Pensare a come noi italiani ci vediamo e pensare a come gli altri abitanti del pianeta Terra ci vedono è cosa, oggi come oggi, davvero troppo complicata, surreale e forse anche paradossale.
Giusto l'11 marzo scorso il giornale "The Economist" riportava quanto segue:
"Cosa fai se ti ritrovi nei guai per non aver rispettato le regole? Se ti chiami Silvio Berlusconi cambi le regole. Il decreto salvaliste è l'ennesimo esempio del disprezzo del premier italiano per la legge."
All'estero molti ci vedono forse come fautori del successo di un uomo che vuole sovvertire l'ordine pubblico.
La pensano allo stesso modo Silvia ed Emanuele, rispettivamente addetta a relazioni di Cooperazione Internazionale ed insegnante. Presenti ieri alla giornata di protesta positiva e propositiva indetta dal Centrosinistra hanno rappresentato perfettamente l'incarnazione di questa secolare anomalia italiana:
"Quando andiamo all'estero ci sentiamo in imbarazzo. Tutti definiscono il premier un burlone."
Ci sta governando un burlone; siamo vittime degli scherzi continui e delle battutacce di un satiro che va ovunque e dovunque a vendere il suo fumo.
Parla e straparla, alterando la nitida realtà che ciascuno di noi potrebbe vedere dinnanzi ai suoi occhi.
Nella nostra Italia chi è più vecchio cerca di combattere la disaffezione della collettività, mentre chi è più giovane è disilluso e tragicamente spesso inibito.
I sopravvissuti allo stordimento sono prepotentemente demotivati. Ne è convinta anche Marika, studentessa di ingegneria 21enne: "A volte fatico ad essere ottimista. Il potere mediatico del premier offusca la lucidità delle persone."
Chiara è invece una studentessa 23enne in biotecnologie mediche: "Basta alle falsità e agli imbrogli di potere. Basta ad un governo che ci sta togliendo il futuro."
Ci stiamo ridefinendo come Paese senza futuro, composto da fibre malandate e malsane. Nonostante tutto, il pragmatismo dell'età nelle fibre di uno Stato costruito su democrazia e lavoro non tarda a manifestarsi: "Il vero pericolo è nella disaffezione della gente verso la politica. Dobbiamo sostenere l'opposizione."
Una politica pericolante e non credibile non può più essere la dimensione di cui ha bisogno l'Italia.
Fra poco le scuole pubbliche avranno bisogno di sponsor per potersi reggere in piedi, fra poco diventerà legale e legittimo non farsi processare.
E' diventato normale auto-assolversi dinnanzi a schermi televisivi ed interviste telefoniche. E' diventato normale non avere più moralità, è diventato normale spendere e spandere parole importanti senza spargere sostanza.
Chi è esperto nelle relazioni e nello studio delle dimensioni umane non perde occasione per far palesare il disagio e l'anormalità che regnano sovrane. Nello specifico mi riferisco a Giulio, sociologo 45enne:
"E' l'ora di svegliarci, non c'è ancora abbastanza indignazione. Per fortuna le istituzioni sono salde."
Se viene fatta tacere l'indignazione che già esiste, il seme essenziale per il cambiamento e la consapevolezza nelle masse non fiorirà mai.
Si vedono spesso anziani con occhi sgranati e mani livide affidare il cambiamento a chi ha meno primavere di loro sulle spalle, lanciando giustamente e limpidamente grida di aiuto con fieri "Ora tocca a voi."
Tocca a noi, dunque. Tocca a noi dare fibra e forza al cambiamento, toccherà a noi non far smarrire definitivamente la bussola a questa Italia bistrattata. Toccherà forse a noi, pian piano, ridare forma e consistenza al nostro futuro.
Lo cantano anche i Nomadi in una canzone stupenda, intitolata appunto "La Dimensione":
"[...]Certi giorni c’è qualcosa nell’aria di più
Che mi accende un po’ il sorriso e so
Ch’è una dimensione di quel che vedo e sento
La vita che mi arriva nella vene come un canto
E ho la dimensione di quel che vedo e sento. [...]"
