martedì 18 maggio 2010

INTERNAZIONALE E CAMPIONATO: A BOCCE FERME, QUALCHE RIFLESSIONE...

La serie A è, non troppo silenziosamente, terminata. Il campionato è finito, con la quinta vittoria di fila della solita squadra che assieme ad altre due/tre si gioca ogni anno gli onori della cronaca. Gli oneri, purtroppo, rimangono ad altri. Rimangono alle squadre retrocesse, a quelle che hanno lottato fino all'ultimo per farcela ed a quelle che mai potranno vedere neppure la parte sinistra della classifica. Salutano la gloria della ribalta Livorno, Siena ed Atalanta. Saranno prossime ad una futura serie B che, purtroppo, quasi nulla farà entrare nelle tasche delle "povere" società. E' stato il campionato dei giocatori strapagati, dei "tituli" monopolizzati e delle proteste accese della domenica e del lunedì sera. E' stato l'ennesimo campionato di conferma di una metafora Italia-calcio mai più azzeccata di oggi. E' stato il campionato dei giovani mancati, delle vecchie bandiere definitivamente sparite e del razzismo che mai sparisce dal campo. E' stato il campionato di Balotelli, della mancata convocazione di Cassano, degli ultimi lampi di classe di Totti. E' stato il campionato di Ranieri, è stato il campionato della grande coerenza e lealtà del Leonardo milanista. E' stato un campionato che, come tanti altri, non ha smentito in alcun modo i pronostici. Sono lontanissimi i tempi nei quali un Verona sconosciuto poteva puntare allo scudetto. E' stato il campionato di Antonio Di Natale e dei suoi 29 gol, è stato il campionato delle battaglie fuori dal campo del grandissimo Clarence Seedorf. E' stato un campionato che ha avuto qualche nota positiva ma moltissimi coni d'ombra. Ci sono state moltissime partite, diluite in 38 giornate, divise fra stipendi pagati in ritardo e tribolazioni societarie. Qualcuna di loro, soprattutto alla fine, è stata biscottata. Qualcuna di loro, purtroppo, è stata teatro di fenomeni indegni per poter essere menzionati. Quasi tutte, però, sono state riflesso della condizione di questo Paese. Il Presidente del Milan Berlusconi contestato dai tifosi coincide con un crollo dei consensi del governo e del Pdl. Ragionare secondo logica potrebbe indurre a pensare che tutta Italia sia milanista. Meglio non pensarci. E' stato il campionato dove il Bologna ha vissuto le ennesime ombre moggiane, è stato il campionato dove le tribune calcistiche infiammano molto di più di quelle politiche. I tifosi si muovono per contestare squadre agli allenamenti ma non muovono nulla per contestare chi dovrebbe amministrare il bene pubblico ed invece si fa, puntualmente, gli affari suoi. Il calcio muove e mobilita, il malessere italiano molto meno. Tutti questi sono fenomeni che, a partire dallo sport, non sono sottovalutabili. Su tutto e tutti, è stato il campionato di Mourinho. Allenatore, attore e comunicatore senza precedenti, ha saputo con un ego sterminato spezzare l'Italia. Amato ed odiato, ha saputo vincere e convincere. Da qualsiasi punto lo si guardi è una persona particolare. Odiando, a giusta ragione, il sistema italiano ha saputo in questi due anni scavare e disegnare un nuovo panorama calcistico nel quale far sfogare decine di giornalisti sportivi assetati di colpe e scoop. Ha fatto gesti di manette, ha preso squalifiche, ha fatto irritare un paese intero. Nonostante tutto una larga parte dell'Italia non solo calcistica si è innamorata di lui. E' voluto venire qui, ha voluto osare e probabilmente, se tutto andrà per il meglio, vincerà ancora qualcosa. Cresciuto calcisticamente nel Porto, se ne andò da re dispensando una delle sue prime perle-provocazioni: "Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bella poltrona blu, la Coppa dei Campioni, Dio e dopo di lui io." Dotato di un ego sterminato e di un'intelligenza e capacità comunicative incredibili ha rappresentato, comunque, un valore aggiunto per tutto il Paese. Nonostante tutto, giustamente, quasi certamente se ne andrà. E' stato un campionato controverso, particolare ed indeterminato. La sola cosa certa è un Bologna, salvo, al diciassettesimo posto. Meglio che niente.

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