n mezzo alle partite di calcio i fenomeni razzisti calzano a pennello. Dopo la giornata di campionato di ieri si è perpetrato l'ennesimo tripudio di demenza, deficienza ed ignoranza.
Qualche tifoso non ha esitato a fare vedere con orgoglio ed oscena presunzione di che pasta è fatto.
Prima lo schiaffo a Zebina, terzino della Juventus, poi i cori razzisti nei confronti del centrocampista offensivo del Milan Clarence Seedorf.
Avendo infinita stima da sempre per quest'ultimo, ho provato a chiedermi con insistenza il perchè di tali oscenità. Non hanno probabilmente spiegazione, a livelli razionalmente comprensibili.
Lo schifo non diminuisce ancora se si considera che, a minaccia di partita interrotta, i cori sono timidamente finiti. L'interrompere la partita è stata, putroppo, solo una minaccia.
Se si fosse interrotta davvero si sarebbe dato un esempio sicuramente più serio e rigido.
L'impietoso carattere di certi "tifosi" schifa, allontana dall'immagine di calcio pulito che tanto servirebbe al mondo di oggi. Se ci fosse più pulizia in uno sport a livello teorico bellissimo, potrebbero crescere sicuramente generazioni più attente, consapevoli e realizzate interiormente.
Nonostante tutte le speranze, a Clarence Seedorf gli insulti sono arrivati.
E' stato offeso, si presume, solo per il colore della pelle.
La speranza, nulla, di vedere un mondo diverso è lontana secoli luce.
E' distante ancora di più se si guarda davvero all'uomo Clarence Seedorf, oltrechè al supremo calciatore.
Giocatore fenomenale, tatticamente preziosissimo e perfetto, ha da sempre avuto dentro il campo un comportamento esemplare.
Può ricoprire ogni ruolo, spaziando dalla fascia al centrocampo interno con rendimenti paurosi. Dotato di un feeling con il gol impressionante, ha da sempre dimostrato di essere un fuoriclasse mondiale di assoluto valore.
Protagonista di un record incredibile, è stato il solo ad avere vinto la Champions League con molte squadre differenti. Pelè, non di certo uno qualunque, lo ha inserito nel 2004 fra i 125 giocatori più forti di sempre.
Professionista esemplare ha accettato con coerenza e nobiltà d'animo qualsiasi decisione dell'allenatore.
Ha fatto panchina e tribuna, ha giocato moltissimo, dimostrando ogni volta uno stile ed un carattere unici. In carriera ha fatto moltissimi gol, risultando ogni anno sempre più utile alla squadra nella quale militava.
Ha cercato, da straordinaria persona quale è, di essere come atleta un modello positivo per tutti coloro che guardano al mondo del calcio e non solo. E' fermamente convinto da sempre che gli atleti di massimo livello dovrebbero usare la loro figura per il bene della società.
Preso da tale istinto di bene sociale si batte da sempre per cause stupende, convinto di perseguire un ideale di modello positivo.
Per chi volesse capire ancora di più che straordinaria persona sia il Seedorf extra-calcistico, legga qualche frammento tratto da una recente intervista che ricopio di seguito:
D:"Che cosa ha fatto di lei un campione?"
R: "Dobbiamo metterci d'accordo su che vuol dire essere un campione."
D:"Secondo lei?"
R:"Secondo me, prima si è campioni nella vita e poi nello sport.[...]"
[...]
D:"Esemplari ci si nasce o ci si forza a esserlo?"
R:"[...]Senza consapevolezza non c'è assunzione di responsabilità. Io mi chiedo che valori trasmette il mio sport ai miei figli che lo guardano in tv. Tutti dovrebbero farsi questa domanda. Non pretendo che siamo perfetti: un uomo può anche sbagliare, ma poi deve riconoscere i suoi errori e saper chiedere scusa. Nel calcio e non solo: l'umanità si sta muovendo verso un sempre maggiore bisogno di chiarezza, di trasparenza, di valori."
[...]
