui le prove scientifiche per spiegare questa grande distanza esistono tutte: nello specifico, lo studio dell'esperto avrebbe evidenziato un aumento dell'attività sismica a grande distanza in relazione al terremoto avvenuto in Indonesia nel 2004.
Cosa simile sarebbe accaduta nel 1950, quando ad accendere la miccia sarebbe stato il terremoto avvenuto ad Assam, in Tibet. Il periodo di terremoti durò, allora, oltre 15 anni.
Se venissero confermate le ipotesi precedenti, si potrebbe dire di essere giunti circa a metà del ciclo.
Rimane il beneficio del dubbio, ovviamente. Complottisti a parte.


Per saperne di più: http://www.unita.it/scienza/notizie/sei-grandi-terremoti-in-sette-anni-br-c-e-una-correlazione-1.278054

lunedì 21 marzo 2011

QUINO: "DISEGNO PER CAPIRE GLI UMANI, SIAMO NOI IL VERO PROBLEMA"

Sul numero odierno de L'Unità c'è una bellissima intervista fatto a Joaquin Salvador Lavado, in arte Quino.
Se ne riporta di seguito qualche stralcio significativo:
"[...]D: Perchè disegnare? Per comprendere il mondo o per cambiarlo?
R: Per capirlo. Penso che sia davvero difficile cambiare la natura umana. Siamo noi il vero problema. E disegno anche per liberarmi dalle mie frustrazioni, per essere più leggero.
D: Come si spiega che, quarant'anni dopo, Mafalda sia ancora così viva nelle menti e nei cuori dei suoi lettori?
R: Non avrei mai potuto immaginare che, nonostante abbia smesso di disegnarla da così tanto tempo, Mafalda potesse avere ancora tutto questo successo, essere così attuale. Allo stesso tempo è tanto triste vedere come tutto sia rimasto uguale. Anzi, se qualcosa è cambiato, è in peggio.
D: Perchè allora smettere di disegnare?
R: Dopo quasi dieci anni, non ne potevo più di dire che tutto va male, mi ero stancato. [...]
D: Non ha mai avuto desiderio di ricominciare?
R: No. Mafalda è figlia del suo tempo. Il momento storico in cui è stata creata è irripetibile: la guerra in Vietnam, Papa Giovanni XXIII, il femminismo, i Beatles, l'idea dell'immaginazione al potere. Sembrava che il mondo potesse cambiare, invece no. Mafalda chiede perchè questo, perchè quello a suo padre: sono un pò io.
Peccato però che non ci sia un padre che abbia le risposte. [...]
D: Ma torniamo al disegno. Quali sono i suoi maestri?
R: Mi piacevano molto Jean-Maurice Bosc e Chaval, grandi disegnatori degli anni Sessanta. Poi c'è Schulz che considero il "mio" maestro. Ha cambiato sia il modo di fare fumentto che la mia visione del mondo.
D: Dai Peanuts arriva allora l'ispirazione di scegliere una bambina come protagonista delle sue strisce?
R: In realtà, Mafalda nasce come testimonial della campagna pubblicitaria della Mansfield, [...]
D: Cosa pensa del cambiamento introdotto dall'era digitale, sia nella creazione che nella fruizione delle immagini e dei testi?
R: I giovani autori hanno difficoltà a pubblicare, nell'editoria come sui giornali. Tutti allora si sono buttati in internet per far conoscere il proprio lavoro: ognuno ha il suo sito, il suo blog. Personalmente, non sono mai riuscito a disegnare con un computer. Ho bisogno di sentire la carta, di usare la matita, la gomma, l'inchiostro. E il libro, a fumetti o no, lo voglio sentire tra le mie mani. [...]"

(da "L'Unità" di lunedì 21 marzo 2011)

