mercoledì 31 marzo 2010

"CAMBIO STAGIONE": DA UN TITOLO UN PENSIERO SUL MONDO

Ho trovato vicino al cuore una canzone che in passato mi fece molto riflettere, fin dalle prime volte che la ascoltai. Si intitola "Cambio Stagione" ed è cantata da Ron. E' di qualche tempo fa, ma riesce a farmi pensare ancora oggi. Metafora dell'uomo e del suo senso di assoluta inadeguatezza nei confronti del mondo e dei cambiamenti, anticipa attraverso le parole di un figlio i pensieri di un padre preoccupato e consolatore. E' un componimento piuttosto breve, ma almeno per me dai contenuti davvero prepotenti. Parte decantando le potenti possibilità di cambiamento che offre un generico "dicembre". Si riferisce forse al freddo che arriva, inaspettato, in certi periodi dell'esistenza di ognuno di noi. Grazie alla mancanza di calore sappiamo capire le nostre urgenze, le nostre possibilità e le nostre opportunità per rinnovarci. Il solo obiettivo è, comunque, la ricerca della nostra felicità. Il tempo è un altro elemento che condiziona il mondo e noi, stretti più che mai nella morsa di una soggettiva interpretazione. Il nostro modo di vederlo e di viverlo ce lo fa sembrare ostile o complice, a seconda del particolare stato d'animo che ci attraversa in determinati momenti. La soggettiva interpretazione del tempo non deve però far MAI venire meno la voglia di mettersi in gioco. Un bisogno di mettersi in gioco che fa rima con la necessità di cambiamento inconsapevole che ci attraversa vivido, in ogni età della vita. Se prima c'è la ribellione, poi arriva la necessità di fermarsi dinnanzi alle imprevedibili vicende della vita. Fregandosene del tempo complice od ostile, l'uomo deve fermarsi a meditare ed attendere. Nell'attesa di un'estate che forse mai si mostrerà lucida l'uomo deve pensare e ponderare il peso di ogni sua possibile scelta, da compiersi per il bene intero di sè e del mondo attorno. Le opzioni migliori, secondo un padre, non sono quasi mai le più comode; ci si può struggere per tempi infiniti nella ricerca di una scelta che quasi mai sarà perfetta per noi. Le sole armi delle quali possiamo disporre sono calma, lucidità, buon senso e volontà. Mezzi efficacissimi per trascurare le abitudini, per potersi mettere in gioco davvero. L'uomo, fatto per seguire virtù e difficile conoscenza, non può imbruttirsi guardando con desiderio vie accomodanti o concilianti. Niente di tutto ciò, secondo il padre-poeta, potrà soddisfare davvero un essere umano. Le vie semplificanti non ci appartengono, date le nostre naturali curiosità ed inclinazioni verso il non superficiale. Si dice spesso che la fortuna abbraccia le persone audaci: per il poeta non è mai una pura coincidenza. Nel punto di vista di una vita matura il vecchio ricorda sentimenti dominanti di insolenza ed indecisione, forse nei confronti di tutto o tutti. Da qui un invito a ponderare attentamente ogni emozione, a pesare minimalmente ogni singolo sentimento. L'essere umano, per sua virtù inconsapevole, si riscopre continuamente diverso. Differente e mai uguale, come le tantissime foglie che ogni anno si alternano su rami di alberi e vite. Arrivata la primavera, qualcuna sta rinascendo.

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