D:"E non si vede un bel panorama qui."
R:"Io credo che l'Italia sia pronta per un grandissimo cambiamento, drastico, forte. Gli italiani vogliono un Paese più moderno, ma non sto parlando di tecnologia, parlo di pensiero. I giovani devono poter credere che la loro voce conta."
D:"Virtù?"
R:"Cerco di comunicare valori positivi, di influenzare chi mi guarda, mi segue, mi ascolta. E restituire ciò che la vita mi dà."
L'intervista prosegue, ma da queste righe si capisce benissimo che tipo di persona sia Clarence Seedorf. Investito nel giugno del 2009 del ruolo di Ambasciatore della Nelson Mandela Foundation, ha saputo mantenere nel silenzio i traguardi raggiunti.
Ha fondato infatti "Champion for Children", una realtà che spiega lui stesso con parole uniche:
"La filosofia di vita è prevenire invece che curare. I bambini sono lo strumento di prevenzione dell'umanità. E se educhi un bambino educhi anche i suoi genitori e le comunità che gli stanno attorno. Nelson Mandela e Desmond Tutu mi hanno insegnato che sono i bambini la via per la pace. Educarli vuol dire dare loro dignità, capacità di scegliere.
Champions for Children costruisce playground, campi da gioco e sportivi. Lo sport è uno straordinario mezzo per educare.[...]"
Elabora modelli educativi nelle realtà più disperate del mondo, cercando di salvare tutti quei giovanissimi che rischierebbero la vita sulla strada e, di conseguenza, anche la morte.
La cosa sorprendente è che della sua fondazione non ne parla neppure. La sua etica da lui definita "made in Seedorf" è prima fare e lavorare, poi parlare.
Tutto questo e tanto altro è ciò che Clarence Seedorf ha saputo essere e costruire.
Dietro i cori razzisti, schifo e compassione.
Blog trasferito al seguente indirizzo, reperibile più direttamente anche nella colonna di destra: http://spicchidigiornata.blogspot.com
lunedì 29 marzo 2010
CLARENCE SEEDORF E CORI RAZZISTI: L'OFFESA NON DEPRIME CHI LA RICEVE MA QUALIFICA CHI LA FA
n mezzo alle partite di calcio i fenomeni razzisti calzano a pennello. Dopo la giornata di campionato di ieri si è perpetrato l'ennesimo tripudio di demenza, deficienza ed ignoranza.
Qualche tifoso non ha esitato a fare vedere con orgoglio ed oscena presunzione di che pasta è fatto.
Prima lo schiaffo a Zebina, terzino della Juventus, poi i cori razzisti nei confronti del centrocampista offensivo del Milan Clarence Seedorf.
Avendo infinita stima da sempre per quest'ultimo, ho provato a chiedermi con insistenza il perchè di tali oscenità. Non hanno probabilmente spiegazione, a livelli razionalmente comprensibili.
Lo schifo non diminuisce ancora se si considera che, a minaccia di partita interrotta, i cori sono timidamente finiti. L'interrompere la partita è stata, putroppo, solo una minaccia.
Se si fosse interrotta davvero si sarebbe dato un esempio sicuramente più serio e rigido.
L'impietoso carattere di certi "tifosi" schifa, allontana dall'immagine di calcio pulito che tanto servirebbe al mondo di oggi. Se ci fosse più pulizia in uno sport a livello teorico bellissimo, potrebbero crescere sicuramente generazioni più attente, consapevoli e realizzate interiormente.
Nonostante tutte le speranze, a Clarence Seedorf gli insulti sono arrivati.
E' stato offeso, si presume, solo per il colore della pelle.
La speranza, nulla, di vedere un mondo diverso è lontana secoli luce.
E' distante ancora di più se si guarda davvero all'uomo Clarence Seedorf, oltrechè al supremo calciatore.
Giocatore fenomenale, tatticamente preziosissimo e perfetto, ha da sempre avuto dentro il campo un comportamento esemplare.