domenica 20 marzo 2011

DALL'AMERICA POTENZIALE PERICOLO NUCLEARE? VOCI COME SEMPRE POCO CHIARE

Il conteggio della strage naturale parla di 8133 vittime e 12272 dispersi, in quel mix fatale che è stato determinato dalla fusione tra terremoto e conseguente tsunami di portata apocalittica.
Esulando dalle cause attribuibili a Madre Natura, è lecito interrogarsi sul reale numero di vittime che potranno esserci a seguito della radioattività sprigionata dalla centrale morente di Fukushima.
E' stata rilevata la presenza di iodio radioattivo in prodotti alimentari (acqua, latte e spinaci) provenienti dalla zona di Fukushima. E' stato rilevato anche rischio di nube radioattiva, che potrebbe senza limiti viaggiare liberamente sui cieli del mondo: California e coste americane sono in questi momenti poste sotto strettissima sorveglianza.
I problemi derivanti da contaminazione radioattiva hanno un impatto devastante sul lungo termine; è impossibile valutare con efficacia un fenomeno come questo a soli nove giorni dall'evento scatenante.
Il peggio potrebbe arrivare tramite morti premature, tramite malformazioni nelle generazioni future o tramite svuotamento totale dei territori ritenuti contaminati, per un tempo assolutamente imprecisato ed indetermiabile.
E' impossibile guardare con certezza assoluta al fenomeno della radioattività.
In quel di Chernobyl riecheggiano ancora ricordi terribili, ad oltre 25 anni dall'evento. Nonostante i tentativi disperati per riportare in sicurezza questi maledetti reattori, è ormai un rischio incontrollabile quello della contaminazione?
I riferimenti giapponesi valutano un raggio di rischio prossimo ai 30 km, mentre quelli americani fanno riferimento a minimo 90 km da Fukushima.
La Tepco, ovvero la società elettrica che gestisce le centrali nipponiche, ha fatto pervenire scuse ufficiali all'intero Giappone. Predata dai file di Wikileaks ed ormai schiacciata dall'evidenza dei fatti, la società ha ritenuto opportuno dare scuse formali per bocca del suo director managing Akio Komiri.
Nel mentre, a macchia d'olio riemerge il rischio nucleare in tutte quelle altre potenze e super-potenze che fanno uso dell'energia atomica. Nella sola America, il Presidente Barack Obama aveva chiesto alla Nuclear Regulatory Commission (NRC) un aggiornamento sullo stato di salute dei reattori nelle centrali nucleari interne al Paese.

I controlli hanno portato notizie non buone, come era purtroppo ampliamente prevedibile: nel dettaglio, le centrali americane avrebbero al loro interno evidenti problemi di manutenzioneerrori di progettazione e scadenti controlli di sicurezza e prevenzione.
Nel solo 2010 la stessa NRC aveva rilevato in tutto l'insieme 14 gravi falle nella sicurezza, ritenute giustamente troppe per un'industria matura come quella dell'energia nucleare.

Si delineano altri potenziali rischi, tenendo conto degli altissimi rischi di sismicità esistenti in terra americana e dell'elevato numero di centrali più vecchie di dieci anni?
Esiste la possibilità di una nuova Fukushima anche nell'altro polo tecnologico mondiale?
Le domande sono troppe, le risposte come sempre troppo poche e poco chiare.

Per saperne di più:


sabato 19 marzo 2011

A PROPOSITO DI EROI MODERNI: CITANDO CAPAREZZA





 
Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io
sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere
Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.
Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe."

venerdì 18 marzo 2011

TRA UNIVERSO E SAMURAI CONTEMPORANEI: QUANDO SCIENZA E' VITA

Così preoccupata ad interrogarsi sul modo migliore per distruggere questo povero pianeta Terra, l'umanità intera non ha ancora imparato a districarsi tra la propria mediocrità per provare a comprendere qualcosa che riesca ad andare oltre il suo naso.
Quei pochissimi (fortunatissimi, nds) addetti a farlo, trovano linfa ed ispirazione nello studio di meravigliose scienze e nellam visione di spettacoli distanti anni luce dal nostro occhio. La missione di migliorare il mondo puntando gli sguardi ai confini dello scibile scientifico è una missione stupenda:
"L'animo con il quale un uomo lavora in questo campo...somiglia a quello delle persone religiose od innamorate; la ricerca quotidiana non nasce da un'intenzione o da un programma, ma dritto dal cuore."
E' l'opinione di Albert Einstein, non certo di uno qualunque. L'uomo interessato al divulgare scienza ha sempre una qualche forma d'amore dentro sè, preso più che mai ad addentrarsi dentro una razionalizzazione del non comprendibile.
La scienza presuppone addestramento, capacità di guardare oltre ciò che appare a prima vista.
Allo stesso modo, con pochissimi strumenti a disposizione, l'essere umano è riuscito a muoversi in un terreno buio e dissestato.
Dotato di intelligenza e ragione, ha saputo comunque farsi del male costruendo una società su pilastri cadenti od ormai pericolanti. A sua totale dissomiglianza, ha cercato di analizzare e carpire i misteri dell'Universo intero.
Puntando il suo occhio sempre un pò più su, ha vissuto Storia e scienza sconvolto da tutto ciò che era infinitamente più grande di lui. Allo stesso modo, è stato esasperato da tutto ciò che era infinitamente più piccolo di lui.
Ancora similmente è stato sorpreso da tutto quello che è dentro di lui.
Grazie ad una curiosità senza possibilità di paragone, l'uomo ha saputo porsi domande solo apparentemente irrisolvibili: Per chi e perchè sono qui? Cosa vuol dire destino?  Esiste qualcosa oltre quella che sono abituato a chiamare vita? Riesco davvero ad immaginare qualcosa che vada oltre l'abitudine?
Se l'Universo è infinito, come fa ad espandersi?
E' stata proprio la sua capacità di porsi infinite domande a dargli la possibilità di avere qualche risposta meno incerta delle altre. Tra le tante vicende che sopravvivono di paradossi, l'Universo è una di quelle più stupende ed affascinanti su cui indagare.
In questo tempo di terremoti e disastri naturali, l'essere umano dovrebbe cogliere l'occasione adatta per sentirsi ancora più piccolo di ciò che realmente sia. Solamente con un velo di relatività in più potrebbe riuscire ad evitare assurdi deliri di onnipotenza. Su questo fronte, dall'astronomia emergono notizie importanti.
Smarrendo la linea sottile che fa da confine tra filosofia ed esplorazione dell'universo, il telescopio Hubble ha avuto la conferma riguardo all'espansione di quella cosa che chiamiamo Universo.
Tra buchi neri, galassie e pulsar, è stata confermata la presenza di quell'energia oscura ed ancora sconosciuta che occuperebbe il 70% dell'universo intero.
Ciò equivale a dire che abbiamo esperienza su un miserrimo 30% del totale che compone ciò che c'è attorno a noi.
I nuovi dati, raccolti e pubblicati dall'Astrophysical Journal, spazzano via alcune delle teorie ritenute alternative sulla materia oscura.
Non siamo neppure, come si pensava, immersi in una vera e propria bolla cosmica estesa per 8 miliardi di anni luce.
Di fronte a queste cifre, un uomo ed un pianeta Terra pesano veramente poco.
Scrivendo, sorge spontanea un'altra domanda: Potrebbe esistere tra la materia oscura un rimedio al nostro senso di autodistruzione?
Un pensiero particolare va, in questi momenti, ai tecnici-eroi che stanno sacrificando in Giappone le loro vite per regalare al mondo intero qualche giorno di speranza in più.
In voi umanità e scienza sono fuse alla perfezione.
Dedicato a tutti voi, samurai contemporanei.

