Quale è il rischio più grande di una società dove finisca per
perpetuarsi senza sosta e/o radicarsi definitivamente una crisi che imponga
tempi dell'economia largamente differente da tempi delle vite dei singoli
esseri umani e componenti di una società? A questa domanda è possibile
rispondere provando ad analizzare quali conseguenze possano originarsi in
futuro dal prolungarsi di una crisi che, al netto delle motivazioni
strutturali, sembra avere una serie di profonde ragioni anche strumental(izzabil)i
e fossilizzate.
Quali dovrebbero essere i compiti di una politica degna di essere
chiamata tale e di una tecnica capace di tradurre le volontà ed i bisogni in
provvedimenti efficaci e vincolanti per l'inaugurazione di una svolta?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro
"La trappola dell'austerity - Perchè l'ideologia del rigore blocca la
ripresa" scritto da Federico Rampini ed edito da iLibra -
Editori Laterza e LaRepubblica.
Le conseguenze di un'economia ancora bloccata sono tutte
definibili in una frase dal contesto cupo presente nella medesima opera in
questione:
"[...] L'errore tragico dell'austerity, se dovesse
rimanere senza correttivi e ripensamenti profondi, sarà un fattore determinante
nel 'bruciare' un'intera generazione di giovani europei, le loro aspirazioni,
le loro potenzialità.
E' una responsabilità enorme, di cui bisognerà chieder
conto a chi queste scelte ha fatto, o non ha saputo contrastare."
Il contesto europeo rischia di trasformarsi, a conti fatti, in un
incendio senza ritorno di competenze e generazioni perdute. Quanti erano stati
identificati dalla cantante Tracy Chapman sotto l'etichetta di "poor
people" in una canzone senza tempo, rischiano oggi più che mai di
arrivare a "bussare" violentemente alle porte di un mondo che
sembra davvero rischiare di cancellare esistenze ed annullare prospettive
esistenziali.
Il rischio è troppo grande per non poter neppure essere valutato o
quantomeno esaminato in tutta la sua prepotenza:
"[...]Dall'America all'Asia, è un susseguirsi di buone
notizie. Un mondo intero è in crescita, anche se gli europei fanno fatica ad
accorgersene. Un mondo che ha voltato pagina rispetto alla crisi, anche perchè
ha adottato terapie economiche diametralmente opposte a quelle
dell'eurozona.
Situazione diverse tra loro [...] unite da un tratto
comune: ripresa manifatturiera, esportazioni che tirano, occupazione in
aumento. E dietro questi segnali positivi c'è un armamentario di strumenti che
va dagli investimenti pubblici alle politiche monetarie delle banche
centrali.
Casi da manuale, all'opposto di quel che sta facendo il
Vecchio Continente, unico buco nero nella ripresa globale. [...]Tutti gli ingredienti che
hanno aiutato la ripresa americana, cinese, giapponese e sudcoreana sono
assenti nelle politiche dell'eurozona. Gli investimenti pubblici sono bloccati
dall'interpretazione rigida dei parametri di Maastricht [...].
La politica monetaria della Bce ha prodotto finora una
sopravvalutazione del cambio, deleteria per gli esportatori. [...]
Gli aiuti della Bce alle banche, forniti direttamente
attraverso crediti di favore, restano nelle mani degli istituti di credito e
non defluiscono verso l'economia reale. [...]
La parabola del pensiero unico neoliberista sta volgendo al
termine, e la sua fine consuma anche l'ideologia dell'austerity. Eppure
l'austerity ha cercato di accreditarsi [...] come l'antidoto agli eccessi del
liberismo. Meglio ancora: una forma di catarsi, di espiazione.
E' un aspetto importante, che spiega la pervicacia della
Germania nell'applicare e imporre al resto d'Europa ricette disastrose che
hanno prolungato la recessione.
Spiega anche perchè interi pezzi dell'establishment europeo
siano stati soggiogati dall'austerity fino ad accettarla come verità suprema. [...]
Lo sviluppo riparte solo se il potere d'acquisto viene
diffuso nei ceti più numerosi, classi lavoratrici e ceto medio, la cui
sofferenza è la prova del fallimento storico delle politiche gemelle.
