martedì 17 gennaio 2017

CONSIDERANDO JAZZ, VITA ED ETICA NELLA MUSICA

"[...] La complessità del jazz [...] è intrinseca nell'urgenza espressiva del racconto che lo giustifica. Un racconto duro e a volte violento quello degli anni Quaranta e Cinquanta, quando questo doveva esprimere lo stato d'animo dei neri sopraffatti dai bianchi e l'evoluzione di una civiltà industriale che cresceva a ritmi vertiginosi. [...] 
Se il jazz è difficile dunque è perché ha raccontato la storia di un secolo altrettanto difficile e complesso testimoniandone l'evoluzione, le lotte e le passioni. 
Lotte e passioni che erano degli afroamericani del Sud dell'America e del blues, la loro lingua. [...]
Ha una storia lunga questa musica. Una storia affascinante che solo se vissuta e ricostruita pazientemente rende l'idea di ciò che è stata e di ciò che oggi porta in dote verso il futuro per la sua vocazione antonomastica alla metamorfosi. 
Era la musica del popolo ai primi del Novecento e oggi ritrova quella matrice popolare di cento anni fa [...]. Ecco perché il jazz è facile nonostante possa sembrare difficile. 
Perché basta conoscerlo per apprezzarne le sue diversità scoprendo che ce ne è uno per ogni gusto e che questo supera le mode e diventa una passione emozionante che ci fa ridere e piangere, battere il piede a tempo, schioccare le dita o barcollare al ritmo dello swing. 
Cosa c'è di più naturale e di più semplice che il lasciare andare al ritmo del corpo?
E' difficile fare bene qualsiasi cosa ma è altrettanto facile renderci la vita semplice se si è in grado di uscire dai binari della paura del nuovo e del luogo comune. [...]"
Fonte: Il jazz è difficile, P. Fresu tratto da "Il pregiudizio universale - Un catalogo d'autore di pregiudizi e luoghi comuni", Editori Laterza

Fonte immagine: Jazz, T.Vieux

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