giovedì 17 marzo 2011

VOCI NORMALI DAL PAESE CENTOCINQUANTENARIO: PUNTARE GIA' AL 18 MARZO

"C'è un aspetto della nostra vita nella collettività di cui possiamo andar fieri? Non mi pare.
Viviamo in un Paese che è morto, ormai, senza futuro e senza speranza per i nostri figli.
Dappertutto è solo un cercare di fregare il prossimo e soddisfare le proprie aspettative. Il bello è che ci lamentiamo, ma siamo noi che abbiamo contribuito affinchè ci prendessero la vita e ce la gestissero come pareva a loro: [...]
<Mamma> mi dice la mia piccola di otto anni, <tanto se non vado bene a scuola posso sempre partecipare a un quiz in televisione e vincere tanti soldi.>
E tu che ti sei dannata per anni a spiegarle e a farle capire cosa significano il sacrificio, il sudore, la gioia nel raggiungere un obiettivo dopo anni di fatica, resti senza parole. Puf!
Tutto finito, in due battute."
(Stefania)

"Certe notti la macchina e calda e fuori c'è meno dieci, e la neve attutisce i rumori del mondo e rende magica anche una strada qualunque di una qualunque grande città del nord.
Certe volte ci si sente davvero gli unici esseri viventi sulla faccia della terra, ed anche se sei a settecento chilometri da quella che hai sempre chiamato casa, il calore di un sentimento, la musica nelle casse, la persona seduta accanto a te ti fanno sentire improvvisamente viva.
E a casa.
Non sai quand'è successo, che hai smesso di pensarti come un emigrante. Non sapresti descrivere il momento in cui la precarietà in cui vivi immersa da sempre ha iniziato a colorarsi di tinte diverse, come se una radice fossi finalmente riuscita a ficcarcela, in questa terraccia dura, e da lì stessi succhiando quel pò di nutrimento che ti serviva per fiorire.
Non lo sai com'è, che anche la sponda di ghiaia continua ad andare giù, tu sei poiù salda che mai, e a tratti felice, a tratti solo indaffarata, ma sempre viva.
Certe notti la neve se ne frega, e te ne freghi anche tu: che chiamino la tua una generazione di <bamboccioni>, anche se non le hanno mai lasciato neanche lo spazio sufficiente per tirare il fiato prima di tuffarsi nella mischia; che ti chiedano sacrifici continui, mentre chi dovrebbe dare l'esempio ruba aman bassa; che niente sembri bastare mai.
Te ne freghi, ascolti la radio, pensi che c'è tempo per preoccuparsi, e per ora va bene così.
Buonanotte, Italia."
(Alice)

"Ciao, sono Deborah. Sono sorda.
E questo non mi impedisce di ascoltare con la mano. Ascolto le vibrazioni delle casse che suonano, quelle del cuore quando inizia una canzone, quelle delle lacrime di entusiasmo dei miei amici, all'apertura di un concerto.
Si sente con le orecchie, si ascolta con il cuore!
Per questo non ho paura."
(Deborah)

(da libro "Niente Paura", autori Gay-Paterlini)

Sarà meglio viversela questa Italia, senza pensarla troppo.
Sarà meglio credere che possa essere ancora possibile cambiarla.
Sarà meglio sperare che possa essere possibile invertire il detto secondo il quale si stava meglio quando si stava peggio.
Sarà forse meglio azzerare l'eterno conto alla rovescia per un nuovo inizio; sarà meglio stare vicino a questo Paese senza farlo sentire troppo vecchio ed invecchiato.
Il freddo scende, la primavera arriverà.