Austerity e neoliberismo affondano abbracciati insieme.[...]"
Qualora affondassero abbracciati, purtroppo, rischierebbero di
tirarsi dietro anche generazioni intere e popolazioni sterminate. Alla luce di
tutte queste considerazioni, è lecito domandarsi da quali spunti sia opportuno
partire per provare a tracciare una qualsivoglia forma di visione differente.
Dovendo (ri)costruire un universo socio-economico nei fatti
smantellato e devastato, è più che mai necessario ed urgente provare ad
imparare qualcosa di concreto attingendo dai molti sbagli commessi in passato:
le misure anti-recessive devono essere progettate e pensate prendendo spunto
realmente costruttivo dai drammi laceranti fino ad oggi commessi. E'
impossibile attendere o posticipare ulteriormente prese di coscienza e svolte
radicali, in questi momenti di estrema urgenza.
"[...] Oggi la profondità della crisi imporrebbe
un'azione [...]. Abbiamo bisogno di riscrivere non solo le
regole della finanza, ma anche quelle degli scambi globali, e di rifondare un
patto sociale gravemente indebolito da decenni di allargamento delle
disuguaglianze. [...]"
La necessità di ridefinire un nuovo sistema di regole presuppone
la possibilità estrema di partire dall'obbligo di imporre ristrette
regolamentazioni attorno a (pur)troppo evidenti squilibri ad oggi non
più ignorabili. Riscrivere un mondo dovrebbe equivalere, nei fatti, a stabilire
in primo luogo nuovi "binari" entro cui far viaggiare il
"treno" socio-economico degli eventi:
"[...] E' l'11 aprile 201 quando il Fondo Monetario
Internazionale pubblica il suo rapporto che descrive un 'mondo a tre velocità'.
Quella europea è l'ultima. [...] Da qui comincia il viaggio
nelle divergenti terapie per la ripresa economica.
Perchè lo spread italiano è anche la conseguenza di eventi
accaduti dalla parte opposta del pianeta [...]"
La morsa dell'austerity ridefinisce anche un universo di
complicazioni a cui è stata costretta l'Italia intera, da troppo tempo a questa
parte, senza apparenti soluzioni concrete od almeno concretamente
valutabili.
Succede così di leggere frammenti di un'intervista fatta a Joseph
Stiglitz, nella quale l'opinione nei confronti del nostro Paese risulta essere
fin troppo chiara e tendente al negativo:
"[...] L'Italia è vittima di un fallimento
dell'austerity europea, state pagando un prezzo più elevato della Grande
Depressione, le vostre iprese sono penalizzate a tutto vantaggio di quelle
tedesche. [...]
L'eurozona deve cambiare le sue politiche di
austerity.
Perchè l'euro funzioni occorrono una vera unione bancaria
con regole comuni, un'assicurazione unica peri depositi dei risparmiatori, una
vigilanza europea; poi ci vuole la vera unione fiscale, l'emissione di
eurobond. Il sistema attuale è instabile, incompiuto. [...]
[L'austerity] è come la medicina medievale che pretendeva
di curare i malati a furia di salassi, togliendogli sempre più sangue. questa
gente seleziona solo le informazioni che conferma le loro idee
preconcette. L'austerity non funziona neppure per l'obiettivo che si
prefigge, di ridurre il debito pubblico. Se non abbiamo la capacità di
trarre le lezioni da questa crisi [...] temo che saremo
condannati ad un'ulteriore ricaduta. [...]"
La necessità di trarre lezioni adeguate da questa crisi non
dovrebbe prescindere dall'obiettivo di ragionare sulla fattibilità
dell'applicazione di nuove teorie economiche:
"[...] dall'America una nuova teoria s'impone
all'attenzione.
Si chiama Modern Monetary Theory [...]. Ha la certezza di
poter trainare l'Occidente fori da questa crisi. A patto che i Governi si
liberino di ideologie vetuste, inadeguate e distruttive. [...] E'
un attacco frontale all'ortodossia vigente. Sfida l'ideologia imperante in Europa,
che i 'rivoluzionari' della Mmt considerano alla stregua di un vero
oscurantismo. Per loro l'austerity imposta dalla Germania non è soltanto
sbagliata nei tempi [...] ma è concettualmente assurda. Un
semplice esercizio mette a nudo quanto ci sia di 'religioso' nella cosiddetta
saggezza convenzionale degli economisti.