La vita DEVE tornare nelle vene italiane come un canto, neppure troppo silenziose.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
domenica 14 marzo 2010
LA DIMENSIONE DELL'ITALIA
Pensare a come noi italiani ci vediamo e pensare a come gli altri abitanti del pianeta Terra ci vedono è cosa, oggi come oggi, davvero troppo complicata, surreale e forse anche paradossale.
Giusto l'11 marzo scorso il giornale "The Economist" riportava quanto segue:
"Cosa fai se ti ritrovi nei guai per non aver rispettato le regole? Se ti chiami Silvio Berlusconi cambi le regole. Il decreto salvaliste è l'ennesimo esempio del disprezzo del premier italiano per la legge."
All'estero molti ci vedono forse come fautori del successo di un uomo che vuole sovvertire l'ordine pubblico.
La pensano allo stesso modo Silvia ed Emanuele, rispettivamente addetta a relazioni di Cooperazione Internazionale ed insegnante. Presenti ieri alla giornata di protesta positiva e propositiva indetta dal Centrosinistra hanno rappresentato perfettamente l'incarnazione di questa secolare anomalia italiana:
"Quando andiamo all'estero ci sentiamo in imbarazzo. Tutti definiscono il premier un burlone."
Ci sta governando un burlone; siamo vittime degli scherzi continui e delle battutacce di un satiro che va ovunque e dovunque a vendere il suo fumo.
Parla e straparla, alterando la nitida realtà che ciascuno di noi potrebbe vedere dinnanzi ai suoi occhi.
Nella nostra Italia chi è più vecchio cerca di combattere la disaffezione della collettività, mentre chi è più giovane è disilluso e tragicamente spesso inibito.
I sopravvissuti allo stordimento sono prepotentemente demotivati. Ne è convinta anche Marika, studentessa di ingegneria 21enne: "A volte fatico ad essere ottimista. Il potere mediatico del premier offusca la lucidità delle persone."
Chiara è invece una studentessa 23enne in biotecnologie mediche: "Basta alle falsità e agli imbrogli di potere. Basta ad un governo che ci sta togliendo il futuro."
Ci stiamo ridefinendo come Paese senza futuro, composto da fibre malandate e malsane. Nonostante tutto, il pragmatismo dell'età nelle fibre di uno Stato costruito su democrazia e lavoro non tarda a manifestarsi: "Il vero pericolo è nella disaffezione della gente verso la politica. Dobbiamo sostenere l'opposizione."
Una politica pericolante e non credibile non può più essere la dimensione di cui ha bisogno l'Italia.
Fra poco le scuole pubbliche avranno bisogno di sponsor per potersi reggere in piedi, fra poco diventerà legale e legittimo non farsi processare.
E' diventato normale auto-assolversi dinnanzi a schermi televisivi ed interviste telefoniche. E' diventato normale non avere più moralità, è diventato normale spendere e spandere parole importanti senza spargere sostanza.
Chi è esperto nelle relazioni e nello studio delle dimensioni umane non perde occasione per far palesare il disagio e l'anormalità che regnano sovrane. Nello specifico mi riferisco a Giulio, sociologo 45enne:
"E' l'ora di svegliarci, non c'è ancora abbastanza indignazione. Per fortuna le istituzioni sono salde."
Se viene fatta tacere l'indignazione che già esiste, il seme essenziale per il cambiamento e la consapevolezza nelle masse non fiorirà mai.
Si vedono spesso anziani con occhi sgranati e mani livide affidare il cambiamento a chi ha meno primavere di loro sulle spalle, lanciando giustamente e limpidamente grida di aiuto con fieri "Ora tocca a voi."
Tocca a noi, dunque. Tocca a noi dare fibra e forza al cambiamento, toccherà a noi non far smarrire definitivamente la bussola a questa Italia bistrattata. Toccherà forse a noi, pian piano, ridare forma e consistenza al nostro futuro.
Lo cantano anche i Nomadi in una canzone stupenda, intitolata appunto "La Dimensione":
"[...]Certi giorni c’è qualcosa nell’aria di più
Che mi accende un po’ il sorriso e so
Ch’è una dimensione di quel che vedo e sento
La vita che mi arriva nella vene come un canto
E ho la dimensione di quel che vedo e sento. [...]"
La vita DEVE tornare nelle vene italiane come un canto, neppure troppo silenziose.
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