«Quante volte abbiamo sentito citare la mesta verità che dice: a vent'anni bisogna essere senza cuore per non essere rivoluzionari; a quaranta, per non essere conservatori bisogna essere senza cervello. Ma rivolto a sinistra è il cuore, da sinistra parte il tiro mancino dei geni del calcio, sinistra è l'eccentricità beffarda, l'ironia priva di rispetto per il sacro e il profano, il dribbling a rientrare, la finta assassina al Maracanà, la smorzata irridente a Wimbledon. Quindi è inutile lamentarsi; sciocco è lasciar prevalere l'angoscia, dolersi senza fine del destino cinico e baro, del mondo stupidamente reazionario, della destra come sempre sorridente e odiosa. Sinistri si nasce, con quel che segue, firmato "Totò". Quindi, asciughiamoci gli occhi, rimettiamo in moto il cervello e diamoci da fare. Tanto, non si esce dalla propria natura, non si sfugge alla propria psicologia. Sinistri si nasce. E anch'io, modestamente, lo nacqui».Edmondo Berselli, Sinistrati, Storia sentimentale di una catastrofe politica)
E' morto a Modena, dopo una lunga malattia, Edmondo Berselli.
Aveva 59 anni. Scompare una delle figure più eclettiche dell'editoria e del giornalismo italiano. Editorialista di politica per Repubblica e collaboratore de l'Espresso, osservatore attento della società italiana, fustigatore - se necessario - delle sue debolezze e delle contraddizioni della politica con l'occhio dello spirito libero e, senza tentennamenti, laico e repubblicano. E, insieme, narratore - negli articoli e nei libri - delle passioni ( e delle cadute di stile) dell'Italia della musica, dello sport, del mondo culturale e dei suoi salotti. Fino alla gastronomia. Forse un titolo - Quel gran pezzo dell'Emilia. Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe - sembra metterle insieme tutte mostrando un osservatore poliedrico e senza paraocchi della società italiana.
La stessa vena che ha messo nei suoi libri di analisi della politica - che è riuscito sempre a trasformare in analisi della società - e nei tanti articoli scritti via via per diversi giornali fino all'approdo a Repubblica. Un metodo che nel 2003, con Post-italiani, lo fece considerare come un analista quasi profetico di questa nostra società. Compresa la sua analisi disincantata, e forse per questo ancor più incalzante, del fenomeno Berlusconi nei tanti editoriali per Repubblica. Fino al fondo sul "padrone Berlusconi" del 17 marzo scorso, e alla puntura "La Vacanza" del 3 aprile. Gli ultimi.
"...Eppure, credo e penso che nulla gli importasse quanto l’amore per Marzia, la compagna straordinaria di una vita troppo breve: poteva condurre trasmissioni in Rai, essere protagonista qui e là, però aveva sempre i piedi incollati a terra, era emiliano nel senso migliore del termine ed è stato il vero erede di Guareschi.... Guareschi, sì: a dispetto di una collocazione ‘elettorale’ distinta e distante, Berselli esprimeva la stessa, irriducibile, non contestabile umanità.La malattia lo ha prosciugato per un anno intero e mai lui ha alzato bandiera bianca, ancora una settimana fa preparava l’ultimo articolo e controllava la bozza di un libro che verrà. Ci siamo persi in uno sguardo, l’ultimo.E io penso, sommessamente, che tutta l’Italia abbia perso qualcosa"(Leo Turrini)
"Leggere Berselli mi fa star bene, anche nel dolore, nel rimpianto: perché usa l'ironia, non solo la conoscenza e la cultura. Il suo ultimo saggio colpisce nel segno, e fa riflettere: Sinistrati, Storia sentimentale di una catastrofe politica , (Mondadori). Io sono un reduce dal disastro delle ultime elezioni, ma non smetto di lottare, di credere in un'Italia diversa. Ci vuole pazienza, e una sinistra ancora capace di parlare all'anima della gente"(D.Pastorin)
"..ma gli occhi gli sorridevano con l’ironia di sempre. Certo, merito di Marzia e della labrador Liù, ma soprattutto suo. Voleva vivere ancora, ci ha provato con l’esuberanza della sua volontà e del suo gentile spirito emiliano. L’umorismo con cui custodiva la sua grande cultura ci ha preservati dall’intimidirci al suo... cospetto. Spero che adesso si riposi, là dov’è andata la sua anima. Grazie di quel che.." ci hai dato (Gad Lerner)
"Non era un sognatore, ma Berselli i sogni li sapeva raccontare. E parlare con qualcuno che non fosse un 'critico' era importante anche per chi gli concedeva le interviste sapendo che la giusta distanza tra artista e giornalista lui l'avrebbe rispettata. Facendone la sua forza, penna contro plettro. Con ironia. "Noi giornalisti siamo una comunità di maldicenti privati e di elogiatori pubblici. Sparliamo dei personaggi famosi e ne scriviamo bene", disse alla conferenza stampa di presentazione di un suo libro al Mulino. Berselli la musica la ascoltava senza criticarla. Il criticabile era solo un altro aspetto della società....Quello di Berselli è un invito, lo è sempre stato. A ritrovare i pensieri e i sentimenti di allora per cercare, come ha scritto "nelle canzoni di oggi una consapevolezza altra, che ci aiuti a guardare al futuro".
La storia non si ferma, non si è fermata mai. Era questo il bello, questo il gioco e Berselli raccontava il presente. Recessione, crisi, ogni cosa poteva avere un senso, lo stesso, vista da caleidoscopi diversi. ..Senza giudizio, apparente, Berselli ha cantato molto forte. Senza esagerare, senza stonare, senza lasciare scie di nostalgia. Nelle ultime righe di Adulti con riserva, scrive: "Anch'io voglio guardare con ottimismo al futuro. Abbinare un colore al senso delle cose che cambiano. Anch'io voglio continuare ad avere una speranza; o magari due o tre. Perché anch'io sono un bambino degli anni Sessanta. Perché anch'io sono un eclettico". (K.Riccardi)
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