Sul numero odierno de L'Unità c'è una bellissima intervista fatto a Joaquin Salvador Lavado, in arte Quino.
Se ne riporta di seguito qualche stralcio significativo:
"[...]D: Perchè disegnare? Per comprendere il mondo o per cambiarlo?
R: Per capirlo. Penso che sia davvero difficile cambiare la natura umana. Siamo noi il vero problema. E disegno anche per liberarmi dalle mie frustrazioni, per essere più leggero.
D: Come si spiega che, quarant'anni dopo, Mafalda sia ancora così viva nelle menti e nei cuori dei suoi lettori?
R: Non avrei mai potuto immaginare che, nonostante abbia smesso di disegnarla da così tanto tempo, Mafalda potesse avere ancora tutto questo successo, essere così attuale. Allo stesso tempo è tanto triste vedere come tutto sia rimasto uguale. Anzi, se qualcosa è cambiato, è in peggio.
D: Perchè allora smettere di disegnare?
R: Dopo quasi dieci anni, non ne potevo più di dire che tutto va male, mi ero stancato. [...]
D: Non ha mai avuto desiderio di ricominciare?
R: No. Mafalda è figlia del suo tempo. Il momento storico in cui è stata creata è irripetibile: la guerra in Vietnam, Papa Giovanni XXIII, il femminismo, i Beatles, l'idea dell'immaginazione al potere. Sembrava che il mondo potesse cambiare, invece no. Mafalda chiede perchè questo, perchè quello a suo padre: sono un pò io.
Peccato però che non ci sia un padre che abbia le risposte. [...]
D: Ma torniamo al disegno. Quali sono i suoi maestri?
R: Mi piacevano molto Jean-Maurice Bosc e Chaval, grandi disegnatori degli anni Sessanta. Poi c'è Schulz che considero il "mio" maestro. Ha cambiato sia il modo di fare fumentto che la mia visione del mondo.
D: Dai Peanuts arriva allora l'ispirazione di scegliere una bambina come protagonista delle sue strisce?
R: In realtà, Mafalda nasce come testimonial della campagna pubblicitaria della Mansfield, [...]
D: Cosa pensa del cambiamento introdotto dall'era digitale, sia nella creazione che nella fruizione delle immagini e dei testi?
R: I giovani autori hanno difficoltà a pubblicare, nell'editoria come sui giornali. Tutti allora si sono buttati in internet per far conoscere il proprio lavoro: ognuno ha il suo sito, il suo blog. Personalmente, non sono mai riuscito a disegnare con un computer. Ho bisogno di sentire la carta, di usare la matita, la gomma, l'inchiostro. E il libro, a fumetti o no, lo voglio sentire tra le mie mani. [...]"
(da "L'Unità" di lunedì 21 marzo 2011)
Se ne riporta di seguito qualche stralcio significativo:
"[...]D: Perchè disegnare? Per comprendere il mondo o per cambiarlo?
R: Per capirlo. Penso che sia davvero difficile cambiare la natura umana. Siamo noi il vero problema. E disegno anche per liberarmi dalle mie frustrazioni, per essere più leggero.
D: Come si spiega che, quarant'anni dopo, Mafalda sia ancora così viva nelle menti e nei cuori dei suoi lettori?
R: Non avrei mai potuto immaginare che, nonostante abbia smesso di disegnarla da così tanto tempo, Mafalda potesse avere ancora tutto questo successo, essere così attuale. Allo stesso tempo è tanto triste vedere come tutto sia rimasto uguale. Anzi, se qualcosa è cambiato, è in peggio.
D: Perchè allora smettere di disegnare?
R: Dopo quasi dieci anni, non ne potevo più di dire che tutto va male, mi ero stancato. [...]
D: Non ha mai avuto desiderio di ricominciare?
R: No. Mafalda è figlia del suo tempo. Il momento storico in cui è stata creata è irripetibile: la guerra in Vietnam, Papa Giovanni XXIII, il femminismo, i Beatles, l'idea dell'immaginazione al potere. Sembrava che il mondo potesse cambiare, invece no. Mafalda chiede perchè questo, perchè quello a suo padre: sono un pò io.
Peccato però che non ci sia un padre che abbia le risposte. [...]
D: Ma torniamo al disegno. Quali sono i suoi maestri?
R: Mi piacevano molto Jean-Maurice Bosc e Chaval, grandi disegnatori degli anni Sessanta. Poi c'è Schulz che considero il "mio" maestro. Ha cambiato sia il modo di fare fumentto che la mia visione del mondo.
D: Dai Peanuts arriva allora l'ispirazione di scegliere una bambina come protagonista delle sue strisce?
R: In realtà, Mafalda nasce come testimonial della campagna pubblicitaria della Mansfield, [...]
D: Cosa pensa del cambiamento introdotto dall'era digitale, sia nella creazione che nella fruizione delle immagini e dei testi?
R: I giovani autori hanno difficoltà a pubblicare, nell'editoria come sui giornali. Tutti allora si sono buttati in internet per far conoscere il proprio lavoro: ognuno ha il suo sito, il suo blog. Personalmente, non sono mai riuscito a disegnare con un computer. Ho bisogno di sentire la carta, di usare la matita, la gomma, l'inchiostro. E il libro, a fumetti o no, lo voglio sentire tra le mie mani. [...]"
(da "L'Unità" di lunedì 21 marzo 2011)
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