martedì 30 marzo 2010

ELEZIONI REGIONALI 2010: HA VINTO LA POLITICA SORDA E LONTANA

Dalle urne ormai svuotate non emerge un quadro molto ottimistico. Ritenendo questa una fase storico-politica estremamente urgente e particolarmente sfuggente, credo che la complessità della realtà italiana ormai sfugga di mano anche a moltissimi dirigenti politici nazionali. Lo dimostra il fatto di una campagna elettorale esasperata, dettata da tempi assurdi e manifesti elettorali con visi e frasi ad effetto. Riassume, molto meglio di me, la desolazione del quadro generale Roberto Benigni: "Per dirla tutta, a volte in questo Paese non sono tanto le idee che mi fanno paura, quanto la faccia di chi le esprime." Un primo riassunto dell'Italia di oggi sta tutto qui, dentro un contesto nel quale chi ci mette la faccia ormai pare a moltissimi incurante anche della propria perdita di credibilità. Ho sentito politici e politicanti parlare di regioni come se fossero album di figurine. Perderne una per poterne guadagnare un'altra con quello scarto percentuale differente rispetto all'esito del 2005. Sarà anche cambiato il vento, ma il lusso in questo Paese è poterlo sentire questo soffio. L'astensionismo alle stelle, di pari passo ad un voto accompagnato a correnti antipolitiche derivate poi in proposta e cambiamento. Solo questi sono due elementi importantissimi sui quali riflettere. I non votanti sono saliti al 35%, segno di un Italia stanca che vuole avere verità ed attenzione ai suoi veri problemi. Mi è capitato, stando ai seggi, di percepire un bisogno super-partes di considerazione e pensiero riguardo a ciò che non va in questo Paese. Mi pare, guardando il tutto su scala statale, di vedere un risultato figlio di troppi scaricabarile, un fallimento in primo luogo nei confronti del Futuro di questa terra. La percezione è che la politica sia straniamento, esilio dal mondo comune per approdo in un mondo di beati e santificati. La percezione che molti hanno credo sia proprio nelle facce e nei comportamenti di moltissimi politici, ormai attaccati più alla percentuale che al dato di fatto: il benessere della povera gente. La politica è divenuta pure un terreno nel quale strategia e comunicazione sono inversamente proporzionali; dall'elettorato proviene a gran voce un profondo grido di disgusto, un qualunquismo che a macchia d'olio fa vittime a destra e sinistra. Il Movimento Cinque Stelle potrebbe segnare, se ascoltato a dovere, una necessaria svolta riflessiva. Riflessiva in senso, come sempre, super-partes. La sinistra, incapace evidentemente di fare presa come un tempo sulla società italiana, deve provare a capire cosa sia mancato nella magica ricetta del collante nei confronti del proprio elettorato. Le idee sono giuste, ma come sempre qualcosa pare latitante. E' una miscela difficile da concepire, fatta di laboratori di voto ed alternative che non decollano come dovrebbero. In un Paese come il nostro, figlio di un passato che pochi dovrebbero dimenticare, l'astensionismo non può essere il primo partito. Eppure, tanto è. Il 35% di non votanti è un risultato impressionante, testimoniante un tonfo vero e proprio. Potrebbe pure essere colpa delle facce di chi esprime certe idee, come afferma Roberto Benigni. Potrebbe pure essere colpa dell'informazione manipolata, delle battaglie mediatiche intraprese da un Berlusconi rivelatosi come sempre un mago della comunicazione. Se dall'altra parte c'è uno stratega perfetto, da questa parte continuano ad esserci solo pacchi di buoni propositi. Si parlava di "letterina" da inviare al governo, si parlava di segnale netto di controtendenza. La situazione non è migliorata affatto, anzi. Con la consegna ormai palese del futuro dell'Italia in mano alla Lega Nord le prospettive non sono per niente rosee. Governando regioni a più non posso, i verdani si candidano come soli detentori della statalità. Di pari passo, gli interessi ed i bisogni del Paese andranno ancora più a fondo. Calcoli e futuro tristemente da considerare a parte, il quadro dei valori e delle convinzioni del Paese deve far riflettere profondamente. Il sistema traballante sul quale poggiamo i nostri piedi è divenuto figlio dell'astensionismo e del voto di protesta/proposta. Se il centrosinistra, come è giusto che sia, deve rappresentare la sola vera possibilità di Futuro, non può prescindere dall'approfondire ragioni e scopi di un tale quadro desolante. Orribile in primo luogo per la politica stessa. A detta di moltissimi là fuori, qui molti stanno parlando troppo di argomenti inutili. Me compreso, forse.

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