Nei deliri di onnipotenza l'essere umano ha, nei secoli, distrutto tutto ciò che di più positivo e splendido aveva messo a disposizione l'astronave Terra.
A causa di piccoli "smottamenti" nella volontà del pianeta siamo, per fortuna o purtroppo, costretti a rivedere ogni nostro piano e qualunque nostro, possibile, destino.
Perdutamente celati dietro a problemi di dubbia validità lasciamo che la politica si spartisca onere il più delle volte senza nè onore nè merito alcuno, lasciamo che continui ed aberranti errori di percorso vengano compiuti nei confronti di un pianeta che ci ospita, fino ad ora senza chiedere nulla di particolarmente grave in cambio. Nel suo passaggio, ancora infinitesimale, quaggiù l'essere umano si è davvero mai chiesto quale sia il prezzo da pagare per aver sottomesso la forza immensa che governa l'Universo intero?
Convinto di essere onnipotente ed onnipresente, molto probabilmente no.
Allargando il suo punto di vista potrebbe forse trovarsi a condividere l'opinione di Joan Vinge:
"L'indifferenza è la massima forza dell'Universo. Rende insignificante tutto ciò che tocca."
Guardando alla realtà da un differente sistema di riferimento si può acquisire un altro punto di vista, per l'appunto relativo rispetto a tutto ciò che potevamo fino a poco tempo prima pensare.
Sottomettiamo popolazioni e facciamo guerre per uccidere e possedere petrolio quando basta solo un vulcano islandese eruttante a fermare tutte le nostre linee aeroportuali per molti giorni.
Riusciamo "miracolosamente" ad incrementare sempre più il debito dei Paesi Poveri, quando facciamo fatica a controllare il sistema capitalistico, in questi anni degenerato, che impietoso si abbatte sempre sulle spalle dei più indigenti.
Permettiamo che si allarghino le forbici delle disparità sociali, delle differenze culturali e delle sottomissioni morali, non riuscendo a capire appieno tutto ciò che, nel nostro infinitamente piccolo, vorrebbe dire avere consapevolezza di essere uomini.
Crederci esseri unici in un mondo unico ed unicamente popolato non serve a nulla, fintanto che non ci solletica nella testa la "sbalorditiva" idea espressa tempo fa da Andrew Chaikin:
"Prima o poi, quasi a tutti passa per la mente la fantasia irresistibile, sbalorditiva: e se tutto quello che conosciamo, l'intero nostro universo, fosse soltanto un granello di polvere sulla spalla di qualcun altro?"
Siamo, non troppo incredibilmente, figli di una mancanza di relatività impressionante.
Basta una bolla di metano di troppo in superficie per causare la più grande tragedia ambientale di ogni tempo, figlia forse di un pozzo di trivellazione dimensionato male o sottovalutato nella sua pericolosità.
Essere umani equivale ad essere predatori del nostro stesso futuro e del destino del mondo intero?
Meglio rifletterci, pensarci e penarci sopra.
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sabato 8 maggio 2010
ESSERE UMANO, TERRA ED INDIFFERENZA: TUTTO CIO' CHE PUO' SCONVOLGERCI DAVVERO
Nei deliri di onnipotenza l'essere umano ha, nei secoli, distrutto tutto ciò che di più positivo e splendido aveva messo a disposizione l'astronave Terra.
A causa di piccoli "smottamenti" nella volontà del pianeta siamo, per fortuna o purtroppo, costretti a rivedere ogni nostro piano e qualunque nostro, possibile, destino.
Perdutamente celati dietro a problemi di dubbia validità lasciamo che la politica si spartisca onere il più delle volte senza nè onore nè merito alcuno, lasciamo che continui ed aberranti errori di percorso vengano compiuti nei confronti di un pianeta che ci ospita, fino ad ora senza chiedere nulla di particolarmente grave in cambio. Nel suo passaggio, ancora infinitesimale, quaggiù l'essere umano si è davvero mai chiesto quale sia il prezzo da pagare per aver sottomesso la forza immensa che governa l'Universo intero?
Convinto di essere onnipotente ed onnipresente, molto probabilmente no.
Allargando il suo punto di vista potrebbe forse trovarsi a condividere l'opinione di Joan Vinge:
"L'indifferenza è la massima forza dell'Universo. Rende insignificante tutto ciò che tocca."
Guardando alla realtà da un differente sistema di riferimento si può acquisire un altro punto di vista, per l'appunto relativo rispetto a tutto ciò che potevamo fino a poco tempo prima pensare.
Sottomettiamo popolazioni e facciamo guerre per uccidere e possedere petrolio quando basta solo un vulcano islandese eruttante a fermare tutte le nostre linee aeroportuali per molti giorni.
Riusciamo "miracolosamente" ad incrementare sempre più il debito dei Paesi Poveri, quando facciamo fatica a controllare il sistema capitalistico, in questi anni degenerato, che impietoso si abbatte sempre sulle spalle dei più indigenti.
Permettiamo che si allarghino le forbici delle disparità sociali, delle differenze culturali e delle sottomissioni morali, non riuscendo a capire appieno tutto ciò che, nel nostro infinitamente piccolo, vorrebbe dire avere consapevolezza di essere uomini.
Crederci esseri unici in un mondo unico ed unicamente popolato non serve a nulla, fintanto che non ci solletica nella testa la "sbalorditiva" idea espressa tempo fa da Andrew Chaikin:
"Prima o poi, quasi a tutti passa per la mente la fantasia irresistibile, sbalorditiva: e se tutto quello che conosciamo, l'intero nostro universo, fosse soltanto un granello di polvere sulla spalla di qualcun altro?"
Siamo, non troppo incredibilmente, figli di una mancanza di relatività impressionante.
Basta una bolla di metano di troppo in superficie per causare la più grande tragedia ambientale di ogni tempo, figlia forse di un pozzo di trivellazione dimensionato male o sottovalutato nella sua pericolosità.
Essere umani equivale ad essere predatori del nostro stesso futuro e del destino del mondo intero?
Meglio rifletterci, pensarci e penarci sopra.
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