giovedì 20 maggio 2010

FRA SIGNIFICATI, TECNOLOGIA ED ANIMA: QUANDO L'UOMO PUO' DISPERARSI

E' forse, da un pò di tempo, smessa la ricerca dei significati da parte dell'essere umano. Muovendosi contrariamente alle sue inclinazioni istintive l'uomo non è più riuscito ad abbracciare quella sua, naturale, vocazione alla curiosità. E' diventato sordo nell'ascoltare gli stimoli esterni, è diventato incapace di sforzarsi appieno nel cercare di comprendere l'inconcepibile. Ha svilito, nei fatti, la necessaria ricerca di "virtute e conoscenza" dell'Ulisse dantesco. Nei suoi secoli quaggiù ha perso molto, forse troppo tempo dietro a cose futili ed inutili. Ha fatto diventare la scienza un passatempo, la tecnologia e la verità soprammobili in una stanza dove già naturalmente regna il caos. Ha costruito un sistema fatto di economia, un mondo costruito su una finanza che come castello di sabbia gli è franato addosso. Si è ridotto ad inseguire un caos ancora più incasinato, per sua stessa colpa. Fin da quando ero piccolo sono sempre stato abituato a cercare un significato od un perchè, per ogni singola cosa. Alle volte ho messo a dura prova la mia razionalità, la mia speranza di comprendere ciò che, qualche volta, va per quieto vivere ignorato. Fra i banchi di scuola la cosa più facile è stata, da sempre, quella di imparare le cose a memoria perchè la fretta con cui dovevi assimilare i concetti ti impediva di poterli capire a fondo. Allo stesso modo, in questi anni, credo che l'uomo abbia avuto troppa fretta. Ha avuto troppa fretta e troppa presunzione nel poter controllare il mondo, nel poter trivellare a destra e manca alla ricerca del barile di petrolio in più per poter organizzare un GP di Formula Uno. Ha avuto troppa fretta nel non ascoltare i segnali che la Terra ha, da troppo tempo a questa parte, inviato. Ci fa caso solamente quando arriva un evento inaspettato a ricordargli che qualcuno più forte di lui c'è, SEMPRE. Servono terremoti, morti per mancate precauzioni strutturali negli edifici. Servono, appunto, pensieri frettolosi per elaborare un'idea di difesa del mondo. Fino a poco tempo fa bastavano selce e pietra focaia, oggi non bastano più neppure aerei invisibili ai radar e satelliti tecnologicamente alla super-avanguardia. Lo stato accumulato dal progresso ha reso l'uomo meno curioso e sempre più presuntuoso. Ce lo ricorda, crudamente, il superbo Albert Einstein in una lettera indirizzata ad Otto Juliusburger nell'11 ottobre 1946: "Credo che l'orribile deterioramento nel comportamento etico della gente oggi derivi dalla meccanizzazione e disumanizzazione della nostra vita, un disastroso sottoprodotto della mentalità scientifica e tecnica. Nostra culpa!...L'uomo si raffredda più velocemente del pianeta su cui vive." Divenuto freddo, ha freddato anche (quasi) tutte le sue potenzialità positive. Ce lo ricorda anche Charlie Chaplin, in un sublime frammento tratto da "Il grande dittatore": "[...]La vita può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l'animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici; l'intelligenza duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.[...]" Allo stato attuale delle cose, molta vita è violenta e molte cose sono già andate perdute. Ciascun essere umano potrebbe, se solo volesse, avere dentro di sè un universo intero colmo di stelle e galassie meravigliose e meravigliosamente splendenti. Se solo volesse potrebbe piegarsi solo alla sua volontà ed ai suoi sogni. Fra significati e speranze, forse niente è ancora perduto. Tanto alla fine la sola cosa che potrebbe salvarci è una sola.

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