mercoledì 16 marzo 2011

E' ORA DI FERMARSI: RIFLETTENDO SULL'(IN)UTILITA' DEL NUCLEARE

Il 29 marzo del 1986 il giornale The Economist affermava quanto segue rispetto al nucleare: "Una centrale nucleare è sicura come una fabbrica di cioccolata."
Con il senno di poi, quasi 26 anni dopo, il mondo sta rivivendo un incubo nel quale si è gettato per volontà di potenti che non hanno in alcun modo voluto guardare al lungo termine ed alle future generazioni. In tutta Europa, dopo la tragedia che si sta consumando in Giappone, i Governi stanno mettendo in discussione le loro scelte relativamente alle politiche energetiche.
Accorgendosi di non poter più cedere a facilitarismi di sorta su un caso tragicamente importante come questo, hanno programmato progressivi stop alle centrali nucleari tecnologicamente più obsolete ed aggiornamenti relativi ai criteri di sicurezza su cui impostare l'affidabilità delle centrali già in funzione: "Si tratta di rivalutare i rischi, in particolare quelli di tsunami, attacchi terroristici, terremoti e black out."
E' questa l'opinione del Commissario UE Gunther Oettinger, al termine della riunione d'emergenza convocata a Bruxelles.
Lo stesso ha definito la situazione giapponese come "un'apocalisse, un contesto nel quale praticamente tutto è fuori controllo." Il contesto presuppone, per l'umanità intera, un fortissimo punto di svolta.
In un momento nel quale contesto sociale e necessità scientifico-fisiche DEVONO intrecciarsi, è fondamentale perseguire quella strada che rende possibile ottenere energia potendo minimizzare, al contempo, i rischi per la salute dell'intero ecosistema e dell'essere umano stesso.
Pareri simili sono emersi dalle decisioni politiche immediate della stessa Cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo la quale "il disastro giapponese è uno spartiacque nella storia della tecnologia mondiale."
In condizioni così estreme, si potrebbe scrivere che per il Giappone e per il mondo intero il peggio debba ancora venire. Pochissimi pensano a quei cinquanta tecnici che, proprio in questi momenti, stanno facendo l'impossibile per scongiurare il realizzarsi dell'apocalisse preventivata dal Commissario UE stesso: turnandosi dentro gli uffici di controllo in condizioni proibitive, stanno compiendo fatiche inimmaginabili per far raffreddare quelle maledette barre di uranio senza compromettere la solidità dei noccioli protettivi.
In Italia, invece, stiamo a discutere sulla necessità di non farci prendere dall'emotività. Come è possibile non farsi prendere dall'emotività in momenti come questi, quando il futuro sociale ed energetico del mondo intero è impietosamente deformato verso un rischio terribile di implosione?
Servirebbero rispolverare pratiche parole del grandissimo scrittore italiano Manzoni, per tematiche fragili come queste:
"Il buon senso c'era, ma stava nascosto per paura del senso comune."
Il buon senso, su situazioni come queste, dovrebbe indirizzare l'uomo verso quelle soluzioni di pace e decrescita che potrebbero caratterizzarne una nuova fase di equilibrio ambientale e sociale?
In una Terra dove sprechi e squilibri energetici sono aumentati a dismisura, la Natura sta pensando a far accadere quelle eventualità che non erano state pensate per progettare il nostro sviluppo sostenibile.
La politica, da ogni parte, è solita cavalcare e strumentalizzare con estrema facilità l'incertezza e la paura che si generano (giustamente ed inevitabilmente, nds) in situazioni come queste.

Sulle scale di rischio si balla tra indici di pericolosità prossime a 5/6 punti su 7, delineando quindi concrete probabilità di collasso.

