Quale potrebbe essere l'approccio involutivo a cui questa Terra potrebbe andare incontro nei prossimi anni? Se il mondo non procede per il verso corretto le colpe appartengono (esclusivamente) agli esseri umani, fautori da sempre della larg(hissim)a parte delle sorti dell'intero pianeta.
Qualora la politica e le Istituzioni non diano un contributo positivo e propositivo alla collettività mai si dovrebbe dimenticare che - nei fatti - le stesse sono figlie delle scelte umane e dei meccanismi di rappresentazione su varie "scale".
Condizioni simili sono forzatamente costrette a viverle realtà quali ambiente, società, realtà produttive solo per citarne alcune.
Dove potrebbero nascondersi le minime "componenti" che rendono negative tutte queste strutture?
Quali e quante saranno le persone (ir)responsabili che potrebbero finire per far degenerare l'intero pianeta Terra? Rispondere a queste domande rischia di essere impresa titanica, proprio per la stragrande varietà di questioni attribuibili a queste potenziali discussioni.
Spunti interessanti e potenzialmente dirompenti potrebbero provenire dalla lettura del libro "La mediocrazia", scritto da Alain Deneault e pubblicato da Neri Pozza - I Colibrì.
Lo scopo dell'opera viene definita sin dalla copertina dello stesso:
"[...] 'Non c'è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di paragonabile all'incendio del Reichstag, e l'incrociatore Aurora non ha ancora sparato un solo colpo di cannone. Eppure di fatto l'assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere.'
Così questo libro annuncia l'oggetto delle sue pagine: la presa del potere dei mediocri e l'instaurazione globale del loro regime, la mediocrazia, in ogni ambito della vita umana.
La trattazione che ne segue è una sorta di genealogia di questo evento che [...] tocca campi differenti - dalla politica [...] all'economia, al sistema dell'educazione, alla stessa vita sociale - offrendo differenti modulazioni di questa forma di potere.
Tuttavia, per Deneault, l'avvento della mediocrazia è impensabile senza l'avvento dell'industrializzazione del lavoro - sia manuale che intellettuale - e, in particolare, della sua espressione ultima, [...] quella religione d'impresa che pretende, nella nostra epoca, di 'unificare tutto' sotto la sua egida.
Oggi il termine 'mediocrazia' designa standard professionali, protocolli di ricerca, processi di verifica attraverso i quali la religione d'impresa organizza il suo culto, quell'ordine grazie al quale 'i mestieri cedono il posto a una serie di funzioni, le pratiche a precise tecniche, la competenza all'esecuzione pura e semplice.'
E' il risultato di un lungo percorso che è cominciato quando il lavoro è diventato 'forza-lavoro' [...] Il risultato è che oggi, nela società delle funzioni 'tecniche' [...] per lavorare 'bisogna saper far funzionare un determinato software, riempire un modulo senza storcere il naso, fare propria con naturalezza l'espressione 'alti standard di qualità nella governance di società nel rispetto dei valori di eccellenza' e salutare oppotunamente le persone giuste. Non serve altro.
Non va fatto nient'altro'. E per affacciarsi alla vita pubblica in ogni sua forma [...] non occorre altro che occupare 'il punto di mezzo, il centro, il momento medio elevato a programma' e abbracciare nozioni feticcio quali 'provvedimenti equilibrati', 'giusto centro' o 'compromesso'.
Insomma, essere perfettamente, impeccabilmente mediocri. [...]"
Ridefinire le questioni precedentemente poste sotto una più impostata luce votata a mostrare i rilievi di quanti sono mediocri può essere - forse - la chiave per cercare di interpretare differentemente quanto ci circonda per provare a cambiarlo in maniera strutturale.
Per individuare chi sia mediocre e cosa sia la mediocrità occorre partire - in incipit ma non solo - da un'analisi strutturale dei tratti maggiormente caratteristici di questo 'male' tanto oscurante quanto poco riconosciuto dalla collettività:
"[...] Mediocrità è un sostantivo che indica una posizione intermedia tra superiore e inferiore, ovvero suggerisce uno stare nel mezzo, una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all'incolore, e la mediocrazia è di conseguenza tale stato medio innalzato al rango di autorità...In tale regime, definirsi libero sarà solo un modo di manifestarne l'efficacia. [...]"
