martedì 25 maggio 2010

E' (NEO)NATA UNA CELLULA

Prima o poi il progresso scientifico sarebbe arrivato anche ad inaugurare una prima, seppur primitiva, forma di vita artificiale. Con l'arrivo di quella infinitesimale cellula l'uomo può dirsi in piccola parte creatore di qualcosa? Ciò che è successo è, forse per la prima volta in tutta l'esistenza umana, una cosa che non può essere identificata nè come invenzione nè come scoperta. Sarebbe troppo riduttivo "etichettarla", così come sarebbe limitante fornire da profani notizie tecniche di rilievo. Ciò che ogni uomo può o dovrebbe fare è, in casi come questi, interrogarsi sulla sua reale dimensione esistenziale. Trovandosi nel ruolo di creatura dotata di ragione e curiosità, qualsiasi palazzo costruito assieme all'utilizzo del suo pensiero scientifico deve avere grande rilevanza di discussione. Nel nostro caso, una cellula piccolissima rappresenta per importanza mille mila palazzi. Molti, però, si sono già mobilitati per "controllare" l'evolversi di questo traguardo. Il Presidente USA Barack Obama ha, giustamente, disposto un'indagine etica relativamente alla questione. Laddove infatti il progresso scientifico reale giunga a scontrarsi con valori o limiti del pensiero umano, è opportuno fermarsi e riflettere sull'importanza delle potenzialità umane. Una condizione eticamente corretta nella quale muoversi potrebbe dare luogo ad una condizione scientificamente compromessa e corrotta, o viceversa. Quanto più si pensa al progresso, tanto più ci si scontra con giudizi e pregiudizi complicatissimi da abbattere od amalgamare. E' nata una cellula per mano nostra, è stata inaugurata una nuova vita. Fino a che punto questo risultato può scontrarsi con la natura umana? Il rapporto uomo-scienza è confermato in maniera magistrale da un concetto espresso da Albert Einstein: "Ho imparato una cosa nella mia lunga vita, e cioè che rispetto alla realtà tutta la nostra scienza è primitiva ed infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo." Il nostro modo di indagare è piccolo, minimo, impercettibile. Tutto ciò che conta, per fortuna o purtroppo, è che quello stesso modo di conoscere e scoprire per noi sia un mondo ricolmo di potenzialità. Potenzialità che allo stesso modo potrebbero venire risvegliate da una cellula nata per mano umana, potenzialità che grazie a mani sbagliate potrebbero diventare sventure per l'umanità intera. Tutto è, anche qui, profonda questione di etica. Ciò che è eticamente sostenibile è anche ciò che è più tollerabile per l'uomo stesso. Il Vaticano, divenuto ormai preda di una crisi di valori senza precedenti, ha certificato che tale scoperta è segno dell'intelligenza concessa all'uomo per mano divina. La sola cosa che importa è, forse, difendere ancora una volta quell'impronta di superiorità che il divino deve avere nella vita umana. Ciò che conta è che, se un divino esiste, non ha bisogno certo delle parole di protettori clericali per manifestare la propria superiorità. Il traguardo conseguito da Craig Venter potrà assumere mille mila possibili direzioni: la palla è tutta nelle mani dell'etica sostenibile umana.

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