La scienza, nel suo progredire, si incontra spesso con problemi che hanno a che fare con tolleranza, etica, etica sostenibile, progresso, futuro, amore per il prossimo e troppo altro.
Dare un quadro specifico della scienza "correttamente" impostata entro quadri di maggiore umanità è possibile, a parole, leggendo qualche prezioso frammento tratto da un libro scritto a quattro mani da Albert Einstein e Leopold Infeld.
Si riporta qualche frammento del seguito:
"I risultati della ricerca scientifica impongono spesso mutamenti nell'interpretazione filosofica di problemi che oltrepassano di molto il ristretto dominio della scienza stessa. Qual'è l'obiettivo della scienza? Che cosa si richiede da una teoria, il cui intento è la descrizione della natura? [...] E' sui risultati scientifici che debbono basarsi le generalizzazioni filosofiche. Ma queste, appena enunciate e largamente accettate, esercitano bene spesso la loro influenza sull'ulteriore sviluppo del pensiero scientifico imponendo la scelta di un determinato indirizzo fra tutti quelli che si potrebbero seguire."
Sulla base di questo, dunque, la filosofia dovrebbe imbastire il proprio percorso sulla base degli errori, o delle giuste scelte, "commesse" dalla scienza.
Il progresso scientifico, in quanto atto pratico di un pensiero umano, deve essere fonte di prioritaria attenzione rispetto alla speculazione filosofica.
La trattazione prosegue metodica nel seguente modo: "Tale indirizzo prevale finchè la ribellione vittoriosa contro le idee accette non conduca a nuovi ed inattesi sviluppi, che a lor volta divengono sorgenti di nuovi aspetti filosofici. [...] Ci proveremo, dunque, a tratteggiare le prime idee filosofiche sugli obiettivi della scienza. [...] Tutta la storia della scienza, dalla filosofia greca in poi, fino alla fisica moderna, ci palesa il costante intento di ridurre l'apparente complessità di fenomeni naturali a poche e semplici relazioni fondamentali. Questo è il principio basilare di ogni filosofia naturale."
Ogni filosofia naturale cerca, quindi, di codificare la complessità del mondo secondo canoni di comprensione consoni all'essere umano.
L'uomo sa capire solo ciò che è, rispetto all'immensa difficoltà del tutto, semplice. Allo stesso modo è una creatura che sa illudersi molto facilmente. Ne era convinto prima di tutti Democrito, oltre ventitre secoli fa: "Per convenzione il dolce è dolce; per convenzione l'amaro è amaro; per convenzione il caldo è caldo; per convenzione il colore è colore. Ma in realtà ci sono gli atomi ed il vuoto. E cioè, le cose che cadono sotto i sensi sono supposte essere reali ed è abitudine di tenerle per tali; ma in verità non lo sono. Soltanto gli atomi ed il vuoto sono reali."
Dinnanzi a ciò, ad Einstein ed Infeld si affianca la reale pragmaticità di Democrito. Senza colpo ferire il filosofo atomista afferma che la dimensione conoscibile dall'uomo è niente meno che illusoria.
La reale essenza spaziale è fatta di oggetti così estremamente minimi che l'essere umano non potrà mai concepirli appieno.
Nella dimensione umana, dunque, scienza e filosofia si intrecciano strettamente. Non potrebbe d'altronde essere diversamente, dal momento che l'una senza l'altra non può sopravvivere.
La scienza comporta pensiero, ed il pensiero è senza molti giri di parole filosofia.
La filosofia comporta, alla fine dei pensieri, traduzioni necessarie in atti pratici.
In altre parole, un mondo come un altro per giungere alla scienza.
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martedì 25 maggio 2010
SFONDO FILOSOFICO DI SCIENZA: FRAMMENTI DA "L'EVOLUZIONE DELLA FISICA" DI EINSTEN ED INFELD
La scienza, nel suo progredire, si incontra spesso con problemi che hanno a che fare con tolleranza, etica, etica sostenibile, progresso, futuro, amore per il prossimo e troppo altro.
Dare un quadro specifico della scienza "correttamente" impostata entro quadri di maggiore umanità è possibile, a parole, leggendo qualche prezioso frammento tratto da un libro scritto a quattro mani da Albert Einstein e Leopold Infeld.
Si riporta qualche frammento del seguito:
"I risultati della ricerca scientifica impongono spesso mutamenti nell'interpretazione filosofica di problemi che oltrepassano di molto il ristretto dominio della scienza stessa. Qual'è l'obiettivo della scienza? Che cosa si richiede da una teoria, il cui intento è la descrizione della natura? [...] E' sui risultati scientifici che debbono basarsi le generalizzazioni filosofiche. Ma queste, appena enunciate e largamente accettate, esercitano bene spesso la loro influenza sull'ulteriore sviluppo del pensiero scientifico imponendo la scelta di un determinato indirizzo fra tutti quelli che si potrebbero seguire."
Sulla base di questo, dunque, la filosofia dovrebbe imbastire il proprio percorso sulla base degli errori, o delle giuste scelte, "commesse" dalla scienza.
Il progresso scientifico, in quanto atto pratico di un pensiero umano, deve essere fonte di prioritaria attenzione rispetto alla speculazione filosofica.
La trattazione prosegue metodica nel seguente modo: "Tale indirizzo prevale finchè la ribellione vittoriosa contro le idee accette non conduca a nuovi ed inattesi sviluppi, che a lor volta divengono sorgenti di nuovi aspetti filosofici. [...] Ci proveremo, dunque, a tratteggiare le prime idee filosofiche sugli obiettivi della scienza. [...] Tutta la storia della scienza, dalla filosofia greca in poi, fino alla fisica moderna, ci palesa il costante intento di ridurre l'apparente complessità di fenomeni naturali a poche e semplici relazioni fondamentali. Questo è il principio basilare di ogni filosofia naturale."
Ogni filosofia naturale cerca, quindi, di codificare la complessità del mondo secondo canoni di comprensione consoni all'essere umano.
L'uomo sa capire solo ciò che è, rispetto all'immensa difficoltà del tutto, semplice. Allo stesso modo è una creatura che sa illudersi molto facilmente. Ne era convinto prima di tutti Democrito, oltre ventitre secoli fa: "Per convenzione il dolce è dolce; per convenzione l'amaro è amaro; per convenzione il caldo è caldo; per convenzione il colore è colore. Ma in realtà ci sono gli atomi ed il vuoto. E cioè, le cose che cadono sotto i sensi sono supposte essere reali ed è abitudine di tenerle per tali; ma in verità non lo sono. Soltanto gli atomi ed il vuoto sono reali."
Dinnanzi a ciò, ad Einstein ed Infeld si affianca la reale pragmaticità di Democrito. Senza colpo ferire il filosofo atomista afferma che la dimensione conoscibile dall'uomo è niente meno che illusoria.
La reale essenza spaziale è fatta di oggetti così estremamente minimi che l'essere umano non potrà mai concepirli appieno.
Nella dimensione umana, dunque, scienza e filosofia si intrecciano strettamente. Non potrebbe d'altronde essere diversamente, dal momento che l'una senza l'altra non può sopravvivere.
La scienza comporta pensiero, ed il pensiero è senza molti giri di parole filosofia.
La filosofia comporta, alla fine dei pensieri, traduzioni necessarie in atti pratici.
In altre parole, un mondo come un altro per giungere alla scienza.
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