Può ricoprire ogni ruolo, spaziando dalla fascia al centrocampo interno con rendimenti paurosi. Dotato di un feeling con il gol impressionante, ha da sempre dimostrato di essere un fuoriclasse mondiale di assoluto valore.
Protagonista di un record incredibile, è stato il solo ad avere vinto la Champions League con molte squadre differenti. Pelè, non di certo uno qualunque, lo ha inserito nel 2004 fra i 125 giocatori più forti di sempre.
Professionista esemplare ha accettato con coerenza e nobiltà d'animo qualsiasi decisione dell'allenatore.
Ha fatto panchina e tribuna, ha giocato moltissimo, dimostrando ogni volta uno stile ed un carattere unici. In carriera ha fatto moltissimi gol, risultando ogni anno sempre più utile alla squadra nella quale militava.
Ha cercato, da straordinaria persona quale è, di essere come atleta un modello positivo per tutti coloro che guardano al mondo del calcio e non solo. E' fermamente convinto da sempre che gli atleti di massimo livello dovrebbero usare la loro figura per il bene della società.
Preso da tale istinto di bene sociale si batte da sempre per cause stupende, convinto di perseguire un ideale di modello positivo.
Per chi volesse capire ancora di più che straordinaria persona sia il Seedorf extra-calcistico, legga qualche frammento tratto da una recente intervista che ricopio di seguito:
D:"Che cosa ha fatto di lei un campione?"
R: "Dobbiamo metterci d'accordo su che vuol dire essere un campione."
D:"Secondo lei?"
R:"Secondo me, prima si è campioni nella vita e poi nello sport.[...]"
[...]
D:"Esemplari ci si nasce o ci si forza a esserlo?"
R:"[...]Senza consapevolezza non c'è assunzione di responsabilità. Io mi chiedo che valori trasmette il mio sport ai miei figli che lo guardano in tv. Tutti dovrebbero farsi questa domanda. Non pretendo che siamo perfetti: un uomo può anche sbagliare, ma poi deve riconoscere i suoi errori e saper chiedere scusa. Nel calcio e non solo: l'umanità si sta muovendo verso un sempre maggiore bisogno di chiarezza, di trasparenza, di valori."
[...]
D:"E non si vede un bel panorama qui."
R:"Io credo che l'Italia sia pronta per un grandissimo cambiamento, drastico, forte. Gli italiani vogliono un Paese più moderno, ma non sto parlando di tecnologia, parlo di pensiero. I giovani devono poter credere che la loro voce conta."
D:"Virtù?"
R:"Cerco di comunicare valori positivi, di influenzare chi mi guarda, mi segue, mi ascolta. E restituire ciò che la vita mi dà."
L'intervista prosegue, ma da queste righe si capisce benissimo che tipo di persona sia Clarence Seedorf. Investito nel giugno del 2009 del ruolo di Ambasciatore della Nelson Mandela Foundation, ha saputo mantenere nel silenzio i traguardi raggiunti.
Ha fondato infatti "Champion for Children", una realtà che spiega lui stesso con parole uniche:
"La filosofia di vita è prevenire invece che curare. I bambini sono lo strumento di prevenzione dell'umanità. E se educhi un bambino educhi anche i suoi genitori e le comunità che gli stanno attorno. Nelson Mandela e Desmond Tutu mi hanno insegnato che sono i bambini la via per la pace. Educarli vuol dire dare loro dignità, capacità di scegliere.
Champions for Children costruisce playground, campi da gioco e sportivi. Lo sport è uno straordinario mezzo per educare.[...]"
Elabora modelli educativi nelle realtà più disperate del mondo, cercando di salvare tutti quei giovanissimi che rischierebbero la vita sulla strada e, di conseguenza, anche la morte.
La cosa sorprendente è che della sua fondazione non ne parla neppure. La sua etica da lui definita "made in Seedorf" è prima fare e lavorare, poi parlare.
Tutto questo e tanto altro è ciò che Clarence Seedorf ha saputo essere e costruire.
Dietro i cori razzisti, schifo e compassione.
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