venerdì 14 maggio 2010

FRA COMBUSTIBILI FOSSILI E TECNOLOGIA: PIU' TECNOLOGICI SAREMO, PIU' VULNERABILI DIVENTEREMO

Gli avvenimenti degli ultimi mesi possono, e devono, fare riflettere l'umanità intera. Pur riuscendo a comunicare con immediatezza da una parte all'altra del mondo e pur riuscendo a volare e far volare milioni di persone ogni anno, basta pochissimo a metterci con le spalle al muro. Ogni volta che l'essere umano torna a pensarsi completamente onnipotente, arriva qualcosa di inaspettato a destarlo dai torpori. E' sufficiente un piccolissimo vulcano islandese a metterci in ginocchio con trasporti, economie e prospettive di progresso. Tutto ciò forse accade anche perchè l'uomo ha smarrito il suo necessario sviluppo da vivere in funzione della natura, di tutto ciò che lo circonda. Allo stesso modo, trivellando trivellando alla ricerca di fonti energetiche a veloce esaurimento, può accadere che per un "errore umano" si scateni la più grave crisi ambientale mai registrata. In questi momenti continuano a fuoriuscire ingentissime quantità di combustibile fossile in quel Golfo del Messico. Quantità impressionanti di petrolio continuano a fuggire dalla stiva del pianeta, minando specie animali assieme ad habitat marittimi. Ogni tanto arriva, per fortuna anche, qualche battito inconsulto del pianeta a segnalarci cosa dovremmo fare per far quadrare meglio la nostra dimensione con quella dell'astronave Terra che ci ospita senza chiedere nulla. Da quanto la storia insegna basta pochissimo per farla arrabbiare. Più ingrandiamo la nostra forbice tecnologica e più diventiamo dipendenti da fattori che, con pochissimo, possono annullarci. Basti pensare a tutta l'informatica, l'elettronica, la meccanica computerizzata e le tecnologie alla super-avanguardia che in questi secoli hanno via via preso piede. L'appello per migliorare il migliorabile deve essere fatto ai vertici della politica mondiale, a tutti coloro che a capo dei governi possono rendere più positiva e tollerabile la questione energetico-ambientale. Allo stesso modo la pensava, qualche tempo fa, un certo Alcide De Gasperi: "Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista pensa alle prossime generazioni." Sarebbe l'ora di vedere davvero una nuova politica "mondialista", capace di percepire il nostro massimo senso di relatività e la nostra troppo grande presunzione nel poter controllare qualsiasi fenomeno che accada nel mondo. Si fa moltissima fatica ad accettarlo: io in primis, da scienziato in erba, sento che è la sola via possibile. E' la sola strada percorribile in nome di chi verrà dopo di noi, in nome di quanti nasceranno nei paesi sottosviluppati e saranno costretti a stare peggio per colpa di tutto il nostro "troppo". Lo sosteneva anche lo stesso Blaise Pascal, filosofo dotato guarda caso anche di fortissime influenze scientifiche. Nel suo muoversi su questa Terra, l'essere umano non dovrà dimenticare mai la sua natura di canna al vento. Sarebbe bello fosse percepito ovunque. Condizionale d'obbligo, purtroppo.

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