Sono stati posti sotto scacco i sistemi di controllo e contenimento della General Electric, diffusi in altre 32 reattori in tutto il mondo. I rischi vanno spargendosi senza controllo, tra una popolazione già provata da un terremoto senza precedenti.
Se poi si volesse essere precisi, si potrebbe chiedere cosa ne sarà del futuro anche economico del Giappone, provato da un debito pubblico immenso.
Essendo crollate le borse con indici giapponesi, le autorità governative stanno predisponendo acquisti a pioggia, tramite immense immissioni di liquidità. Potrebbero esserci pericoli di nuovi tracolli per l'economia mondiale, qualora la situazione dovesse aggravarsi maggiormente?
Domande come queste, seppur poste da ignoranti, mettono in relazione quelle strettissime relazioni che si sono create in questi anni tra le più disparate branche di scienza e conoscenza umane: relazioni che sono, inevitabilmente ed evidentemente, sfuggite al controllo dell'umanità intera.
Il grande fisico Ludwig Boltzmann seppe sintetizzare appieno la fibra minima di queste infinite questioni:
"La lotta per l'esistenza è la lotta per avere energia."
E' possibile lottare per un'esistenza tranquilla e, quindi, per un'energia senza rischi per l'umanità intera?
Può essere possibile riemergere senza conseguenze dalla polveriera nella quale ci siamo calati con più di un fiammifero acceso? E' eloquente l'opinione di Gianni Silvestrini, in un'intervista al numero odierno de L'Unità.
Se ne riporta di seguito qualche stralcio significativo:
"[...]D: Il governo ha deciso un taglio netto alle rinnovabili. Eppure il settore sembrava aver messo radici?
R: Questo tipo di energie hanno subito un'accellerazione piuttosto forte negli ultimi due anni. Si è arrivati a coprire il 22,1% dei consumi elettrici complessivi italiani. [...]
D:Può (il fotovoltaico) rappresentare un'alternativa alle fonti fossili e al nucleare?
R: Sul lungo periodo direi proprio di si. Diversi studi elaborati da industrie ed Università dimostrano come entro il 2050 si potrebbe coprire l'intero fabbisogno di energia.
D: il 100% dell'intera domanda di energia del pianeta?
R: Il 100% dell'intera domanda. L'ultimo rapporto redatto dalla Commissione ambientale tedesca, uscito un paio di settimane fa, ci dice che è tecnicamente fattibile. [...]
D: A livello di rinnovabili l'Italia come è messa?
R: L'Italia è il fanalino di coda in Europa. Dall'eolico produciamo circa 5mila megawatt, mentre dal fotovoltaico circa 6. Ma non è un problema di quantità. Il fatto è che l'Italia manca nella produzione di tecnologie. La nostra industria sulle rinnovabili è carente. In Germania occupa 350mila addetti, in Italia solo fra 50 e 70mila.
D:Intanto si vira sul nucelare...
R: Un binario morto. Lo si farà solo a fronte di forti incentivi. Pagati in bolletta."
Per chi non lo sapesse, Gianni Silvestrini è direttore scientifico del Kyoto Club, associazione di oltre 90 imprese, amministrazioni locali, categorie ed enti impegnati nel Protocollo internazionale per la riduzione dei gas serra. E' inoltre Coordinatore al Politecnico di Milano del Master in Energie Rinnovabili, decentramento, Efficienza energetica.
Il nucleare come binario morto, dunque? Dalle cronache si scopre che, sicuramente è in fase terminale.
Occorre ripensare al futuro energetico e vitale del Pianeta Terra, per evitare che possa morire anche l'ambiente stesso.
Citando il rapper Tupac Shakur, anche in musica si respirano temi come questi:
"[...]Dobbiamo fare un cambiamento…/E’ ora che noi, come popolo, cominciamo a fare dei cambiamenti/Cambiamo il modo di mangiare, cambiamo il modo di vivere/E cambiamo il modo in cui ci trattiamo l’un l’altro.[...]"
(Trad. da "Changes")
Cambiare, prima che sia troppo tardi.

martedì 15 marzo 2011

"WHAT'S UP": MONTI DI SPERANZE PER UNA DESTINAZIONE



"Twenty-five years and my life is still
Trying to get up that great big hill of hope
For a destination
And I realized quickly when I knew I should
That the world was made up of this brotherhood of man
For whatever that means
And so I cry sometimes
When I'm lying in bed
Just to get it all out
What's in my head
And I am feeling a little peculiar
And so I wake in the morning
And I step outside
And I take a deep breath and I get real high
And I scream at the top of my lungs
What's going on?
And I say, hey hey hey hey
I said hey, what's going on?
ooh, ooh ooh
and I try, oh my god do I try
I try all the time, in this institution
And I pray, oh my god do I pray
I pray every single day
For a revolution
And so I cry sometimes
When I'm lying in bed
Just to get it all out
What's in my head
And I am feeling a little peculiar
And so I wake in the morning
And I step outside
And I take a deep breath and I get real high
And I scream at the top of my lungs
What's going on?
And I say, hey hey hey hey
I said hey, what's going on?
Twenty-five years and my life is still
Trying to get up that great big hill of hope

For a destination"



"Venticinque anni e la mia piccola vita
sta ancora cercando di tirare su quel grande monte di speranze
per una destinazione
e ho velocemente realizzato che quando sapevo potevo
che il mondo era fatto di questi fratelli uomini
qualsiasi cosa voglia dire
e così a volte piango
quando giaccio nel letto
solo per uscire un po da tutto questo
Cosa c'è nella mia testa
E mi sento un pò strana
E così mi sveglio la mattina
E metto il piede fuori
Prendo un respiro profondo e vado veramente in alto
E urlo al massimo delle mie possibilità
Che cosa succede?
E dico, hey hey hey hey
E dico, che cosa succede?
ooh, ooh ooh
e ci provo ,oh mio dio se ci provo
ci provo tutto il tempo, in questa istituzione
e prego, oh mio dio se prego
prego ogni singolo giorno
per una rivoluzione
e così a volte piango
quando giaccio nel letto
solo per uscire un po da tutto questo
Cosa c'è nella mia testa
E mi sento un pò strana
E così mi sveglio la mattina
E metto il piede fuori
Prendo un respiro profondo e vado veramente in alto
E urlo al massimo delle mie possibilità
Che cosa succede?
E dico, hey hey hey hey
E dico, che cosa succede?
25 anni e la mia piccola vita
sta ancora cercando di tirare su quel grande monte di speranze
per una destinazione."

lunedì 14 marzo 2011

CALAMANDREI PROFETA: QUANDO LA LARVATA DITTATURA ERA SOLO PENSIERO

 "Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali.
C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private.
Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato.
E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora.
Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.
Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare.
Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto.
Dare alle scuole private denaro pubblico."