Le qualità di quanti possono definirsi davvero liberi da certi stereotipi collettivi dove potrebbero essere ricercate? Quanto si dovrà migliorare ancora per uscire dalle condizioni di mediocrità precedentemente delineate e definite?
Il desolante e asfittico quadro si configura come strutturato all'insegna di possibili peggioramenti, qualora le forze specificamente tratteggiate precedentemente non dovessero affinare le proprie competenze e specificità.
Ribellione alle mediocrità o gestione perentoria delle mediocrazie verso vomitevoli ribassi?
Quali potrebbero essere gli ulteriori punti di crollo caratteristici di un sistema così tanto votato a forme tanto statiche quanto poco statistiche di peggioramento strutturale?
Seppur in forme anche poco condivisibili quali potrebbero essere le ragioni di una diagnosi tanto infausta quanto poco tendente al compromesso ed all'ipocrita?
"[...] Curiosità, coraggio, talento? No, per essere cooptati, nelle imprese come nelle organizzazioni e nei posti decisionali, vince il conformismo [...]"
Gli aspetti vincolati e vincolanti del conformismo potrebbero e potranno sempre più in futuro sembrare alquanto complessi da squilibrare e scardinare.
E' altrettanto vero che la non-azione potrebbe comportare un notevole peggioramento delle cose, in risposta ad uno stato di cose tanto precario quanto palesemente inadatto e deficitario.
L'equilibrio delle quotidiane vicende consegnate alla collettività costituirà sempre tributo agli errori compiuti da un'infinita marea di singole individualità.
Leggerne per confutarne, leggerne per risponderne o per documentarsi riguardo a forme di mediocrità estese a molti settori e - pertanto - non più circoscrivibili con efficacia e convinzione:
Qualora la politica e le Istituzioni non diano un contributo positivo e propositivo alla collettività mai si dovrebbe dimenticare che - nei fatti - le stesse sono figlie delle scelte umane e dei meccanismi di rappresentazione su varie "scale".
Condizioni simili sono forzatamente costrette a viverle realtà quali ambiente, società, realtà produttive solo per citarne alcune.
Dove potrebbero nascondersi le minime "componenti" che rendono negative tutte queste strutture?
Quali e quante saranno le persone (ir)responsabili che potrebbero finire per far degenerare l'intero pianeta Terra? Rispondere a queste domande rischia di essere impresa titanica, proprio per la stragrande varietà di questioni attribuibili a queste potenziali discussioni.
Spunti interessanti e potenzialmente dirompenti potrebbero provenire dalla lettura del libro "La mediocrazia", scritto da Alain Deneault e pubblicato da Neri Pozza - I Colibrì.
Lo scopo dell'opera viene definita sin dalla copertina dello stesso:
"[...] 'Non c'è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di paragonabile all'incendio del Reichstag, e l'incrociatore Aurora non ha ancora sparato un solo colpo di cannone. Eppure di fatto l'assalto è avvenuto, ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere.'
Così questo libro annuncia l'oggetto delle sue pagine: la presa del potere dei mediocri e l'instaurazione globale del loro regime, la mediocrazia, in ogni ambito della vita umana.
La trattazione che ne segue è una sorta di genealogia di questo evento che [...] tocca campi differenti - dalla politica [...] all'economia, al sistema dell'educazione, alla stessa vita sociale - offrendo differenti modulazioni di questa forma di potere.
Tuttavia, per Deneault, l'avvento della mediocrazia è impensabile senza l'avvento dell'industrializzazione del lavoro - sia manuale che intellettuale - e, in particolare, della sua espressione ultima, [...] quella religione d'impresa che pretende, nella nostra epoca, di 'unificare tutto' sotto la sua egida.
