martedì 6 aprile 2010

ALBERT EISTEIN, FRA RELATIVITA' ED UMANA NECESSITA' DI RELATIVITA'

Ci fu un uomo che nella sua vita scelse di rompere con il passato, con una tradizione scientifica figlia di una tanto citata "fisica classica" che poco spazio lasciava all'inventiva.
Ci fu questo piccolo, grandissimo uomo, capace di regalare all'umanità intera una nuova versione del mondo esterno. Spese un'intera vita a riflettere sulla natura circostante, sorprendendosi di essa e ricercando in essa quell'armonia che molto aveva a che fare con il divino, almeno a suo dire.
Mescolò in essa teorie impressionanti, capaci di avere un unico denominatore comune: lo scorrere del tempo.
Secondo questa teoria, tutto è relativo. Tutto è relativo rispetto a come lo viviamo, a quanto il tempo scorra, a quanto la gravità ci renda "prigionieri" del suolo.
Secondo Albert Einstein la dimensione umana ed il suo comprendere il mondo sono e saranno sempre schiavi della relatività. In un analisi meticolosa e specifica durata decenni, l'immenso scienziato trovò parametri e paradigmi di valutazione della realtà allora impensabili.
Scoprì che la velocità di ogni corpo è capace di influenzare qualsiasi caratteristica fisica: forza, accellerazione, massa, ecc...
Facendo variare la velocità v con la quale ci muoviamo ogni giorno, incidiamo sul sistema mondo con parametri variabili e legati anche all'irraggiungibile velocità della luce.
Oltre tutto ciò Einstein scoprì anche un nostro, profondo, limite: il valore dell'espressione 1-(v/c)^2.
In tale contesto la velocità del corpo v non potrà MAI essere superiore alla velocità c della luce, diffusamente estesa verso valori per la nostra mente inimmaginabili.
La cosa ancora più grande che caratterizzò questa teoria fu la grande, immensa, preoccupazione che ebbe Albert Einstein nel divulgarla in modo corretto.
Scrisse appositamente esposizioni "divulgative" sulla materia, preoccupandosi di volta in volta di giustificare ovvie spiegazioni fisiche con fenomeni semplicissimi e comprensibili anche ai non-esperti in materia.
Per giustificare la variazione soggettiva delle velocità ci collocò su un treno in moto alla stazione, con un osservatore che fermo ci guarda partire. Studiò al centimillesimo ogni sua singola ipotesi, non lasciando niente nelle mani del caso.
Albert Einstein seppe razionalizzare ogni suo sforzo, investendo larga parte della sua vita nella sperimentazione concreta delle sue ipotesi. Taluni pensano, forse non a torto, che larga parte delle sue ipotesi siano etichettabili anche come intuizioni.
Ciò che conta è che un genio da quei giorni rivoluzionò profondamente il nostro modo di capire il mondo.
Scoprì anche che la relatività influenza la composizione dello spazio, lasciando campo libero alle teorie sconvolgenti che ancora oggi fanno paura per loro potenziali complessità e pericolosità.
Si pensi alle cosiddette "buche di potenziale" spazio-temporali, si pensi ai tanto temuti buchi neri ed a modelli matematici di indubbio fascino.
Arrivò ad ottenere tantissimi traguardi, anche sorprendenti.
Grazie a lui, l'umanità è riuscita a concepire il valore dell'energia potenziale a riposo di corpi anche minimali, come una mela o chissà quale altro.
Grazie a lui, capace di venire ritratto in celeberrime linguacce, l'umanità ha distrutto veramente tantissimi preconcetti fino ad allora di scontata verità.
La relatività deve essere intesa, per fortuna o purtroppo, anche in senso umano.
L'umanità intera dovrebbe accorgersi, similmente a quanto fece lui, che c'è una "variabile" oltre la quale non può spingersi.
La variabile può essere un pò tantissime cose: dalla sostenibilità ambientale alla tolleranza verso il mondo, dalla sola vita nella quale siamo immersi alla necessità quotidiana di fare qualcosa di importante.
Le ipotesi sono tante, ma di ognuna di queste l'umanità pare più o meno perfettamente inconsapevole.
A ciascuna umanità la sua, altrettanto relativa, variabile.
Dopotutto grazie ad Einstein sappiamo che la nostra relatività è ancora da riscoprire.

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