Piero Calamandrei

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)

domenica 13 marzo 2011

"GOODBYE MALINCONIA": DESCRIVENDO IL BEL PAESE...


A Malincònia tutti nell’angolo, tutti che piangono
toccano il fondo come l’Andrea Doria
Chi lavora non tiene dimora, tutti in mutande, non quelle di Borat
La gente è sola, beve poi soffoca come John Bonham
La giunta è sorda più di Beethoven quando compone la “nona”
E pensare che per Dante questo era il “bel paese là dove ‘l sì sona”
Per pagare le spese bastava un diploma, non fare la star o l’icona
né buttarsi in politica con i curricula presi da Staller Ilona
Nemmeno il caffè sa più di caffè, ma sa di caffè di Sindona

E poi se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!
E poi se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!

Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato
Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo

Cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga
È Malincònia, terra di santi subito e sanguisuga
Il Paese del sole, in pratica oggi Paese dei raggi UVA
Non è l’impressione, la situazione è più grave di un basso tuba
E chi vuole rimanere, ma come fa?! Ha le mani legate come Andromeda!
Qua ogni rapporto si complica come quello di Washington con Teheran
Si peggiora con l’età, ti viene il broncio da Gary Coleman
Metti nella valigia la collera e scappa da Malincònia

Tanto se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!
Da qua se ne vanno tutti! Da qua se ne vanno tutti!
Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti!

Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato
Goodbye Malincònia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato

Goodbye Malincònia
Maybe tomorrow, I hope we find tomorrow
Goodbye Malincònia
Hope did we get here, how did it get this far
Goodbye Malincònia
We had it all, fools we let it slip away
Goodbye Malincònia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d’animo

Every step was out of place
and in this world we fell from grace
Looking back we lost our way
an innocent time we all betrayed
And in time can we all learn,
not to crawl away and burn
Stand up and don’t fall down
Be a king for a day,
in man we all pray!
Uuh, we all pray!"

venerdì 11 marzo 2011

SE LA TERRA SI RIBELLA, CHE SPERANZE RIMANGONO?

Onde alte fino a dieci metri, terremoto di un'intensità allucinante verificatosi a pochi chilometri dalla superficie.
Pensando ad un 9°grado della scala Richter, è pressochè impossibile farsi un'idea esatta della prepotenza di un tale evento; fenomeni come questi sono per l'astronave Terra perfettamente normali, in quanto generati da fenomeni appartenenti alla natura imprevedibile.
L'uomo può solo subirli, brandendo la fragilissima arma della tecnologia per sperare di vincere.
In Giappone in questi attimi la paura per nuove scosse di assestamento si aggiunge a quella derivata dal timore per le centrali nucleari, a fortissimo rischio di rotture o malfunzionamenti. L'emergenza si va allargando a macchia d'olio, in quanto la quantità di moto impressa dalla velocità del sisma alle masse marittime rischia di abbattersi sotto forma di onde inarrestabili sulle coste di tutte quelle terre bagnate dall'Oceano Pacifico.
Rimanendo alle ultime notizie, l'allarme è "circoscritto" ai Paesi seguenti: Russia, Filippine, Indonesia, Papua Nuova Guinea, Australia, Figi, Messico, Guatemala, El Salvador, Costa Rica, Nicaragua, Panama, Honduras, Cile, Ecuador, Colombia e Perù.
Una nave con a bordo 100 persone è stata investita da uno tsunami, milioni di famiglie sono rimaste senza elettricità.
Nonostante tutto, sembra che lo straordinario evento sia stato gestito con un'incredibile tempestività.
Il conteggio attuale parla di "soli" 400 morti; per un evento di questa portata, si tratta di un dato fortunato ma mai confortante. Si scrive di cifre imprecise, che sicuramente subiranno incrementi notevoli.
Per rendere l'idea della potenza di un evento di questo tipo, si faccia un confronto su qualcosa che l'uomo può conoscere meglio. Sprigionandosi, un terremoto libera un'immensa quantità di energia che diviene con immediatezza incontrollabile e libera di propagarsi in ogni dove.
Rimanendo fedeli al 9° grado di magnitudo registrato nelle acque vicino al Giappone, sarebbe come far esplodere una quantità di TNT prossima a circa 31,6 miliardi di tonnellate. Si tratta, dunque, di un qualcosa di tremendamente complicato da immaginare.
Al di là di calcoli matematici, se c'è un positivo da cogliere in questa esperienza, è a mio infinitesimo parere costituito dalle straordinarie possibilità date dalla tecnologia.
Progresso scientifico, discipline antisismiche e tecniche ingegneristiche d'avanguardia: sono questi gli ingredienti che possono aiutare l'uomo a sentirsi un pò meno perdente.
Grazie alla gestione dell'emergenza ed a straordinarie tecniche di prevenzione, un evento straordinario è stato gestito in una maniera incredibile. La frequenza di eventi comuni ha un indice periodico pari ad un terremoto grado 9 ogni 20 anni.
Si tratta di un terremoto epocale, di una portata immane.
Si tratta allo stesso modo di un'altra, ennesima, occasione per capire quanto l'essere umano sia piccolo e minimale rispetto al resto del mondo.
Gli effetti di un sisma di magnitudo 9 sono riassumibili, da tabelle fisico scientifiche, con le seguenti parole:

"Totale allagamento dei territori in questione o spostamento delle terre e numerosissimi morti. Pochi sopravvissuti."