Oggi il termine 'mediocrazia' designa standard professionali, protocolli di ricerca, processi di verifica attraverso i quali la religione d'impresa organizza il suo culto, quell'ordine grazie al quale 'i mestieri cedono il posto a una serie di funzioni, le pratiche a precise tecniche, la competenza all'esecuzione pura e semplice.'
E' il risultato di un lungo percorso che è cominciato quando il lavoro è diventato 'forza-lavoro' [...] Il risultato è che oggi, nela società delle funzioni 'tecniche' [...] per lavorare 'bisogna saper far funzionare un determinato software, riempire un modulo senza storcere il naso, fare propria con naturalezza l'espressione 'alti standard di qualità nella governance di società nel rispetto dei valori di eccellenza' e salutare oppotunamente le persone giuste. Non serve altro.
Non va fatto nient'altro'. E per affacciarsi alla vita pubblica in ogni sua forma [...] non occorre altro che occupare 'il punto di mezzo, il centro, il momento medio elevato a programma' e abbracciare nozioni feticcio quali 'provvedimenti equilibrati', 'giusto centro' o 'compromesso'.
Insomma, essere perfettamente, impeccabilmente mediocri. [...]"
Ridefinire le questioni precedentemente poste sotto una più impostata luce votata a mostrare i rilievi di quanti sono mediocri può essere - forse - la chiave per cercare di interpretare differentemente quanto ci circonda per provare a cambiarlo in maniera strutturale.
Per individuare chi sia mediocre e cosa sia la mediocrità occorre partire - in incipit ma non solo - da un'analisi strutturale dei tratti maggiormente caratteristici di questo 'male' tanto oscurante quanto poco riconosciuto dalla collettività:
"[...] Mediocrità è un sostantivo che indica una posizione intermedia tra superiore e inferiore, ovvero suggerisce uno stare nel mezzo, una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all'incolore, e la mediocrazia è di conseguenza tale stato medio innalzato al rango di autorità...In tale regime, definirsi libero sarà solo un modo di manifestarne l'efficacia. [...]"
Le qualità di quanti possono definirsi davvero liberi da certi stereotipi collettivi dove potrebbero essere ricercate? Quanto si dovrà migliorare ancora per uscire dalle condizioni di mediocrità precedentemente delineate e definite?
Il desolante e asfittico quadro si configura come strutturato all'insegna di possibili peggioramenti, qualora le forze specificamente tratteggiate precedentemente non dovessero affinare le proprie competenze e specificità.
Ribellione alle mediocrità o gestione perentoria delle mediocrazie verso vomitevoli ribassi?
Quali potrebbero essere gli ulteriori punti di crollo caratteristici di un sistema così tanto votato a forme tanto statiche quanto poco statistiche di peggioramento strutturale?
Seppur in forme anche poco condivisibili quali potrebbero essere le ragioni di una diagnosi tanto infausta quanto poco tendente al compromesso ed all'ipocrita?
"[...] Curiosità, coraggio, talento? No, per essere cooptati, nelle imprese come nelle organizzazioni e nei posti decisionali, vince il conformismo [...]"
Gli aspetti vincolati e vincolanti del conformismo potrebbero e potranno sempre più in futuro sembrare alquanto complessi da squilibrare e scardinare.
E' altrettanto vero che la non-azione potrebbe comportare un notevole peggioramento delle cose, in risposta ad uno stato di cose tanto precario quanto palesemente inadatto e deficitario.
L'equilibrio delle quotidiane vicende consegnate alla collettività costituirà sempre tributo agli errori compiuti da un'infinita marea di singole individualità.
Leggerne per confutarne, leggerne per risponderne o per documentarsi riguardo a forme di mediocrità estese a molti settori e - pertanto - non più circoscrivibili con efficacia e convinzione:
- Commercio;
- Finanza;
- Cultura;
- Civiltà;
- Società;
- Politica.
Tutto sembra essere al tempo stesso avvolto e coinvolto in un collettivo disinteresse.
Quali ricette per confutare e/o per ribaltare questa devastante diagnosi?

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