Qualcuno ha provato a interrogare i tecnocrati [...] per capire da quali Tavole
della Legge abbiano tratto alcuni numeri 'magici'. Perchè il deficit pubblico
nel Trattato di Maastricht non doveva superare il 3% del Pil? Perchè nel
nuovo patto fiscale dell'eurozona lo stesso [...] è stato
ridotto allo 0,5% del Pil?Chi ha stabilito che il debito pubblico totale
diventa insostenibile sopra una soglia del 60% oppure [...] del
90% del Pil?Quali prove empiriche stanno dietro l'imposizione di questa cabala
di cifre? Le risposte dei tecnocrati sono evasive, o confuse.
La Teoria Monetaria Moderna fa a pezzi questa
bardatura di vincoli calati dall'alto, la considera ciarpame ideologico. [...]"
Alla luce di queste considerazioni, pertanto, non è blasfemia
affermare che i cardini pratici dell'austerità possano essere largamente
modificabili, discutibili o rivedibili. Gli esiti di questa mancata scelta sono
(purtroppo) sotto gli occhi e le sensibilità di tutti. Quale ulteriore
lezione è possibile imparare, in termini pratici e definitivi?
"[...] Certo che una famiglia non deve fare debiti
che non potrà restituire.
Ma questa regola non vale affatto per una nazione, che ha
due prerogative esclusive: può stampar moneta [...] e riscuotere imposte. John Maynard
Keynes insegnò che da una depressione si esce solo se la domanda pubblica si
sostituisce alla [...] domanda privata. E quella lezione resta
valida tuttora. [...]"
I contro-esempi di politiche e pensiero economico coltivabili in
un momento di tremenda crisi come questo continuano ad essere chiari, espliciti
e chiaramente definibili: dal lavoro "operaio" del 28enne Herndon,
capace di smontare teorie economiche apparentemente invalicabili grazie ad un
errore rintracciato su foglio Excel, al quantitative easing attuato
dal passato banchiere centrale della Fed, Ben Bernanke.
La possibilità di descrivere una nuova rotta passa,
inevitabilmente ed oggettivamente, dalla necessità estrema di ridiscutere o
ridefinire quelli che da inossidabili punti di vista rischiano di trasformarsi
in sordi e lontani stereotipi dall'indubbia negatività: è possibile tracciare
nuovi margini di discussione, individuando rinnovati punti di forza su fronti
fino ad oggi non adeguatamente battuti?
E' urgente rispondere a questa e molt(issim)e altre
domande, facendo leva su capisaldi fondamentali da dover ribaltare
completamente: dal rating ingiustamente imperante alle nazioni ancora definite
come emergenti ma già economicamente superiori, da un nuovo "patto"
socio-economico da restaurare ad una nuova mappatura del mondo nella quale
poter ridefinire obiettivi e priorità da inseguire.
"[...] Il mondo è pieno di nazioni che hanno saputo
'svoltare', hanno reagito a decenni o perfino secoli di un declino che sembrava
irreversibile [...] abbiamo formidabili esempi di popoli e
classi dirigenti che hanno sconfitto la forza d'inerzia, hanno saputo imprimere
un corso diverso alla propria storia.
A noi l'opzione, a noi decidere quale modello considerare
il nostro. E' molto più di una scelta. [...]"
Servirà fuggire dalla "foresta pietrificata" attualmente
imperante, promuovendo azioni finalizzate alla definizione di un consistente
ripensamento in ottica continentale (prima e mondiale poi) delle teorie
economico-finanziarie da promulgare nuovamente. Serve informarsi,
concentrandosi su fatti concreti e molto meno su parole vuote e desolatamente
prive di numeri e dati reali.
Si impongono all'attenzione collettiva provvedimenti urgenti ed
urgentemente necessari da realizzare.
La società in sfacelo non può più (permettersi di)
attendere.
Fonte citazioni: "La trappola dell'austerity - Perchè
l'ideologia del rigore blocca la ripresa", F.Rampini, iLibra
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