Viene da piangere a pensare cosa potrebbe accadere se un evento del genere dovesse malauguratamente accadere in Italia; in un Paese disastrato dal dissesto idrogeologico, con larghissima parte di edifici non a norma e con un 70% dei Comuni coinvolti in problemi di natura territoriale, si potrebbero avere milioni di morti.
L'Italia vera dovrebbe pensare a questo, al come ovviare sul lungo termine ad emergenze così prepotenti ed imprevedibili. Fa altrettanto disperare pensare a cosa potrebbe esserne, qui, del rischio nucleare.

La natura, se casualmente sollecitata, non fa attendere la smentita sul suo stato di calma apparente.
Se l'astronave Terra si ribella, per l'uomo sono attese infinite apocalissi.

giovedì 10 marzo 2011

"LIVIN' ON A PRAYER": MUSICA, LIBERTA' E AMORE


Once upon a time
Not so long ago
Tommy used to work on the docks
Union’s been on strike
He’s down on his luck...it’s tough, so tough
Gina works the diner all day
Working for her man, she brings home her pay
For love - for love

She says we’ve got to hold on to what we’ve got
’cause it doesn’t make a difference
If we make it or not
We’ve got each other and that’s a lot
For love - we’ll give it a shot

Chorus:
Whooah, we’re half way there
Livin’ on a prayer
Take my hand and we’ll make it - I swear
Livin’ on a prayer

Tommy’s got his six string in hock
Now he’s holding in what he used
To make it talk - so tough, it’s tough
Gina dreams of running away
When she cries in the night
Tommy whispers baby it’s okay, someday
We’ve got to hold on to what we’ve got
’cause it doesn’t make a difference
If we make it or not
We’ve got each other and that’s a lot
For love - we’ll give it a shot
Chorus
We’ve got to hold on ready or not
You live for the fight when it’s all that you’ve got
Chorus."

"C’era una volta
Non molto tempo fa

Tommy era solito lavorare al porto
I sindacati sono in sciopero
non ha molta fortuna...è difficile, così difficile
Gina lavora alla tavola calda tutto il giorno
lavorando per il suo uomo, porta a casa la sua paga
per amore – per amore

Lei dice “dobbiamo aggrapparci a ciò che abbiamo
perché non fa differenza
se ce la facciamo o no
abbiamo l’un l’altro e questo è molto
per amore – avremo un’opportunità”

Whooah, siamo a metà strada
vivendo di una preghiera
prendimi la mano e ce la faremo – lo giuro
Vivendo di una preghiera

Tommy ha dato in pegno la sua chitarra
Ora sta reprimendo ciò che utilizzava
per farla parlare – così difficile, è difficile
Gina sogna di scappare
quando la notte piange
Tommy sussurra tesoro andrà tutto bene, un giorno

dobbiamo aggrapparci a ciò che abbiamo
perché non fa differenza
se ce la facciamo o no
abbiamo l’un l’altro e questo è molto
per amore – avremo un’opportunità”

Non dobbiamo mollare pronti o no
Si vive per lottare quando è tutto ciò che si ha."

mercoledì 9 marzo 2011

TRA DECRETI ED ENERGIE RINNOVABILI: SALUTANDO IL FUTURO

Le deliberazioni prese da Ministeri come quello dello Sviluppo Economico dovrebbero, a rigor di logica, gettare uno sguardo su politiche pensate per anticipare il futuro. Mai si vorrebbero leggere, invece, disegni di legge volti ad allontanarlo a gran giornate.
Nonostante tutto, in questa storta Italia si procede contrariamente alla logica. Le scelte per disegnare il Paese che verrà devono, con estremo rigore e competenza, passare attraverso la delicata questione delle tematiche energetiche.
Giunta al 2011, servirebbe all'Italia intera una politica energetica a basso costo, fatta di idee capaci di sfruttare appieno ciò che produce energia senza essere dannoso e nocivo.
Anzichè investire sul nucleare (fatto forse per compensare la fetta di debito pubblico acquistato dalla Francia??, nds), sarebbe preferibile adoperarsi per disciplinarsi riguardo a quelle fonti energetiche che senza sosta e senza pericoli nascono dal pianeta Terra e per il pianeta Terra stesso?
Un esempio concreto è costituito, in dettaglio, dal fotovoltaico. Collegato all'inarrestabile luce solare, la tecnologia fotovoltaica permetterebbe di produrre elettricità in pressochè assoluta sicurezza.
Dovendo rastrellare il fondo del barile per trovare risorse utili a ritardare il default totale, si è disposti ad arrivare a minare qulla visione sul lungo termine che dovrebbe essere, sempre a rigor di logica, perno essenziale del fare buona politica. In questo senso, il Decreto promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico di recente e firmato giusto ieri dal Presidente Napolitano mette, teoricamente, in ginocchio il settore delle energie rinnovabili.
Chiamato decreto ammazzarinnovabili, getta numerose ombre su quelli che dovrebbero essere i punti cardine su cui creare futuro e sostenibilità.
In dettaglio, sono fortemente messi in dubbio punti essenziali per le politiche fotovoltaiche. Stando alle parole di Valerio Natalizia, Presidente del GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, nds), le questioni su cui fare luce sono moltissime:
"[...]Tra gli ulteriori punti critici inerenti il Decreto appena emanato mi preme evidenziare con forza il blocco immediato degli ordinativi delle aziende (stimabili in oltre 8 miliardi di euro), il blocco dei contratti in corso (per un valore di circa 20 miliardi di euro) già sospesi e per i quali le aziende dovranno procedere comunque al pagamento dei fornitori, senza ottenere il finanziamento previsto dagli istituti di credito che hanno tempestivamente annullato le delibere di finanziamento, ed infine il fermo degli investitori sia nazionali che internazionali, che ora attendono la pubblicazione del nuovo sistema incentivante. [...]"
Il sistema tariffario dovrebbe, inoltre, essere disponibile dal 31 maggio prossimo.
L'altro punto di rischio converge sull'articolo 23, comma 1 lett. d) della bozza di Decreto Legislativo presentata.
Guardando al contenuto, si ha che:
"[...] decorrere dal 1 gennaio 2014 viene abrogato il conto energia. Nel caso di raggiungimento anticipato dell’obiettivo specifico per il solare fotovoltaico, fissato a 8.000 MW per il 2020 è sospesa l’assegnazione di incentivi per ulteriori produzioni da solare fotovoltaico fino alla determinazione, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del mare, sentita la Conferenza unificata, di nuovi obiettivi programmatici e delle modalità di perseguimento. [...]"
Stop programmato ad incentivi essenziali per programmare un futuro migliore, dunque?
Il mondo degli interessati è in trepidazione, anche da quando è arrivata di recente una nota chiarificatrice dal Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani:
"[...]Venerdì 11 marzo incontrerò tutti gli operatori del settore, e massimo nel giro di un paio di settimane daremo certezze al settore. E tra gli operatori chiamati in causa ci saranno anche le banche, attori del settore garantendo finanziamenti ai produttori la cui tenuta, pero’, e’ legata al livello dell’incentivo. Lo scopo è che produttori "nostri", e non solo fondi americani, possano investire. Cio’ detto, l’importante è che al 30 maggio si sia collegati alla rete e si produca.[...]"
Sono stati preventivati, comunque, ricorsi ai Tar ed alle autorità competenti in materia. Di pari passo alla svendita del futuro, stanno marciando per impedire un'attuazione pratica del miglioramento sostenibile?
Si riportano le parole di esperti nel campo:
"Se viene a mancare la certezza dell’incentivo diventa più difficile continuare a sostenere le famiglie che vogliono installare un impianto fotovoltaico e continuare a dar credito alle imprese che lavorano nel settore.
Eticredito per propria mission continuerà a sostenere e favorire il settore delle rinnovabili, ma sicuramente il clima di incertezza che si respira in questi giorni rappresenta un duro colpo per lo sviluppo del fotovoltaico in Italia."
(Massimo Manduchi , digente banca Eticredito)
"Perché nessuno dice la verità?
Perché noi dobbiamo pagare gli scarti del petrolio con una cassa (A3) che dovrebbe renderci indipendenti dallo stesso?
Care banche e cari petrolieri avete per l’ennesima volta distrutto un’iniziativa nobile proficua e fonte di lavoro per molti italiani, grazie da parte di tutti noi operatori e contribuenti e un grazie anche a questo governo che vuol cambiare le ‘regole durante il gioco’, gli elettori spero vi siano riconoscenti per la vostra accondiscendenza con i ‘soliti amici’, ma noi non staremo zitti, questa volta."
(Luca Fermo, Responsabile produttori Assosolare)
E' forse meglio che qualcuno continui a pensare alla bellezza del Sole come esclusiva fonte per abbronzarsi in assolate giornate estive? Si attendono conferme, approfondimenti o smentite.
Per saperne di più:
http://qualenergia.it/articoli/20110301-la-bozza-del-decreto-ammazza-rinnovabili

http://qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/Bozza_Decreto_Romani_28-febbraio_2011.pdf

http://www.ecoblog.it/post/12212/decreto-rinnovabili-romani-promette-tra-due-settimane-gli-incentivi

http://www.ecoblog.it/post/12208/decreto-ammazza-rinnovabili-gli-operatori-faranno-ricorso-ai-tar


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